salute-e-vita

Che tu possa essere libera, ovunque sceglierai di andare. All’università, in discoteca, a Bogotà. Che tu possa camminare a testa alta, qualsiasi persona sceglierai di amare. Un uomo, una donna, solo ed esclusivamente te stessa. Ti auguro la spensieratezza dei 20 anni e la crisi dei 30, poiché entrambe ti aiuteranno a capire quello che vuoi dalla vita. (O forse no, ma va bene lo stesso.) Ti auguro un amore che ti faccia piangere, a patto che in futuro ti insegni a scegliere solo amori che ti facciano sorridere. Ti auguro un’amica fidata, un insegnante che creda in te, una famiglia disposta a combattere al tuo fianco. (O di essere talmente forte, da farcela anche da sola.) Che tu possa sentirti bella, esattamente come desideri. In blue jeans, in minigonna o con il chador. In un corpo – bianco, nero, giallo, arcobaleno – che ti faccia sentire a casa, senza dare (troppa) importanza ai canoni della tivù. Che tu possa decidere cosa fare del tuo futuro: se studiare, lavorare, sposarti o avere figli. (O tutte insieme.) Che nessuno possa importi un amore, una professione, un orologio per la tua fertilità. Che tu possa fare l’amore senza sentirti sporca o fuori posto. Che tu possa fare l’amore sempre e solo se e quando tu ne abbia voglia. Ti auguro la tenacia di un panzer e la delicatezza di un fiore. Ti auguro animo puro e solidarietà verso le altre donne. Una mano pronta a tendersi, un cervello che vada per la sua strada, un cuore lontano dalla mediocrità. Che tu possa imparare a fregartene dei giudizi, qualsiasi bocca li pronunci. Perché sei nata con il diritto di essere la donna che sei. Perché come ha scritto qualcuno “quello che sei, dove vai, ciò che vuoi, lo sai soltanto tu“. Che le ferite collezionate non ti facciano male al punto di ucciderti, ma che ti diano la forza per ricominciare. Che tu possa rinascere dal dolore, dal vuoto, dall’oblio. Ti auguro di essere libera come l’aria, coraggiosa come il vento, impavida come un’onda nell’oceano. Ti auguro di non tradirti, accontentarti, arrenderti o annegarti. Mai. Ti auguro un sogno, un pugno di (bei) libri ed il diritto all’infanzia, alla salute e alla vita.
Che tu possa essere più forte di ogni violenza ed orrore.
—  noncontofinoadieci.com
Posso continuare a convincermi che sei l'unico che puó darmi ciò di cui ho bisogno perché forse mi serve questo per accettare il fatto di aver sprecato due anni e mezzo di vita, salute e felicità per te in modo del tutto inutile. Ma la verità è che se mi fermo un momento a guardarmi dentro io non ci credo piú in noi. Io dentro di me non ci vedo piú possibilità per noi. Sei un ricordo bellissimo e spero di non scordarti mai (a differenza tua che sembra non voglia altro), ma non c'è futuro per chi ha combattuto solo. Ed io da sola ho perso contro la tua indifferenza, la tua presunzione, il tuo egoismo, le tue convinzioni. Resta pure dove sei. Resta con lei. È giusto così. Anzi.. è meglio così.
—  A.
Rieducati e rieducandi

di Vincenzo Vinciguerra

Ci sono nomi che resteranno scolpiti nella storia miserabile dell’Italietta del dopoguerra, come quelli di Angela Merlin che riuscì ad ottenere la chiusura degli italici bordelli con il risultato che sono alcune migliaia, a dir poco, le donne uccise sulla strada mentre esercitavano il mestiere più antico del mondo.
In un Paese normale si combatte la prostituzione o almeno, si creano le condizioni per mantenerla entro limiti fisiologici e per proteggere la salute e la vita delle donne che decidono di esercitarla.
Le “case chiuse” consentivano un controllo sanitario e di polizia su clienti e prostitute.
Viceversa, con la loro chiusura, l’Italia clericale ha liberalizzato la professione, moltiplicato il numero delle donne che la esercitano, incrementato quello dei lenoni che, quando arrestati sono condannati a pene irrisorie, e messo in pericolo la salute di migliaia di cittadini.
La retorica uccide non solo metaforicamente e non salva la dignità delle donne ma ne completa l’annientamento.

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