siamo lo yin e lo yang

Il concetto di yin e yang ha origine dall’antica filosofia cinese: ogni cosa, ogni persona, ogni concetto, è diviso tra lo yin e lo yang, e rappresenta un dosaggio di queste due componenti. La tradizione attribuisce alla natura femminile tutto ciò che è yin, e alla natura maschile tutto ciò che è yang. Yin rappresenta tutto ciò che è freddo, trasgressivo, oscuro e inerte; yang quello che è caldo, chiaro e luminoso.

Mi sono sempre chiesta se avrei mai trovato la persona che sarebbe stato il mio yang, per la quale sarei stata yin. Sono sempre stata così fredda, trasgressiva. Con gli occhi neri e sempre qualcosa da ridire. Una rompipalle.
Insomma: la notte si trasforma in giorno; il calore in freddo; la vita in morte. Io in cosa mi sarei trasformata? La risposta ancora non la sapevo: in lui. Lui era troppo bello, solare, simpatico: faceva sempre ridere tutti. Io non possedevo un gran senso dell’umorismo, io con le persone ci litigavo. I suoi occhi erano celesti, ai lati della bocca due deliziose fossette scavavano nella sua pelle bianca, quanto sorrideva la luce che usciva dalle sue labbra. Ma eravamo così diversi. Lo yin e yang sono opposti: qualunque cosa ha un suo opposto, in termini comparativi. Nessuna cosa può essere completamente yin o completamente yang; essa contiene il seme per il proprio opposto. Troppo diversi per poterci amare, troppo simili per cercare di non farlo. Quando per la prima volta incontrai i suoi occhi mi sentii improvvisamente nel posto giusto: avete presente quando tornate a casa dopo tanti giorni? Io mi sono sentita a casa, nei suoi occhi, tra le sue braccia, nei suoi baci, tra le urla e tra la folla. Perché potevamo dirci quello che volevamo: i nostri occhi tornavano a cercarsi tra la gente.
Io ero per lui l’eccezione, e lui, in un modo che non comprendevo del tutto, era la mia. Dipendevamo l’uno dall’altro. Avrei buttato tutto, lasciato tutti, per stare solo pochi minuti di più stesa accanto a lui, sentire il suo cuore battere forte, e con lui il mio: che importanza aveva? Eravamo una cosa sola. Lo yin e lo yang hanno radice uno nell’altro: sono interdipendenti, hanno origine reciproca, l’uno non può esistere senza l’altro, il giorno non può esistere senza la notte.
Io non ero niente senza lui, cos’è il bene senza il male? Cos’è il male senza il bene? Assolutamente niente. Tuttavia lo odiavo molto, e lui odiava me. Entrambi eravamo ciò che l’altro avrebbe voluto essere: volevo anche io far ridere gli altri, anche io essere solare. Lui voleva assomigliarmi di più, voleva gli occhi neri, voleva essere trasgressivo: voleva tutto ciò che mai avrebbe potuto ottenere. Così quando lui mi diceva “facile per te, sei solo una stronza menefreghista” io gli rispondevo “riesci a far ridere tutti, e me?”. In verità io ero il male che lui aveva in corpo, lui era tutto ciò che in me c’era di buono. E dopo le tempeste di parole con cui ci aggredivamo, tornavamo ad accarezzarci le ferite. Lo yin e lo yang diminuiscono e crescono: sono complementari, si consumano e si sostengono a vicenda, sono costantemente mantenuti in equilibrio.
A volte ti aggredivo con la mia cattiveria, tu mi ferivi con il sarcasmo, e perdevamo tutto ciò che eravamo riusciti a costruire insieme. Però ci possono essere degli sbilanciamenti che creano problemi; i quattro possibili sbilanciamenti sono: eccesso di yin, eccesso di yang, insufficienza di yin, insufficienza di yang. La loro unione perfetta costituisce l’entelechia dell’universo. Noi perfetti non siamo stati mai. Sempre toppo, troppo perfino per noi. Però ci amavamo, e dicevano che fosse quello ciò che contava. Allora continuavamo ad amarci, a mancarci per tutte quelle cose di noi che non potevamo avere. Eravamo sole e luna, notte e giorno, bene e male.
Lo yin e lo yang si trasformano l’uno nell’altro: a un certo punto, lo yin può trasformarsi nello yang e viceversa. La notte si trasforma in giorno, senza una netta distinzione. Lui riuscì a diventare un po’ più cattivo, trasgressivo e talvolta menefreghista; io riuscivo a strappare qualche sorriso alla gente. Ma eravamo sempre noi. Il male nel bene, il bene nel male. Noi nemici di noi stessi.

