ritornando

Mentre mia moglie mi serviva la cena ,
le presi la mano e le dissi:”Devo parlarti”.
Lei annui e mangio’ con calma.
La osservai e vidi il dolore nei suoi occhi,
quel dolore che all’improvviso mi bloccava la bocca,
Mi feci coraggio e le dissi:” Voglio il divorzio”.
Lei non sembro’ disgustata dalla mia domanda
e mi chiese soavemente: ” Perché?”.
Quella sera non parlammo più e lei pianse tutta la notte.
Io sapevo che lei voleva capire cosa stesse accadendo al nostro matrimonio,
ma io non potevo risponderle,
aveva perso il mio cuore a causa di un’altra donna, Giovanna.
Io ormai non amavo più mia moglie,
mi faceva solo tanta pena,
mi sentivo in colpa,
ragion per cui sotto-scrissi nell’atto di separazione
che a lei restasse la casa, l’auto e il 30% del nostro negozio.
Lei quando vide l’atto lo strappo a mille pezzi ! ”Come ?! avevamo passato dieci anni della nostra vita insieme ed eravamo ridotti a due perfetti estranei?!”.
A me dispiaceva tanto per tutto questo tempo che aveva sprecato insieme a me, per tutte le sue energie, pero’ non potevo farci nulla, io amavo Giovanna.
All’improvviso mia moglie comincio’ a urlare e a piangere ininterrottamente per sfogare la sua rabbia e la sua delusione, l’idea del divorzio cominciava ad essere realta’.
Il giorno dopo tornai a casa e la incontrai seduta alla scrivania in camera da letto che scriveva, non cenai e mi misi a letto, ero molto stanco dopo una giornata passata con Giovanna.
Durante la notte mi svegliai e vidi mia moglie sempre li’ seduta a scrivere, mi girai e continuai a dormire.
La mattina dopo mia moglie mi presento’ le condizioni affinché accettasse la separazione.
Non voleva la casa, non voleva l’auto tanto meno il negozio, soltanto un mese di preavviso,
quel mese che stava per cominciare l’indomani.
Inoltre voleva che in quel mese vivessimo come se nulla fosse accaduto!
Il suo ragionamento era semplice : ”Nostro figlio in questo mese ha gli esami a scuola e non e’ giusto distrarlo con i nostri problemi”.
Io fui d’accordo pero’ lei mi fece un ulteriore richiesta.” Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo, quando mi prendesti in braccio e mi accompagnasti nella nostra camera da letto per la prima volta, in questo mese pero’ ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta di casa ”.
Pensai che avesse perso il cervello , ma acconsentii per non rovinare le vacanze estive a mio figlio per superare il momento in pace.
Raccontai la cosa a Giovanna che scoppio’ in una fragorosa risata dicendo: ”Non importa che trucchi si sta inventando tua moglie, dille che oramai tu sei mio, se ne faccia una ragione!”.
Io e mia moglie era da tanto che non avevamo più intimità, cosi’ quando la presi in braccio il primo giorno eravamo ambedue imbarazzati, nostro figlio invece camminava dietro di noi applaudendo e dicendo:” Grande papa’, ha preso la mamma in braccio!”.
Le sue parole furono come un coltello nel mio cuore, camminai dieci metri con mia moglie in braccio, lei chiuse gli occhi e mi disse a bassa voce:”Non dirgli nulla del divorzio,per favore…
Acconsentii con un cenno , un po’ irritato, e la lasciai sull’uscio.
Lei usci’ e andò a prendere il bus per andare al lavoro.
Il secondo giorno eravamo tutti e due più rilassati, lei si appoggiò al mio petto e potetti sentire il suo profumo sul mio maglione.
Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo .
Mi resi conto che non era più cosi’ giovane,
qualche ruga, qualche capello bianco.
Si notava il danno che le avevo fatto!
Ma cosa avevo potuto fare da ridurla cosi’?
Il quarto giorno , prendendola in braccio come ogni mattina avvertii che l’intimità stava ritornando tra noi,
questa era la donna che mi aveva donato dieci anni della sua vita, la sua giovinezza, un figlio e nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre più’ .
Non dissi nulla a Giovanna per rispetto!.Ogni giorni era più facile prenderla in braccio e il mese passava velocemente.
Pensai che mi stavo abituando ad alzarla, e per questo ogni giorno che passava la sentivo più leggera.
Una mattina lei stava scegliendo come vestirsi, si era provata di tutto, ma nessun indumento le andava bene e lamentandosi disse:”I miei vestiti mi vanno grandi, ”.
Li’ mi resi conto che era dimagrita tanto…ecco perché mi sembrava cosi’ leggera!
Di colpo mi resi conto che era entrata in depressione…
troppo dolore e troppa sofferenza pensai.
Senza accorgermene le toccai i capelli, nostro figlio entro’ all’improvviso nella nostra stanza e disse :” Papa’ e’ arrivato il momento di portare la mamma in braccio( per lui era diventato un momento basilare della sua vita).
Mia moglie lo abbraccio’ forte ed io girai la testa, ma dentro sentivo un brivido che cambio’ il mio modo di vedere il divorzio.
Ormai prenderla in braccio e portarla fuori cominciava ad essere per me come la prima volta che la portai in casa quando ci sposammo,
la abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata, mi venne da piangere!
L’ultimo giorno feci la stessa cosa e le dissi:” Non mi ero reso conto di aver perduto l’intimità con te…
Mio figlio doveva andare a scuola e io lo accompagnai con la macchina, mia moglie resto’ a casa.
Mi diressi verso il posto di lavoro, ma a un certo punto passando davanti casa di Giovanna mi fermai, scesi e corsi sulle scale, lei mi apri’ la porta
e io le dissi:”Perdonami..ma non voglio più divorziare da mia moglie…”
Lei mi guardo’ e disse: Ma sei impazzito?
Io le risposi :” No…e’ solo che amo mia moglie…era stato un momento di noia e di routine che ci aveva allontanato ..ma ora ho capito i veri valori della vita , dal giorno in cui l’ho portata in braccio mi sono reso conto osservandola e guardandola che dovevo farlo per il resto della mia vita! Giovanna pianse mi tiro’ uno schiaffo e entro’ in casa sbattendomi in faccia la porta.
Io scesi le scale velocemente , andai in macchina e mi fermai in un negozio di fiori.
Le comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: Cosa scriviamo sul biglietto?
Le dissi:”Ti prenderò in braccio ogni giorno della mia vita finché morte non ci separi”
Arrivai di corsa a casa, feci le scale entrai e di corsa mi precipitai in camera felicissimo e col sorriso sulla bocca.,
ma mia moglie era a terra …morta!
Stava lottando contro il cancro, ed io che invece ero occupato a passare il tempo con Giovanna senza nemmeno accorgermene.
Lei per non farmi pena non me lo aveva detto, sapeva che stava per morire e per questo mi chiese un mese di tempo, si un mese…
affinchè a nostro figlio non rimanesse un cattivo ricordo del nostro matrimonio, affinché nostro figlio non subisse traumi, affinché a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della madre.”
Questi sono i dettagli che contano in una relazione.
Non la casa….non la macchina….non i soldi…queste sono cose effimere che sembrano creare unione e invece dividono. Cerchiamo sempre di mantenere il matrimonio felice, ricordando sempre il primo giorno di questa bella storia d’amore.
A volte non diamo il giusto valore a ciò che abbiamo fino a quando non lo perdiamo.
—  Una storia… Strappa lacrime 😭❤️

Caro ex, oggi ti scrivo
Quando finisce una storia
non sempre è facile trovare le parole giuste.
A volte ci vogliono anni.
È stato amore a prima vista, il mio. Ricordo con precisione la prima volta che ti ho incontrato: eravamo a casa di amici,
tu avevi un maglione scuro girocollo e io le vampate di quando si va in menopausa.
A distanza di anni mi ricordo ancora con precisione quella sensazione fortissima di calore e vertigine, in una stanza che in quel momento mi appariva come un’opera di Esher.
Credo di avere passato i successivi quattro anni a cercare di demolire l’istante in cui ci siamo fissati per la prima volta, e nel quale seppi con precisione che era te che avrei voluto accanto per tutta la vita.
Ma poi la nostra relazione è finita, come del resto accade a tutti gli amori che nascono quando hai solo 18 anni, gli ormoni a palla e il cervello in sciopero permanente.
La nostra non è stata una storia da favola: niente fiori, niente follie né lettere d’amore. Ho desiderato tanto le attenzioni di un fidanzato da te; ho provato a immaginarle ogni giorno, chiudendo gli occhi come si fa quando da bambino aspetti la Befana rannicchiato nel letto. Quello stesso letto dal quale anni dopo mi chiedevo dove fossi, con chi parlassi, e nel quale ricordo di avere pianto più di un neonato. Quando tu sparivi all’improvviso e mi veniva voglia di aprire la finestra e lanciarmi di sotto.
Devi esserti accorto della mia presenza quando ho deciso di andare via per sempre, per concedere a me stessa la possibilità di trovare l’amore vero. Quello sincero, leale e spontaneo. L’amore che ho trovato per fortuna subito dopo e che ho cercato di tirarti fuori in ogni giorno della nostra relazione.
Ci sono tante cose che avrei voluto dirti prima del silenzio, prima di tagliare tutti i contatti con il tuo mondo. Nonostante la consapevolezza di avere fallito, e di averlo fatto malamente, non rimpiango nemmeno un momento del tempo passato insieme a te. Forse non lo immagini, ma senza saperlo mi hai insegnato tantissime cose.

A lottare

Hai saputo rendermi determinata, caparbia e testarda. Mi ero convinta che saresti stato il padre dei miei figli e ho lottato fino all’ultimo per fare in modo che tu mi volessi allo stesso modo. Non saprei dirti se tu mi volevi come io volevo te; so, però, che non ho mai visto alcuna progettualità in te. Non mi hai mai parlato del nostro futuro mentre io, stupidamente, ci pensavo ogni giorno. Nonostante i nostri limiti di coppia in quel momento avrei portato avanti un rapporto imperfetto fino alla morte e ti avrei scelto ogni giorno in maniera infelice. Ma lo avrei fatto.

