si sono io

E mi hanno detto che sono stronza,
E mi hanno detto che sono cambiata.
Che sono acida.
Che non ascolto.
Mi hanno detto che ho lo sguardo perso.
Che sono apatica.
Pure che sono strana.
E che non sono più la stessa.
E non mi hanno mai chiesto perché
È più facile non pensare a certe cose, ma poi arriva un momento, all'improvviso, in cui diventa impossibile fare finta di niente.
E tutto il mondo ti crolla addosso.

My blog: my user’s at that special age when a fan has only one thing one her mind

Tumblr People™: exclusively healthy relationships that revolve around purity and that are Top Safe™, rejection of anything that we personally feel uncomfortable with without minding the fact that forcing our personal experiences or beliefs on other people because they disagree with us is not only immature, but also creates a toxic enviroment in which we make others feel bad for exploring something that they normally wouldn’t in real life, not caring about the fact that culture and society have a huge impact on the way different subjects are viewed?

Me: uh oh

Se devi chiedere a qualcuno attenzioni, stai sbagliando. Se devi elemosinare amore, stai sbagliando. Se devi chiedere affinchè qualcuno possa dimostrarti il bene che per te prova, stai sbagliando. Non devi chiedere niente. Non è un qualcosa che chiedendo poi ti viene concesso. Sarebbe fittizio. Non stai chiedendo la raccolta punti dell'Agip. Cazzo! Non devi chiedere a nessuno di dimostrarti quanto a te tiene. Le persone devono essere libere di dimostrare quello che sentono, in modo che tu possa sentirti libero di etichettarle per quello che ti hanno dato liberamente o che volutamente non ti hanno dato. Non tutti meritano di averti vicino. E sta proprio nel non chiedere niente che potrai vedere alla fine del tuo braccio quale altra mano, che non sia la tua, ti sta stringendo. Quindi credimi se ti dico che non hai bisogno di chiedere nulla, chi ti vuole bene non ha bisogno che tu lo faccia. É già insieme a te, insieme ai tuoi silenzi. É con te perchè non vorrebbe essere in nessun altro luogo al mondo che non sia un tuo abbraccio.
—  Katia Vergone

anonymous asked:

Caro fidanzato...

Caro fidanzato,

Ormai è un anno che ti sopporto amore. È stato l'anno più bello della mia vita che vorrei vivere e rivivere con te. Quasi un anno dalla prima volta in cui ci siamo visti. Te lo ricordi?

 Il conto alla rovescia, la paura di non piacersi ma la voglia di vedersi, la paura di non saper cosa dire ma la voglia di raccontarsi tutto, la voglia di baciarsi ma la paura di sbagliare momento. La paura di essere scoperti perché tutto ciò lo avevamo organizzato alle spalle dei tuoi genitori. Non ci avrebbero mai fatto vedere e io avevo bisogno di vederti. E tu mi volevi, mi volevi tua a tutti i costi. Volevi far vedere a tutti che ero tua. 

E così è iniziato tutto: quel giorno, Bologna stiamo arrivando. Io sul treno per raggiungere te, tu sul pullman per raggiungere me. 

 Tutto è cominciato alle 3:43 di mattina:

“buongiorno amore, io sono davvero agitatissimo e non vedo l'ora di vederti” 

alle 5:59 ti ho risposto:

“buongiorno amore, finalmente ce l'abbiamo fatta” 

 E la mattina è trascorsa: tu in pullman e io a scuola, tu a guardare fuori dal finestrino e io a farmi richiamare dai professori perché non riuscivo a stare calma, ero distratta. Ero felice.

12:10 ti ho scritto un messaggio: “amore sono sul treno, sto arrivando da te” 

tutto il pomeriggio in viaggio e poi finalmente saresti stato nelle mie braccia. Io e te, senza nessuna distanza a separarci. Io nelle tue braccia e tu nelle mie.

