sensatious

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni
e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges.

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
—  Martha Medeiros
Circondata da idioti
Ragazzi che sprecan le loro doti
In una scuola in cui contan solo i voti
Tutti diversi ma fuori tutti uguali
In realtà sono opposti ma fingono di avere gli stessi ideali
Chi va contro corrente è isolato dalla gente
Questa massa uniforme che si muove lentamente
Trasportata da ‘sto fiume
Di letame e marciume
Roba brutta camuffata
Merda per rose vien spacciata
E mentre ci cambiamo per il giudizio della gente
Quelli si contano la pila crescente
Soldi rubati più che guadagnati
Sottratti spacciandoli per pagamenti sensati
E intanto continuiamo questa mera illusione
Convincendoci che sia reale e non ci sia un'altra soluzione.
—  Me.
Mollare alla porta

Ogni anno mollo, anche solo per una settimana, ma mollo. Mi lascio andare al destino e me ne sto immobile. Sembra che non me ne freghi niente, ma non è così, perché alla fine mi sento in colpa. Intanto la bufera passa, distrugge tutto e io la guardo, piena di ansia ed impotente. Eppure ogni anno mi prefiggo obbiettivi sensati, pieni di ambizione, che spesso però rimangono solo obbiettivi, e tra questi non c’è mai la parola ‘mollare’, che invece si ripresenta puntualmente alla porta.

E io, fessa, le apro. 

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

—  Pablo Neruda

Mostro, demone, é così che continuano a chiamarmi…eppure non posso farne a meno, vedere la paura e lo sgomento delle mie vittime appena mi vedono mi fa sentire viva. I loro occhi sgranati, le loro gambe tremanti. Il mio fido coltello che affonda senza difficoltà nella loro morbida carne. Il loro ccontorcersi, cercando disperatamente di aggrapparsi alla vita. Il fuoriuscire di quel delizioso color cremisi, che io posso assaggiare dalla lama. Gli occhi vitrei e ormai privi di emozioni. Il viso bagnato dal pianto. E le labbra. Così tristi..oh, saranno felici per sempre. Li farò sorridere tutti, fino all'ultimo..

[…]

Tornata a casa butto la cartella a terra, prendo qualche foglio, tre o quattro matite rosse e inizio a disegnare. Non sono disegni sensati, soltanto linee confuse e ingarbugliate, marcate e meno. Potrei continuare così per ore, vedendo in quei disegni della bellezza. In fondo, non hai mai pensato al lato artistico di un omicidio?

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

—  Ode alla Vita- Martha Medeiros
Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igenico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.

—  Jorges Luis Borges, Istanti

Lentamente muore chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero al bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente,
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare.

Muore lentamente,
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore,
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.

“Ode alla vita”, di Martha Medeiros

Ode alla Vita


Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

—  Martha Medeiros

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

—  Pablo Neruda
Zorgen

‘k mis je warmte
je hoofd leunend op m'n buik
'k mis je ziel
je kreet van ondeugendheid
'k mis die spanning
die sensatie
'k mis je eerlijkheid
je onschuld
je liefde als die er ooit echt was

'k mis je tranen die me lieten weten dat je ’t meende
'k mis jou
je zijn
je naast me zitten zonder woorden
en die geur
die mis ik elke dag
die geur van thuiskomen en zachtaardigheid
'k mis die persoon
die voor me zorgde

nu zorgt niemand nog voor me

'k mis je eerlijkheid
je onschuldigheid
je liefde zoals dat er ooit was

- Magly

anonymous asked:

Ik denk aan jouw stem en jouw lach. Ik ruik je parfum en voel je lichaam. Ik voel de sensatie in mijn lichaam die jij daar teweeg bracht, en de sensatie die de herinnering eraan teweeg brengt. Ik probeer tijd te vinden om een biertje met je te gaan drinken, en een manier te bedenken hoe ik je mee kan vragen. Ik wil niet aan je denken, je maakt me gek, maar blij.

Vraag me mee!
Ik drink alleen geen bier

Ruikt mijn parfum lekker, trouwens? Ik ruik zelf niets…

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

—  Vogliovedereingiallo
(Citazione di Martha Medeiros)
Widt

Warsaw, Widt, Gombrowicz en de singulariteit.

Er is iets gaande in Polen. Dat valt op zijn minst te vermoeden wanneer je de uitstekende VHS beluistert die het audio-visuele duo Widt uitbracht. Met analoge video, stem en elektronica scheppen zee en psychedelische jungle dat het midden houdt tussen eigentijdse post-internetelektronica en de tapecomposities van grootmeesters L. Berio of P. Henry.

In November 2013 liet ik me verleiden tot een reis naar Warsaw om het verjaardagsfeest van een Poolse vriendin bij te wonen. Het werd een ruimelijk in vodka gemarineerde trip doorheen de grimmige ex-oostblokstad die geperst zit tussen enerzijds een kitcherig, fake centrum en grauwe socialistische woonwijken. De gentrificatie heeft de stad overduidelijk in haar greep, bewijzen de Moji-winkels en hippe koffiebars. Ergens kon ik me niet ontdoen van de donkere sensatie dat ik per toeval binnengestrompeld was in een boek van Witold Gombrowicz. De donkerte was amorf, grotesk en absurd, maar evengoed gevoelig en troosteloos. Elk onbenullig en toevallig feit kon en leek een levensbepalend element worden. De stad greep me aan als ware het een singulariteit waarin tijd en identiteit opgeslorpt worden door een vormeloze en ondoordringbare massa.

