rincorsi

Peccato.

Peccato che non ci siamo riusciti.

Peccato che ci siamo persi.

Peccato che il desiderio di essere cercati ci ha impedito di cercarci.

Peccato che il desiderio di essere capiti ci ha impedito di capirci.

Peccato che il desiderio di essere rincorsi ci ha immobilizzato.

Peccato perché è finita senza finire, senza parlare, e senza amore.

Ciao Miriam ho pensato di fare questa lettera un pomeriggio di un pigro Marzo, per ricordarci di ciò che siamo state e noi.. Siamo state tante cose.
Siamo state quelle bambine un po’ paffutelle che entravano in classe mano nella mano, quelle bambine che venivano prese di mira ogni giorno a scuola, quelle bambine che si chiudevano in bagno ad esplorare il mondo dei trucchi solamente all'età di 7 anni..Quelle bambine che facevano spostare tutta la classe perché dovevano stare vicine, quelle bambine che avevano solo un sogno diventare grandi, quelle bambine che hanno giudicato, guardato male è messo sempre in discussione la loro amicizia . Poi d'un tratto si sono svegliate ed erano ragazze, quelle ragazze con tanta cipria e poco cervello, le prime vere litigate, le prime vere gelosie quelle ragazze dalle prime cotte, dai primi pettegolezzi dalle prime delusioni, quelle ragazze diventate a poco a poco DONNE. Sai amore mio sono stata una stupida ragazzina a scegliere lui e non te..ma tu lo sapevi, lo sapevi che alla fine sarebbe finita così, me lo dissi una volta “quando lo capirai sarà troppo tardi” ed avevi ragione.
Troppo tardi ho capito chi eri te e chi era lui, troppo tardi ho capito come ci si sente a non ricevere nessun buongiorno, a non avere una migliore amica, troppo tardi ho capito cosa significa stare in camera a fissare il vuoto, stare male e non parlarne, quel dolore insopportabile..
Troppo tardi ho capito come le cose possono cambiare questione di secondi, un giorno ti alzi e PUF!! É finita.
Ti ho trattato male molte volte perché ti amavo più della mia stessa vita, poi quando te ne sei andata la mia vita si è spenta.
Sono 175 giorni che te ne sei andata, 175 giorni che non sento la tua voce, il rumore della tua risata.
Come stai? Dico davvero come sta Miriam? Quella del pigiama rosa della musica troppo alta, quella che come una bambina si metteva a guardare Disney channel, come sta la Miriam quella con la coda e il trucco colato..La Miriam dalla battuta sempre pronta quella pronta ad aspettarmi dietro quella porta con una coperta lilla. Come sta Dimitry? Come sta mia sorella? E invece vuoi sapere come sto veramente io? Io sono cambiata non so se questa ragazza ti sarebbe piaciuta ma alla fine neanche l'altra ti piaceva. Sono quella che non vuole più storie serie, anzi i ragazzi sono ABOLITI, sono quella che non spettegola più perché la vita degli altri non mi interessa, sono quella che non crede più all'amore mi dici come faccio a crederci? Sono quella a cui piace andare a scuola e finalmente non sono più triste, sono sempre felice e di buon umore, una Sara che ha smesso di rincorrere i suoi sogni che vive giorno per giorno che le occasioni ci sono ma basta prendere quella giusta, la Sara che ha smesso di fumare quella che non sa fare più la faccia da castoro.
Quella Sara che non da più consigli perché quando servivano a lei nessuno c'era.
Sai amore in questi 175 giorni mi hai fatto stati contro, parlato alle spalle fatto stare male in tutti i modi possibili facendo foto e video con lui, alcune volte rischiavo veramente di impazzire , ma so che lo hai fatto per ribellarti, ho chiuso gli occhi ho fatto dei bei respiri dandomi una pacca sulla spalla dicendomi “Sara tutto passa” il bene che ti voglio va oltre queste stronzate.
E guardami cazzo sono qui 175 giorni dopo a dirti che ti vorrei qui vicino a me adesso nonostante tutto.
Che sono pronta a ricominciare da capo, perché non voglio nessun'altra amica oltre a te, perché eri la cosa più bella.. Sono qui una domenica qualunque a dirti che mi manchi.
Mi manchi quando mi sveglio e non so a chi mandare il buongiorno, quando vedo un bel ragazzo e non so a chi dirlo, quando vedo un film che mi piace ma non posso rivederlo con te, quando c'è uno scoop ma non c'è nessuno con cui parlarne, quando non so più da chi farmi fare i capelli.
Mi manchi quando vedo quel bus e adesso non so con chi rincorrerlo quando compro le sigarette e metà pacchetto non si svuota, quando mangio il cornetto con la Nutella ma il tuo puntualmente non si riempie mai.
Mi manchi quando prendo quell'album e rivedo le vecchie foto, quando adesso il 24 di ogni mese non spengo più le candeline, quando apro quella chat sperando che quell'online si trasforma in sta scrivendo, quando ho voglia di far uscire Igor ma nessuno capirebbe. Mi manchi quando chiamo Marcello e non ci sono più le corse per andare fuori.
Al per sempre non ci credo più, perché tutto passa.
Come siamo passate anche noi.
Come sono passate quelle due ragazzine un po folli con la voglia inefrenabile di andare ad Albano, come è passata la voglia di fare dolci, la speranza che un giorno le cose potessero cambiare.. Tutto passa come è passato il desiderio di avere nuovi amici, come la paura di andare al mare, tutto passa come sono passate se notti insonni, il cellulare sempre carico, quel maledetto cellulare che non si è mai acceso. Tutto passa come è passata la solitudine la malinconia di prima mattina i brutti sogni, tutto passa come sei passato tu e lui e quell'ago sorriso di dolore.
Sai da quando ho iniziato a vivere come volevi tu? Quando non ho visto più le persone come treni da prendere ma da quando io mi sento un treno chi vuole esserci c'è chi non vuole esserci non ci sarà .
E noi di treni ne abbiamo rincorsi tanti..
Tutto passa come sono passati i bulli, i pomeriggi di noia quelli di piene risate e quelli con la musica troppo alta, tutto passa come è passato Emanuele, Chiara, Carmine, Francesca e Giulia, ogni giorno vedevamo come la gente passava e noi rimanevano sempre lì sulla nostra panchina .
Tutto passa come passerai anche tu.
Si Miriam passerai.
Arriverà un giorno in cui mi stancherò di aspettarti fuori scuola, quel giorno che non avrò più lettere per te, che i pensieri si appassiranno, arriverà quel giorno in cui avrò altre amiche da consolare, altre amiche da abbracciare altre amiche che mi faranno la piastra altre amiche che rideranno, gioiranno si incazzeranno con me e per me.
Arriverà il giorno in cui le tue foto non mi faranno più paura che non ci resterò male se tu piangi e io non sono li a consolarti, arriverà il giorno in cui non controllerò più il tuo ultimo accesso e tu sarai solo un ricordo lontano, un libro letto e stra letto e poi buttato lì in un angolo. E sarà proprio quel giorno che per una volta sarai tu a rincorrere me e non io te..
Perché piccola ammettiamolo era la nostra ultima battaglia e noi ci siamo rifiutate di combatterla.
—  laragazzachenonsiama

