sbarazzina

“Vennero, infatti, i fascisti, di mattina presto. Vennero da tutti i paesi della Chiana, a squadre, a piedi, sui camions, in bicicletta, accompagnati dalle loro fanfare e dai loro canti.
Le donne, dietro i vetri, guardavano meravigliate quei giovani che non finivano mai di sopraggiungere
Erano bei giovanotti, i fascisti!
Con la camicia nera aperta sul collo, le maniche rivoltate sugli avambracci venati e muscolosi, il fez a sghimbescio sui capelli bruni che uscivano, simili ad un’ala nera, dando ai volti un’aria sbarazzina e nello stesso tempo marziale. Ma non era solamente il fez che attirava le donne; molti di quei giovani avevano occhi così ardenti, così pieni di fuoco, che non si potevano guardare, e da quella giovinezza si sprigionava un profumo che pungeva e attirava.
Passavano per tre i fascisti, in lunghe colonne, cantando. Le loro canzoni erano come le loro musiche, allegre, elettrizzanti; e i canti evocavano le lunghe marce al sole, i bivacchi alla luna, quando i troppi ricordi non lasciano dormire.
Le donne guardavano meravigliate, pensando: “Son questi i fascisti, gli incendiari, i sanguinari? Possibile?” e le più giovani ammiccavano sorridendo, e si sussurravano all’orecchio: “Senti come canta bene quel moretto ! E che bella bocca !” E più di una arrossiva dietro i vetri “O bella di maggio” -disse un fascista mentre passava, a una ragazza affacciata sopra
un vaso fiorito- “Me lo getti un fiore?”
Subito una mano staccò dalla pianta il più bel fiore, e lo gettò nella strada. la domanda era stata accompagnata da un sorriso così incantevole!
Dall’alto due occhi lucenti seguirono il giovane inchinarsi a raccogliere il fiore, fissarono un po’ imbarazzati, ma felici, il maschio volto che si schiudeva a ringraziare, come una rosa al mattino, e tremarono al gesto che metteva sulla bocca del moschetto il fiore raccolto:
“Asciuga il pianto
della fidanzata
si va all’assalto
si vince o si muor”.