sconforto

La sessione invernale è ufficialmente terminata e finalmente posso concedermi una serata fuori senza sentirmi in colpa per aver preferito lo svago ai libri.
Questo percorso di studi mi sta piegando, mettendo a dura prova non solo la mia volontà e capacità creative, ma anche il fisico.
Il mio corpo sta pagando in prezzo più alto di tutti e la mia mente scivola giù con lui.
Vorrei essere più forte di come sono. Davvero. Vorrei essere più coriacea, sapermene infischiare delle ingiustizia e non farmi il sangue amaro per questo, ma non ci riesco.
Quando do il mio mille e vedo che persone che a malapena tirano fuori un dieci, ottengono più di me, lo sconforto semina in un terreno fertile. E coltiva inadeguatezza, confusione, delusione, rabbia in grandi quantità.
Cos'è che raccoglieró alla fine di quest'anno proprio non lo so. Probabilmente le briciole di me stessa.
Però, in questa melma di negatività, ieri un piccolo appiglio: un mio professore ha detto delle cose sul mio conto che mi hanno rincuorato, fatta sentire un po’ meno una nullità.
Sono state come una mano tesa nella mia direzione quando ero a terra e non facevano altro che calpestarmi.
Quindi, forse, e sottolineo il forse, non ho scelto la strada sbagliata, solo una molto molto tortuosa e lunga.
Ma d'altronde chi le vuole le cose facili?

Mi sono scocciata di lottare.
Non ce la faccio più.
È una continua lotta, una continua guerra.
Posso avere un po’ di tranquillità ?!
Perché non posso avere mai un periodo di pace mentale, che duri a lungo?!
Perché per ogni cosa, per ogni conoscenza, per ogni situazione, devo iniziare una sfida ?!
Una sfida costante, estenuante, assillante…
È una vita che lotto da sola, mi sta anche bene…ma non sempre.
Può, qualcuno, lottare per me, con me ?!
Una volta, una sola volta.
—  FreeSoul02
Una volta una bambina al parco del mio paese si sedette sull’altalena affianco alla mia e mi disse con tutta semplicità: “Oggi ho visto un angelo”
“Davvero?” chiesi tornando alla realtà.
“Davvero! Sai, non l’ho detto a nessuno”
“A me si però”
“Tu sei pazza, come me”
Risi: “Pazza?”
“Si”
“Chi ti dice che io sia pazza?”
“Te ne stai qui da sola, a guardare le nuvole. Ogni tanto sorridi, ma poco. Lo so perché lo sono anche io pazza.”
Mi spiazzò.
“Tu sei pazza?”
“Sì, ho sentito parlare le maestre di me l’altro giorno”
“Ah si? E hanno detto questo?”
“Che sono pazza.” disse in un tono di sconforto.
“Perché te ne stai a guardare le nuvole da sola e sorridi, ma poco?”
“Credo di si. Ai miei compagni non piace molto guardare le nuvole, così me ne resto da sola.”
“E perche sorridi, ma poco?”
“Non lo so. Perché tu lo fai?”
“Non lo so.”
“Oggi ho visto un angelo”
“E com’era?”
“Come te.”
“Come me?”
“Sì, se ne stava seduta su un’altalena a guardare le nuvole e sorrideva, ma poco”
Mi sorrise intensamente.
Non ci fu altro da aggiungere.
Seduta su quell’altalena guardai le nuvole per un attimo e sorrisi, ma poco.
Un pensiero mi passò davanti agli occhi.
Mi voltai per dirglielo ma l’altalena volteggiava nel vento.
Avevo visto un angelo.
—  haragionechiefelice
Con tutta me stessa avrei voluto fermarmi: smettere di camminare, smettere di vivere. Il pensiero che ci sarebbe stato un domani, e poi un dopodomani, e poi una settimana, non mi era mai sembrato tanto insopportabile. Continuare a vivere nei giorni a venire con quella sensazione di sconforto totale, mi ripugnava.
—  Banana Yoshimoto, Kitchen
(come vi ero arrivato, chissà)

Senza mosche la campagna sarebbe un paradiso.
Anche così, però, direi che va benone.

Sono tornato nei campi, finalmente. Ho provato a fare un bilancio di queste ultime due stagioni e a metà strada ho lasciato perdere.

Non credo di essere mai stato peggio, forse giusto qualche trauma infantile che non ricordo. Ora però c'è la campagna e va tutto bene. Quest'effetto benefico ha dell'incredibile, difatti probabilmente non è vero ma preferisco accontentarmi. 
Avrei tantissime cose penose da raccontare, che fin'ora non ho raccontato perché in primo luogo non c'era internet, in secondo erano davvero un po’ troppo penose. 
Non credo che ne parlerò nemmeno adesso, perché non ho voglia. Sono circondato da animali: stavolta c'è maiali, asini, capre, cavallini, api, polli, galline, cani, gatti. Una cornucopia urlante di pelo e sangue.
A settembre avrò persino modo di ammazzare un pollo, e finalmente vedremo se quel briciolo di empatia che mi è rimasto troverà modo di risalire a galla. Non potrei chiedere di meglio.

Nel frattempo i padroni sono partiti per le vacanze e mi hanno lasciato in affido tutta la baracca per una decina di giorni. Va a capire perché a gente si fida di me, cinque giorni che sono qui e hanno deciso persino di lasciarmi le chiavi di casa, con documenti, atti di proprietà, casseforti e tutto. Mah. Fortuna loro che sono più pigro che stronzo, poi non se lo meritano.

Devo segnalare che i padroni hanno una figlia quindicenne con dei seni davvero enormi. Non credo di aver mai visto una ragazzina con dei seni tanto grossi, nemmeno al liceo. L'altra sera se ne andava in giro in pigiama ed era qualcosa di impressionate. Ho un vecchio amico che potrebbe trovare la cosa di suo gusto.

Con questa nota chiudo. Domani dovrebbe piovere che nemmeno i cardinali e io dovrò inventarmi un modo per sfamare le bestie, magari sul tardi ci sarà tempo per farsi un altro giro su internet.