scorresanguedallevene

C'è che un giorno,
non tanto vicino,
non tanto lontano,
ti volterai a guardare il passato
e mi vedrai lì
sorridente
con la sigaretta tra le dita
e le labbra screpolate.
Sorriderai e
non ti volterai.
L'immagine di me
cambierà.
Questa volta mordo una liquirizia
e faccio il broncio
e poi mi vedrai
con una felpona enorme
in riva al mare
d'inverno.
Asciugerai una lacrima
salata
e mi vedrai
fissare le luci natalizie
e perdermi mentre guardo i cartoni.
E piangerai.
E sbatterai le palpebre cosi forte
da sanguinare
dentro.
E realizzerai
che ogni
mio capriccio
mio sogno
mio desiderio
mia insicurezza
mia strana voglia
mia paura
mio incubo
mio bacio
mio abbraccio
non sarà dedicato a te.
Capirai che in ogni mio giorno
non ci sei.
Che ci sarà qualcuno
a baciare ogni mio sorriso
ad avermi nuda
a giocare coi miei capelli.
Ci sarà qualcuno
che mi vedrà giocare con un peluche
sorridere agli oggetti che fan luce.
Ci sarà qualcuno a portarmi al mare
a mostrarmi i tramonti
ad insegnarmi ad amare.
Ci sarà qualcuno
ad avere il mio profumo
a cui ruberò le felpe
che amerò.
E capirai
che ogni mio movimento
era per te
che avrei fatto l'amore
con te
che ti rubavo le sigarette dalle labbra
solo per aver il tuo sapore.
E piangerai.
E riderò.
E non mi mancherai
ma ti mancherò.
—  frammenti di me
ho voglia di bere,
di fare abuso di alcool,
di ubriacarmi,
di vomitare
vomitare anche l'anima
vomitare anche ciò che ho provato per te.
—  frammenti di me
Sono diventata una di quelle ragazze che quando finisce una storia d’amore non si abbatte, che prova male ma che non ci piange più sopra.
Ho smesso di mangiarmi le unghie, di portare i jeans larghissimi.
Ho deciso che ogni giorno scrivo qualcosa a qualcuno. Un qualcosa che viaggia dal “farei del sesso con te” ad un “ti bacio” e che passa da un “ti abbraccio” ad un “vai a morire ammazzato”.
Non esco di casa senza aver raccolto per bene i capelli e senza l’eyeliner.
Ho smesso di piangere per cose importanti ma neanche tanto.
Ed ho smesso di dare attenzione a chi di sua spontanea volontà ha deciso di andar via da me.
Ed ho deciso di consumare il mio rossetto un po’ troppo rosso su di una sigaretta ormai consumata da tempo.
Ed è per questo che nessuno mi abbraccia più, mi bacia più.
Ed è per questo che se chiedono di me ricevono come risposta “chi? quella? ma quella se ne frega, è una stronza”.
Io sarò pure stronza, egoista, egocentrica e menefreghista ma voi che vi fermate all’apparenza neanche scherzate.
Ed a volte una sigaretta, l’eyeliner, l’alcool ed un rossetto un po’ acceso non bastano per cancellare il dolore che ti porti dentro.
—  frammenti di me
Non scrivevo di noi da un po’,
me ne rendo conto adesso.
Avevo smesso di sporcarmi le mani
di inchiostro che parla di noi.
Ma stasera mi torni in mente,
con una forza che…
Dio, o scrivo o ti sogno.
O impazzisco.
E forse mi sei venuta in mente perché ho visto il mare illuminarsi dal sole.
Ed ho visto gente tenersi per mano.
Ed ho riso sempre più forte.
Ed ho urlato.
Ed ho mangiato.
E sono tornata a casa ed ho lasciato il tutto fuori l’ingresso.
E c’era silenzio.
E il silenzio fu interrotto dalla nostra canzone
e la tua risata
e tu che mi tieni per mano
e tu che mi sorridi
e tu che corri ad abbracciarmi.
Ed i ricordi mi hanno massacrata.
E la canzone è finita.
Ed è scesa la notte.
Ed il mare non era illuminato.
E tu non c’eri.
E tu non ci sei mai.
Ma me l’hai promesso.
«Prima o poi ti porto via io».
Ed io chi aspetto.
Il pavimento ghiacciato.
Il silenzio.
E tu che non arrivi.
—  frammenti di me
Non è prendersi una pausa.
E’ rinunciare.
Rinunciare alle notti passate insieme, in silenzio, con i corpi incastrati.
E’ rinunciare alle nostre mani unite, che faticano a separarsi, nonostante le mie son calde e le tue gelide.
