scorso

Un anno fa rincontrai un ragazzo.
Uno di quelli da cui mamma ti dice di starci alla larga.
Uno bello,
un donnaiolo,
un testardo.

Non era più il bambino con cui giocavo a nascondino
anni e anni prima.

Dicevo,
rincontrai questo ragazzo.

Una come me,
con uno come lui…
Non trovo le parole.

Lui era bello,
spontaneo,
estroverso
ed io ero io.
Nonostante le voci che giravano
in giro nel mio paese,
decisi di frequentarlo ugualmente.
Inizialmente,
ero diffidente,
come se io e lui non ci conoscessimo.

insomma, non sono una che regala la propria fiducia al primo che mi ritrovo davanti.

Poi, però,
non so che è successo, ma qualcosa è cambiato. 

Era lui, che se mi sedevo distante, si avvicinava.
Se non lo volevo baciare, il bacio me lo rubava.
Che sapeva dire certe cose che…
Dannazione, quanto l’ho odiato. 
L’ho odiato quando mi guardava in un certo modo, sembrava innocente, sembrava che gli sorridessero gli occhi nel guardarmi.
L’ho odiato quando mi ha detto che ero sua. 
L’ho odiato quando mi ha dedicato canzoni, che adesso ho paura di ascoltare di nuovo.
L’ho odiato quando mi ha resa debole.
L’ho odiato quando non mi ha scritto, e quando invece poi l’ha fatto.

‘Ti penso sempre’ diceva.
L’ho odiato tante volte ed in tanti modi diversi.
Ma più di tutto ho odiato me stessa per non averci capito niente, quell'inverno.

Per essermi bevuta le sue parole, le sue promesse. 
‘Sei così orgogliosa’, diceva.
‘Quando si tratta di te, perdo sempre’, diceva.
‘Amo davvero, amo te, davvero’ diceva.

Ho creduto ai suoi occhi, ai suoi sorrisi. 
Mi sono odiata quando la gente mi mandava le foto di lui con un’altra.

Mi sono vergognata così tanto di me stessa, di aver provato sentimenti così forti per un’idiota, per una persona così falsa e meschina.

Mi sono odiata quando poi, ha scelto lei e ci sono rimasta di merda.

Quando mi diceva che lei non era nulla, mi rassicurava.

Non capivo perché.
Non capivo i suoi comportamenti.
Usciva con lei, ma fissava me. 
Mi chiamava, mi mandava messaggi.

Mi illudeva di essere qualcosa per lui.
Voleva che gli facessi vedere come si amava ‘veramente’ e l’ho fatto.
I miei insegnamenti, però, li ha usati con lei.

Alla fine è stata una cosa che non ho mai accettato.
Non so come, non so perché, ma ruppe qualsiasi legame o contatto con me.
Neanche un saluto.

Nonostante continuasse a fissarmi.
Nonostante i miei sentimenti, ruppe quel legame.
E io dovetti solo andare avanti.

Quel ragazzo mi insegnò quanto la gente potesse recitare bene, apparire sincera.
Da allora fatico ancora di più ad aprirmi
a fidarmi.

Scrissi tanti post, dedicandoglieli.
Alcuni dolci, altri feriti.
Li avevo resi privati lo scorso anno, ma questa sera sono andata a rileggerli.


Un anno fa, durante una sera fredda d'inverno, rincontrai un ragazzo, ma lui non rincontrò mai me.

—  Giulia Ghironi.
- (via @queitaglisuipolsisporchi) Se prendi le mie frasi taggami o aggiungi il mio nome, non costa nulla!🙅
Inviatemi un numero (anche in anon se vi va!)

Rispondo a qualsiasi cosa.

1. L'aspetto esteriore è importante in una relazione? 
2. Sei vergine?
3. Hai una relazione al momento?
4. Sei innamorato/a?
5. Sei single quest'anno?
6. Descrivi la tua crush 

7. Descrivi il tuo/a ragazzo/a ideale
8. Credi nell'amore a prima vista?
9. Ti vorresti mai sposare?
10. Hai una cotta per qualcuno?
11. Hai dei piercing?
12. Tatuaggi?
13. Ti trovi a tuo agio a baciare in pubblico?
14. Ti fai la doccia tutti i giorni?
15. Credi che qualcuno provi qualcosa per te?
16. Credi che qualcuno ti stia pensando in questo momento?
17. Credi di poter resistere in una relazione per sei mesi senza tradire?
18. Pensi che sarai sposato/a tra cinque anni?
19. Vuoi avere una relazione quest'anno?
20. Qualcuno ti ha mai detto “non voglio perderti, mai”?
21. Qualcuno ti ha mai scritto una canzone o un poema?
22. Ti hanno mai fatto le corna?
23. Hai mai fatto le corna?
24. Hai mai considerato la chirurgia plastica? Se sì, cosa cambieresti del tuo corpo?
25. Hai mai pianto per un/una ragazzo/a?

26. Hai mai fatto sesso con un uomo?
27. Hai mai fatto sesso con una donna?
28. Hai mai baciato qualcuno più grande di te?
29. Ti sei mai innamorato/a di uno/a dei tuoi migliori amici?
30. Ti è mai piaciuto qualcuno che i tuoi amici odiavano?

31. Hai mai voluto qualcuno che sapevi di non poter avere?
32. Hai mai scritto una canzone o un poema per qualcuno?
33. Hai fatto sesso quest'anno?
34. Quanto è durata la tua relazione più longeva?
35. Quanti ragazzi/e hai avuto in tutto?
36. Quante persone hai baciato nel 2016?
37. Quante volte hai fatto sesso l'anno scorso?
38. Quanti anni hai?
39. Se la persona che ti piace ti dicesse che ha per la testa qualcun'altra/o, cosa diresti?
40. Se hai un ragazzo/a, qual è la cosa che ti piace di più di lui/lei?
41. Se il tuo primo vero amore bussasse alla tua porta con delle scuse e dei regali, li accetteresti?

