rotolarsi

Ti vanti di quante ragazze hai avuto, a quante hai tolto i vestiti e poi portato a letto, ma non capisci che a far cadere i vestiti e rotolarsi tra le lenzuola sono bravi tutti. Se davvero vuoi conquistare una ragazza seria devi spogliarla, sì, ma delle sue insicurezze. Spogliala dai dubbi e dalle paure e poi culla tra le tue braccia i suoi difetti come se fossero i migliori al mondo.

  • pezzidicuorestrappati

anonymous asked:

Com'è fare l'amore?

Eh..e come te lo spiego?

Fare l’amore non è solo due corpi incastrati, fare l’amore è di più.
Fare l’amore è litigare, strapparsi i capelli dalla rabbia, lanciarsi oggetti e poi riprendersi ogni volta.
Fare l’amore è chiudersi in una macchina e stare scomodi, stretti, ma continuare ad abbracciarsi.
Fare l’amore è un messaggio alle tre di notte, ma è anche restare svegli tutta la notte.
Fare l’amore è cucinare insieme, bere dallo stesso bicchiere e respirare insieme.
Fare l’amore è darsi la mano per non perdersi, è guardare un film insieme la domenica pomeriggio, è giocare a far la guerra e poi baciarsi alla fine.
Fare l’amore è cercare scuse per vederlo sempre una volta in più, è correre contro il tempo e sorridere senza motivo.
Fare l’amore è avere gli occhi a cuoricini, cantare le canzoni sdolcinate e fare tante foto.
Fare l’amore, infine, è rotolarsi tra le lenzuola, stringersi il più possibile al suo corpo, guardarsi negli occhi e sentire il cuore esplodere, incastrarsi in modo geometrico e non capire più niente, avere il respiro affannato, sentire caldo in pieno inverno e i brividi subito dopo. Sentire l’odore della sua pelle, i baci ovunque e l’imbarazzo di non sapere cosa fare, come muoversi, e poi sentirsi finalmente completi.
Fare l’amore è tenersi stretti dopo, ancora pelle-a-pelle, cuore-a-cuore, quasi a dire “Io da qui non me ne vado, questo è il mio posto”

Sono convinta che l'amore sia rotolarsi fra le coperte, farsi il solletico e ridere come due bambini. Secondo me l'amore è vederti riposare nel letto e pensare che non esista essere umano più bello su questa terra.
—  Fioridipescoappassiti
Monologo - Did I ever love you

