sensatious

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia
e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce
il nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore 
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica,

chi non trova la grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,

chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce .

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivi
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore 
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà 
al raggiungimento di una splendida felicità.

Chi muore (Ode alla vita), di P. Neruda e M. Medeiros

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

— 

Pablo Neruda

Shore Leave : Beautiful

Summary: Jim x Reader x Leonard:  It all started when the crew of the Enterprise took some much needed shore leave on Yorktown. On the first night, you decide to go out with Scotty, Jim and Bones to the local bar. It’s when Scotty calls it quits for the night that things took a turn for the..best? If “best” meant being in between the most handsome men on the U.S.S Enterprise. Nothing like a good ole romp in the sack with the Captain & Doctor, at least for one night. One night, right? Or will this be the best shore leave you ever had?

Part One - Midnight Whiskey   Part Two-  Suprise

Part Three- Beautiful   Part Four- Screwed

Keep reading

Ci sono sentimenti sensati o insensati, e quelli insensati forse hanno un senso più profondo.
Il nome dei gatti.

È una faccenda difficile mettere il nome ai gatti; 
niente che abbia a che vedere, infatti, 
con i soliti giochi di fine settimana. 
Potete anche pensare a prima vista, 
che io sia matto come un cappellaio, 
eppure, a conti fatti, 
vi assicuro che un gatto deve avere in lista, 
TRE NOMI DIFFERENTI. Prima di tutto quello che in 
famiglia 
potrà essere usato quotidianamente, 
un nome come Pietro, Augusto, o come 
Alonzo, Clemente; 
come Vittorio o Gionata, oppure Giorgio o Giacomo 
Vaniglia - 
tutti nomi sensati per ogni esigenza corrente. 
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno, 
nomi più fantasiosi si possono consigliare: 
qualcuno pertinente ai gentiluomini, 
altri più adatti invece alle signore: 
nomi come Platone o Admeto, Elettra o 
Filodemo - 
tutti nomi sensati a scopo familiare. 
Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome
che sia particolare, e peculiare, più dignitoso; 
come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda 
perpendicolare, 
mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso? 
Nomi di questo genere posso fornirvene un quorum, 
nomi come Mustràppola, Tisquàss o Ciprincolta, 
nome Babalurina o Mostradorum, 
nomi che vanno bene soltanto a un gatto per volta. 
Comunque gira e rigira manca ancora un nome: 
quello che non potete nemmeno indovinare, 
né la ricerca umana è in grado di scovare; 
ma IL GATTO LO CONOSCE, anche se mai lo confessa. 
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
la ragione, credetemi, è sempre la stessa: 
ha la mente perduta in rapimento e in contemplazione 
del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome: 
del suo ineffabile effabile 
effineffabile 
profondo e inscrutabile unico NOME.

T.S. Eliot

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, 
chi non cambia la marcia, chi non rischia,
e non cambia colore dei vestiti, 
chi non parla a chi non conosce. 
Muore lentamente chi evita una passione
chi preferisce nero su bianco ed i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, 
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso, che fanno battere il cuore davanti agli errori ed ai sentimenti. 
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, 
chi è infelice sul lavoro,
 chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati 
lentamente muore chi non viaggia e chi non legge, 
muore lentamente chi distrugge l'amore proprio, 
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. 
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. 
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. 
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

-Pablo Neruda.

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

— 

MARTHA MEDEIROS, “Lentamente muore” (A Morte Devagar)