Guardavo fuori dal finestrino e penso a te, guardavo il cellulare e ho visto dei messaggi, i tuoi, sorrido. Sorrido perchè sei tu, non importa quello che mi hai scritto. 

I tuoi messaggi che dicevano:

 “-40 minuti”

 “-39”

 “-38”

 “i minuti passano e io non vedo l'ora di vederti”

L'ansia cominciò a farsi forte. 

Il cuore sembrava uscirmi dal petto.

Sorridevo, tremavo ma ero felice.

Io ero arrivata in stazione. Ancora pochi minuti e ti avrei visto. 

“amore sono arrivata in stazione” ti ho scritto 

e tu mi hai risposto: “10 minuti e arrivo amore”

 -10

 -9

 -8 

 -7

 -6

 -5

 -4 

“Amore stiamo entrando in stazione, è un pullman verde e arancio” 

“amore dove sei?” ti ho chiesto

 “eccoti, ti vedo” mi hai risposto

Il cuore ha cominciato ad impazzire, batteva più che mai e sorridevo, sorridevo senza motivo. Ho cominciato ad agitarmi e cercarti ovunque. Guardavo i pullman arrivare ma non vedevo te. Guardavo ogni persona scendere dal pullman e speravo davvero che tu fossi uno di quelli. 

Credo siano passati altri 30 secondi e poi.. 

Eccoti, ti ho visto da lontano, non ci credevo. Eri tu, eri davvero tu. Io e te, insieme. Finalmente insieme. Ce l'abbiamo fatta. Niente distanza. Oddio il nostro primo abbraccio. Non ci credevo.

 noi, tu ed io e nessun altro. 

Mi ricordo ancora la scena: Io che sono corsa verso di te, tu che hai lasciato la valigia e sei corso verso di me, io che ti sono saltata in braccio e tu che mi stringevi fortissimo come per dire “piccola adesso ti proteggo io”. 

Attimi indimenticabili, sorrido ancora se ci penso.

Abbracci e carezze. Io non volevo staccarmi da te. 

Avrei voluto che il tempo si fermasse.

ti amo” mi hai sussurrato all'orecchio

 Io ho sorriso e ti ho risposto “ti amo” 

E poi il bacio. Quel bacio breve ma intenso.

E la mia mano nella tua, la tua mano nella mia. Sono perfette insieme. La tua grande e la mia un po’ più piccola. Mano nella mano, sorridevo.

Io e te insieme, per la prima volta. 

Te lo ricordi amore mio?

Abbiamo trascorso dei giorni bellissimi ma come tutte le cose belle, prima o poi finiscono

 Io odio le partenze. Odio vederti andare via da me

 E poi quando te ne sei andato..le lacrime. Non mi dimenticherò mai quel momento. Io e te in stazione. A coccolarci e farci promesse.

“Ci rivedremo presto, te lo prometto”. 

“tu sei solo mia, hai capito? sei solo mia”

Io in lacrime. Tu con la voce spezzata che cerchi di non piangere. Gli abbracci. I baci. Le carezze. 

Ed ecco il pullman, è arrivato. Quel maledetto pullman a due piani che ti ha portato via da me. Le porte si sono aperte e io non ti volevo far andare. 

Piangevo. 

Tu mi asciugavi le lacrime. Ti sei avvicinato alla porta, hai messo il primo piede sullo scalino e ti sei girato come per dire: “no io voglio stare ancora con te amore”  ma poi sei salito. Le nostre mani sembravano non volersi lasciare, ti ho seguito fino all’ultimo momento. Io ti guardavo dal basso e piangevo. 

Ti ho seguito con lo sguardo fino a quando non ti ho visto più. 

In quel momento mi è mancato il respiro, credo che il cuore abbia smesso di battere per un secondo. 

L'autista mi ha guardata e mi ha detto “è salito di sopra, guardalo dal finestrino” e ha sorriso. Io ho sorriso. Ti ho rivisto. Eri là. 

Io piangevo e tu facevi le smorfie per farmi ridere

Mi dicevi “ti amo” con le labbra e io sorridevo. Poi l'autista ha chiuso le porte e il pullman stava per partire. 