E’ rinunciare a fare l’amore ridendo. Che tanto lo sappiamo, io e te siamo una frana e spesso ci incasiniamo con le coperte, quasi cadendo.
E’ rinunciare alle serate insieme, ai sorrisi.
E’ rinunciare ai miei occhi cangianti. Che tanto non saprai più se son marroni, nocciola, verdi o gialli.
E’ rinunciare al cronometro che mettevamo per farmi camminare,
che poi nessuna delle due riusciva ad indovinare mai quanti minuti ci mettevamo per spostarci da una parte all’altra.
E’ rinunciare ai baci in riva al mare, quando il sole ormai stava per nascere. Che si gelava e ci tenevamo strette. Che si gelava.
E’ rinunciare al pagare una pizza di tre euro con tutte monetine di due centesimi e guardare il volto del cassiere quasi sconvolto.
E’ rinunciare alla paura di sbagliare, di farsi del male.
E’ rinunciare alle promesse, ai viaggi, ai giorni che sarebbero venuti.
E’ rinunciare a quei pochi minuti che ci riservavamo per noi durante le ore scolastiche.
Ed è rinunciare agli abbracci dopo le ore scolastiche. Quelle ore infernali che si concludevano nel migliore dei modi.
E’ rinunciare alla voglia di scappare. Di scappare, si, ma insieme.
E’ rinunciare alle mie parole, alle tue ed alle nostre parole. Quelle parole piene. Parole che avremmo vissuto.
E tu, tu rinuncia.
Rinuncia ma non tornare.
Un giorno ti sveglierai e sul tuo schermo lampeggerà l’orario, magari il buongiorno di qualcun’altra, ma non il mio. Potrebbe prenderti un vuoto allo stomaco. Non tornare.
Un giorno passerà alla radio la nostra canzone, canzone che mi cantavi spesso tu, e penserai alle mie lacrime, al modo in cui c’amavamo. Non tornare.
Un giorno potrà capitarti tra le mani una mia lettera. Riconoscerai a stento la calligrafia, le parole saranno sbiadite. Sentirai l’assenza del nostro modo d’amarci. Non tornare.
Un giorno preparerai una valigia. Andrai altrove. E ti verrà in mente la nostra voglia di partire, i nostri progetti. Non tornare.
Ed adesso vai,
rinuncia.
Rinuncia e non tornare.
—  scorresanguedallevene
Ma voi c’avete mai pensato alla bellezza dei concerti?
Quella gioia che comincia appena tocchi il biglietto.
Poi ci sono i conti alla rovescia, fino a quel - 1. E allora quella sera metti la sveglia ed il giorno dopo, quasi all’alba sei lì fuori.
E non importa se piove o c’è il sole, se ci sono - 10 gradi o 40, sei a conoscenza che morirai abbrustolito o congelato ma che ne vale la pena.
Ore 10.30 la strada è ormai colma di persone. Qualcuno grida «Vi serve un biglietto?», altri canticchiano.
Arrivano finalmente le ore più vicine all’inizio.
Si sentono le basi e con attenzione riesci a cogliere anche la voce del cantante.
Tutti cantano, ed anche tu.
Rimanete lì a sorridervi, a scambiarvi cibo e bottigline fino all’apertura porte.
E se fino a quel momento eravate tutti uniti, come una famiglia, in quell’istante anche la tua migliore amica diventa un potente nemico da uccidere.
E allora comincia la corsa per i posti, e scappa anche qualche litigio.
Sei dentro e dentro è diverso.
Ritornate insieme ad urlare, a ridere.
Ti guardi intorno e sai che con quelle persone dovrai condividere anche il sudore.
Riparte lo scambio di bottigline e poi le luci si spengono.
Le urla si fanno più forti, i sorrisi più accesi e qualcuno inizia già a piangere.
E poi il concerto inizia.
Le urla aumentano, qualcuno sviene.
Sei felice.
Ti ritrovi ad abbracciare chiunque, a guardarti negli occhi gridando le parole di una canzone.
E poi, dopo quelle ore, il concerto finisce.
Ti sembra essere volato via come nulla.
Ti ritrovi a salutare i tuoi compagni d’avventura ed affermi un «ci vediamo al prossimo concerto»
E sai che anche una scopata in grande stile non ti darà quel senso di pienezza che ti da un concerto.
—  scorresanguedallevene
Porta via con te tutte le parole che ci siamo dette e, soprattutto, quelle che non ci siamo dette.
Parole messe da parte, che prendono polvere, che vaniscono nel nulla.
Parole che non si udivano ma che c'erano, e tu lo sai.
Porta via un po’ di me con te,
non lasciarmi morire,
non dimenticarmi.
—  ♡