sconforto

Io,invece,nell’oscurità,sentivo,con pieno sconforto,me stesso.
—  Italo Svevo - La coscienza di Zeno,capitolo VI
LETTERA DI SCONFORTO

Jenna,
per come sei adesso, potresti scomparire e nessuno se ne accorgerebbe.
Qui sotto c’è una lista di suggerimenti che dovresti prendere in seria considerazione:
1) smettila di essere una cacasotto.
2)il tuo istinto fa schifo, devi ignorarlo.
….

Un’amica


-iwaspoisoninyourmouth

Cosa vuoi fare da grande?

Io ho scoperto che quello che voglio fare da grande è il commesso in Libreria

Ormai all'età di 32 anni, con una laurea (niente di che, tranquilli, scienze della comunicazione) e svariati tentativi alla ricerca di qualcosa che faccia al caso mio, niente mi ha soddisfatto di più che quel breve periodo in una libreria.

Nonostante l'abbia vissuto nel periodo natalizio in un centro commerciale, praticamente la riproduzione di una bolgia dantesca in terra.

Ma in mezzo a tutte quelle pagine, qualsiasi tipo di difficoltà passava, era un po’ come inalare costantemente piccole dosi di gas anestetico (o altro di euforico e rilassante se preferite).

Insomma un periodo veramente felice.

Ora mi ritrovo nel vero inferno: l'ambiente aziendale. Costantemente in camicia, giacca e cravatta, con il fiato sul collo dei titolari “perchè la crisi qua la crisi la”, a combattere tra ufficio, clienti e concorrenza con lo stesso stipendio del “magico mondo librario”.

E non me ne frega una sega delle possibilità (leggi promesse) future, di fare esperienza, crescere professionalmente e tanti altri cazzi. Oppure dei “dovresti essere contento ad avere un lavoro”. Cos'è? Un ricatto alla tua vita? “Rimani qui perchè fuori c'è la morte”.

Madechè??? Sto pure a perdere i capelli per lo stress.

Io voglio lavorare per vivere e non vivere per lavorare. Voglio lavorare ma non legato con una catena a un posto che non fa per me. Voglio lavorare ma non soffrendo nell'attesa che il vento cambi per poi svegliarmi vecchio ad aspettare ancora. 

Quindi aiutatemi: aprite una libreria e chiamatemi o uccidete un commesso in una libreria e chiamatemi (istinto violento, effetto della concorrenza aziendale ). In qualsiasi posto, mollo tutto e vi raggiungo.

Grazie, saluti dagli ultimi giorni di ferie.

Immagine mandata da un mio amico, al mio sfogo su come abbia già chiamato tre studi legali e nessuno mi abbia minimamente preso in considerazione e sul fatto che le mie convinzioni su quanto potesse essere facile farsi assumere per lavorare praticamente gratis, stiano crollando.

Meglio usarla come promemoria, può aiutare molto.

APPLE (MADE IN ITALY)

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in Italia. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perché stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.
I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in Italia non sarebbe nata, perché saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

- Antonio Menna -

Fragole e lamponi

Il senso di profondo sconforto che ti assale quando dopo mesi di ripetizioni di francese, il tuo alunno scrive Edgar Al Lampò.

“Per me invece, alla fragola.”

Furio e Aurelio, compagni di viaggio
di Catullo, […]
alla donna che amo riferite per me queste poche
ed amare parole.

Viva pure godendosi i trecento suoi amanti
che insieme è capace di stringere a sé tra le braccia
senza amarne nessuno davvero, e a vicenda fiaccando
le reni di tutti;

né si curi, come un tempo faceva, di questo mio amore,
che è caduto per colpa di lei come un fiore
sul ciglio d'un prato non appena il suo stelo è reciso
dall'aratro che passa.

- Gaio Valerio Catullo

Con tutta me stessa avrei voluto fermarmi: smettere di camminare, smettere di vivere. Il pensiero che ci sarebbe stato un domani, e poi un dopodomani, e poi una settimana, non mi era mai sembrato tanto insopportabile. Continuare a vivere nei giorni a venire con quella sensazione di sconforto totale, mi ripugnava.
—  Banana Yoshimoto, Kitchen