Non riuscivo a vederti andare via. Faceva troppo male.

Io e te di nuovo separati. 

Io senza te e tu senza me.

Guardavo le mie mani e dicevo “dove sono le sue? Dovrebbero essere intrecciate alle mie..ma non c'erano”

Passavano i minuti e ti allontanavi sempre più. Guardavo il cellulare, i tuoi messaggi.

“Amore sei bellissima anche quando piangi ma non piangere, ci rivedremo te lo prometto” 

“ti amo”

 “ti amo tanto” 

“ti amo ti amo ti amo”

 “Già mi manchi”

 “sei fottutamente bella lo sai?”

 “amore mi viene da piangere, ho ritrovato un tuo capello sullo zaino, mi manchi”

“sento il tuo profumo addosso, è buonissimo”

“questi giorni con te mi hanno fatto capire quanto cazzo mi ami, mi hanno fatto capire quanto cazzo io ti amo. Si, sono proprio innamorato. Sono fottuto come dici tu”

 te lo ricordi amore mio?

 e poi la sera, la chiamata.

amore mi manchi”

“anche tu mi manchi amore” 

“adesso chiudo gli occhi e tu sei di nuovo qui con me vero?” 

 E da quel giorno è passato quasi un anno. 

Un anno indimenticabile con te. Un anno in cui ci siamo visti quasi tutti i mesi e abbiamo passato insieme un'estate stupenda. L'estate 2017 sarà la nostra estate. Volevo dirti grazie anche se un grazie non basta. Grazie per essere sempre al mio fianco anche quando tutto va male, grazie di sostenermi sempre e appoggiarmi in ogni mia scelta, grazie per avermi stravolto la vita e averla resa bella da morire, grazie per ogni gesto inaspettato che mi ha fatto sorridere, grazie, semplicemente grazie. Grazie amore, sei la mia vita. Sei la “cosa” più preziosa che io abbia e sono fortunata ad averti. Io e te, per sempre. Io e te nella nostra casetta. Che ne dici?

Non vedo l'ora di poter dire: “amore abbiamo sconfitto definitivamente la distanza” e potermi svegliare ogni giorno accanto a te.

 ti amo da vivere. 