E poi se c'è qualcuno che è un po’ in pensiero per me, vorrei dirgli: sto bene. Perlomeno è un dolore diverso, quello di ora. Un dolore che ha un nome, una forma. Non è più il dolore della mancanza, della speranza, quello che non puoi controllare finchè l'amore non torna, no. È il dolore del “non ti amavo più, non ti amo più”, detto dalla persona che ami. Che lo sapevi già però avevi bisogno che fosse lui a dirtelo dritto in faccia. E mi è servito. Mi serve. Mi servirà tanto quando penserò a tutte le volte che sono stata qui ad aspettare, a vedermi vedere passare la vita davanti non accorgendomi della bellezza. Mi servirà a prendermi cura di me. Che a ripensarci, per fare di tutto per lui, in questi anni, per me, non ho fatto proprio nulla. Anzi mi sono trascurata, trattata male, ho ignorato i miei desideri. Ora posso dire di essere pronta a riprendermeli.
E anche se mi lascio alle spalle cinque anni della mia vita, di gioia e dolore.. Anche se ci siamo rincorsi come due ragazzini e a volte ci siamo feriti le ginocchia sulla ghiaia (io sempre un po’ più di lui), non rimpiango neanche un momento.
Perchè seppur sia assurdo, credo davvero che le cose accadano sempre per una ragione. E la ragione per cui ho dovuto necessariamente amarlo, per cui ha dovuto attraversarmi la mente ed il cuore così a fondo e così a lungo, un giorno, mi sarà splendidamente chiara davanti.