A soffrire

Non mi vergogno nel dirti che per te ho sofferto da morire; il dolore che provavo quando sembravi sfuggirmi dalle mani mi ha lacerata per anni. Senza sosta.
All’epoca soffrivo di strane coliche all’addome, ma da quando ci siamo lasciati non ne ho più avute. Coincidenza? Non lo so. Ma so che mi trema l’occhio sinistro mentre parlo di te e che ho imparato, a mie spese, che la rabbia di una donna che non ottiene ciò che vuole non conosce limiti. Quella maledetta assenza di confine l’ho pagata a caro prezzo, con la mia salute. Ma tu non eri una persona cattiva, anzi: sono più che sicura che tanti uomini sono stronzi a prescindere, perché la natura li ha creati così. Si comportano male perché non saprebbero fare altrimenti.
Tu ti sei comportato da stronzo centinaia di volte, abbandonandomi quando ne avevo più bisogno e ritornando alla base quando ne avevi tu. Forse con me avrai imparato che una donna detesta giocare a ping pong e che prima o poi arriva il momento in cui la racchetta va lasciata cadere per terra, per sopravvivere.

A toccare il fondo

Con il tempo ho capito che anche io ho le mie colpe, che ho un brutto carattere e che rendevo le cose difficili.
Non voglio giustificarmi, ma il mio era un riflesso involontario alla insoddisfazione che mi procurava la tua sordità. Parecchie volte mi sono sentita come il protagonista de ‘L’Urlo‘ di Munch, e proprio come accadeva nel quadro, tu eri uno di quelli che passava di li. Senza fermarsi.
Con te ho scoperto che non sono invincibile e che non sono in grado di stare in piedi da sola. E quando stavamo insieme crollavo di frequente, per la mia incapacità di vivere basandomi solo su me stessa.
Ma le persone fragili non conoscono indipendenza, al contrario hanno sempre bisogno di qualcuno che gli dica che andrà tutto bene. Tu non l’hai mai fatto. Ed essendo piccola e inesperta non sapevo partire da me stessa, perché nella mia testa l’unico ‘via’ possibile eri tu.

A fottermene

Dopo la nostra rottura ho capito che anche se mi avessi dato quello che cercavo insieme non avremmo mai funzionato. Nemmeno su un altro pianeta. Ma mi hai insegnato ad essere egoista, a non darmi troppo alle persone. Forse è proprio questo ciò che amavo di te: il tuo bastarti. Sì, tu bastavi a te stesso e io ti ammiravo da morire. Non mi hai mai fatto entrare veramente, non ho mai toccato la tua anima. Tu sei uno che sopravviverebbe anche nello spazio, da solo. Non avevi bisogno di qualcuno come ne avevo io e per uno così la persona che ero poteva essere solo un limite.
Oggi mi guardo allo specchio e non sono contenta di come sono diventata: vorrei riacciuffare l’animo che avevo quando ti ho conosciuto, e che ti sei portato via. Forse sarà stata l’età o il periodo storico differente, ma prima ero una persona migliore. Più dolce e capace di dare agli altri. Certi giorni mi osservo e capisco che me ne fotto del mondo, che non faccio entrare quasi nessuno e che non ho più bisogno di tante cose che prima erano indispensabili. Spesso mi sorprendo a fare le cose che facevi tu, e che io detestavo. Oggi non ho paura di dire che, per alcuni aspetti, sono esattamente uguale te.

A camminare mano nella mano

Ho sempre voluto che mi prendessi per mano, che camminassi al mio fianco in ogni momento. Ma tu non eri un ‘mano nella mano‘, anzi, quando camminavamo assieme tu eri sempre cinque passi avanti a me. Io ti inseguivo con convinzione, proprio come si inseguono i professori universitari alla fine delle lezioni.
Hai sempre tirato via dritto, senza esitare. Ti voltavi di rado, solo per vedere se riuscivo a tenere il tuo passo. Io ero sempre li, in affanno.

Ad essere puntuale

In amore il tempismo è tutto, e credo che io e te lo abbiamo capito a nostre spese.
A volte per trovarsi non basta piacersi soltanto: bisogna sintonizzarsi sulla stessa frequenza. Io e te non ci siamo mai riusciti, e la colpa credo sia di entrambi. Ma forse avrai capito anche tu che l’amore non vince su tutto come dicono gli scrittori, e che qualsiasi corda si spezza quando viene tirata con troppa forza.
La cosa più tragica della nostra storia è stato il tuo arrivare in ritardo. Perché alla fine sei arrivato.
A quel punto avrei voluto non arrivassi mai, esattamente come mi aspettavo da te. Sarebbe stato nel tuo stile tirare via dritto per sempre, come un treno veloce che non fa fermate.
Invece ti sei accorto di me quando ho ribaltato le tue previsioni, quando ho cominciato a volare in tua assenza. Ti sei ricordato di me quando mi sono innamorata di un altro ed era ormai troppo tardi.
Molte volte ho pensato al fatto che avrei preferito saperti indifferente alla mia nuova vita, invece hai fatto di tutto per riprendermi con te. Finalmente vedevo avverarsi tutti i miei desideri, ma a tempo scaduto. Non immaginerai mai e poi mai quanto è stato difficile per me tirare dritto senza voltarmi, proprio come facevi tu. Ho avuto il cuore pesante per moltissimo tempo, anche ad amore esaurito. Perché ho dovuto farlo evaporare con la forza, come l’acqua quando prepari una zuppa. Mi tormentava il dubbio atroce di avere sbagliato ad andarmene, di avere cestinato il progetto di vita che avevo sempre sognato. Ma che tu mi offrivi con imperdonabile ritardo.

Non ti ho mai tradito

Si, non ti ho mai tradito. Ma avrei dovuto. Te lo saresti meritato ogni volta che mi piantavi per una uscita o una vacanza, mentre io rimanevo a casa ad aspettarti con le coliche addominali. Ti saresti meritato questo e altro, eppure non ho mai avuto il coraggio di farlo. Tradire te sarebbe stato come tradire me stessa, quindi la cosa più importante in quel momento. Immaginavo spesso di farlo per farti dispetto, ma avevo così paura di perderti che nemmeno una sana vendetta sono riuscita ad organizzare.
Ho cambiato registro solo quando sapevo che non ti avrei più cercato, anche se in questi casi è più facile credere il contrario.

Perché

Oggi sono così felice da non chiedere nient’altro alla vita, ma mi chiedo il perché di tante cose. Perché la vita ci ha fatto incontrare al momento sbagliato, perché ci ha fatto innamorare e, soprattutto, perché ci ha fatto ritrovare in ritardo. C’è un libro che mi piace moltissimo, si chiama ‘Il Minotauro‘, e parla di una storia d’amore tra due persone che parlano per lettere, come io e te in origine facevamo per mail. I due si innamorano senza incontrarsi mai, almeno fino a quando si trovano ad essere così vicini da poterlo fare. Peccato però che lui muore proprio in quel momento, come sono morta io. Perché per quanto tu possa credere il contrario in quegli anni io sono morta dentro e nonostante sia tutto così lontano, porto ancora addosso il peso del mio fallimento. Una donna, specie una come me, metabolizza con difficoltà l’idea di avere commesso un errore, in particolare in amore.
Certe volte penso di avere sbagliato a volerti a tutti i costi, a pretendere di volerti cambiare. Se solo avessi avuto un minimo di lucidità in più sarei stata in grado di non innamorarmi? Non lo so, ma forse avrei dovuto provarci. Per mettermi in salvo e per mettere in salvo te da una sofferenza inevitabile, perché la stella sbagliata sotto cui nascemmo non ci avrebbe dato mai scampo. Invece ho abbassato la guardia in un giorno di maggio, sparando i miei sentimenti nel cielo affinché potessi vedere il film che avevo girato nella mia mente. In soli 5 minuti.

Scusa

Ai miei occhi sei il responsabile della morte del mio primo amore, del suicidio che ho dovuto orchestrare per sopravvivere a te. Eppure ti devo chiedere scusa per tante cose, in particolare per tutte le piccole cattiverie che ho commesso per punirti. Perché ho voluto fartela pagare.
Non ho avuto rispetto per il tuo dolore, ma devi sapere che se l’ho fatto è stato perché non ero in grado di gestire il mio.

Per sempre

Non è possibile esserci nella tua vita, come sarebbe impossibile una tua presenza nella mia. Eppure io ti vorrò bene fino a quando vivrò, né mai ti porterò rancore per come sono andate le cose.
So solo che la vita ha unito le persone sbagliate, ma non due persone sbagliate. Perché per quanto io ti abbia detestato so bene che la colpa è di entrambi, e che tu sarai in grado di rendere felice qualcuno esattamente come allora desideravo facessi con me. Non sono stata in grado di insegnarti ad essere migliore, perché onestamente non lo ero nemmeno io. So solo che ci siamo amati tantissimo, e che anche se l’amore è finito da tempo continueremo a esserci nella vita dell’altro. Magari dall’altra parte del mondo, come diceva quella canzone. In silenzio.