Sono innamorata di te. Ok, adesso probabilmente starai ridendo. O, peggio ancora, penserai che sono impazzita, chiuderai tutto e scapperai da qualche parte, e sarebbe un peccato, perché vorrei almeno che leggessi tutto quello che ho da dirti. Quindi ti prego, leggi fino in fondo e io prometto che poi farò quello che vorrai tu, e se mi dirai che non ci dobbiamo più vedere non farò tragedie, ti prometto che sparirò. Ma prima ascoltami.
Sono innamorata di te non da oggi, né da una settimana. Sono innamorata di te da tre anni. Non da quando ci siamo conosciuti, perché allora ero troppo timida anche solo per guardarti negli occhi. Mi ci è voluto del tempo. Il tempo per capirti, o meglio, per capire che non ti avrei mai capito fino in fondo. E’ stato questo, forse, a farmi innamorare di te. C'erano cose che facevi che io semplicemente non riuscivo a capire. Non capivo come avessi fatto ad accorgerti di me. Non capivo perché ti preoccupassi per me. Non capivo, e più non capivo, più mi innamoravo. Ma non era tempo. Non potevo dirtelo, anche se avevo il dubbio che avessi capito, se non altro per il sorriso ebete che mi si stampava in faccia (e mi si stampa ancora, forse) quando ti vedevo.
Un giorno ti sei fidanzato. L'ho scoperto poco prima del mio compleanno. Non è stato bello. Non potevo farci niente, se non cercare di convincermi che fosse giusto così.
Ma continuavo a fare cose folli pur di stare con te, come venire a quel concerto nonostante conoscessi appena due canzoni. Tu mi mandavi in tilt, annullavi la mia razionalità. Io, sempre così riflessiva, così prudente, davanti a te agivo senza pensare. Era una cosa che odiavo, e che odio tuttora. Ma mi piaceva da morire. TU mi piacevi da morire.
Sei sparito quasi per un anno. Quando te ne sei andato mi sono sentita morire. Ho passato dei mesi in cui tutto mi sembrava vuoto, mentre tu eri sempre più lontano. Ho pensato che ti saresti dimenticato di me, che non ci saremmo più visti, e ancora una volta ho pensato che fosse giusto così.
Non hai idea di quante cose siano successe in quei mesi senza di te. Tu mi prendi in giro, dici che faccio la donna vissuta, ma davvero sento di essere cambiata. Cresciuta, in un certo senso, anche se non è stato facile. Ho affrontato la paura di scegliere, la paura di perdere, la paura del futuro, del salto nel vuoto. Mi sono innamorata di altre persone, e per un po’, forse sì, ti ho dimenticato. Ho conosciuto tante persone. Qualcuno è stato importante, ha lasciato un segno, e poi se n'è andato.
Sei tornato quando meno me lo aspettavo, quando ormai non ci speravo più. Non ci pensavo neanche più, forse. Pensavo a un altro e soffrivo per un altro. Sei tornato e tutto quello che volevo all'inizio era dimostrare più a me stessa che a te che non avevo mai avuto bisogno di te, che non ero mai stata innamorata di te, che era una storia passata. Ho continuato a vivere la mia vita. Mi sono lasciata corteggiare da altri ragazzi. Ho baciato altri ragazzi. All'inizio, lo facevo per non pensare a te. Finché un giorno mi sono resa conto che mentre baciavo gli altri, pensavo che avrei voluto baciare te.
Non te lo avrei mai detto, se non fosse che questa cosa mi sta facendo impazzire. Mi ero ripromessa di non dirtelo, di far passare un po’ di tempo. Avevo promesso che ti avrei dimenticato. Non so cosa sia stato a far crollare tutti i miei buoni propositi. Forse è successo quella sera al ristorante. Forse è stato quando mi hai preso le mani. Credo che il problema sia stato che mentre ero vicina a te, per un attimo, e solo per un attimo, ho immaginato la nostra vita insieme, e mi è piaciuta così tanto che non ho fatto altro che pensarci per tutta la notte, e per tutto il giorno dopo. Anzi, per tutti i giorni dopo.
E’ che non riesco ad accontentarmi di quell'attimo e non sopporto di dovermi limitare ad immaginare come sarebbe stato. Io voglio viverla quella felicità. Io voglio te. Sono matta? Forse. Sono innamorata, che è più o meno la stessa cosa. Sono innamorata di te e te l'ho detto, anche se lo so che equivale a un suicidio. Non mi dire che sono troppo giovane, che “c'è lei”, che non si può fare. Non mi interessa niente di tutto ciò. Te l'ho detto, con te la razionalità non esiste. Voglio solo sapere se c'è una possibilità. Se ci proveresti anche tu, per un'ora, per un anno, per quanto ti pare, a scoprire cosa possiamo essere io e te, insieme. Perché quando sono con te, tutto mi sembra possibile. Ed è questo quello che non capisco. Questo è quello che mi fa innamorare ogni volta un po’ di più.
—  precipitatadaunasteroide

LETTERA PER TUTTI


Il cielo aveva assorbito quel colore azzurro-sbiadito ed era costantemente spruzzato di nuvole.

Le ombre alle otto della mattina continuavano ad essere molto estese e la sera le stelle apparivano subito.

L'estate era finita e l'autunno aveva già strappato agli alberi tappeti di foglie, che giacevano sui marciapiedi, pronte a scricchiolare sotto ai piedi del primo passante distratto.

E indovinate un po’, proprio nel periodo più malinconico dell'anno, dove i colori si incupiscono e le temperature si abbassano, sono nato io.

