seconda puntata

Di solito non mi metto a commentare sugli anti-reylo: lo trovo un discorso sterile e onestamente mi limito a bloccarli quando me li ritrovo davanti.
C’è una cosa però che ormai non sopporto più, ed è vedere preso il momento dell’interrogatorio tra Rey e Kylo come una scena di vera violenza e di bollare noi Reylos come persone che condonano la violenza sulle donne. Peggio, che facciamo il tifo per fare mettere insieme Rey (la vittima) col suo violentatore (Kylo). Mi chiedo se tutta questa gente, che evidentemente si crede tanto esperta di fiction o di Star Wars, sappiano davvero di cosa parlano.

Ultimamente mi sono messa a riguardare seriamente The Clone Wars e c’è una puntata della seconda stagione che è perfetta per questo discorso.
L’episodio è Children of the Force. In estrema sintesi, Palpatine fa rapire dei bambini force-sentitive e i Jedi sono impegnati in una ricerca contro il tempo nel trovarli. Riescono a catturare Cal Bane, brutto ceffo implicato nei rapimenti, e decidono di interrogarlo per trovare un modo per trovare i piccoli. Ovviamente il criminale non collabora e allora Obi-Wan, Anakin e Mace Windu si mettono tutti e TRE conteporaneamente ad entrare forzatamente nella testa del malcapitato…

Ora, non è perché loro sono Jedi allora va tutto bene e il fine giustifica i mezzi. (Secondo gli antis questo cosa sarebbe? Una violenza di gruppo?)

Per cui anni prima de Il risveglio della Forza, una scena simile è già successa in Star Wars e a perpetrarla sono i Jedi stessi in una serie Tv per ragazzi… e scusate, ribadisco, tre contro uno!

E se parliamo di fantascienza, una situazione del genere non è successa solo in Star Wars. Voglio aprire una piccola parentesi.

Di cosa si è occupato Abrams prima di Star Wars? Dei reboot di Star Trek…
In Star Trek VI: Rotta verso l’ignoto c’è una scena in cui Spock, per smascherare la cospirazione tra klingon/romulani/flotta, impone forzatamente una fusione mentale alla vulcaniana Valeris. (per chi non sa cos’è la fusione mentale, è essenzialmente una tecnica vulcaniana in cui i due esseri coinvolti si scambiano pensieri, memorie e informazioni… ma deve essere consensuale)

Io scommetto che chiunque abbia visto questo film (o che in generale ricordi Star Trek) non ricorderà mai questo momento come “stupro mentale”  (forse oggi siamo troppo ossessionati dal politicamente corretto) e non ricorderà mai Spock come un violentatore.

Ok, nessuno di questi esempi ha una possibile evoluzione romantica, ma non sarebbe nemmeno giusto, se questo è il metro di paragone, giudicarli meno riprovevoli!

Qui si usano due pesi e due misure.

Abrams è un produttore/regista/sceneggiatore molto, molto intelligente, scaltro direi, e non c’è dubbio che abbia saputo giocare al meglio tutte le freccie che aveva al suo arco. Tanti lo accusano di copiare o comunque di rigirare la frittata su cose già esistenti. Non so se l’abbia fatto anche con questo, non è questo il punto.

Ora da dove viene il famoso commento “stupro mentale”? La storia che c’è dietro è tragica, davvero stavolta, e coinvolge un fan che ha partecipato ad una proiezione in anteprima di Episodio VII perchè la grave malattia di cui soffriva lo avrebbe ucciso prima dell’uscita. A questa proiezione ha partecipato anche la moglie del fan. La donna si è sentita a disagio durante la scena dell’interrogatorio e un colloquio telefonico con Abrams le ha confermato che la scena doveva avere quell’impatto e ha tirato fuori le parole “mind rape”.

Penso che sia stata deleteria la leggerezza con cui Abrams ha lasciato questo commento. Forse lo ha fatto con condiscendenza verso la donna, non so. Penso però lo abbia fatto con una buona dose di incoscienza, senza pensare a come le sue parole potessero essere prese alla lettera. Come regista, forse voleva mettere il peso da dieci su di una scena molto importante e pregna di significato.

Abrams non ha mai più parlato di “mind rape”. Nel commento alla scena nel Blu-ray non ne fa parola (ovviamente) ma spiega come l'aspetto importante sia Kylo che si toglie l’elmo.

