sanpietrini

THE OLD TAYLOR CAN’T COME TO THE PHONE RIGHT NOW (pt. I)

Prendi l'aspetto del fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso.
- William Shakespeare

reputation.

10 novembre 2017. 

Swifter is coming.

Tutti ne parlano come se fosse il grande ritorno di Taylor Swift.

La verità è che non se ne è mai andata.

Ochèi, vero, era in pausa - probabilmente nascosta da qualche parte a fingersi morta come un opossum - e io ero già pronta a sguinzagliare Federica Sciarelli come si sguinzaglia un cane da tartufo

MA

praticamente non se n'è mai andata. Era ancora una presenza costante nelle classifiche musicali (nel 2017, con un album del 2014), e fondamentalmente continuava ad essere sulla bocca di tutti, da Katy “sono così matura che sono caduta dall'albero ed ho evidentemente picchiato la testa” Perry, a quella fistola anale di Kim Kardashian e quel batterio di salmonella enterica di Kanye West, suo marito.

(e dire che quel focolaio di febbre tifoide era stato anche perdonato con Innocent, una canzone che evidentemente non si merita)

Ora, per contestualizzare la citazione del Bardo, c’è da dire che è stata Kim Kardashian a coniare per Taylor il soprannome “serpente”, attingendo a piene mani a quell'iconografia vecchia come la Bibbia per cui il serpente è un essere malvagio, meschino e ingannatore, qualità che i detrattori di Taylor vogliono attribuirle ad ogni costo per non si sa quale ragione specifica se non che ha più successo di chiunque altro in questo sistema solare e forse un tantino (ma giusto un tantino) gli rode.

(e comunque joke on them, perché al serpente sono associati soprattutto significati positivi: nel bastone di Asclepio rappresenta la guarigione e nel caduceo di Ermes è simbolo di pace, prosperità ed equilibrio, senza ovviamente tralasciare l'idea del rinnovamento derivante dalla ciclica muta della pelle e a quella di completezza, di perfezione, di immortalità e dell'energia che si rigenera data dall'Uroboro)

Così, una settimana dopo aver sfanculato in tribunale il dj che l'aveva molestata sessualmente (qui potete leggere il mio resoconto), Taylor ha eclissato l'eclissi solare totale del 21 agosto pubblicando sui suoi social (di cui era stata fatta tabula rasa appena qualche giorno prima) un criptico video senza audio 

di un serpente.
 

E, ça va sans dire, s'è rotto l'internet. Non vedevo tanta agitazione per un serpente da quando veniva aperta la Camera dei segreti.  

E ancora prima, da quando Donatella Rettore metteva a ferro e fuoco il panorama musicale con con Kobra. 

E ancora prima prima, da quando il serpente tentava Eva con la mela.

Ora, io non so dire il momento preciso in cui le ho venduto l'anima, potrebbe essere accaduto durante la tappa dello Speak Now World Tour a “Mlano” quando le ho dato il cinque e quindi per osmosi c'è stato uno scambio di energia spiritica, FATTO STA che dopo questo 21 agosto ho capito che non c'è modo di tornare indietro. Tra l'altro il Codice del consumo stabilisce che il diritto di recesso per i contratti stipulati fuori dai locali commerciali si deve esercitare entro dieci giorni, quindi Taylor è decisamente fuori termine, se mai decidesse di volermi restituire l'anima. O il cuore, se è per questo. In ogni caso, può anche venirsi a prendere la cistifellea, un rene e un polmone, per quanto mi riguarda.

Non ho mai fatto mistero di ammirare Taylor non soltanto per le capacità artistiche ma anche per il modo in cui gestisce la sua immagine e soprattutto per le sue qualità imprenditoriali e le ragionatissime scelte che ne derivano, da questo ultimo punto di vista un po’ come tutti i finanzieri di Paperopoli ammirano Zio Paperone. 

Così, l'aver sfruttato un raro fenomeno cosmologico a suo vantaggio e l'aver rigirato a suo favore la narrativa del serpente con la quale è stata insultata nell'intero ultimo anno costruendoci sopra un album dal significativo titolo “reputation” non può che suscitare in me l'ammirazione profonda e incondizionata di cui sopra. 

Un po’ come chi pratica l'arte marziale dell'aikido si serve della forza (cioè degli attacchi) dell'avversario per portarla nella direzione che decide lui e poi gliela rivolta contro, allo stesso modo Taylor fa con il fiele che le sputano addosso giornalmente, solo che lo trasforma in arte, lei, e lo rispedisce al mittente con la potenza di un’eruzione pliniana. 