Sai, ho sempre pensato che non sentirsi abbastanza fosse una questione di udito, e non di carattere. Perchè pensaci, è un verbo relativo alla sfera fisica, non emotiva, è tutto collegato al corpo Jack, è tutta fisiologia questa, è da l’antichità che è una questione di fisiologia, non ha nulla a che vedere col cuore, con le emozioni, con queste cose così. Il sentimento è qualcosa che senti, capisci? Ti arriva dentro, ma passa attraverso il corpo, che io per esempio quando la guardo mi sento trafitto, li sento i miei occhi che premono quasi contro la sua figura o viceversa, che ne so di quello che fanno i miei occhi o di quello che fa la sua figura, che lo diceva anche quello lì che rimane come uno stampo nella retina e quindi tu vedi le cose perchè le cose ti toccano. E pure questa parola Jack la senti? E’ toccante, e che vuol dire che è toccante? Che ti tocca, e dove torniamo? Torniamo intanto che ho sete, fammi sentire quella nuova marca lì, e lo vedi che ho detto sentire parlando del gusto perchè è sempre lì che si ritorna, e se quella cosa che sento mi fa sentire bene vuol dire che mi sono ascoltato Jack ti giuro, vuol dire che mi sono toccato dentro per controllare che tutto fosse al posto giusto e questo vuol dire sentirsi bene, vuol dire che tutti gli ingranaggi girano al loro posto, ed allora tu stai a posto, e sentirsi male è come quando vedi la porta che cigola ed allora ci metti un po’ d’olio oppure la macchina che quando guidi ti gratta un po’ ed allora ti viene da dire “che fa un rumore strano”, e questa cosa la fa anche il corpo Jack, la fa anche l’anima. Quando ti senti male hai l’anima che ti fa un rumore strano, e la devi oliare. Con l’alcool, con la musica con le donne con La Donna, quella che ti fa sentire bene e ti fa sentire male assieme, ognuno ce l’ha, ognuno ha qualcosa del genere, La Persona che non sai se vorresti tenere vicina o lontana o metà e metà, a distanza di sicurezza che in caso eviti i colpi ed in caso ti avvicini in tuffo per gli abbracci, quella persona lì, e così l’anima fa quel rumore strano e tu la porti a riparare da chi può riparartela, e quando fa il rumore giusto tu ti senti bene, perchè magari quella persona ha toccato le tue corde e ti ha rimesso a posto.
E toccare le corde non vuol dire che siamo maledettamente strumenti musicali, ognuno col suono giusto da far sentire agli altri, e quel suono in fondo che uno sente non è sentimento Jack, non è tutta una dannata sinfonia di cose che si sentono e cose che si toccano e cose che si fanno sentire e cose che si fanno toccare, e tutta questa fisiologia di sguardi di carezze e di baci e di parole che ti arrivano come coltellate, come abbracci, non sono anche loro metafore di qualcosa che è la pelle che reclama, che è il corpo che richiede, come se davvero questo strato di decimi, di centesimi di millimetro che usiamo come schermo per il mondo fosse tutto il necessario per capire la vita, rotolarsi nella vita, affondare nella vita ed assaporarla?
Che non sentirsi abbastanza allora vuol dire che non ci si è parlati abbastanza, che non ci si è ascoltati abbastanza, che davvero mentre stavamo male l’anima si stava sgolando per farsi sentire da noi ed è finita muta, zoppa, tronca, e l’anima tronca non riesce a fare niente se non sussurrare qualcosa, e ci si sente male, non ci si sente abbastanza, quando basterebbe forse alzare il proprio volume interiore, darsi più peso, aumentare la cassa di risonanza, e farsi toccare dalla prima persona che fra tutte avrebbe il diritto di farlo: noi.
Ma poi io che ne so Jack, sento a malapena il caldo in questi giorni, sento tutto ovattato, è un sentimento storto questo qui, lo raddrizzo solo quando curvo il bicchiere, e riempio il petto con qualcosa che non siano solo vane speranze.
Che magari a berci sopra passa anche questa, fa meno male.
E menomale. 