42. C'è qualcuno a cui hai rinunciato? Perché?

43. C'è qualcuno che ci sta male se esci o parli con qualcun'altra/o?

44. C'è qualcuno che non dimenticherai mai?

45. Racconta la storia di una tua relazione

46. Otto particolarità del tuo corpo?

47. Cosa diresti al tuo ex?
48. Cinque modi per conquistarti?

49. A cosa/chi assomigli? (Posta una foto!)

50. Qual è la massima differenza di età fra te e uno i tuoi partner?

51. Qual é la prima cosa che noti negli altri?

52. Qual è la cosa più sexy che qualcuno possa farti/fare per te?

53. Qual è la tua definizione di “fare sesso”?

54. Qual è la tua definizione di “fare le corna”?

55. Qual è il tuo ruolo preferito a letto?

56. Qual è il tuo orientamento sessuale?

57. Cosa ti fa eccitare?

58. Qual è stato il sogno che ti ha eccitato maggiormente?

59. Quali parole ti piace sentire mentre fai sesso?

60. Quale cosa dolce vorresti che qualcuno facesse per te?

61. Qual è la cosa più dolce che qualcuno abbia mai fatto per te?

62. Qual è la cosa più carina che tu abbia mai fatto per qualcuno?

63. Qual è la tua opinione sulla differenza di età nelle relazioni?

64. Qual è il tuo segreto più sconcio?

65. Quando sei stato geloso per l'ultima volta? Perché?

66. Quando è stata l'ultima volta che hai dichiarato il tuo amore a qualcuno?
67. Cinque persone che trovi attraenti?

68. Qual è stata l'ultima persona che hai abbracciato?
69. A chi hai dato il tuo primo bacio?

70. Perché la tua ultima storia è finita?

71. Usciresti mai con qualcuno conosciuto su internet?
72. Hai mai preso un palo? (Amore non corrisposto)
73. Ti ingelosisci facilmente?
74. C'è un ragazzo/a per cui faresti davvero di tutto?
75. Ti sei mai innamorato/a di qualcuno che non ti saresti mai aspettato/a?
76. Una citazione che ti rappresenta?
77. Qual è il tuo appuntamento ideale?

Ho trovato questo test in inglese e ho deciso di tradurlo 💓 Buon Divertimento

1. L'aspetto esteriore è importante in una relazione?
2. Sei vergine?
3. Hai una relazione al momento?
4. Sei innamorato/a?
5. Sei single quest'anno?
6. Descrivi la tua crush
7. Descrivi il tuo/a ragazzo/a ideale
8. Credi nell'amore a prima vista?
9. Ti vorresti mai sposare?
10. Hai una cotta per qualcuno?
11. Hai dei piercing?
12. Tatuaggi?
13. Ti trovi a tuo agio a baciare in pubblico?
14. Ti fai la doccia tutti i giorni?
15. Credi che qualcuno provi qualcosa per te?
16. Credi che qualcuno ti stia pensando in questo momento?
17. Credi di poter resistere in una relazione per sei mesi senza tradire?
18. Pensi che sarai sposato/a tra cinque anni?
19. Vuoi avere una relazione quest'anno?
20. Qualcuno ti ha mai detto “non voglio perderti, mai”?
21. Qualcuno ti ha mai scritto una canzone o un poema?
22. Ti hanno mai fatto le corna?
23. Hai mai fatto le corna?
24. Hai mai considerato la chirurgia plastica? Se sì, cosa cambieresti del tuo corpo?
25. Hai mai pianto per un/una ragazzo/a?

26. Hai mai fatto sesso con un uomo?
27. Hai mai fatto sesso con una donna?
28. Hai mai baciato qualcuno più grande di te?
29. Ti sei mai innamorato/a di uno/a dei tuoi migliori amici?
30. Ti è mai piaciuto qualcuno che i tuoi amici odiavano?

31. Hai mai voluto qualcuno che sapevi di non poter avere?
32. Hai mai scritto una canzone o un poema per qualcuno?
33. Hai fatto sesso quest'anno?
34. Quanto è durata la tua relazione più longeva?
35. Quanti ragazzi/e hai avuto in tutto?
36. Quante persone hai baciato nel 2016?
37. Quante volte hai fatto sesso l'anno scorso?
38. Quanti anni hai?
39. Se la persona che ti piace ti dicesse che ha per la testa qualcun'altra/o, cosa diresti?
40. Se hai un ragazzo/a, qual è la cosa che ti piace di più di lui/lei?
41. Se il tuo primo vero amore bussasse alla tua porta con delle scuse e dei regali, li accetteresti?

42. C'è qualcuno a cui hai rinunciato? Perché?

43. C'è qualcuno che ci sta male se esci o parli con qualcun'altra/o?

44. C'è qualcuno che non dimenticherai mai?

45. Racconta la storia di una tua relazione

46. Otto particolarità del tuo corpo?

47. Cosa diresti al tuo ex?
48. Cinque modi per conquistarti?

49. A cosa/chi assomigli? (Posta una foto!)

50. Qual è la massima differenza di età fra te e uno i tuoi partner?

51. Qual é la prima cosa che noti negli altri?

52. Qual è la cosa più sexy che qualcuno possa farti/fare per te?

53. Qual è la tua definizione di “fare sesso”?

54. Qual è la tua definizione di “fare le corna”?

55. Qual è il tuo ruolo preferito a letto?

56. Qual è il tuo orientamento sessuale?

57. Cosa ti fa eccitare?

58. Qual è stato il sogno che ti ha eccitato maggiormente?

59. Quali parole ti piace sentire mentre fai sesso?

60. Quale cosa dolce vorresti che qualcuno facesse per te?

61. Qual è la cosa più dolce che qualcuno abbia mai fatto per te?

62. Qual è la cosa più carina che tu abbia mai fatto per qualcuno?

63. Qual è la tua opinione sulla differenza di età nelle relazioni?

64. Qual è il tuo segreto più sconcio?

65. Quando sei stato geloso per l'ultima volta? Perché?

66. Quando è stata l'ultima volta che hai dichiarato il tuo amore a qualcuno?
67. Cinque persone che trovi attraenti?

68. Qual è stata l'ultima persona che hai abbracciato?
69. A chi hai dato il tuo primo bacio?

70. Perché la tua ultima storia è finita?

71. Usciresti mai con qualcuno conosciuto su internet?
72. Hai mai preso un palo? (Amore non corrisposto)
73. Ti ingelosisci facilmente?
74. C'è un ragazzo/a per cui faresti davvero di tutto?
75. Ti sei mai innamorato/a di qualcuno che non ti saresti mai aspettato/a?
76. Una citazione che ti rappresenta?
77. Qual è il tuo appuntamento ideale?