(in sostanza, se la vita ti offre limoni, facci la limonata e poi spruzzala negli occhi di chi ti vuole male)

Insomma, voglio dire, Dante non ha forse relegato all'inferno tutti i suoi avversari politici e chiunque gli stesse sulle guelfe palle? Non è forse questo lo scopo dell'arte, se non canalizzare l'energia negativa che ci circonda in qualcosa di costruttivo anziché distruttivo (magari prendendosi anche qualche sana rivincita)?

(che poi, oh, avercela tutta ‘sta forza d'animo di creare Arte dalla merda, io mi sarei solo rannicchiata in posizione fetale e ciao)

Ma ciò tuttavia non deve certo sorprenderci. L'aveva già fatto con Blank Space, canzone ironica e pungente in cui giocava con l'immagine di “serial dater” che i media le hanno affibbiato, e l'avevamo notato tutti (a parte, ullalà, i media). Il fatto è che con New Romantics c'è l'ha proprio detto chiaro e tondo, anche se io me ne sono resa pienamente conto soltanto adesso.

'Cause, baby, I could build a castle / out of all the bricks they threw at me

Io quel verso l'ho sempre inteso nel senso che le tirano addosso così tanti mattoni da poterci realizzare addirittura un castello, che è una costruzione di grandi dimensioni, e non te la sbrighi di certo con due sanpietrini e tre mani di malta.

Il fatto è che un castello è anche una costruzione maestosa, imponente, prestigiosa, il centro della vita della comunità, il luogo da cui i sovrani amministravano il regno e dichiaravano le guerre e firmavano i trattati di pace. Il centro nevralgico degli imperi.

Quel castello, insomma, non è unità esemplificativa per un qualcosa di mastodontico, ma è sineddoche, una parte per indicare un tutto più ampio. E quel tutto è l’impero di Taylor Swift. Di una che è riuscita persino ad oscurare un'eclissi.

Quindi avanti, venghino siore e siori, tiratele pure i mattoni, perché poi lei ci costruirà il suo dominio assoluto su tutte le cose terrene e ciaone.

Ciaone, ho detto.

reputation (con la r minuscola) è il suo sesto album in studio, in uscita il 10 novembre prossimo, a tre anni da 1989 (rompendo per la prima volta il ciclo di due tra un disco e l'altro) e già il nome - così come il modo serpentino con cui è stato presentato al mondo - è decisamente indicativo di come Taylor affronterà questa nuova era.

Il primo singolo estratto, manco a dirlo, è Look What You Made Me Do.

E che cosa le hanno fatto fare? L'hanno fatta passare al lato oscuro.

Per sua stessa ammissione, la Taylor carina e coccolosa è morta, sparita per sempre, morta di una morte orrenda e super dolorosa! Andata, andata, andata, come il tuo cane! - Il mio cane è morto? - L’ho messo sotto con la macchina quando sono arrivato! Tutti quelli che ami intorno a te stanno morendo!

Tra l'altro, mi piace molto il tono da Capitan Ovvio con cui dice “Oh, 'cause she’s dead” (ci stava bene anche un “duh!”), perché parliamoci chiaro, cosa altro poteva fare la vecchia Taylor se non soccombere e morire?

(non nego che l'avrei amata alla follia se quella frase l'avesse cantata al modo degli interpreti growl, con una voce che sembri provenire direttamente dalle budella di Lucifero, ma sono soddisfatta ugualmente)

Look What You Made Me Do è una canzone dalle sonorità pop. Già al primo ascolto (alle sei della mattina perché sì) la melodia catchy mi era già entrata nel cervello.

Ma sarebbe da stolti fermarsi all'orecchiabilità, perché se il Diavolo si nasconde nei dettagli, sappiamo benissimo che Taylor si nasconde nei testi. E il testo di questa canzone è di un'amarezza e di una disillusione che spezza il cuore.

Guardate cosa mi avete fatto fare, dice. Quello che intende è guardate come mi avete fatta diventare.

Cinica. Arrabbiata. Delusa.

La stessa persona che cantava di fiabe e di principi azzurri.

Me l'avete uccisa, ecco cosa.

(mortaccivostri)

Perché la Taylor che emerge da questa canzone è una Taylor furiosa col mondo, una Taylor che per forza di cose ha dovuto mettere una pietra su quella che si proclamava “finally clean”, una Taylor che alla fine ha dovuto indossare una corazza per proteggersi.

Una Taylor che ha smesso di fidarsi (“I don’t trust nobody”), perché l'hanno sempre pugnalata alle spalle (“You asked me for a place to sleep, locked me out and threw a feast”), e una Taylor convinta di non aver più la fiducia di nessuno (“and nobody trusts me”) (nel senso, così interpreto io questa frase, di non godere più del beneficio del dubbio - se mai gliel'hanno mai concesso, pronti tutti come sono a vestire i panni di giudice, giuria e carnefice senza nemmeno provare ad ascoltare le sue ragioni).

