rimase

Non sai mai quando può capitare, cosa ti passa per la testa in quel momento, ma sei certo di una cosa sola: lo vuoi tu.
La prima volta è imbarazzante, soprattutto se davanti a te hai qualcuno con esperienza e l'unico pensiero è: “come sarò?”
A dire la verità era da tempo che provavo a farle perdere la testa per me, non perchè volessi essere la sua prima volta, ma perchè voglio essere l'unica persona nella sua vita.
L'esperienze insegnano, ma ogni persona è diversa e il resto conta poco.
Eravamo lungo il corridoio, la stavo portando in camera mia e lei stava camminando veloce.
Non era la solita camminata per dire: sono di fretta e devo arrivare al mio obiettivo.
Era più un: “sto scappando, perchè ho paura, ma voglio farlo comunque”.
Così la raggiunsi con un passo più lungo e la fermai.
La presi, la girai e ad agio portai il suo corpo al muro schiacciandolo delicatamente col mio, le posi le labbra sul collo e lasciai che tutto ciò che dovesse accadere accadesse, con tutta la calma necessaria.
“Se fossi al posto mio, cosa faresti?” chiesi io.
“Io..” rispose, esitando tra un bacio all'altro “..andrei a letto e..” la interruppi da alcuni baci sulle labbra.
“Non rispondere a caso, altrimenti ci saranno delle punizioni, pensaci. Quindi: cosa faresti?” richiesi, spogliandole una spalla e baciandone le scapole.
“..mi lascerei and..” la interruppi di nuovo con altri baci.
Questa volta non perchè non c'avesse pensato, ma perchè avevo voglia di lei e delle sue labbra.
“Tu, se fossi al posto mio…. Cosa faresti?” chiese lei poi a me.
M'avvicinai all'orecchio con dei baci e le dissi che si sarebbe dovuta fidare.
Mi sorrise sull'orecchio e m'eccitò tantissimo, ma mi ricordai che era pur sempre la sua prima volta e dovevo andare con ordine.
Le diedi un bacio sul sorriso, le allungai la mano e senza una parola la portai in camera mia.
Era in piedi davanti al letto, lo guardò come se fosse stato un vecchio nemico e si girò verso di me; si grattò il gomito, quasi per chiudersi in se stessa e feci una piccola smorfia.
La fermai, aveva bisogno di conferme e l'unico che avrebbe potuto fare qualcosa ero solo ed esclusivamente io.
La feci stendere sul letto e dopo alcuni baci di troppo si lasciò andare.
Io ero eccitato e avevo bisogno della conferma da parte sua, così m'avvicinai con calma con le mie gambe alle sue.
Lei percepì ciò che ero e fece un respiro che non avevo mai sentito ed era così armonioso e vero che mi sorrise di nuovo, ma ancora non potevo fare molto, dovevo tenere la calma.
“Smettila di sorridermi sull'orecchio” le dissi con tono severo, ma dolce.
“Altrimenti?” mi sfidò.
Le morsi il labbro e strinsi le mie gambe alle sue, con movimenti lenti e continui.
La paura stava passando, ma stava salendo a me: “E se sbagliassi qualcosa?” mi chiedevo.
Le sue mani si unirono attorno al mio corpo, come per chiedermi di non smettere e, allo stesso tempo, di dirmi: “Stammi vicino”.
Le presi il seno destro, senza permessi, come se lei fosse di mia proprietà, lo feci perché me lo sentivo e lo strinsi a me.
Le piaceva, lo capii tramite il respiro che usciva dal suo naso e dal suo mordersi le labbra.
La spogliai, prima il maglione e poi la maglia sotto e non obbiettò nemmeno per un secondo; non finchè arrivai al reggiseno.
Glielo concessi, era la prima volta che qualcuno la toccava in quel modo, ma le dimostrai che, le sue forme per me erano bellissime.
Fermai il mio corpo e lei rimase confusa, ma ciò che volevo era dimostrarle che la paura è solo una cosa superficiale dentro la nostra testa e che, fare l'amore è un atto puro e speciale.
Posai nuovamente la mia mano al suo seno, accarezzandoglielo e tenni occupata la sua paura con dei baci.
Passai a poco a poco a baciarle il collo, arrivando alle scapole, al suo seno e poi, lei capì. Era terrorizzata, ma feci ciò che era giusto fare: la guardai negl'occhi, bacio dopo bacio, come per dire: “Non guardo quello che c'è sotto, sto guardando te. Tu sei più importante!” arrivai alla fine al capezzolo.
Si lasciò andare e si tolse il reggiseno, come se io e lei fossimo amici da sempre.
Non avrei azzardato la prima volta a fare altro, così le dissi solo: “Andiamo sotto le coperte?”
Lei sorrise alla domanda e alla fine c'andammo.
Ci spogliammo piano piano, come è giusto che sia e poi ci guardammo a lungo.
Non sarebbe invecchiata, non avrebbe avuto uno stile diverso, ma qualcosa dentro di lei, qualcosa di indescrivibile, sarebbe cambiato e quindi volevo vedermi per l'ultima volta la lei che mi ha fatto innamorare.
“Sei pronta?” le chiesi.
“Ti amo” mi rispose con un sorriso di troppo.
Furono le ultime parole che mi disse e le prime che penso ogni volta che la vedo.
—  ricordounbacio
Il mio primo amore

Avevo quest'amico.
Lo conoscevo dalla prima elementare. Era il più figo per tutti gli anni delle elementari, perché passava ogni pausa a giocare con me e qualche volta mi riportava a casa, quando avevo paura di ritornarci da sola.
Smise di piacermi quando, ad un certo punto, smise di riportarmi a casa e cominciò a giocare a calcio con i suoi amichetti. Quando mi vedeva, si girava dall'altra parte e continuava a parlare con i suoi amici.
Quando avevo 11 anni, i miei decisero di separarsi. Non volevo che lo dicessero a qualcuno delle mie amiche. Mia madre non riuscì a sopportare di vedermi sempre triste, così decise di chiamarlo.
Lui venne e rimase tutto il fine settimana. Stavamo sdraiati sul mio letto, guardavamo la televisione e lui pianse quasi quanto me. Ad ogni pubblicità, che io sarei riuscita a superare senza che io piangessi, mi concedeva di mangiare una pallina di cioccolato.
Dopo quel fine settimana, cominciò a venire a casa.
Gli anni passarono.
Lui si mise insieme a ragazze, che puntualmente lasciò, ma io ero sempre la ragazza che, ogni sera, riportava a casa.
In seconda media ero seduta accanto lui. Lo osservai. Lo guardai direttamente nei suoi magnifici occhi verdi, e di colpo capii cosa intendesse mia madre quando una volta mi disse che gli occhi sono la porta dell'anima.
In quel momento sperai che lui fosse più del mio migliore amico, ma sapevo che lui non voleva.
Eravamo arrivati già all'ultimo anno, ed eravamo in gita. Ero in prima fila, lui era dietro, gli sorrisi, ricambiò. Era poco più avanti, sotto le luci del autobus, dio, quanto sembrava bello e felice.
In quel momento sperai che lui fosse più del mio migliore amico, ma sapevo che lui non voleva.
Settimane dopo, si fidanzò con una mia amica. Tutti raccontavano di quanto bene stessero insieme. Lei era bella e amata da tutti, proprio come lo era lui, ma ero sempre io quella che, ogni giorno, riportava a casa.
Una sera restammo a lungo nella sua macchina, mi raccontò di quanto fosse felice in quel periodo della sua vita. Lo guardai nei suoi occhi verdi e sapevo che stava raccontando la verità.
In quel momento sperai che lui fosse più del mio migliore amico, ma sapevo che lui non voleva.
Il giorno dopo, a scuola, dovevamo scrivere un tema: il mio primo amore.
Sapevo precisamente su chi volevo scriverlo, ma non potevo.
Quando guardai il mio migliore amico, vidi come guardava la mia amica.
In quel momento sperai che lui scrivesse quel tema su di me.
In quel momento sperai che lui fosse più del mio migliore amico, ma sapevo che lui non voleva.
Qualche settimana dopo, mi chiamò la mia amica e mi disse di aver rotto con lui. Quando il giorno dopo mi riportò a casa, restammo ore sulla sua macchina. Parlammo dei nostri amici, della scuola, di musica. Mi raccontò che non l'aveva mai amata. In quel momento sperai che lui mi dicesse che amava me.
In quel momento sperai che lui fosse più del mio migliore amico, ma sapevo che lui non voleva.
Il tempo passò, si trasferì per un'anno in Canada e conobbe una ragazza. Quando ritornò, mi raccontò di lei, che voleva sposarla. Me la presentò e, quando mi chiese cosa ne pensassi, gli dissi che era fantastica. Era contento di aver trovato l'amore della sua vita.
In quel momento sperai che lui mi dicesse che io ero l'amore della sua vita.
In quel momento sperai che lui fosse più del mio migliore amico, ma sapevo che lui non voleva.
Quel giorno mi riportò a casa per l'ultima volta.
Al suo matrimonio ero seduta in prima fila. Sembrava così bello e felice come quel giorno di tanti anni prima, in gita.
Gli sorrisi e ricambiò.
In quel momento sperai che ci fossi io al suo fianco.
In quel momento sperai che lui fosse più del mio migliore amico, ma sapevo che lui non voleva.
Il mio migliore amico si trasferì con sua moglie in Canada, io rimasi a casa. Gli anni passarono.
Oggi sono seduta di nuovo in chiesa. È il suo funerale. E scopro che, già da un paio d'anni, ha divorziato dalla moglie.
L'insegnante che avevamo nell'ultimo anno di scuola sta cominciando a fare il suo discorso funebre. Lei dice che, già da sempre, sapeva scrivere molto bene. Ora comincia a leggere l'inizio del tema che lui aveva scritto nell'ultimo anno di scuola e dice: ‘Il mio primo amore: Non ho mai guardato questa ragazza senza volerle dire che la amo.
Guardo nei suoi occhi verdi e spero che lei sia più della mia migliore amica, ma so che lei non vuole.’

