siede

Il peso di essere me

Ultimamente gli attacchi di panico si sono fatti più frequenti…e non so il perché. Arrivano quando meno me lo aspetto: spesso capita che, mentre sono a letto e guardo un film, da un momento all'altro e senza un motivo apparente, il mio cuore inizia a battere forte, sempre più forte, sempre di più, come se volesse squarciarmi il petto e uscire, il respiro si fa più pesante, una mano invisibile mi stringe la gola e, il proprietario di quella mano, si siede sul mio petto. Improvvisamente inizio a respirare affannosamente e faticosamente, non capisco più niente, la testa gira e, l’unica cosa a cui riesco a pensare è “Sto per morire, non respiro più”…questo pensiero non mi aiuta, fa aumentare la mia ansia e mi spinge sull'orlo della follia. Allora cerco di controllarmi: chiudo gli occhi e faccio dei respiri profondi mentre, tra le dita, stringo la prima cosa che mi capita tra le mani e, spesso, le unghie affondano nella mia stessa carne. Inspiro ed espiro mentre mi ripeto, tra le lacrime, che devo stare tranquilla, che andrà tutto bene, che sarebbe troppo stupido morire per così poco, che ce la farò. Piano piano, il cuore si ammansisce, il respiro si regola e, con calma, riesco a tornare alla vita. Inspiro ed espiro ancora per qualche minuto, apro gli occhi, guardo il soffitto e mi asciugo le lacrime, chiedendomi “perché a me?”. 

Aspetta.
Tu sei la ragazza che evita gli sguardi della gente.
Tu sei quella che non si siede mai in fondo al pullman.
Tu sei quella che se vede un gruppo di ragazzi, cambia strada.
Tu sei quella che quando sente un un gruppo di ragazze ridere, pensa che stanno ridendo di te.
Tu sei quella che gira sempre con le cuffie.
Tu sei quella a scuola che è brava, ma mai l'eccellenza.
Tu sei quella stanca.
Tu sei quella che sei tanto, ma non sei niente.

— 

Francesca Berardi.

Mi ascoltava. Ascoltava anche le mie pause, tutto, anche quello che non riuscivo a dire. Sedevamo lì, e io sapevo che questo si prova quando si è completamente accettati. Si siede accanto a un’altra persona e si viene capiti, tutto viene capito, e niente viene giudicato, e si diventa indispensabili.
—  Peter Hoeg
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streets in florence. - { italian places meme.}

“O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,
se fosse amico il re de l’universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c’hai pietà del nostro mal perverso.
Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che ‘l vento, come fa, ci tace.
Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ‘l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.
Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense”.

Inferno, canto V.

C'è una ragazza sopra una panchina, siede da sola e guarda il vuoto, anche oggi non è andata a scuola. Si sente sola, ascolta la musica e la musica ascolta lei quando il resto del mondo la ignora.
—  Mostro
By making Kilgrave more charming than menancing, Jessica Jones is hinting at a hard truth through a superhero lens: Abusers don’t just rely on physical threats. They cultivate a sense of trust and intimacy with their victims that keeps the cycle of violence going.

Una stazione, un treno, una ragazza.
La ragazza ha i capelli biondi, raccolti in una treccia, gli occhi marroni, cioccolato, liquidi.
Sale sul treno, cerca un posto vicino al finestrino, ma stranamente il treno è pieno, percorre tutto il vagone, fino a trovare un posto libero.
Quasi sbuffa, il posto accanto al finestrino è già occupato da un ragazzo.
“È libero?” Chiede.
Il ragazzo alza lo sguardo dal telefono.
È bellissimo.
Ha i capelli castani, un po’ ricci e scompigliati, come dopo una corsa, gli occhi marroni, così simili ai suoi, c’è qualcosa di profondamente dolce in quello sguardo.
“Certo” le risponde, accenna quasi un sorriso.
Lei si siede.
Non è più così dispiaciuta di non aver trovato un posto dove stare da sola.
Si trova spesso a guardare verso il finestrino, non osserva il paesaggio, quasi spia di nascosto il suo compagno di viaggio.
Qualche volta lui sembra fare lo stesso, no, non è possibile lui è troppo carino, ha degli occhi troppo dolci, perché si possa accorgere di una come lei.
Vorrebbe dirgli qualcosa anche solo un ‘ciao’ ma le parole le restano impigliate in gola.

