roberto ley

Lei ha quello sguardo che si posa sulla notte e fa nascere il sole. L'ho visto con i miei occhi. C'era il sole, e intorno la notte e le stelle e la luna sorprese della magia del suo sguardo. Piegate da un incantesimo di bellezza. Lei aveva guardato il cielo, e il cielo era impazzito.
Ecco, ecco cosa.

La felicità.
Si, la felicità. A proposito di felicità: cercatela. Tutti i giorni, continuamente. Anzi chiunque mi ascolti ora, si metta in cerca della felicità! Ora, in questo momento stesso, perché è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo, perché l’hanno data a tutti noi, ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli. Ce l’hanno data in regalo, in dote ed era un regalo così bello che l’abbiamo nascosto, come fanno i cani con l’osso quando lo nascondono, e molti di noi lo hanno nascosto così bene che non si ricordano dove l’hanno messo. Ma ce l’abbiamo, ce l’avete. Guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della vostra anima, buttate tutto all’aria, i cassetti, i comodini che c’avete dentro, vedrete che esce fuori. C’è la felicità, provate a voltarvi di scatto, magari la pigliate di sorpresa, ma è li! Dobbiamo pensarci sempre alla felicità. E anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei…
—  Roberto Benigni
Cercatela ora la felicità. Ce l’hanno data a tutti noi, ma era un regalo così bello da averlo nascosto. E molti non si ricordano dove l’hanno messo. Mettete tutto all’aria. C’è la felicità, è lì. E anche se lei si dimentica di noi, noi dobbiamo ricordarci di lei.
—  Roberto Benigni / whodoyouwantobe
Era il 2001, due bambini di otto anni stavano facendo un patto di sangue: qualsiasi cosa fosse successa, si sarebbero voluti bene.
Gaia, cicciottella, solare veniva presa sempre di mira poiché aveva qualche chilo di troppo, il suo unico amico era Roberto, basso, magrolino ma amato da tutti. Non si faceva problemi a stare con lei.
Era il 2003 e due bambini di dieci anni, si misero insieme.
Gaia veniva presa continuamente in giro, ormai era ‘la grassona’ non aveva più neanche un nome.
Un giorno, Roberto la vide piangere e per dimostrare agli altri bimbi che anche Gaia era bella, si mise insieme a lei.
Era il 2007, l’adolescenza era alle porte e due ragazzi di quattordici anni, fino ad allora migliori amici, si misero insieme.
Gaia, era dimagrita, ma rimaneva comunque con qualche chiletto di troppo. Adesso aveva anche l’apparecchio. Roberto aveva raggiunto la sua altezza, ma sembrava sempre più piccolo vista la sua statura esile.
Quando Roberto le chiese di mettersi insieme a lui, Gaia accettò subito.
Tutto andava bene, erano passati mesi da quando stavano insieme, ma Roberto iniziò a frequentare dei ragazzi più grandi, amici del fratello.
Stava cambiando, Gaia lo notava giorno dopo giorno.
Una sera, insieme alla loro classe, durante un momento di silenzio le disse: ‘Gaia, dovresti dimagrire un po’ sai?’
Tutti rivolsero i loro occhi verso la ragazza, la deridevano. Lei poté solamente abbassare gli occhi e stare in silenzio.
Gaia da quella sera, iniziò ad avere disturbi alimentari.
Era il 2008, due ragazzi di quindici anni che si volevano bene, adesso non si rivolgevano la parola se non per litigare.
Due settimane dopo quell’imbarazzante serata, Roberto, spinto dai suoi amici, lasciò Gaia dicendole che non l’amava più.
Inutile dire che niente tornò come prima e seppur i due fossero capitati nella stessa classe al liceo, i rapporti si erano congelati.
Lui ormai era diventato alto il doppio di lei, ogni mese cambiava ragazza, ma non riusciva ugualmente a togliersi dalla testa Gaia. Ogni qual volta che qualche ragazzo, convinto che fossero ancora amici, gli chiedeva di lei, Roberto rispondeva che era una tipa strana e che era meglio lasciarla perdere.
Era il 2009, e due ragazzi di sedici anni si amavano in segreto.
Gaia aveva provato a frequentare altri ragazzi, ma questi, stranamente dopo un po’ sparivano e non si spiegava il motivo.
Iniziò a pensare di avere qualcosa che non andava, di essere difettosa. Non voleva più frequentarsi con nessuno.
