ripara

Tempo!

[titolo preferibilmente da leggersi con la voce di Jerry Calà in bomber]

dramma in 3 atti

Atto primo

Fra le cose che mi piacciono e non dovrei dirlo c'è una brutta trasmissione televisiva che incrocio ogni tanto nella quale due tizi inglesi recuperano auto vecchie e le rimettono in sesto per rivenderle (o meglio, uno le compra e l'altro le ripara).
Ecco, anche al netto di tutte le inevitabili sceneggiature e artefatti che ci sono dietro, ho una sconfinata ammirazione per il tizio che le ripara. Oltre ad avere quel bel mix di tono competente e divulgativo, ci infila sempre qualche commento sul valore di smontare e riparare le cose (in maniera più o meno creativa) rispetto a buttarle e ricomprarle.
Poi chiaro che viene qualche perplessità se uno si ferma a pensare che anche in una trasmissione costruita ad arte uno perde una settimana dietro alle riparazioni per un margine di vendita di qualche centinaio di sterline, ma non è che guardo la tv per fermarmi a pensare.
La realtà è che tocca una corda a me cara.

Atto secondo

Mio padre è ingegnere elettronico e sua madre faceva la sarta. Uno dice: due mondi a parte, ma c'è un filo conduttore [pun intended - attimo di pausa per apprezzare appieno] che ha sempre unito quel lato della famiglia, ed è: le cose si riparano (tranne i circuiti integrati rotti, la roba pressofusa e le camicie con strappi sul davanti).

Da quando ne ho memoria mio padre ha sempre avuto attrezzi e saldatore a portata di mano e l'ho visto riparare (o provare a farlo) di tutto. Nel peggiore dei casi, pure un oggetto senza speranza merita una smontatina per capire com'è fatto.
Come dicevo, ha appunto avuto una buona maestra jedi. Mia nonna gestiva l'equivalente di un database relazionale con la stoffa avanzata di tutti i vestiti di parenti e clienti “perché se c'è da rifare qualcosa”. Mio padre credo abbia ancora il suo vestito di laurea e camicie dell'epoca alle quali mia nonna rifaceva polsi e colletto quando si consumavano.

E qui merita due parole anche il signor Panzacchi. Cliente storico di mia nonna, si faceva fare principalmente camicie. Quando si consumavano troppo, gliene riportava un tot chiedendole di fare delle camicie da notte con i pezzi ancora buoni.
Allora mia nonna tirava fuori tutti i pezzi, e s'ingegnava a fare qualcosa di rigorosamente simmetrico facendo combaciare una riga di qua, una colore di là, e uscivano cose meravigliose. All'epoca ero alle medie e già per un cinno delle medie la cifra che mia nonna si faceva pagare per il lavoro a fronte del tempo impiegato mi pareva irrisoria. “Ma lui me le fa fare per risparmiare, e mi porta anche il materiale.”

Ora il signor Panzacchi credo sia passato a miglior vita da un pezzo, e ogni tanto mi chiedo se chi ha (inevitabilmente) buttato il suo patrimonio di camicie da notte si sia fermato anche solo un paio di minuti ad apprezzare quei capolavori.

Atto terzo

Qui è dove la tradizione di famiglia si interrompe. Ora, possiamo sia farci i segoni di macroeconomia fra come si sono evoluti i prezzi dei lavorati rispetto alle materie prime, oppure buttarla sui nipoti fancazzisti che preferiscono l’ozio alimentato a batterie al litio rispetto ai cacciaviti o agli aghi, e c’è del vero da entrambe le parti. Magari è un’impressione da anziano ma credo si siano un po’ ridotti rispetto ad anni fa i tentativi di creare quel poco di autocoscienza su consumismo, consumo critico e dintorni.
Poi personalmente a parte tener su a calcioni il già citato pc del 2007 ogni volta che si rompe una bagatella mi si combatte dentro l’eterna lotta fra perderci le orette a tentare riparazioni o cedere al lato oscuro del butta e ricompra.
In genere finisco per pentirmene in entrambi i casi.

