si 2013

La libertà è partecipazione?

Dalle primarie del 2005, quelle che incoronarono Prodi leader dell’Unione, gli iniziali 4.3 milioni di partecipanti si sono ridotti a meno della metà: 1.8 mln di votanti. In alcuni casi si parla addirittura di un più drammatico 1.6 milioni.

2005 (Prodi leader del Centro-sinistra): 4.3 milioni di partecipanti.
2007 (Veltroni segretario PD): 3.5 mln.
2009 (Bersani segretario PD): 3.1 mln.
2012 (Bersani capo coalizione di Italia Bene Comune): 3.1 mln.
2013 (Renzi segretario PD): 2.8 mln.
2017 (Renzi segretario PD): 1.8 mln.

Ma anche se partiamo dalle sole primarie del PD il calo è notevole: la metà scarsa si è persa per strada. Ovviamente bisogna tenere conto di diversi fattori: la politica del PD degli ultimi anni, le alleanze politiche, la caccia(ta) ai “gufi”, nonché poi i fuoriusciti dal PD degli ultimi anni.

Se invece guardiamo i numeri di altre primarie, fatte da altri schieramenti, il confronto diventa impietoso.

Nel 2013, alle primarie della Lega Nord hanno partecipato 10.123 votanti, mentre per votare la Meloni (Fratelli d’Italia - AN), sono andati in 249.380 votanti.

Le parlamentarie del M5S, voto solo permesso ai certificati, fu alquanto controverso. Si parlò, nel 2013, di 95.000 preferenze ma dato che ognuno poteva votare fino a 4 diversi candidati, non è tutt’ora chiaro se furono 95.000 votanti o preferenze, quindi grossolanamente 25.000 votanti per un partito del 25% nazionale e che fa della democrazia diretta un cavallo di battaglia. Primarie che in molti casi hanno eletto candidati con meno di 20 preferenze o, nel caso del sindaco di Genova, sono state annullate dopo il voto.

Personalmente, le primarie hanno senso nel momento in cui c’è una larga partecipazione perché la funzione vera non è nella scelta del segretario di partito ma nel misurarne la sua forza. Una larga partecipazione popolare è una misura della grandezza del partito. Alla fin fine, un partito politico è tale quando una somma di cittadini si riconoscono in visione politica comune, un’idea di società e d’ideali piuttosto che in un programma politico. 

Il centro-sinistra di Prodi fece scendere in piazza 4.3 milioni di persone. Il PD, negli anni seguenti, ne portò costantemente 3 milioni, a dimostrazione che era ancora un partito popolare o di derivazione popolare.

La differenza con la Lega Nord, con Fratelli d’Italia o peggio ancora, con il M5S era tutta qua. Per una volta il PD aveva una storia molto più interessante da raccontare. Era l’unico campo in cui gli avversari dovevano inseguire, in certi casi arrancare. Uno spot elettorale, certo, ma anche una speranza. 

Rocky contro Ivan Drago. La partecipazione del popolo, in piazza, vera, dove si vedono i volti delle persone contro quella dei click gestiti da una “oscura” società di marketing. 

Con meno di 2 milioni di partecipanti (se non 1.8 o peggio ancora 1.6 milioni di votanti), la soglia di “popolare” si assottiglia sempre di più e ci dà il senso di cosa sia oggi il PD: un partitino forse del 20% guidato da un incapace. Un partito nato a tavolino per governare da solo ma che ora, per farlo, avrà bisogno di una legge elettorale fatta su misura. Un partito buono (forse) per un sistema maggioritario e che ora si vede costretto a fare alleanze politiche mortali: a sinistra ci sono i fuoriusciti del PD ma con lo sbarramento, tra Camera e Senato non avranno più di 5 rappresentanti in totale. Mentre a destra, invece, ci sono i residui del ventennio berlusconiano che nel PD vedono solo un’opportunità di fare politica fine a sé stessa. 

“Georgette non portare rancore, non attuare mai una vendetta, ma...

Ebbene sì ormai ci ho preso gusto….Adoro scrivere, anche se so di non essere una grande scrittrice, adoro farlo però perché sono consapevole che voi mi leggete.

Dove eravamo rimasti?

Aaaa si, eravamo rimasti al 2013, l’anno della disfatta.