Così, quando il padre le disse che si sarebbero trasferiti non battè ciglio. Era felice di andare lontano da quella cittadina.
Guardava Roberto da lontano, a volte lo beccava mentre la fissava, ma subito dopo lui le alzava il dito medio. Chissà se a lui sarebbe importato se lei se ne fosse andata.
Era il 2010, e due ragazzi di diciassette anni erano ormai lontani più di cinquecento chilometri.
Non appena Roberto aveva sentito fuoriuscire ‘Gaia si trasferisce a Latina’ dalla bocca del suo compagno, volse immediatamente il suo sguardo sul banco di Gaia, che era assente.
Si sentì mancare il respiro. Latina era così lontana, come avrebbe fatto? Facendo finta di non essere interessato, cercò di acquisire informazioni sul trasferimento della ragazza.
Natalie, gli aveva detto che sarebbe partita quella sera.
Decise che subito dopo la scuola, sarebbe corso da lei a salutarla.
Quando andò davanti a casa sua, non c’era più nessuno.
Si sedette sul marciapiede e vi rimase fino a sera, sua madre preoccupata lo aveva chiamato.
Gaia guardava fuori dal finestrino, aveva detto ai suoi amici che sarebbe partita la sera, non era vero.
Tanto nessuno di loro sarebbe andato a salutarla, si erano limitati a inviare qualche sms.
Conosceva solo una persona che avrebbe potuto correre fino a casa sua, ma non avrebbe avuto senso visto che non si parlavano.
La ragazza si impose di non farsi film mentali.
Roberto quella sera pianse per la prima volta a causa di una ragazza.
Era il 2012, due ragazzi di ormai diciannove anni, avevano smesso di pensarsi.
Gaia si era trovata bene nella nuova scuola. Come aveva previsto, nessuno dei suoi vecchi amici l’aveva cercata e così era riuscita a lasciarsi il passato alle spalle. Era riuscita a dimagrire in santa pace, senza alcuna pressione.
Tornava a ‘casa’ una volta al mese giusto per andare dal dentista e il giorno dopo, se non la sera stessa, ripartiva.
Una volta le parve di intravedere Roberto e anche lui, nella sua testa la stava fissando e si dirigeva nella sua direzione con le macchine che lo sfioravano.
Non dormì per un mese ricordando i suoi occhi.
Roberto ormai era andato avanti, era stato bocciato un anno, e quindi si ritrovava a fare ancora il quinto.
Gli capitava mentre girovagava su Facebook di vedere foto di Gaia. Era cambiata, aveva sempre una linea spessa di eyeliner agli occhi, fumava e andava a ballare nei locali.
Un giorno, mentre era in piazza con alcuni amici, riconobbe la macchina della madre di lei. Inizialmente pensò di avere le allucinazioni, ma quando notò una ragazza al posto del passeggero che lo stava fissando capì di aver ragione.
Iniziò ad andare verso la macchina blu, senza rendersene conto era in mezzo alla strada e rischiava di essere investito.
La macchina blu scomparve.
Roberto non dormì per molto tempo.
Nei giorni seguenti ebbe voglia di cercarla. Componeva il suo numero e poi posava il cellulare, sentendosi stupido.
Era il 2014, e…
Gaia finì addosso a qualcuno. Era in ritardo per la lezione all’università. Si piegò in avanti e iniziò a raccogliere i libri farfugliando ‘scusa’.
Il ragazzo si abbassò e l’aiutò con i libri. Le loro mani si sfiorarono. Gaia guardò la mano del ragazzo e vi notò un piccolo tatuaggio che solo una persona di sua conoscenza aveva.
Alzò gli occhi e i suoi sospetti furono avverati.
Roberto era davanti a lei, si trovava a Roma.
Quando Roberto vide in un primo momento una ragazza minuta che aveva un modo di camminare familiare, si diede del pazzo.
Più la ragazza si avvicinava, più si convinceva che si, quella ragazza era Gaia. Dimagrita molto, i capelli molto più lunghi, ma lo stesso modo di camminare e la medesima linea di eyeliner.
Rimase così sorpreso che si bloccò e lei gli finì addosso.
Non parve fare caso a lui finché le loro mani non si sfiorarono e lei lo guardò.
Quegli occhi di un azzurro acceso gli erano mancati un casino. Non li vedeva così da vicino da quando aveva diciassette anni.
