rubay

«Ma lei lo ama sul serio?»
«Certo che lo amo, che razza di domande mi fa?»
«E adesso lui dov'è?»
«Non qui..»
«Lei non lo ama»
«Si sbaglia!»
«Se l'amava come dice, adesso lui non sarebbe chissà dove, ma qua con lei»
«Vede, lei non capisce, se ne è andato»
«E lei cosa ha fatto?»
«Non ho potuto fare niente, ho sempre avuto le mani legate»
«Mia cara, le ripeto, lei non lo ama»
«Ma perché continua ad insinuarlo?»
«Perché se davvero lo amava, adesso noi non saremmo qua a parlare di questo argomento.»
«Le ho già detto che non ho mai potuto fare niente»
«Stupidaggini.»
«Cosa avrei dovuto fare? Se mi ha lasciata andare significa che non vuole più saperne niente di me»
«Adesso voglio raccontarle una storia»
«L'ascolto»
«Ai tempi del liceo ero fidanzata con un ragazzo da ben 3 anni. Un giorno, mi chiese di vederci dicendomi che dovevamo parlare di una cosa importante.»
«E che le disse?»
«Abbia pazienza»
«Scusi, continui»
«Dicevo, io ero molto contenta perché pensavo che si fosse deciso a portarmi in vacanza insieme alla sua famiglia.»
«Invece cosa accadde?»
«Accadde che decise di finirla dicendomi testuali parole, pensi, me le ricordo ancora oggi: “È cambiato qualcosa nella nostra relazione, meglio che le nostre strade adesso si dividano.”»
«E lei cosa fece?»
«Cosa feci? Feci ciò che avrebbe fatto qualsiasi ragazza di 17 anni. Scappai. Lo lasciai da solo sulla panchina e tornai a casa. Ero delusa, avvilita, triste, piansi per dei mesi interi. Ero veramente innamorata. Senza di lui mi sentivo piccola, insicura, smarrita.»
«La capisco..»
«Si ma non è questo il punto, io a differenza sua reagì»
«La prego vada avanti»
«Mi resi conto che lui era tutto ciò di cui avevo bisogno per essere felice. Così mi feci una promessa, mi promisi che a qualsiasi costo me lo sarei andato a riprendere e lui sarebbe tornato mio.»
«E..?»
«E ne combinai veramente tante. Parlai con i suoi amici, con sua madre, suo fratello a cui ero molto affezionata, gli feci uno striscione sotto casa, gli scrissi “ti amo” con il pennarello indelebile sul motorino, nell'ora di educazione fisica gli rubai la felpa solo per potermi addormentare con il suo profumo..»
«E lui?»
«Impassibile»
«Aveva un'altra?»
«Un'altra? Più di una mia cara! Erano però storielle, niente di impegnativo, ma ne cambiò molte in quel periodo »
«Capisco»
«Ciò che voglio dirle è che nonostante fossi stremata, gelosa e perennemente triste non mollai, fino a che un giorno decisi che non avrei fatto più nulla per lui. Iniziai così ad evitarlo, sperando che così fosse lui a tornare da me »
«Racconti»
«Non tornò mai,ovvio ! Allora decisi di mettermi di nuovo in gioco. Un giorno sentivo talmente la sua mancanza che decisi di fare qualcosa di davvero eclatante, avevo bisogno di agire.»
«Spieghi»
«Rubai dei soldi a mia madre, andai al molo e comprai un biglietto, presi il primo traghetto disponibile della giornata e lo raggiunsi in Sardegna, dove stava in vacanza.»
«Lei è pazza»
«Mi lasci finire. Mi presentai alla porta della camera dell'hotel, caso volle che mi aprì proprio lui. Non feci molte storie. Lo presi per mano e gli dissi di seguirmi senza fare domande»
«E lui?»
«Lui stette ai miei ordini senza dire una parola. Lo portai in riva al mare, era il tramonto, la spiaggia era deserta, il panorama era magnifico. Iniziai a parlare. Era passato un anno. Ero diventata forte. Decisi che era arrivato il momento di chiedergli le spiegazioni che non avevo mai avuto il coraggio di ascoltare. Non ero più vulnerabile. Mi disse che mi lasciò perché non riusciva a portare avanti una relazione così seria ed aveva bisogno di divertirsi.»
«Gli uomini sono tutti uguali.. Comunque mi ha incuriosita vada avanti.»