E in quel momento immagina un sorriso.

di me e di te e di tempi che furono

sudo e sono distesa immobile sul letto, nuda, la finestra spalancata. eppure ho freddo dentro, nell'anima. mi tiro il lenzuolo sulle gambe per sentirmi meno sola, stanotte che vorrei solo averti un po’ con me. mi piacerebbe chiudere gli occhi e sentire le tue mani che mi stringono, che mi spostano piano i capelli, le tue labbra che mi baciano il collo. cosa darei stasera per sentire il tuo odore, anche solo per un istante. il tuo odore, inconfondibile, quello che a volte mi sembra di riuscire a sentire sulle tue magliette che ho lavato ormai milioni di volte. vorrei le tue mani e la tua voce. vorrei sentirmi al sicuro tra le tue braccia taglienti come lame, vorrei baciarti il petto e sentire che tremi un po’ quando ti sfioro la cicatrice. sul mio cuscino capelli e lacrime, smalto rosso sulle unghie dei piedi che non toccano più il tuo corpo. voglio solo dimenticare tutte quelle sensazioni che non pensavo potessero esistere, ma gli altri che ne sanno, amore mio? di quante volte ci siamo rincorsi per strada urlandoci contro. di quante volte ho pianto fino a farmi uscire gli occhi dalle orbite. di quante torte fatte e buttate nella spazzatura e di quante volte abbiamo fatto l'amore senza riuscire ad aspettare che arrivassimo a casa. di quanti piatti lavati nella tua vasca da bagno. di quando ti vomitavo addosso e di quando facevi cacca e ti incazzavi se entravo. di quando ti tagliavo i capelli. di quando mi legavi al letto e mi scopavi come ogni donna merita di essere scopata almeno una volta nella vita. di quando mi hai portato a cena su una barca e ti ho fatto cadere una scarpa a mare. di te che cammini scalzo fino alla macchina lontanissima ma mi baci lo stesso ogni quattro passi. di me che sbottono la cerniera del tuo jeans sotto al plaid mentre siamo sul divano a guardare un film con i miei. di te che vai a lavoro e di me che resto a dormire nel tuo letto fino a sera e poi lavo i piatti del pranzo. dei piccoli gesti. dei progetti. di quando volevi un bambino ma bambini lo eravamo noi. sei ancora il mio bimbo, sei ancora il mio uomo. vorrei solo svegliarmi e scoprire che tutto questo non è reale. vorrei solo svegliarmi con le tue dita intrecciate nei miei capelli. vorrei solo svegliarmi e incontrarti domani per la prima volta

Perché gli spettri ti possiedano -
non c'è bisogno di essere una stanza -
Non c'è bisogno di essere una casa -
La mente ha corridoi - che vanno oltre lo spazio materiale -
Assai più sicuro, un incontro a Mezzanotte,
con un fantasma - esterno -
piuttosto che con il suo riscontro interiore -
quell'ospite più freddo.
Assai più sicuro, attraversare al galoppo un'abbazia
rincorsi dalle pietre -
Piuttosto che incontrare, disarmati, 
in solitudine - il proprio io.
L'io che si nasconde dietro l'io -
Una scossa ben più terrorizzante -
di un assassinio in agguato
nella propria casa.
— 

