sfogliato

Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un’ottantina di anni.
Scrivete su un altro argomento, che ne so… sul mare, vento, un termosifone, un tram in ritardo.
Non esiste una cosa più poetica di un’altra. La poesia non è fuori, è dentro.
Cos’è la poesia? Non chiedermelo più, guardati allo specchio, la poesia sei tu.
Vestitele bene le poesie.
Cercate bene le parole, dovete sceglierle.
A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola.
Scegliete, perché la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere, da Adamo ed Eva. Lo sapete quanto c’ha messo Eva prima di scegliere la foglia di fico giusta? Ha sfogliato tutti i fichi del paradiso terrestre.

Innamoratevi.
Se non vi innamorate è tutto morto.
Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto.
Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria.
Siate tristi e taciturni con l’esuberanza.
Fate soffiare in faccia alla gente la felicità.

Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.

Siate felici.
Dovete patire, stare male, soffrire.
Non abbiate paura a soffrire. Tutto il mondo soffre.
E se non vi riesce, non avete i mezzi, non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto.
E non cercate la novità. La novità è la cosa più vecchia che ci sia.
E se il verso non vi viene da questa posizione, da questa, da così, buttatevi in terra, mettetevi così.
E’ da distesi che si vede il cielo. Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima?!
Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono.
Fatevi obbedire dalle parole.
Se la parola è “muro” e “muro” non vi dà retta, non usatela più per otto anni, così impara!
Questa è la bellezza come quei versi là che voglio che rimangano scritti lì per sempre..

- Roberto Benigni

Dissero: il nostro gruppo è diverso dagli altri.
Ecco l'ennesima cazzata, altre 5 persone alla ricerca disperata di un'etichetta.
Ecco il solito gruppo di finti drogati. Vestiti enormi, felpe alla Marley, foto di canne su ogni social e rasta. Il gioco è fatto, ma quello che dicono le parole dei testi, da dove nasce questo stile e questo modo di essere… niente.

Ecco gli altri, i grunge depressi. Mai un sorriso, altrimenti non sarebbe figo. Dicono di ascoltare i Nirvana e conoscono solo Kurt Cobain. Citi gli Alice in Chains e ti sputano in un occhio. Se non sembri un disadattato di turno allora sei finto. Con la sigaretta in mano a parlare di libri che hanno sfogliato e non letto e a citare frasi che non capiscono. Con il chocker che deve essere obbligatoriamente intrecciato.

E poi ancora troviamo le ragazze di città, le donne di mondo. Natale a Miami e Estate ad Ibiza. Duemila likes sui social, cuccioline tra le amiche e poi si sparlano come comari. Piovono ragazzi dal cielo, abbronzatura perenne, costume alla moda, borsa di marca, 57 euro di jeans e 150 di scarpe. Foto dell'insalatina o di un tramonto che invece di essere ammirato viene fotografato. Mano davanti alla faccia, lucine in camera che fra poco sembrano il segnale per Babbo Natale. Ma aspettate “loro non sono come le altre”.

Inoltre ci sono i trasgressivi, ‘Fuck the police’ sui muri perché bevono birra ogni morte di papa, ascoltano musica gangsta visto che sono “Diversi”. Fingono di capire qualcosa di politica pur di andare contro lo stato e se qualcosa a loro va bene come al resto delle persone devono fare la “rivoluzione” perchè altrimenti non andrebbe bene.

I lunatici, seguono la moda come pecorelle, pur di essere accettati, risucchiano il conto in banca dei genitori pur di essere una copia spiaccicata di un fashion blogger.

Le esibizioniste: lametta, dca, anoressia, bulimia, ansia, depressione, bipolarismo, attacchi di panico, binge eating, apatia e book fotografico su tumblr. Di queste parole conoscono il significato della metà e ovviamente pur di sentirsi dire cucciola lo urlano all'universo.
Facendo passare per esibizionisti chi soffre davvero.

