roba sua

“Uno si fa dei sogni,roba sua, intima,e poi la vita non ci sta a giocarci insieme,e te li smonta,un attimo,una frase,e tutto si disfa.”

Oceano mare, Alessandro Baricco

Succede.
Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta giocarci assieme, e te li smonta, un attimo, una frase, e tutto si disfa.
Succede.
Succede. Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta a giocarci insieme,
e te li smonta, un attimo, una frase, e tutto si disfa. Succede.
Mica per altro che vivere è un mestiere gramo.
Tocca rassegnarsi. Non ha gratitudine, la vita, se capite cosa voglio dire.
—  Alessandro Baricco.

Quando ti volevo a te non importava, morivo e tu dov'eri?
Nessuno si innamorerà più di te come ho fatto io, lo devi sapere.
Nessuno mai può darti tanto quanto ti davo io.
Nessuno mai ti può portare un sogno di notte tra le mani.
Nessuno mai può voler bene a chi non è roba sua, tu non lo sai che nessuno mai girerebbe a piedi tutto il mondo per vedere dove sei.
Nessuno mai ti può far sentire tutto quello che ti facevo sentire io con un bacio.
Nessuno mai può capire che dentro te si nasconde ancora un po’ di me.

Mi stringe senza incertezza, trattenendomi a sé come fossi un pacchetto di roba sua, poi mi pianta gli occhi sul viso. Fa un giro panoramico, le labbra, il mento, la fronte. Non se ne va dagli occhi. Resta, s’infila dentro. Come mare che ha viaggiato e violentemente si ricongiunge a se stesso.
—  Margaret Mazzantini

Oggi va così, ma domani smetto.
Prendo la siringa, è l'ultima, lo giuro.
Preparo il braccio, facciamo che sia un ricordo per dimenticare.
La sento che entra, dio che piacere.
Mi si annebbia la vista, finalmente.
Ero sempre stata tranquilla, non avevo mai fatto nulla di male:giravo con il mio solito gruppetto a farci di Hashish e acidi.
Tanto a chi importava? Alla nonna forse? Non diciamo scemenze.
A lei importava meno di tutti.
Almeno mamma aveva una vita nuova, non aveva più bisogno di me e mi ha lasciata libera.
Nonna invece era costretta a tenermi, imponendosi di amarmi.
Infondo potrei cambiare e piacerle, iniziare a farmi amare per davvero: posso smettere di farmi, iniziare a fare le manicure e ritornare a scuola.
Ricordo :andavo a scuola normalmente ma odiavo anche quella.
Più che odiarla forse mi era indifferente.
Lì però avevo conosciuto Stella, colei con la quale mi facevo di più.
Non eravamo amiche, credo. Solo semplici compagne di spade.
Era con lei che ero scappata di casa:sia la prima che la seconda volta.
Eravamo andate al Sound la prima volta, che cosa stupida. Ora che ci penso non capisco nemmeno il perchè di tanta eccitazione per quel sottoscala dal soffitto troppo basso.
La prima volta avevamo circa dodici anni, credo.
Andammo vestite e truccate con la speranza di dimostrare numerosi anni in più, come se importasse realmente a qualcuno.
Avevamo girato in lungo e in largo per trovare degli acidi dato che Heinz, uomo di circa quarant'anni, non ce li aveva procurati.
Non eravamo assolutamente divertite da questa cosa: volevamo farci che diamine.
Mi ero avvicinata a una ragazza con i capelli scuri,sempre nell'intento di trovare dei trip, ma disse che non ne aveva.
Il suo sguardo era totalmente assente, perso.
Si era evidentemente fatta una spada di ero.
Quanto avremmo voluto farcela anche io e Stella una spada di ero!
Andai al bancone e presi due succhi di ciliegie, tornai e ne porsi uno a Christiane,così si chiamava.
Avevo bisogno di un posto dove stare e della roba di cui farmi, Christiane avrebbe potuto darmi entrambe le cose.
Effettivamente era stato così: mi aveva ospitata a casa sua per la settimana successiva.
Mi lavavo, vestivo e facevo con la sua roba.
Lei sì che era un'amica.
Iniziò a frequentare, con me e Stella, il marciapiede.
Era lì che io e lei trovavamo i soldi per tutto.
Dopo che ci eravamo conosciute si era tinta i capelli di un arancione misto rosso acceso con il quale la sua bellezza esorbitante veniva esaltata in una maniera impossibile.
Me lo chiedevo spesso: perchè fosse diventata così.
Non lo sapevo, ma infondo non sapevo nemmeno io come ero finita in quell'appartamento, con una siringa infilata in una vena, a reintegrare il mio corpo con questa sostanza che, se non oggi, mi avrebbe ucciso domani.
Menomale che ho deciso di smettere, davvero perfortuna.
Dopo quella settimana passata a casa di Chri non ero più riuscita a vederla eccetto una volta alla stazione dello zoo: era sempre con Detlef.
Non sopportavo la passività di quel ragazzo che non la meritava.
In quel periodo non riuscivo a trovare più di 100 marchi al giorno: non mi bastavano.
Avevo iniziato a farmi di tutto.
Non avevo ancora preso in considerazione l'ipotesi di smettere.
Continuavo a prostituirmi e ad andare al Sound.
Non mi piaceva, ci andavo solo per trovare nuova roba.
Era stressante fare le file al bagno per riuscirsi a fare una striscia a basso prezzo.
Ora sono circa tre mesi che non vedo Christiane , mi piacerebbe vederla e salutarla. Mi hanno detto che ne è uscita insieme a Detlef.
Dicono che siano completamente puliti.
Da domani inizio anch'io e poi vado a trovarla.
Ora aspetto ancora un po’, non ho più voglia di ricordare, voglio solo godermi quest'ultima dose.
Sono Babsi , Babette Döge , e da domani smetto.


Babsi fu trovata morta, il giorno stesso nel 1977, in Brotteroder Strab nel quartiere di Marienfelde in casa di un conoscente che frequentava il giro della droga e della prostituzione, stroncata da una overdose. Aveva appena 14 anni.

Succede, uno si fa dei sogni, roba sua, intima, ma poi la vita non ci sta a giocarci insieme, e te li smonta. Un attimo, una frase e tutto si disfa. Succede.
—  Alessandro Baricco
Succede. Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta a giocarci assieme, e te li smonta, un attimo, una frase, e tutto si disfa. Succede.
—  Alessandro Baricco (Oceano Mare)