sicurezza'

sono qui ubriaco seduto su un pellet, distante dalla pista in cui si raggruppa il pubblico. un mio amico è molto ubriaco ed è qui vicino a me che preme le tempie contro le braccia. il pubblico canta calcutta. ho una sigaretta in bocca ma non ho un accendino con cui accenderla. appena l'ho scritto è arrivato l'amico del mio amico ad accendermi la sigaretta, senza dirmi niente. vuole che io lo aiuti a chiedere il numero a una ragazza che secondo lui è un “ dieci su dieci” ma a me non frega un un cazzo. è tutta la sera che mi presenta come il “chitarrista di calcutta”, come se mi interessasse di rimorchiare, e soprattutto come se mi interessasse di rimorchiare fingendo la mia identità. gli dò corda perché in fin dei conti è una buffonata divertente. è stata una bella serata, ma alla fine finisce sempre che faccio il papà per un mio amico che sta male mentre io sono già sbronzo. adesso è venuta “la sicurezza” ad accerchiarlo. l'amico del mio amico li ha mandati via dicendo che non è così grave. ci stanno raccontando di tutte le ragazze che mischiano i cocktail e sboccano nel retro della pista. fast forward. siamo sulla destra di un'autostrada e il mio amico sbocca al di là del guard rail. il suo amico non fa che dire “mozzo, sei un frocio!”. ancora più avanti. siamo in un autogrill e io e l'amico dell'amico stiamo uscendo con due panini col pollo tra le mani. l'amico sbronzo è accerchiato da quattro sbirri. ci chiedono se è amico nostro e quando diciamo di sì ci dicono che siamo brutti amici ad averlo lasciato lì da solo a stare così male mentre noi mangiamo un panino. il poliziotto, che poi era un ragazzo sulla nostra età, aveva un tono autoritario fuori luogo e insopportabile. l'atmosfera era surreale e a posteriori molto divertente. non vi nego però che in quel momento ho avuto paura di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato. nel portarmi a casa l'amico dell'amico ha fatto una recensione di ogni prostituta che vedevamo. ce n'era una effettivamente molto bella e da quando l'ha vista non ha smesso di parlarne, alternandosi canticchiando qualche canzone di liberato a mezza bocca

In ogni donna c'è una bambina che senza dire nulla chiede sicurezza, protezione ed un paio di braccia robuste dove addormentarsi.
—  Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)
Un giorno mi prenderó la mia rivincita. Si,ne sono convinta. Un giorno,non molto lontano,ti pentirai di avermi lasciata andare. Ti pentirai di aver preferito un'altra a me,di avermi trattata male,di avermi fatta sentire “non abbastanza”. Un giorno,mi sentiró bella,ne sono sicura. Un giorno,entrerà qualcuno nella mia vita,che mi farà sentire “più che abbastanza”,come tu non sei mai riuscito a fare. Un giorno,ti passeró davanti,tu mi guarderai,e ti renderai conto di cosa hai perso.
—  flebodiautostima13

Gli manco.
Lo so, anche se se ne è andato di sua spontanea volontà. Io gli manco. In qualche modo riesco a mancare un po’ a tutti: non sono la ragazza nell'angolino che passa inosservata, non lo sono, anche se a volte mi piacerebbe esserlo. Spesso e volentieri sono antipatica, acida, respingo, tratto male. Ho sempre la battutina pronta e sono eccessivamente sarcastica. Le mie frecciatine fanno sempre un po’ male. O almeno, così immagino.
Sono quella che sorride sempre e quando dico sempre, è veramente sempre. Sono quella che ha imparato ad essere felice, anche se è triste. Sono quella che consiglia, che trascina, che scioglie l'imbarazzo, che sa. So comportarmi. Sono simpatica finchè non prendiamo confidenza, poi o ci stiamo sul cazzo o ci amiamo alla follia. Non sono quella dai “ti voglio bene” facili, non dimostro mai niente ma pretendo tutto. Io le persone non le capisco, proprio per niente. Quando ci sono non mi apprezzano mai, lo fanno quando ci si perde. E ci si allontana.
Gli manco, lo so. Lo dico con tutta l'autostima che ho, tutto l'egocentrismo: gli manco! Gli manca la mia battuta ad ogni frase diabetica, gli manca il mio sorriso malizioso, i miei pensieri storti, il mio mettere in dubbio ogni sua sicurezza, il mio guardarlo troppo a lungo quando si aspettava una risposta.
Gli manco, gli manca il mio orgoglio, il fatto che lo mandavo a male, che lo confondevo. Gli manco e so perché.
Ma non tornerà, non lo farà. Gli mancherò un po’ per sempre.
Perché una come me, non la trova più. Una che sarebbe stata disposta ad amarlo in quel modo, per come era, per quello che diceva, non la trova facilmente.
Gli manco e lo so.