De vraag of een stad haar bewoners, de muziek en kunst bepaald intrigeert, zeker in het geval van een specifieke en hermetische stad als Warsaw. Het audio-visuele project Widt is geboren in Warsaw, in de schoot van de kunstscene, zo vertellen de zussen Antonina en Bogumila Piotrowsko:

“We are sisters, both educated in the subject of fine (visual) arts. Bogumila is a graduate of history of art department, specialised in glitch art and distortion in image, she works as a motion graphic designer. Antonina is a student of intermedia department at the academy of fine arts, she is a self-taught vocalist.”

 

Widt is zeer eigentijds, een exponent van de hernieuwde interesse in analoge formaten. Hun debuut vind je enkel op VHS of bandcamp. Een vreemde en veelvoorkomende paradox waarbij zonder schroom eigentijdse media gekoppeld worden aan oudbollige, inferieure technologie. Een van de meest gekende iconen is Oneotrix Point Never. De spanning tussen het hypernieuwe en het voorbije lijkt eigen te zijn aan een post-internet generatie, vol melancholie en gedreven door een obsessie met tijden waarin het tastbare de enige mogelijkheid was. De vrouwen vertellen hierover:

“A VHS is a mother format of our visuals which are formed on a basis of continuous signal. We wanted to keep the organic texture of the video material. Now, there is a renaissance of analogue formats, a lot of small labels release music on tapes and vinyls. Pointless Geometry is one of them, they are dedicated to tapes and vhs.”

 

Magnetische dragers vervagen, en ademen inherent verlies uit. Na ettelijke afspeelbeurten is een VHS onherroepelijk verloren. Distortie en witte ruis ontstaan, tot het punt waarop de originele beelden en muziek slechts dankzij herinneringen waar te nemen vallen.

Widts s/t VHS refereert niet toevallig aan de revolutionaire tapecomposities Echo D’orphée, (Pierre Henry) en Omagio a Joyce (Luciano Berio en Cathy Barbarian). Beide stukken gaan over verlies — op een eerste niveau over het verliezen van een geliefde aan wat in de huidige metafysica een singulariteit heet, of in mythes de hel of het hiernamaals heette. Op een dieper niveau verliest taal haar rationaliteit en letterlijke betekenis, en daardoor gaat identiteit, de kern van een vrouw of man, verloren. De muziekstukken steunen op stem en primitieve elektronica. Ze deconstrueren taal als de kern van identiteit en bestaan, door zanglijnen te verstoren en het spreken te herleiden tot glutale fonemen.

“We perform long, improvised audiovisual sessions, trying to reach states of peculiar, deep and intense feelings. The most subtle feelings, not feelings of moral behaviour. Antonina is using her voice as a base of compositions, sometimes with a synthesizer, she modifies and piles it up with a looping station. Bogumila creates a shutter feedback connection between the elements of her equipment (video camera, tv set), composing with analogue audiovideo mixers.”

…antwoordt Widt op de vraag hoe hun muziek tot stand komt. Het bewijst hoe ook het kunstenaarsduo, in navolging van Berio en Herny, taal en identiteit verstoren tot hermetische, betekenisloze, amorfe en ongrijpbare materie. Hetzelfde kenmerkt hun visuals: video-feedback en visuele loops; het beeld verwijst letterlijk naar zichzelf en bestaat enkel in—hermetisch en ondoordringbaar (zoals Warsaw).

Schijnbaar paradoxaal, maar niet toevallig ontwijken Antonino en Bogumila de vraag of ze zich doelbewust lieten inspireren door Henry, Berio of gelijken:

“If our music refers to anything that is probably because of the resemblance of our ideas and approach to art, music and reality.”

Hermetisme dus, doelbewust vaag en betekenisloos. Ook zonder enige ironie. Hoewel een kwatong kann beweren dat de operastemmen op zijn minst kitscherig zijn:

 

Antonina: “It is an interesting point. My approach to music is absolutely serious, I would never use irony as a means of expression. For me this is more grotesque, absurd or psychedelic in general, but still sublime and spiritual.”

Widt wil het psychedelische-groteske tastbaar maken. Zoals Warsaw materialiseerde als de groteske wereld van Gombrowicz.

In Kosmos verhaalt de schrijver hoe een jongeman —jeugd, en het verlies ervan is een hoofdthema in zijn oeuvre — een shortcut neemt. Hij vindt een mus die werd opgeknoopt en gewurgd. De man is zo onder de indruk van het beeld dat hij toevallige, betekenisloze gebeurtenissen aaneenrijgt tot een onbegrijpelijk logica. Langzaam verliest hij de grip op de realiteit en loopt hij verloren in zijn hersenspinsels. Hij verliest alle morele besef en vermoordt uiteindelijk een kat om zijn gastgezin mee te trekken in het moeras van zijn ontregelde en verstoorde realiteit.

Widt is misschien een waardige audiovisuele tegenhanger van Gombrowicz werk—psychedelisch, grotesk en immersief.

Misschien lag het aan de vodka, maar ergens houdt het meer dan steek dat Widt in Warsaw ontstond.

­—text by Niels Latomme.