sciabordio

“Sai che non abbiamo una data da ricordare come anniversario?!” “E’ vero, vuoi un anniversario da festeggiare?” “Non è che detto così sia molto romantico!! No, ne ho fatto a meno fino ad oggi, era per dire” “Se dovessi sceglierne uno quale sarebbe?” “Non lo so, qual è il'prescelto’? Il giorno del primo bacio? Quando sei tornato da me? Quando abbiamo detto basta a quei stupidi lasciarci e riprenderci? Non abbiamo neanche avuto un ‘primo appuntamento’!!!”. Siamo seduti sui gradini del portico, guarda davanti a se, si sente lo sciabordio del lago, il sole sta scomparendo, c'è calma. Fa un tiro con la sigaretta “Io il mio anniversario ce l'ho… Il giorno che ti ho visto scendere dalla jeep, 7 agosto” “Bravo!! Ottima scelta, non lo festeggeremo mai assieme, ad agosto non ci sei!!” gli rispondo canzonandolo, ma neanche tanto. Si tira su e viene ad inginocchiarsi tra le mie gambe, mi manca un battito quando il suo viso è davanti al mio “Amore mio io ho ‘festeggiato’ quel giorno da allora, ogni anno e qualche volta in più” “Come? Non me lo hai mai detto! Pure quando non stavamo insieme? In che senso” sulle labbra gli compare quel suo adorabile sorriso sghembo “Si. Ogni anno. Sempre. Verso mezzogiorno, torno nel posto dove ti ho visto per la prima volta, mi siedo e guardo verso il giardino, ti vedo arrivare, bella e sorridente, ti dico ‘Io sono Max e mi hai appena rubato il cuore’ tu mi rispondi 'Riprenditelo pure’ ed allora ti dico 'Tienilo, ormai è tuo” “Non ti avevo rubato il cuore… Veramente hai fatto questo?” annuisce “E perché non me lo hai mai detto?” “Non era importante” “Per me si. È … Max…” non ho parole “Non lo merito uno come te” “Non dirlo… Ragazzina non pensare… Guardami” obbedisco “Non dire mai più che non mi meriti, mi fai incazzare” “Ma fai sempre così tanto per me…” “Zitta! Quello che ho fatto era per me, per ricordarmi della fortuna che ho avuto quel giorno” mi bacia, il mio bacio preferito, quello che mi fa dimenticare. Quando si stacca da me, mi guarda e sorride “Allora vuoi un anniversario?” “No. Voglio che il 7 agosto, verso mezzogiorno, quando ti metterai seduto a guardare il giardino, mi chiami e mi dirai che ti ho rubato il cuore, ed io ti dirò che non te lo restituirò mai più perché è mio, mi è sempre appartenuto di diritto… Lo farai?” “Certo” lo abbraccio “C'è ancora qualcos'altro che non so?”
“Nel cassetto delle maglie (laggiù) c'è ancora il tuo profumo, dove lo hai lasciato il giorno prima di partire, e sul comodino vicino al tuo diario c'è il tuo elastico per i capelli” “Davvero? Max…” “Ti piace proprio ripetere il mio nome, vero?” mi prende in giro “E che mi lasci senza parole! Max…” Gli metto le braccia intorno al collo e lui mi stringe forte a se. Non servono parole.

25 luglio 2015

Questa sera sono andata a vedere le stelle in riva al mare. Sai quanto mi piaccia. Mi sono seduta su uno scoglio, cullata dallo sciabordio delle onde a riva, mentre la luna illuminava l'acqua cristallina e tutto ciò che mi circondava. Maledetta luna. Era così luminosa da rendere invisibili le stelle, permettendomi a malapena di distinguere il Grande Carro e la Stella Polare. Se non ci fosse stata la luna sarei riuscita a vedere Cassiopea e sua figlia Andromeda, e ti avrei narrato le loro vicende. Ti avrei indicato lo Scorpione con Antares, il suo astro rosso e pulsante, e mi avresti vista andare fuori di testa perché non sono mai stata capace di individuare la Corona Boreale, lì, vicino ad Arturo. Arturo, nome assurdo per una stella, non trovi? Poi avrei rivolto lo sguardo alla Via Lattea, osservando così il centro della nostra galassia. Sai quanto mi incanti contemplare il cielo, consapevole di essere un puntino insignificante nell'universo sconfinato e ignoto.
Ma c'era la luna che oscurava le stelle, non ho visto nulla di tutto questo. Tu, al contrario, non eri lì con me. Per cui mi sono ritrovata a parlare con quella tanto odiata luna che, con la sua prepotente luce, riusciva comunque a farmi compagnia, illuminando queste solitarie serate estive passate pensando a te, lontano.