Due anni fa, conobbi un ragazzo. Uno di quelli da cui i genitori ti dicono di starci alla larga. Uno sportivo, un donnaiolo, un testardo. Chi segue il mio blog da tanto tempo, forse lo ricorda, ne ho scritto parecchie volte, quell’estate.
Già, un amore estivo, dicono che siano i peggiori ed effettivamente mi ha cambiata molto. 
Dicevo, conobbi questo ragazzo, una come me, con uno come lui, sfigurava.
Lui era bello, spontaneo, estroverso ed io ero io.
Non aveva una bella reputazione in giro, eppure, decisi di conoscerlo ugualmente, di frequentarlo. Inizialmente mi stavo sulle mie, insomma, non sono una che regala la propria fiducia al primo che capita.
Poi, però, non so che è successo, ma qualcosa è cambiato. 
Era lui, che se mi sedevo distante, si avvicinava.
Se non lo volevo baciare, il bacio me lo rubava.
Che sapeva dire certe cose che…
Dannazione, quanto l’ho odiato. 
L’ho odiato quando mi guardava in un certo modo, sembrava innocente, sembrava che gli sorridessero gli occhi nel guardarmi.
L’ho odiato quando stavo male, ma lui è venuto sotto casa mia perché non mi vedeva da due giorni e mi ha detto che sono bella lo stesso.
L’ho odiato quando mi diceva di affacciarmi al balcone perché lui era affacciato ad una balconata frontale a casa mia e ne potevo scorgere la sagoma.
L’ho odiato quando mi ha detto che ero sua. 
L’ho odiato quando mi ha dedicato canzoni, che adesso non ascolto più.
L’ho odiato quando mi ha resa debole.
L’ho odiato quando non mi ha scritto, e quando invece poi l’ha fatto.
‘Ti ho sognata, stanotte’, diceva.
L’ho odiato tante volte ed in tanti modi diversi.
Ma più di tutto ho odiato me stessa per non averci capito niente, quell’estate. Per essermi bevuta le sue parole, le sue promesse. 
‘Credo di essere pronto per una storia seria’, diceva.
‘Sei così orgogliosa’, diceva.
‘Quando si tratta di te, perdo sempre’, diceva.
‘Come si ama, seriamente?’ domandava.

Ho creduto ai suoi occhi, ai suoi sorrisi. 
Mi sono odiata quando la gente mi mandava le foto di lui con un’altra. Quando persino mia madre ha visto quella foto e allora mi sono vergognata così tanto, di me stessa, di aver provato sentimenti così forti per un’idiota, per una persona così falsa e meschina.
Mi sono odiata quando poi, ha scelto lei e ci sono rimasta di merda.
Quando mi diceva che con lei non era nulla di serio, mi rassicurava.
Non capivo perché. Non capivo i suoi comportamenti.
Usciva con lei, ma fissava me. 
Mi chiamava, mi mandava messaggi.
Il giorno prima di partire, venne sotto casa mia, mi rubò un codino perché voleva qualcosa di mio.
’Ma hai ancora il mio bracciale, quello con la chiave’, gli feci notare.
’Si, è vero.’
Mi illudeva di essere qualcosa per lui.
Voleva che gli facessi vedere come si amava ‘veramente’ e l’ho fatto.
I miei insegnamenti, però, li ha usati con lei.

Alla fine è stata una cosa che ho accettato, ma ruppi qualsiasi legame con lui. Nonostante vedessi dalle foto che aveva ancora il mio codino ed il mio bracciale al polso.
Nonostante continuasse a fissarmi.
Nonostante i miei sentimenti, ruppi quel legame. Gettai via il bracciale ‘gemello’ al suo, che poi anche quello era mio, e andai avanti.

Quel ragazzo mi insegnò quanto la gente potesse recitare bene, apparire sincera. Da allora fatico ancora di più ad aprirmi, a fidarmi. Scrissi tanti post, dedicandoglieli. Alcuni dolci, altri feriti. Li ho resi privati, lo scorso anno, ma questa sera sono andata a rileggerli.

Due anni fa conobbi un ragazzo, ma lui non conobbe mai me.

(Ogni tanto nel mio lavoro mi capita di trovare piccole gemme come questa lettera di un soldato appena liberato alla sposa, non posso fare altro che trascriverla e diffonderla sperando che una scheggia dal passato diventi un utile spunto di riflessione)

5 - 11 - 1944

Cara sposa,
dopo un lungo tempo ti vengo a trovare con questi miei pochi paroli, dandoti il mio ottimo stato di buona salute che sto bene; al parimente spero e aguro sentire da voi tutti in famiglia. Cara sposa ti comunico che sono stato 13 mesi pregioniero con i tedeschi, adesso giorno 15 scorso mese sono stato liberato dai nostri camerati russi e partigiani quindi sto bene, da me non pensate niente; ti comunico che io adesso mi trovo nelle file partigiane a combattere, per dimenticarmi da ogni cosa che mi anno fatto i tedeschi a mezzo 13 mesi di prigionia a mano a loro, oggi che ciò la possibilità mi voglio di vendicare faccio bene?
Cara sposa ti noto che insieme amé del nostro paese proprio ce il marito della figlia di Ciccardoni quello di Sannicola sposato a Vazzano. Cara sposa ti prego di farmi assapere come stati adesso nella nuova Italia, se stati tutti bene ho pure no; mi farai assapere tutte le condizione come stati in famiglia e come lavete passato fino oggi, dal mio passato non ti posso dire niente, sempre male pazienza e pure passato quello pensiamo per la sempre; speriamo che tutto va bene e che presto saremo in sieme; mi fai assapere se tu qualche volta ai avuto qualche mia notizia ho pure no. Basta non mi posso prollungare altro ti polgo i miei più cari e sinceri saluti até insieme al nostro caro figlio, saluto a tutti i nostri di famiglia, saluto ai tuoi genitori saluto ai miei genitori tanti saluti di cuore a te insieme al nostro caro figlio tuo affezionato sposo.

Vincenzo
Ciao ciao

Un sistema scolastico colpevole.

Albert Einstein una volta disse, ognuno di noi è un genio ma se giudicate un pesce dalla sua capacità di salire su un albero, lui vivrà tutta la sua vita credendo di essere uno stupido.

Ragazzi, oggi faremo qualche domanda al nostro attuale sistema scolastico. Questo sistema non solo chiede ai pesci di arrampicarsi sugli alberi ma anche di calarsi giù e correre per dieci chilometri. 

Trovate divertente aver trasformato milioni di persone in robot? Quanti bambini hai trattato come se fossero quel pesce? Messi a nuotare controcorrente nelle aule senza trovare i loro talenti…a pensare di essere degli stupidi. A credere di essere inutili.

Ma il momento è arrivato, non voglio sentire altre scuse, chiedo che il sistema scolastico sia accusato di assassinio della creatività, originalità e di violenza intellettuale. E’ una istruzione antica ed obsoleta.

Voglio darvi delle prove, immaginatevi un cellulare moderno, dopo immaginatevi un cellulare vecchio di 20 anni, quante differenze potete notare? Tante, vero?

E se continuiamo, possiamo immaginare le auto di oggi, qualcosa come una macchina sportiva di ultima generazione contro un’auto del scorso secolo. Abbiamo fatto tanti progressi, non credete?

E ora vorrei che pensiate a una classe di scuola di tanti anni fa e una di oggi. Cos’è cambiato? Niente. Non è una vergogna? In molto più di un secolo non è cambiato nulla.

E tu, sistema scolastico, affermi di preparare gli studenti al futuro? Ma con prove come questa le devo chiedere, prepari gli studenti per il futuro o per il passato?