E i finti poeti: leggono due frasi di Bukowski e sono acculturati, conoscono un quadro di Van Gogh e si sentono geni, amano il candore della pelle e sono “pale”. Sanno usare un pennello e diventano artisti. Sono timidi ma sfacciati e alla fine sono più vuoti di un rotolo di scottecs terminato.

E ora un mix di categorie: i finti rockettari, i finti maturi, i finti modesti, le modelle, fashion blogger, youtubers per moda, fotografi solo perchè hanno una reflex o un i phone in mano, i mangio sano, il work out perchè sono sportiva due volte all'anno, i curvy è meglio, gli iperbuonisti, quelli che cambiano idea a seconda di come tira il vento.

E sono tutti così:
drogati alla ricerca di attenzione. Di mi piace, di giudizi negativi, di essere accettati da tutti, di essere consolati, vogliono essere quello che non saranno mai. Eclissando loro stessi, eclissando le loro menti.

Potremmo essere molto più di questo, ma siamo una generazione uniforme.

—   segretinelleossa 
Siamo a settembre. E ti giri,ma non erano 3 mesi? I lunghi 3 mesi? Sono volati,come il vento caldo sulla sabbia,come quelle stelle piene di desideri che forse non si realizzeranno mai.Ma a noi adolescenti piace essere un po’ illusi. Abbiamo corso sulla sabbia fredda di notte senza meta,abbiamo mangiato i magnum a non finire e abbiamo ballato intorno al falò notturno. Ci siamo sentiti liberi quando tornavamo alle 4 di notte. Ci siamo sentiti grandi a bere magari per dimenticare,per ridere o per gli amici. Non abbiamo preso il raffreddore dopo un bagno di notte nonostante facesse freddo. Perchè siamo forti,siamo forti dentro e fuori.Abbiamo sfogliato i libri sotto il sole che bruciava,ma non ci importavamo delle scottature. La protezione era comunque una cosa inesistente. Abbiamo guardato i fuochi d'artificio a Ferragosto,le stelle a San Lorenzo e il mare di giorno. Perchè sono cose che vanno guardate,vanno vissute. In quei giorni avevamo la sabbia da ogni parte,ma non ce ne curavamo. Abbiamo conosciuto gente,ci siamo sentiti meno timidi perchè non avremmo mai più rivisto quelle facce. Ci siamo scatenati al suono di Calvin Harris e Avicii come non abbiamo mai fatto. Abbiamo fatto i salti nel vuoto,buttati dalle scogliere come se fosse l'ultimo giorno della nostra vita.Abbiamo riso fino alle lacrime e abbiamo cantato per strada. Abbiamo parlato di tutto e di niente. Perchè quando sei un adolescente non hai ancora le idee chiare.Siamo quelli che partono con la valigia in ordine e che al ritorno non riescono a chiuderla. E poi ci sono gli amori estivi. Si,quelli fuggenti,brevi,gli amori lampo. Si pensa che gli amori estivi siano amori finti, fasulli, ma in realtà sono più veri di tutto il resto. Ti scompigliano i capelli e ti fanno tremare le gambe.
Sono quelli che ti tolgono il fiato,intensi e devastanti,corrono come il vento e fanno la gara con il tempo.Gli amori estivi ti lasciano addosso il profumo di salsedine e la sabbia tra le dita.
Sono gli sguardi di passione e tenerezze sulla riva. Sanno di bevute d'un sorso che portano capogiri come quei baci dati in fretta che sanno di profumo e di malinconia. Siamo ritornati in lacrime ascoltando Ed Sheeran in macchina perchè forse la sua musica è l'unica che riflette le nostre emozioni. Abbiamo pianto alla fine,abbiamo abbracciato gente che nemmeno conoscevamo,abbiamo fatto i selfie e ci siamo scambiati i braccialetti per ricordo. Perchè ogni estate ci fa crescere,ci fa ribellare,ci fa essere quello che vogliamo durante l'anno.
—  timi
Non continuare a dire che stai bene, perchè non è così. Non sai come dimenticarlo e hai bisogno di aiuto.
Ma lui fa parte di te e preferisci soffrire coi suoi ricordi dentro, che stare bene senza di lui.
Non negare. Lo vedo che ci provi a dimenticarlo, ma non ci riesci e ti arrendi. Alzi la gamba per fare un passo e la ritiri indietro.
Non importa quanto lontano andrai, quanto cercherai di staccarti dal passato; non importa quante foto strapperai. Il suo ricordo ti perseguiterà ovunque, finchè non lo eliminerai dalla tua testa per davvero. Perchè è facile non pensarci, è facile ripetersi che lui non è fatto per te, lui ti ha fatta soffrire e non ti vuole.
Facile pensare alle sue parole taglienti.
Ma finchè non brucierai il tuo vecchio libro della vita, quello continuerà a riaprirsi sotto le tue mani, a venire sfogliato in fretta verso le pagine che lui ha segnato.
Continuerai a vederlo alle fermate dell’autobus, lo vedrai riflesso nelle vetrine, lo vedrai nei taxi parcheggiati in stazione, lo vedrai sotto casa tua. Guarderai meglio e capirai che è tutto uno scherzo del tuo subconscio, perchè è quello che davvero vorresti.
Lo vorresti ovunque, ma con te.
E allora sarà tutto un incubo. Nella tua vita non ci sarà nient’altro che lui, i suoi ricordi brucieranno i tuoi passi avanti, sgretoleranno ciò che tenterai di costruire.
Devi dimenticarlo per il tuo bene. Perchè a volte l’amore non va oltre tutto questo. A volte l’amore lascia il posto alle lacrime, ai graffi, ai tagli. E sorride, ghigna. Ma resta lì dietro. E ti distrugge da dentro.

