sconforto

La faccia da primo colloquio me la immaginavo un po’ diversa.
Come a metà tra il terrore e lo sconforto per l'interminabile attesa di 30 giorni a partire da oggi per sapere che ne sarà di me.

Mi sono resa conto di quanto difficile sia parlare di me senza avere una penna, e non per il tempo che mi serve a costruirmi quanto per quello che mi serve per riuscire a descrivermi usando le uniche parole adatte.
E questo non riuscire a trovarle immediatamente mi riempie di orgoglio, ché se non altro sono diventata una poco incline alla standardizzazione.

Alla domanda Che ti piace fare ho risposto che Mi piace scrivere.
Alla domanda Perché i numeri se ami le parole ho risposto che I numeri ti permettono di avere certezze che le parole non possono darti.

Alla mia domanda Se sono soddisfatta di me ho risponsto che Sì, molto.

LETTERA DI SCONFORTO

Jenna,
per come sei adesso, potresti scomparire e nessuno se ne accorgerebbe.
Qui sotto c’è una lista di suggerimenti che dovresti prendere in seria considerazione:
1) smettila di essere una cacasotto.
2)il tuo istinto fa schifo, devi ignorarlo.
….

Un’amica


-iwaspoisoninyourmouth

Cosa vuoi fare da grande?

Io ho scoperto che quello che voglio fare da grande è il commesso in Libreria

Ormai all'età di 32 anni, con una laurea (niente di che, tranquilli, scienze della comunicazione) e svariati tentativi alla ricerca di qualcosa che faccia al caso mio, niente mi ha soddisfatto di più che quel breve periodo in una libreria.

Nonostante l'abbia vissuto nel periodo natalizio in un centro commerciale, praticamente la riproduzione di una bolgia dantesca in terra.

Ma in mezzo a tutte quelle pagine, qualsiasi tipo di difficoltà passava, era un po’ come inalare costantemente piccole dosi di gas anestetico (o altro di euforico e rilassante se preferite).

Insomma un periodo veramente felice.

Ora mi ritrovo nel vero inferno: l'ambiente aziendale. Costantemente in camicia, giacca e cravatta, con il fiato sul collo dei titolari “perchè la crisi qua la crisi la”, a combattere tra ufficio, clienti e concorrenza con lo stesso stipendio del “magico mondo librario”.

E non me ne frega una sega delle possibilità (leggi promesse) future, di fare esperienza, crescere professionalmente e tanti altri cazzi. Oppure dei “dovresti essere contento ad avere un lavoro”. Cos'è? Un ricatto alla tua vita? “Rimani qui perchè fuori c'è la morte”.

Madechè??? Sto pure a perdere i capelli per lo stress.

Io voglio lavorare per vivere e non vivere per lavorare. Voglio lavorare ma non legato con una catena a un posto che non fa per me. Voglio lavorare ma non soffrendo nell'attesa che il vento cambi per poi svegliarmi vecchio ad aspettare ancora. 

Quindi aiutatemi: aprite una libreria e chiamatemi o uccidete un commesso in una libreria e chiamatemi (istinto violento, effetto della concorrenza aziendale ). In qualsiasi posto, mollo tutto e vi raggiungo.

Grazie, saluti dagli ultimi giorni di ferie.

Immagine mandata da un mio amico, al mio sfogo su come abbia già chiamato tre studi legali e nessuno mi abbia minimamente preso in considerazione e sul fatto che le mie convinzioni su quanto potesse essere facile farsi assumere per lavorare praticamente gratis, stiano crollando.

Meglio usarla come promemoria, può aiutare molto.