—  Azzurra D'Ercole
Tess,
dato che non sono bravo a parlare della mia vita interiore, rubo qualche parola a Mr Darcy, che ti piace tanto. «Vi scrivo senza alcuna intenzione di procurarvi pena, o di umiliare me stesso, ritornando su desideri che, per la felicità di entrambi, non potranno essere dimenticati troppo in fretta. Gli sforzi che la scrittura e la lettura di questa lettera generano avrebbero potuto essere risparmiati se non fosse che il mio carattere mi ha imposto di scriverla. Perdonatemi quindi della libertà con la quale io domando la vostra attenzione. I vostri sentimenti, lo so, non ve lo faranno accettare volentieri, ma faccio appello al vostro senso di giustizia.»
So che ti ho fatta soffrire e che non ti merito, ma ti chiedo – anzi, ti scongiuro – di guardare oltre le mie azioni. So anche che ti chiedo sempre troppo, e mi dispiace. Se potessi cambiare il passato lo farei. Sei arrabbiata e delusa dal mio comportamento, e questo mi uccide. Invece di giustificarmi per quello che sono, ti racconterò di me: una versione di me che non hai mai conosciuto. Inizierò dalle cose che ricordo; sono sicuro che ce ne sono altre, ma giuro che da oggi in poi non ti terrò nascosto niente. Quando avevo nove anni ho rubato la bici del nostro vicino e ho rotto una ruota, e poi ho mentito. Lo stesso anno ho spaccato una finestra del salotto con una pallina da baseball e ho mentito. Sai già di mia madre e dei soldati. Mio padre se n'è andato poco dopo, e io ne sono stato felice.
Non avevo molti amici perché ero uno stronzo. Tormentavo i miei compagni classe, ogni santo giorno. Mi comportavo male con mia madre: non le ho praticamente mai detto che le voglio bene. Verso i tredici anni, con alcuni amici abbiamo rubato un mucchio di roba nella drogheria vicino a casa scassinando la porta. Non so perché l’abbiamo fatto, ma quando uno dei miei amici è stato scoperto l’ho minacciato affinché si prendesse la colpa, e lui l’ha fatto. Ho fumato la prima sigaretta a tredici anni. Faceva schifo e ho tossito per dieci minuti. Non ho più fumato, finché ho iniziato con l’erba; ma a questo ci arrivo tra poco.
A quattordici anni ho perso la verginità con la sorella maggiore del mio amico Mark. Aveva diciassette anni e andava a letto con tutti i nostri amici, non solo con me. È stato imbarazzante, ma mi è piaciuto. Dopo la prima volta non l’ho più rifatto fino ai quindici anni, ma da allora non sono più riuscito a smettere. Ragazze a caso, conosciute a qualche festa. Mentivo sempre sulla mia età, ed erano ragazze facili. A loro non importava niente di me, e a me non fregava un cazzo di loro.
Quell'anno ho iniziato a fumare l'erba, e ne fumavo tanta. E ho cominciato a bere: io e i miei amici rubavamo il liquore ai loro genitori o dovunque lo trovassimo. E ho iniziato a fare a botte con un sacco di gente. Qualche volta le prendevo, ma più spesso le davo. Ero sempre così incazzato, sempre, e far male a qualcuno era piacevole, era divertente. L’episodio peggiore è stato con un ragazzo di nome Tucker; la sua famiglia era povera e lui era sempre malvestito, e io lo tormentavo per questo. Gli facevo dei segnacci di penna sulla maglietta per vedere quante volte la metteva prima di lavarla. Sono stronzo, lo so.
Un giorno l’ho incrociato e gli ho dato una spallata, solo per provocarlo. Si è arrabbiato e mi ha insultato, e io non ci ho visto più. Gli ho rotto il naso, e sua madre non poteva permettersi neanche di portarlo dal dottore. Ma io ho continuato. Qualche mese dopo sua madre è morta e lui è andato in affido, da gente ricca, per sua fortuna. Un giorno l’ho incontrato per strada: era il mio sedicesimo compleanno, e lui aveva una macchina nuova. In quel momento gli avrei rotto il naso di nuovo, ma a ripensarci ora sono contento per lui.
Non ti racconto il resto dei miei sedici anni perché non ho fatto altro che bere, drogarmi e fare a botte. E anche a diciassette. Rigavo macchine, spaccavo vetrine. A diciott’anni ho conosciuto James. Mi stava simpatico perché non gliene fregava un cazzo di niente e di nessuno, come a me. Nella nostra compagnia bevevamo tutti i giorni. Tornavo a casa ubriaco ogni sera e vomitavo per terra, e mia madre doveva pulire. Quasi ogni sera spaccavo qualcosa… Eravamo una banda, e nessuno aveva il coraggio di disturbarci.
Sono iniziati i giochi, quelli di cui ti ho parlato, e sai com’è andata con Natalie. Quello è stato l’episodio più brutto, te lo giuro. So che ti disgusta il fatto che io non voglia sapere cosa ne è stato di lei. Non so perché non me ne importasse. Poco fa, mentre venivo in questo albergo, stavo pensando a lei. Non mi sento ancora in colpa quanto dovrei, ma stavo pensando a come mi sentirei se qualcuno facesse la stessa cosa a te. La sola idea mi ha quasi costretto ad accostare la macchina per vomitare. Ho fatto una cosa orribile. Anche un’altra delle ragazze, Melissa, aveva una cotta per me, ma non è successo niente, perché era antipatica e strillava sempre.
Ho raccontato a tutti che aveva problemi di igiene, laggiù… tutti hanno cominciato a prenderla in giro e lei non mi ha più dato fastidio. Una volta mi hanno arrestato per ubriachezza molesta e mia madre era così arrabbiata che ha lasciato che passassi la notte in cella. Poi, appena è venuta fuori la faccenda di Natalie, ha detto basta. Quando ha annunciato che voleva mandarmi in America, ho fatto una scenata. Non volevo rinunciare alla mia vita in Inghilterra, per quanto facesse schifo, per quanto io facessi schifo. Ma poi sono andato a un festival e ho preso a botte una persona davanti a tutti, e la mamma ha deciso. Ho fatto domanda alla WCU e naturalmente mi hanno preso.
All’inizio l’America mi faceva schifo. Odiavo tutto. Dover stare con mio padre mi faceva così incazzare che mi sono ribellato ancora di più, bevevo e andavo a tutte le feste della confraternita. La prima che ho conosciuto è stata Steph, e lei mi ha presentato gli altri. Io e Nate siamo andati subito d’accordo. Dan e Jace erano stronzi, Jace era il peggiore. Sai già della sorella di Dan, quindi non ci torno sopra. Da allora mi sono scopato qualche ragazza, ma non quante pensi tu. Dopo che io e te ci siamo baciati sono andato a letto un’altra volta con Molly, ma solo perché non riuscivo a smettere di pensare a te. Per tutto il tempo ho sognato che ci fossi tu lì con me. Speravo che bastasse, ma non è bastato. Sapevo che non eri tu. Tu saresti stata meglio. Continuavo a ripetermi: Se solo vedo Tessa un’altra volta capirò che è una stupida cotta, niente di più. Soltanto un’attrazione sessuale. Ma ogni volta che ti rivedevo volevo sempre di più. Trovavo nuovi modi per infastidirti, solo per sentirti pronunciare il mio nome. Volevo sapere cosa pensavi a lezione, quando fissavi il libro concentrata; volevo sapere cosa bisbigliavate tu e Landon, volevo sapere cosa scrivevi nella tua maledetta agenda. Un giorno ho perfino pensato di rubartela. Dopo quella volta nel tuo dormitorio, quando ti ho incasinato gli appunti e ti ho baciata spingendoti contro il muro, non sono più riuscito a starti lontano. Pensavo a te in continuazione. All’inizio non capivo il motivo di quell’ossessione. La prima volta che hai passato la notte con me ho capito: ho capito che ti amavo. Che avrei fatto qualsiasi cosa per te. So che é ridicolo dirtelo
ora, dopo tutto quello che ti ho fatto passare, ma è vero. Te lo giuro.
Mi sorprendevo a fantasticare (io! fantasticare!) sulla vita che avrei potuto avere con te. Ti immaginavo seduta sul divano con una penna tra i denti e un romanzo sulle ginocchia, i tuoi piedi sulle mie gambe. Non so perché, ma non riuscivo a togliermi quell’immagine dalla testa. Mi torturava, volerti così tanto e sapere che tu non mi avresti mai voluto allo stesso modo. Minacciavo chiunque tentasse di sedersi accanto a te, minacciavo Landon, solo per riuscire a starti vicino. Mi ripetevo che facevo tutte quelle cose soltanto per vincere la scommessa. Ma sapevo di mentire a me stesso. Non ero pronto ad ammetterlo. L’ossessione mi spingeva a fare cose assurde: sottolineavo brani dei romanzi che mi facevano pensare a te. Sai qual è stato il primo? «Discese giù, evitando per un bel po’ di guardarla, come si evita di guardare il sole; ma, come il sole, la vedeva senza guardarla.»
Ho capito di amarti quando mi sono messo a evidenziare Tolstoj, cazzo.
Quando ti ho detto che ti amavo davanti a tutti era vero: ma poi l’ho negato perché tu mi avevi respinto. Il giorno in cui mi hai detto di amarmi ho pensato per la prima volta di avere una speranza. Che avessimo una speranza. Non so perché ho continuato a farti soffrire. Non sprecherò il tuo tempo con delle scuse, perché non ne ho. Ho solo un mucchio di istinti e abitudini contro cui sto lottando, per te. So solo che tu mi rendi felice, Tess. Mi ami anche se non dovresti, e io ho bisogno di te. Ho sempre avuto bisogno di te e sempre ne avrò. Quando mi hai lasciato, dopo aver scoperto la verità, mi sono sentito morire. Ero perduto senza di te. Sono uscito con una ragazza, la settimana scorsa. Non volevo dirtelo, ma non posso rischiare di perderti un’altra volta. Non lo definirei neppure un appuntamento. Non è successo niente. Stavo per baciarla, ma mi sono fermato. Non riesco a baciare nessun’altra che te. Era noiosa, non c’è confronto con te. Nessuna sarà mai alla tua altezza.
Forse è troppo tardi per confessarti queste cose. Posso solo pregare che mi amerai lo stesso dopo aver letto questa lettera. In caso contrario, lo comprenderò. So che puoi trovare un uomo migliore di me. Non sono romantico,
non ti scriverò mai poesie e non ti dedicherò canzoni.
Non sono neppure gentile.
Non posso prometterti che non ti farò più del male, ma posso giurare che ti amerò fino al giorno della mia morte. Sono una persona orribile, e non ti merito, ma spero che mi darai una possibilità di riconquistare la tua fiducia. Mi dispiace di averti fatta soffrire e ti capisco se non riesci a perdonarmi.
Scusa. Non volevo scrivere così tanto. Evidentemente ho fatto più cazzate di quanto sospettassi.
Ti amo. Sempre.
Hardin
Mentre mia moglie mi serviva la cena ,
le presi la mano e le dissi:”Devo parlarti”.
Lei annui e mangio’ con calma.
La osservai e vidi il dolore nei suoi occhi,
quel dolore che all’improvviso mi bloccava la bocca,
Mi feci coraggio e le dissi:” Voglio il divorzio”.
Lei non sembro’ disgustata dalla mia domanda
e mi chiese soavemente: ” Perché?”.
Quella sera non parlammo più e lei pianse tutta la notte.
Io sapevo che lei voleva capire cosa stesse accadendo al nostro matrimonio,
ma io non potevo risponderle,
aveva perso il mio cuore a causa di un’altra donna, Giovanna.
Io ormai non amavo più mia moglie,
mi faceva solo tanta pena,
mi sentivo in colpa,
ragion per cui sotto-scrissi nell’atto di separazione
che a lei restasse la casa, l’auto e il 30% del nostro negozio.
Lei quando vide l’atto lo strappo a mille pezzi ! ”Come ?! avevamo passato dieci anni della nostra vita insieme ed eravamo ridotti a due perfetti estranei?!”.
A me dispiaceva tanto per tutto questo tempo che aveva sprecato insieme a me, per tutte le sue energie, pero’ non potevo farci nulla, io amavo Giovanna.
All’improvviso mia moglie comincio’ a urlare e a piangere ininterrottamente per sfogare la sua rabbia e la sua delusione, l’idea del divorzio cominciava ad essere realta’.
Il giorno dopo tornai a casa e la incontrai seduta alla scrivania in camera da letto che scriveva, non cenai e mi misi a letto, ero molto stanco dopo una giornata passata con Giovanna.
Durante la notte mi svegliai e vidi mia moglie sempre li’ seduta a scrivere, mi girai e continuai a dormire.
La mattina dopo mia moglie mi presento’ le condizioni affinché accettasse la separazione.
Non voleva la casa, non voleva l’auto tanto meno il negozio, soltanto un mese di preavviso,
quel mese che stava per cominciare l’indomani.
Inoltre voleva che in quel mese vivessimo come se nulla fosse accaduto!
Il suo ragionamento era semplice : ”Nostro figlio in questo mese ha gli esami a scuola e non e’ giusto distrarlo con i nostri problemi”.
Io fui d’accordo pero’ lei mi fece un ulteriore richiesta.” Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo, quando mi prendesti in braccio e mi accompagnasti nella nostra camera da letto per la prima volta, in questo mese pero’ ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta di casa ”.
Pensai che avesse perso il cervello , ma acconsentii per non rovinare le vacanze estive a mio figlio per superare il momento in pace.
Raccontai la cosa a Giovanna che scoppio’ in una fragorosa risata dicendo: ”Non importa che trucchi si sta inventando tua moglie, dille che oramai tu sei mio, se ne faccia una ragione!”.
Io e mia moglie era da tanto che non avevamo più intimità, cosi’ quando la presi in braccio il primo giorno eravamo ambedue imbarazzati, nostro figlio invece camminava dietro di noi applaudendo e dicendo:” Grande papa’, ha preso la mamma in braccio!”.
Le sue parole furono come un coltello nel mio cuore, camminai dieci metri con mia moglie in braccio, lei chiuse gli occhi e mi disse a bassa voce:”Non dirgli nulla del divorzio,per favore…
Acconsentii con un cenno , un po’ irritato, e la lasciai sull’uscio.
Lei usci’ e andò a prendere il bus per andare al lavoro.
Il secondo giorno eravamo tutti e due più rilassati, lei si appoggiò al mio petto e potetti sentire il suo profumo sul mio maglione.
Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo .
Mi resi conto che non era più cosi’ giovane,
qualche ruga, qualche capello bianco.
Si notava il danno che le avevo fatto!
Ma cosa avevo potuto fare da ridurla cosi’?
Il quarto giorno , prendendola in braccio come ogni mattina avvertii che l’intimità stava ritornando tra noi,
questa era la donna che mi aveva donato dieci anni della sua vita, la sua giovinezza, un figlio e nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre più’ .
Non dissi nulla a Giovanna per rispetto!.Ogni giorni era più facile prenderla in braccio e il mese passava velocemente.
Pensai che mi stavo abituando ad alzarla, e per questo ogni giorno che passava la sentivo più leggera.
Una mattina lei stava scegliendo come vestirsi, si era provata di tutto, ma nessun indumento le andava bene e lamentandosi disse:”I miei vestiti mi vanno grandi, ”.
Li’ mi resi conto che era dimagrita tanto…ecco perché mi sembrava cosi’ leggera!
Di colpo mi resi conto che era entrata in depressione…
troppo dolore e troppa sofferenza pensai.
Senza accorgermene le toccai i capelli, nostro figlio entro’ all’improvviso nella nostra stanza e disse :” Papa’ e’ arrivato il momento di portare la mamma in braccio( per lui era diventato un momento basilare della sua vita).
Mia moglie lo abbraccio’ forte ed io girai la testa, ma dentro sentivo un brivido che cambio’ il mio modo di vedere il divorzio.
Ormai prenderla in braccio e portarla fuori cominciava ad essere per me come la prima volta che la portai in casa quando ci sposammo,
la abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata, mi venne da piangere!
L’ultimo giorno feci la stessa cosa e le dissi:” Non mi ero reso conto di aver perduto l’intimità con te…
Mio figlio doveva andare a scuola e io lo accompagnai con la macchina, mia moglie resto’ a casa.
Mi diressi verso il posto di lavoro, ma a un certo punto passando davanti casa di Giovanna mi fermai, scesi e corsi sulle scale, lei mi apri’ la porta
e io le dissi:”Perdonami..ma non voglio più divorziare da mia moglie…”
Lei mi guardo’ e disse: Ma sei impazzito?
Io le risposi :” No…e’ solo che amo mia moglie…era stato un momento di noia e di routine che ci aveva allontanato ..ma ora ho capito i veri valori della vita , dal giorno in cui l’ho portata in braccio mi sono reso conto osservandola e guardandola che dovevo farlo per il resto della mia vita! Giovanna pianse mi tiro’ uno schiaffo e entro’ in casa sbattendomi in faccia la porta.
Io scesi le scale velocemente , andai in macchina e mi fermai in un negozio di fiori.
Le comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: Cosa scriviamo sul biglietto?
Le dissi:”Ti prenderò in braccio ogni giorno della mia vita finché morte non ci separi”
Arrivai di corsa a casa, feci le scale entrai e di corsa mi precipitai in camera felicissimo e col sorriso sulla bocca.,
ma mia moglie era a terra …morta!
Stava lottando contro il cancro, ed io che invece ero occupato a passare il tempo con Giovanna senza nemmeno accorgermene.
Lei per non farmi pena non me lo aveva detto, sapeva che stava per morire e per questo mi chiese un mese di tempo, si un mese…
affinchè a nostro figlio non rimanesse un cattivo ricordo del nostro matrimonio, affinché nostro figlio non subisse traumi, affinché a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della madre.”
Questi sono i dettagli che contano in una relazione.
Non la casa….non la macchina….non i soldi…queste sono cose effimere che sembrano creare unione e invece dividono. Cerchiamo sempre di mantenere il matrimonio felice, ricordando sempre il primo giorno di questa bella storia d’amore.
A volte non diamo il giusto valore a ciò che abbiamo fino a quando non lo perdiamo.
Caro Diario