(non so voi, ma a me ribolle il sangue a vederla trattata sempre così ingiustamente e a sapere quanto ci stia male)

In ogni caso, Taylor è una che reagisce (“I rose up from the dead, I do it all the time”), lo so io come lo sapete voi e il resto dell'universo. Con Shake It Off aveva provato a dirlo con le buone. Con Blank Space con le sarcastiche. Con Look What You Made Me Do, invece, con le maniere più esplicite e inequivocabili possibili: sì è abbondantemente rotta le palle e vi sta venendo a prendere, uno per uno.

(tra l'altro, proprio il modo in cui ripete “guardate cosa mi avete fatto fare” nella mia testa suona come una frase che potrebbe dire un serial killer e io onestamente sto iniziando ad immaginarmela con un coltellaccio in mano e un tic all'occhio e una risata diabolica. E mi va bene così)

Non ho idea di come saranno le altre tracce dell'album, ma trovo molto interessante la scelta di una canzone di questo tipo come lead single, perché suona come un avvertimento che d'ora in poi Taylor sparerà ad alzo zero, senza fare prigionieri. Questa canzone è la versione in musica della bandiera rossa dei pirati, perché la jolie rouge (da cui poi “Jolly Roger”) stava a significare la lotta all'ultimo sangue, e per questo era molto più temuta di quella nera. Insomma, Taylor sta avvertendo il mondo che “ehi, guardate, ho smesso di farmi mettere i piedi in testa, e questo è solo l'inizio, perché vi assicuro che non avete ancora sentito niente”.

Vorrei giusto far notare che “Non avete ancora sentito niente” è la prima frase mai pronunciata in un film (Il cantante di jazz, del 1927), segnando l'avvento del sonoro e lanciando il mondo del cinema in un'epoca completamente nuova. È quello che sta facendo Taylor: ricomincia da capo, smette di navigare a vista ed entra in un'era mai vissuta prima. E lo fa incazzata nera.

Non ci resta che vedere dove ci condurrà questo viaggio.

E come disse Margo Channing in “Eva contro Eva”, “prendete il salvagente, questa sera c’è aria di burrasca”

La Regina è morta, lunga vita alla Regina. 



P.S. stay tuned per il post sul videoclip di Look What You Made Me Do.

anonymous asked:

Oggi mi ha inviato un messaggio "sei stata l'alternativa che mi ha salvato la vita". Quando l'ho letto mi stavano salendo le lacrime perché in quel messaggio c'era racchiuso tutto ciò che si trattava di noi. Era il modo più banale per spiegare il modo in cui ci eravamo incontrati: stavo andando a prendere l'autobus per tornare a casa ed era tardi, come una cretina decisi di prendere la via più corta ma buia, quando cominciai a sentire delle strane voci e cominciaci a correre.. ///

Ad un tratto scivolai e un ragazzo mi riprese per il braccio un attimo prima che il mio sedere toccasse terra. Non so esattamente come feci a non accorgermi della sua presenza, ma probabilmente ero troppo presa a correre e i sanpietrini erano troppo scivolosi per farmi badare ad altro che non fossero loro. Si dal caso che ci siamo incontrati così: io rossa in viso, ringraziando Dio di non essere caduta e lui semplicemente bello che mi teneva ancora l'avambraccio. ///
Mi ha chiesto come stavo e per un attimo mi persi nelle sue iridi verdi, ma di un verde scuro però abbastanza brillante per non essere confuso con nessun altro. All'intero i suoi occhi erano rossi come se avesse fumato, ma il suo odore mischiato ad una forte fragranza di menta me lo confermò. Cominciammo a camminare. Immagina: due estranei che si guardano e si fanno strane domande, per una piccola viuzza della città. Mi offrì un tè e lui si prese un caffè. ///
Osservai come la camicia gli fasciasse il braccio e come dei tatuaggi uscissero fuori finendo sulla sua mano. Mi resi conto come attirava attenzione perché quasi tutte le ragazze che entravano, anche se accompagnate, si giravano a guardarlo. Mi sentì in soggezione, insomma era alto, robusto, con una folta chioma mora e una voce roca al punto giusto, mi chiedevo come facesse a non notare tutte quelle ragazze. Io avevo i capelli disordinati, un tè fra le mani e il naso rosso per il freddo. ///
Mi spiegò il motivo per il quale lui passò per la via e mi disse che di solito non la faceva, ma gli si era rotta una corda della chitarra e quella sera stessa avrebbe dovuto suonarla, così per arrivare prima al negozio prese la scorciatoia. Molte volte ci ripenso e mi accordo come il nostro incontro sia stato un vero e proprio scherzo del destino, insomma io avrei potuto scegliere la strada più luminosa ragionandoci un po’ di più e a lui non si sarebbe rotta nessuna corda. ///
Quella sera io persi l'autobus e lo aiutai a cercare un altro negozio per comprare la corda. Lo sentì suonare e nessuna cosa può essere paragonata per spiegarti come accarezzava quelle corde. Mentre suonava era un'altra persona, ma amavo il modo in cui non interrompeva lo sguardo dal mio, come dire “tra tutta una folla, io vedo solo te”. Ancora adesso lo fa e ancora adesso lo amo più di qualsiasi altra cosa al mondo. ///