«Io risposi semplicemente “Rispondi a questa domanda: ti sono mancata?“ Lui non fiatò. Il suo sguardo però parlò chiaro. Gli ero mancata. Così aggiunsi “Voglio dirti queste semplici parole e poi potrei anche andarmene per sempre dalla tua vita. Però prima ascoltale: Vedi, tu hai avuto molte ragazze in questo anno. Adesso dimmi, ce n'è mai stata una che ti guardava come ti guardo io? Una che quando tu sorridi si mordeva il labbro? Ne hai mai chiamata una alle 3 di notte quando avevi un problema? Sei mai stato completamente te stesso con una di loro? Ci hai mai riso, ed intendo ridere di felicità, veramente? Mentre le baciavi, non ti sono mai passata per la testa? Quando ti accadeva qualcosa, non ti mancava qualcuno con cui condividerla? Qualcuna di loro sa che hai il terrore delle cavallette e adori talmente tanto le olive che ne mangeresti quantità industriali? Avevi dato loro un nomignolo come hai fatto con me? Siete mai stati a guardare il derby insieme e tifando due squadre diverse a litigare per ogni fallo o fuorigioco? Pensa a ciò che ti ho detto. Non sei stupido. La risposta la troverai da solo. Sai benissimo cosa è meglio per te.”»
«Sono senza parole, la ascolto, continui continui»
«Mentre mi stavo alzando per andarmene lo sa lui cosa fece?»
«Ovviamente no»
«Mi prese per un braccio e mi disse: “Siediti. Adesso tu ascolti me: Ho capito che ti amavo più di qualsiasi altra cosa al mondo proprio quando ti ho lasciata. Però ero determinato, volevo spassarmela. Cercavo di evitare ogni tuo gesto, far finta che i tuoi sforzi non servissero a niente, riuscivo anche a convincermi di ciò; ma tu hai azzeccato il punto. Nessuna mi ha mai guardato come lo facevi tu, e, tantomeno si mordeva il labbro quando sorridevo, non ho mai chiamato nessuna alle 3 di notte e non riuscivo mai ad essere completamente me stesso. Non ci ho mai riso, al massimo potevo sorridere e convincermi che tu non mi mancassi, ma mentre le baciavo avevo la tua immagine impressa nella mente. Non condividevo con loro ciò che di positivo e/o negativo mi accadesse, perché solo tu mi avresti potuto capire e riguardo alle cavallette e alle olive, beh non lo sapevano. Niente nomignoli e solo una volta ho guardato la partita con una di loro, ma lei è del Milan, come me, e fidati, avrei preferito mille volte litigare per quel rigore ingiusto con te che gioire della vittoria insieme a lei. Il fatto é che è da quando tu hai iniziato a evitarmi che mi sono reso conto che mi manchi, ma per orgoglio e per testardaggine non sono mai tornato a riprenderti. Ho capito che non voglio che te, nient'altro che te al mio fianco. Tu sei la mia persona. Fanculo al divertimento e alla bella vita. La mia felicità sei tu. Adesso ti prego, dammi la mano.»
«La bació?»
«No. Mi alzó. Mi prese in braccio e correndo mi buttò in acqua. Io per vendetta lo schizzai e così iniziammo a scherzare. Si era fatto buio, nel mare c'era solamente la luce della luna. Mi guardò negli occhi e mi disse "Ti amo”. Risposi “Ti amo anche io.” A quel punto mi baciò. Fu il bacio più bello della mia vita. Durò delle ore. Dovevamo recuperare l'anno che avevo perso. Stammo tutta la notte in spiaggia a parlare. Dio quanto ci eravamo mancati.»
«Che storia meravigliosa.. Ma, adesso lui che fine ha fatto?»
«È mio marito cara, ciò che volevo dirle è che se io non avessi agito noi non ci saremmo mai ritrovati e sa perché?»
«Perché?»
«Perché all'alba, prima di ritornare in hotel mi disse queste parole : “Ho sempre saputo che la felpa me la avevi rubata tu. Ma te l'ho sempre lasciata e sai perché? Perché sapevo che un giorno saresti venuta a riprendermi.»
—  ( via eravamoinfiniti )