Sapete cosa vi dico? Che in realtà non è stato l’anno della vera distruzione, perché nella mia vita ho sempre creduto che niente accade per caso, anzi!! In quell’anno ho imparato molte, forse moltissime cose…

È stato un anno ricco e pieno di soddisfazioni, grazie a quel gruppo che poi alla fine mi ha distrutto, ho vissuto tantissime esperienze positive.Grazie a loro, ho iniziato a suonare nei locali, siii so che mentre state leggendo siete increduli, ma cari miei ho fatto la dj, anzi, per esattezza la dancer-j.

Vi spiego meglio, perché immagino la vostra titubanza in questo momento… cioè sicuramente vi state chiedendo: “cosa cavolo centra il mettere i dischi con il fare abbigliamento??”Beh… praticamente “Get Dirty” non era solo un marchio di abbigliamento ma un vero e proprio evento.Avevamo creato il “Get Dirty tour” andavamo in giro per i locali: il format proponeva dj’s, vocalist, ballerine e durante le serate il tema erano i miei capi, i colori e tanta festa.

Facevo la dancer-j, praticamente ballavo e suonavo insieme… mettevo i dischi e creavo delle coreografie, era bello ed emozionante, eravamo una squadra unita e ci divertivamo come matti. Insieme a questo, abbiamo condiviso molto altro, come eventi e shooting.Per questo dico che nel male dalla vita ho imparato che occorre sempre vedere anche il bene, grazie a loro avevo imparato molte cose, avevo provato l’emozione di vedere la gente ballare la mia musica.

Ad ogni modo il tutto si era ridotto a comunicare per vie legali.

Sapete benissimo che le mie finanze erano ai minimi termini, ma la vita quando ti comporti bene ti viene incontro.

Una delle mie clienti, oserei dire forse una delle prime, Tania… vedendo che non postavo più niente riguardante il mio brand mi contattò…ricordo ancora le sue parole… “ciao, vedo che non posti più niente… tutto ok?” io con la voce rotta e piena di pianto, le risposi “Tania, mi hanno…rubato il marchio” lei incredula improvvisamente mi tranquillizzò e mi disse: “sai che lavoro faccio?” scoppio in un pianto improvviso le dico un tristissimo: “no!!”.Bhe sapete che lavoro, faceva e fa la mia cliente Tania? Era ed è un avvocato specializzato nella gestione di marchi e brevetti.

In quel momento le mille lacrime che rigavano il mio volto si sono improvvisamente bloccate, era come se avessi appena ricevuto la carezza di una mamma presente quando da bambina cadi e ti sbucci le ginocchia. Fu così che con lei, insieme ad Alberto un altro legale, iniziò un’azione legale nei confronti di coloro che mi avevano dato molto ma che in un giorno mi avevano tolto tutto, il tutto a titolo gratuito, pur di aiutarmi in questa battaglia contro la disonestà.

I giorni passavano e l’idea di restare a casa senza nulla da fare mi stava uccidendo, mi sentivo cosi inutile e triste, era come se mi mancasse l’aria, tra l’altro mi sentivo in prestito perché non avendo più una casa andai a vivere da Isacco, il mio ex fidanzato, che era ormai diventato mio fratello…. Con lui avevo trascorso due anni della mia vita ma la storia era finita perché ci eravamo resi conto che il nostro era più un legame fraterno che d’amore. Eravamo sempre insieme, lui mi sosteneva e soprattutto mi consigliava durante la realizzazione delle mie creazioni. Era quella parte di una famiglia che non avevo mai avuto.

Mi guardavo allo specchio e mi rendevo conto che dovevo assolutamente prendere in mano la mia vita.

Esattamente venti giorni dopo l’accaduto decisi di ricominciare. Riavere il mio marchio tramite l’azione legale era una cosa che vedevo molto lunga, visti i tempi burocratici italiani. Così decisi di ripartire da zero… parlai a lungo con Isacco e decidemmo di farlo insieme, di provare unendo le forze a creare qualcosa di nostro.Io ero la parte creativa della cosa e lui la parte più commerciale, nonostante avesse delle grandi doti artistiche.

Mancava qualcosa, mancava un pezzo a questa compagine. Cosi decidemmo di integrare Stefano nel progetto, un amico che aveva molta voglia di investire in qualcosa di nuovo. I giochi erano fatti, eravamo in tre, eravamo perfetti, ambiziosi e determinati: una creativa, un commerciale ed un investitore.

