si menti

Mi piacciono le storie che si ubriacano di poesia,
di passione, che fanno a pugni con la routine.
Mi piacciono le storie fuori.
Mi piacciono le storie che non sono per tutti.
Quelle dove fa l’amore anche l’anima.
Dove due menti si attraversano,
si scontrano, si accarezzano, si studiano,
si comprendono, si prendono.
Mi piacciono le storie importanti,
quelle che ti resta un abbraccio,
una frase, uno sguardo.
Quelle che ne senti il calore addosso.
Quelle che lasciano il segno.
Quelle che non finiranno mai.
Perché certi amori
non hanno data di scadenza.
Amori precari a volte,
ma a tempo indeterminato.
—  Angelo De Pascalis
Cos'è per me la distanza?

Distanza, 8 lettere e tanta sofferenza è così che tutti la descrivono.
Per me la distanza sono le notti passate ad abbracciare il cuscino, le chiamate prima di dormire e i messaggi lunghi la sera. La distanza per me sono gli aerei presi da soli, la voglia di abbracciarsi e la consapevolezza che quell'attimo dovrà finire per alcuni mesi.
La distanza per me sono due corpi e due cuori che si amano ma tante città in mezzo.
La distanza è come il mare alla fine dell'estate, gli occhi pieni di lacrime e il cuore pieno d'amore. La distanza è la lacrima che adesso sta rigando il tuo viso pensando a quanto cattiva è questa vita.
La distanza è quella che vi unisce e non vi separerà mai. Perchè tanto, non importa quanti numeri ci siano tra due persone, se due cuori si vogliono si amano, se due menti si desiderano si raggiungono.
La distanza siete voi che la state vivendo.
La distanza siamo noi che l'abbiamo sconfitta.

Mi ci è voluto molto tempo per imparare la differenza tra l’essere innamorati e amare una persona.
Purtroppo, ho imparato nel modo peggiore, seguendo la strada più difficile.
Mi hanno spezzato il cuore ripetutamente nel corso degli anni e, anche se vorrei aver potuto evitare quel dolore, le esperienze mi ha insegnato più di quanto avesse potuto fare qualsiasi libro o qualsiasi scuola.
Sono cresciuto con fiabe e storie d’amore che mi hanno portato a credere che essere innamorati e amare significasse la stessa cosa, il che non potrebbe essere più lontano dalla verità.
Essere innamorato di qualcuno e amare quella persona sono due cose differenti.
Capire la differenza ed essere in grado di applicarla alle proprie relazioni è la chiave per costruire un rapporto duraturo.

Qui ci sono alcune differenze tra essere innamorati e amare che avrei tanto voluto sapere un decennio fa:

Quando si è innamorati di qualcuno, non si desidera altro che questa persona.
Essere innamorati è voler possedere una parte di questa. E’ credere che questa persona sia così meravigliosa che si desidera che lui o lei diventi una parte della vostra vita, una parte di voi. Quando ti innamori di una persona, senti il bisogno intenso di consumare quella persona in ogni modo possibile.
Essere innamorati è credere di aver bisogno di qualcuno per essere felici.

Quando invece, si ama qualcuno, avete bisogno di questa persona.
Non si vuole solo - o meglio, non solo la si vuole – ma, necessitate di lui o lei. Avete bisogno di questa persona per vivere una vita felice e sana, perché la vostra felicità dipende letteralmente da essa.
Avete bisogno che lui o lei diventi una parte della vostra vita in un modo o nell’altro, non perché si voglia possedere un pezzo di questa persona, ma perché si vuole dare a lui o lei un pezzo di se stessi; amare qualcuno è ritenerlo degno di possedere una parte di voi.
Non si tratta di proprietà però; si tratta di volere solo il meglio per quell’individuo - cosa che spesso significa lasciarlo andare via.


Quando si è innamorati di qualcuno, le nostre emozioni sono sempre in aria.
Il cervello produce il più incredibile cocktail chimico, che vi farà sentire come se vi foste staccati dalla cima di una nuvola.
Vi sentirete così solo finchè sarete lassù, infatti nessuno vuole venire giù dalla “nuvola”.
Qui è dove sta il problema: inevitabilmente si viene giù.