In quel momento capì che non era cambiato niente. Che Gaia era stata il suo primo amore e non l’avrebbe mai dimenticata.
Allora l’abbracciò.
‘mi sei mancata. Da quando non ci sei, mi sei mancata. Mi dispiace per come mi sono comportato, ma giuro che ci ho sempre tenuto a te e quando ho saputo che ti saresti trasferita sono venuto a casa tua di corsa, ma non c’eri più e non sapevo più che fare. Non tornavi a casa ma contemporaneamente non te ne andavi dalla mia testa. E quando ti ho vista due anni fa mi hanno quasi investito. Volevo parlarti allora. Ti prego perdonami.’
Lo disse velocemente, quasi avesse paura che Gaia potesse smaterializzarsi da un momento all’altro. Lei fu sorpresa in un primo momento, poi ricambiò l’abbraccio.
‘sei perdonato stupido. Ti ho pensato tanto, sai?’
La voce era rotta dal pianto. Rimasero lì per terra abbracciati per un tempo indefinito. La gente li guardava straniti.
Andarono a prendere un caffè. E parlarono per tutto il pomeriggio. Chiarirono tutti i malintesi.
‘Bastardo! Ecco perché tutti i ragazzi che erano interessati a me dopo poco sparivano!’ lo accusò lei.
‘Non potevo starmene con le mani in mano mentre ti portavano via da me.’ si giustificò.
Gaia sorrise ‘È strano come durante tutto questo tempo non abbiamo smesso di volerci bene.’
‘Abbiamo fatto un patto di sangue. I patti di sangue si rispettano.’
La ragazza rimase sorpresa. Pensava di essere l’unica a ricordare alcuni particolari.
‘Come…’
‘Ti ho sempre amata. Fin da bambino, per me eri la più bella anche se ti prendevano in giro.’ disse abbassando lo sguardo imbarazzato.
‘Stai dicendo di amarmi?’
‘Sarebbe strano?’
‘Non ci vediamo da una vita!’
‘Lo so è strano, cioè io sono strano a provare qualcosa per te dopo che non ci vediamo da anni.’
‘Siamo strani in due allora.’
—  ossigenomancato.

Facciamo uno scherzo alla notte..
nascondiamoci là
io e te
in un angolo di buio
e per una volta
facciamo noi
da sogno
a lei

Roberto Colonnelli

Cercatela ora la felicità. Ce l'hanno data a tutti noi, ma era un regalo così bello da averlo nascosto. E molti non si ricordano dove l'hanno messo. Mettete tutto all'aria. C'è la felicità, è lì. E anche se lei si dimentica di noi, noi dobbiamo ricordarci di lei.
—  Roberto Benigni
era il 2001, due bambini di otto anni stavano facendo un patto di sangue: qualsiasi cosa fosse successa, si sarebbero voluti bene.
gaia, cicciottella, solare veniva presa sempre di mira poiché aveva qualche chilo di troppo, il suo unico amico era roberto, basso, magrolino ma amato da tutti. non si faceva problemi a stare con lei.
era il 2003 e due bambini di dieci anni, si misero insieme.
gaia veniva presa continuamente in giro, ormai era ‘la grassona’ non aveva più neanche un nome.
un giorno, roberto la vide piangere e per dimostrare agli altri bimbi che anche gaia era bella, si mise insieme a lei.
era il 2007, l’adolescenza era alle porte e due ragazzi di quattordici anni, fino ad allora migliori amici, si misero insieme.
gaia, era dimagrita, ma rimaneva comunque con qualche chiletto di troppo. adesso aveva anche l’apparecchio. roberto aveva raggiunto la sua altezza, ma sembrava sempre più piccolo vista la sua statura esile.
quando roberto le chiese di mettersi insieme a lui, gaia accettò subito.
tutto andava bene, erano passati mesi da quando stavano insieme, ma roberto iniziò a frequentare dei ragazzi più grandi, amici del fratello.
stava cambiando, gaia lo notava giorno dopo giorno.
una sera, insieme alla loro classe, durante un momento di silenzio le disse: ‘gaia, dovresti dimagrire un po’ sai?’
tutti rivolsero i loro occhi verso la ragazza, la deridevano. lei poté solamente abbassare gli occhi e stare in silenzio.
gaia da quella sera, iniziò ad avere disturbi alimentari.
era il 2008, due ragazzi di quindici anni che si volevano bene, adesso non si rivolgevano la parola se non per litigare.