“O my God
don’t leave me to the
hand of this slippery self
don’t let me kneel down
before anyone but you
I run to you from all the
tricks and troubles of myself
I’m yours
don’t send me back to myself.” -Rumi

Sunehri Masjid.
Lahore, Pakistan. (Instagram: aabbiidd)

Scusami” dissi, fu la prima cosa che mi venne in mente.
Eravamo in camera sua, piccola a parere mio, bianca e con uno specchio dove potersi guardare tutto per intero.
Il letto dove avevamo appena finito di fare sesso, pieno di pieghe e con il cuscino al suo non posto, sapeva di lei.
La guardai rivestirsi, è sempre bello il dopo.
L'imbarazzo che c'è nel aver finito di essere una cosa unica è sempre diverso.
Lei aveva l'abitudine di mettersi il reggiseno, come primo indumento, ma prima si toccava i capelli e li passava tutti dalla parte destra del collo, liberando quella sinistra.
Io partivo, sempre, tutte le sacre sante volte, sempre, alla ricerca di qualcosa, andando a posare le mie labbra su di esso.
Lei sorride sempre, come se fosse un ringraziamento, come se fosse un “se vuoi sono ancora qui” e delle volte funziona, altre, non proprio.
Quella volta spostò i capelli, ma non la baciai, la presi a me e la strinsi.
“Scusami” dissi.
“E di che cosa scemo?” chiese, cercando le mie labbra.
“Di essere così!” risposi.
“Così come?” chiese e dopo il secondo bacio, che lei mi rubò, le presi i fianchi e con quella poca forza che avevo, la portai al centro del letto.
Con le gambe mi misi sopra di lei e con una leggera forza portai il suo corpo a stendersi su tutto il letto e dopo quello sforzo, le rubai un terzo bacio.
“Così come?” insistette.
“Le donne…” pensai e mi feci una risata.
Le donne non dimenticano nulla, ne una parola, ne un gesto, ne una sensazione.
“Scusami per essere così come sono” conclusi.
Mi guardò come se quello che stessi dicendo non avesse un vero senso e fece qualcosa con le sue gambe e nel giro di un secondo ci ritrovammo nella posizione opposta.
Lei sopra, io sotto.
Significava una cosa sola: guerra all'ultimo bacio.
Mi prese le mani, mi baciò il collo, sapendo che ne soffro il solletico e senza che io la respingessi mi ritrovai pure con le mani bloccate dietro la mia schiena.
Con le sue cosce si aggrappò al mio corpo nudo, come un animale selvaggio alla ricerca di affetto e fece quello che più non riesce a fermarmi star fermo, i soffioni con la bocca su tutto il corpo.
Poi mi guardò e chiese nuovamente: “Scusami per essere così, come?” e non smise di soffiare, andò avanti per qualche minuto, mentre io cercavo di non ammettere ciò che volevo dire, finché non ebbi  trovato il tempo e il fiato per risponderle.
“Ti amo” urlai, esausto, quasi come se fossi stato sotto tortura.
Si fermò e si mise a guardarmi, io la spostai come se fosse la mia carta vincente per uscire da quel gioco, portandola nuovamente sotto di me e iniziò così il mio turno.
Le presi il collo e cominciai a soffiarci come se avessi dovuto fare una gara a chi gonfia il palloncino più grande e in pochissimo tempo, sperando che lei non avesse realmente sentito.
Lei rise, ma mi chiese di fermarmi nell'immediato.
Lo feci, smisi di soffiare e mi allontanai da quel collo dopo due ultimi baci.
“Cosa hai detto?” mi chiese, con voce ferma, forse, se mi permettete, fermissima.
Avreste dovuto guardarla, forse non se l'aspettava, forse non si sarebbe mai aspettata che la mia prima dichiarazione sarebbe stata cosi: lei sotto di me, mezza nuda e bloccata dalle mie gambe, durante la nostra lotta a letto.
“Cosa mi hai detto?” chiese nuovamente, con lo stesso tono di voce.
Sembrava triste, aveva gli occhi dilatati, la bocca un poco socchiusa e mi fermai pure io a guardarla.
“Sei sempre così bella?” chiesi io.
Apparve il silenzio in quella stanza piccola e bianca, con il letto pieno di pieghe dopo una bella scena d'amore e con i nostri vestiti sparsi ovunque.
Lei rimase pietrificata, io la guardai ancora un volta e capii che quel gioco era finito.
Gli occhi, senza una vera spiegazione, mi appannarono la vista, lei cercò di dire qualcosa, ma non volevo.
Era veramente bellissima.
Volevo immortalare ancora una volta quel momento, ma la vista non me lo permetteva, le lacrime che si erano formate, non me lo permettevano e non volevo che mi vedesse debole per lei.
Scesi dal suo corpo, continuai a tenerle bloccate le mani dietro la schiena e cominciai a baciarle tutto il corpo.
Iniziando da non appena sotto le coppe del reggiseno, prendendone uno in mano e scendendo verso il suo essere, facendola poi diventare mia.
Era mia, sentivo il suo corpo venire in contro al mio e la musica era rincominciato.
Avevo voglia di lei.
Era così bella che quella volta, mentre facemmo l'amore, i suoi occhi che osservavo da più vicino, si riempirono di lacrime un paio di volte e mentre lei mi sorrideva, l'amavo sempre di più.
—  ricordounbacio