Quando si ama qualcuno, le vostre emozioni iniziano a stabilirsi e poi fluttuano.
Amare qualcuno non riguarda tanto le emozioni quanto ai pensieri.
Pensare a qualcuno, desiderare il meglio per quella persona, cercar di fare qualsiasi cosa per far felice lui o lei e, beh, prendersi cura di quella persona tanto quanto - se non di più - di te stesso, questo è ciò che l’amore è. Le emozioni che ne derivano sono solo i vantaggi.
Una volta superata la fase dell’essere semplicemente innamorato di qualcuno all’amarlo effettivamente, devi imparare a lasciar perdere i continui sbalzi d’umore che arrivano, perchè arrivano sempre. Non sono solamente le emozioni che ti fanno innamorare di qualcuno.

Quando si è innamorati di qualcuno, si sta puntando ad un certo obiettivo.
Questo è ciò che rende l’essere innamorati così emozionante: il desiderio costante di avere di più.
Voler trascorrere più tempo possibile con questa persona, per conoscere lui o lei al meglio. Aver sempre voglia di avere qualcosa, e voler costruire un rapporto sempre più serio.

Quando si ama qualcuno, non si ha fretta di raggiungere il traguardo.
L’obiettivo che chiama l’essere innamorati non esiste più, ma solo perché è già stato raggiunto. Questo spesso spaventa le persone, perché cominciano a sentire il bisogno di continuare a fare progressi.
Purtroppo, l’universo è finito. Non è possibile far progressi continuando a costruire qualcosa di più grande per sempre. L’unica cosa che si può eventualmente fare è cercar di rafforzare quello che già ci appartiene.
Amare qualcuno non è solo capire che quello che già si ha è più che sufficiente, ma voler rafforzare quel legame a tempo indeterminato.

Quando sei innamorato di qualcuno, pensi che ti interessi quella persona più di quanto realmente sia.
Innamorarsi è molto, molto più facile di amare. Quando sei innamorato, le sostanze chimiche nel cervello e nel corpo vi fanno sentire come se costui fosse la più grande persona nel mondo.
Credi che questa persona sia l’esemplare più incredibile che abbia mai incontrato. Purtroppo, questo modo di pensare di solito svanisce con il tempo, lasciandoci solamente smarriti e confusi.

Quando si ama qualcuno, ci si preoccupa di quella persona più di quanto si pensi.
Essere innamorati è facilmente riconoscibile: poichè ti fa sentire una costante bramosia, una costante necessità.
Amare, d’altra parte, non da così tanti ricordi costanti.
Tuttavia, la vita riesce sempre a portarci a quei ricordi.
La vita spesso porterà via persone da noi, danneggerà quelli nelle nostre vite ed a volte li porterà via interamente.
Quando si ama davvero qualcuno, questi momenti di separazione e la perdita sopraffanno con le emozioni. La gente spesso dimentica quanto ama una persona o non riesce a rendersene conto fino a quando la vita li costringe a ricordare.

Quando sei innamorato di qualcuno, tu puoi perdere l’amore per questa persona. Quello che cresce deve anche crollare. In caso di innamoramento, succede spesso. Se sai di poterti innamorare di qualcuno, sai anche che puoi facilmente disinnamorarti da lui/lei.
Essere innamorato è principalmente il risultato della creazione delle nostre menti.


Quando si ama qualcuno, non si può mai smettere veramente di amarlo.
Amare una persona è qualcosa che ci definisce, definisce la persona che sei. Coloro che amiamo, di cui ci preoccupiamo più, che contano molto per noi e che ci hanno colpito per maggior parte della nostra vita, sono coloro che non ci lasceranno mai realmente.
Essi possono rimuovere se stessi, o venire rimossi dalle nostre vite, ma non lasceranno mai le nostre menti. I ricordi riguardanti loro, ci faranno sentire per sempre una forte emozione.
La loro presenza nelle nostre vite ha avuto un’influenza così incredibile che, a causa loro, siamo persone diverse.

Quando si ama davvero qualcuno, non si può mai smettere di amarlo perché richiederebbe di smettere di amare una parte di noi stessi.