Stavo male. Ho sfogliato la rubrica e non ho trovato nessuno a cui chiedere supporto, perché sapevo che non mi avrebbero dato retta.
Volevo uscire. Non ho trovato nessuno con cui mi andasse di uscire.
Volevo scappare e non c'era nessuno disposto alla fuga, con me.
E resto in casa a consumare la mia giovinezza tra i libri.

E tutto il tuo dolore io l'ho letto ad alta voce
l'ho tenuto stretto stretto tra le mani
l'ho sfogliato piano piano
sottolineando tra un ricordo e l'altro
tra una ruga e l'altra
sulla tua faccia da circense
perché lo sai, lo sai
quando nessuno li vede
dietro le quinte, a luci spente
anche i pagliacci in fondo in fondo sono tristi.

Capelli colorati, cuffie, felpone e scarpe da ginnastica. 
E’ così che sono io. E’ così che siamo noi.
Sorriso stampato che sa di maschera ed attende di uscire gioioso. Sguardo spento che aspetta la luce. Camminata veloce e noncurante di ciò che c'è attorno. Un libro sfogliato ormai forse troppo in borsa. Un quaderno per gli appunti ed i pensieri. 
E’ così che vivo io. E’ così che viviamo noi. 
Con le borse mezze vuote, ma sempre traboccanti di sogni e speranze.

Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un’ottantina di anni.
Scrivete su un altro argomento, che ne so… sul mare, vento, un termosifone, un tram in ritardo.
Non esiste una cosa più poetica di un’altra. La poesia non è fuori, è dentro.
Cos’è la poesia? Non chiedermelo più, guardati allo specchio, la poesia sei tu.
Vestitele bene le poesie.
Cercate bene le parole, dovete sceglierle.
A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola.
Scegliete, perchè la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere, da Adamo ed Eva. Lo sapete quanto c’ha messo Eva prima di scegliere la foglia di fico giusta? Ha sfogliato tutti i fichi del paradiso terrestre.