Emily Dickinson

Ho bisogno che tu mi guardi negli occhi, che mi dica che va tutto bene, che tu ci sei, che non te ne vai nonostante tutto, che va bene essere come sono, che tutto questo passerà, che mi porterai lontano da tutti con la macchina, che faremo colazione all’alba sulla spiaggia, che faremo il bagno a mezzanotte vestiti, che mi pettinerai i capelli per togliere i nodi, che comprerai i fiori freschi da mettere nelle bottiglie di vodka che svuoteremo la sera prima, che mi terrai la mano anche quando ti respingerò come una cogliona, che NESSUNO si metterà tra noi, che avrai sempre l’accendino per le sigarette che ci fumeremo, che se fa freddo mi presterai la tua felpa, che scriveremo sui muri i nostri nomi, che con le cuffie canteremo a squarciagola le nostre canzoni, che rideremo di cuore come solo noi sappiamo fare, che respireremo a pieni polmoni dopo esserci rincorsi per metri e metri, che mi toglierai le sbavature di mascara sulla faccia, che mi dirai che é ancora presto per tornare a casa e resteremo abbracciati forte, che scatteremo tante foto, che crescerai con me, che saliremo ancora sui treni per incontrarci, che passeremo delle serate stupende in discoteca, che arriverà il giorno in cui faremo l'amore e farlo per ore e ore, che ci scriveremo addosso con i pennarelli indelebili che ci amiamo, che ci dedicheremo canzoni e poesie.
E va bene litigare, e va bene farci male. Ma poi prometti che ci faremo bene, che ci asciugheremo le lacrime insieme, che non mangeremo finché non faremo pace, che ci urleremo cose orribili e poi cose meravigliose, che mi arrabbierò ma tu mi bacerai per fare pace, che ci lanceremo addosso cenere, penne, cuscini, pezzi di cuore. 
Poi prometti che riprenderemo i pezzi, li metteremo di nuovo insieme come abbiamo sempre fatto e che saremo più forti di prima. Dimmi che è ciò che vuoi anche tu, perché sei la mia casa ormai, e non ho niente se non ci sei. Buonanotte salvezza mia, ti amo.

Ho bisogno che tu mi guardi negli occhi, che mi dica che va tutto bene, che tu ci sei, che non te ne vai, che va bene essere come sono, che tutto questo passerà, che mi porterai lontano, che faremo colazione all’alba sulla spiaggia, che faremo il bagno a mezzanotte, che mi pettinerai i capelli per togliere i nodi, che comprerai i fiori freschi da mettere nelle bottiglie di liquore che svuoteremo la sera prima, che mi terrai la mano anche quando ti respingerò, che nessuno si metterà tra noi, che avrai sempre l’accendino per le sigarette, che se fa freddo mi presterai il tuo maglione, che i tagli guariranno, che il sangue smetterà di uscire fuori e che resterà dove deve stare, nelle vene, che scriveremo sui muri i nostri nomi, che con le cuffie canteremo a squarciagola, che rideremo di cuore, che respireremo a pieni polmoni dopo esserci rincorsi per metri e metri, che mi toglierai le sbavature di eye-liner sulla faccia, che mi chiederai se hai i segni del mio rossetto, che mi dirai che é ancora presto per tornare a casa, che scatteremo tante foto con una polaroid, che riempirai il muro con le nostre immagini, che ci scriveremo addosso con i pennarelli indelebili, che ci dedicheremo canzoni e poesie.
E va bene litigare, e va bene farci male. Ma poi prometti che ci faremo bene, che ci asciugheremo le lacrime, che non mangeremo finché non faremo pace, che ci urleremo cose orribili e poi cose meravigliose, che ci lanceremo addosso cenere, penne, cuscini, libri, pezzi di cuore.
Poi prometti che riprenderemo i pezzi, li metteremo di nuovo insieme.

Dimmi che è ciò che vuoi anche tu, perché sei la mia casa ormai, e non ho niente se non ci sei.