— 

10 Real Differences Between Being In Love And Loving Someone          

Elite Daily

Paul Hudson

I baci quelli lunghi
in stazione
nei parchi
sulle panchine
fuori scuola
i baci quelli belli
che non racconti
in macchina prima di lasciarci
al citofono prima di salire
fuori la porta puntuali
prima di andare a dormire
coi sogni al punto giusto
e gli incubi sotto ai piedi.
I baci quelli insospettabili
le labbra che si cercano
gli occhi che si chiudono all'unisono
le menti mai distanti
le mani che si incrociano
i brividi che corrono
e sotto la pelle si fermano.
Quei baci come il primo
quando ancora non capivo
se era voglia di te
quella che mi spingeva
a trattenerti con me
o soltanto il bisogno primario
di portarsi qualcuno vicino
quei baci come l'ultimo
quando sapevo
che non ti avrei rivisto
e tenevo gli occhi chiusi
le dita dentro ai tuoi capelli
e sentivo il tuo respiro
dirmi che era ingiusto tutto
soprattutto la vita
ma noi mica tanto,
qualche volta soltanto
e tenevo gli occhi aperti
e guardavo i tuoi chiusi
e pensavo che avrei voluto
morirci dentro
dormirci dentro in eterno.
I baci con le mani ovunque
la voglia di spogliarsi
la paura di perdersi
i baci con gli occhi chiusi
e aprirli ogni tanto
per scoprire se era vera o no
quella meraviglia
che stavamo vivendo
i baci
sulle mani
sul collo
sul corpo
quelli nostri
io non me li scordo
e non mi piace più tanto
baciare
adesso
non mi piace più di tanto
è solo un passatempo.
I baci
quelli forsennati
violenti
con le labbra che ti fanno male
per quanto le sforzi
per quanto le mordi
quelli ansimanti
cattivi
leggeri
sicuri
quelli che adesso
se è notte e non dormo
me li ricordo
e ogni tanto mi sorprendo
se ancora sento,
se mi distraggo,
il rumore
dei nostri baci
sulla mia bocca
così sola, adesso
così ancora
esageratamente tua.
—  Io, te e il mare

anonymous asked:

senza creare troppe polemiche vorrei sapere, da te che hai sempre risposto argomentando più che bene le tue risposte, un parere sul muro tra USA e messico, e l'incoerenza messicana nel avere creato anni fa un muro nel confine tra SUD e CENTRO america impedendo l'immigrazione dal sud america verso il messico.

Mi chiedo cosa intendi per incoerenza messicana innanzitutto.
Incoerente è chi dice una cosa e ne fa un’altra grosso modo.
Nel senso, chi è incoerente? Il governo messicano che non vuole pagare il muro? O ti riferisci ai messicani che protestano e non lo accettano?
Perché se ti riferisci ai messicani che non lo accettano e stanno manifestando dovresti ritenerli incoerenti nel caso in cui tu li abbia intervistati uno per uno e ti fossi accertato che ognuno di loro era concorde alla costruzione del muro sul loro confine tra sud e centro america.
A prescindere poi dal muro di cui stai parlando, del perché sia stato costruito o se esiste effettivamente e in che termini, io mi domando come usate le parole.
Incoerente chi?
Il governo dice che non lo paga e non vedo incoerenza, vuoi il muro te lo paghi.
La popolazione non ha costruito muri, se anche qualcuno fosse stato d’accordo dovremmo sapere chi di loro e andare a cercarli tra quelli che oggi non vogliono quello col confine americano e allora sì in quel caso tacciarli di incoerenza, ma nel frattempo potrebbero aver cambiato idea, no?
No?
Parlate senza pensare, senza ragionare, senza mettervi nei panni di.
Ecco spiegato quello che oggi si identifica con l’analfabetismo funzionale, gente che conosce parole e le usa a caso perché non si da il tempo di processarle e ragionarci, non ci si immedesima, non ci si sofferma, non ci si chiede se e cosa si farebbe al posto di, ma sul serio.
A parlare siam tutti buoni.