Un paio di giorni fa ho soffiato sulle 27 candeline spinte con cura dentro all'impasto soffice della ciambella preparata da mia mamma la mattina.

Si era svegliata due ore in anticipo solo per me.

O forse non si era mai addormenta; da quando mi é stata diagnosticata quella malattia, che il solo nome mi fa pizzicare gli occhi e mi impasta la bocca, ha perso il sonno.

Oggi sono appena stato dal medico, che mi ha detto, col volto fermo e impassibili, e gli occhi freddi e distaccati, di sistemare le cose, che é una frase in codice per dire che presto lascerò questo mondo.

E per presto intendo uno o due mesi.

E beh, vedi, quando scopri che ti rimangono trenta, sessanta giorni di vita al massimo… non puoi permetterti di entrare nel panico, non puoi permetterti di scioglierti in lacrime o scoppiare in singhiozzi, ne tanto meno bruciarti di rabbia e furore.

Non puoi permettertelo perché non hai più tempo.

Impari quanto sia prezioso e quanto possa scorrere veloce, proprio come sabbia fra le tue mani.

E allora corri subito a sistemare le cose.

Nonostante non sai da dove iniziare ti sforzi e cerchi di fare tutto ciò che hai sempre voluto, temuto o pensato in quel breve periodo di tempo che ti è rimasto.

Inizi a salutare ogni mattina tua madre con un bacio sulla fronte, a ricordarle con più frequenza quanto le vuoi bene e quanto sia importante per te.

Inizi ad abbracciare tuo padre e, soprattutto, a chiedergli scusa per tutte le incomprensioni dovute alla testardaggine, per tutti i litigi privi di fondamenta e ti senti stupido e sbagliato e un disastro, finché le sue braccia non ti imprigionano e le sue lacrime calde bagnano la tua pelle fredda e allora ti senti a casa e ti penti e ti odi per aver dimostrato così poco affetto ai tuoi genitori, per essere sempre stato così distante e per aver alzato muri spessi e tranciato i vostri rapporti … perché solo ora che hai capito quanto sono preziosi, solo ora hai capito che non c'è nulla che ti faccia sorridere come le mani di tua madre, che seppur tremanti e sottili, dall apparenza così fragile, in ospedale ti stringevano con una tale forza da farti sentire potente e coraggioso, e tuo padre che sotto quella corazza dura nasconde un animo sensibile e lo senti imprecare al telefono, per poi scoppiare all'improvviso a piangere la notte… davvero, il tuo cuore si rompe e si spezza per non aver sistemato tutto prima.

Inizi a uscire di casa e a sorridere ai commessi, a salutare le persone e ad essere gentile con loro, e ti sorprendi di come cambiano, di come l'espressione che fino a qualche minuto prima corrucciava loro il volto e stirava i lineamenti, ora modella le labbra in sorrisi e faccia brillare loro gli occhi.

E ti rendi conto che se dai amore alle persone, loro te lo ricambiano.

Ti rendi conto che il panettiere inizia a tenere da parte il tuo solito ordine e nel sacchetto ti mette sempre un paio di pasticcini, nonostante non li avessi mai ordinati, ma costantemente divorati con gli occhi, e ti stupisci di come siano brave le persone a leggerti dentro, se tu ti sforzi di leggere loro.

Ti rendi conto di come quel bambino a cui hai allontanato i ragazzi più grandi che lo infastidivano, ti abbia incrociato per strada, fissato negli occhi e pronunciato, scandendo parola per parola, la frase “sei il mio eroe”, e dopo certe cose il tuo animo scoppia, come gli alberi di pesco scoppiano di fiori in primavera.

Inizi a non temere più te stesso e a scoprire chi sei davvero.

Assecondi le tue passioni senza frenarle, ma amplificandole.

Passi del tempo con te stesso e ti prendi cura della tua mente, nonostante inizi a dimenticare ciò che hai mangiato per pranzo e a confondere i nomi delle persone.