O CAZZ MA IO VI AMO.
LA TUA STORIA È L'AMORE, È LA MERAVIGLIA.
SE DUE PERSONE SONO DESTINATE AD INCONTRARSI, IL DESTINO FARÀ Di TUTTO PER FAR SI CHE CIÒ ACCADA.

Comunque questo fine settimana che è appena passato è stato molto carino e io ve lo vorrei raccontare.

Sono stato nella città di Roma. La città di Roma si trova tra Civitanova Marche e Messina e Roma è famosa per la pizza con le patate, il modo di dire “O Rita dalla Chiesa a Forum o la morte” e i muri. A Roma ci sono tantissimi muri vecchi e tu vai in giro e vedi i muri e devi dire “Roma è un museo a cielo aperto” altrimenti ti denunciano e aprono un tombino dietro di te e dicono “vai un po’ più indietro che la luce è migliore” e tu cadi nel tombino.

Io a Roma un po’ ci ho vissuto e ho conosciuto tante persone (i famosi romani) e mi sono trovato benissimo, però ora amo Milano ed è come quando tu sei fidanzato e incontri il tuo ex fidanzato (che in realtà è una scatola di legno) e fai finta di niente, ma poi con la coda dell’occhio guardi la scatola di legno.

Ho ritrovato tanti amichetti bellissimi fisicamente (hanno proprio la tessera del comune) e abbiamo mangiato la carbonara e i carciofi. Ho fatto un giro sulla metro c e l’ho vissuta talmente bene che a un certo punto ho cominciato a singhiozzare di gioia e la guardia ha preso il kit di lexotan d’emergenza. Ho cercato una pizza al taglio a mezzanotte camminando col nodo alla cravatta sciolto per le strade di Monti che neanche in una commedia romantica americana “Amore e Sanpietrini” con Marisa Tomei e quello di Grey’s anatomy che altri due film di scarso successo e poi si apre un lavaggio auto. Sono andato al Teatro dell’Opera della città di Roma a vedere La Traviata diretta da Sofia Coppola coi costumi di Valentino ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita. I posti erano meravigliosi e super posh spice e si vedeva tutto benissimo e io vedevo lei che si innamorava, che saliva le scale e che impiegava 50 minuti per morire. Alfredo poi è un bonazzo.

Voglio andare di nuovo all’opera perché il melodramma per me è come la benzina per le vostre macchine e voglio tornare a Roma perché IO LA PIZZA CON LE PATATE NON L’HO MANGIATA.

ride |rīd|

verb ( past rode |rōd|; past part. ridden |ˈridn|) [ trans. ]

• sit on and control (a bicycle or motorcycle) for recreation or as a means of transport : he rode a Harley Davidson across the U.S.

• go through or over (an area) on horseback, a bicycle, etc. : ride the full length of the Ridgeway.

• compete in (a race) on horseback or on a bicycle or motorcycle : I rode a good race.

Ieri sera stavo tornando verso la mia macchina, che era ancora a Piedicastello. Davanti alla chiesa di S. Maria Maggiore il transito era interrotto: c’era un cantiere, ovviamente fermo la domenica sera, e la piazza era per metà ricoperta di cubetti di porfido nuovi, mentre l’altra metà attendeva di esserlo. Vedi com’è, mi ha detto Giulio, appena vedono che c’è un’area un po’ di degrado, con spacciatori e gente poco in linea con l’immagine di generale pulizia che Trento vuole comunicare, che fanno? cominciano a riempire le piazze di sanpietrini. E questo risolve forse le cose? ho chiesto io, sapendo già che la risposta era no, ovviamente no. Abbiamo continuato a chiacchierare e ad andare verso le rispettive case quando, poco prima del ponte sopra la stazione: li vedi? mi ha detto indicandomi il piazzale sotto di noi, altri sanpietrini.
Non riuscirò mai più a guardare le vie lastricate in cubetti di porfido nella stessa maniera, giuro.