Ho studiato il tuo passato e gli archivi mostrano che tu sei stato ideato per insegnare alla gente a lavorare nelle fabbriche ciò chiarisce il perché disponi gli studenti in file rettilinee, piacevolmente ordinate. Gli dite di restare seduti. Di alzare le mani se vogliono parlare. Gli date una breve pausa per mangiare e per 6 ore al giorno gli dite cosa devono pensare. Oh, e li fate comprendere che devono prendere un 10 per essere bravi, un numero che determina la loro qualità. E dunque loro lottano per un numero.

Ma prima le cose erano diverse, io ad esempio non sono Gandhi, ma oggi non abbiamo bisogno di creare dei robot zombi. Il mondo è progredito ed ora c’è bisogno di persone che pensino in modo creativo, in modo innovativo, critico, indipendente, con capacità di connettersi.

Vedete, non c’è scienziato che dica che esistono due cervelli uguali ed ogni genitore con due o più figli confermerà questa affermazione. Dunque spiegatemi perché trattate gli studenti come formiche per biscotti o cappellini da baseball. Una stupida taglia unica per tutti. Se un dottore prescrive la stessa medicina a tutti i suoi pazienti il risultato sarebbe tragico. Molte persone si ammalerebbero. E quando vanno a scuola questo è esattamente quel che succede. Questo è un pessimo sistema scolastico nel quale un insegnante sta in piedi davanti a 20 ragazzi, ognuno dei quali ha differenti punti di forza, differenti bisogni, diversi talenti, diversi sogni. E questo sistema insegna le stesse cose nello stesso modo. E’ orribile.

Questo potrebbe essere uno dei peggiori crimini che sia stato commesso.

Vorrei dichiarare questo sistema scolastico colpevole.

Prince EA

@ragazzo-fenice

anonymous asked:

Elly, il tuo attuale ragazzo è una specie di ex? Se posso sapere, cosa non era andato prima? E come vi siete ritrovati? Grazie se rispondi 🌹

Diciamo una specie perché eravamo usciti solo una settimana.

Tutto partì l'anno scorso, io stetti malissimo a causa di un fortissimo virus influenzale (si ipotizzò addirittura fosse meningite perché avevo la febbre a 40 e appena mi sedevo sul letto perdevo i sensi e collassavo, sarò collassata 5 volte all'ora), e i miei genitori, in preda al panico, chiamarono l'ambulanza.
Appena suonarono alla porta io istintivamente mi misi dritta, e collassai di nuovo.
Aprii gli occhi pochi minuti dopo, ed ero distesa sulla barella dell'ambulanza con la faccia a pochi centimetri da un (bellissimo) soccorritore (caposquadra e primo soccorritore) che delicatamente aveva una mano sulla mia fronte e con l'altra mi sentiva il polso.
Quel soccorritore era lui!
Ed altro che arresto cardiaco…Lui cercava di aiutarmi ma…i battiti del mio cuore erano accelerati, e lui lo sentiva, Dio se lo sentiva.

In ospedale c'era troppa calca, troppo pazienti, così i miei genitori dovettero aspettare fuori, ansiati, per circa 4 ore!
Io nel frattempo cercavo di non pensare al fatto che lui continuava a parlarmi e a fissarmi per mezzo di un istinto talmente tanto protettivo come solo un crocerossino così affascinante poteva possedere.
Ed io, imbarazzatissima, pallida, puzzolente, con i capelli sporchi..insomma, avrei voluto sprofondare, ma il mio stare così male l'aveva posto in secondo piano e ,in ogni caso, non avrei potuto alzarmi e darmi una “rinfrescata”.
Parlammo 4 ore, interrotti solo dalle sue mani bellissime che mi cambiavano dolcemente la flebo di fisiologica e tachipirina.
Poi venne il mio turno, gli infermieri spostarono il mio lettino con le ruote, lui li afferrò il polso, e mi salutò senza nemmeno saper che dire.
Le porte si chiusero tra di noi, e io sentii di averlo già perso. Perché l'anno scorso, non possedevo ancora Facebook, ergo, ero sicura che non riuscisse a ritrovarmi.

Qualche giorno dopo mi dimisero, tornai a casa e ci rimasi per qualche altro giorno per riprendermi.
Una mattina suonarono alla porta, era lui, in divisa, in arancione che voleva “vedere come stava la sua paziente”.
Come sapeva dove abitavo?
Mi disse che oltre ad essersi ricordato l'indirizzo perché, come avrete intuito, mi è venuto a soccorrere dentro casa, precisamente nella mia cucina, quindi il luogo lo ricordava bene.
Ma il cognome?
In ospedale andò a frugare nelle cartelle cliniche (proibito) per cercare il mio cognome, e fece la foto ai miei dati! (Pazzo, e che pazzo meraviglioso).

Dopo queste storie di ospedali e soccorritori, uscimmo come due persone normali, e ci trovammo benissimo, non successe niente in una settimana tra di noi, nulla, solo un amore platonico, parlammo tanto, ridemmo tanto.
E non sentivo da tanto battere il cuore così.
Un giorno, mi disse che doveva parlarmi, e “mi lasciò”, senza una valida motivazione, non sapeva nemmeno cosa dire, e gli occhi erano lucidi.
Io lo abbracciai, gli dissi di non preoccuparsi, che andava bene così e lo lasciai andare.

Più di un anno dopo, esattamente un mese fa.
Mi propose di fare un giro in moto con lui, perché mi doveva parlare.
Mi spiegò, pentito, come erano andate le cose veramente.
Disse che prima di me ebbe una storia di 3 anni con una ragazza, lei lo tradì, più volte, e si lasciarono malissimo.
Da lì in poi una corazza di adamantio prese il sopravvento sul suo cuore.
Raccontò che dopo avermi conosciuto, frequentato anche per così poco, la corazza si stava incrinando, e lui, sebbene fosse così duro, così forte, cadde. Mi disse che ebbe tanta tanta paura, e la paura blocca, fa arretrare. Così a malincuore mi abbandonò.
Dopo di me ebbe molte storie, fugaci, insignificanti, con ragazzine molto più piccole di lui. Ma non si sentii mai gratificato e non provò mai un vero e proprio senso di appartenenza verso una persona.
Aggiunse che non aveva mai smesso di pensarmi, che poi quando vedette che mi ero messa con quel ragazzo delle Marche, impazzì. Si mangiò le mani, spiegò.
Ma era troppo tardi, pensò.
E anche dopo che a dicembre mi lasciai, lui non poteva sapere se era finita o no.
Ma una voce gli arrivò all'orecchio solamente un mese fa.
E colse la sua occasione per chiedermi una seconda possibilità. Dicendomi che lui adesso vuole stabilità, vuole una persona seria accanto a lui, l'unica persona che dopo tanto tempo fu capace di fargli sussultare quel cuore che pompava adamantio.
Mi pregò guardandomi dritto negli occhi con un'espressione che mi penetrò fin dentro le viscere. Io ero seduta sul serbatoio della sua Kawasaki, al contrario, e lui sul sellino del conducente, con le mani che mi tenevano (istinto da soccorritore sempre presente 24h al giorno).
Ed io, così stanca di scappare, dissi di sì.