anonymous asked:

Are there any book(s) you recommend for quotes by Rumi?

The Essential Rumi - Coleman Barks
Soul Fury - Coleman Barks
The Rubais of Rumi - Nevit O Ergin / Will Johnson

Ömer Hayyam rubailerinden Zaman şarkısı

Her sabah yeni bir gün doğarken,
Bir gün de eksilir ömürden;
Her şafak bir hırsız gibidir
Elinde bir fenerle gelen.

Dünya dediğin bir bakışımızdır bizim;
Ceyhun nehri kanlı gözyaşımızdır bizim;
Cehennem, boşuna dert çektiğimiz günler,
Cennetse gün ettiğimiz günlerdir bizim.

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Ey zaman, bilmez misin ettiğin kötülükleri?
Sana düşer azapların, tövbelerin beteri.
Alçakları besler, yoksulları ezer durursun:
Ya bunak bir ihtiyarsın ya da eşeğin biri

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Varlığın sırları saklı senden, benden;
Bir düğüm ki ne sen çözebilirsin, ne ben.
Bizimki perde arkasında dedikodu:
Bir indi mi perde, ne sen kalırsın, ne ben

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Bu dünyadan başka dünya yok, arama;
Senden benden başka düşünen yok, arama!
Vazgeç ötelerden, yorma kendini:
O var sandığın şey yok mu, o yok, arama!

_

Dün geldi: Nedir aradığın? dedi bana:
Bensem, ne bakarsın o yana bu yana?
Kendine gel de düşün, içine iyi bak:
Ben senim, sen ben; aranıp durma boşuna!

