seicento

Come alcune erbe che producono medicamenti e veleni

Se il titolo di questa puntata vi sembra simile ad una canzone di Dente, non avete tutti i torti. È evidente che plagi il caro vecchio Bellori - un tizio saccente sotuttoio del Seicento che ha scritto le vite degli artisti del suo secolo ( ma solo quelli che gli piacevano ). Caravaggio, ad esempio, non è che gli piacesse moltissimo - volgare, ricopia la natura e non la rielabora, scandaloso - ma era talmente tanto famoso che far finta che non fosse mai esistito era un po’ eccessivo e allora gli dedica due parole ( e due parole pure parecchio invidiose ).

Lo definisce volgarissimo, scandaloso - s'inventa che un sacco di opere erano state rifiutate ( quando per la maggior parte delle volte non era così ) e noi ci siam bevuti queste storielle e le rivendiamo con fierezza sul Michelangelo ribelle, che faceva schifo a tutti ed era un ubriacone senza ritegno. Beh, NO. Anche se effettivamente alzava parecchio il gomito. 

Quante cose ci sono da dire su Caravaggio - anche se l'80% le sanno già praticamente tutti. Per questo volevo solo soffermarmi su quest'opera qui, la Conversione di San Paolo - che è una delle mie preferite, ed invitarvi anche a darci un'occhiata se un giorno fate una passeggiata a Piazza del Popolo ( la chiesa, Santa Maria del Popolo, è proprio quella lì ) qui a Roma. Sta in una cappella buia e scura, di fronte ad un altro capolavoro del Merisi - la Crocifissione di San Pietro, a far da preambolo alla pala d'altare di Annibale Carracci ( e dato che i due sono contemporanei vi prego di guardare quanto sono differenti gli stili, i colori, le ombre, i personaggi. 

Vi risparmierò la sviolinata melensa su quanto io ami Caravaggio, e anche sulle faccende delle luci e delle ombre - del fondo nero e di quanto sia d'impatto il suo nuovo modo di trattare le figure, per cominciare con una smentita: no, Caravaggio non faceva solo ceste di frutta e giovani fighetti. Aveva anche commissioni importanti per persone importanti, come questa. La fase della vita di fiori e frutta risale all'età giovanile e dopo si dedicò a tematiche più impegnative - quelle religiose in particolar modo, spinto dai ricchi mecenati della cultura che vedevano in lui l'innovazione dell'arte. 

Piantiamola di vedere Caravaggio come l'imitatore della natura, il fondatore del realismo e fregnacce varie che dicono tutti. Mai s'è messo a fare disegni en plein air, a riprodurre le cose nel loro perfetto rigore naturale, anzi. Se guardate bene qui non si capisce dove finisce la gamba destra del buon San Paolo a terra, e non si riesce a collegare logicamente il busto del servitore a quelle gambe corpulente. A Caravaggio importa l'effetto, che sia d'impatto. E per farlo non copia affatto dalla natura, anzi dipinge una volta poi cambia idea - sposta una gamba, poi corregge un'altra cosa, sistema un dettaglio e poi ci ripensa: le sue tele sono piene di aggiustamenti e non sono mai stati trovati bozzetti o suoi disegni: il lavoro era svolto tutto sulla tela e continuamente rivisitato, perfetta incarnazione del suo temperamento vivace ( che poi vivace è un eufemismo, se si può definir tale un beone che si faceva coinvolgere in risse e litigate - che è pure finito in galera per aver insultato un altro pittore/scrittore del tempo ). 