Erano le sei di mattina,
lo scorso inverno,
nelle cuffie i Coldplay
che suonano Yellow,
noi fuori col plaid
a scaldarci dal freddo,
le guance rosse,
il panorama stupendo.
La neve sembrava
gelare il tempo
era cosi bello
stare li fermo
solo noi due
stretti nel vento,
stavamo insieme
stavamo bene
e bastava questo
un bacio e poi un bacio
senza averlo mai chiesto,
mi stringevi la mano
e tenevo in mano l'universo.
— 

Cit. pioggia-di-parole

ⓟⓓⓟ

3

Nella mia città il 23 agosto si festeggia la festa del San Bernardino.
È una festa molto particolare e attira molto i turisti.La mia città non sembra più la mia città.
Le ragazze delle altre città che grazie a questa festa conosci, i amici quelli dalla scuola, le ex, il Signore che ogni anno porta il suo San Bernardo e noi che lo rompiamo chiedendo foto con il suo San Bernardo.
Ma non è di questo che voglio scrivere. Voglio scrivere di quel che succede dentro di me.
Alle due di notte ci riuniamo tutti alla estremità della mia città che è circondata da un muraglione dove di solito noi ragazzi passiamo le sere a bere e fumare.
Tantissime persone riunite li per vedere i fuochi d'artificio.Gente che canta, gente che arriva, gente che va, gente che con la torcia cerca un posto dove sedersi e altra che con il laser cerca di dare fastidio a quelli che stanno dalla parte opposta mentre loro fanno lo stesso con noi.
Parte il primo spero che indica che i fuochi saranno accessi dopo 15 minuti
Tutti attenti
In quei 15 minuti sento che dentro tutti pensiamo le stesse cose.
Chi c'era l'anno scorso, chi ci sta ora, le nuove coppiette che si sono create quest'estate, quelli che si sono lasciati, quelli che si amavano ma ora si odiano, quelli che si sono lasciati ma continuano a scopare quelli che si sono lasciati ma si continuano ad amare.
Poi penso a quelli che ogni anno promettono amore alle nuove arrivate, le turiste, considerate quelle con cui scopare in estate, quelle che scopano bene, quelle che ingoiano e quelle che ti danno il culo. Tutte relazioni che magicamente finiscono a settembre.
Non mi dimentico delle tipe del nord fidanzate che vengono qui e per un intera estate si scopano pure i cessi.
Accendono i fuochi e penso a chi c'era vicino a me un anno fa in questo giorno. A alle promesse che mi sono fatto un anno fa, alle cose che avevo rimandato a quest'anno che anche quest'anno sto rimandando al prossimo. Questo San Bernardino si porterà via tutto anche quest'anno.
Solo che quest'anno, come l'anno scorso ho passato un estate indimenticabile quindi questi fuochi saranno solo un punto di partenza per un inverno felice.

Gerald Daja

Caro Doc,  entrambi i miei nonni sono stati colpiti da demenza senile. Mia nonna è morta qualche mese fa, era regredita tantissimo, non ci riconosceva più, si ricordava solo le preghiere e si faceva addosso come i marmocchietti. Era seguita in una struttura apposita, così come mio nonno, hanno fatto tutto quello che potevano per prendersene cura. Mio nonno, invece, l'anno scorso improvvisamente si è rotto il femore( mi hanno detto che è l'inizio della decadenza per gli anziani) e da quel giorno non cammina più, non mangia più. non parla più ed è come se quasi fosse capitato in un'altra dimensione, il suo corpo è presente, ma probabilmente il suo cervello è fermo a qualche epoca passata, perché l'unica parola che di tanto in tanto sussurra, quasi come un lieve lamento è “mamma”. Mi ricordo ancora quando fu ricoverato e mi chiamarono, arrivai nella sua stanza il giorno dopo la caduta. I suoi compagni di stanza, tanto giovani (come me), mi dissero che era “divertentissimo, come Nonno Simpson”. Io ho avuto una mezza crisi isterica, perché per loro era divertente, ma  per me non lo era affatto. Loro ridevano delle cose sconclusionate che diceva in quei giorni(che sono stati più o meno gli ultimi in cui ha parlato). Io pensavo a quelle volte in cui ho dovuto aiutare mia madre a prendermi cura di lui e della nonna e di quelle volte in cui, mi è capitato di farlo da sola. Pensavo alla prima volta in cui lui si era fatto addosso e si era chiuso in bagno dalla vergogna e dal tanto tempo che ci è voluto a convincerlo a uscire e a indossare il pannolone, che non era grave, che gli volevamo bene lo stesso. Pensavo anche a quando, a distanza di qualche settimana, sempre lui, mentre lo stavo aiutando a vestirsi, si era calato le mutande davanti a me ed io, trattenni a stento le lacrime, poiché pur sapendo che a causa della demenza aveva perso il pudore, sapevo che non avrebbe mai voluto fare una cosa del genere davanti a sua nipote in condizioni normali. Doc, tante volte penso che sarebbe stato molto meglio ricevere una telefonata che mi diceva che era morto, invece di vivere tutto questo. Nell'ultimo periodo mi sono distaccata dalla situazione e non riesco più ad andarlo a trovare, mi fa troppo male. Quando la nonna è morta, sono stata male, però poi, ragionandoci, ho capito che già da tempo lei non esisteva più e che semplicemente il suo corpo ha smesso di funzionare. Pensando a mio nonno, mi viene solo da pensare che si tratti di un volerlo tenere attaccato per forza alla vita, che anche lui già non c'è più. Mi domando allora, è giusto tenere in vita individui che ormai hanno perso da tempo ciò che li rendeva umani?  Mi rendo conto che magari i suoi figli (quindi mia madre compresa), vogliano assicurargli le cure migliori, però non riesco ad allontanare il pensiero che si tratti di egoismo, che si voglia ritardare la sua morte solo per paura di non soffrire, per privarlo poi della dignità.


Non è un dilemma da poco e dopo più di 20 anni di lavoro in questo campo ancora adesso faccio fatica a spiegare e ad accompagnare i parenti verso la comprensione e l’accettazione della cosa.

Quello non è più tuo nonno.

Tuo nonno vive nel tuo ricordo e in un piccolissimo e lontano angolo della sua coscienza, sempre meno accessibile e che quindi si presenterà sempre meno.