Appoggiò la testa alla sua spalla e rimase a odorare e adorare quel piccolo miracolo rappresentato dalla propria pelle contro quella di lui. Le piaceva immaginare che qualcuno, forse una alchimista geniale e ruffiano, avesse fabbricato di proposito le loro epidermidi con elementi fatti apposta per funzionare l’uno da richiamo per l’altro.
—  Giorgio Faletti

Oggi ho deciso di raccontare una storia. Questa storia Parla di un amore, quello fra lui e lei, un amore profondo che tuttavia non riesce a guarire lei. Lei è una ragazza stupenda ma non crede in se stessa, é a pezzi, Sorride ma dentro muore, lui lo sa e cerca di curarla ma non riesce. Un giorno lei decise di volare via. Era stanca, era stufa di vivere e cosi bevve acido fino a morire. Al suo funerale lui rimase fuori, non verso manco una lacrima, giocava al cellulare. La migliore amica di lei lo guardava incazzata. Erano stati assieme due anni e lui giocava al cell? A cerimonia finita lei si diresse verso di lui e gli mollo un schiaffo urlando “Come cazzo puoi far cosi? Come puoi fare come non fosse nulla? Come puoi non provare nulla dopo due anni?” Lui la guardava, i suoi occhi non erano quelli di sempre, sembravano spenti, non erano lucidi, semplicemente spenti, lei disse ancora :“Perchè dicevi che la amavi e poi non sei entrato?” Lui disse piano piano 3 parole: “È stata egoista”. Ci fu un attimo di silenzio, tutti i presenti li guardavano, lui deglutti e continuo lentamemte “Lei è stata un egoista, ci ha lasciato qui, io la amavo, tu le volevi bene, tutti qui le volevano bene ma lei se ne è fottuta di noi. Io la amo ma non lo posso accettare, non la posso perdonare per il suo egoismo Io la amavo ma lei ci ha uccisi tutti con il suo gesto”, detto ciò se ne andò fra il silenzio di tutti. 3 giorni dopo fu trovato morto da sua madre. Si dice che avesse bevuto dell'acido. Sul biglietto lasciato da lui c'era scritto “Pur di stare con te sarò egoista pure io. Al mio funerale non venga nessuno”

Questa è la mia storia..