Tess,
Dal momento che non sono bravo con le parole, potrei averne rubata qualcuna da Darcy, che ti piace così tanto.
Scrivo senza nessuna intenzione di affliggere voi o di umiliare me stesso, insistendo su desideri che, per la felicità di entrambi, non saranno mai troppo in fretta dimenticati; e lo sforzo richiesto per concepire e per leggere questa lettera avrebbe potuto essere risparmiato, se non fosse la mia reputazione a esigere che essa sia scritta e letta. Dovete quindi perdonare la libertà con la quale chiedo la vostra attenzione; i vostri sentimenti, lo so bene, la concederanno a malincuore, ma lo chiedo al vostro senso di giustizia. ..
So che ho fatto tantissime cazzate e non ti merito in alcun modo, ma ti chiedo, no, ti supplico, per favore, di guardare oltre le cose che ho fatto. So che ti chiedo troppo, sempre, e mi dispiace per questo. Se potessi riportare tutto indietro, lo farei. So che sei arrabbiata e delusa dalle mie azioni, e questo mi uccide. Invece di inventare scuse per come sono fatto, ti parlerò di me, il me che non hai mai conosciuto. Inizierò con la roba che ricordo, sono sicuro che c’è dell’altro, ma giuro di non nasconderti più niente di proposito da questo giorno in avanti. Quando avevo circa nove anni, rubai la bicicletta dei miei vicini e ruppi il manubrio, poi mentii al riguardo. Lo stesso anno, lanciai una palla da baseball nella finestra e mentii al riguardo. Mio padre se ne andò poco dopo e ne ero felice. Non avevo molti amici, perché ero uno stronzo. Me la prendevo con i bambini del mio anno, spesso. Praticamente ogni giorno. Ero un cazzone con mia mamma, quello fu l’ultimo anno in cui le dissi che le voglio bene. Il prendere in giro ed essere un cazzone con tutti sono continuati fino ad ora, quindi non posso elencarti tutte le volte, ma sappi solo che sono state molte. Verso i tredici anni, io e alcuni amici irrompemmo in una drogheria in fondo alla strada di casa mia e rubammo un mucchio di roba a caso, non so perché lo facemmo, ma quando uno dei miei amici venne beccato, lo minacciai perché si prendesse la colpa, e lui lo fece. Ho fumato la mia prima sigaretta a tredici anni, sapeva di merda e tossii per dieci minuti, quindi non ho più fumato, finché non ho iniziato a fumare erba, ma a questo ci arrivo presto. A quattordici anni, persi la verginità con la sorella più grande del mio amico Mark. Aveva diciassette anni al tempo, ed era una puttana, fu un’esperienza imbarazzante, ma mi piacque. Lei andò a letto con tutti i nostri amici, non solo con me. Dopo che feci sesso per la prima volta, non lo feci più fino ai quindici anni e dopo quello, ho continuato. Scopavo con ragazze a caso alle feste, mentivo sempre sulla mia età e le ragazze erano facili. A nessuna di loro importava di me, e a me non fotteva un cazzo di loro. Iniziai a fumare erba quello stesso anno e lo facevo spesso. Iniziai anche a bere in questo periodo, io e miei amici rubavamo il liquore ai loro genitori o dalla stessa drogheria che ho già menzionato prima. Iniziai anche a litigare spesso. Mi hanno fatto il culo un po’ di volte, ma la maggior parte delle volte, vincevo. Ero già incazzato, sempre, ed era una bella sensazione ferire qualcun altro. Iniziavo risse con la gente per divertimento tutto il tempo. La volta peggiore è stata con questo ragazzo di nome Tucker, che veniva da una famiglia povera, indossava vestiti vecchi e sporchi e io l’ho fottutamente torturato per questo. Gli scrivevo sulla maglietta con una penna solo per dimostrare quante volte se la metteva senza lavarla. Incasinato, lo so. Comunque, un giorno lo vidi camminare e lo colpii sulla spalla solo per fare il cazzone, lui si incazzò e mi chiamò ‘cazzone’, quindi lo feci nero. Gli ruppi il naso e sua mamma non poteva neanche permettersi di farlo vedere