Sono bassa, goffa, non ho un fisico da modella e l'unica cosa che mi piace di me sono i capelli il giorno dopo averli lavati ma solo se li ho lasciati ad asciugare da soli.
Ascolto la musica praticamente a ogni ora del giorno, e ogni mese, puntualmente, una cuffia smette di funzionare e così ne devo comprare un altro paio.
Quando mi annoio mi siedo in mezzo al letto, con le gambe incrociate, le cuffie alle orecchie, volume al massimo ed inizio a cantare facendo finta di essere ad un concerto e di avere anche una bella voce, poi arriva mia madre che mi urla di non urlare, ma io, appena se ne va, ricomincio.
Mi piace mandare degli audio a caso su whatsapp parlando di cose senza senso, come sto facendo ora ma purtroppo quando mi metto in testa che devo parlare di una cosa io ne parlo quindi ora che mi sono messa in testa che devo parlare di me e che voglio scrivere, parlo di me scrivendo, anche se poi non fregherà niente a nessuno, ma almeno so di averlo fatto.
Mi piace fare tante cose, mi piace il rumore che fanno i tasti della tastiera quando lo schiaccio con le dita, mi piace la pioggia, mi piacciono i pancakes alla domenica mattina e mi piace prendere il the della Twinings alle cinque.
Mi piace la fotografia, mi piace fotografare qualsiasi cosa, dal cielo, alle case, alla foglia caduta per terra cinque secondi fa ma siccome fuori fa troppo freddo (ah, si mi piace anche l'inverno anche se poi ho freddo, ok?) e io sto troppo bene nel letto, mi limito a fotografare i gatti.
Probabilmente ora non mi considererà più nessuno però io ho ancora tante cose da dire, quindi grazie per la breve attenzione ma io ho bisogno di scrivere.
Non so neanche se ne sono capace, mi piace mettere le virgole però davvero, le metto completamente a caso. Non so dove le devo mettere, e mi sto rendendo conto di star scrivendo come parlo nella realtà e mi sto sentendo una stupida.
La situazione sta degenerando, avrei tante cose da dire ma mentre scrivo continuano a venirmene in mente e mi rendo conto che questa cosa sarà troppo lunga.
Ma ritornando a me, vi ho già detto che mi piace scrivere, e ora vi dico che mi piace anche disegnare però quando ho un foglio davanti, una matita in mano e tanta voglia di fare mi manca l'ispirazione; meglio così, non sono neanche capace di fare quello, quindi.
Guardo troppi film e troppe serie tv, soprattutto in lingua originale, leggo anche decisamente troppi libri e dopo aver cercato dei video su youtube sulla mia coppia preferita inizio a recitare quella scena nella mia camera parlando in inglese (e tra qualche mese sono pure maggiorenne.)
Ho l'ossessione dell'organizzazione delle cose, sono troppo indecisa e ogni volta inizio a organizzare qualcosa anni luce prima perché so già che potrei arrivare il giorno prima e non aver deciso ancora niente! Sono più le idee che propongo che quelle che poi si potranno realizzare veramente, infatti ogni volta che dico a mio padre ‘ho un'idea’ lui si spaventa e alza gli occhi al cielo, come per dire ‘ci risiamo’.
Mi piace guardare lo sport, in particolare il calcio e la pallavolo, e dovevate vedermi che tifosa accanita durante le Olimpiadi, mi alzavo alle tre di notte anche per guardare il tennis tavolo, ma indovinare un po’? Eh si, non so giocare a nessuno dei due! (ok forse a pallavolo un pochino si, ma sono comunque troppo bassa per giocare.)
Mi affeziono troppo in fretta alle persone, poi loro se ne vanno e io soffro, come sempre. Do sempre troppo agli altri e non ricevo indietro neanche un centesimo, non chiedo tanto, mi basta un grazie. Ho paura a parlare con le persone, anche da dietro uno schermo, ho paura che pensino 'e questa che vuole? da dove esce?’. Anche qui su Tumblr, vorrei conoscere tantissime persone ma mi vergogno di scrivere loro, anche per dire 'ehi, mi piace il tuo blog! mi piace quello che scrivi!’
Quando non so cosa fare vado su Weheartit e guardo le foto dei fidanzatini, tutti sorridenti, tutti perfettini, e allora mi immagino come in quella foto con la crush di turno, immaginando la nostra vita perfetta da fidanzati, anche se non so neanche cosa vuole dire essere fidanzati, visto che non ne ho mai visto uno, a dir la verità non so neanche come si inizia a parlare con un ragazzo, non ho tutta questa esperienza, ho perfino paura a dare il mio primo bacio perché non so se lo devo dare a stampo o ci devo mettere subito la lingua. Ma capite come sto messa?
Poi da tutti i miei film mentali da oscar mancato escono fuori tutte le storie che ho iniziato a scrivere ma che non ho mai finito, giacenti in una cartella sperduta nella chiavetta attaccata al computer.
Vorrei poter viaggiare, mi piacerebbe studiare russo e cinese, imparare magari anche il tedesco, vorrei poter finire questa adolescenza facendo tutte le cose pazze che possono fare gli adolescenti, vorrei innamorarmi di qualcuno che mi accetti per quella che sono, anche se neanche io lo so.
Vorrei uno di quegli abbracci forti, quelli che ti fanno sentire al sicuro, poi vorrei che qualcuno mi baciasse sui capelli e mi sussurrasse un semplice 'andrà tutto bene’ e vorrei scoppiare a piangere, giusto per tirare fuori tutta quella tristezza che c'è dentro di me.
E questa sono io, solo una ragazza che aveva bisogno di sfogarsi, di parlare con qualcuno ma soprattutto, che aveva bisogno di scrivere un po’.