Questa è la storia di due ragazzi,i quali in un giorno qualunque si conobbero su un app.Lui la contattò facendole un complimento,le disse che era una bella ragazza,lei lo ringraziò e continuarono a parlare di loro e delle loro vite.Entrambi uscivano da due storie un po complicate..Lui si lasciò dopo 5 anni,stava progettando di sposarsi con quella ragazza,ma lei lo tradì..fu molto dura per lui,una vera e propria delusione,la quale lo portò a non relazionarsi più emotivamente con qualche ragazza,per quanto ci poteva provare a conoscere delle ragazze non riusciva a provare dei sentimenti per esse.Lei invece usciva da una storia durata 1 anno,con un ragazzo molto più grande di lei,il quale le chiese di andare a convivere,ma non perchè lo desiderava veramente ma perchè gli pesava farsi solamente 20 minuti di strada al giorno..per quanto lei lo amava decise di lasciarlo andare e fu così che la loro relazione finì.Così giorno dopo giorno i due ragazzi continuarono a parlare,a conoscersi meglio,fin quando lui un giorno le chiese il numero di cellulare,parlavano per ore intere,tramite messaggi,chiamate,e anche webcam..Tra loro si era creata un intesa strana ma forte,era un qualcosa di grande,grande come la distanza che li divideva.Giorno dopo giorno il desiderio di vedersi,di abbracciarsi,di darsi anche un solo bacio aumentava sempre più..Fin quando lei decise di partire e andare da lui.Lui sembrava molto felice.Una sera qualnque dopo una videochiamata le mandò un messaggio con scritto “Comunque ti volevo dire grazie per avermi concesso la tua conoscenza,sei una persona stupenda e sono sicuro di vederti a Novembre,il mio regalo più bello è quello di stringerti tra le mie braccia,non chiedo di più."Lei era molto felice e ansiosa,aspettava con ansia che quel famoso 5 Novembre(il giorno della partenza) arrivasse in fretta.Tutto andava bene e il giorno della partenza stava per arrivare ormai mancava poco,mancavano pochi giorni.Fin quando una settimana prima di partire,lui sparì,lei non lo sentì per più di due giorni,era molto preoccupata,non sapeva se gli fosse successo qualcosa di brutto,non avendo modo di rintracciarlo mandò un messaggio ad un suo amico,il quale esso riferì il messaggio che lei lo stesse cercando,così finalmente lui si fece vivo,dicendole di aver perso il cellulare a lavoro,Lei tirò un sospiro di sollievo,e continuarono a parlare,ma lui era cambiato,era freddo,impassibile,non era il ragazzo che ella conobbe per un mese..Fin quando lui le confessò che stava conoscendo un altra ragazza..Lei incredula si arrabbiò molto,più che rabbia era la delusione presa,si sentì una stupida e povera illusa,che poteva credere in qualcosa di impossibile..le crollò un po di mondo addosso..dio come pianse.Ma lei era forte,sapeva che aveva bisogno di vederlo ugualmente,così sorvolò e decise di vederlo ugualmente.Arrivò il giorno della partenza,lei decise di partire con un'amica,era ansiosa e felice,lui le disse che l'avrebbe raggiunta il giorno dopo.Arrivata a roma lei passò la serata con le sue amiche,cenarono fuori e dopo andarono a ballare in una discoteca piccolina ma molto carina,Non c'era un momento dove lei non pensasse a lui,mentre lei di divertiva con le sue amiche conobbe un ragazzo di nome Federico,il quale con molto gentilezza le offrì qualcosa da bere,e tra una chiacchiera e un altra i due passarono una serata a parlare,Finita la serata lei salutò Federico e si dirise in hotel con le sue amiche.Finalmente il Fatidico giorno era arrivato..ma lui non si fece sentire tutta la mattinata,lei lo chiamava,le mandava messaggi,ma lui continuava ad ignorarla..Era pomeriggio,e lei iniziò a metabolizare che lui non sarebbe mai venuto,che tutto era stata solamente una presa in giro,si sentì delusa,ferita,gli crollò tutto il mondo addosso,non le scese nemmeno una lacrima davanti alle sue amiche e tutto gli rimase bloccato in gola,si sentiva soffocare quel maledetto giorno,è un qualcosa di inspiegabile..Quel giorno ci fu pure un alluvione e lei era in giro con le sue amiche..vennero travolte in pieno dalla pioggia,impaurite e fradice decisero di non ritornare in hotel così alloggiarono da un loro amico..durante il tragitto lei incontrò il ragazzo conosciuto il giorno prima in discoteca il quale gli lasciò il suo numero,così iniziarono a sentirsi..Arrivato il giorno della partenza lei non volle vederlo,stava troppo male,la delusione era stata troppo forte,così Prese l'aereo e ritornò a casa sua.Passarono i giorni e non c'era un solo giorno che lei non pensasse a lui,e ogni tanto dopo giorni qualche lacrima le rigava il volto.Ma lei doveva andare avanti,così riprese in mano la sua vita e decise di conoscere meglio Federico,Lui era molto carino con lei,scendeva spesso in sicilia per trovarla,fin quando un giorno lui non le regalò un biglietto per risalire a roma per andare da lui,lei era felice,anche se rivedendo il biglietto per roma,le salì un po la malinconia e ripensando a tutto quello che le era successo lì,la notte mandò un messaggio a lui dicengli"mi manchi” lei pensava che lui non avrebbe mai risposto,così si addomentò..L'indomai trovò la risposta di lui,così iniziarono a parlare e parlare, a mettere delle cose in chiaro..fin quando entrambi non si confessarono che si erano impegnati..Lei partì andò da federico e per quanto federico la rendeva felice,pensava sempre a lui..così quando federico non c'era lei ne approfittava per sentire lui,era un bisogno per lei..come droga..a lei bastava parlare con lui per essere tranquilla e serena..Dopo 4 giorni passati con il suo ragazzo lei quando ritornò a casa,era confusa,così prese la decisione di lasciarlo.Le dispiaceva ma non poteva continuare a prenderlo in giro,lei non poteva continuare a prendere in giro lei stessa e il suo cuore.Così continua a parlare con il famoso lui che le diede buca..lui le disse che sarebbe andato in Sicilia ma lei ormai non lo credeva più e faceva bene,anche perchè ad oggi lui non è mai venuto in sicilia.La “storia” tra di loro continuava.Tutto andava di nuovo bene tra loro,lui era tornato di buon umore,parlavano e parlavano..A loro bastava scriversi per stare bene,ormai gli veniva naturale,anche dopo che litigavano basta un niente e rieccoli più vicini che mai..Per natale si sono spediti dei pacchi con delle loro cose e impregnate del loro profumo..Quello è stato il regalo più bello che ella ricevette.A dicembre poco dopo natale hanno avuto un altra discussione sempre del perchè lui non è molto stabile sentimentamelte,dopo tanto tempo lui ha rivisto la sua ex accidentalmente, e questo l'ha turbato parecchio,tanto da allontanarsi da lei dicendo che lui per quanto le voglia bene,ma non riesce a darle di più perchè lei è ancora presente nel suo cuore..lei si allontanò e ancora una volta si tirò su le maniche si rialzò dopo l'ennesima caduta,riprese in mano la sua vita,conoscendo un altro ragazzo..con quel ragazzo non è andata per diversi motivi.Ma lei aveva sempre e solo un pensiero fisso.Non so come ma i due ripresero di nuovo a parlarsi,lei aveva una tenacia,una forza,una pazienza,pazzesca..anche se ha solo 21 anni è una DONNA!Lui le diceva sempre che prima o poi lei se lo sarebbe trovato sotto casa sua,lui voleva farle una sorpresa..ne diceva tante cose,ma a parole si costruiscono castelli enormi di sabbia,che con i fatti vengono buttati giù in un batter d'occhio..ma comunque lei credeva in lui.Dopo due mesi lei decise di partire per una settimana con la