due settimane dopo quell’imbarazzante serata, roberto, spinto dai suoi amici, lasciò gaia dicendole che non l’amava più.
inutile dire che niente tornò come prima e seppur i due fossero capitati nella stessa classe al liceo, i rapporti si erano congelati.
lui ormai era diventato alto il doppio di lei, ogni mese cambiava ragazza, ma non riusciva ugualmente a togliersi dalla testa gaia. ogni qual volta che qualche ragazzo, convinto che fossero ancora amici, gli chiedeva di lei, roberto rispondeva che era una tipa strana e che era meglio lasciarla perdere.
era il 2009, e due ragazzi di sedici anni si amavano in segreto.
gaia aveva provato a frequentare altri ragazzi, ma questi, stranamente dopo un po’ sparivano e non si spiegava il motivo.
iniziò a pensare di avere qualcosa che non andava, di essere difettosa. non voleva più frequentarsi con nessuno.
così, quando il padre le disse che si sarebbero trasferiti non battè ciglio. era felice di andare lontano da quella cittadina.
guardava roberto da lontano, a volte lo beccava mentre la fissava, ma subito dopo lui le alzava il dito medio. chissà se a lui sarebbe importato se lei se ne fosse andata.
era il 2010, e due ragazzi di diciassette anni erano ormai lontani più di cinquecento chilometri.
non appena roberto aveva sentito fuoriuscire ‘gaia si trasferisce a latina’ dalla bocca del suo compagno, volse immediatamente il suo sguardo sul banco di gaia, che era assente.
si sentì mancare il respiro. latina era così lontana, come avrebbe fatto? facendo finta di non essere interessato, cercò di acquisire informazioni sul trasferimento della ragazza.
natalie, gli aveva detto che sarebbe partita quella sera.
decise che subito dopo la scuola, sarebbe corso da lei a salutarla.
quando andò davanti a casa sua, non c’era più nessuno.
si sedette sul marciapiede e vi rimase fino a sera, sua madre preoccupata lo aveva chiamato.
gaia guardava fuori dal finestrino, aveva detto ai suoi amici che sarebbe partita la sera, non era vero.
tanto nessuno di loro sarebbe andato a salutarla, si erano limitati a inviare qualche sms.
conosceva solo una persona che avrebbe potuto correre fino a casa sua, ma non avrebbe avuto senso visto che non si parlavano.
la ragazza si impose di non farsi film mentali.
roberto quella sera pianse per la prima volta a causa di una ragazza.
era il 2012, due ragazzi di ormai diciannove anni, avevano smesso di pensarsi.
gaia si era trovata bene nella nuova scuola. come aveva previsto, nessuno dei suoi vecchi amici l’aveva cercata e così era riuscita a lasciarsi il passato alle spalle. era riuscita a dimagrire in santa pace, senza alcuna pressione.
tornava a ‘casa’ una volta al mese giusto per andare dal dentista e il giorno dopo, se non la sera stessa, ripartiva.
una volta le parve di intravedere roberto e anche lui, nella sua testa la stava fissando e si dirigeva nella sua direzione con le macchine che lo sfioravano.
non dormì per un mese ricordando i suoi occhi.
roberto ormai era andato avanti, era stato bocciato un anno, e quindi si ritrovava a fare ancora il quinto.
gli capitava mentre girovagava su facebook di vedere foto di gaia. era cambiata, aveva sempre una linea spessa di eyeliner agli occhi, fumava e andava a ballare nei locali.
un giorno, mentre era in piazza con alcuni amici, riconobbe la macchina della madre di lei. inizialmente pensò di avere le allucinazioni, ma quando notò una ragazza al posto del passeggero che lo stava fissando capì di aver ragione.
iniziò ad andare verso la macchina blu, senza rendersene conto era in mezzo alla strada e rischiava di essere investito.
la macchina blu scomparve.
roberto non dormì per molto tempo.
nei giorni seguenti ebbe voglia di cercarla. componeva il suo numero e poi posava il cellulare, sentendosi stupido.
era il 2014, e…
gaia finì addosso a qualcuno. era in ritardo per la lezione all’università. si piegò in avanti e iniziò a raccogliere i libri farfugliando ‘scusa’.
il ragazzo si abbassò e l’aiutò con i libri. le loro mani si sfiorarono. gaia guardò la mano del ragazzo e vi notò un piccolo tatuaggio che solo una persona di sua conoscenza aveva.