Posso essere d’accordo quando si dice che non si deve romaticizzare la scena dell’interrogatorio. In sè non c’è nulla di romatico. Ma non è quello che facciamo noi Reylos quando la indichiamo nei nostri meta, quello che facciamo è riconoscerela come un punto fondamentale per l’evoluzione dei due personaggi.

Posso essere d’accordo che la scena potrebbe infastidire, ma qui si dimentica il contesto del film. Rey e Kylo sono, volenti o nolenti, ai due lati opposti di una guerra, sono avversari, entrambi combattono per la propria sopravvivenza: non sono una coppia in cui lui picchia la moglie perchè beve! Kylo vuole delle informazioni ed entra nella testa di Rey per averle, e non è felice di farlo, ma lo fa come hanno fatto altri Jedi prima di lui. Non si è inventato nulla.
Non è un sadico che vuole sentirla gridare, non è un maniaco che la palpeggia o uno stronzo che la umilia.

Anzi, come possiamo vedere tutti nel film, ci va moooolto più piano con Rey che con il povero Poe! Perché negare l’evidenza?

Qui si dimentica una cosa fondamentalee e cioè che la trama di un film ha bisogno di punti ben precisi per andare avanti. Il punto della scena dell’interrogaorio non è l’interrogatorio stesso e come viene eseguito, esso è solo un mezzo. Tutta la scena è costruita per arrivare ad uno scopo ben preciso: non a mostrare Kylo come il gran cattivo ma mostrare la potenza e il risveglio (della Forza) di Rey! E il suo risveglio è tutta colpa (e merito) di Kylo, per mezzo di questa scena!

Quelli che condannano questo momento ma che osannano Rey come la super badass, la prescelta, quella che spaccherà il xxxx a tutti, si devono ricordare che tutto è originato da questa scena. Che Rey ascenderà al suo ruolo di ?futuraJedi? partendo da qui! E’ fondamentale perchè lei sente per la prima volta davvero cosè la Forza e cosa può fare materialmente: la visione data dalla spada laser ne era solo un’antipasto!

Resta il fatto che ogniuno può avere le idee che crede, senza però sparare a zero su chi non le condivide dando a vanvera del sessista, misogino, razzista e chi più ne ha più ne metta.

dall’instragram di Brian Kesinger

Jean-Baptiste-Camille Corot (Parigi 1796 – Ville-d'Avray 1875)

Orfeo guida Euridice fuori dall’oltretomba

1861, Houston, Museum of Fine Arts

olio su tela, 112 x 137 cm

 

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Ecchice qua paa seconda puntata daa serie Orfeo. Che se svorge in un paesaggio de Corò, bello malinconico denso de poesia. Corò faceva paesaggi a tutto spiano, e pure quanno nun ce mette drento na storia, ce sta sempre comunque st’atmosfera de magia, che da dietro n’arbero o na roccia po’ spuntà fori na ninfa o n’erfo. È ‘a pittura che ‘i renne magici, co ste pennellate sfrangiate e i colori sfumati che pare sempre che c’è ‘a nebbiolina der mistero. Qui, sto mistero è quello dell’ardilà, che sto boschetto è ndove l’anime dii Greci se ritroveno da morti.

Devi infatti da sapè che Orfeo, er musicista pluripremiato dieci vorte disco de platino, ciaveva na moje, Euridice, che se volevano ‘n sacco bene. Sfiga volle che sta moje morì. Orfeo nun se dava pace, e decise de annassela a riprenne giù all’Inferno. Inizia a scenne, e incontra Caronte, che traghetta l’anime da de qua a de là e che ‘o blocca e je fa “abbello, guarda che pe annà giù devi da esse morto. Ndo sta er pass? In lista qua nun risurti. Vedi de annattene và”. Ma Orfeo je comincia a sonà na canzone d’amore strappacore tanto che Caronte se commove e ‘o lascia passà. Poi incontra Cerbero, er cane a tre teste, che se mette a abbajà in triplo stereo. Stava quasi pe tiraje na sarsiccia pe fallo stà bono ma poi pensa “bada ‘a sarsiccia maa magno io che a camminà m’è venuto un certo languorino”, e invece je inizia a sonà na musichetta così dorce che Cerbero guaisce un par de vorte, se accuccia, e se appisola. Orfeo va ortre.