scusa di andare a trovare delle amiche lei era partita ancora una volta per vedere lui..Lei aveva paura che lui quel giorno non si sarebbe presentato ma lui per rassicurarla le mandò un messaggio con scritto:“io penso una cosa,ogni momento e unico in questa vita,si vive una volta sola,non si torna più indietro,e non sai nemmeno se un giorno rinascerai o meno.Ho deciso di vederti e lo farò,e stai sicura che sarò li ad aspettarti.Questo tuo abbraccio non sarà un rimpianto.L'ho prometto."Così lei si rassicurò.Lei partì,mentre era in viaggio lui le manda un messaggio che stava andando a roma con suo padre perchè suo padre aveva una visita e quindi si sarebbero visti lo stesso giorno che lei sarebbe arrivata a roma.Arrivata a roma lei scese dall'aereo e le mandò un messaggio con scritto:"sei qui?” e lui rispose di “si”..il cuore di ella iniziò a battare fortissimo, e l'ansia e l'emozione di vederlo presero il sopravvento facendo scendere delle lacrime..si asciugò il viso ed uscì dall'aeroporto..lui le disse che stava arrivando..dopo mezz'ora,lei vide lui,camminarle in contro..e senza dire niente si sono lasciati andare in un grosso abbraccio..lei non credeva che quello che stesse sucedendo fosse vero,e il cuore gli scoppiava in quel petto..non si staccarono nemmeno per un secondo,ma per quanto bello poteva essere lei doveva prendere un treno quindi avevano solamente 20 minuti a disposizione per stare insieme,in quei minuti si abbracciavano sempre..e mentre lui la accompagnava in stazione,lui l'abbracciò sulle scale mobile e le diede un bacio sulla guancia..lei si girò e gli diede un bacio sulle labbra,dio quanto lo desiderava!mentre lei aspettava il treno si sedettero in una panchina a parlare,lui le confessò che suo padre stava male,gli avevano trovato un tumore..era di pessimo umore..mentre parlavano lei lo abbracciò forte..gli occhi di lui diventarono lucidi,ma non pianse,e con i suo senso dell'umorismo come sempre ha deviato il discorso..cosi mentre parlavano,e scherzavano,con le punte del naso si sfioravano,lui disse “ecco come baciano gli eschimesi"lei rise,ed esclamò"uh allora mi hai baciato” e risero,lui le disse;“vuoi vedere come si bacia all'italiana?” lei non disse niente ma le brillavano gli occhi,così lui la prese e la baciò..Si baciarono a lungo..coccolandosi ancora per poco,l'ora che lei doveva andare via era arrivata,cosi si lasciarono andare inun grande braccio e baciandosi lei le disse:“Ci sentiamo,e ci vediamo mercoledì”..si diedero qualche altro bacio e con grande amarezza lei andò via..Andando via lei capì che non avrebbe voluto stare in nessun altro posto se non tra le sue braccia.Così continuarono a sentirsi tramite messaggi..Lei cerva di stargli vicino,perchè sapeva di quanto lui stesse soffrendo per suo padre,anche se lui la rispingeva.Lei pochi giorni dopo fece il compleanno e il giorno dopo dovevano rivedersi,lei era felice,fin quando non le arrivò un messaggio con scritto “ho già preso troppi giorni a lavoro e mercoledì non potrò venire”..ed eccola è arrivata piano,in modo diverso,un'altra batosta,ma lei non voleva lasciarlo da solo in quel periodaccio allora si offrì di andarlo a trovarlo lei,ma lui rimase della sua idea e non l'ha più voluta vedere.Lei per quanto male ricevette non si staccò da lui..le chiedeva sempre come stava,se suo padre stava meglio..se aveva notizie..Anche perchè lui e quel tipo di persona che quando sta male si crea dei muri,e si chiude in se stesso,per quanto voglia fare quello forte quando si trova da solo crolla,anche se non vuole esser visto,anche se non vuole parlarne lui è così,lei anche se stava soffrendo non lo lasciò nemmeno un giorno nda solo senza sentirlo,perchè lei gli voleva veramente bene,e anche se lui continuava a trattarla male a farla soffrire lei continuava a mantere la promessa fatta qualche mese prima,cioè:“io ci sarò sempre per te,promesso."Così lei ritornò a casa sua,amareggiata e triste ancora una volta con il cuore spezzato,ma con una gioia,quei 20 minuti trascorsi insieme.Ogni tanto parlavano,lei con lui era sempre carina ed educata,le faceva percepire tutto l'affetto che aveva da ofrigli..lui la ringraziò.Una sera mentre parlavano,lei le chiese cosa lui provasse per lei,lui le disse che è molto legato a lei,ma non sapeva dirle se ci sarebbe mai stato un domani tra di loro,ma questo nemmeno lei poteva saperlo rispose lei concludendo che anche se non sapeva se ci fosse stato un domani o meno lei sapeva benissimo cosa provasse per lui.Ma lui dopo 5 mesi le disse che non provava assolutamente niente,lei era solamente un'amica,la voleva bene,ma era solo un amica..A lei per l'ennesima volta crollò tutto il mondo addosso..pianse,non riusciva a smettere di piangere,ma non perchè lui non provasse dei sentimenti per lei,ma perchè lei si sentiva sola e vuota in quel momento,perchè aveva dato tutta se stessa a quella persona..anima cuore e corpo..se pur a distanza lei per lui era sempre presente,forse nemmeno una persona che lui poteva avere al suo fianco,che poteva toccarlo tutti i giorni gli è mai stata così vicino.Così pianse,pianse tanto di fronte quel mare,fin quando non le uscirono più lacrime,e urlando alle onde che era stanca,si alzò..si asciugò il volto e sentendosi un pò più forte decise di ritornare a casa,così si fece bella,e uscì con i suoi più cari amici,rideva parlava,sembrava rinata,già sembrava,Perchè lei sapeva benissimo che andava tutto bene,solamente se non si soffermava a pensare.Lei riprese in mano la sua vita,con lui sempre nel cuore,tutt'oggi ogni tanto si sentono,ma lei sapeva che doveva andare avanti..come ha sempre fatto lui..Non so dirvi se lui adesso ha qualcun'altra nel cuore che non sia la sua ex,se sia capace di provare sentimente,e altrettanto lei.Ma una cosa è certo,Lei quando parlava,rideva con lui,era se stessa a tutti gli effetti,ed era consapevole che quello che ha fatto per lui non l'ha fatto mai per nessun altro,nemmeno provare sentimenti così grandi e forti per un ragazzo.Lei una volta mandò a lui una citazione della sua serie tv preferita che diceva:"Quando ti dico che "tu sei la mia persona"forse non capisci.Non sto parlando di anime gemelle.No.Parlo di qualcuno che ti sconvolge.Non ti sceglie.E non lo scegli.Arriva.Di qualcuno che entra nella tua vita e di cui poi non puoi più fare a meno.Parlo di un amore che cresce senza che tu te ne accorga.Un amore che quasi combatti.Che non vuoi provare.E gli metti i bastoni tra le ruote.Lo allontani,lo maltratti e alla fine lo ritrovi ancora lì.Davanti a te intatto,senza un graffio.lì che ti guarda e aspetta che tu capisca.Parlo di qualcuno con cui il tempo non esiste.Che ti lascia senza respiro e che te lo toglie quando si allontana da te.Diventa un'esigenza fisica.Una dipendenza.Per certi versi una malettia.Veleno e antidoto allo stesso tempo.Parlo di qualcuno che è te.Di qualcuno che se lo guardi in silenzio ci vedi quello che sei tu.E che a volte ti fa paura perchè è come guardarsi ad uno specchio,perchè ti fa riflettere,perchè capisci che devi cambiare,devi essere migliore di come sei.Perchè è a tua persona e se salvi lei,salvi te stessa.” Le mandò queste parole perchè lei già sapeva che lui nella sua vita avrebbe fatto la differenza.Comunque sia una cosa è certa che non si sa come andrà a finire tra loro ma per lei,qualsiasi succederà tra di loro,Lui rimarrà LA SUA PERSONA SEMPRE,e se non potrà averlo nella sua vita si limiterà a portarlo sul cuore tutta la vita.