Fu fondata così la “G.I.S. srl” (che stava per Georgette-Isacco-Stefano).

Ero così carica, cosi adrenalinica, finalmente avevo nuovamente riacquisito la voglia di creare.

Fu cosi emozionante cercare la location, scegliere l’arredamento e tutto ciò che serviva per il nostro piccolo grande progetto.

Un pomeriggio, dopo aver finito tutti i lavori all’interno del nostro show room, andammo in un locale per festeggiare, e fu lì che dopo quasi un’ora di brain storming, nacque il nome “Grime out”!!

“Grime out” era il nome del nostro marchio, che letteralmente significa “sudicio fuori”. Era quel concetto che ci trovava uniti nell’intraprendere una campagna che urlava al mondo che le persone andavano giudicate per quello che sono dentro e non per ciò che indossano. Ci trovavamo in accordo su tutto, ogni cosa che facevamo era cosi emozionante.

I giorni passavano e, nonostante la gioia e la soddisfazione, pensavo spesso al mio “Get dirty” .

Odiavo vedere coloro che si erano appropriati del mio marchio postare sui social le foto delle loro “creazioni”, che erano delle pessime riproduzioni delle mie. Odiavo leggere i commenti sotto le loro foto dove la gente scriveva “ma cos’e sta roba?”. Ricevevo molti messaggi di persone che mi chiedevano se improvvisamente fossi impazzita, perché le mie creazioni erano terribili.

Ve lo giuro, soffrivo come un cane, anche perché essendoci una causa in corso non potevo permettermi di professare parola su ciò che era accaduto. Subivo gli insulti e vedevo il mio universo crollarmi addosso.

Loro raccontavano a tutti che io ero una pazza, che mi avevano scelto al tempo come immagine del brand e io lo spacciavo per mio, facevano credere a tutti che mi avevano cacciato perché rubavo, perché, secondo loro, mi ero appropriata delle chiavi di accesso del sito “Get Dirty” che in realtà era intestato a me. Le persone però non potendo sapere la verità mi additavano e mi giudicavano.

“Grime out” diventava sempre più popolare grazie agli eventi che organizzavamo e grazie all’originalità dei capi che producevamo. Per questo motivo il mio umore era altalenante, un giorno gioivo per i nostri successi e il giorno dopo sprofondavo nel baratro della disperazione per la situazione parallela.

Arrivò cosi il verdetto del cautelare: Ricordo ancora come fosse oggi che il mio avvocato quando mi chiamò con la voce rotta e un tono carico di amarezza: “Georgette…… abbiamo perso…. Il giudice non ha voluto sentire testimoni, non ha voluto approfondire e non ha vagliato tutte le prove portate. Scoppiai in un pianto interminabile, le lacrime non si fermavano e riuscivo a dire solamente un misero: “non è giusto cazzo, non è giusto!!” Avvolta dalla disperazione non mollai, ero sicura che se esisteva una giustizia divina chi aveva sbagliato avrebbe dovuto pagare…. Una rabbia assurda si impossessò di me, la tristezza era svanita e nacque dentro di me una voglia di rivalsa pazzesca.

Chiamai i miei avvocati e dissi testuali parole: “non me ne frega un cazzo, facciamo ricorso, merito giustizia e giustizia sarà fatta!!”

Passò circa un anno, fui convocata in tribunale insieme ad altri testimoni. Fummo ascoltati tutti, la causa fu data in mano ad un collegio di tre giudici che vagliarono tutto nei minimi dettagli. Il giorno in cui fui costretta a recarmi in tribunale, trovai anche loro. Le gambe tremavano, il cuore batteva a mille all’ora!! Credevo veramente di morire quel giorno. Mi salutarono come se niente fosse, e con la faccia come il culo mi chiesero se stavo bene e se ero felice, si complimentarono per i successi che avevo ottenuto con “Grime out”.

Non risposi, cercai di fare l’indifferente, ma dentro di me mi chiedevo quanto meschina poteva essere una persona a comportarsi in quel modo.

I testimoni della loro parte testimoniarono quanto già sapevo, dichiararono nuovamente che ero una figura truffaldina, che avevo rubato e che ero un individuo psicolabile.