« Ma Wafer, e allora tutte quelle storie che ho sentito su Caravaggio? Che tipo per fare la Vergine prende a modello una puttana morta affogata, per fare una zingara ne usa una vera, per fare Lazzaro morto si prende un cadavere dal cimitero ( e vi dirò di più: sto cadavere puzzava talmente tanto, dicono, che quelli che dovevano tenerlo fermo nella posa giusta mentre Caravaggio dipingeva, lo fecero cadere. E Michelangiolino che era un tantino suscettibile li minaccia con un coltello di riprendere posizione e continuare a tenersi il morto in braccio ) ?  Tutte balle? »

Sì e no. Questo risponde a tutti i quesiti che ci stiamo (?) ponendo. Caravaggio non è che vede un morto sul fiume e lo ritrae così com'è, no. Non è che vede una zingara per strada e ne fa un dipinto lì per lì, manco questo. Prende le persone e se le porta nello studio - fa assumere loro la posa che vuole lui. Non c'è niente di spontaneo in tutto questo, anzi c'è dietro un lavoro che mira principalmente a creare quegli effetti scenici che sono tipici del nostro beneamato. 

In questo caso specifico quali sono gli effetti? Caravaggio fa un'arte del popolo, per il popolo ( anche se al popolo, paradosso dei paradossi, mica piace: a loro piace la versione della religione altisonante, trionfale, “ufficiale”. Almeno all'inizio ). Trascina il divino nel quotidiano di persone con le unghie orlate di nero e i piedi sporchi, porta i miracoli nel mondo povero di tutti quanti. E quindi basta angioletti che spuntano ovunque, aureole irreali e Dio & company che spuntano dal nulla dall'alto in un tripudio di colori. Caravaggio dimostra che queste storie della Bibbia sono storie di persone vere più che mai, e quindi qui non c'è nessun Dio che compare, ma solo un cavallo, un servitore vecchino e quest'uomo steso con le mani verso il cielo. Rivoluzionario? Manco troppo. Era una iconografia tipica di questo personaggio persecutore dei cristiani che poi si sente chiamare da Dio e cambia idea, si converte e tuttalastoriacheavetefattoalcatechismo. La novità appunto è l'atmosfera nuova che impone nel quadro, l'assenza di Dio che si manifesta solo ed esclusivamente in quella luce possente che taglia l'ombra e finisce su Paolo, proprio come la storia nella Bibbia è raccontata:

3 E mentre era in cammino, avvenne che, avvicinandosi a Damasco, di subito una luce dal cielo gli sfolgorò d’intorno. 4 Ed essendo caduto in terra, udì una voce che gli diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? 5 Ed egli disse: Chi sei, Signore? E il Signore: Io son Gesù che tu perseguiti. Ti è duro ricalcitrar contro gli stimoli. 6 Ed egli, tutto tremante e spaventato, disse: Signore, che vuoi tu ch’io faccia? Ed il Signore gli disse: lèvati, entra nella città, e ti sarà detto ciò che devi fare. 7 Or gli uomini che faceano il viaggio con lui ristettero attoniti, udendo ben la voce, ma non vedendo alcuno.

E a proposito di realismo e naturalezza. Questa luce vi sembra davvero normale e naturale? Siete ancora convinti di quella storia del realismo di Caravaggio? Ogni cosa in lui ha finalità precisa, nulla è lasciato al caso, specie la luce - che incarna il divino, rivela, scopre e copre.  

C'era chi pensava che Caravaggio facesse uso di una camera oscura per i suoi lavori. Se dopo aver letto qui provate a dare loro ragione, giuro che vi picchio brutalmente e vi tolgo il follow.

 

Si spegneva a Porto Ercole il 18 luglio del 1610, Michelangelo Merisi da Caravaggio, pietra miliare nella storia dell'arte italiana.

Così Giovanni Battista Marino sulla sua morte:

Fecer crudel congiura

Michele, a danni tuoi Morte,

e Natura.

Questa restar temea

Da la tua mano in ogni imagin 

vinta,

Ch'era da te creata, e non dipinta.

Quella di sdegno ardea,

Perchè con larga usura

Quante la face sua genti strugga,

Tante il pennello tuo ne rifacea.


