rincorsi

Ho bisogno che tu mi guardi negli occhi, che mi dica che va tutto bene, che tu ci sei, che non te ne vai, che va bene essere come sono, che tutto questo passerà, che mi porterai lontano, che faremo colazione all’alba sulla spiaggia, che faremo il bagno a mezzanotte, che mi pettinerai i capelli per togliere i nodi, che comprerai i fiori freschi da mettere nelle bottiglie di liquore che svuoteremo la sera prima, che mi terrai la mano anche quando ti respingerò, che nessuno si metterà tra noi, che avrai sempre l’accendino per le sigarette, che se fa freddo mi presterai il tuo maglione, che i tagli guariranno, che il sangue smetterà di uscire fuori e che resterà dove deve stare, nelle vene, che scriveremo sui muri i nostri nomi, che con le cuffie canteremo a squarciagola, che rideremo di cuore, che respireremo a pieni polmoni dopo esserci rincorsi per metri e metri, che mi toglierai le sbavature di eye-liner sulla faccia, che mi chiederai se hai i segni del mio rossetto, che mi dirai che è ancora presto per tornare a casa, che scatteremo tante foto con una polaroid, che riempirai il muro con le nostre immagini, che ci scriveremo addosso con i pennarelli indelebili, che ci dedicheremo canzoni e poesie.
E va bene litigare, e va bene farci male. Ma poi prometti che ci faremo bene, che ci asciugheremo le lacrime, che non mangeremo finché non faremo pace, che ci urleremo cose orribili e poi cose meravigliose, che ci lanceremo addosso cenere, penne, cuscini, libri, pezzi di cuore.
Poi prometti che riprenderemo i pezzi, li metteremo di nuovo insieme.
Dimmi che è ciò che vuoi anche tu, perché sei la mia casa ormai, e non ho niente se non ci sei.
Era finita la scuola da pochi giorni, quindi avevo più tempo per uscire e per sfruttare questi ultimi mesi, prima di partire per un anno, per stare con lei.
Eravamo al centro commerciale e avevamo appena litigato perchè, come tutti i ragazzi su questa Terra, sono un coglione.
“Fai quel cazzo che ti pare!” mi urlò dietro.
Gridò quella frase, si girò e iniziò a camminare verso una destinazione che non sapeva nemmeno lei quale sarebbe stata.
Mi sentivo stupido, ma pensavo a quanto bella fosse quando si arrabbiava.
Sorrisi stupidamente, ma poi, tornato nel mondo reale, la rincorsi.
Stava andando verso i bagni, ma prima che entrasse la fermai, le presi la mano e la portai con me in un piccolo spazio dove potemmo parlare più tranquillamente.
“Ehi..” le dissi cercando i suoi occhi verdi.
Mi guardò e pensai – Quanto sei bella – poi le chiedi: “Puoi spiegarmi i tuoi problemi e del perchè hai fatto tutta questa sceneggiata?”
“E tu perchè devi sempre fare il coglione con tutte?”
“Ma se nemmeno stiamo insieme, che problemi ti fai? Sarai mica gelosa? Non cre..”
“Si! Si cazzo che sono gelosa!” mi urlò dietro senza che potessi finire la frase.
“Gelosa?” dissi balbo, quasi senza voce.
Forse ero contento di questo, ma poi pensai a quell’ anno lontano da qui, lontano da lei e tornai al mondo reale.
“Si sono gelosa… Perchè.. ” esitò.
Io non sapevo cosa fare, probabilmente avrei voluto baciarla, ma avevo paura di sbagliare.
“Sei un coglione” disse.
“Si, sono un coglione” confermai.
“Sei uno stronzo”
“Si, sono uno stronzo”
“Sei un lurido stronzo”
“E tu bellissima”
“Sei un faccia di merda”
“E tu hai degl’ occhi bellissimi”
“Stai qui” disse.
“Io?” le sorrisi “Perchè dovrei?” chiesi poi.
Sembrava che la nostra piccola lite fosse finita lì, ma ne fui certo quando mi disse “Perchè devo star bene e mi servi tu”
La baciai.
Per un momento non pensai a nulla, non pensai di aver commesso qualcosa di sbagliato, non pensai se quel bacio avrebbe potuto compromettere la nostra amicizia, pensai solo ai suoi occhi.
Li vidi, sentii quelle parole, sentii che dovevo fare qualcosa e nient'altro.
Avevo voglia di baciarla, così lo feci, anzi, non smisi di farlo.
Non capivo se lei non li volesse, so che io li volevo e la volevo.
Così quella fu la prima volta che mi sentii di nuovo vivo e ora che ho lei, le mie giornate iniziano con il sorriso.
—  ricorodunbacio
Ho bisogno che tu mi guardi negli occhi, che mi dica che va tutto bene, che tu ci sei, che non te ne vai, che va bene essere come sono, che tutto questo passerà, che mi porterai lontano, che faremo colazione all’alba sulla spiaggia, che faremo il bagno a mezzanotte, che mi pettinerai i capelli per togliere i nodi, che comprerai i fiori freschi da mettere nelle bottiglie di liquore che svuoteremo la sera prima, che mi terrai la mano anche quando ti respingerò, che nessuno si metterà tra noi, che avrai sempre l’accendino per le sigarette, che se fa freddo mi presterai il tuo maglione, che i tagli guariranno, che il sangue smetterà di uscire fuori e che resterà dove deve stare, nelle vene, che scriveremo sui muri i nostri nomi, che con le cuffie canteremo a squarciagola, che rideremo di cuore, che respireremo a pieni polmoni dopo esserci rincorsi per metri e metri, che mi toglierai le sbavature di eye-liner sulla faccia, che mi chiederai se hai i segni del mio rossetto, che mi dirai che é ancora presto per tornare a casa, che scatteremo tante foto con una polaroid, che riempirai il muro con le nostre immagini, che ci scriveremo addosso con i pennarelli indelebili, che ci dedicheremo canzoni e poesie.
E va bene litigare, e va bene farci male. Ma poi prometti che ci faremo bene, che ci asciugheremo le lacrime, che non mangeremo finché non faremo pace, che ci urleremo cose orribili e poi cose meravigliose, che ci lanceremo addosso cenere, penne, cuscini, libri, pezzi di cuore. 
Poi prometti che riprenderemo i pezzi, li metteremo di nuovo insieme.
Dimmi che è ciò che vuoi anche tu, perché sei la mia casa ormai, e non ho niente se non ci sei.