da un dottore, ho continuato a fare lo stronzo con lui dopo. Qualche mese dopo, sua mamma morì e lui andò in una famiglia adottiva, ricca per fortuna, e una volta venne in macchina da me, era il mio sedicesimo compleanno e lui aveva una macchina nuova di zecca. Ero incazzato al tempo e volevo trovarlo solo per rompergli di nuovo il naso, ma ora che ci penso, sono felice per lui. Salterò il resto dei miei sedici anni, perché tutto quello che ho fatto è stato bere, farmi e litigare. In realtà, questo vale anche per i diciassette. Ma ho anche rubato qualche auto e rotto qualche finestra. A diciotto anni, è stato quando ho incontrato James, era figo perché non se ne fotteva un cazzo di niente, come me. Bevevamo ogni giorno, con il nostro gruppo. Tonavo a casa ubriaco ogni notte e vomitavo sul pavimento e mia mamma doveva pulire. Rompevo qualcosa di nuovo quasi ogni notte. Avevamo la nostra piccola cricca di amici e nessuno ci rompeva il cazzo. Sapevano che era meglio. Iniziarono i giochi, quelli di cui ti ho parlato, e sai cosa è successo con Natalie. E’ stato il peggio, lo giuro. So che ti disgusto perché non mi importò di quello che le successe. Non so perché non mi importò, ma è così. Proprio ora, mentre guidavo verso questa vuota stanza d’albergo, pensavo a Natalie. Continuo a non sentirmi male come dovrei, ma pensavo, e se qualcuno l’avesse fatto a te? Ho quasi dovuto accostare, perché anche solo pensare a te al posto di Natalie, mi ha fatto sentire male. Avevo torto, talmente tanto per farle una cosa del genere. Una delle altre ragazze, Melissa, anche si attaccò a me, ma non ne uscì niente. Era odiosa e rumorosa. Dissi a tutti che aveva problemi di igiene, li giù.. quindi tutti le buttavano merda addosso per questo e non mi ha mai più dato fastidio. Sono stato arrestato una volta per stato di ubriacatezza in pubblico e mia mamma si incazzò, mi lasciò lì tutta la notte. Poi, quando tutti scoprirono della storia di Natalie, ne ebbe abbastanza. Feci il pazzo quando disse che voleva mandarmi in America, non volevo lasciare la mia vita, non importa quanto fosse incasinata, quanto lo fossi io. Ma quando picchiai un tipo davanti ad una folla a un festival, si era completamente stufata. Feci richiesta per la WSU e fui accettato. Quando sono arrivato qui in America, la odiavo fottutamente. Odiavo tutto. Ero talmente incazzato di dover stare vicino a mio padre, quindi mi ribellai ancora di più, bevendo e andando alla feste tutto il tempo. Ho incontrato Steph per prima, me la sono scopata ad una festa e lei mi ha presentato al resto dei suoi amici. Con Niall ci andavo maggiormente d’accordo. Dan e Jace erano dei cazzoni, Jace era il peggiore. Sai già della sorella di Dan, quindi salterò quella parte. C’è qualche ragazza che mi sono scopato da allora, ma non tante quante pensi. Sono andato a letto con Molly una volta, dopo che ci siamo baciati, ma l’unico motivo per cui l’ho fatto, è stato perché non riuscivo a smettere di pensarti. Non riuscivo a toglierti dalla testa, Tess. Continuavo a pensare che fossi tu, per tutto il tempo, speravo che avrebbe aiutato, ma non lo fece. Sapevo che non eri tu, tu saresti stata più brava. Continuavo a ripetermi: se vedo Tess solo un’altra volta, mi renderò conto che è solo una fantasia ridicola, nient’altro. Pura lussuria. Ma ogni volta che ti vedevo, ne volevo ancora e ancora. Pensavo a modi per infastidirti, solo per sentirti pronunciare il mio nome. Volevo sapere a cosa pensavi, durante la lezione, che ti portava a fissare il libro con le sopracciglia aggrottate, volevo lisciare la grinza che si formava, volevo sapere di cosa sussurravate tu e Liam. Volevo sapere cosa scrivevi in quella tua dannata agenda. Quasi te l’ho rubata una volta, il giorno in cui la facesti cadere e io te la