Inizi a ritagliarti spazi per leggere il tuo libro preferito, nonostante imbrogli tutte le parole, a scrivere i tuoi pensieri anche se le tue mani tremano sempre più forte e le tue parole altro non sono che scarabocchi.

Ma va comunque bene.

Perché facendo quelle cose, le cose semplici, le cose per cui il tuo cuore batte, ti senti meno malato e più vivo.

Cerchi di fare ciò a cui prima non avevi mai dato peso, nonostante sapessi quanto fossero importanti per te quelle passioni, sempre accantonate da scuse banali.

Inizi a fare un giro al bar a metà mattina, ma non per ordinare il solito caffè e spiare quella ragazza dai capelli scuri, sempre raccolti in una coda disordinata, ma per andare da lei, dirle che é meravigliosa, che il suono della sua risata é stupendo, tanto che il mondo si ammutolisce, zittisce tutto il caos che intessa ogni sua molecola per poterla sentire.

E finalmente sarai il protagonista della tua scena preferita, mandata in loop infinite volte nella tua testa; tu e lei seduti in quel candido tavolo rotondo, che per centrotavola ha le più variopinte bustine di zucchero e i vasi di ciclamino affianco, nonostante ora siano sfioriti.

E ridi con lei, e parli con lei, e ti perdi nei suoi occhi, e fissi il modo in cui piega le labbra per pronunciare il tuo nome e da quel momento credi di avere il nome più bello di sempre, e respiri il suo profumo e le baci la mano prima di andare, spiegandole che devi tornare a casa ora che le vacanze sono terminate, perché non sei di quelle parti, ma che la porterai sempre con te.

E ti rendi conto che tutta quella paura di non essere all'altezza, tutta quell'ansia, tutti quei dubbi sul da farsi erano cavolate.

E ti butti a capofitto nel letto con le guance bollenti e salate a causa delle lacrime e ti strappi i capelli perché hai già dimenticato il suo nome, ma non dimenticherai mai il modo in cui il tuo cuore si è sentito accanto a lei.

E poi ti svegli.

Apri gli occhi.

E ora tutto è perfetto.

Perché capisci che sei sempre stato la persona che volevi essere, ma che non avevi mai avuto il coraggio di diventare.


-Alessia Alpi, (scritta da me.)

Volevoimparareavolare on Tumblr

Quelle come me amano rischiare.
Sono attratte dall'impossibile, da ciò che sembra irraggiungibile e terribilmente complicato.
È che se le poni un limite, ad una come me, è come sfidarla. Pur sapendo che andrà a sbattere contro un muro, non la fermerai.
—  M. Cacace
Ti salverei.
Se potessi, ti salverei.
Se sapessi come, ti salverei.
Ti tirerei fuori da tutti i tuoi guai.
che si, io sono piena di problemi, ma