Tuo nonno sta tornando bambino, anzi, lo è già, quindi la sua unica necessità è essere accudito in maniera dolce e che si faccia di tutto per alleviare le paure quasi primordiali che popolano la mente di quella che a tutti gli effetti è una persona nella fase terminale del deterioramento cognitivo. E della vita.

Se non vuoi vederlo, non preoccuparti: lui si ricorda di te in quella parte oramai nascosta e dimenticata della sua mente, quindi non lo stai abbandonando… è lui che se ne sta andando.

Quello che ti invito a fare è essere consapevole dell’importanza di un ultimo saluto e di una tua presa di coscienza su come vivrai la cosa quando lui non ci sarà più, fisicamente. Magari cerca di andarlo a trovare in un momento in cui ti riferiscono essere particolarmente tranquillo e salutalo come si deve e con affetto. Poi vai per la tua strada ma accetta anche il fatto che non tutti riescono a vivere nel solo ricordo della persona che era e quindi cerca di aiutare tua mamma a cominciare ad accettarne il distacco.

Un abbraccio.

Blair: Nate sta aspettando una risposta.

Chuck: Lo so.

B: Non vuoi sapere che cosa mi blocca? Io non posso rispondergli finché tu non risponderai a me… alla domanda di sempre. Cosa siamo Chuck?

C: Blair…

B: L'autunno scorso hai detto che non potevamo stare insieme, e io ti ho creduto… ma ogni volta che provo a dimenticarti tu ti comporti..

C: Mi comporto come?

B: Chuck.. Forse vuoi solo che io sia infelice quanto lo sei tu.

C: Credimi, non lo auguro a nessuno. Voglio solo che tu sia felice Blair.

B: E allora devi essere onesto e guardarti dentro col cuore, devi dirmi se quello che provi per me è vero o è soltanto un gioco. Se è vero troveremo una soluzione a qualunque costo.
Se invece non lo è…per favore Chuck lasciami andare.

C: È solo un gioco e io detesto perdere, quindi vai.

B: Ti ringrazio.

Serena: Chuck perché le hai fatto questo?

C: Perché la amo davvero..e non posso renderla felice

[Gossip Girl] Occhiprofondi-pienidisogni

Estate 2017

Finisco di sorseggiare il mio tè bollente stringendomi in una felpona blu. Devo studiare: ho l'esame tra una settimana, ma questo clima improvvisamente autunnale mi impone delle riflessioni di fine estate impellentemente (se me le tengo di sicuro non riesco a studiare a forza di pensarci!).

È stata l'estate più strana e sconvolgente della mia vita quella appena passata.

È iniziata con il viaggetto a Bologna con la persona con cui credevo avrei passato non solo il resto dell'estate, ma della vita. È iniziata con quello che sembrava un nuovo inizio, con il mettersi d'accordo con mio zio per l'affitto della casa e con il programmare il viaggio a Parigi. È continuata con la sessione estiva, l'esame che nuovamente non sono andata a dare per paura di non essere abbastanza e la mia ricerca del quadro con i girasoli di Van Gogh da regalare alla persona che amavo.

Poi c'è stato quel maledetto - o (spoiler!) benedetto - sette luglio in cui tutto mi è caduto addosso per un “non vengo più”, ci sono state le notti in cui non respiravo, i messaggi senza risposta, le giornate passate a piangere, i sensi di colpa, il dubbio, la solitudine. C'è stata mia madre che è stata l'unica ad ascoltarmi sempre e abbracciarmi senza che io glielo chiedessi. C'è stato il giorno in cui ho avuto una risposta, un messaggio: “voglio andare avanti con la mia vita e non me la sento di vederti” e in cui finalmente ho preso uno scatolone, ci ho infilato dentro tutto ciò che mi ricordava lui, tutti i suoi regali, i suoi disegni, i post it con scritto ti amo e l'ho chiuso con lo scotch. Il mio compleanno passato a letto a piangere.

Ci sono state le mie fughe a Senigallia perché lì tutto mi ricordava lui, ma non così tutto come a casa mia. C'è stato l'esame lungo una giornata, l'unica giornata in cui sono riuscita ad avere ansia per motivi non sentimentali.

Alla fine c'è stato anche il primo agosto, il “mi sentivo oppresso da te”, l'addio surreale, io che piangevo ma in fondo non ero lì, l'abbraccio finto, il “te ne trovi un altro”, il “buona fortuna” e il conato di vomito quando mi sono voltata per andarmene.

C'è stato agosto, i miei buoni propositi, il mare, i libri, il cinema, il mio corpo ridiventato esile quasi come nel duemilaquattordici, le nuove dolcissime conoscenze, le amicizie riscoperte, i miei cuginetti con cui non ero riuscita a passare così tanto tempo insieme negli ultimi anni. C'è stato il riscoprirmi forte e innamorata di me stessa, il fare progetti per settembre e per la vita da sola. C'è stato il libro di Susanna Casciani e il messaggio opposto che io ci ho letto.

C'è stato il trentuno agosto, il “allora vengo io a Roma” un po’ spiazzante.

Il due settembre, il girare tutta Roma in un giorno vedendo tutto ma non vedendo niente, i grattini sul prato, l'imbarazzo e io che mi chiedevo cosa diamine stessi facendo, i baci sulle guance e io che mi chiedevo cosa diamine mi stesse succedendo, lo scoprire che c'è qualcuno più lento di me a mangiare (questo è fondamentale).

C'è stata la sua mano che ha preso la mia davanti a San Pietro, “sennò ti perdi” e il mio disagio misto a strana emozione per tutta quella situazione, le mie sensazioni che mi dicevano il contrario del mio cervello e la mia paura. In generale: paura di tutto.

C'è stata la panchina in cui sentivo la tensione da bacio e allora non volevo guardarlo negli occhi e arrossivo e mi sentivo a disagio ma nello stesso tempo bene. C'è stata la cena al mc donald’s dopo anni che non sono potuta andarci, mezzo locale tutto per noi, gli abbracci sul divanetto, i quasi baci che non erano mai baci, il tizio che ci ha cacciati dicendo che doveva pulire e le corse sotto la pioggia mentre mi veniva da ridere perché a me la pioggia fa un po’ ridere. In realtà ultimamente tutto mi fa un po’ ridere.

C'è stata Termini, il saluto, io che non riuscivo a fare nulla, che pensavo solo che non dovevo pensare e più lo pensavo più pensavo. Lui che mi prendeva il viso tra le mani ma non mi baciava, sapevo che non lo avrebbe fatto, che non lo sapeva che io volevo, ma io speravo un po’ di sì. C'è stata poi la scala mobile io che mi tappavo gli occhi, lui che mi ha baciata per un secondo, il sangue che mi è andato tutto sulla faccia e lui che diceva che ero dolce e io che non. Non.