Originally posted by laragazzasemplicemacomplicata

Amo dare i baci sul collo e saperlo fare; farlo bene intendo dire, è come dare inizio a tutto.
Ho assaggiato le sue labbra dopo un suo eccessivo sorso alla bottiglia di Vodka.
Io non bevo, ho smesso.
Si capiva dai suoi movimenti che non sapeva ballare e, da quel suo sorso di troppo, che non aveva mai baciato.
Era goffa, mal vestita, senza trucco ed era bellissima.
L'osservai per tutta la sera in quel angolo della stanza, senza aspettative e con un bicchiere analcolico in mano.
Mi guardava ogni tanto, distoglieva lo sguardo non appena incrociava il mio e si sentii terribilmente osservata.
Nel suo essere donna, però, le piaceva.
Si avvicinò al bancone del bar per tre volte, prima di riuscire a lasciarsi andare con me e, per tre volte, bevve lo stesso alcolico.
Al quasi quarto giro, m'avvicinai e le dissi: “Smettila, non hai nessuna necessità di bere di più, sei bellissima così” furono quelle le mie prime parole.
Non sapevo nemmeno come si chiamasse, ma sapevo l'effetto sbagliato dell'alcol di troppo.
“Ehi..” disse, come incantata.
Le sorrisi, non m'aspettavo una risposta del genere, non dopo ciò che le avevo appena detto.
La sfiorai la spalla nuda, scivolando con un dito fino alla sua mano e le chiesi gentilmente di non prendere altro alcol.
Annuì e rimase ferma, sempre incantata.
“Come ti chiami?” le chiesi e andò nel panico, come durante un'interrogazione a scuola.
“Dai vieni!” le dissi sorridendole e senza obbiezioni, le presi la mano, l'incastonai con la mia e la portai via da quella stanza.
“Perchè bevi così tanto?” le chiesi.
Non m'importa quello che fanno le persone, sono liberi di fare ciò che vogliono,ma lei sembrava diversa, più semplice.
“Bevo perchè lo si fa per divertirsi” rispose lei.
“E tu… ti stai divertendo?” chiesi.
“io, sono al quarto giro e…”
“Non è questo che t'ho chiesto” conclusi.
Si sentì in imbarazzo, forse aveva capito cosa volevo intendere e cercò di mettersi a posto, partendo dal vestito.
“Posso farti un'altra domanda?” le chiesi.
“Dimmi..” aggiunse lei.
“Prima ti stavo guardando ballare, e ho notato una cos..”
“Ho il vestito rotto?” si preoccupò.
“No, no… ho notato che sei bellissima”
Arrossì ed ebbi la conferma che non erano i molti che le avevano detto quelle parole.
“Grazie..”
“Ma la mia domanda è: posso sapere perchè sei qui?” finì.
Si sentì subito fuori luogo, abbassò la testa, incrociò le gambe e con la mano opposta, si grattò un braccio.
“Ehi.. sei bellissima e non era un'offesa la mia” obbiettai io, non appena notai i suoi gesti.
“Vattene” disse, senza movimenti.
“No, ciò che voglio di..”
“VATTENE!” urlò lei.
Era davvero bella, anche nel suo essere arrabbiata.
Le presi la mano per una seconda volta e non mi mandò via, dopotutto le avevo appena detto che era bellissima.
“Posso sapere…” mi guardò, impaurita che io le potessi ripetere la medesima domanda “…perchè sei qui e non.. e non fra le braccia di qualcuno?” chiesi.
Tirò su la testa, gli occhi erano lucidi il giusto, aveva smesso di grattarsi e con un filo di voce disse: “Cosa?”
Le sorrisi un'ultima volta, poi, m'avvicinai al collo e glielo baciai.
I baci sul collo possono significare tante cose: la voglia di fare, l'amore da dare, il darli solo perchè lo si è visti fare in un porno.
Io amo i baci sul collo e ognuno ha un suo perchè, lei era bella e aveva il suo perchè.
Ora, se ci ripenso, ci rido ancora sopra.
Perchè quella ragazza sta dormendo proprio ora sul mio letto, da ormai tre anni e quei suoi gesti inesperti del ballo e quei bicchieri di vodka di troppo, m'hanno portato ad essere l'uomo più felice sulla Terra.
—  ricordounbacio
Avevo 15 anni, era il 1946 e, sai, all’epoca era tutto diverso. Abitavo in un piccolo paesino, che giravo spesso in sella alla mia bici, per andarmi a rifugiare in un posto che mi piaceva pensare conoscessi solo io; amavo sdraiarmi sull’erba fresca e sentire i raggi del sole riscaldarmi, nelle fresche mattine d’estate. Un giorno, subito dopo esser tornata a casa, mia madre mi mandò a prendere l’acqua al pozzo vicino casa. Mentre riempivo le grandi brocche, vidi passare un ragazzo, che si fermò per chiedermi “serve aiuto?”. Così, mi accompagnò fino alla piazza del paese perché, sai, mia madre non voleva vedessi dei ragazzi. Ci salutammo, propensi ad incontrarci nuovamente. Solo una settimana dopo, ero diretta nel “mio posto”, quando vidi in lontananza lui. Scesi dalla bici e lui fece lo stesso. Avevo poco tempo a disposizione, dovevo tornare a casa presto, ma quel tempo lo passai tutto con lui. Ci mettemmo insieme, ma non come i ragazzi di oggi, che si baciano tra la folla senza preoccuparsi degli sguardi della gente, no, il nostro era un amore segreto, un amore che conoscevamo solo noi; era il nostro amore! Dopo qualche anno, mi giunsero delle voci: dicevano che lui si fosse messo con un’altra ragazza, che io ormai non ero più niente. Così, all’età di vent’anni, decisi di partire per andarmene lontano da lui; Roma sarebbe stata la giusta soluzione. Lui continuava a cercarmi, a scrivermi, venne addirittura a Roma per chiedermi spiegazioni. Io non volevo averci più niente a che fare, lo mandai via. Chiusi per sempre la nostra relazione. Mi feci una vita, sposai tuo nonno, ebbi la tua mamma, che a sua volta mi diede due bei nipoti. Lui fece lo stesso, rimase in quel paesino, e sposò una donna del posto. Solo tanti anni dopo scoprii che non mi aveva mai tradito e che, le voci che giravano, provenivano dalla gelosia di una mia “amica”. Lui provò così tante volte a spiegarmi l’accaduto, ma io non ne volevo sapere, non l’ho mai lasciato parlare. Non voglio dire che io non abbia amato tuo nonno, l’ho amato, amato sul serio, fin quando non ci ha lasciato, ma il mio grande amore, la mia anima gemella, la persi tanti anni prima. E sai cos’è l’amore, tesoro? Pensare ancora a lui, nonostante siano passati 68 anni.
—  polverediluna
Ero sdraiato sul letto di camera sua, lei era con le cuffie ad ascoltare la musica, credendo che io stessi dormendo. Nel contempo, continuava a colorare su un piccolo libretto, che le regalai qualche settimana prima.
Muoveva la testa a tempo con il fioco rumore che riuscivo ad udire da quelle grandi cuffie nere. Era così dannatamente bella.
I lunghi capelli biondi e mossi le ricadevano sulla schiena, il piede batteva leggermente sul pavimento, sarei potuto rimanere lì a fissarla per ore.
Ad un certo punto, però, si girò verso di me, abbassando le cuffie e poggiandole sulle spalle.
Rimase a fissarmi negli occhi per svariati secondi, poi si alzò e mi stampò un bacio sulle labbra.
Uno di quelli leggeri, spaventati, come se non l'avesse mai fatto.
Come se quella fosse stata la prima volta.
Non sono riuscito a trattenere un sorriso quando, dopo essersi avvicinata al mio orecchio, mi ha sussurrato un flebile: “Buongiorno.”
Certe volte aveva quella delicatezza di un fiore appena sbocciato, quello stesso fiore che hai paura di cogliere per non farlo appassire. Quel fiore che lasci sul prato ma che ogni giorno torni ad ammirare. Mentre altre volte sembrava un proiettile che perfora sempre di più la tua pelle, la tua carne, le tue ossa, il tuo cuore. Il fiore di qualche attimo prima spariva, bruciava. Rimaneva solo una forte corazza.
Aveva la capacità ed il potere di uccidermi in qualsiasi momento, ma nonostante ciò l'amavo, eccome se l'amavo. Amavo tutto di lei.
—  Raggio-di-luce-in-una-tempesta.
“Parla!” le dissi, ma rimase in silenzio.
“Parla!” ripresi, ma il silenzio sembrava regnare sovrano.
“Parla, ti prego” le supplicai un'ultima volta.
“Voglio fare l'amore con te” mi disse.
Ora ero io a rimanere in silenzio, con mille parole nella testa. Decisi di riassumere tutto in un bacio, forse il bacio più bello della mia vita.
—  Winstonbludaventi
Sì fidava delle persone,
Era una ragazza disponibile e molto solare.
Poi arrivarono le prime delusioni e coltellate alle spalle.
Ci passò sopra,pensò che aveva fatto amicizia solo con la persona sbagliata.
Si fidava ancora delle persone.
Ma arrivò la seconda delusione.
Ma diede anche stavolta una seconda possibilità.
Arrivò la terza quarta decima delusione.
Li,rimase in bilico tra una risata e uno sguardo di terrore.
Non capiva,non capiva davvero le persone.
Però ci provava.
Adesso, solo adesso ha capito che deve smetterla di fidarsi della gente,di dare tutto a persone che in realtà non la volevano bene veramente.
Iniziò ad essere molto triste e scontrosa,acida e nervosa.
Cominciò a criticare le persone e a fare degli enormi sbagli.
Diventò stronza.
Poi però capii che stava sbagliando.
Non doveva criticare solo perché è stata criticata.
Doveva essere indifferente.
E così fece.
Niente la feriva,fingeva.
Niente le importava,sembrava.
Va tutto “ok”,mentiva.
Rideva,anche se non ne aveva voglia.
Diventò un mostro per colpa delle persone.
—  Ilcuoreesplodelamentesicorrode

anonymous asked:

Te lo posso chiedere un grande favore? Mi racconti qualcosa; qualsiasi cosa ti faccia stare bene o male non importa l'importante è che abbia significato per te grazie se lo farai scusa il disturbo.

C’era una volta un uomo a cui capitavano di tutti i colori, ogni giorno succedeva qualcosa di inaspettato che lo buttava molto giù di morale. “Perché proprio a me?” si ripeteva ogni giorno, “cosa ho fatto per meritarmi questo?”. Preso dalla disperazione andò in chiesa per pregare, fece infine una specie di discorso a Dio, come per fargli una predica “io potrei fare meglio di quello che fai tu, io non farei soffrire le persone, le tue creature” disse. Poco dopo sentì una voce, proveniva dalla statua, era Dio che gli rispose, l’uomo rimase perplesso all’inizio ma non si lasciò intimorire e chiese se lui poteva prendere il posto di Dio per un giorno, e la richiesta fu accettata, ma a una condizione, che l’uomo, che sarebbe entrato nella statua di Dio in chiesa, non avrebbe dovuto dire mai nulla, ma doveva stare lì ad ascoltare ogni cosa succedesse. L’uomo accettò e ci fu lo scambio.

Poco dopo arrivò in chiesa un uomo con una valigia, era un uomo d’affari che venne per chiedere l’aiuto di Dio in modo che lo aiutasse in una trattativa molto importante. Prima di andare via l’uomo dimenticò la sua valigia. 