(G. B. Marino, “In morte di Michelangnolo da Caravaggio”, in “La Galeria”)

Nell'immagine: Caravaggio, “David con la testa di Golia”, Roma, Galleria Borghese, dettaglio.

anonymous asked:

Wafer, puoi dirci qualcosa sulla pittura olandese e in particolar modo su "La ragazza col turbante"? È davvero un bellissimo lavoro! :-)

C’è un libro bellissimo che favoleggia la storia di questo quadro bellissimo - e un film con Scarlett Johansson. Ti consiglio di mettere entrambi nella wishlist di Amazon, l’atmosfera è estremamente suggestiva.

Originally posted by moviemagicobsession

Una piccola pillolina di arte, niente sproloqui - La pittura olandese del Seicento.

In Olanda non c'erano vescovi e papi a dettar legge su cosa bisognasse dipingere per renderci tutti timorati di Dio, durante gli anni della Controriforma. Era invece in fermento quella classe sociale sempre in vantaggio per i libri di storia: la borghesia. Olandesi della classe media che, grazie al loro impiego, riuscivano a riportare a casa un bel gruzzoletto, e parte di questo era destinato a commissioni di opere d'arte da tenersi in casa. Anche per questo non troverai tra queste tele dei dipinti di dimensioni esorbitanti come invece poteva succedere in Italia, o in Francia. Si tratta di opere modeste destinate ad ambienti relativamente modesti, non di grandiose rappresentazioni da esporre in chiesa o nelle gallerie di Versailles.

I fattori sopra elencati spiegano bene la scelta di determinati soggetti pittorici - è infatti immediato ricordare, quando si parla di pittura olandese, di ritratti, nature morte, scene di vita quotidiana. Niente martiri della religione o soggetti storici particolarmente travagliati, ma pittura di genere - così viene definita quando l’opera non richiama miti, leggende o fatti eroici, realmente accaduti o citati dalla Bibbia. Veniva considerato un genere di serie b, ma gli olandesi seppero conferirgli la giusta dignità con il loro stile inconfondibile. Viaggiando molto, inoltre, gli olandesi portavano in patria gli stili popolari in tutta Europa, e se ne appropriavano in maniera originale. Il caravaggismo, ad esempio, quel gusto di far emergere dal fondo nero i propri personaggi, tipico del caro vecchio Michelangelo Merisi, è evidente anche nell'opera di cui mi hai chiesto approfondimento: La ragazza col turbante, o con l'orecchino di perla, che dir si voglia, di Johannes Vermeer. Sempre sotto l’influenza di Caravaggio, si recupera il fascino per il naturalismo, che poi in Olanda prenderà una piega tutta personale, riscoprendo il fascino delle espressioni naturali, dei giochi di luce, il tutto con una essenzialità che è sintomatica del periodo, che riesce a comunicarci perfettamente l’atmosfera delle situazioni rappresentate. Ciò che personalmente trovo affascinante, è proprio questa capacità della pittura olandese di sospendere lo scorrere delle lancette dell’orologio, fermando un istante banalissimo come quello di una donna che sfoglia un libro, e renderlo nobile, elegante, eterno, ma affatto altisonante e retorico, bensì essenziale.

Moriva il 22 dicembre del 1666 a Bologna, il pittore Giovan Francesco Barbieri, meglio noto come Guercino, uno dei grandi maestri della scuola emiliana del Seicento, tra i primi, in quell'area geografica, ad aprirsi alle nuove istanze luministiche portate avanti da Caravaggio e seguaci.

Nell'immagine: Guercino, “Atlante”, Firenze, Museo Bardini.

3

Caravaggio, The Madonna of the Rosary (1606-7)

Caravaggio’s Madonna of the Rosary … differs drastically from others of its iconography in that it lacks the celebratory, victorious quality that so many post-Lepanto works displayed.  Instead, Caravaggio’s painting is a humble one that gives precedence to the rosary as a great unifier and gateway to the divine. Rosary confraternities brought together both rich and poor; the rosary itself was not (and is not) an elite practice. (However, the rosary as a material object itself could be a symbol of wealth based upon its materials …) Like confraternities, The Madonna of the Rosary brings together people from all walks of life. Recent research suggests that the painting may have been created for the elite Neapolitan church of San Domenico.If so, the painting would have legitimized the legend that the Madonna gifted the Rosary to Saint Dominic. The painting’s location in this church may have also been provocative, as San Domenico was “an aristocratic church, in the city’s ancient centre, its sacristy lined with royal tombs, and frequented by a cultural elite,” as Helen Langdon describes. If installed, the wealthy congregation would have been met with the reality of the rosary as Caravaggio saw it: undiscriminating, the rosary offers a meeting of worlds to all who pray it.

