san agostino

Io direi che l’essere umano ha un po’ scocciato con ‘sta cosa che vuole la felicità.

Ceh, parlando personalmente, credete sia giusto sorbirsi 5 anni di letteratura in cui mi narrano di tanti tipetti che sono impazziti cercando ‘sta felicità tanto agognata?

Ma poi, che cos’è la felicità? No, perchè è tutto molto confuso.

Prima Dante mi dice che è guardare Beatrice, la donna angelo. Poi arriva Petrarca che invece rinnega tutto, e sparla di Laura, quella che chiamava la sua ‘felicità’, a San Agostino manco fosse un mostro. Un bel giorno invece Jane Austen se ne esce con Mr. Dancy ed Elizabeth (Insomma dei vecchi Anastacia e Christian Grey) e improvvisamente la felicità diventa amare e fidarsi di uno stronzo, per non parlare di Emily Brontè con la sua Caterina che per essere felice sposa un uomo che non ama (ma il senso?). E credetemi, ci sarebbero tanti altri personaggi letterari che mi hanno davvero confuso le idee… E quindi ancora mi chiedo:

CHE COS’E’ LA FELICITA’?

Felicità non credo siano le farfalle nello stomaco, non è una bottiglia di vodka o una canna.

Essere felici non è sorridere ad una battuta, ne viaggiare o mangiare.

Felice non è per forza una persona piena di amici, di gente che le vuole bene.

Quelle magari sono fortune in più, ma secondo me: La felicità non è un emozione, e forse neanche un sentimento.

Forse è semplicemente la capacità di guardare un problema negli occhi e ridere, ridere forte.

Apatia.