Dopo di lui arrivò un pover uomo, che faticava a andare avanti ogni giorno, “oh Dio, tu che aiuti chiunque, senti la mia preghiera e aiutami” dopo aver detto questo parole il suo sguardo andò sulla valigia che era piena di soldi, come se fosse stato Dio a consegnarli. Il pover uomo dopo aver ringraziato, uscì. 

Dopo di lui, entrò un uomo della Marina Militare, che era pronto per andare in missione ma prima di farlo passò in chiesa. Mentre stava pregando, arrivò l’uomo d’affari dietro di lui chiedendogli dove fosse la sua valigia, l’uomo della Marina ignaro di tutto disse che non sapeva di cose lui stesse parlando, dunque arrivò la polizia che arrestò il sospettato e lo portò in prigione.

Guardando tutto questo l’uomo nella statua, che aveva preso il posto di Dio per un giorno si sentì in colpa per non aver fatto nulla, per colpa sua, per colpa del suo silenzio un uomo innocente fu arrestato, si decise così di parlare a chiunque fosse arrivato dopo, in modo da poterli aiutare meglio, ma prima che potesse farlo apparì Dio che lo fermò.

“Come puoi startene tutto il giorno qui, vedendo tutte le cattiverie che ci accadono, tutte le ingiustizie che avvengono” chiese l’uomo. 

Dio sorrise, gli disse che non era così.

“L’uomo d’affari ha perso i suoi soldi perché non erano i suoi, ha fatto un profitto derubando i suoi clienti, è stato un inganno. Questi soldi sono arrivati in mano a qualcuno che li necessitava molto di più. E l’uomo della Marina che è stato arrestato verrà rilasciato per mancanza di prove ma è stato un bene che è stato arrestato perché durante il suo viaggio qualcosa sarebbe andato storto che avrebbe messo la sua vita in pericolo. Tutto quello che succede ha un motivo ben preciso che capirai molto di più avanti.”

-Elle

Prima di te,tutte le ragazze con le quali stavo mi hanno sempre detto che gli uomini sono tutti uguali, come diceva tua cugina.
Allora io ho provato a capire in cosa ero uguale agli altri e mi sono messo di impegno, provavo a essere piu’ attento quando la ragazza con cui uscivo mi parlava, a guardarla dormire quando si addormentava,provavo a baciarle la schiena e a restare calmo quando era nervosa e lei stessa si definiva intrattabile.
Una volta mi presentai pure al bar dove lavorava per farle una sorpresa e ne rimase contenta, ebbi questa impressione.
Mi abbracciò posando la guancia sul petto.
Ma poi l'ho vista tornare da chi disprezzava, da chi vedeva in lei solo le forme e non le forme di pensiero,l'ho vista trattarmi come avevano fatto con lei in passato,facendomi pagare errori che avevano commesso altri prima di me.
E ho capito che non è vero che siamo tutti uguali,siete voi a scegliere uomini tutti uguali.
L’uomo senza Se e senza Ma e l’uomo Dipende.

Venite a raccogliervi attorno a me, genti, ovunque vi troviate ché l’acqua sta salendo ed è meglio mi ascoltiate.

C’erano una volta, e una volta non c’erano, L’uomo senza Se e senza Ma e l’uomo Dipende.

Il primo era una persona molto famosa e di successo, mai un tentennamento nei suoi pensieri e tutti i suoi interlocutori, amici e avversari, erano concordi nel dire che quando parlavi con l’uomo senza Se e senza Ma potevi avere solo due reazioni: o lo amavi o lo odiavi. Riusciva a parlare di politica economica del Kirghizistan e di carbonara vegana trascinando tutti nel vortice del suo pensiero chiaro e netto. Le sue parole erano una ghigliottina per gli stolti e gli impavidi pensatori.

Poi c’era l’uomo Dipende, una persona tranquilla e pacata che metteva tutti a disagio perché non si capiva mai quale fosse il suo punto di vista e, si sa, le persone sono spiazzate quando non hanno un pensiero forte e semplice da amare o da odiare.

Un giorno d’autunno l’uomo Dipende stava bevendo un cappuccino al tavolino in ferro di un piccolo bar affacciato su un parco, struggendosi per l’aria di abbandono che le fogli gialle e vorticanti gli trasmettevano, quando L’uomo senza Se e senza Ma gli si fece incontro. Buongiorno! – tuonò con voce sicura e roboante e l’altro, alzando la testa dal cappuccino – Che cosa intendi? Auguri un buon giorno a me o vuoi dire che questo giorno deve essere per forza buono che mi sia gradito oppure no? O forse vuoi dire che tu sei buono in questo particolare giorno e io devo apprezzarlo? Oppure sei sicuro che in questo giorno buono tutti saranno buoni?
L’uomo senza Se e senza Ma rimase un attimo interdetto (non era così che si era immaginata la risposta) e proseguì – Volevo chiederti se avevi avuto occasione di leggere il mio ultimo libro ‘O Tempora o mores!’ sull’attuale situazione socio-politico-economica di costume e cultura e se ti era piaciuto. L’ometto bevve un sorso del suo cappuccino e si ripulì con calma il naso da un baffo di schiuma – Dipende – rispose infine.

Dipende da cosa?! – quasi urlò l’uomo senza Se e senza Ma – non si tratta di decidere chi abbia torto o ragione, quello è chiaro fin dall’inizio, qua si tratta di decidere se vuoi sederti dalla parte dei giusti contro ogni ingiustizia o dalla parte di chi abita nell’abisso pieno di mostri della ragione addormentata!

L’uomo Dipende raccolse col cucchiaino la schiuma zuccherata dal fondo della tazza, quasi stesse cesellando una gemma, e poi chiese – Tu da che parte ti sei seduto? – all’altro quasi scoppiò una vena sulla tempia – DALLA PARTE DELLA RAGIONE PERCHÉ SO DI ESSERE NEL GIUSTO! – si ricompose un attimo e continuò a voce più bassa ma non con meno astio – Sono le persone come te, sempre indecise e tolleranti, che permettono il perpetrare delle ingiustizie nel mondo. Tu stai a guardare, IO FACCIO!

Dipende – disse l’uomo che portava lo stesso nome, oramai da anni – io preferisco guardare le foglie che cadono e riuscire a trarne una lezione di vita. Passo le mie giornate qua, seduto al tavolino o su una panchina del parco, e aspetto che qualche persona si sieda accanto a me. All’inizio io non dico mai nulla e visto che niente più del silenzio spaventa le persone, loro devono subito riempirlo della loro storia, leggera o pesante che sia. Mi parlano del cane, del tempo, della figlia che non vuole andare a scuola, del lavoro ripetitivo, della loro solitudine e della loro tristezza che non hanno fine. E quando hanno terminato di parlare io gli dico 'Dipende’. Gli chiedo se della loro anima vogliono contare i fori misurandoli da quello che rimane attorno oppure considerare i vuoti come parte della loro essenza e smettere di reputarsi un vaso da riempire a ogni costo con qualsiasi cosa abbiano a disposizione. Insegno loro a fare un passo indietro per rimirare qualcosa più grande o un passo di lato quando questo qualcosa lo è troppo e rischia di travolgerli. Perché il passo avanti, verso la Cosa Giusta, non è un atto di volontà ma una conseguenza della danza che muoviamo attorno alla nostra esistenza. Sia pure un valzer o uno sgraziato sbattere di piedi ma mai una carica a testa bassa verso la Verità Vera perché altrimenti si rischia di battere forte la testa contro tutti i se e tutti ma che ci siamo rifiutati di vedere e dirimere.

L’uomo senza Se e senza Ma si alzò in silenzio, la prima volta in vita sua, e si allontanò turbato. 

Da quel giorno in poi il suo nome divenne l’uomo Ma Se.

#Storia 7

Un film per ricominciare

 Il caffè ondeggia nella mia tazzina.

Avete mai bevuto un caffè in treno? è impossibile.

Tra l’altro nemmeno buono, ma cosa potevo aspettarmi, ero sulla carrozza bar della seconda classe di un vecchio treno verdone diretto a Charleston.