Ferite d'oro. Quando un oggetto di valore si rompe, in Giappone, lo si ripara con oro liquido. È un'antica tecnica che mostra e non nasconde le fratture. Le esibisce come un pregio: cicatrici dorate, segno orgoglioso di rinascita. Anche per le persone è così. Chi ha sofferto è prezioso, la fragilità può trasformarsi in forza. La tecnica che salda i pezzi, negli esseri umani, si chiama amore.
—  Concita de Gregorio (via materiasenzanima)

L'AMORE NON FA RUMORE:

vibra ad un canto impercettibile per le orecchie, suona la musica dell'anima. L'Amore si nutre: con sguardi, con silenzi, con piccole carezze. L'Amore si ripara: dall'invidia, dalla ferocia, dall'indifferenza. L'Amore non ha fretta: vive nell'umido tepore dell'attesa, della presenza

Vincent Navire

La vita non è in garanzia. Non è una lavatrice che se si rompe qualcuno te la ripara. Se si rompe, si rompe. Puoi stare fuori dalla vita, costruendoti un mondo di certezze, ma è solo un'illusione. Non puoi farci niente.
—  Fabio volo
Piccolo sfogo

Okay sono stanca di essere trattata come una persona che non merita, che non è abbastanza, che non raggiungerà mai i suoi sogni.
Cara sorella invece di rinfacciarmi le mie debolezze potresti starmi vicina per una volta?
La famiglia dovrebbe essere un luogo sicuro che ti ripara dalle cattiverie del mondo esterno e non il contrario.
Un giorno ti accorgerai quanto valgo. E quel giorno tutto ciò che dici non riuscirà più a ferirmi, quel giorno sarà troppo tardi per raggiungermi.

Sull'albero di fronte

avrò fatto sistemare un altoparlante con cui gli uccellini

amplifichino i loro canti allegri per il tuo languido risveglio.

Ti sveglierai felice sotto il lenzuolo di lino antico

con un raggio di sole che gioca nell'incavo dei tuoi seni

e mi darai la bocca in fiore; le mie mani amanti

ti cercheranno a lungo e tu verrai da lontano, amica

dal fondo del tuo essere di sonno e piume

per accogliermi; il nostro godimento

sarà sereno e lento, riposerò in te

come l'uomo sul suo tumulo, poiché nulla

ci sarà al di fuori di noi. Il nostro amore sarà semplice e senza tempo.

Poi saluteremo il chiarore. Tu dirai

buongiorno al soffitto che ci ripara

e allo specchio che raccoglie la tua rapida nudità.

Dopo avremo fame: ci sarà tè dell'India

per saziare la nostra sete e miele

per raddolcire il nostro pane. Soddisfatti, resteremo

come due fratelli che si amano al di là del sangue

e fumeremo insieme la nostra prima sigaretta del mattino.

Solo allora ci separeremo. Tu mi domanderai

e io ti risponderò, guardando con tenerezza le mie gambe

che l'amore ha placato, ricordandomi che esse hanno camminato molte leghe di donne

fino a scoprirti. Penserò che tu sei l'ultimo fiore

di questa mia disperata ricerca; che in te

si è fatta l'unità. All'improvviso, sarò triste

e solo come un uomo, vagamente attento

ai rumori distanti della città, mentre assurda ti affaccendi

nel tuo quotidiano, smarrita, ah così smarrita

da me. Sentirò qualcosa che si chiude nel mio petto

come una porta pesante. Sarò geloso

della luce che ti configura e di te stessa

che ti lasci vivere, quando dovresti

seguire con me come il giovane albero lungo la corrente di un fiume

in cerca dell'abisso. Mi viene l'angoscia

del limite che ci rende antagonisti. Vedo la calotta d'aria

che ti circonda - lo spazio

che separa i nostri tempi. La tua forma

è un'altra: troppo bella, forse, per poter

essere totalmente mia. Il tuo respiro

ubbidisce a un ritmo diverso. Tu sei donna.

Tu hai seni, lacrime e petali. Intorno a te

l'aria diventa profumo. Fuori di me

sei pura immagine; in me

sei come un uccello che io soggiogo, come il pane

che mastico, come una segreta fontana socchiusa

in cui bevo, come un residuo di nuvola

su cui riposo. Ma nulla riesce a strapparti alla tua ostinazione

di essere, fuori di me - e io soffro, amata

che tu non mi sia di più. Ma tutto è nulla.