Apatia: il sentimento della nuova generazione, ma non solo. L'apatia è il sentimento che sbarra le porte all’ amore: non ti sorprendi più di niente, vedi banalità dappertutto, qualunque argomento diventa scontato, credi di aver avuto esperienza su tutto, la chiusura totale, noia… in poche parole: disperazione, vera e propria agonia. Questa è portata dal “tutto e subito”, dalle sensazioni forti ma temporanee (alcool, droga, esagerazioni), dal non avere nessun freno su niente, dal relativismo. Tutto è spiegato in generale, quindi si conoscono molti più argomenti, ma senza che nessuno di questi venga approfondito. Abbiamo fatto esperienza di tutto, sia di cose buone, che di cattive; ed ora che rimane? Niente. Ecco l'apatia. Fortunatamente e sfortunatamente i ragazzi oggi arrivano a questo punto molto presto, in età giovanile, mentre per la generazione prima questo avveniva in media in età adulta. Questo fenomeno è chiaramente dovuto all'evoluzione dei mezzi e della mentalità. Mentalità molto più “aperta”, pronta a qualsiasi cosa, velocità di comunicazione, nuove ideologie proposte (ma sopratutto imposte, ma questo è un altro discorso che sicuramente in futuro affronteremo). Tutto è più veloce, anche l'apparente crescita psicologica. Dico sfortunatamente perchè tutto ciò porta all'apatia molto più velocemente di una volta, dove comunque sia, l'esperienza si faceva man mano, c'erano dei freni e non era esattamente così, anche a livello di coscienza. Dico fortunatamente, invece, perchè se questa eventualmente arriva prima (l'apatia), prima possiamo cercare di superarla. Come può un ragazzo come me, di 21 anni, dopo aver fatto quasi tutte le esperienze possibili, sia buone che cattive, sorprendersi ora, di un cagnolino che ti guarda, di un paesaggio che hai sempre visto per venti anni, ma che non avevi mai notato e osservato, di un tramonto, di un sorriso di un bambino, dell'abbraccio di una mamma? Come può, dopo tutto questo, non sembrare scontato, già fatto, già visto ecc.? Con l'amore, con l'umiltà, e con la consapevolezza dell'aver sbagliato tutto. Di aver sbagliato, idee, azioni, modi di fare. Tutto da rifare. Tanto ormai che hai da perdere, se hai perso la gioia, la pace, l'armonia ma sopratutto l'amore nel vivere? Hai perso tutto. E quindi eccoci qua, pronti a ricominciare da capo; ma basandosi su cosa? Sul VANGELO, sui vecchi valori di quando eri bambino, sì un bambino, un moccioso. Tornare a quei livelli, chiaramente però con un'esperienza sulle spalle. Se osserviamo gli anziani, non sono forse come dei bambini? Così dolci, umili, gioiosi, che si sorprendono di tutto. Ora se uno a 80 anni riesce a far questo, nonostante tutto quello che ha provato e sofferto nella vita, uno a 20 ci riuscirà? Certo, cavolo, è evidente, è logico, anche se lipperlì non credi di potercela fare. Eliminare cazzate, in primis, tutto, via, senza scendere a compromessi, il compromesso è solo un modo per frenare la nuova vita, la nuova gioia, la nuova pace, perchè farlo? Nomino sempre il Vangelo (vabè altrimenti il titolo del blog non sarebbe quello che è) perchè, in una situazione ferma, immobile a cui l'apatia mi aveva portato, sono state le uniche parole che mi hanno fatto superare tutto, che mi hanno fatto cambiare, che mi hanno fatto tornare all'amore. Parole a volte dure, che appaiono bigotte, da prete e che per la concezione della vita che ti sei fatto (concezione chiaramente fallita, altrimenti all'apatia non ci eri arrivato) risultano negative, parole da Chiesa, sensazione che ho descritto bene nel post precedente. Però sei disperato e leggendole (chiaramente tentando di applicarle alla tua vita), con la volontà di cambiare, con l'aiuto e la grazia di Dio, ti cambiano davvero. Solo dopo capisci perchè sono così di rimprovero. Perchè per ritornare alla gioia, ci vuole disciplina, impegno, e anche qualche richiamo. Prima, tutto questo l'avevo buttato via, perchè provavo piacere a non avere nessuna regola, a fare come volevo, senza nessuno che mi rimproverasse, che mi dicesse: - stai sbagliando. Questo succede perchè la nostra concezione comune di rispetto, non ti permette di rimproverare un altro, ti sembra sbagliato e sai che l'altro si offenderà, perchè andrai a ferire il suo orgoglio. Ma è proprio questo che va tolto per ritornare alla gioia; tutti diciamo di non esserlo, ma sappiamo benissimo quanto siamo vanitosi, orgogliosi, egocentrici, e anche egoisti a volte. E quindi scopri, che dietro al rimprovero c'è un grande amore, ma anche responsabilità. Solo così è accettabile un rimprovero: se lo fai per amore dell'altro, se lo fai per aiutare l'altro. Come diceva Sant'Agostino, tutte le cose vanno fatte con amore, ma proprio tutte (persino una sgridata)! Solo ridisciplinandomi da solo, con le parole del Vangelo, quindi di Gesù, con l'aiuto di Dio e della preghiera sono uscito da quella situazione penosa, che non ti fa vivere: la morte dell'anima.

Per i non credenti: - E’ una cosa da pazzi, ma vi assicuro che non ho mai provato niente di più vero: se chiedi al Signore di farti tornare la gioia e la capacità di amare,  Lui ti ascolta. Vi direi una grossa bugia, se vi dicessi che le preghiere non servono a niente, sul serio, e questo non è come pensate un autoconvincimento, ma è realtà, tangibile e appagante; allora è li, proprio a quel punto che cedi a credere, perchè ti accorgi che la presenza di Dio, se cercata, è reale. Come dice Antonio Socci, noto scrittore e giornalista, il cristianesimo non è un religione, ma un fatto. Un fatto che tutt'oggi dura e si ripete; allora a quel punto, quando ti accorgi di questo, sei costretto (con gioia immensa) a credere.