Dunque, poi semmai parliamo di muri.
I muri veri o ideali che siano non son mai buona cosa a mio parere, semplice.
Le strutture sono vincolanti e limitano e chiudono e peggiorano le persone, non fanno altro che esacerbare i problemi che hanno causato l’isolamento umano.
Io eliminerei anche i muri delle case.
Una volta lessi un tema appeso ad un albero di natale in un centro commerciale in cui una bambina aveva espresso la sua idea di futuro e si rammaricava. Diceva che aveva paura che un giorno saremmo arrivati a costruire le case - stato. Ognuno si faceva le regole e casa sua, si isolava a casa sua e invece di essere un popolo ogni famiglia faceva stato a se e tutti odiavano tutti.
Fantascienza? Se una bambina delle elementari ha potuto produrre un pensiero del genere forse tanto fantascienza non è.

Cosa ne penso.
E’ ignoranza.
Quando ti dico che dobbiamo accoglierli perché dall’altra parte della realtà di questo mondo si muore di fame, chi mi sta di fronte non capisce cosa vuol dire morire di fame.
Morire di fame, letteralmente.
Il mio telefonino è frutto di sacrifici umani e fisici fatti per me da gente che pur lavorando come un animale da soma muore di fame, di mancanza di cure e di sete.
Se non hai visto il dolore con i tuoi occhi o non lo hai vissuto sulla tua pelle e non riconosci l’effettivo privilegio a volte superfluo che hai allora hai paura di perdere questo privilegio e per non perderlo cerchi di tenere lontano il rischio, ovvero l’altro, il diverso, il povero.
Chi è disposto a morire pur di provare una via alternativa, chi è disposto a morire pur di trasferirsi con mezzi di fortuna e abbandonando la propria vita sa che la morte non è la cosa peggiore.
La morte non è la peggior cosa che possa capitare ad un individuo.
La paura di morire è tipica di chi ha la mente chiusa e non va oltre la propria percezione della vita, si ferma al giardino di casa e dentro il telegiornale delle otto.
Ha paura a sua volta di morire di fame, ha paura di morire, perché ha paura di lasciare ciò che ha.
Questo è un limite umano, costruito grazie alle religioni.
Quindi ignoranza e paura di morire.
Per accogliere te devo privarmi delle mie cose e senza le mie cose io potrei morire.
Capire che condividere è naturalmente umano non sfiora nemmeno certe menti.
Non si vive se non si condivide, si respira, ma non è vita.
E’ una vita di merda.
Questo è peggio che morire.

Un mio ex collega con cui sono rimasta molto amica è un ragazzo di qui che prima dell’anno scorso s’era mosso poco, lavorava, lavorava e lavorava e inveiva contro gli immigrati così per sentito dire.
Sempre stato di animo buono non è capace di far male ad una mosca, gentile e compassionevole, ma contro ogni tipo di accoglienza verso lo straniero di turno ancora peggio se musulmano.
Ad un certo punto decide di prendere ferie, due settimane in Brasile.
Torna e aveva maturato delle idee e aveva il viso rilassato e più allegro. Aveva deciso di mollare il lavoro e andarsene in sud america perché s’era reso conto che questa non era vita, non era più quello che voleva.
Ha difatti mollato il lavoro dopo poco e ha preso un biglietto di sola andata per l’argentina (è la terza persona che lo fa da quando lavoro qui)
Passano due settimane e torna perché nel frattempo alcune aziende nei dintorni avevano saputo delle sue dimissioni e gli hanno fatto proposte non rifiutabili.
Ieri lo sento, gli telefono e parliamo di Trump e di tante cose, lui per giocare mi chiama “comunista di merda”, per dire.
Mi racconta che in Argentina la sera in cui arrivò aveva fame e quindi decise di scendere a mangiare al Mc Donald vicino e lì ad un certo punto entra un ragazzo, poteva avere la sua età, nemmeno trent’anni, affamato e rovistava nell’immondizia dentro il locale cercando cibo.
Quasi senza vestiti, senza scarpe e sporco.
Il mio ex collega lo guarda, si alza, prende il suo vassoio e glielo regala, non aveva toccato nulla.
Mi ha detto: credimi sembrava gli avessi regalato un milione di euro e invece non avevo fatto niente, chiunque lo avrebbe fatto.
Io a questa cosa ancora voglio credere.
Voglio credere che l’odio si possa combattere con la conoscenza e l’educazione ad amare.

Siamo un mondo diseducato all’amore, non sappiamo più come si fa qualcuno deve insegnarcelo.

Serve umiltà e non avere timore di morire, ci son cose peggiori della morte.