salverei prima te.
Questo mondo, già da un po’ ti sta stretto.
Questa monotonia, questa malinconia, che
non ti è mai piaciuta.
Ti porto via,
sì, ti porto via,
che manco so dove,
ma che me frega,
non mi importa.
Anzi,
Ti porto da me,
sul mio letto,
tra le mie braccia,
magari lì, ti sentirai a casa,
ed il mondo ti starà meno stretto.
—  Bonnie Prk. @wordsofablackshadow
È un'agonia quando sta male, perchè mi sento strappare tutti gli organi vitali e si lacera il cuore
—  moriresilenziosamente
Tu lo senti battere il mio cuore?
Io no, si dev'essere scaricato.
Anzi, forse il fantasma di un battito c'è.
E ci sarà ancora per un po’.
Mi toccherà ricordare di lui e sarà triste o forse sarà bello, sarà ridicolo o forse sarà serissimo.
Ricorderò di lui, quello che è stato e quello che non sarà, quello che avrei voluto e non c'era.
Stanotte, però, ti faccio una promessa: non mi farò più prendere in giro, non mi farò bella per un appuntamento, non aspetterò una telefonata che non arriva mai, non mi metterò a immaginare i sorrisi, i nasi, i capelli di possibili amanti, non morirò di crepacuore, non mi chiederò se vorrà un bacio o di più, se è poi davvero il caso di perdere la testa.
Amerò le canzoni, i libri, il mare, gli alberi, i tramonti… so che staranno sempre lì, per me.
L'amore degli uomini è diverso, si sposta veloce, passa da un letto a un altro.
E dov'è lui adesso? È ancora a casa di lei?
Forse è già tornato a casa sua, hanno fatto presto.
Sì, è già tornato a casa, nelle sue lenzuola e magari, per un attimo, se lo chiede anche lui: perché?
Perché finisce? Ma soprattutto, perché inizia?
Cene di sorrisi, gambe accavallate, mani che si sentono sole… Perché inizia?
Con le persone più assurde, con quelle che se le conosci le eviti, con quelle che non funzionerà mai pure se per un istante ti sembra che sta andando alla grande… Perché inizia?
Non riesco a trovare una risposta valida, neanche una.
E sento che ho sbagliato tutto, dal primo momento.
E mi chiedo che cosa sarebbe successo se lo avessi baciato io lì davanti a tutti, se avessimo bevuto insieme l'acqua di quella fontanella, se non avessi letto il suo cellulare, se gli avessi mandato un messaggio, uno ogni tanto, se non avessi scansato il suo corpo dal mio, quella volta, quelle volte…
Forse sarebbe stato uguale, forse no.
Forse è andata meglio così.
—  Giulia Carcasi
Ci pensi mai a come sarebbe stato, Mandy?
Ci pensi mai a noi due? Che vita avremmo fatto? Saremmo felici, ora?
Sono qui, in macchina, da solo. Sfreccio nel buio della notte e ho in testa solo i tuoi occhi tristi. Abbiamo avuto delle difficoltà, ne abbiamo avute tante, eppure il tuo sorriso stanco continua ad aleggiarmi nella mente, a bussare tra i miei ricordi più belli. Sono stato uno stronzo, lo so, lo sai. Sono stato uno stronzo mentre tu mi hai dato tutto. Solo che quando non si è abituati a ricevere mai nulla, dalle persone, si diventa come me. Ho le mani ferme sul volante, il telefono appoggiato al cruscotto con il vivavoce che continua a emettere lo stesso suono. Perchè non mi rispondi? Sto venendo da te, prendi il telefono e dimmi pronto, ciao, come stai, sei uno stronzo, ti odio, mi manchi, ti amo. Dimmi quello che vuoi, ma rispondi, io sto arrivando. Ho talmente tanta caffeina in corpo che potrei schizzare fuori dalla macchina e venire correndo da te, sotto questa pioggia infernale. Ma continuo a guidare, le mani ferme, continuo a guidare verso i tuoi occhi.
Al collage non hanno capito. Nessuno capirà mai. Per loro sono solo un ragazzino dei quartieri poveri che studia lì con l'elemosina. Sono un delinquente, alcuni mi guardano con disprezzo, altri con pietà, alcuni addirittura con paura. Non mi conoscono, vedono l'immagine esterna di me, non chi sono in realtà. Solo tu sai chi sono. E mi manchi. E sono un coglione. Non sarei nemmeno qui se non fosse stato per merito tuo. Ma io qui non ci voglio stare, se non ci sei tu. A volte nemmeno io mi capisco ma tu si, tu ci riesci, perchè tu mi guardi e vedi me, tu vedi me e mi comprendi. Quello che più mi manca di te, di noi, era la nostra complicità, il capirci senza aprire bocca. Ci bastava guardarci. Per anni ho creduto che l'amore fosse altro. Lo vedevo in quegli occhioni da stronza e in quei capelli biondi. Lo vedevo nelle cazzate che facevamo insieme e non capivo che lei mi stava solo usando. Lo ha sempre fatto. Ma tu, i tuoi capelli, le tue mani, le tue labbra.