E tu, se sei arrivato fino a qui, grazie per aver letto questa piccola parte di me. 🌸

- paginedariempire

Ci sono lunghi viaggi nelle parole che ti affido. Non ti chiedo di prendertene cura o di custodirle: puoi bruciarle, puoi ripudiarle, puoi dire che è tutto sbagliato – e forse lo è –, ma ciò che oggi io ti dono, sarà per sempre mio e tu non potrai portartelo via. E forse un giorno, ritornando indietro, dirai: «Mi regalò il cuore, ma non ebbi occhi per guardarlo».

[…]E a volte, durante il giorno,
senza accorgermene,
il mio cervello inconsciamente
ripercorre vecchie strade,
ritornando al capitolo precedente.

[…]Un profumo
mi penetra nelle narici,
un profumo familiare,
che il mio olfatto
riconosce immediatamente.
In un attimo mi volto,
mi giro d'istinto a cercarti,
invano.

[…]Una risata tra la folla,
un sorriso simile,
una fossetta sulla guancia
di uno sconosciuto.
E inconsciamente
i miei occhi
ti cercano tra la gente.
Sino a quando comprendono
che la loro era solo un'abitudine.

- Come quando guardi il sole ad occhi aperti,
senza protezioni;
subito dopo ti rimane quella macchia
che ti oscura la vista per un po’,
e col tempo svanisce. -

(Da piccola guardai il sole per troppo tempo,
con troppa meraviglia,
troppa enfasi.
Ed ora
sulla cornea dell'occhio sinistro,
possiedo ancora un ‘fantasma’
della macchia solare
che ovunque guardi
mi segue come un'ombra.
Ma lei non svanirà col tempo.
È come un cicatrice,
indelebile,
della quale porterò il segno,
tutta la vita. […] un po’ come te.)
Sono colpevole Vostro Onore.
Colpevole di avere: un cuore, un cervello, due occhi, due braccia, due gambe.
Come dice? Tutti gli esseri umani sono esattamente come così descritti e dovrei esser più dettagliata nel confessare?
Ah… Pensavo fossero soltanto queste le mie colpe. Ma ora che ci penso su, di cosa sono colpevole?
Ricomincio da capo: Vostro Onore, sono colpevole di avere capelli lunghi, un seno caldo e un grembo accogliente in grado di generare vita.
Sono colpevole di aver mangiato quella stramaledetta mela dall'albero dell'Eden e di essermi macchiata di tutti i peccati del mondo.
Sono colpevole di portare in grembo una vita per nove mesi e per questo motivo non posso mica essere assunta a pieno titolo perché ritenuta “troppo costosa”.
Sono colpevole, sì, sono colpevole.
Sono colpevole di suscitare pensieri peccaminosi nella mente degli uomini ogni qualvolta io voglia indossare il mio vestito rosso e per questa ragione, semmai dovessi esser vittima di abusi sessuali, dovrei ritenermi responsabile.
In fondo, si sa, “se solo mi fossi coperta un po’ di più” tutto ciò non sarebbe successo.
Sono colpevole della mia bellezza, troppo abbagliante e accentuata per poter mostrare la mia intelligenza posta inevitabilmente in secondo piano.
Sono colpevole di avere un salario basso perché le mie capacità lavorative non sono come quelle di un uomo, si sa.
Sono colpevole di voler studiare, lavorare e rendermi economicamente indipendente e quindi egoista perché non penso a “metter su famiglia”.
Sono colpevole perché ritornando a casa la sera io non posso permettermi di sdraiarmi sul divano e lasciare a mio marito le faccende di casa. Verrei additata come irresponsabile e folle,quelle sono cose che toccano a me, no? Mentre lui e il divano hanno velocemente stretto un bellissimo rapporto di amicizia.
Sono colpevole di essere vittima di una emorragia 5 giorni al mese e per questo motivo vengo definita: scorbutica, schizzata, intrattabile, irascibile, lunatica.
Sono colpevole di aver portato gli uomini a compiere crimini quali femminicidio e violenza sessuale, essendo stata io la causa prima di tutto ciò, avendoli invogliati a macchiarsi le mani del mio sangue semplicemente perché “me la sono cercata”.
Sono colpevole di essere troppo “esigente” perché ho bisogno di attenzioni, dolcezza e un po’ d'amore. Diamine, non mi accontento mai.
Sono colpevole perché quando capita di brindare in famiglia non dico “auguri e figli maschi” ma “auguri e figli sani” pensando sia questa la cosa più importante.
Sono colpevole delle mie forme e della mia identità a tal punto che se mi sposto verso Oriente devo coprirmi interamente mentre io vorrei lasciare ai miei capelli e al mio corpo la possibilità di esser “liberi”. Pensi che io lì non posso neppure girare in bicicletta perché è ritenuto indecoroso e devo persino dividere mio marito con altre donne e mostrarmi al contempo felice e onorata di ciò.
Sono colpevole di voler ambire a cariche politiche rilevanti senza riconoscere che è “un mestiere da uomini, non sai guidare una macchina, figurati un paese”, come se davvero l'importanza delle idee dipendesse dalla persona che le pronuncia.
Sono colpevole e per evitare che il “contagio” dilaghi devo sentir dire agli uomini frasi come “smettila di frignare,sembri una femminuccia” quasi come se esser come me implichi in qualche modo debolezza e fragilità.
Sono colpevole e se ottengo un buon posto di lavoro o se lavoro nel mondo dello spettacolo, devo sentirmi dire affermazioni quali “chissà cosa avrà dovuto fare per esser lì! Chissà quanti uomini si sarà portata a letto” e nessuno pensa mai che potrei aver talento o potrei esser capace,semplicemente.
Sono colpevole d'esser il “sesso debole” o il “sesso gentile”, se mi aveste mai visto arrabbiatoa fidatevi che non direste così!
Sono colpevole, Vostro Onore, e non mi resta che chinare il capo, non è forse questo ciò che voi volete? Che io resti in silenzio al vostro cospetto, che mi limiti ad annuire, a servirvi, che mi occupi della casa e che mi senta inferiore.
E invece, sa che le dico? Io urlo.
Urlo la gioia di esser donna e in quanto tale piena di vita e di ribellione.
Urlo al vostro cospetto perché su quel gradino in basso non voglio starci, pretendo il piedistallo accanto a voi…
Chiedo rispetto dopo anni in cui mi son dovuta sentire inferiore.
Chiedo attenzioni, opportunità, occasioni.
Chiedo, anzi, pretendo libertà.
Oggi io voglio sentirmi libera di indossare ciò che voglio, di dire ciò che penso, di ambire ad un posto di lavoro e ad uno stipendio che non abbia nulla in meno rispetto a quello di un uomo.
Voglio poter un giorno presentare a mia figlia un mondo che sappia portarle rispetto.
E se ciò mi rende colpevole Vostro Onore, allora mi imprigioni, urleró piú forte il mio canto, perché il mondo che lei mi mostra non fa per me, perché si parla e si riparla di parità di sessi eppure io continuo ad esser sul gradino più basso.
Fatemi spazio!
Inizia la scalata verso il podio, accanto a voi uomini. Ci sarà spazio a sufficienza per entrambi un giorno.
Ma quel giorno non è oggi, purtroppo!
—  Maria Marra

trappedbythechainsofsilence  asked:

Public va bene! Buonasera Doc, ho una domanda che mi sorge spontanea dopo aver visto opinioni contrastanti su Internet (come se fosse una novità ma vvb): si parla di uova, proteine e colesterolo &co. Se io per un paio di settimane o più, ad esempio, con una discreta dose di esercizio fisico, mangiassi 6 uova al giorno (mi fanno schifo le uova, ma sono troppo curiosa) cosa succederebbe? Muoio subito perché il mio colesterolo è schizzato su o sono salva e tutto, o quasi è, come prima? Il dilemma.

Ti faccio una piccola premessa.

Come è stato già ampiamente detto, il cibo NON è una medicina: non cura malattie e non ha sostanze miracolose che risolvono problemi organici o psichici.