Un muro per esempio.

Indecisioni

Soren Kierkegaard, un grande filosofo danese, nella sua vita non è mai riuscito a prendere una decisione. Per lui ogni cosa era tale per cui, avendo deciso in un certo modo, l’altra scelta gli sembrava quella giusta; se però decideva in quel modo, la prima scelta gli sembrava giusta. Visse nell’indecisione per tutta la vita.

Non prese mai moglie – sebbene avesse incontrato una donna molto innamorata, che gli aveva dichiarato il proprio amore. Kierkegaard le rispose: «Devo pensarci, il matrimonio è una cosa molto importante e non posso risponderti immediatamente sì o no». Morì senza aver mai risposto e senza essersi mai sposato. Visse solo quarantadue anni, sempre discutendo, argomentando; ma non riuscì mai a trovare una risposta che si potesse dire definitiva; che non avesse cioè un’uguale opportunità opposta. Non riuscì mai a diventare un docente. Aveva compilato la domanda e aveva tutte le qualifiche richieste – le migliori possibili – aveva a suo favore la pubblicazione di molti libri così importanti che sono ancora attuali, per nulla obsoleti. Aveva compilato la domanda ma non era riuscito a firmarla – perché era sorto in lui il dubbio: «Questo o quello… Entrare in servizio oppure no?». Trovarono la domanda dopo la sua morte, nella stanzetta in cui aveva vissuto.

A ogni incrocio si fermava per ore, prima di decidere se imboccare quella strada o questa…! Tutta Copenaghen si rese conto delle sue stranezze e i bambini lo soprannominarono: “Questo o quello”, perciò i monelli lo seguivano dovunque andasse urlandogli: «Questo o quello?».

Suo padre, vedendo quella situazione, prima di morire liquidò tutti i propri affari, realizzò tutto il denaro possibile e lo depositò in un lascito postale intestato al figlio, disponendo che Kierkegaard al primo giorno di ogni mese potesse riscuotere una quantità di denaro ragionevole, in modo da riuscire almeno a sopravvivere per tutta la vita. Vi sorprenderà il fatto che il primo giorno del mese in cui aveva riscosso l’ultima somma rimasta nel lascito paterno – ormai il denaro era finito – mentre tornava a casa, cadde per strada e morì. Alla riscossione degli ultimi soldi di quel lascito! Era la cosa giusta da fare! Cos’altro avrebbe potuto fare? Come avrebbe potuto vivere il mese successivo?

Scrisse molti libri e non riuscì mai a decidere se pubblicarli oppure no: perciò li lasciò tutti inediti. E sono tutti libri molto validi; in ognuno vi è una grande capacità di penetrazione. Qualsiasi soggetto abbia trattato, Kierkegaard è penetrato in profondità, andando alle radici, scandagliando ogni dettaglio… un genio, ma un genio mentale.

Con la mente questo è il problema – non è un problema solo tuo –, e più la mente è valida, più il problema si ingrandisce. Le menti inferiori non incontrano di frequente quel problema; è la mente del genio che è scissa tra due poli opposti e non riesce a scegliere. Quindi il genio si sente come se vivesse in un limbo. Ciò che continuo a ripetervi è che la mente per propria natura vive in un limbo.

Anche se qualche volta riesci a decidere – a dispetto della mente – poi ti penti, poiché l’altra faccia del problema, quella che hai trascurato, si rivolterà contro di te, ti perseguiterà: forse era la soluzione giusta e tu hai scelto quella sbagliata. Non avrai mai la possibilità di saperlo: forse la soluzione che non hai scelto è la migliore. Ma anche se tu avessi optato per quella soluzione, la tua situazione non sarebbe cambiata: avresti trascurato la prima, che si sarebbe rivoltata contro di te. Di fondo, la mente è il principio della pazzia. E se vivi assecondandola troppo, la mente ti farà impazzire.