Diavolo, perchè non rispondi? Continuo a schiacciare questo cazzo di pulsante di richiamata e tu non rispondi. Il telefono continua a squillare. Rispondi, Mandy, sto arrivando.
Prima che tu dica pronto continuo a guidare e a pensare a quello che dovrò dirti, ma le parole non bastano per ricolmare tutte le assenze che ti ho dato, non bastano a curarti il cuore che ti ho spezzato, non bastano. Non servono a un cazzo. Oltre dirti quello che è vero, che mi manchi e che sono un coglione, cosa posso fare? Tu dimmelo, e io lo faccio.
Prima che tu dica pronto ci sono così tanti sogni ancora in ballo, così tanta vita da vivere tra me e te, così tanti progetti che aleggiano sospesi tra di noi. E quando tu mi dirai pronto io saprò, il nostro destino sarà segnato. Ma tu non rispondi ed io continuo a guidare.
Mi manca come sapevi capirmi e regalarmi momenti che sappiamo solo noi, attimi che rimpiango e che nessuno mi ha mai saputo dare, oltre te. Certo sei stata una rompicoglioni, a volte. Hai avuto atteggiamenti che nemmeno mia madre ha avuto con me e ti ho trattata di merda. Ma anche tu sei incasinata come me, come potevo pretendere che ti comportassi in maniera sana e corretta proprio io, che so cosa vuol dire crescere con un padre alcoolizzato e senza madre? Possiamo superare tutto insieme. Le mancanze, i dolori. Posso curare i tuoi graffi, fare in modo che rimangano solo delle piccole cicatrici che ti ricordino chi sei, da dove vieni e da dove invece vuoi andare. Vieni via con me. Rispondi.
Prima che tu dica pronto probabilmente sarò già sotto la tua porta, con la birra in mano a urlarti che ti amo. Cazzo, l'ho detto davvero. Ti amo Mandy, da quando non ho più te la mia vita non ha più senso. Non me ne faccio niente del college e delle divise pulite, se la sera in camera non trovo nessuno ad aspettarmi. Mancano pochi kilometri e sono da te. Aspettami Mandy, sto arrivando. La nostra strada è buia. Non piove più, l'asfalto è bagnato e le bottiglie di birra vuote rotolano via, spinte dal vento. Cammino, sono quasi sotto casa tua.
Ho corso tutta la notte per arrivare presto da te e ora ho paura, una paura fottuta. Se tu non mi perdonassi, ne avresti tutto il diritto, e lo so. Per questo sono spaventato. Ma tu mi ami, Mandy, e io amo te, e dobbiamo stare insieme, è così che deve andare. Mentre cammino, un passo dopo l'altro, continuo a stringere il telefono contro il mio orecchio ascoltando il suono dei tuoi squilli, a cui non rispondi. Andiamo, Mandy, sono qui. Eccola, casa tua. Tuo padre mi ammazza se mi scopre. Rispondi Mandy, sono qui. Comincio a urlare, forse mi senti, e chissene frega se sveglio tutti, tu sei qui. “Sono un coglione! Scendi Mandy, sono qui!”
La finestra si apre. Metto il telefono in tasca e guardo in alto. Mi bruciano gli occhi, tra birra, caffè e sigarette, e non ti vedo. La finestra si apre e non vedo nessuno. Un cigolio, la porta che si muove. Salgo le scale dell'entrata e aspetto, e finalmente eccoti. Mi guardi, e rivedo quel sorriso triste splendere, mentre gli occhi si offuscano dalle lacrime. Sono io, Mandy, eccomi. Ti odio, sei un coglione, ti amo, sei bellissima. Un bacio, e saliamo da te, e non me ne frega niente dei libri, delle sigarette sparse per terra, del caffè che ho bevuto, delle liti che ci sono state. Un bacio e i casini che le nostre vite sono, sembrano diventati ordinati, puliti. Un bacio e siamo insieme, e non ti lascio più Mandy. Un bacio e tutto è tornato al proprio posto, proprio come sarebbe sempre dovuto essere.
—  Shameless