Innamoratevi.
Se non vi innamorate è tutto morto.
Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto.
Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria.
Siate tristi e taciturni con l’esuberanza.
Fate soffiare in faccia alla gente la felicità.

Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.

Siate felici.
Dovete patire, stare male, soffrire.
Non abbiate paura a soffrire. Tutto il mondo soffre.
E se non vi riesce, non avete i mezzi, non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto.
E non cercate la novità. La novità è la cosa più vecchia che ci sia.
E se il verso non vi viene da questa posizione, da questa, da così, buttatevi in terra, mettetevi così.
E’ da distesi che si vede il cielo. Guarda che bellezza, perchè non mi ci sono messo prima?!
Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono.
Fatevi obbedire dalle parole.
Se la parola è “muro” e “muro” non vi dà retta, non usatela più per otto anni, così impara!

—  Roberto Benigni- la tigre e la neve
A volte è bello
tornare al passato
e capire quanto tutto
sia cambiato
e quanto tutto
sia rimasto uguale.
A volte è bello
scorrere le tue foto
e ricordare
quante lacrime abbia versato per te,
e quanto amore
ti abbia dato.
Son passati anni,
abbiamo condiviso diversi istanti,
sfogliato innumerevoli pagine della nostra vita,
aperto e chiuso infiniti capitoli,
ma dopotutto
siamo ancora qua.
Ed io mi dico
che con te
non è mai stato un errore.
Non so se fossi tanto diverso,
se fossi tanto bello,
se fossi com'io t'avevo immaginato.
So solo
che eri tu,
ed io t'amavo,
e bastava.
Sarebbe bastato sempre.
—  mailmiocuoredipietratremaancora.tumblr
C’è chi ti legge come un libro aperto, chi ti chiude come un libro letto, chi ti scrive come un libro bianco, chi ha perso il segnalibro, chi voleva leggerti ma le emozioni non erano in saldo, chi ti ha sfogliato e riposto sullo scaffale, chi ti ha portato a casa e messo in libreria. Forse un giorno qualcuno ti leggerà sul serio, dalla copertina all’ultima pagina, e ti porterà con sé come il dono più prezioso.
—  Francesco Paolo Ettari
Greta

Lei è la persona più particolare di cui vi parlo. Molti di voi la conosceranno anche meglio di me; Greta Menchi è una youtuber di Roma. Non c’è molto da dire su di lei: ha circa 50 mila seguaci su Facebook, i suoi video fanno piangere dalle risate e continua a cambiare colore dei capelli. È una ragazza allegra, che ama quello che fa. Vi spiego come l’ho conosciuta e come mai l’ho inserita in questa categoria di “persone importanti”.
L’ho conosciuta per caso, girando su youtube (lo faccio spesso) ho trovato un suo video, dove un suo amico le lancia una sfida: stare senza telefono per 24 ore. Allora ho sfogliato un po’ il suo canale di youtube e ho visto che aveva kik. Le ho scritto brevemente la mia storia e le ho fatto i complimenti per quello che stava facendo, perché lei con una semplice macchinetta sarebbe in grado di far ridere il mondo intero. Mi ha risposto e mi ha proposto di sentirci su Skype in quei giorni. Così è stato, quando mi ha chiamato ero molto agitato e emozionato, ma mi ha fatto sentire subito a mio agio. Mi ha raccontato un sogno stranissimo, dove stava per essere uccisa, e mi ha letto qualche domanda che le hanno fatto i suoi fan per un suo video “Q&A”. Sono stato davvero bene e, appena finita la chiamata, ho subito scritto un post sul mio blog e caricato uno screen della conversazione di Skype su Instagram. Greta ha visto la foto e ha letto il mio blog.
Mi ha dedicato uno stato su Facebook e da lì ho davvero capito che la mia storia in qualche modo l’aveva colpita e le aveva dato una spinta in più per continuare a fare video.
La ammiro moltissimo perché si fa in quattro per far video con una certa frequenza e per ascoltare tutti i suoi fan.
Riesce a farmi andare avanti, a lottare. Grazie a lei molte persone mi hanno scritto e mi hanno esortato a non mollare. È una ragazza stupenda, dovrebbero esserci molte più “Greta Menchi” nel mondo.
Grazie Gre, continua così che sei la migliore! Un bacio grande, ilragazzochesogna