Il mondo, alle 6 di mattina, ha tutto un altro aspetto.
Il silenzio della notte viene delicatamente squarciato dal cinguettio della natura che si sveglia.
L'aria fresca ti riaccende i sensi.
I sogni si spengono e lasciano spazio alla realtà.
E tutto ti sembra possibile, tutto ti sembra vero.
Anche il silenzio sembra avere un suono, un suono scandito dal battito del tuo cuore.
Il mondo, alle 6 di mattina, è un bambino che nasce.
E la paura non esiste, esiste solo l'incertezza del prossimo respiro.
La luce del giorno rischiara un mondo solitario, un mondo che si prepara ad accogliere nuovamente i suoi figli come una mamma premurosa che non riuscirà mai a dire di no.
Il mondo, alle 6 di mattina, è come un foglio bianco di un libro millenario che attende di essere scritto, ancora una volta, come se fosse la prima.
Gli occhi si aprono, le menti si chiudono.
Alcuni sogni continuano a vivere, altri muoiono con il sole.
I colori caldi dell'alba colorano tutto ciò che di grigio c'è intorno.
E ti sembra che sia un altro mondo, un altro sogno, un altro sbaglio.
Il mondo, alle 6 di mattina, ha tutto un altro aspetto.
È finita vero?
Si.
Davvero?
Si.
Menti.
No.
Non mi guardi negli occhi, quindi menti.
No.
Ci posso ancora sperare?
Non lo so. Credo di no.
Non ci posso credere.
Credici.
È finito tutto…
Si.
Io ci credo ancora in noi.
Io no.
Io credo ancora in quegli abbracci caldi, nei messaggi alle 4 di notte, agli sguardi in cui rimanevo spiazzata, al gioco della bottiglia, alle tue felpe, ai tui occhi, al sorriso unico, alla vergogna, a noi. Io ci credo.
Io non so.
Io sono sicura.
Io no.
Siamo stati troppo.
Forse non abbastanza.
Abbastanza da amarci.
Forse no.
Forse si.
Ti amo.
Io no.
Guardami negli occhi, non mi hai guardato fino a ora.
Ok.
Ora, ti amo troppo.
O cazzo, anche io.
—  sonopolveredisogni

Distanza s. f. [dal lat. distantia, der. di distare «distare»]. La lunghezza del percorso fra due luoghi, due oggetti o due persone.

Questa è la definizione data dal vocabolario.

Io voglio mostrare, invece, cosa c'è in realtà dietro questa semplice parola.
Ho chiesto dunque, qui su tumblr, una semplice domanda: “Cos'è, per te, la distanza?”

@610chilometridate “Per me la distanza è un semplice numero. Un numero che tante volte rompe le palle. Allo stesso tempo però, quel numero ti fa crescere. Ti fa diventare responsabile. La distanza è una bastarda, tante volte rovina i rapporti, altre volte ti da la voglia di continuare, perchè quando due cuori e due menti si vogliono, la distanza cosa può significare? La distanza fa tanto male, tantissimo, ma se si ama la distanza in fondo non è un numero. Un numero da 0 ad infinito. Un numero che può ritornare ad essere 0 quando due persone si amano. La distanza per me è questo. Un semplice numero da azzerrare quando ne vale la pena. ❤”

@268-km “La distanza per me è forza ma anche debolezza. Ci sono alcuni momenti così belli in cui “amo” la distanza perché so che ne vale la pena aspettare giorni, mesi oppure anni per incontrare la persona che mi ama, mi ama davvero. Mi dà forza, mi fa capire quanto lui ci tiene a me e non credo ci sia cosa più bella. Però poi quando arriva la sera, non posso fare altro che bestemmiare la distanza perché io sono qui e lui lì, perché siamo in due posti diversi. Possiamo solo mandarci abbracci, baci,carezze virtuali. Distanza significa sorridere davanti al cellulare e baciare uno schermo. L'amore però supera ogni cosa:la distanza, i chilometri, le strade, il mare. Non c'è cosa più bella che iniziare a fare il conto alla rovescia per poi raggiungere la felicità. Distanza è anche questo, essere in ansia per ogni incontro perché quando lo vedi ti innamori come la prima volta e non c'è sensazione migliore che riabbracciarsi dopo una lunga assenza. La distanza non impedirà ad un amore vero di trionfare. Se si ama davvero, si è più forti di ogni chilometro. Io penso che chi non affronta una relazione a distanza, non possa capire cosa si prova ogni volta che ci si incontra, ogni volta che si dorme insieme, ogni volta che si recuperano tutti gli abbracci non dati.
Chi ha una relazione a distanza sa cosa si prova quando vorresti anche solo ammirare la bellezza della persona che si ama e non poterlo fare e sa anche cosa si prova quando ci si salta addosso perché si è vicini, sia con il cuore che con il corpo. In qualunque momento bisogna essere forti e non bisogna smettere MAI di lottare.“