erroneamente attribuita al poeta cileno Pablo Neruda

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

—  Pablo Neruda

Un continuo far l'amore
tra noi due.
Facciamo l'amore con gli occhi,
ché mi sento nuda come mai quando mi fissi nelle pupille.
Facciamo l'amore con le mani,
quando ce le stringiamo forti,
per non farci andare via,
via dove poi?
Da nessuna parte, “dove” sei sempre tu.
Facciamo l'amore con le parole,
quando discutiamo,
io divento infantile,
ma poi ci capiamo e spegnamo tutto con una risata
Facciamo l'amore quando ci abbracciamo,
che non mi son mai sentita più libera di abbandonarmi totalmente in vita mia.
Facciamo l'amore con la testa,
quando parliamo,
vaghiamo coi pensieri,
che sembrano sconnessi,
ma sono sensati
e io sento una connessione profonda
quando pensiamo ad alta voce
e l'altro risponde.
Facciamo l'amore
solo dormendo,
quando sentiamo il respiro dell'altro,
ché io mi sento ancora più tua così,
se possibile.
Facciamo l'amore
da quando le nostre anime si sono viste
e si sono scelte.
E da quel giorno sono aggrovigliate l'una all'altra,
per non lasciarsi mai andare.

Poi facciamo anche l'amore,
quello fisico,
ma di certe cose non si parla,
perché descrivere emozioni così
liquide
non è possibile.

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In riva al mare, ieri sera.
Questa è una delle mie poesie preferite. 

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti!

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia ad inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sé stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare!
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.


Spero vi piaccia.
Buon ascolto (?)

Non sono capace a fingere.
Faccio tanta di quella fatica
A convivere con me stesso,
A sopravvivere alle sensazioni che provo tutto il tempo, e non parlo solo di pensieri davvero sensati.
Mi ammazza il senso dell'irrazionale che ormai fa parte della mia vita 24 ore al giorno. E quello non posso ignorarlo, per quanto mi piacerebbe, so che lui non sbaglia. Me lo ha dimostrato tantissime volte, e le sorprese sono state davvero poche.
Non sono paralizzato dalla paura, ma so che posso ascoltare solo me stesso. Anche perche, fondamentalmente, sono l'unico che mi parla.
Non ho trovato a oggi chi, in maniera disinteressata, non lanci prima la pietra e poi in fretta nasconda la mano. Mezze frasi, mezze parole, accenni di soluzioni.
Ho smesso di inseguire, e allo stesso modo non permetto a nessuno di venire a curiosare
Per il gusto di giocare con la mia mente come hobby, a tempo perso.
Mi rendo conto che poco valga la pena di essere fatto, pochi i sentimenti che valgan la pena di essere provati.
Déjà vu. Una copia di una copia di una copia.
Sincronicità. Mezze verità, allusioni.
Un potere che gioca con il singolo come un gatto col topo. E ti viene da chiedere, da chiederti, un tale potere che domina tutto, perché rende tutto così complicato? Noia? Passatempo, sadismo?
Chissà, ci si abitua pian piano, magari.
Ma sempre con un certo grado di diffidenza.
Se un tale potere gioca a prenderti in giro per il gusto di farlo, ha forse senso metterci quel poco di cuore rimasto per cercare una comunicazione che non vuole esserci?
Realmente, cosa può portare di positivo all'esistenza se ti fa intravedere che di genuino o positivo non c'è nulla che non giochi a contraddire se stesso?
La tenerezza è una sensazione quasi dimenticata.
Il valutare, soppesare ogni parola e ogni pensiero ha la priorità.
Persone che una volta mi facevano sognare a occhi aperti, ora sono solo maglie di una rete.
Non sento voci fuori dal coro. Alleanze, si, alleanze di interessi e potere che non mi fanno intravedere niente di buono, che mi portano a dubitare.
A far si che un sorriso vero sia un evento raro.
Era questo l'obiettivo?
Scardinare la fiducia e la convinzione che qualcosa di salvabile ci fosse?
Se era questa la finalità ci siete riusciti,
Tanto di cappello.
Ma rimane una vostra vittoria senza utilità.
Alla fine potete avermi convinto che credevo troppo in qualcosa, convincendomi fosse il caso di smettere. Ma non siete riusciti a convincermi che il vostro sistema alternativo fosse più valido.
È solo più pratico. Non avete libertà di pensiero, anzi siete più schiavi di quanto non lo siate mai stati prima. Regole, decaloghi che trascendono i sensi di colpa. Dove tutti sono tutto e nessuno è niente.
Fatevelo dire,
non avete un gran senso degli affari.
Chissà cosa vi avevano promesso
per fottervi così bene.
Niente di cui valga la pena parlare. E si vede. Siete passati da essere protagonisti a comparse con una piccola parte. Che si calano in un ruolo, convinti di non essere mai visti dietro le maschere, burqa di carne in cui l'unico elemento che non può mentire sono gli occhi.
Spesso urlano dietro sorrisi stampati.
Sapete di esservi spinti troppo in là, per un gioco con premi tutto sommato sopravvalutati.