mybloggreta

Mentre non eri qui, ho sfogliato velocemente attimi ed espressioni come fermi immagine; flashback che si susseguono veloci e mi mostrano ogni istante, in cui ti ho amato senza saperlo. E so oggi, come fossi destinata a te, proprio come adesso, che ricordando, mi sto innamorando, ancora e ancora, anche se non lo sai.
—  Il Mio Lui; Carla Moscato | Lucifer-lux

Ero in libreria, ieri, e ho visto due ragazzi.
Lei girava per gli scaffali con uno sguardo insolito, era attenta, curiosa, come se quel posto fosse casa sua, ma allo stesso tempo come se dovesse scoprirne ogni nuovo dettaglio.
Lui faceva il finto arrabbiato, forse sapeva che lei in quel posto ci si perde troppo facilmente, ma la seguiva. Si è fermato davanti alla sezione viaggi, poi, ha sfogliato diverse guide, aveva lo sguardo di chi con la testa sta già visitando centinaia di diverse città.
Lei l’ha visto, l’ha guardato un po’ da lontano, come si guardano le cose belle, quelle a cui non ti avvicini troppo per paura di rovinare il momento, poi si è messa accanto a lui.
“Chiudi gli occhi”, gli ha detto.
Il ragazzo l’ha guardata, ha sorriso e ha obbedito, mentre lei gli prendeva la mano e la posizionava davanti ai libri. “Scegli”, ha continuato.
Lui ha aspettato, ha toccato varie copertine, si è fermato davanti a tanti volumi, ne stava per prendere uno, ma all’ultimo minuto ha cambiato idea e ne ha preso un altro, poi ha aperto gli occhi.
“Australia”.
“Australia”.
Lui non smetteva di guardarla, lei non smetteva di sorridere.
“Ti ci porterò, un giorno”, le ha sussurrato, mentre i suoi occhi si illuminavano così tanto che l’Australia, lei, l’avrebbe illuminata tutta.