Insomma scenni scenni, a forza de scalette e de sonate, ariva dai sovrani dell’Inferi, Ade e Persefone. Che all’inizio se stupischeno e se arterano pure, perché che ce fa sto vivo qui ner regno dii mortè nostra? Ma pure qua, Orfeo sfodera ‘a chitara e je comincia a fà tutto un concept arbum sull’amore suo perduto, tanto che piano piano l’occhi de Ade e daa moje se inumidischeno e sniffe sniffe Ade se arza e fa: “Vabbè và, guarda, che nun se venghi a sapè ai piani de sopra, ma dato che sei così bravo, pe te vojo fà ‘n eccezione. Taa ridò, Euridice. Però, carcola che lei è n’ombra. Nu ‘a pòi vede. Solo quanno che sarete de novo aa luce der sole ‘a potrai riabbraccià. Tu comincia a risalì, che lei te viè dietro. Fidete. Nun te vortà, mai. Perché si te vorti, è finita.”

Orfeo tutto felice se mette ‘a chitara in spalla e inizia a risalì. Mentre che saliva sentiva li passi dietro de lui. E ogni tanto pure na vocina, moscia moscia, che diceva “Orfè, sò io! Perché nun me guardi? Nun me vòi più bene? Sò Euridice tua! Mortacci de Ade, sò diventata cozza a forza de fa ‘a muffa qui ar buio, e mi marito nun me ama più!”. A Orfeo je se strigneva er core, ma zitto, nun se vortava, tirava avanti. Nun vedeva l’ora de scì fora e potè bacià all’amore suo. Ecchela ‘a luce, ‘a vede in fonno ar tunnel. I passi se fanno più grevi, Euridice je sta appresso, ma poi sarà davero lei? Nun è che se sò sbajati e m’hanno rifilato n’antra? Che se sa come funzioneno st’anagrafi, sò n’inferno! Ancora un pochetto, dai, stamo quasi fori. I passi però mo je sembra che sò meno chiari, oddio, ma che s’è fermata? Vòi vedè che m’hanno solato? Orfeo gna fa più, basta, se gira: ecchela lì Euridice sua, e l’ha vista pe l’urtima vorta. Ha disubbidito, e lei scompare inghiottita nell’ombra, pe sempre.

‘O so, è na cifra triste. Ma vor dì che tutte ‘e cose umane, l’amore, l’arte, cianno un limite. ‘A morte sta in agguato, semo schiavi de sto tiranno infame, er tempo. E si uno poco poco se inorgojisce e se pensa de potesseli scordà, sti limiti, sbànghede! ecco che ariva na tortorata che te ricorda subito chi sei e er posto tuo. E Orfeo, che se pensava caa poesia sua de potè vince ogni ostacolo e esse eterno e capì e vedè tutto, se ritrova solo, cojonato, e cor core infranto.

Ho iniziato a vedere braccialetti rossi dalla seconda puntata, perché tutti a scuola ne parlavano. C'é leo, tanto bello e forte, vale, dolce e sensibile, cris, toni, che mi fa morire ogni volta che apre bocca, rocco, che mi fa tanta tenerezza. E poi c'era davide. Davide che disprezzava tutti, che diceva parolacce. Davide che voleva scappare. Davide che voleva tornare al suo mondo,in cui era il re. Davide che non sopportava la tenerezza. Poi davide in quell'ospedale é diventato grande, é diventato migliore. O meglio, ha fatto cadere i suoi muri. Quei muri alti che aveva costruito, come tutti noi, chi più chi meno. E io, può sembrare strano, ma mi sono un po’ innamorata di lui. Ha iniziato a far entrare le persone nel suo cuore, e a far capire loro che per lui erano importanti. Nel gruppo però non lo prendevano mai troppo sul serio, credevano alla sua corazza. Non avevo mai pensato che potessero far morire qualcuno, nella serie. O perlomeno non il mio davide. Non il mio forte e sensibile davide. Non uno dei più giovani del gruppo. E invece davide se n'é andato così, in silenzio, mentre i suoi amici ignari festeggiavano, dopo aver lasciato qualcosa ad ognuno di loro, senza aver mai ricevuto neanche un bacio. E un pezzo di me, dio, se n'é andato con lui.