Poi c'è stato lo scorso fine settimana che adesso sembra già lontano. Il “ma se per caso sabato fossi a Senigallia, verresti a baciarmi?”, il treno, il suo sorriso timidino e io che avevo fatto questa mattata e avevo l'ansia, la moto blu e la mia paura di cadere che poi è diventata ma voglia di volareeee mi fido di teee (citazioni colte), il bacio a Corinaldo - vero, questa volta - i baci a Corinaldo, i baci a Senigallia, l'orecchino verde superbello mammamia troppo secsi, i baci a Senigallia, la pioggia, i baci a Senigallia.

Il freddo, la fine dell'estate e l'inizio.

L'inizio della stagione del tè caldo e della pioggia che fa ridere.

(articolo in foto da Corriere.it)

Lo scorso maggio, negli Stati Uniti, una signora stava subendo violenze dal marito ubriaco e chiamò il 911 inventandosi questo metodo tanto strano quanto efficace per non farsi scoprire dal partner.

Sono abbastanza sicuro che se fosse successo in Italia nel 99% dei casi i carabinieri/polizia avrebbero attaccato la chiamata pensando fosse uno scherzo… Questo sia a causa dello scarso inutito delle nostre forze dell’ordine (ammettiamolo) ma anche e soprattutto a causa di tutte quelle persone (non solo ragazzini) che fanno davvero scherzi del genere, compromettendo la serietà dei nostri servizi.

Se subite violenze di qualsiasi tipo, da qualunque persona, non esitate a denunciare. Troppo spesso non si reagisce per paura, ma è la cosa più sbagliata da fare. Non siate complici delle vostre sofferenze.

Sfogo personale
—  ci sono sere come queste, in cui mi metto sul divano e iniziano a tornare in mente quei momenti brutti passati nella mia vita.. Sono sul divano e penso a quelle scene, a quei minuti interminabili di paura.. quelle scene dove mamma soffre. poi penso che fra circa 3 mesi è il mio compleanno, e pensare che l'anno scorso, al mio compleanno, mamma ha sofferto di nuovo. mi sento in colpa, fottutamente in colpa.. quel giorno lei voleva farmi un regalo e quello stronzo si era fatto volare via tutti i soldi bevendo. in lacrime penso che la causa si tutto ciò sia soltanto io.. forse mamma starebbe meglio senza me attorno. Sto qui in lacrime a pensare a tutti quei momenti tristi, le notti passata sveglia per paura, dei pianti quando vedevo che mamma faceva 2minuti di ritardo. il cuore e che mi batteva a tremila quando sentivo le minacce di papà. io lo odio, lo odio per tutto il male che mi ha fatto e sta continuando a farmi. perchè si, io avrò sempre paura di un uomo, avrò sempre paura di incontrarlo e non riavrò indietro i miei 16anni di adolescenza. perchè cazzo, fra un anno divento maggiorenne.
cosa ho fatto negli anni in cui dovevo divertirmi? Sofferto per un uomo che chiamavo papà. lo odio con tutta me stessa, e non permettetevi di dire, che è pur sempre mio padre, perchè lui, è uno sconosciuto e rimarrà tale.
Dovevo sfogarmi💕
Caro nonno

Mi manchi, ma non sento più nulla.
Tutto è cambiato da quando non ci sei più: io, mamma, la nonna, la zia.
Ricordo ancora perfettamente quello che è accaduto quel giovedì 23 giugno dell'anno scorso.
Era il secondo giorno della prova di esami, ero in preda dall'ansia, avevo paura di fallire e di perderti, perché ormai sapevo che era questione di ore e tu non ci saresti stato più.
Avevo appena concluso di scrivere, ero così soddisfatta di me stessa che quando ritornai a casa decisi di venirti a trovare e raccontarti tutto. Ma alla fine mi addormentai, la notte precedente avevo dormito pochissimo, e mamma decise di lasciarmi riposare.
Quando mi svegliai, ricordo ancora quella stana sensazione di leggerenza e spensieratezza che provai… come se un grosso macigno si fosse frantumato in bricciole.
Forse era la tua sofferenza che aveva cessato di esistere portandoti con sé.
Ricordo ancora di essermi seduta al divano e di aver guardato un programma stupido in tv, ridendo qua e là mentre aspettavo il ritorno di tutti.
Ma più guardavo l'orologio e più il tempo scorreva, tuttavia non ci feci troppo caso perché ero consapevole che la nonna faceva tante storie nel non voler andare via.
Ma non ci feci neanche tanto caso quando Maria mi inviò un messaggio scrivendomi “Marì, come stai?”; pensavo si stesse riferendo all'esame così le raccotai un po’ come fosse andato e alla fine rimasi un po’ sorpresa nel leggere “Per qualsiasi cosa, conta su di me.”
Anche allora non capii, non capii che ero l'unica a non saper ancora nulla di te.
Erano quasi le dieci, avevo tanta fame così decisi di chiamare papà. Dopo un paio di squilli mi rispose, ricordo ancora che invece di rispondere alla domanda: “Quando ritornate, è tardi” lui mi rispose con: “Maria, il nonno non c'è più”.
Non ho mai odiato così tanto papà nella mia vita. Ricordo ancora di avergli chiuso il telefono in faccia, di essermi seduta a fatica sul divano e di aver guardato il vuoto perdendomi dentro.
Dove alla fine mi sono persa anche io.
Ricordo tutto velocemente quello che poi è successo: io che ti accarezzo per l'ultima volta la guancia, io che sento il vuoto dentro di me. Io che sento che una parte di me è con te.
Non ho pianto, nonno. Non ci riesco ancora.
Tutto il dolore che provo è ancora in me… le sue radici stanno diventando sempre più spesse e lunghe e io ho paura.
Ho paura di non provare più nulla, di non sentire più nulla… di essere divorata da questo senso di vuoto che ormai mi tiene stressa a sé.
Eri l'unico da cui mi facevo abbracciare.
Mi piaceva tanto quando mi stringevi il viso fra le mani e mi  sorridevi dolcemente.
Adoravo quando mi abbracciavi forte e la tua pancia era un po’ troppo grande.
Mi sentivo a casa solo respirando il tuo profumo sui vestiti.
Ma ora non ci sei più e non c'è più nessuno che mi abbraccia, anzi solo l'idea mi innervosisce.
Nonno, da quando non ci sei più odio andare a casa tua. È più forte di me… aspetto che tu da un momento all'altro esca dalla cucina pronto per rimproverare la nonna che mi sprona ad assaggiare quello o quell'altro.
Non mi piace anche quando la nonna parla di te o piange e si confida con me. L'ascolto, la coccolo, perché so che tu vorresti così, ma a volte non ce la faccio proprio.
Non ho ancora accettato l'idea che tu non ci sia più… io ti sto ancora aspettando.
Ti aspetto per dirti che alla fine sono sopravvisuta alla maturità, che sono entrata all'università e ora frequento il primo anno di psicologia. Io psicologa, mi vedi?
Ti aspetto perché ho bisogno di te per quando mi sposerò. Ricordi ciò che ti dissi? Che al mio matrimonio saresti stato tu ad accompagnarmi perché eri come un secondo papà.
Tu all'inizio avevi detto di no, che non era giusto per papà, ma alla fine ti ho convinto affermando che anche per lui ci sarebbe stata l'occasione con Francy. Alla fine hai accettatto, sollevando gli occhi al cielo e borbottando: “Come dobbiamo fare con te?”
Mi piace ricordati così.
Io e te che parliamo di tutto, tu che mi racconti di quando eri piccolo o che cantavi insieme al tuo adorato Claudio Villa mentre la nonna ti ordinava di spegnere o abbassare la voce.
Ormai non ricordo più bene la tua voce… e questo un po’ mi spaventa, ma al tempo stesso so che non ti dimenticherò mai.
Nonno, se solo avessi cinque minuti per poteri rivedere, credo che ti abbraccerei fortissimo e ti direi quanto io ti voglia bene.
Tu eri, sei e sarai una delle persone più importanti della mia vita.
Se solo avessi cinque minuti credo che li passerei con te, stretta tra le tue braccia e cullata dal tuo amore.
Ora non sto piangendo, è solo qualche lacrima che scivola via.
Avrei voluto dirti da tempo e ripeterti tutte le volte che ti vedevo quanto ti volevo bene, ma penso che tu alla fine lo sapessi già.
Perdonami se a volte ti ho risposto male e ho messo il broncio.
Perdonami per non essere stata una nipote perfetta.
E perdonami se non ti vengo spesso a trovare, ma non ci riesco.
Ti voglio bene, ti aspetto con ansia, tua per sempre Maria.