—  Ilcuoretrafittobenedicelafreccia
Mi sveglio con calma, pensando che sarebbe bello parlare al plurale. E dire che andiamo a vedere insieme cosa c'è in frigo. Invece sono sostanzialmente solo e con poca fame. E vorrei traslocare. Che mi spaccherei il setto nasale come i pugili prima di venire a vivere con te, così puoi farmi quello che vuoi che tanto non mi succede niente e posso continuare a girarti intorno, facendo finta di colpirti e poi abbracciarti finché l'arbitro non riesce a staccarci. Misuro coi pensieri i chilometri, i metri quadrati della stanza immaginaria che non ci divideremo. Perchè non ci siamo mai rincorsi come nei brutti film. Farò rifare l'asfalto per quando tornerai. Sabato mi sveglio relativamente presto e prendo tutti i treni che riesco. Cerco di convincermi che le distanze sono una cosa bellissima. E lo sono, di sicuro, ma vaffanculo. Mi manchi che mi mancano praticamente tutti i pavimenti. Chissà se sono solo un bisogno fisiologico gli abbracci. E sarei sempre sugli eurostar e sulle frecce rosse a sfogliare riviste, per venirti incontro. Stammi a duecentotrentasei chilometri di distanza e corrimi addosso. A tre ore di macchina o trenta euro di treno. Adesso se fossimo in un telefilm ti dicevo che ti amavo. Così, coniugando anche male i verbi. E noi siamo meglio di un telefilm, e infatti non ci diciamo niente. Poi in qualche altro modo tecnologico ci abbracciamo appoggiando la fronte sullo schermo del computer. Amare è tutto un tornare che cazzo vuol dire. I compleanni i supplementi sui biglietti dei treni interregionali. I nostri laghi interni, scambiarci la saliva e le illusioni. Vorrei tanto rivederti e portarti con me in posti orrendi. E mi sembra di essermi trasferito in una cazzo di canzone di Battisti che lavora e pensa a lei che non dorme e pensa a lei che non è stato divertente e pensa a lei. E la tua risata telefonica, quello che se ne va. - Intanto vengo lì domani - mi dici. E il cuore è una gomma da masticare. Che per rivederci siamo involontariamente diventati tra i maggiori azionisti di Trenitalia. Poi guardavo attraverso i tuoi occhi che sono praticamente trasparenti. Se non stai bene qui possiamo anche andare via. Vedrai che scopriremo altre americhe io e te. E ci siamo sdraiati vicini con i cuori arresi. Ti presento i miei difetti. E mi dici che finalmente abbiamo perso il conto delle volte che ci siamo visti. Poi guardi in internet gli orari e i prezzi dei treni per tornare e ci escono delle vezze salmastre dagli occhi. I nostri laceranti arrivederci. E il treno dei desideri è deragliato l'altro ieri. Tu mi dici che alla fine è colpa dei platani, e di tutte le nostre distrazioni. E il diaframma si sente quando piangi. Le stelle comete come te. Avrei voluto essere un taxista per farmi chiedere da te di portarti per favore a Roma. E tu che entri col piccone e col casco da minatore nel mio cuore. Io che cerco delle agenzie di copyright per riuscire a venderti il mio carattere di merda, per leggerti chilometri di righe confusionarie d'amore. Che non mi scrivi più. Per risarcirti i giorni e i giorni grigi. Per ricucirti i polsi e riaggiustarti le dita. Per pagare le multe dei miei divieti di fermata e di sosta nella tua testa. Vorrei mettere degli asterischi ai margini delle nostre conversazioni, per cercare di capirti. Telefonami di notte ti prego svegliami. A volte si sente male quando mi chiami perchè la capsula microfonica del tuo telefono è piena di lacrime. Puoi amarmi come una madre, come vuoi tu, puoi ammalarti di me. Davvero vorrei circumnavigare i tuoi occhi. Che io ti voglio bene a fondo perduto. Starai dentro di me in ergastolo. E quando mi trovo a mezzogiorno a letto a trascrivere i tuoi silenzi. Un nome che ti trema dentro. Ho scritto col catrame sulle strade che mi mancherai. E me ne accorgerò solo quando ti avrò perso. Quando per paura di disturbare, non ci sei mai. Quando a forza di ferirci siamo diventati consanguinei. Scriverti sulla fronte torno subito, e poi non tornare mai. Non mi succede niente di che, sono solo un po’ stanco e stanco di parlare male di me. Di dire come sto, e di sapere cosa ne penso e cosa non ne penso. È inutile dire che è un periodo difficile, sono tutti così. E le canzoni non servono a niente. Mi fa abbastanza male, ma non è niente. Niente di che.