@nientetrannenoi “La distanza, chiunque prima o poi avrà a che fare con essa. La famiglia o gli amici lontani. In molti casi la distanza è anche ciò che separa due innamorati. Chiunque vede la lontananza come un fattore negativo invece non è soltanto questo. La distanza ti mette alla prova, ti rende più forte, ti fa scoprire lati del tuo carattere che nemmeno tu stesso conoscevi. La distanza è quell'ansia prima di vederlo, sono i conti alla rovescia che spesso durano mesi, sono gli abbracci più veri in aeroporto o in stazione, e anche le lacrime prima della partenza. Sono i sorrisi, la felicità, i mille messaggi dolci, le telefonate e i litigi. Sono i progetti per il futuro, la fiducia, la pazienza, le attese. É la lista delle cose da fare ogni volta prima di vederci e le promesse. La distanza é una dimostrazione d'amore, e la cosa più bella è sconfiggerla ogni volta.”

@incercadisincerita99 “Cos'è la distanza? In ogni rapporto, che sia d'amore o amicizia, se da parte di entrambe le persone c'è un vero sentimento, la distanza è solo un insieme di numeri che può essere sconfitto.”

@ricci-fuckdistance “Per me la distanza significa aspettare quei fottutissimi giorni per poterlo vedere. Quella merda di cosa che ci divide, la odio. Invidio quelle coppie che possono vedersi quando vogliono senza il bisogno di fare 400 km. Questa distanza spesso ci fa litigare per delle cazzate, che basterebbe solo un abbraccio o un bacio. Molti dicono che le relazioni a distanza non durano ma io non gli credo, perché io credo in NOI. So che ci amiamo da impazzire e la distanza non ci farà lasciare.”

@eamebastitu “Distanza. Una parola. Una parola che per alcuni non vuol dire niente, per altri è vita. Distanza per me è vita. Distanza è amare. Distanza è fare il conto alla rovescia. Distanza è sinonimo di ansia. Coraggio. Si, per affrontare la distanza ci vuole coraggio. Ci vuole forza. Azzerare i chilometri non è cosa da tutti, noi ci abbiamo messo cinque mesi e ora siamo qua. Uniti. Una cosa sola. Distanza è anche sofferenza. Star divisi fa male. Ma poi arriva il grande giorno e tac, in quell'abbraccio sparisce tutto il dolore. Distanza è km. I km sono strada, bisogna solo percorrerli. Io ho scelto lui con la distanza di mezzo, con la paura di non poterlo vedere ogni volta che voglio. Ho scelto lui perché si, perché vale la pena. Distanza. Una parola. Noi.”

Tutto questo racchiuso in un'unica parola: distanza.

Le mani fanno ciò che devono… a guidarle sei tu con il tuo corpo seducente… mentre  le menti si parlano… sussurrano ai pensieri i propri desideri…è il preludio ad un'altra magica emozione.

Cos'è per me la distanza?

Distanza, 8 lettere e tanta sofferenza è così che tutti la descrivono.
Per me la distanza sono le notti passate ad abbracciare il cuscino, le chiamate prima di dormire e i messaggi lunghi la sera.
La distanza per me sono gli aeri presi da soli, la voglia di abbracciarsi e la consapevolezza che quell'attimo dovrà finire per alcuni mesi.
La distanza per me sono due corpi e due cuori che si amano ma tante città in mezzo.
La distanza è come il mare alla fine dell'estate, gli occhi pieni di lacrime e il cuore pieno d'amore.
La distanza è la lacrima che adesso sta rigando il tuo viso pensando a quanto cattiva è questa vita.
La distanza è quella che vi unisce e non vi separerà mai.
Perché tanto, non importa quanti numeri ci siano tra due persone, se due cuori si vogliono si amano, se due menti si desiderano si raggiungono.
La distanza siete voi che la state vivendo.
La distanza siamo noi che l'abbiamo sconfitta.

—  Lifeinproblems