Giuro, ero così nervosa quel giorno che avrei anche potuto picchiarli senza tregua, anche se mi limitavo a fare dei semplici sorrisi di convenienza all'interno di quella triste aula di tribunale. Qualche giorno dopo arrivo il verdetto: avevo vintoooooo!! Avevo vinto la causa e loro erano stati condannati non solo alle spese ma anche ad un risarcimento danni.

Giuro che non ho gioito di ciò, perché in realtà non avevo vinto niente, mi era semplicemente stato restituito ciò che mi era stato rubato… purtroppo un anno e mezzo dopo. Era troppo tardi ormai, il marchio nelle loro mani aveva perso prestigio e notorietà. Pensavo però che avrei potuto investire il risarcimento che di diritto mi spettava per “Grime out”. Aspettai ore, giorni, mesi, ma quel risarcimento non arrivò mai!! Fecero di tutto per non pagare.

Smisi di aspettare e mi misi il cuore in pace. Non ero per niente arrabbiata perché sapevo che dove non avrei potuto ferire io ci avrebbe pensato la vita prima o poi.

Mi madre quando ero piccolina mi diceva sempre: “Georgette non portare rancore, non attuare mai una vendetta, ma siediti sulla riva del fiume e aspetta di vedere il cadavere del tuo nemico passare”.

la prossima volta vi racconterò qualcosa che ha dell’incredibile e che stenterete a credere.

dicembre 2012
Anna ha 15 anni. Pesa 76 kg. Ma a lei va bene. Non si vede brutta. Anche se vorrebbe pesare di meno. Ha una cotta per Marco e per i suoi occhi azzurri. Ma lui neanche la guarda. Anzi, a volte la prende in giro. Le dice che è grassa.

Gennaio 2013

Anna è innamorata di Marco. Lui continua a insultarla. Ma Anna ha le sue amiche. Loro sono uniche per lei. Soprattutto la Rachele e la Marissa.

Febbraio 2013

Anna è dimagrita. Pesa 72 kg. Ma non sono abbastanza. Marco la odia. Ma lei lo ama ancora di più.

Marzo 2013

Anna pesa 68 kg. È felice ma vuole dimagrire ancora di più. Ha iniziato ad andare in palestra. Ma ha litigato con Rachele. Non si parlano più.

Aprile 2013

Anna è in gita con la scuola. In crociera. É invidiosa delle altre ragazze e dei loro corpi magri. Ora pesa 61 kg. Ma si vede comunque grassa. Marco ha smesso di prenderla in giro.

Maggio 2013

Anna pesa 56 kg. Ma i suoi occhi continuano a mentirle. Rachele la tratta male. Anna ha detto che sarebbe stato solo un taglietto. Ma ora non riesce a smettere. Ha iniziato a fumare.

Giugno 2013

Marco è amico di Anna ora. Lei pesa 51 kg. Ma non bastano. Vuole essere magra da scomparire. L’ultimo giorno di scuola tutta la sua classe è andata al mare. Ma lei non voleva spogliarsi perchè aveva freddo. Nessuno sa che ha il corpo pieno di cicatrici e tagli.

Settembre 2013

Anna pesa 43 kg. Marco ora è il suo ragazzo. Ma lui non si accorge del malessere della sua ragazza. Anna ha litigato con Marissa. Ora Anna ha nuovi amici.

Novembre 2013

39 kg. Marco l’ha lasciata perchè ha visto il suo corpo pieni di cicatrici. Dice che è una malata mentale. Ora va dicendo a tutti quello che ha visto. Tutti prendono in giro Anna.

Gennaio 2014

Anna è morta il 15 gennaio. Pesava 36 kg.

La nostra sarà la generazione delle bambine con i tacchi e il trucco colato alle due di mattina fuori dalla discoteca. La generazione dei tagli, del vomito e dell'anoressia, della disoccupazione. Ma anche di ragazze che si nascondono dentro un libro con la coperta sulle ginocchia, che piangono e corrono a scrivere sui blog o su un pezzo di carta che verrà bruciato. Scriveremo chilometri di parole che non leggerà mai la persona giusta. Ci coloreremo di rosso le unghie per poi togliere tutto durante le ore di matematica guardando fuori dalla finestra. Siamo la generazione in cui l'unico modo per star bene è evadere dalla realtà.

Così leggiamo, scriviamo, cantiamo, balliamo. Finché le pagine ingialliscono, l'inchiostro finisce, la voce è rauca e le scarpe si rompono.