Guardo all'improvviso il tuo volto, dov'è incisa

tutta la storia della vita, il tuo corpo

che dirompe in fiori, il tuo ventre

fertile. Ti muove

un'infinita pazienza. Nella nicchia del tuo sesso

ci sono io, le mie poesie, i miei dolori

le mie resurrezioni. I tuoi seni

sono brocche di latte con cui sazi

la fame universale. Sei donna

come foglia, come fiore e come frutto

e io sono semplicemente solo. Schiavo di te

mi accomiato da me, continuo a camminare alla tua grande

piccolina ombra. Ti vedrò fare il bagno

laverò da te ciò che è rimasto del nostro amore

mentre cerco nella mia mente qualcosa da dirti

di stupefacente. Ma tutto è nulla.

Sono i tuoi gesti a parlare, la contrazione

delle labbra in modo da stirare meglio la pelle

per darti la crema, la bocca

lievemente socchiusa con cui mistificare meglio l'eterna immagine

nell'eterno specchio. E allora, disperato

parto da te, sono cacciatore di tigri nel Bengala

alpinista sul Tibet, monaco a Cintra, speleologo

in Patagonia. Passo tre mesi

in una zattera in pieno oceano per

provare l'origine polinesiana dei maia. Mi nutro

di plancton, parlo con i gabbiani, affido al mare poesie in una bottiglia, finisco

per naufragare sulle coste di Antofagasta. Time, Life e Paris Match

mi dedicano grandi servizi. Mi fanno

l'Uomo dell'Anno" e candidato sicuro al Premio Nobel.

Ma ecco che mangi una pesca. Il tuo labbro

inferiore si piega sotto la polpa, il succo

scorre sul tuo mento, cade una goccia sul tuo seno

e tu ridi. Il tuo riso

disgrega gli atomi. Lo specchio si polverizza, il tubo di scarico si fonde

quantità insospettate di stronzio-90

si accumulano negli strati superiori del bagno

solo i geni dei miei pronipoti potranno dare una prova precisa della tua immensa

radioattività. Tu ridi, amica

e mi baci sapendo di pesca. E io ti amo

da morire. Dentro di me

cerco di allontanare le mie paure: “No, lei mi ama…”.

Me lo dico per convincermi, mentre sento

i tuoi seni sbocciare nelle mie mani

e contrarsi le tue natiche. Vuoi rimanere incinta

immediatamente. C'è in te un improvviso desiderio di carciofi. Vorresti

un parto indolore alla luce della teoria dei riflessi condizionati

di Pavlov. Poi, sorridendo

taci. Odio il tuo silenzio

che non mi appartiene, che non è

di nessuno: il tuo silenzio

popolato di ricordi. Ti schiaffeggio

e corro a tagliarmi le vene con una lametta-blu; il mio sangue

sgorga come una richiesta di perdono. Apri la tua scatola del cucito

e cuci col filo giallo il mio polso abbandonato, che è per

associare bene i colori; dopo

mi fai succhiare la tua carotide, in una lunga, lenta

trasfusione. Io convalescente

cominci a uscire: sei stata dal parrucchiere. Scruto il tuo viso. Mi sento

tradito, deliquescente, sul punto di piangere. Ma ti avvicini

solo con la giacca del pigiama e posi

la mia mano sulla tua gamba. E allora io canto:

tu sei la donna amata: distruggimi! La tua bellezza

corrode la mia carne come un acido! Il tuo segno

è quello della distruzione! Nulla resta

dopo di te se non rovine! Tu sei il senso

di tutto il mio inutile, la causa

della mia intollerabile permanenza! Tu sei

una contraffazione dell'aurora! Amore, amata

tu sia benedetta: tu e la tua

impassibilità. Benedetta tu sia

tu che crei la vertigine nella calma, la calma

in seno alla passione. Benedetta tu sia

tu che lasci l'uomo nudo di fronte a se stesso, che abbatti

le fondamenta del quotidiano. Magico è il tuo viso

nella grande oscurità dell'esistenza. Sì, magico

è il viso di colei che non vuole se non l'abisso

dell'essere amato. Ci sia lei per smentire

la falsa donna, colei che si veste di inutili panni

e inutili danni. Lei possa, ogni giorno

rinnovare il tempo, trasformare

un'ora in un minuto. Ella sia

colei che nega ogni vanità, colei che costruisce

tutto il silenzio. Cammini

al fianco dell'uomo nella sua antica, solitaria marcia

verso l'ignoto - questa eterna coppia

con cui comincia e finisce il mondo - lei che ora

lontano da me, vicino a me, mentre vive

della costante presenza della mia nostalgia

è più che mai la mia amata: la mia amata e la mia amica

colei che mi sparge di olio santo ed è la depositaria dei miei canti

la mia amica mai superabile

la mia inseparabile nemica.