Semmai, è il mangiare di merda™ che unito a pessime abitudini di vita, può portare ad introdurre una quota minore nutrienti e una quota maggiore di antinutrienti, cosa che nel lungo periodo porta a modificazioni organiche negative.

Hai visto che ‘nel lungo periodo’ è scritto in corsivo e per ben due volte?

Questo perché se il cibo non è una medicina non è nemmeno un veleno o meglio, prendendo per oro colato quello che diceva galeno Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit. (Ogni cosa è veleno: non v’è nulla di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non agisca) capisci che la meravigliosa macchina umana creata dal cieco demiurgo dell’evoluzione può benissimo fare fronte ad un eccesso alimentare, soprattutto se di breve durata, ritornando agli antichi splendori fisio-organo-meccanici con un mirabile lavoro di omeostasi.

Omeostasi è mangiare un etto di aringhe salate, alterare i tuoi valori di sodio ematico, bere cinque litri di acqua perché ti sembra di avere il deserto del Mojave addosso, far lavorare i tuoi reni, pisciare come la fontana di Trevi e poi tornare ad essere la solita persona con un pessimo gusto in fatto di alimentazione.

Non diventi iperteso, non ti viene un infarto o un ictus, semplicemente perché hai fatto la scelta saggia di mangiarne un etto (e non un chilo) e soprattutto perché lo hai fatto una volta sola invece di pranzarci per dieci anni filati.

Un uovo pesa circa 60 grammi meno 7 grammi di guscio, quindi 53 grammi edibili (35 g albume+18 g tuorlo); 35 x 6 = 210 g di uova al giorno.
100 grammi di uova contengono circa 370-400 mg di colesterolo, quindi assumeresti una quota giornaliera di 800mg di colesterolo al giorno.

E ora lo schiaffo della scienza: il colesterolo è fondamentale per la nostra sopravvivenza.

È il componente base della nostra struttura cerebrale e di tutto l’apparato nervoso, è fondamentale nella sintesi della vitamina D e di tutti gli ormoni prodotti dalle gonadi e dalle ghiandole surrenali, nonché anello nella catena di replicazione e rinnovo cellulare epiteliale e connettivo.

Un parte la produciamo da soli, una parte la dobbiamo assumere con l’alimentazione e quello che non ci serve viene intercettato dal fegato ed espulso con i sali biliari (circa 800–1400 mg al giorno). Punto.

Questo per dirti che il colesterolo non è il male assoluto come oramai è stato recepito dalla gente comune e scolpito nell’immaginario collettivo ma una sostanza utile (nelle giuste quantità) e complessa nei suoi meccanismi di azione e funzione organica.

Per ciò che mi riguarda, mangia pure 6 uova al giorno per due settimane e avrai semplicemente uno spropositato apporto proteico e lipidico (a meno che tu non sia La Montagna di Games of Thrones sotto allenamento e allora non sarebbe spropositato), un fegato che lavorerà più del normale e forse una variazione di peso che non potrei mai quantificare perché dipende da troppi fattori.

Info: [X]

@firewalker, se vuole, per le inevitabili correzioni a dati nutrizionali che ho trovato al volo, per spiegare meglio di me cosa significhino colesterolo e dieta corretta e per controllare che non abbia sbagliato nel fare le moltiplicazioni (quasi sicuramente).

La distanza di un amore.

Mi ricordo esattamente quel giorno, la sedicesima volta che ci vedevamo. Io uscita di corsa da scuola per venire in stazione per vederti. Avevo il cuore a mille, mentre le ginocchia erano tremanti, non potevo crederci che mancavano pochi secondi per riavere il tuo abbraccio e il tuo bacio. Non puoi immaginare quanto mi mancavi, quelle due settimane senza di te erano state eterne. Non vedevo l’ora di perdermi nei tuoi occhi così profondi e sinceri. Mi mancava tutto di te. Ed ecco che i secondi diminuirono, sempre di più. Ti vidi come la prima volta: fermo vicino alla biglietteria ad aspettarmi con quel sorriso che fa invidia perfino agli angeli. Sono corsa verso di te per abbracciarti e per non staccarmi più. Sentivo i tuoi respiri, il tuo cuore battere all’impazzata e le tue mani che si stringevano sempre di più verso di te, per non lasciarmi più e per farmi sentire protteta. A pensarci anche adesso mi vengono le lacrime agli occhi. Ogni momento passato con te è indescrivibile, sul serio Manuel. In questo momento, mentre scrivo qualcosa di noi, sei lì che ti guardo attraverso lo schermo, perchè stiamo facendo Skype, mentre tu studi per l’università. E’ bello passare pomeriggi interi con te, anche per studiare, e stare insieme nonostante impegni scolastici. A parte questa cosa, ritornando al discorso di prima, mi ricordo quel pomeriggio piovoso come se fosse ieri. Era la prima volta che passaggiavamo per la città con una giornata alquanto triste, perchè si sa che la pioggia mette un po’ di tristezza; ma con te era impossibile essere tristi, nonostante il brutto tempo. Tra abbracci, baci, morsi, foto e risate e arrivata anche l’ora che tu partissi. Avevi il treno alle ore: 18:50, quel orario che mi avrebbe diviso da te. Ti accompagnai dal binario 4, aspettando entrambi l’arrivo del treno con le lacrime agli occhi. Gli abbracci si facevano forti e i baci più intensi. Ecco che all’improvviso arrivò il treno, e io iniziai a piangere sopra la tua felpa e tu mi dissi di non piangere perchè ci saremo rivisiti. Ma io non riuscivo a lasciarti andare, il treno era pieno di gente: infatti scesero un sacco di persone e tutti videro la nostra scena. Io piangevo, mentre le nostre mani si tolsero mentre tu salivi sul treno. Ti seguivo dal finestrino per vedere dove ti sedevi, e mi avvicinai alla riga gialla per guardarti ancora più da vicinoe mentre entrambi ci dicevamo ‘’Ti amo’’. Ed ecco, che il treno partì, mentre il finestrino si spostava fino a vederti sfuocare piano piano, fino a non vederti più, ed ecco che scesero ancora più le lacrime. Alla fine sappiamo entrambi che non è mai l’ultima volta che ci vediamo, perchè il nostro è un eterno appuntamento in stazione amore.

@baci-interrotti-per-sorridersi

Ci sono lunghi viaggi nelle parole che ti affido
Roberto Piana
Ci sono lunghi viaggi nelle parole che ti affido

Parole di http://pierluigivizza.tumblr.com/

Ci sono lunghi viaggi nelle parole che ti affido. Non ti chiedo di prendertene cura o di custodirle, puoi bruciarle, puoi ripudiarle, puoi dire che è tutto sbagliato – e forse lo è –, ma ciò che oggi io ti dono, sarà per sempre mio e tu non potrai portartelo via. E forse un giorno, ritornando indietro, dirai: «Mi regalò il cuore, ma non ebbi occhi per guardarlo».

Pierluigi Vizza

Oggi in classe, per supplenza, è arrivato un professore di filosofia. È entrato ed è andato in fondo all'aula, ci siamo girati. Pensavamo fosse pazzo, parlava da solo. Ha iniziato ‘Ragazzi conoscete la filosofia?’ No, non la facciamo. Iniziò a parlare, disse 'Sapete cos'è la felicità? La gioia?’ Rispondemmo di si. 'Ahh ragazzi mi fa piacere vedervi così, se conoscete la gioia conoscete anche il dolore’ corse alla lavagna, disegnò un cerchio che divise in due, una parte bianca e una nera. 'Questa è la gioia’ disse indicando la parte bianca. 'Non c'è gioia senza dolore, la sofferenza è in proporzione alla gioia. Più gioie avrai e più sofferenza.’ Restammo muti. 'Conoscete l'amore?’ Restammo ancora in silenzio. 'Ragazzi!? Sì, lo so che anche voi avete provato dei sentimenti verso delle tose!’ Ridemmo e lui molto serio rispose alla nostra risata 'E voi ragazze? Sicuramente ci sarà stato un toso che vi avrà fatto battere il cuore’ 'Ma ragazzi tornando a voi, sapete amare amare una donna? Noi maschi sviluppiamo una mentalità diversa; quando si è bambini, sia femmine che maschi, amano i propri genitori, cioè le persone piu importanti in quegli anni, vogliono le attenzioni da loro. Le ragazze crescendo rimangono sempre con la stessa mentalità, in quanto poi saranno madri e dovranno dare queste attenzioni ai figli. I ragazzi crescendo vogliono sapere difendersi, non esprimeranno mai i proprio sentimenti. Come le ragazze si sentono a disagio con il proprio corpo, i ragazzi si sentono a disagio con i propri sentimenti. Hanno paura di essere rifiutati, delusi. Le donne si sentono amate con le attenzioni, non occorre dirgli che la ami ogni giorno, lei vuole che glielo dimostri. Semplicemente quei gesti piccoli e significativi: un fiore, una lettera, un messaggio, piccole cose. Solo così le donne si sentiranno amate. Le donne hanno bisogno di attenzioni.
Ritornando al cerchio, ragazzi, la gioia è più grande solo se si avrà un po di tristezza. È meglio avere una donna con cui ti senti amato o una con cui stai solo per il corpo? Ragazzi, quella carne dopo un po stufa, sei hai solo sesso, ti stancherai. È meglio una ragazza con cui litigare spesso ma che ti dimostri amore o una sola che ti da sola la sua carne? Ahh ragazzi, l'amore! Significa perdere tempo, perderlo però con fini buone, perdere tempo per poi avere la soddisfazione del sorriso e della gioia della tua ragazza! È questo l'amore ragazzi, perdere tempo per un sorriso, solo chi si sente amato ha coraggio di vivere. È diverso da 'solo chi è amato ha il coraggio di vivere’, perché bisogna sentirsi amati, se abbiamo l'amore non lo sentiamo, come potremmo mai essere felici?’