Pensano che sono un testimone di Geova, che gli voglio vendere qualche aspirapolvere, che li voglio fottere
Suono ai citofoni in maniera del tutto casuale. Tanto le statistiche sono dalla mia parte. Novanta volte su cento mi ritrovo nella casa giusta. Non mi aprono quasi mai al primo tentativo. Pensano che sono un testimone di Geova, che gli voglio vendere qualche aspirapolvere, che li voglio fottere. Non vi dico che fatica solo per fargli capire che vengo in pace e che non sono pericoloso. Giustamente, coi tempi che corrono. Spesso devo tornare per parecchi giorni, finché non divento un volto familiare e iniziano a fidarsi di me. Nei casi più complessi mi tocca portare dei cioccolatini, o dei cuoppi di zeppole e panzarotti. Il punto è che non sempre me lo posso permettere. Quando finalmente riesco a farmi aprire mi scappa sempre un sorriso ebete e felice. Loro mi guardano perché di solito mi vesto un po’ male, e le mie scarpe non sono nuovissime. Però gli sorrido. E allora pare che si rilassano.  Io di mestiere faccio il cercatore di libri. Cerco i libri, ma non quelli preziosi. Non le prime edizioni introvabili o i libri antichi che valgono milioni. No, quel tipo di business non mi interessa. Il mio servizio è gratuito, e non c'è nessuna fregatura. Io vado a caccia di quei libri dimenticati e sperduti che si nascondo nelle case delle persone che non leggono. I libri ignorati, quelli che nessuno ha mai preso sul serio. Quelli che giacciono soli, in posti umidi, che non hanno mai avuto il privilegio di essere esposti in una bella libreria in compagnia di altri libri. I miei clienti sono esseri molto particolari. Vittime e carnefici al tempo stesso. Spregevoli e commoventi. Sono persone distratte e superficiali, hanno famiglie e vite incasinate, ma questo non li giustifica. Quando riesco ad entrare in confidenza mi lascio scappare qualche ramanzina alquanto severa, mi capita di chiedergli se si rendono conto della gravità della cosa, cerco di farli sentire una lota, ma cerco anche di inculcargli l'idea che non tutto è perduto, che ne possono ancora uscire, che io sono lì per questo. La prima domanda che gli faccio è se in casa hanno dei libri. Spesso e volentieri la risposta è no, e allora chiedo se sono sicuri, se proprio non ne hanno nemmeno uno. L'esperienza mi insegna che qualche libro alla fine c'è sempre, anche nella casa più ignorante. Anche in quella più becera. Nei ripostigli che puzzano di scarpe e di cape d'aglio, nelle soffitte piene di ragnatele, negli scantinati umidi con le tubature che scorrono e le zoccole che fanno i banchetti. C'è sempre qualcosa, anche se dozzinale. Certe volte è un libro di ricette della Sora Lella, altre volte è la biografia di Maradona o di Roberto Baggio. Di qualsiasi libro si tratti, io lo prendo, lo sfoglio e cerco di capire se è stato mai letto, se è stato amato almeno una volta. Me ne posso accorgere dalle pieghe ai margini dei fogli, dalle dediche che stanno scritte sulla prima pagina, o dalle eventuali (nonché rarissime) sottolineature. Ad ogni modo, quando trovo il libro, lo spolvero e lo porto al cliente. Gli faccio delle domande, per vedere se si ricorda di averlo letto o almeno sfogliato, se l'ha comprato o gliel'hanno regalato, se magari qualcuno glielo ha prestato e lui non l'ha mai restituito. Insieme ricostruiamo, spesso faticosamente, la biografia di quel povero libro abbandonato. Quasi sempre spunta fuori un aneddoto, un ricordo bello o doloroso, qualcosa che proviene da un tempo lontano. Nella maggior parte dei casi riesco a riportare il cliente così indietro nel tempo da leggere nei suoi occhi un minimo di nostalgia. Poi, piano piano, leggiamo qualche riga, ma giusto tre o quattro, senza esagerare, senza forzare la mano. Fanno tenerezza perché sono timidi e impacciati come bambini delle elementari alle prese con le prime letture. Hanno vergogna, perché lentamente iniziano a prendere coscienza del crimine di cui si sono macchiati. Mi guardano impauriti e temono che io li possa giudicare. Ma io non dico niente e mi limito a sorridere. Gli dico di non fermarsi, di leggere ancora un po’. E più loro leggono e più metabolizzano la tragedia. Alla fine, stremati, vogliono quasi piangere, ma io li fermo e gli dico che non serve, che adesso dobbiamo fare ancora un piccolo sforzo, per far sì che questi errori non vengano più commessi. Adesso, gli dico, con calma e serenità, tu ed io cerchiamo di capire che cosa è andato storto.

Mia madre mi ha chiesto un quaderno piccolo per trascrivere le ricette dei dolci. Mentre lo cercavo, ho trovato un quaderno con appunti di Macroeconomia. Non capivo cosa ci facesse in mezzo ai quaderni nuovi, non usati, e non capivo di chi fosse. L'ho sfogliato e ho trovato il nome di un amico dell'uni. Mi sono ricordata che a Corrado, che mi prestò i suoi appunti al secondo anno per sostenere l’esame di macroeconomia, non ho restituito il suo quaderno. Credo se ne sia dimenticato anche lui. Sfogliandolo, sul retro della copertina ho trovato questa frase tratta dalla canzone “A te” di Jovanotti. La calligrafia non è la sua, ma della sua fidanzata, anzi, dovrei dire ex. Si sono conosciuti al primo anno di università, durante il corso di diritto privato. Sono stati insieme quattro anni. Proprio a luglio seppi da un’amica che non stavano più insieme, che lui, dopo la fine della loro storia era stato malissimo, che lei lo aveva lasciato ma non so precisamente il perché, so solo che negli ultimi tempi litigavano spesso e lei aveva combinato un po’ di casini. A vederli insieme, lei sembrava anche quella più innamorata. Ma questo non c'entra niente.