De zomer van 1969

Annie Ernaux’s ‘Meisjesherinneringen’ (de Nederlandse vertaling verscheen onlangs) is een misleidende titel, die desondanks precies juist is. 77 jaar oud, gaat de auteur op zoek naar de jonge vrouw die zij op haar 18e was, in 1958. Het was een belangrijk jaar, want voor het eerst verliet zij haar geboorteplaats Yvetot om als jeugdleidster in een vakantiekamp te werken, een eerste serieuze poging zich vrij te maken van haar kind-zijn. Nog belangrijker is dat ze voor het eerst met een man naar bed gaat en de sensaties van een eerste hartstocht ervaart, een die vooral verontrustend en confronterend van aard is. Het hele boek probeert zij dichtbij die jonge vrouw te komen en in die intense pogingen is ze vaak verbijsterd door haar jongere ik. En aan het eind weet ze eigenlijk niet precies meer wat voor een boek ze toch heeft geschreven. In ieder geval zijn het geen reminiscenties, maar een reconstructie, die natuurlijk een constructie is.

Het kan niet anders of het lezen ervan maakt dat ook ik terugdenk aan dat onwaarschijnlijke meisje dat ik, in mijn geval,  in de zomer van 1969 was. Een vrouw was ik zeker niet. Steeds in het donker (als ik het boek weer weg legde om te gaan slapen) probeerde ik haar/mijzelf tevoorschijn te roepen. Slechts een kleine handvol  antecedenten kwamen boven: verandering van school, huis, stad, ziekenhuisverblijf, nog minder concrete gebeurtenissen. Mijn lichaam, daar kom ik na allerlei omzwervingen in mijn geheugen steeds weer bij terecht: het hardnekkige lichaam van een kind, dat haar 'geest’ ongewild even klein hield, dat iedere vonk van hartstocht onmiddellijk doofde - al gloeide, bijna onbereikbaar diep verscholen, het verlangen mij aan de wereld te tonen.

Als de jonge Annie Ernaux na vier jaren weer terug gaat naar de  beladen plek van het vakantiekamp, blijft ze in de auto zitten en kijkt haar ogen uit. Ze schrijft dan dat ze niet de plek haar iets wilde laten zeggen, maar dat zij iets wilde zeggen tegen de plek: dat ze niets meer van doen heeft met dat meisje van toen. Heb ik niets meer van doen met dat meisje in 1969? Ja, en nee. Arnaux: … het verheffende bewijs dat wat telt niet is wat je overkomt, maar dat je doet met wat je overkomt. Zo'n voorstelling van zaken is geruststellend, en gedoemd om met het ouder worden steeds hechter met het zelfbeeld vergroeid te raken, maar wat ervan waar is laat zich al met al onmogelijk bepalen.

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

—  Martha Medeiros 
Circondata da idioti
Ragazzi che sprecan le loro doti
In una scuola in cui contan solo i voti
Tutti diversi ma fuori tutti uguali
In realtà sono opposti ma fingono di avere gli stessi ideali
Chi va contro corrente è isolato dalla gente
Questa massa uniforme che si muove lentamente
Trasportata da ‘sto fiume
Di letame e marciume
Roba brutta camuffata
Merda per rose vien spacciata
E mentre ci cambiamo per il giudizio della gente
Quelli si contano la pila crescente
Soldi rubati più che guadagnati
Sottratti spacciandoli per pagamenti sensati
E intanto continuiamo questa mera illusione
Convincendoci che sia reale e non ci sia un'altra soluzione.
—  Me.