Giorgia

E’ proprio vero. La cagnetta che vi fara’ impazzire con la su voglia innata sta proprio accanto a voi. E’ quella che non ti aspetti, quella che magari hai portato in braccio quando anche te era piccolo, quella che odiavi perche ti dava fastidio quando giocavate insieme. Ma ora ti da davvero piacere quando succhia peggio di una zanzara senza fermarsi, senza perdersi nemmeno una goccia del tuo nettare. Ed e’ proprio cosi che sono terminate le mie vacanze natalizie. Con lei, Giorgia. Ci siamo rivisti una sera in un locale dopo che per anni ci siamo cambiati like su fb o parlato in chat. Ragazza che comunque sta sui coglioni poiche molto snob e piena di se, una di quelle che vuole il cagnolino dietro da tenere con il guinzaglio, solo che poi a 4 zampe e con il guinzaglio nel vero senso della parola c'e’ finita lei. Ritornando a quella sera, abbiamo preso qualcosa da bere, parlato del piu e del meno e la serata si e’ conclusa la. Ma per tutta la serata non ho fatto altro che pensarla come sulle foto da cagna che posta su fb o instagram. Comunque passano i giorno, un messaggino tira l altro e ieri pomeriggio si presenta a casa mia con tutta la sua famiglia per una visita di cortesia post festivita’. Trascorsa un ora le propongo di farci un giro a prendere un caffe e lei accetta. Saliamo in macchina e si parte. “Sai che e’ da una settimana che ti penso?” - disse lei. “Si anche se la cosa e’ un po stupida e infantile”.
“Perche?” - risposi io. “Perche ci conosciamo da quando sono nata e pensarti in un modo mi fa un effetto strano, anche se a conti fatti solo te puoi farmi un piacere del genere senza coinvolgimento di sentimenti tra di noi”.

“Inizio a perdere il discorso. Ti spieghi meglio?” - ribattei io. “La storia e’ semplice: devo far ingelosire un ragazzo che mi piace molto, ma non mi si fila, mi tratta da appestata, ecc ecc ecc… quindi ho pensato che se mi facessi vedere con te, sai un bacetto, una carezza, mano nella mano, allora potrei smuovere qualcosa, visto e considerato che un giorno mi dice che mo vuole e l altro mi tratta male. Te la senti?”. Voi cosa avreste fatto? Non avevo nulla da perdere ma una scopara da guadagnare se avessi giocato bene le mie carte: quindi accettai di buon gusto. “Cercatemente Giorgia”. Arriviamo e gia, appena uscito dalla macchina, viene verso di me, mi stringe le braccia al collo e mi bacia e io per tirarla su non ho potuto far altro che prenderla per quel bel culo che ha stringendolo. E il mil cazzo crebbe. E glielo feci sentire. Scesa giu fece un sorrisetto “ andiamo?”. Arrivati al locale prendiamo da bere, facciamo un apericena e mi fece vedere qual era il tizio da far ingelosire. Iniziarono cosi momenti di effusioni tra di noi, qualche carezza qualche bacetto finche lei si mise sulle mie gambe e mi bacio’. Ma non un bacio innoquo. Anzi un bacio con i contro coglioni tanto che con le miei mani le toccai le cosce e il culo e la strinsi a me. “Mi sta venendo una voglia!!!” mi disse guardandomi negli occhi. “Io sono gia carico, aspetto solo te che ti scateni” - “ e allora andiamo e concludiamo la serata nel miglior modo possibile. Almeno te vedrai di cosa sono capace”. E andiamo allora. Pero la ragazza lo vuole fare strano, mi chiede se conosce qualcuno che sta dando una festa cosi da scopare in bagno o in una stanza da letto. Il mio cazzo stava esplodendo. Non facevo altro che pensare al fatto che fino a 10 giorni prima guardavo il suo culo online e invece in quel momento avevo il suo culo a portata di mano e l avrei sicuramente trapanato a costo di farla piangere dal dolore. “Non conosco nessuno, intanto assaggia un po la materia prima”. Appena entrati in macchina il cazzo l ho dovuto tirare fuori dai jeans perche mi stava davvero facendo male e quindi era una occasione per Giorgia mostrare le sue doti. E davvero la ragazzina snob non scherza. Ha un modo di succhiarti il cazzo che poche donne hanno: alterna momenti sensuali in cui parla con la cappella, leccandotela piano piano a momenti in cui manca poco che si divora anche le palle. Una voglia di carne che non riesce a frenare. Poi ti guarda mentre ti masturba e la saliva gli cola dalla bocca: “ ti piaccio? Sono brava? Sculacciami”. Ma perche sculacciarma quando puoi benissimo abbassarle i jeans e constatare quanto il suo culo sia spanato. E cosi feci. Due dita entrano senza problemi. Dal terzo in poi inizia a provare dolore tanto che si accascia con la testa alla mia cosci e allenta la presa del mio cazzo. “Bisogna lavorarlo questo culetto”. A questa battuta lei risponde “fino ad ora solo 3 me l hanno scopato, spero che tu ti dedicherai soprattutto al mio culo e alla mia bocca” - “tesoro mi stai dando il pane per i miei denti, la fighetta la lascio agli altro”. E dantole una bella sculacciata gli prendo la testa e me la rimetto sul cazzo, accompagnando i movimenti della sua bocca che riprendono a succhiarmi il cazzo. Una goduria. Dovevo sborrare ma stavolta niente ingoio, volevo vederla piena di sborra in faccia. E cosi fu. Non la feci nemmeno ripulire. Con quella bella maschera di crema che comunque assaporava la portai nella villetta a mare. Sembrava che fossi andato a prendere una troia da strada per come aveva il viso. Ma piu puttana era e piu puttana diventava: si abbasso’ i jeans e perizoma appena scesa e camminava toccandosi le tette e il culo. “Ti muovi che sento freddo?”. Sta troia. Entriamo dentro, chiudo la porta e la sbatto a muro. Subito cazzo in culo a pomparla con lei che si teneva il culo aperto e io che le strizzavo una tetta e con l altra mano le stringevo il collo quasi a soffocarla. Pare strano ma una 18enne a cui piace sesso estremo non ne ho quasi viste mai. Dopo 15 minuti, giocando e pompando il suo culo, glielo riempio con fiotti di sborra calda. “Cazzoooooo, la sborra in culo nooooo. Ti prego no.” E continuavo a pomparla per svuotarmi ancora di piu. “Una troietta come te che non prende la sborra in culo che cazzo di troia e’? Dai che ti piace. Senti il calore. Senti il tuo culo pieno?”. Gemeva e ansiamava. “Non ho mai preso la sborra in culo, mahhhhhh….devo dire che e’ bella calda.” La presi e la buttai sul divano con la sborra che le fuoriusciva dal culo per quando l aveva largo. “E ora immortaliamo questo momento. Mettiti a pecora”. Presi lo smartphone e le feci una bella foto al suo culo rosso e aperto, con la sborra che sgocciolava fuori. “Ora vieni qui e prendimi il cazzo in bocca”. La presi per i capelli e la girai violentemente, ficcandole l'uccello in gola al sapore del suo culo sborrato. Una sensazione che ogni troia dovrebbe provare. E continuai a filmarla per tutto il pompino di pulitura. Video che poi le mandai a sua richiesta. Alla fine si accascio sul divano esausta. “Basta ho il culo in fiamme”. “Finiamo quando lo dico io, hai capito?” E di nuovo a pecora, la presi per i fianchi e ripresi a sfondarla forte, con colpi che le fecero perdere i sensi e le forze. Durai 5 minuti circa. Era sfondata a dovere. Per finire mentre era ancora a pecora le infilai tutto il mio pugno sinistro, masturbandola un po. E immortalai anche questo.

Ci rivestimmo e tornammo a casa. Appena saliti sua madre le dice “Giorgia perche cammini male?” - “nulla mamma, una piccola storta”. Stamattina in stazione mi arriva una foto con scritto “il mio culo ti aspetta, e’ stato fantastico, mi sono sentito una bella troietta impazzite. Ti saluto cazzone mio”.