Al di là dei pallini sulle i, della frase in sé, di queste smancerie che io non gradisco (vabbè che dovrei stare zitta perché una volta ho dedicato il regalo mio più grande di Tiziano ferro, poi per fortuna mi è passata), leggere questa frase e pensare a loro, che a noi che li guardavamo dall'esterno sembravano bellissimi, mi ha un po’ rattristata. Ho pensato alle cose stupide che facciamo quando siamo innamorati, alle cose che diciamo, ai segni che lasciamo su un pezzo di carta e in generale nella vita delle persone, alle cose che nel momento in cui sono state dette ti sembravano una delle poche certezze che avevi (a parte quando si finge), a quanto la vita sia imprevedibile, a quanto sia imprevedibile l'amore. Ho pensato al fatto che dobbiamo vivere con la consapevolezza della fine, senza voler essere troppo pessimisti ma semplicemente realisti. Ci sono cose che ci attraversano restano per un po’ e poi se ne vanno; altre arrivano si mettono comode e restano anche per sempre, come capita a quegli anziani che camminano mano nella mano nel parco. Troppe cose diciamo senza avere la consapevolezza di quello che stiamo dicendo, perché poi l'amore ci rende istintivi, impulsivi, creduloni, illusi, sognatori. E poi succede che nella vita può succedere di tutto e le persone non vanno trattenute per paura della fine.

Ho sentito Corrado in occasione delle festività, e mi ha detto che ha voglia di salutarmi e quando sarà a Napoli me lo farà sapere. Non so cosa fare di questo quaderno, credo che lo terrò e farò finta di niente, farò finta di non averlo mai trovato e di non averlo mai aperto. Quel quaderno potrebbe essere un terremoto di ricordi, quando poi è solo un quaderno di appunti.

considerazioni

è troppo, troppo facile vendere milioni di copie del proprio libro, puntando sulle solite scenette porno-amatoriali che seguono un'avvincente storiella d'amore. ma io non voglio lettori mediocri, io voglio lettori appassionati, lettori che, dopo aver sfogliato l'ultima pagina del libro, dicono: “ho imparato quattro miti e tre dottrine filosofiche senza annoiarmi, ho intravisto la psiche umana, e ho imparato a guardare il mondo da un'altra prospettiva!” e non: “ho imparato a fare i pompini!”

C'era un ragazzo innamorato di una ragazza
La ragazza era innamorata di un altro ragazzo
Questo ragazzo era innamorato di un'altra ragazza ancora
Che amava un ragazzo innamorato di una ragazza
Che amava un ragazzo innamorato di un'altra
Non c'era nessuna confusione
Solo un po’ di spreco
Fine.
—  Dente, Favola con i buchi / Favole per bambini molto stanchi
L'istante più bello degli amori
non è quando si dice ‘ti amo’
è nel silenzio
ogni giorno spezzato a metà
è nelle intese
pronte e furtive dei cuori
nei finti rigori
nelle indulgenze segrete
nel brivido di un braccio
dove poggia una mano che trema;
nel libro sfogliato insieme,
un libro mai letto
nell'ora irripetibile quando con la bocca chiusa
il pudore dice tanto
e il cuore scoppia
aprendosi in silenzio come un bocciolo di rosa
l'ora in cui il mero profumo dei capelli
sembra un regalo conquistato …
l'ora della tenerezza squisita
che nel rispetto avvolge la passione.
—  Sully Proudhomme - Il momento migliore