sazio

Si era dunque finalmente decisa a dirgli la verità? Ah no, neanche per sogno. Non gli scrisse che quello che chiamava felicità amorosa per lei era stato solo uno sforzo terribile, non gli scrisse quanto si vergognava del proprio ventre deturpato, né che aveva avuto l'esaurimento nervoso e che si era fatta male a un ginocchio e aveva dovuto dormire per una settimana. Non glielo scrisse perché una simile franchezza non era mai stata nella sua natura, e perché lei voleva finalmente tornare ad essere se stessa, e poteva essere se stessa solo mentendo; se gli avesse confidato tutto con franchezza, sarebbe stato come trovarsi ancora una volta distesa davanti a lui nuda col ventre rugoso. No, non voleva più mostrarsi a lui, né esteriormente, né interiormente, voleva ritrovare la sicurezza del proprio pudore, e per questo doveva mentire.
—  La vita è altrove, Milan Kundera
Tendere insidie sempre eguali, percorrere la solita strada, che si limita a perpetui approcci, e alla quale la conquista segna il traguardo, son cose che mi hanno tediato. La tecnica del vero seduttore esige, nel passaggio da un soggetto a un altro, una disinvoltura, un'indifferenza che io non provo e che, comunque perdevo prima di abbandonarle intenzionalmente: non ho mai compreso come si possa essere sazio di un essere umano. La molteplicità delle conquiste contrasta con il desiderio di enumerare esattamente le ricchezze che ogni nuovo amore ci reca, di osservarlo mentre si trasforma; fors'anche, mentre invecchia.
—  Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano
Incantato

Dio, com'è bella! e quanto
sempre, a guardarla, è tutta un dolce incanto!
Della beltà che in lei
sempre si spiega io mai sazio sarei.

Stanco giammai: la sua beltà, a guardarla,
sempre si rinnovella;
sempre ad ognuno parla
e di grazia e d'amor. Dio, com'è bella!

Di qua e di là dal mare
più remoto, e per ogni
terra, non c'è chi le assomigli: appare
quale solo nei sogni
per forse una beltà. Dio, com'è bella!

Charles d'Orleans

2

Credo di non aver mai mangiato meglio in vita mia. È stata un'esperienza che ha seriamente,quasi filosoficamente parlando, sfiorato il dionisiaco.

Mi alzo sazio e fottutamente felice.
Vorrei solo i miei genitori con me, che avrebbero meritato una cena del genere.

Mangiate italiano, pezzenti.

(Mi sembra di respirare e sentire il corpo leggero.
E sono gelosa e mi si riempie il cuore di questo paese sporco, di questo cibo che mi mancava e che non mi sazio di mangiare, di queste grida e questa rabbia e queste burle e questi zingari e questa gentilezza e questo rispetto e questi sorrisi e di tutto l'opposto… mi sento in un'altra dimensione del mio essere, quello primitivo, dove l'unica guerra è stata quella tra vicini di casa e compagni d'asilo.)