riportai, probabilmente non te ne ricordi, ma indossavi una maglietta viola e quella gonna grigia oscena che mettevi quasi tutti i giorni. Dopo il giorno in cui ti ho incasinato gli appunti e ti ho baciato contro il muro, c’ero troppo dentro per starti lontano. Ti pensavo costantemente. Ogni mio pensiero era consumato da te. All’inizio non sapevo cosa fosse, non sapevo perché ero diventato così ossessionato da te. La notte in cui stesti da me, è stato quando ho capito, ho capito che ti amavo. Ho capito che avrei fatto qualsiasi cosa per te. So che sembra una stronzata adesso, dopo tutto quello che ti ho fatto passare, ma è vero. Te lo giuro. Mi ritrovavo a sognare ad occhi aperti, io che sogno ad occhi aperti.. sulla vita che avrei potuto avere con te. Ti immaginavo seduta sul divano con una penna tra i denti e un romanzo sulle gambe, i tuoi piedi sulle mie. Non so perché, ma non riuscivo a togliermi quell’immagine dalla testa. Mi torturava volerti così come ti volevo e sapere che tu non ti saresti mai sentita allo stesso modo. Minacciavo tutti quelli che provavano a sedersi vicino a te e anche Liam, per assicurarmi di sedermi lì, solo per starti vicino. Mi ripetevo che stavo facendo tutto ciò solo per vincere la scommessa. Sapevo che stavo mentendo a me stesso, solo che non ero pronto ad ammetterlo. Facevo cose, tipo cose folli, che portavano la mia ossessione verso di te solo a peggiorare. Sottolineavo frasi dei romanzi che mi ricordavano di te. Vuoi sapere la prima? E’ stata:
“Scese, cercando di non guardarla, come se fosse il sole, eppure la vedeva, come il sole, anche senza guardare.” Ho capito che ti amavo quando stavo fottutamente evidenziato frasi di Tolstoy. Quando ti ho detto che ti amavo davanti a tutti, lo pensavo davvero, ero solo troppo stronzo per ammetterlo dopo che mi avevi rifiutato. Il giorno in cui mi hai detto che mi amavi, è stata la prima volta che mi sono sentito come se ci fosse speranza, speranza per me. Speranza per noi. Non so perché ho continuato a farti del male e a trattarti come ho fatto. Non sprecherò il tuo tempo con una scusa, perché non ce l’ho. Tutto quello che so è che mi rendi felice, Tess. Mi ami, quando non dovresti, e io ho bisogno di te. Ho sempre avuto bisogno di te e sempre l’avrò. Quando mi hai lasciato, la scorsa settimana, mi hai quasi ucciso, ero perso. Completamente perso senza di te. Sono andato ad un appuntamento con una, non volevo dirtelo, ma non posso sopportare l’idea di perderti di nuovo. Non lo chiamerei neanche un vero appuntamento. Non è successo niente tra noi, l’ho quasi baciata, ma mi sono fermato. Non riuscivo a baciarla, non riuscivo a baciare nessuna se non te. Lei era noiosa e niente in confronto a te. Nessuno lo è, nessuno lo sarà mai. So che probabilmente è troppo tardi per questo, soprattutto adesso che sai tutte le cazzate che ho fatto. Posso solo pregare che mi amerai lo stesso, dopo aver letto questo, se no, non fa niente. Capirò. So che puoi avere di meglio di me, non sono romantico, non ti scriverò una poesia o canterò una canzone, non sono neanche gentile. Non posso prometterti che non ti ferirò di nuovo, ma posso giurarti che ti amerò fino al giorno in cui morirò. Sono una persona terribile e non ti merito, ma spero che mi concederai l’occasione di ripristinare la tua fede in me. Mi dispiace per tutto il dolore che ti ho causato e capisco se non puoi perdonarmi. Scusa, questa lettera non avrebbe dovuto essere tanto lunga, immagino di aver fatto più cazzate di quanto pensassi.
Ti amo. Sempre.
Harry.
—  After
Göğsünün içindekini gerçek gönül sanan kimse, Hakk yolunda iki üç adım attı da her şey oldu bitti sandı. Aslında tesbih, seccade, tevbe, sofuluk, günahdan sakınma bunların hepsi yolun başıdır.Hakk yolcusu aldandı da, bunları varacağı yer sandı.
—  Rubai 465