Una stazione, un treno, un ragazzo.
Il ragazzo ha i capelli castani, un po’ ricci e scompigliati, come dopo una corsa, gli occhi marroni, color cioccolato, dentro ai quali si può cogliere qualcosa di dolce e triste allo stesso tempo, una specie di malinconia.
È seduto accanto al finestrino, è arrivato prima proprio per riuscire a trovare un posto in cui stare tranquillo, prende il cellulare e inizia a buttare giù qualche pensiero.
“È libero?” Chiede una ragazza.
La guarda meglio.
È bellissima.
Ha i capelli biondi, raccolti in una treccia, gli occhi marroni, così simili ai suoi, liquidi, quasi portassero dentro il mare.
“Certo” le risponde, accenna un timido sorriso.
Lei si siede.
Non è più interessato a guardare fuori dal finestrino, non vuole più scrivere i suoi pensieri, vuole perdersi dentro quell’oceano marrone.
Si trova spesso a osservare la ragazza, spia di nascosto la sua compagna di viaggio.
Qualche volta lei sembra fare lo stesso, no, non è possibile lei è troppo carina, ha degli occhi troppo liquidi, perché si possa accorgere di uno come lui.
Vorrebbe dirle qualcosa, anche solo un ‘ciao’ ma le parole gli restano impigliate in gola.

Il treno fischia, la stazione si avvicina.
I due alzano nello stesso momento lo sguardo, sembrano voler dire qualcosa ma restano in silenzio, entrambi.
La ragazza abbassa lo sguardo per prima e sorride, si alza e piano scende dal treno.
Lui era troppo per lei, cosa stava pensando?
Il ragazzo resta seduto, la sua è la prossima fermata, vede la ragazza alzarsi, non lo guarda neanche, probabilmente non si è neanche accorta si lui, eppure gli pare di scorgerle un sorriso prima di perderla di vista.
Lei era troppo per lui, cosa stava pensando?

—  portolealidiunangelo
Prima ero al bar, un bar bellissimo e grande, con mia madre. Io mi stavo dirigendo verso un tavolino piuttosto isolato da tutti gli altri, ma mamma si siede in un tavolo a due davanti ad una finestra enorme che affaccia sulla strada. Mi arrabbio perché essendo un'insicura cronica odio fare qualsiasi cosa, ma soprattutto mangiare, davanti agli altri. Mamma ha la meglio e comincia a fare un discorso abbastanza privato con un tono di voce piuttosto alto; discorsi del tipo che dovrei avere più sicurezza, che alla mia età dovrei avere il ragazzo, che sono troppo chiusa e timida. Io comincio a guardare il soffitto coi lacrimoni agli occhi, il barista mi fissa e mamma parla parla, se ne frega di quello che mi sta facendo, se ne frega di continuare a fare del male alla propria figlia davanti a tutti. Le dico che deve abbassare la voce perché mi da fastidio parlare di cose private e intime avanti a persone sconosciute e lei risponde di non stare a preoccuparsi della gente "che tanto non stanno mica ad ascoltare quello di cui stiamo parlando, hai la fissa che tutti ti guardano e ti ascoltano!" Io sto zitta e abbasso lo sguardo, bevo la mia cioccolata calda ed esco, aspetto che paga e ce ne andiamo. Perché non capiscono che la nostra non è una fissa? Ma è una paura vera e propria? Abbiamo la costante paura di essere osservati e giudicati. Ci sentiamo sempre così insicuri che pensiamo le peggio cose se qualcuno ci guarda, perché non lo capiscono i genitori che ci sentiamo inferiori a tutti, che non ci sentiamo mai abbastanza, che lottiamo ogni giorno contro i mostri che abitano dentro ognuno di noi? Perché non riescono a capirlo? E la colpa non è nostra, perché noi proviamo a parlarci, ma loro non ci ascoltano mai veramente. (Silenzicheuccidono)
C’è una ragazza sopra una panchina, siede da sola,
e guarda il vuoto, anche oggi non è andata a scuola,
si sente sola,
ascolta la musica, la musica ascolta lei
quando il resto del mondo la ignora, non si consola
ed ogni volta dopo pranzo lega i suoi capelli, si infila uno spazzolino in gola.
Ma così no non funziona, più va avanti e più peggiora,
inginocchiata davanti al cesso, lei non si emoziona.
Ride per finta, ma quando piange poi è spontanea,
sua madre si comporta come se fosse una sua coetanea,
e certe volte, certe volte è ridicola.
Il padre era un grande uomo, ma in una vita troppo piccola,
si è depresso, non è più parte della famiglia,
non gliene frega un cazzo di sua figlia,
sdraiata sopra il letto mentre soffoca le grida,
lei si odia perché non trova il coraggio di farla finita.
Guarda la pioggia e piange, in cerca di attenzioni,
fatta a pezzi dall’indifferenza dei suoi genitori,
non sa come uscirne fuori,
scrive sul suo diario che quando morirà lei sarà l’unica tomba senza fiori.
—  Mostro feat.Briga - Solamente Unico (via disastrocronico)
The musical’s oft-repeated question, “Who lives, who dies, who tells your story?” is answered not with a self-congratulatory pat on the back about the Hamilton’s importance but with a salute to a woman whose face can’t be found on any currency. It’s a breathtaking and unexpected finale—the equivalent of ending Steve Jobs with a five-minute monologue from Kate Winslet’s character, Joanna Hoffman, about her own achievements. As Michael Schulman writes in The New Yorker, “You’re left wondering whether the ‘Hamilton’ of the title isn’t just Alexander, but Eliza, too.”
Sei fregata.
Lo vedi, ti trema la voce, e con lei anche le ginocchia.
Si allontana, e tu continui a fissarlo, anche se si siede e ogni tanto ti guarda, tu stai lì, imperterrita, a fissarlo.
Ed ecco, sei semplicemente fregata.
—  Il mare d'inverno