—  noianchesiamounastoriadamore

anonymous asked:

Ci parli di te e Lentiggini?

principalmente la mia amicizia con lentiggini funziona così: ci vediamo, ridiamo, cantiamo, pensiamo e diciamo le stesse cose, ci facciamo paura da sole, ridiamo, andiamo nello spogliatoio dei ragazzi ad educazione fisica a scambiare i vestiti a tutti, ridiamo, stiamo in giardino a prendere il sole, brindiamo, ci facciamo i selfie e litighiamo per aprire o chiudere le finestre. ah e poi ridiamo, ridiamo un sacco. solitamente va così, ma poi ci consoliamo, ci mandiamo a fanculo se serve, ma sempre con il sorriso, io grido il suo cognome dall'altra parte della strada, le mi twerka in faccia, mangiamo le patatine a forma di orsetto e le granite del bar della scuola. insultiamo chi ci insulta e poi ci insultiamo tra di noi. mi da della rubacuori, ma alla fine chi ha il collo coperto di segni d'amore è lei. ci abbracciamo tutte le mattine ed è bellissimo perché ci fosse solo lei in classe a me basterebbe. ci siamo trovate per caso. in una scuola che ci sta stretta, con un mucchio di problemi a testa, con le persone che vanno e vengono, con le lacrime che correvano veloci per non farsi vedere ci siamo promesse tante cose. viaggi in aereo e pigiama party in piscina. come lo yin e lo yang, che poi non abbiamo ancora capito chi sia l'uno e chi sia l'altro, ma non importa. è bello sapere che l'una completa l'altra. che nei difetti dell'una ci sarà sempre un particolare che all'altra farà girare la testa nel senso buono dell'espressione. dovrebbero scriverle in fronte che crea dipendenza, e invece è molto subdola perché entra nella tua vita in modo quasi silenzioso (quasi perché parla sempre) e te la scombussola a tal punto da non poterne più fare a meno. noi funzioniamo così, non abbiamo regole. facciamo scommesse che lei perde sempre, ma la penitenza è solo una formalità che io dimentico. funzioniamo così, come una squadra, un ingranaggio ben oleato che ormai lavora da solo. funzioniamo ed è quello che conta, ed è quello che mi interessa.

anonymous asked:

Racconta della tua prima volta. Ti prego vi adoro siete bellissimi.

Lui è stato tante volte la mia prima volta.

È stato il mio primo bacio rubato.
Il primo amore sincero.
La prima notte passata abbracciato a qualcuno.
Il primo bacio di buongiorno la mattina.
E il primo di buonanotte la sera.
Per tutte le mattine e le sere successive.
Anche ora. Ancora.
I primi abbracci come a dire “sei mio”.
I primi morsi sulle labbra e sul collo.
Dappertutto.
Le prime carezze calde, e dolci.
Il primo pensiero appena svegliato.
L'ultimo poco prima di dormire.


-I miei sogni più intimi li ho nascosti nei suoi occhi, cosicché ad ogni suo sguardo, osservandolo, ricordo che il meglio deve ancora venire-


È stato tutto ciò che in amore si può definire “meraviglioso”, e lo è sempre stato lui per la prima volta in assoluto, e continua ad esserlo.

Non solo cose belle, però.
Non vorrei mentirti.

È stato anche i primi pianti devastanti.
Lacrime profonde più dell'oceano.
Le prime sofferenze d'amore.
Fessure sul cuore lunghe come i fiumi sulle terre emerse.
È emerso per me, e mi hai immerso nei suoi pensieri.
Le prime sconfitte, vittorie, contese.
Discussioni.
Le prime parolacce, urlate uno contro l'altro.
Prima a dirci “ti amo”, poi a dirci “ti ammazzo”.
E mi ammazzava veramente, ogni singola -fottuta- volta.
Le mie prime macerie, i miei primi frantumi.
Perché mi ha demolito come roccia, e frantumato come vetro.

Noi siamo amore che fa bene, amore che fa male. Costantemente in bilico, costantemente in pace. Siamo acqua sul fuoco, ma di un fuoco che non sa spegnersi. Siamo due fonti diverse d'amore, che solo insieme riusciamo a completarci. Come lo Yin e lo Yang. Nonostante il caos, abbiamo trovato il nostro equilibrio e restiamo insieme a passarci vita l'un l'altro, a passar noi stessi nella vita dell'altro.

Prima volta.
L'amore.
Noi.