Continua il tuo percorso vivendo di felicità rubata a me, usata per te.
Ma ricordati che un giorno capirai cos'hai perso e ritornando, fatti il favore di dimenticarti di me.
Perché chi ti perde merita di perdere se stesso.
—  Kej
Mentre mia moglie mi serviva la cena , le presi la mano e le dissi:''Devo parlarti''. Lei annui e mangio' con calma. La osservai e vidi il dolore nei suoi occhi, quel dolore che all'improvviso mi bloccava la bocca, Mi feci coraggio e le dissi:'' Voglio il divorzio''. Lei non sembro' disgustata dalla mia domanda e mi chiese soavemente: '' Perché?''. Quella sera non parlammo più e lei pianse tutta la notte. Io sapevo che lei voleva capire cosa stesse accadendo al nostro matrimonio, ma io non potevo risponderle, aveva perso il mio cuore a causa di un'altra donna, Giovanna. Io ormai non amavo più mia moglie, mi faceva solo tanta pena, mi sentivo in colpa, ragion per cui sotto-scrissi nell'atto di separazione che a lei restasse la casa, l'auto e il 30% del nostro negozio. Lei quando vide l'atto lo strappo a mille pezzi ! ''Come ?! avevamo passato dieci anni della nostra vita insieme ed eravamo ridotti a due perfetti estranei?!''. A me dispiaceva tanto per tutto questo tempo che aveva sprecato insieme a me, per tutte le sue energie, pero' non potevo farci nulla, io amavo Giovanna. All'improvviso mia moglie comincio' a urlare e a piangere ininterrottamente per sfogare la sua rabbia e la sua delusione, l'idea del divorzio cominciava ad essere realta'. Il giorno dopo tornai a casa e la incontrai seduta alla scrivania in camera da letto che scriveva, non cenai e mi misi a letto, ero molto stanco dopo una giornata passata con Giovanna. Durante la notte mi svegliai e vidi mia moglie sempre li' seduta a scrivere, mi girai e continuai a dormire. La mattina dopo mia moglie mi presento' le condizioni affinché accettasse la separazione. Non voleva la casa, non voleva l'auto tanto meno il negozio, soltanto un mese di preavviso, quel mese che stava per cominciare l'indomani. Inoltre voleva che in quel mese vivessimo come se nulla fosse accaduto! Il suo ragionamento era semplice : ''Nostro figlio in questo mese ha gli esami a scuola e non e' giusto distrarlo con i nostri problemi''. Io fui d'accordo pero' lei mi fece un ulteriore richiesta.'' Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo, quando mi prendesti in braccio e mi accompagnasti nella nostra camera da letto per la prima volta, in questo mese pero' ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta di casa ''. Pensai che avesse perso il cervello , ma acconsentii per non rovinare le vacanze estive a mio figlio per superare il momento in pace. Raccontai la cosa a Giovanna che scoppio' in una fragorosa risata dicendo: ''Non importa che trucchi si sta inventando tua moglie, dille che oramai tu sei mio, se ne faccia una ragione!''. Io e mia moglie era da tanto che non avevamo più intimità, cosi' quando la presi in braccio il primo giorno eravamo ambedue imbarazzati, nostro figlio invece camminava dietro di noi applaudendo e dicendo:'' Grande papa', ha preso la mamma in braccio!''. Le sue parole furono come un coltello nel mio cuore, camminai dieci metri con mia moglie in braccio, lei chiuse gli occhi e mi disse a bassa voce:''Non dirgli nulla del divorzio,per favore... Acconsentii con un cenno , un po' irritato, e la lasciai sull'uscio. Lei usci' e andò a prendere il bus per andare al lavoro. Il secondo giorno eravamo tutti e due più rilassati, lei si appoggiò al mio petto e potetti sentire il suo profumo sul mio maglione. Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo . Mi resi conto che non era più cosi' giovane, qualche ruga, qualche capello bianco. Si notava il danno che le avevo fatto! Ma cosa avevo potuto fare da ridurla cosi'? Il quarto giorno , prendendola in braccio come ogni mattina avvertii che l'intimità stava ritornando tra noi, questa era la donna che mi aveva donato dieci anni della sua vita, la sua giovinezza, un figlio e nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre più' . Non dissi nulla a Giovanna per rispetto!.Ogni giorni era più facile prenderla in braccio e il mese passava velocemente. Pensai che mi stavo abituando ad alzarla, e per questo ogni giorno che passava la sentivo più leggera. Una mattina lei stava scegliendo come vestirsi, si era provata di tutto, ma nessun indumento le andava bene e lamentandosi disse:''I miei vestiti mi vanno grandi, ''. Li' mi resi conto che era dimagrita tanto...ecco perché mi sembrava cosi' leggera! Di colpo mi resi conto che era entrata in depressione... troppo dolore e troppa sofferenza pensai. Senza accorgermene le toccai i capelli, nostro figlio entro' all'improvviso nella nostra stanza e disse :'' Papa' e' arrivato il momento di portare la mamma in braccio( per lui era diventato un momento basilare della sua vita). Mia moglie lo abbraccio' forte ed io girai la testa, ma dentro sentivo un brivido che cambio' il mio modo di vedere il divorzio. Ormai prenderla in braccio e portarla fuori cominciava ad essere per me come la prima volta che la portai in casa quando ci sposammo, la abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata, mi venne da piangere! L'ultimo giorno feci la stessa cosa e le dissi:'' Non mi ero reso conto di aver perduto l'intimità con te... Mio figlio doveva andare a scuola e io lo accompagnai con la macchina, mia moglie resto' a casa. Mi diressi verso il posto di lavoro, ma a un certo punto passando davanti casa di Giovanna mi fermai, scesi e corsi sulle scale, lei mi apri' la porta e io le dissi:''Perdonami..ma non voglio più divorziare da mia moglie...'' Lei mi guardo' e disse: Ma sei impazzito? Io le risposi :'' No...e' solo che amo mia moglie...era stato un momento di noia e di routine che ci aveva allontanato ..ma ora ho capito i veri valori della vita , dal giorno in cui l'ho poortata in braccio mi sono reso conto osservandola e guardandola che dovevo farlo per il resto della mia vita!Giovanna pianse mi tiro' uno schiaffo e entro' in casa sbattendomi in faccia la porta. Io scesi le scale velocemente , andai in macchina e mi fermai in un negozio di fiori. Le comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: Cosa scriviamo sul biglietto? Le dissi:''Ti prenderò in braccio ogni giorno della mia vita finché orte non ci separi'' Arrivai di corsa a casa, feci le scale entrai e di corsa mi precipitai in camera felicissimo e col sorriso sulla bocca., ma mia moglie era a terra ...morta! Stava lottando contro il cancro, ed io che invece ero occupato a passare il tempo con Giovanna senza nemmeno accorgermene. Lei per non farmi pena non me lo aveva detto, sapeva che stava per morire e per questo mi chiese un mese di tempo, si un mese... affinchè a nostro figlio non rimanesse un cattivo ricordo del nostro matrimonio, affinché nostro figlio non subisse traumi, affinché a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della madre." Questi sono i dettagli che contano in una relazione. Non la casa....non la macchina....non i soldi...queste sono cose effimere che sembrano creare unione e invece dividono. Cerchiamo sempre di mantenere il matrimonio felice, ricordando sempre il primo giorno di questa bella storia d'amore. A volte non diamo il giusto valore a ciò che abbiamo fino a quando non lo perdiamo.

L'ho trovato su una pagina..è una cosa tristissima..

(via thegirlwiththecoldinside)

Caro diario,
Ultimamente sento lo strano bisogno di scriverti, sopratutto da quando il mio cuore martella nel petto e nella mia testa c'è il pensiero fisso di un solo nome. Sai è strano essere innamorati, da un giorno all'altro inizi a vivere dei sorrisi di una persona. Adesso sono un miscuglio di pensieri contrastanti e forse sarà l'amore, ma è da un po’ che faccio pensieri profondi sull'umanità. Ad esempio noi diciamo che l'uomo è l'animale più intelligente. Ma non è affatto vero, noi siamo degli stupidi che si credono intelligenti. E sai perché la penso così? Guarda gli animali, non fanno un cazzo dalla mattina alla sera. Loro non devono preoccuparsi dei soldi, se sono brutti, dei vestiti, della scuola, del lavoro…loro si accoppiano e cacciano il cibo. Non ti sembra una bella vita? Migliore della nostra? È tutta colpa di noi “esseri intelligenti” che abbiamo creato un modello di vita che rende infelici tutti: nasci, studi, lavori e muori. E poi? Cos'abbiamo davvero concluso nella nostra vita? Siamo stati felici? Forse si, a volte. Perché dobbiamo accontentarci di queste poche volte? E che diamine perché le persone non si ribellano? Sembriamo tutti dei burattini. Per lo stile di vita gli animali guadagnano un punto.
Ma vabbè forse per altre cose noi siamo migliori, abbiamo i valori. Infatti gli uomini uccidono le mogli, i preti violentano i bambini, un ladro uccide un pensionato per pochi soldi. Sisi siamo pieni di valori, peccato che non li rispettiamo. Riprendiamo il paragone con gli animali, quelli della stessa specie non si uccidono tra di loro. Anzi, si alleano per cacciare altre speci, non per il gusto di ucciderle ma per sopravvivere. Direi che anche su questo gli animali guadagnano un altro punto.
Ma noi siamo “intelligenti”, noi abbiamo il pensiero, la psicologia. Allora ritornando agli animali, se gli dai fastidio ti ringhiano, se gli piaci ti fanno le fusa o ti leccano. Quello che pensano lo dimostrano. Invece noi no, noi siamo tutti strani: pensiamo una cosa, ne diciamo un'altra e ne facciamo un'altra ancora. Ti amo ma dico di odiarti, dico di amarti ma non te lo dimostro, mi manchi ma dico che puoi andare a fanculo, non ti sopporto ma mi comporto d'amica. Su questo dobbiamo pensarci bene, perché facciamo così? Perché siamo così strani? Che poi non ci capiamo nemmeno tra di noi e ci prendiamo per il culo. Quante coppie dove uno dei due odia l'altro, quante amiche che si usano, quanti ragazzi che si amano ma non se lo dicono. Questa stupida psicologia non ci rende felici, allora perché la usiamo? Anche su questo, mi dispiace dirlo, ma gli animali ricevono un'altro punto.
Ma davvero io non capisco. Un essere intelligente si lamenta di non essere felice, ma non fa nulla per esserlo. Un essere intelligente crede nei valori, ma non li rispetta. Un essere intelligente crea uno stile di vita, ma dimentica che non tutto gira intorno alla scuola e al lavoro. Io credo che un essere intelligente non si comporta così. Concludo dicendo che tutti noi sembriamo quell'amico stupido che si da tante arie da solo. Perché la vera intelligenza non è quando lo pensi tu, ma quando te lo dicono gli altri.
E se noi siamo davvero intelligenti, preferisco essere stupida ma felice.
—  staywithmeforever-dreamer

Circa un mese fa ho finito di lavorare e all’inizio pensavo che questo periodo di calma mi avrebbe fatto bene e mi sarebbe piaciuto. Chiaramente mi sono sbagliata perché ormai sono inghiottita dalla noia estiva. Vivendo in una città di mare ho sviluppato una repulsione verso le serate passate a ripetizione, per 90 giorni, sul lungomare a prendere un drink o una birra. Di conseguenza, la sera esco molto meno, vado meno al mare anche perché la maggior parte dei miei amici più stretti lavora e quindi cosa faccio? Leggo e penso, chiaramente. Certe volte mi sembra di sprecare il tempo, altre, invece, mi sembra che dedicarmi ai libri e ai mille mondi che devo ancora esplorare sia bellissimo. Non riesco a esprimere correttamente il mio stato, forse si tratta solo di noia o forse di semplice apatia. Riesco magistralmente a nascondere tutto agli altri in modo da non farli allarmare o indagare troppo.

Sto ritornando a sognare ad occhi aperti cose a cui pensavo esattamente 4 anni fa, come un’adolescente idiota, rientrando in un limbo pericolosissimo da cui posso uscire solo con l’ennesima verità sbattuta in faccia. So perfettamente che non accadrà mai niente, ma non riesco a togliermi dal cuore la speranza.

Ultimamente mi sento come se fossi sdoppiata: da un lato ho queste situazioni immaginarie che in realtà mi ricordano solo quanto io sia sfigata e infantile e insoddisfatta e lamentona e inutile, dall’altro penso a un piccolo cambiamento, che per me significherebbe tantissimo a cui sto per andare incontro, che spero mi aiuti un po’ a volermi bene. 

Mi manca tantissimo il mio portagioie di tristezze in cui riporre tutti i miei pensieri più intimi e sinceri, le mie angosce e le mie stelle.