È una bella giornata, qualche nuvola in cielo, ma si respira già aria d’estate, di mare e di divertimento. In questo periodo avremmo programmato le nostre vacanze insieme, e come ogni anno, saremmo andati al mare.

Ci piaceva decisamente più della montagna, in realtà non eravamo mai stati in montagna insieme, ogni volta che i nostri amici ci invitavano, noi ci inventavamo qualche fuga d’amore al mare. Molto meglio.

Mi ricordo che l’ultima volta andammo in Sicilia, da alcuni tuoi parenti, che non vedevi da tempo.

Io non sceglievo mai la destinazione, organizzavo solo il tutto, ti piaceva poter immaginare di andare ovunque, come a me piaceva immaginare di farlo, farlo con te. Mi ricordo ancora Cuba, quella notte in spiaggia, quando ti organizzai il nostro primo anniversario, con l’aiuto di Enrique, il capovillaggio, che mi permise di fare tutto sulla spiaggia bianca… Mi sembra ancora di sentire l’odore dell’ananas al tavolo, il tuo profumo nell’aria, trasportato dalla leggera brezza di mare, e la sabbia sotto i piedi…e anche un fischio assordante.

Il treno si stava fermando. ero arrivato a Charleston.

Il vagone di ritorno era vuoto, cosi ho aperto il mio computer e mi sono visto qualche video su youtube, giusto per passare il tempo.

Mi chiama John, compagno dell’università nonchè amministratore delegato della nostra società, finiti gli studi avevamo inventato un’app che in poco tempo è diventata  famosa in tutto il mondo e prima in classifica per i successivi 2 mesi.

Non potevo certo lamentarmi, i soldi non mi mancavano, lavoro stabile e mi ero anche comprato la casa che volevo sulla 5 strada, quella con il terrazzino.

“Birretta al solito posto?” mi chiede.

Il solito posto era il Kapulca, un bar per fighetti, pieno di gente dell’alta finanza, bancari e imprenditori con i soldi del papà. 

Non era affatto il mio bar preferito. Anzi. 

Io ero stato catapultato in un mondo più grande di me, venivo da una piccola cittadina nello Utah, volevo avere una vita tranquilla e grandi sogni, un papà poco presente che di certo non mi aiutò, non ero fatto per tutto questo. John si invece, Newyorkese, papà imprenditore, mamma avvocato, era esattamente il suo habitat naturale, così naturale che la Bmw che ho in box me la comprò lui, con il mio conto aziendale. “Perchè un CEO deve avere una macchina importante” mi disse.

Declino l’invito, non ho proprio voglia stasera, vorrei andare al cinema.

Controllo su internet i film, bene, un horror in sala 2. Si va.

Molti pensano sia triste fare le cose da soli, andare al cinema ad esempio, ma in verità, io lo faccio spesso, non so perchè ma mi sembra di prestare molta più attenzione al film ed ai suoi particolari, e mi permette di mangiarmi caramelle in quantità industriale senza che nessuno mi dica nulla.

Che poi visto da fuori sembro solo un 22 enne ricco ed annoiato. Lo sono?

Anche il cinema, come il treno, era vuoto, scontato, martedi sera, spettacolo delle 22, chi va al cinema da solo? IO.

Vado al bar, niente caramelle stasera, prendo solo un’acqua e popcorn piccoli.

Il cinema è piccolo, 3-4 sale, vivo in una piccola cittadina, lontano dai grandi casini delle metropoli, con John scelsi questo posto sia perchè vicinissimo a New York, quindi alla sua famiglia e il centro d’affari per eccellenza, sia per la qualità della vita altissima per un cittadina di 15.000 abitanti, pochi bar, qualche ristorante, gente sempre cortese, era un’altro mondo per noi abituati alla fretta della metropoli, un modo per evadere.

Mentre sto andando alla sala, sento una ragazza discutere in biglietteria, impossibile non sentirla c’era solo lei.

Curiosone come sono, mi avvicino per sentire…

“Ho lasciato il portafoglio a casa! domani giuro ti porto i soldi!”

“Non posso signorina, davvero, potrei andare nei casini…”

“La prego è per l’università, oggi è l’ultimo spettacolo e mi ero dimenticata e per uscire di corsa ho lasciato tutto a casa, la prego ho fatto quasi 1 ora di autobus.”

1 ora di autobus? da dove arriva questa ragazza? dalla foresta? Non c’erano altro che foreste qui intorno, quindi non riuscivo a collegarla geograficamente.

La squadro un attimo, stivaletti di pelle neri, Jeans strappati, una maglietta nera stropicciata e una felpa verdona con il cappuccio. Era abbastanza carina, non proprio il mio tipo, sui 20 anni, capelli un pò scompigliati, una coda che forse la facevo meglio io da ubriaco e sembrava anche molto stanca. Non era proprio in gran forma.

Mi avvicino, preso del mio istinto da super eroe e porgo alla cassiera 5 dollari per il biglietto e le sorrido.

Lei rimane lì impalata, non dice niente, in realtà ha solo la bocca aperta.

La fisso e le dico: “Ehi? tutto bene?” mentre la cassiera strappa il biglietto.

Annuisce qualcosa e blatera cose confuse sottovoce.

Mi metto a ridere, le auguro buon film e buona serata, mi sembrava un pò matta, ma comunque un sorrisetto lo avevo visto sul suo viso e questo era l’importante.

Mi avvio finalmente alla sala, ero ormai decisamente lontano, quando sento un urlo che mi dice di aspettare.

Mi giro e lei corre verso di me a braccia tese, ho pensato il peggio, ma che cazzo fà questa ora? già vedevo i titoli di giornale: STUDENTESSA CON DISTURBI MENTALI FA UNA STRAGE AL CINEMA morto giovane imprenditore.

Passata la visione della mia morte, mi accorgo che in realtà mi sta abbracciando, forte.

Ricambio l’abbraccio e sento un lieve, “grazie davvero.”

La abbraccio anche io e le dico di non preoccuparsi, in fondo non avevo fatto nulla di che.

Mi guarda con occhi dolci, come chi per la prima volta riceve del bene senza nulla in cambio, mi sorride e si avvia alla sala. Questa quello che rimane lì impalato…sono io.

Mi godo il mio film, in sala solo dei 15enni che limonano, un vecchio, secondo me serial killer, e qualche gruppo di amici annoiati.

Esco dal cinema, sentivo qualcosa, come se avessi voglia di incontrare di nuovo quella ragazza.. ma perchè?

La settimana passa in fretta, al lavoro solo casini, Paul il nuovo stagista, dire che non capisce un cazzo è poco, bisogna quasi etichettargli le cose addosso per fargliele ricordare, eppure al colloquio mi sembrava un tipo sveglio.

Cosi sveglio che il secondo giorno riuscì a cadere dalle scale con caffè e fatture contemporaneamente…non avete idea di cosa gli fece John.

Il week end di solito, tornavo dalla mia famiglia nello Utah, ma ero cosi sommerso di lavoro che dissi a mia madre che sarei tornato la settimana successiva, John partì con la sua nuova fiamma, ovviamente temporanea, Celine, modella austriaca conosciuta ad una sfilata, andarono credo a Miami per il week end, non lo so, era suo solito partire a casaccio nel week end mentre io finivo alcune cose, era sempre stato cosi.

Il Lunedì a Charleston era festa, si festeggiava qualche cosa di paese, avete presente quelle feste per famiglie, bancarelle e altre cose SUPER NOIOSE. ecco.

Decisi cosi di andarmene nuovamente al cinema,isolarmi nuovamente da tutto quel baccano, poi odiavo le feste di paese, bambini urlanti, odori di ogni tipo di panino, famiglie ovunque, nonne che ti offrono qualsiasi cosa. NO. NO. NO.

Mentre prendo la Bmw che mi era stata donata da John e mi venne in mente quanto fossi bella al ballo di fine anno, quel vestito rosso non lo dimenticherò mai.