Vinícius de Moraes

Solo perché sono arrabbiato, non significa che smetterò di aver cura di te.

Si. Questa immagine mi fa ricordare che diverso tempo fa avevo scritto due righe (ora perse, chissà?) che facevano più o meno così; ricordo a memoria e “aggiorno”, secondo umore del momento!

Dimmi che mi ami. Dimmelo spesso. Un uomo ha bisogno di sentirselo dire. Anche se lui però non te lo dirà mai. Un uomo fa per te la manutenzione alla macchina, ripara le cose in casa, ti protegge dal mondo; ma coi sentimenti è sempre impacciato e timido dentro, come non potresti mai immaginare. Non farti ingannare dalla spavalderia e dalla sua finta sicurezza nei confronti del mondo.

Telefonami quando sono al lavoro. Solo per dirmi che mi pensavi, perché sei stata dal dottore e ti sei tranquillizzata, o magari per dirmi che hai comperato quel maglioncino che ti piaceva tanto. Dammi un bacio sulla guancia. Dammelo spesso; senza una ragione particolare. Anche quando siamo col broncio. Soprattutto quando siamo col broncio. Spezzerà tutte le possibili barriere tra noi. Saprò che continuano a non esistere altre, per me.

Dimmi che vuoi andare a fare un giro in bici, a prendere un gelato, a fare la spesa. Mettiti a me sottobraccio; non c’è cosa che mi faccia più piacere. Accoccolati vicino a me sul divano, metti il mio braccio sopra la tua spalla, chiedimi di andarti a prendere i calzettoni, un bicchiere di latte, una copertina: dammi la possibilità di viziarti. Dammi l’opportuntà di farti capire che sei il centro del mio universo, di realizzare assieme che in fondo due sono solo uno.

Wholels

Tu sei sicura di non volere di meglio?
Io odio questa domanda, l'ho odiata follemente perché sapevo che di meglio non potevo avere, ma tu, che ora stai piangendo, sei sicura di non meritare di più?
E so che questo non cambia minimamente le cose, so che questo non asciuga le lacrime e non ripara le ferite, però tu puoi avere di meglio, e il meglio è là fuori e arriverà.
Meriti un amore che ti faccia venire i brividi per l'emozione e asciughi queste lacrime.
Meriti un amore che ti dia un pezzo del suo cuore, no che riduca sempre a brandelli il tuo.
Meriti un amore presente, costante, e attento, no mutevole come il vento.
Meriti un amore che ti dia ogni buongiorno e ogni buonanotte, no che ti lasci passare giornate intere davanti a uno schermo, in attesa di quel messaggio che non arriva.
Meriti un amore che ti renda felice, entusiasta del mondo e della vita, e che non ti porti a prendere un bicchiere di più per scacciare i pensieri.
Meriti un amore che venga a vederti, ad abbracciarti, a proteggerti, no che dica solo di volerlo fare, senza farlo mai.
Meriti un amore che sia maggiore delle tue aspettative, no che ti faccia credere di aver sbagliato ad averne.
Meriti un amore che ti faccia sentire bella, perfetta e amata, no che ti faccia guardare allo specchio e pensare di dover cambiare qualcosa per piacere a lui.
Meriti un amore all'altezza dell'amore che dai. E le persone che amano così, come amo io, come ami tu, sono destinate a trovarlo questo amore.
Quindi so che adesso non ti aiuto, so che adesso non sano le tue ferite e non cambio un bel niente, ma tu meriti di meglio, e io so che quel meglio arriverà e riuscirà a sistemare ogni cosa.

-Ilpesodellatuaassenza

Ci sono donne che hanno il fascino di uno splendido tramonto o di un’alba. Che ti fanno provare un senso di libertà, di sollievo, di meraviglia. Donne come luoghi, oasi, dove ci si ripara dalle intemperie della vita. Quando le conosci non hai che un desiderio. Tornare a incontrarle, per trovare conforto e riparo.
—  Liberamente estratto da “ Gli Infiniti Adesso dell'Anima”
Agostino  Degas

Quando nella vita sbatti sempre sullo stesso scoglio, smetti di farti male. Ripara le tue vele e cambia direzione.
— 

Cit.

( via vorticidiricordi)