—  Un po’ di belle frasi da Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero, Vasco Brondi.
Ti capita mai di sentirti sbagliato?” chiese con occhi strani.
“Sbagliato in che senso?”
Era febbraio e faceva abbastanza freddo per camminare nel parco sotto casa sua, non c'era nessuno, forse due anziani che tornavano a casa dal supermercato con delle borse mezze vuote.
“Sbagliato nel senso di: non saper giustificare la tua presenza qui, nel mondo, cioè, perché sono qui?” continuò.
Non riuscivo a capire la domanda e mentre camminavamo un cane ci passò vicino, ma lei non si accorse di nulla, guardava il vuoto e continuava a parlare:
“Delle volte mi capita di sentirmi, come se fossi non abbastanza.. Guardo certe ragazze con occhi diversi, perché loro, effettivamente, sono diverse da me.”
Il cane andò in un’altra direzione e tornai alla realtà; cominciai ad ascoltarla, ma prima, la guardai.
Volevo farle una sola domanda: “Perché sei così bella?” ma mi limitai a rimanere in silenzio.
“Beh… Quando passo per i corridoi di scuola e ci sono tutte quelle ragazze che mi guardano, sembra sempre che vogliano sbattermi in faccia la loro bellezza… non hai idea di quanto siano belle. Osservo i loro capelli che sono molto più belli dei miei, per non parlare dei loro sorrisi.. Certe hanno dei sorrisi proprio perfetti..“ non smetteva di parlare e io, che stavo ascoltando, m’ accorsi delle sue labbra: screpolate.
“Forse non bacia un ragazzo da troppo tempo.. No.. È impossibile! Lei sarà piena di ragazzi! È stupenda” continuavo a pensare in silenzio.
“Certe hanno dei lineamenti che io non avrò mai.. e anche loro non scherzano per quanto riguarda il fatto di rinfacciartelo ridendomi dietro, mi guardano da lontano e appena sanno che hai la loro attenzione, iniziano a sfilarti davanti come se lavorassero per una rivista di moda e credimi, sono bellissime.”
“Perché non andiamo dentro casa sua, ci potremmo tranquillamente mettere sul divano, sotto delle coperte a vedere un film..” continuavo a pensare mentre la guardavo con il suo modo di fare semplice ed elegante.
Poi continuò dicendo: “Mi vergogno di essere me e mi sento sbagliata..”
“Che begli occhi che hai!“ pensai e a poco a poco il suo sguardo finì incrociato al mio e m’ accorsi che sotto il suo sorriso perfetto, aveva qualcosa di strano, qualcosa di triste.
“Come stai?” le chiesi senza pensarci.
“Ma che cazzo stai dicendo! Non hai sentito tutto quello che ti ho appena detto!” esclamò e cominciò a camminare veloce.
La rincorsi e le diedi un abbraccio da dietro, uno di quelli spontanei e sinceri, forse era uno di quegli abbracci che significano quasi: “Stai qui, ho bisogno di te”.
Si fermò in mezzo al parco, il buio era ormai sopra le nostre teste e lei aveva delle piccole gocce cadenti sul suo volto.
“Sei bellissima” le dissi sottovoce, vicino all’ orecchio.
Non so spiegare cosa successe, ma lei si fermò ancor più di quanto non lo fosse già e non so come, ma me la ritrovai avvolta alle mie costole.
Mi resi conto che tutte le persone, in fondo, sono tutte fragili e delle volte basta solo un abbraccio per sistemare quel minimo di confusione che c'è dentro la testa di ognuno di noi.
"Sei bellissima.
—  ricordounbacio

