rocco sifredi

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Il digiuno di Ciccio!!!


Come ogni donna ormai certa dell’amore del suo amato e che per questo si assume il diritto di renderlo il più possibile simile ad una sua idealità di uomo amato, Mariella, la ‘zita’ di Ciccio, aveva deciso che mio cugino doveva perdere peso. Cosi, quando Ciccio si presentò nella sua panetteria per acquistare il solito mezzo chilo di pane ripieno di dodici fette di mortadella, la luce dei suoi occhi gli passò un piccolo panino con una fettina di bianchiccia e molle provola. Ne segui una discussione animata dove Ciccio venne paragonato ad un ippopotamo obeso e Mariella ad una aguzzina da campo di concentramento. Il tutto finì con Ciccio che se ne usci dal negozio inveendo contro tutte le donne e Mariella che gli gridava dietro che era ovviamente per il suo bene (quanto male si fa in nome del bene degli altri…) se ora doveva mangiare come un uccellino. Ciccio la prese molto male e poiché di famiglia siamo testardi e presuntuosi, si piazzò di fronte al negozio di Mariella giurando che non avrebbe mangiato più nulla e di farsi morire di fame per colpa della sua zita proprio di fronte ai suoi occhi. Nessuno lo prese sul serio! Era come se Rocco Sifredi avesse comunicato di aver fatto voto di castità. Ma, dicevo, di famiglia siamo testardi e Ciccio tutto quel giorno restò al suo posto mettendo nel suo stomaco solo acqua e rabbia. Il giorno dopo fece lo stesso, tanto che tutti si incominciarono a preoccupare. Santu, persona molto “esperenziata” in affari di donne, sapendolo si testardo ma anche inesperto nel relazionarsi positivamente con l’umanità in generale e le donne in particolare, andò a parlargli sottolineandogli che le donne hanno sempre idee di perfezionismo in tutto: bisognava lavarsi sotto le ascelle, farsi sempre la barba, non pulirsi i denti con le unghie, ma questo non voleva dire che non ci volevano bene, anzi! Più ci tormentavano con cose che non avevano né capo né coda, più ci volevano bene: dovevamo assecondarle se volevamo dimostrare di amarle. Ciccio virilmente e semplicemente rispose che a lui i piedi in testa non li metteva nessuno e continuò nel suo digiuno anche se qualche effetto come debolezza e gorgoglii vari di stomaco stavano rendendo la sua scelta sempre più difficile. Il terzo giorno si vedeva che Ciccio stava veramente male, ma testardo e volitivo come tutti i nostri progenitori che erano sopravvissuti agli sbirri borbonici, si ripresentò davanti al negozio di Mariella come un fantasma di fronte ad Amleto sedendosi al suo posto con la testa tra le mani. Questa ribellione di Ciccio, mi piaceva (avrei potuto scriverci un poemetto e se fosse morto di fame magari una elegia alla memoria), ma lo vedevo sofferente e con le occhiaie e per il bene che gli volevo, dovevo fare qualcosa, e anche subito se no avrei dovuto già iniziare l’elegia alla memoria Mi sedetti accanto a lui con il mio Tex (N° 38 Sabbie Mobili) e mi misi a leggerlo con indifferenza tra i sussulti e i gorgoglii del suo stomaco. Dopo mezzora di silenzio gli chiesi che ora era perché dovevo andare a prendere i broccoli da ‘mari Maria; la nonna quel giorno voleva fare la pasta con i broccoli e la pancetta di maiale fatta dal nonno, che dava ai broccoli un gusto tondo e diventava dolce e croccante. “Avrei voluto mangiare la pasta con le vongole ma Gianni u pisciaru non ha portato niente neanche due gamberi per fare i tagliolini con asparagi e gamberetti o due spaghetti con i ricci freschi di mare, o anche una semplice pasta con le sarde e il finocchietto selvatico conservato sott’olio – continuai come parlando con me stesso e fissando un punto lontano di fronte a noi continuai – io veramente mi accontentavo anche di pasta con i fagiolini e patate ma mari Maria hanno portato solo i broccoli e due cavoli e le vuole fare i primi. Magari era meglio fare la pasta alla Norma con le melanzane fritte e i pomodori freschi - a questo punto lo stomaco di Ciccio produsse un lungo lamento – oppure la pasta con i fiori di zucca e i pistacchi o magari due belle tagliatelle con la salsiccia che il nonno ha appena fatto - lungo lamento dello stomaco – oppure la pasta ai broccoli e salsiccia ma al forno, così veniva tutta bella tostata e con una grande distesa di pecorino giovane che fondeva e incollava tutto assieme” a questo punto Il corpo di Ciccio lentamente si piego di lato e da che era saldo e possente a che se ne scivolo per terra come se si fosse svuotato di carne ed ossa. Io lo guardai sorpreso con il Tex in mano mentre dal negozio Mariella, che seguiva la scena con la speranza che Ciccio rinsavisse, uscì gridando come se avessi sparato a mio cugino “Cicciu Cicciu chi ti fici?” . Io intanto cercavo di tirare su Ciccio e gli bagnavo la faccia con l’acqua che si era portato per bere. Lui apri lentamente gli occhi che spiritati vagavano guardandosi intorno mentre sul suo grosso faccione pallido e smorto apparivano gocce di sudore freddo. “Cicco” lo chiamo teneramente Mariella mentre lui guardandola con gli occhi spalancati cercava di dire qualcosa. “Ha una crisi – dissi io serio come avevo visto fare in un film a un dottore che curava in epilettico – portagli qualcosa da mangiare se no muore” feci con la faccia triste e preoccupata. Mariella corse via mentre mettevo Ciccio a sedere e gli collocavo una pezza bianca in fronte tanto per farlo apparire ancora più grave. Mariella tornò subito dopo con un panino di mezzo chilo ripieno di mortadella appena tagliata. “Mancia” disse Mariella decisa “No…..No…. “ fece Ciccio guardando il panino come se gli fosse apparsa la Madonna e scuotendo la testa come se invece il panino fosse il diavolo.  “Mancia amuri mei – fece con dolcezza Mariella accarezzandogli la testa – chi sinnò tinni mori e jo chi fazzu senza i tia….”  A quel punto guardandola negli occhi come a dire (pateticamente devo dire) “lo faccio solo per te”, Ciccio diede un morso enorme al panino e riempiendosi la bocca e chiuse gli occhi assaporando in silenzio il gusto grasso e sensuale della sua amata mortadella. Da allora Mariella non lo ha messo più a dieta e Ciccio mangia solo un panino al giorno, si lava sempre sotto le ascelle e non si pulisce i denti con le unghie. Potrei definirli una coppia felice visto che hanno compreso che amarsi vuol dire raggiungere alla fine sempre un compromesso tra due opposte follie.