… Howard Hibbard notes that traditionally, Mary would hand the rosary to Dominic; in Caravaggio’s painting, it is only Dominic and Saint Peter Martyr who seem to be aware of Mary. I would argue that through this, Caravaggio intentionally leads the viewer to question the painting: what or who is real? What or who is envisioned? What or who has been ushered in by the praying of the rosary? Any ambiguity present about the viewer’s reality must have been intentional coming from an artist who did not shy away from making paintings so obvious that they shocked. The saints present are each long dead, but they exist alongside the contemporary figures because they exist in or through the company of the faithful; the divine is present in the presence of a community of believers. The 17th century viewer may have looked at this painting while praying the rosary and placed him or herself among the crowd, whose outstretched hands speak to their desire for encounter with the divine. This encounter is available to all who would meditate on the rosary’s mysteries: through the faithful’s prayers, the holy Mother and her Child meet earth.

- Excerpt from Caravaggio’s Madonna of the Rosary on Caravaggista.com.

Questo è un quadro forse non troppo conosciuto dei primi del Seicento, opera del pennello tedesco di Joseph Heintz; il soggetto mitologico - che tanto piaceva in quel periodo, specie se a tematica scottante come questo - vede protagonisti Venere e Adone.

Quella gnocca di Venere si prende una scuffia indicibile per questo baldo giovine di Adone che però non se la fila manco per errore. Venere le tenta tutte, ma proprio tutte. In questo dipinto effettivamente assistiamo ai suoi tentativi di copulare con lui ( sì, gente - lo shock di vedere un amplesso raffigurato su tela nel Seicento: tadaaan ! ) e lui sì, ci sta - ma guarda da tutt'altra parte. Non è poi così preso dalla dea ( pensa te che scemo! ) e si fissa sui cani e i puttini lì sotto. Tralasciando i putti che nel Seicento mettono ovunque perché sono bellini e paffutelli, i cani di solito sono un soggetto tematico riciclato un po’ ovunque nella storia dell'arte come simbolo di fedeltà. 
Ma di certo Adone qui tutto sembra tranne che fedele alla belloccia che gli concede il suo corpo: manco la guarda! Difatti stavolta Heintz si prende gioco dell'iconografia tradizionale e ci infila i cani di Adone, amante della caccia, dalla quale Venere non riesce a distrarlo neanche sfoggiando in bella mostra il davanzale prospero. 

Ma si sa: chi di caccia ferisce, di caccia perisce; difatti Adone poco dopo ci resta secco, sbranato da un cinghiale, proprio in una delle sue battute di caccia. Ah-ha. Il Karma t'ha fregato, bello.
Poi vabè, Venere si dispera per la morte dell'amato-che-non-se-la-filava e dal sangue del belloccio fa nascere l’adonide che è tipo una margherita. 
Questo quadro è la conferma della capacità unica dell'arte pittorica: raccontare una storia intera in una sola immagine; basta un colpo d'occhio per fare quello che la prosa impegna dozzine di versi. E vuoi mettere il sollievo di non dover fare la parafrasi delle strofe? Molto meglio.

Buon compleanno al pittore francese Georges de la Tour (Vic-sur-Seille, 10 marzo 1593).

“Il carattere che più colpisce nelle sue opere è prima di tutto l'assenza di qualsiasi esasperata pateticità nell'attuazione del tema. Tutto è calmo, semplice, naturale.”

(V.Bloch)

 

Nell'immagine: Georges de la Tour, “Maddalena penitente”, Parigi, Musée du Louvre.