I sogni, la realtà.

I sogni è meglio lasciarli sotto le palpebre, intatti e immacolati tra le pieghe di una notte fatta per dormire e covare fantasie. Costringerli qui fuori, nel baccano di un vivere inquinato, nella falsità di un mondo vanitoso, equivale a privarli della loro dimensione. I sogni non vanno rincorsi né realizzati ma lasciati al loro posto, puri dal primo all'ultimo istante, al riparo da inevitabili alienazioni poiché niente resta autentico se viene a contatto con la realtà.

“Quando un legame si rompe, io guarda caso sono sempre nella parte sbagliata. Sì, quella che nonostante tutto corre sempre dietro alle persone. Poi ci si stanca, correre correre correre, mi fanno male i piedi ed ho il fiatone, a volte penso che durante la mia corsa ti abbia anche superata. Ma dimmi un pò, come si sta dall'altra parte? È bello farsi rincorrere? Sapere che qualcuno non smette mai di pensarti, non smette mai di interessarsi a te? Ti piace essere quel motivo in più di una persona? Raccontamelo un pò, io non so come ci si sente, almeno fammi immaginare. Fammi immaginare di essere per una volta importante per qualcuno. Tutti abbiamo dei bisogni, se ho deciso di correre è perchè sentivo il bisogno di te. Se ora mi sono fermata e ho questo fiatone, è perchè ora ho bisogno di me. Tutti dovremmo essere rincorsi, cercati da qualcuno, almeno una volta.”

Ho bisogno che tu mi guardi negli occhi, che mi dica che va tutto bene, che tu ci sei, che non te ne vai, che va bene essere come sono, che tutto questo passerà, che mi porterai lontano, che faremo colazione all’alba sulla spiaggia, che faremo il bagno a mezzanotte, che mi pettinerai i capelli per togliere i nodi, che comprerai i fiori freschi da mettere nelle bottiglie di liquore che svuoteremo la sera prima, che mi terrai la mano anche quando ti respingerò, che nessuno si metterà tra noi, che avrai sempre l’accendino per le sigarette, che se fa freddo mi presterai il tuo maglione, che i tagli guariranno, che il sangue smetterà di uscire fuori e che resterà dove deve stare, nelle vene, che scriveremo sui muri i nostri nomi, che con le cuffie canteremo a squarciagola, che rideremo di cuore, che respireremo a pieni polmoni dopo esserci rincorsi per metri e metri, che mi toglierai le sbavature di eye-liner sulla faccia, che mi chiederai se hai i segni del mio rossetto, che mi dirai che é ancora presto per tornare a casa, che scatteremo tante foto con una polaroid, che riempirai il muro con le nostre immagini, che ci scriveremo addosso con i pennarelli indelebili, che ci dedicheremo canzoni e poesie.
E va bene litigare, e va bene farci male. Ma poi prometti che ci faremo bene, che ci asciugheremo le lacrime, che non mangeremo finché non faremo pace, che ci urleremo cose orribili e poi cose meravigliose, che ci lanceremo addosso cenere, penne, cuscini, libri, pezzi di cuore. 
Poi prometti che riprenderemo i pezzi, li metteremo di nuovo insieme.
Dimmi che è ciò che vuoi anche tu, perché sei la mia casa ormai, e non ho niente se non ci sei.
Mi ricordo la prima volta che ti ho visto.
Ho incrociato i tuoi occhi tra mille altri sguardi.
Ci siamo bloccati tra la folla, con i tuoi amici che ti spingevano e continuavano a parlarti.
Ma noi non ci muovevamo.
Incatenati da uno sguardo.
Ci eravamo riconosciuti.
Tra mille altre paia di occhi, il marrone dei tuoi che inchiodava quello dei miei.
Restavamo senza fiato, come se ci fossimo rincorsi una vita e finalmente ci fossimo trovati.
—  Sonounnumeroprimo