selciato

Scrivere una prefazione è come affilare la falce, accordare la chitarra, chiacchierare con un bambino, sputare dalla finestra. […] Scrivere una prefazione è come suonare alla porta di qualcuno per prenderlo in giro, come passare sotto la finestra di una ragazza fissando invece il selciato, come cercare, col bastone in aria, di colpire il vento, come agitare il cappello senza salutare nessuno, come mettersi a guardare le anitre selvatiche dalla collina di Valby. Scrivere una prefazione è come essere arrivati con la diligenza alla prima stazione e fermarsi sotto la tettoia buia con un presentimento di quello che accadrà, vedersi aprire la porta e con la porta il cielo, fissare davanti a sé la strada maestra, che nasconde sempre dell'altra strada dietro di sé, adocchiare l'attesa segreta del bosco, il sentiero che scompare seducente in lontananza; udire il corno del postiglione e il cenno d'invito dell'eco, udire il cocchiere schioccare forte la frusta e il bosco ripetere confusamente quello schiocco, ascoltare le chiacchiere allegre dei viaggiatori. Scrivere una prefazione è come essere arrivati, trovarsi in un soggiorno accogliente, salutare una persona molto desiderata, sedersi in una poltrona, riempire la pipa, accenderla - e avere infinite cose da raccontarsi. Scrivere una prefazione è come accorgersi che ci si sta innamorando. L'anima dolcemente inquieta, la rinuncia al segreto, ogni avvenimento un accenno alla dichiarazione. Scrivere una prefazione è come ascoltare il ramo del pergolato di gelsomini e scoprire che ci si è nascosta dentro il mio amore.
—  Soren Kierkegaard

Nella follia Catturerò il firmamento e lambirò le nubi Prenderò in prestito la bufera Lasciandomi alle spalle le lacrime zampillanti Lacrime zampillanti E me ne andrò. Non inseguirò l’equilibrio Non soffocherò le grida Danzerò sull’acqua Dirigendomi verso l’altra sponda Libera O schiava Non importa! Guaderò il fiume. Quando verrà il momento farfalla notturna Deporrò la dolcezza che ormai mi ha annoiata Deporrò l’abito imbizzarrito invano E darò fuoco al passato Per ritornare liscia come la terra vista da lontano E girare da sola Intorno alla luna. Riderò e le mie risate non saranno tristi Non volerò, camminerò Accarezzerò la strada Converserò tutta la notte con il selciato Farò sgorgare la poesia dalle pietruzze Il cielo piangerà e non mi preoccuperò Il vento consumerà il mio cuore ustionato dall’amore. Il commiato diventerà una cintura Che cinge la mia rivoluzione Stringerò tra le braccia la distanza, gli uccelli notturni, i tremanti vasi di fiori Tutto quel che bevo lo riverserò sui miei difetti Accoglierò nel mio sangue una rosa che non ha ancora trovato il terreno in cui sbocciare. Quando verrà il momento alba senza rugiada mi mostrerò con il viso rabbuiato e seppellirò i miei visi sereni abitata dalla tenacia sarò intrisa come il pane del tempo noncurante delle briciole diffonderò l’ombra luminosa sul mio essere che farò gocciolare come il dolce miele punto dopo punto bacio dopo bacio affinché si spenga sulla superficie del fiume quella donna che ho serbato in me.(Joumana Haddad)