#storie

L’anno scorso mi sono innamorata di un ragazzo, ma non l ho detto a nessuno. Prima d allora nonostante fossimo stati nella stessa classe per un anno non lo avevo mai notato, eppure mi sono innamorata. E successo per sbaglio. Eravamo nel cortile del liceo giocavamo a pallavolo e ad un certo punto il pallone e finito in un aiuola. Noi, rivali, abbiamo cominciato a rincorrerlo per prenderlo ma ad un certo punto lui mia ha dato una spallata ed io sono caduta nella terra umida ma nell’aiuola c erano delle piante delle spine e d io ci sono finita distesa. “Cazzo le spine!” Ho detto mentre ero sul punto di piangere per il dolore. “Eh dai, non piangere” mi ha detto lui con una voce di una dolcezza sconvolgente. In quel momento lo guardai negli occhi e capi che sarebbero stati gli occhi che avrei sognato per un bel po di tempo. In un anno e mezzo non avevamo mai parlato ma grazie a quell’incidente cominciammo a conoscerci.

-Anonimo


Che scrivi? le chiesi. Niente, rispose lei. Verso le tre e mezzo Midori disse: “È ora che vada, ho appuntamento con mia sorella a Ginza”. Arrivammo fino alla stazione della metropolitana e lì ci separammo. Al momento di salutarci Midori mi infilò nella tasca del giaccone un foglio di quaderno piegato in quattro dicendo: Leggilo quando sarai tornato a casa. Lo lessi sul treno.

Ti scrivo mentre tu sei da qualche parte a comprare la Coca-Cola. È la prima volta in vita mia che scrivo una lettera a qualcuno seduto accanto a me su una panchina. Ma se non facessi così dubito che riuscirei a farti arrivare quello che ti voglio dire. Perché tu non ascolti niente di quello che dico, prova a dire che non è vero. Se può interessarti, oggi tu hai fatto una cosa molto grave nei miei confronti. Non ti sei neanche accorto che ho cambiato pettinatura. Piano piano, con sacrificio, avevo aspettato che mi crescessero i capelli e lo scorso week-end finalmente mi sono fatta fare un taglio femminile. Ma tu non ci hai fatto neanche caso. Ero così sicura di essere carina nella mia nuova pettinatura che non vedevo l'ora di farti una sorpresa, tanto più che era la prima volta che ci vedevamo da tanto tempo. E tu non te ne sei nemmeno accorto! Ti rendi conto di che vuol dire? Figuriamoci, se è per questo probabilmente non sapresti dire neanche com'ero vestita. Ma guarda che io sono una donna. Per quanti pensieri tu possa avere, potresti almeno degnarmi di uno sguardo. Sarebbe bastato poco. Se solo mi avessi detto, non dico tanto, qualcosa tipo ‘Carina, questa pettinatura’, ti avrei lasciato fare come volevi, immergerti nei tuoi pensieri quanto volevi. Perciò sto per dirti una bugia. Ti dirò che ho un appuntamento a Ginza con mia sorella. Non è vero. Pensando di restare stanotte a dormire da te mi ero portata perfino il pigiama. Sì, se lo vuoi sapere nella mia borsa ci sono pigiama e spazzolino da denti. Mi viene da ridere, se penso a quanto sono cretina. A te l'idea di invitarmi a casa tua non ti ha sfiorato nemmeno. Ma non importa. Visto che ci tieni tanto a startene da solo fregandotene altamente di me, rimani pure da solo e pensa a tutti i tuoi problemi quanto vuoi senza nessuna interferenza da parte mia. Il guaio è che non riesco nemmeno ad avercela con te. Mi sento soprattutto sola. In fondo sei sempre stato gentile con me mentre io per te non ho fatto niente. Tu sei sempre chiuso nel tuo mondo e ogni volta che io provo a bussare e a chiamarti tu mi lanci al massimo un'occhiata e subito ti richiudi in te stesso. Eccoti che torni con la Coca-Cola. Vieni verso di me tutto sprofondato nei tuoi pensieri. Quanto vorrei che inciampassi! Ma non inciampi, ti siedi accanto a me come prima e bevi la tua Coca. Avevo un residuo di speranza che tornando notassi qualcosa e dicessi: 'Di’ un po’, ma hai cambiato pettinatura?’ Invece niente. Se te ne fossi accorto anche in ritardo avrei strappato questa lettera e ti avrei detto: 'Dai, andiamo a casa tua. Ti cucinerò una cena favolosa e poi andremo a letto felici e contenti’. Ma tu sei ottuso come un pezzo di legno. Sayonara.

P.S. La prossima volta che ci vediamo a lezione evita di rivolgermi la parola.
—  Haruki Murakami; Norwegian Wood [Lettera From Midori]