Era così infuriata. Era infuriata con se stessa perché non riusciva a reprimere quello che, ormai provava per lui. Era infuriata con se stessa perché non aveva saputo fingere abbastanza bene. Lui la attirava e la respingeva via, lontano, pensando di proteggerla. Ma ora, era inutile negare i propri sentimenti. Lo amava, ma non era come sentire gli angeli del paradiso, era come essere condannati per l'eternità tra le fiamme dell'inferno. Lui era il suo inferno, la punizione per una una colpa che non sapeva di aver compiuto. Era la sua redenzione.
Il vento che le lambiva i capelli le ricordò il canto V dell'inferno dantesco: il vento dei lussuriosi, era il contrappasso per la passione che avevano avuto in vita. E lei era forse diversa da Paolo e Francesca? Era diversa da Cleopatra? Era così diversa lei, che solo pochi minuti fa aveva perso il contatto con il mondo, con la ragione infiammata da tutta la passione che provava per lui?
La pioggia aveva riempito le strade di fango e ora le ricordava la condanna dei golosi: costretti a rotolarsi nel fango per sempre. Ed il sapore delle labbra di lui era una dolce tortura che la spingeva a volerne ancora un altro piccolo assaggio. Ma gli assaggi si sa, ti aprono la bocca dello stomaco e ti fanno avere più fame.
Non voleva condividerlo con nessuno, voleva che fosse tutto suo, non di quella smorfiosa.
Ma era pronta ad andare all'inferno per lui? Ma certo, lei c'era già. E preferiva di gran lungo l'inferno alla monotonia.
L'inferno l'avrebbe dannata.
E riscaldata.
E salvata.
Lui era la sua salvezza e la sua dannazione.
Sentì delle braccia cingerle la vita.
“Io non voglio essere la seconda scelta di nessuno. Ho sempre odiato esserlo.”
“Ma tu non sei la seconda scelta. Sei sempre stata la prima. Tu mi hai stravolto la vita. Tu sei il mio inferno e il mio paradiso. Ti desidero e non posso averti. Mi fai precipitare all'inferno con te e arrivare a toccare il paradiso. Sei la mia piccola parte di paradiso. Tutti credono che io sia un mostro, che non sia in grado di amarti, e forse è così, ma sto imparando a farlo. Tu…voglio che tu sia mia, solo mia, completamente mia, esclusivamente mia. E voglio essere tuo, solo tuo, completamente tuo, esclusivamente tuo.”
“Io…”
“E so che eri arrabbiata. E so che hai detto di non appartenere a nessuno. E so che hai detto di voler essere libera. So tutte queste cose e non mi interessano. Non mi interessano perché, anche se tu non sei mia, io ti appartengo. Ti appartengo ora e ti apparterrò sempre.”
Aveva le lacrime agli occhi ora.
“Dovrei odiarti.”
“Lo so ma….”
“Fai silenzio. Dovrei odiarti, eppure non ti odio. Hai baciato lei. Stai con lei. Quello che manca a noi due è il coraggio di amare. Siamo troppo testardi e orgogliosi per ammettere l'ovvio. Ma il mondo non è bianco e nero. E sono poi così diversi l'amore e il coraggio? Si fanno pazzie, si fanno cose che normalmente non si sarebbe fatte. Quindi, sì, io ti amo. E so che l'amore non è altro che andare a sbattere la testa contro un muro, la differenza è che potrei sempre smettere di andare a sbattere contro il muro. Con l'amore non è così. Io ti amo e ti amerò sempre e niente e nessuno potranno farmi smettere. Sei come una droga. Volevo solo un piccolo assaggio di te, un minuscolo assaggio, ma poi è iniziata la dipendenza. Io ho bisogno di te. Io voglio te…”
“Io amo te.”
“Io amo te.”
—  Katniss-the-Nephilim
Agosto non è crudele. È feroce. Si presenta come un mese del passato e ti costringe a ricordare. Ferocemente smette di essere tutto ciò che era. Aspettavo agosto tutto l'anno da bambino. La spiaggia, la sensazione che tutto l'anno valesse la pena viverlo per rotolarsi nel bagnasciuga con mio fratello, con i miei cugini. La sensazione che la vita vera fosse agosto. L'attesa dell'agosto più bella dell'agosto persino. Vivere agosto da adulti non vale la pena. Ora agosto è solo un mese di promesse non mantenute, la dimostrazione che la vita ti ha tradito e quello che ti aspettavi non arriva. Come una generazione che credeva di poter vivere meglio dei propri genitori e invece vive peggio, assai peggio. Agosto era il mese dove riuscivi a prendere tutto ciò che di bello concepivi. Ora arriva e raccoglie esattamente le briciole dell'intero anno. Agosto ormai è solo un modo per essere infelici ma in modo molto romantico.
—  Roberto Saviano
Agosto non è crudele. È feroce. Si presenta come un mese del passato e ti costringe a ricordare. Ferocemente smette di essere tutto ciò che era. Aspettavo agosto tutto l'anno da bambino. La spiaggia, i templi di Paestum, la sensazione che tutto l'anno valesse la pena viverlo per rotolarsi nel bagnasciuga con mio fratello, con i miei cugini. La sensazione che la vita vera fosse agosto. L'attesa dell'agosto più bella dell'agosto persino. Vivere agosto da adulti non vale la pena. Ora agosto è solo un mese di promesse non mantenute, la dimostrazione che la vita ti ha tradito e quello che ti aspettavi non arriva. Come una generazione che credeva di poter vivere meglio dei propri genitori e invece vive peggio, assai peggio. Agosto era il mese dove riuscivi a prendere tutto ciò che di bello concepivi. Ora arriva e raccoglie esattamente le briciole dell'intero anno. Agosto ormai è solo un modo, come direbbe Chaillet, per essere infelici in modo molto romantico.
—  Roberto Saviano

Fare sesso nascosti in un cesso 
oppure farlo in macchina di fianco alla strada 
buscarsi un raffreddore male che vada 
sentirsi un po’ animali, un po’ primitivi 
sentire che respiri, sentire che vivi… 
Fare sesso, succhiarne la polpa 
e via la vergogna e i sensi di colpa 
sdraiarsi sulla sabbia, rotolarsi nel fango 
carezzarle le gambe, improvvisarsi in un tango 
annusarle la pelle, scoprirne l’odore 
passare dal sesso a fare l’amore….

E vivere una notte lunga una vita 
avere il suo profumo ancora tra le dita 
svegliarsi affamati e rifarlo per ore 
passare dal sesso a fare l'amore….