« tu sei quella che non si siede mai in fondo al pullman.
tu sei quella che se vede un gruppo di ragazzi, cambia strada.
tu sei quella che quando sente un gruppo di ragazze ridere, pensa che stiano ridendo di te.
tu sei quella che gira sempre con le cuffie.
tu sei quella che a scuola se la cava, ma non é mai l'eccellenza.
tu sei quella stanca.
tu sei quella che sei tanto, ma non sei niente. »

Solamente Unico Mostro ft. Briga

C’è una ragazza sopra una panchina, siede da sola,
e guarda il vuoto, anche oggi non è andata a scuola
si sente sola, ascolta la musica, la musica ascolta lei
quando il resto del mondo la ignora, non si consola
ed ogni volta dopo pranzo lega i suoi capelli, si infila uno spazzolino in gola.
Ma così no non funziona, più va avanti e più peggiora,
inginocchiata davanti al cesso, lei non si emoziona.
Ride per finta, ma quando piange poi è spontanea,
sua madre si comporta come se fosse una sua coetanea,
e certe volte, certe volte è ridicola, il padre era un grande
uomo, ma in una vita troppo piccola, si è depresso, non è
più parte della famiglia, non gliene frega un cazzo di sua
figlia, sdraiata sopra il letto mentre soffoca le grida,
lei si odia, perché non trova il coraggio di farla finita,
guarda la pioggia e piange, in cerca di attenzioni,
fatta a pezzi dall’indifferenza dei suoi genitori,
non sa come uscirne fuori,
scrive sul suo diario che quando morirà lei sarà l’unica tomba senza fiori

L’unica tomba senza fiori è per te, che non ti lascio mai
e per riaverti qui, e ho posato due rose bianche sopra la
tua foto e una corona di spine, la metto sui tuoi guai,
che sono i miei ormai.

C’è un ragazzo alla fermata che aspetta il capolinea,
si guarda intorno, la sua vita è una lotta continua,
è li che sospira, scambia lo sguardo con una ragazza
seduta sopra una panchina, ma poi si gira (nah),
vorrebbe morto il suo migliore amico, anzi
ex migliore amico, quel figlio di puttana l’ha tradito
sua madre è convinta che lui sia un fallito,
gli rinfaccia tutti i suoi sbagli per puntargli il dito,
quindi poi si chiude in camera, il dolore che lo lacera
sente il fuoco dell’angoscia carbonizzargli l’anima
e non piange, sa quanto costano le lacrime,
ha imparato da suo padre che le emozioni non si mostrano
ed ogni sera sta con l’ansia di dormire,
fa degli incubi assurdi, il suo subconscio si scatena,
e l’odio che lo avvelena, paura di non riuscire,troppa pressione,
teme che gli si spezzi la schiena non crede a nulla,
si sente privo di ambizioni,
è come un fiore senza odore e senza i suoi colori,
non sa come uscirne fuori,
scrive sul suo diario che quando morirà lui sarà l’unica tomba senza fiori.

L’unica tomba senza fiori è per te, che non ti lascio mai
e per riaverti qui, e ho posato due rose bianche sopra la
tua foto e una corona di spine, la metto sui tuoi guai,
che sono i miei ormai.

Ho sentito la necessità di usare questo flow,
come se ti stessi parlando, come se fossimo io e te soltanto
uno davanti all’altro, perché so cosa stai provando,
sono venuto qui per dirti che proprio adesso, ora che sei
distrutto, che hai l’opportunità di ricostruirti tutto da zero,
guarda chi sono e guarda chi ero, puoi fare ciò che vuoi,
se ci credi davvero, e non pensare agli altri,
no, chi cazzo sono gli altri, promettimi di non permettergli
di fermarti, e vai dai, fallo subito, io credo in te perché tu
non sei solo, sei SOLAMENTE UNICO.

Il sole sorge ad est, tramonta dove?
Negli occhi tuoi piove
Del sole intorno a te, io ne ho le prove
La luce non muore. (x2)