Sai cosa è successo dentro quella macchina?” chiesi io, guardandola in quei occhi lucidi e ormai privi di nulla.
“No” rispose triste.
Il giorno dopo sarei partito per un'esperienza all'estero a tempo indeterminato e nonostante le stessi per rivelare un mio segreto, su di noi, nulla, nemmeno lei mi avrebbe fatto cambiare idea sulla partenza.
“Siamo diventati estranei, insieme” conclusi.
I suoi occhi color perfezione, erano veramente privi di nulla; quasi come il colore della morte.
“Com'è possibile?” aggiunse dopo un breve silenzio.
“Ormai non ho nulla da perdere..” silenzio “..io ho rischiato per te, ho perso molto per te. Ma niente.” dissi evitando ogni contatto con lei.
“Non mi hai mai notato come notavi gli altri ragazzi, ma quella sera. Quella maledetta sera in macchina tu…” smisi di parlare.
Non ce la facevo.
Avrei pianto, ma la mia testa mi ripeteva di non farlo, di essere forte, chiudere gli occhi e respirare.
Così chiusi gli occhi, feci un lungo respiro e ripresi.
“…quella notte, prima da scendere dalla macchina ti sei avvicinata al mio collo e l'hai risalito baciandolo fino alle mie labbra. Ero felicissimo, ti ho accarezzato poi il collo e con delicatezza portai il tuo viso al mio, baciandolo ancora e poi..”
“…Facemmo l'amore” m'interruppe lei.
“Cos..” aggiunsi, sconvolto, confuso, ma mostrandomi ai suoi occhi.
“Si! Facemmo l'amore, lo so. Non me ne pento. Ero felicissima pure io. Avevo paura di perderti, eri il mio migliore amico, ma lo feci perchè lo volevo e… ti volevo” concluse.
I suoi occhi color morte avevano un color diverso ora; come se mostrassero, solo ora, la sua prospettiva e il perchè di quell'essere triste.
“NO. Non ti credo” risposi. Furono le uniche parole che uscirono dalla mia testa.
Io… no, no e no.
Non era vero, lo faceva solo per farmi sentire l'errore di quella serata, ma quella sera fu lei a spezzarmi il cuore.
“Non appena finimmo mi dissi che era tutto sbagliato, che io ero sbagliato e che non avrei mai dovuto approfittarmene di te. Questo fu quello che mi dissi quella sera dopo averti baciato il tuo sorriso, dopo aver passato la più bella sera della mia vita.” conclusi, distruggendo l'incantesimo dei suoi occhi sui miei.
“No, brutto coglione! Ti sei mai chiesto perchè io ti abbia risposto così?” aggiunse lei, spingendomi indietro con dei pugni sul petto.
“Rispondimi!” aggiunse dopo un ultimo spintone.
“Tutti i santi giorni!” urlai a lei.
Lei si fermò, tornò il silenzio. Si sentiva il vento che toccava le foglie e si sentiva l'aria di un amore impossibile.
“Vattene” mi chiese lei.
“Se io me ne vado, tu non saprai mai cosa è successo quella sera, in quella macchina” conclusi con voce sottile, tenera quasi.
“Vattene” ripetè lei, arrabbiata, ma sciolta dalla sicurezza della mia voce.
“Quella sera, io mi sono innamorato di te e di quel tuo sorriso. Quello fatto dopo aver finito di fare l'amore. Pensa, mi diede la conferma che lo ero per davvero. Quando te ne andasti dalla mia vita, dopo quella sera, piansi per sette notti  di fila. I miei non chiedevano, ma avevano capito. Mi ripresi piano piano e l'unico modo per affrontarti era scappare da te. Mi ripromisi di ripartire da capo, scappando da tutto e tutti. Rincominciare una nuova vita, questo era quello che volevo. Un giorno trovai un'offerta online per un volo di solo andata. Era destino. Era mio. Fu mio ed è ancora mio. Domani parto e.. “
“.. e volevi dirmelo” disse lei.
I suoi occhi non erano più un colore che si può descrivere, ma erano tristi, ma i dettagli me li tengo per me.
“Si, domani parto e quella sera in macchina io mi sono innamorato di te” conclusi.
Il giorno dopo partii e prima di imbarcarmi ricevetti un messaggio, uno semplice, uno suo.
“Sarai sempre casa mia
—  ricordounbacio