alzò gli occhi e i suoi sospetti furono avverati.
roberto era davanti a lei, si trovava a roma.
quando roberto vide in un primo momento una ragazza minuta che aveva un modo di camminare familiare, si diede del pazzo.
più la ragazza si avvicinava, più si convinceva che si, quella ragazza era gaia. dimagrita molto, i capelli molto più lunghi, ma lo stesso modo di camminare e la medesima linea di eyeliner.
rimase così sorpreso che si bloccò e lei gli finì addosso.
non parve fare caso a lui finché le loro mani non si sfiorarono e lei lo guardò.
quegli occhi di un azzurro acceso gli erano mancati un casino. non li vedeva così da vicino da quando aveva diciassette anni.
in quel momento capì che non era cambiato niente. che gaia era stata il suo primo amore e non l’avrebbe mai dimenticata.
allora l’abbracciò.
‘mi sei mancata. da quando non ci sei, mi sei mancata. mi dispiace per come mi sono comportato, ma giuro che ci ho sempre tenuto a te e quando ho saputo che ti saresti trasferita sono venuto a casa tua di corsa, ma non c’eri più e non sapevo più che fare. non tornavi a casa ma contemporaneamente non te ne andavi dalla mia testa. e quando ti ho vista due anni fa mi hanno quasi investito. volevo parlarti allora. ti prego perdonami.’
lo disse velocemente, quasi avesse paura che gaia potesse smaterializzarsi da un momento all’altro. lei fu sorpresa in un primo momento, poi ricambiò l’abbraccio.
‘sei perdonato stupido. ti ho pensato tanto, sai?’
la voce era rotta dal pianto. rimasero lì per terra abbracciati per un tempo indefinito. la gente li guardava straniti.
andarono a prendere un caffè. e parlarono per tutto il pomeriggio. chiarirono tutti i malintesi.
‘bastardo! ecco perché tutti i ragazzi che erano interessati a me dopo poco sparivano!’ lo accusò lei.
‘non potevo starmene con le mani in mano mentre ti portavano via da me.’ si giustificò.
gaia sorrise ‘è strano come durante tutto questo tempo non abbiamo smesso di volerci bene.’
‘abbiamo fatto un patto di sangue. i patti di sangue si rispettano.’
la ragazza rimase sorpresa. pensava di essere l’unica a ricordare alcuni particolari.
‘come…’
‘ti ho sempre amata. fin da bambino, per me eri la più bella anche se ti prendevano in giro.’ disse abbassando lo sguardo imbarazzato.
‘stai dicendo di amarmi?’
‘sarebbe strano?’
‘non ci vediamo da una vita!’
‘lo so è strano, cioè io sono strano a provare qualcosa per te dopo che non ci vediamo da anni.’
‘siamo strani in due allora.’
Forse io e te non potevamo essere niente, o forse potevamo essere tutto, ma il fatto è che nel mio cuore non c'è posto per nessun'altra, oltre a lei.
— 

Roberto Emanuelli, E allora baciami (via @serenabrat​)

Se muore lei per me tutta questa messa in scena del mondo che gira la possono anche smontare, portare via, schiodare tutto; arrotolare tutto il cielo e caricarlo su un camion col rimorchio. Possiamo spegnere questa luce bellissima del sole che mi piace tanto, ma tanto. Lo sai perchè mi piace tanto? Perchè mi piace lei illuminata dalla luce del sole, tanto. Portar via tutto questo tappeto, queste colonne, questo palazzo; la sabbia, il vento, le rane, i cocomeri maturi, la grandine, le sette del pomeriggio, maggio, giugno, il basilico, le api, il mare, le zucchine..
—  La tigre e la neve
Cercatela ora la felicità. Ce l'hanno data a tutti noi, ma era un regalo così bello da averlo nascosto. E molti non si ricordano dove l'hanno messo. Mettete tutto all'aria. C'è la felicità, è lì. E anche se lei si dimentica di noi, noi dobbiamo ricordarci di lei.
—  Roberto Benigni
Ridi sempre, ridi, fatti credere pazzo, ma mai triste. Ridi anche se ti sta crollando il mondo addosso, continua a sorridere. Ci son persone che vivono per il tuo sorriso e altre che rosicheranno quando capiranno di non essere riuscite a spegnerlo.
— 

Roberto Benigni