La macchina non aiuta, in radio passano anche “just U” che era la nostra canzone, la ballavamo anche in camera tua come due matti…. qualche lacrima mi scende mentre i lampioni mi illuminano il viso attraverso il parabrezza.

Arrivo al cinema, ma non immaginatevi il solito cinema, questo era sulla 10 strada, una grande insegna luminosa, la biglietteria imponente con il vetro da cui il tizio parlava si affacciava sulla strada, e le solite 4 sale.

Ormai mi ero affezionato a quel posto lontano da NY, non incontravo mai nessuno, non parlavo con nessuno, mangiavo quanto volevo e rimanevo assorto nei miei pensieri….si sono un tipo abbastanza solitario. Ma non con te.

Niente horror stasera, vediamo se cè qualche fantasy, biglietto, 5 dollari e via al bar.

In coda noto una ragazza intenta a scegliere la caramelle dal grande muro zuccheroso, si chiamavo cosi la parete dalla quale ci si prendeva le caramelle.

Improvvisamente mi venne voglia di prendere gli orsetti gommosi, una quantità infinità di orsetti gommosi.

Mi procuro il sacchettino e vado verso la parete zuccherosa, intento a riempirlo per bene di colorati orsetti, non bado alla ragazza di fianco a me, anche se aveva decisamente un’ottimo profumo.

“Ehi, ma ti piacciono proprio queste caramelle!”

Cosa? ma aveva detto a me? Alzo lo sguardo e rimango senza parole….

Era la ragazza della settimana prima, ma… c’era qualcosa in più. Decisamente c’era qualcosa in più. Aveva un vestitino nero al ginocchio, le calze nere e questa volta la coda era perfetta, un aveva un capello fuori posto, e subito mi resi conto del perchè mi rimase impresso il suo sguardo… aveva l’eterocromia.

Aveva un occhio nocciola e uno tendente al verde… non era molto forte come sindrome, cioè non aveva completamente due colori diversi, ma diciamo che si sfumavano decisamente….ed erano anche molto sexy.

“ehi! eh si mi piace un sacco mangiare gli orsetti quando vengo al cinema”

Eh? ma ho risposto davvero cosi? ma sono coglione? a 22 anni mangio gli orsetti al cinema? mi prenderà per uno sfigato cronico… sudavo. tantissimo.

“E tu? ti sei ricordata il portafoglio questa volta?” Le sorrido per sdramatizzare la mia immensa figuraccia

“Assolutamente! anzi grazie per l’altra volta sei stato davvero molto gentile”

“Ma figurati per cosi poco..Comunque piacere Dylan”

“È Vero non ci siamo nemmeno presentati…Io sono Caroline!” Sorrise molto.

DIscutemmo dei soliti clichè di cui parli con gli sconosciuti, lei andava a vedere un pallosissimo film francese sulla storia di una ragazza, e mi chiese invece cosa stessi per guardare io…

MI presi 5 secondi al volo per pensare….Viso molto dolce, poco marcato….ehi..non è truccata, ha solo un pò di mascara, ottimo segno, che labbra cavolo…quello sotto è leggermente più grande, sono belle labbra da baciare secondo me…gli occhi nemmeno a parlarne, ha una piccola cicatrice sulla parte destra del mento, due orecchini poco vistosi e i capelli legati in un elastico rosso.

Ma che profumo usa..pensavo.

Nel frattempo non mi resi conto che la fissavo senza parlare cosi preso da un’irrefrenabile voglia di conoscere quella conosciuta dissi, anche io vado a vedere….come si chiama…

“Aghata” rispose lei.

“Si ecco, quel film li” risposi, accartocciando il biglietto per “La guerra dei robot spaziali”

Tanto nessuno controllava li, voglio dire quattro sale, anche se cambio film, nessuno se ne accorgerà, per mia fortuna.

Ci incamminammo, io e la signorina sconosciuta delle foreste. Dopotutto non sapevo davvero nulla di lei, se non che era piombata nella mia vita per caso.

“Quindi Caroline..dimmi un pò……chi sei?”


FINE Pt1

Leggenda del filo rosso☯️

Wei era un uomo che, rimasto orfano di entrambi i genitori in tenera età, desiderava sposarsi e avere una grande famiglia; nonostante i suoi sforzi era giunto all'età adulta senza essere riuscito a trovare una donna che volesse diventare sua moglie.
Durante un viaggio Wei incontrò, sui gradini di un tempio, un anziano appoggiato con la schiena a un sacco che stava consultando un libro. Wei chiese all'uomo cosa stesse leggendo; l'anziano rispose di essere il Dio dei matrimoni e, dopo aver guardato il libro, disse a Wei che sua moglie ora era una bimba di tre anni e che avrebbe dovuto attendere altri quattordici anni prima di conoscerla. Wei, deluso dalla risposta, chiese cosa contenesse il sacco; l'uomo rispose che lì dentro c'era del filo rosso che serviva per legare i piedi di mariti e mogli. Quel filo è invisibile e impossibile da tagliare, per cui una volta che due persone sono legate tra loro saranno destinate a sposarsi indipendentemente dai loro comportamenti o dagli eventi che vivranno. Queste parole non convinsero Wei che, per sentirsi libero di scegliere da solo la donna da sposare, ordinò al suo servo di uccidere la bambina destinata a diventare sua moglie. Il servo pugnalò la bambina ma non la uccise: riuscì soltanto a ferirla alla testa e Wei, dopo quegli eventi, continuò la sua solita vita alla ricerca della moglie.
Quattordici anni dopo Wei, ancora celibe, conobbe una bellissima ragazza diciassettenne proveniente da una famiglia agiata e si sposò con lei. La ragazza portava sempre una pezzuola sulla fronte e Wei, dopo molti anni, le chiese per quale motivo non se la togliesse nemmeno per lavarsi. La donna, in lacrime, raccontò che quando aveva tre anni fu accoltellata da un uomo e che le rimase una cicatrice sulla fronte; per vergogna la nascondeva con la pezzuola. A quelle parole Wei, ricordandosi dell'incontro con il Dio dei matrimoni e dell'ordine che dette al suo servo, confidò alla donna di essere stato lui a tentare di ucciderla. Una volta che Wei e la moglie furono a conoscenza della storia si amarono più di prima e vissero sereni e felici.

La vidi che mi guardava, con quegli occhi un poco obliqui, occhi fermi, trasparenti, grandi dentro. Io non lo seppi allora, non lo sapevo l’indomani, ma ero già cosa sua. E aggrottava le ciglia, come ragazza un po’ selvatica, come avesse capito che mi stupivo, e quasi dentro sbigottivo, a chiamarla signora.
Sempre rimase poi fra noi quello sgomento.
—  Cesare Pavese, La belva
#storie

I miei genitori si sono separati quando ero piccola, avrò avuto all'incirca 6 anni. Da quel momento ho dovuto maturare e crescere prima del dovuto. Abitavo in un paesino piccolo di montagna, mia madre è Bulgara…e, si sa, i montanari non amano le persone dell'est. È arrivata in questo paesino all'età di 17 anni (la mia stessa attuale età). Era, ed è tutt'ora per avere quasi 40 anni, una splendida ragazza. Aveva le unghie finte e si truccava e quindi tutti l'additarono come “puttana”.Poi conobbe mio padre, e all'età di 19 anni rimase incinta di me. Mio papà ne aveva 21. Io nacqui 15 giorni dopo il suo ventesimo compleanno…il suo piccolo regalo. I miei passarono 5 anni di matrimonio insieme ma dopo questi 5 anni si lasciarono. Da lì cominciò tutto. Erano entrambi molto giovani…mio padre lavorava sempre e quando avevo tempo libero preferiva andare a giocare a calcio che stare con noi. Mia mamma si sentiva trascurata e…bè, essendo una bella donna chi non se ne sarebbe approfittato? Ed ecco il viscido verme di turno…è riuscito a portarsi a letto mia madre. Una volta sola però.Lei cominciò a perdere chili…e chili…e chili…così che un giorno rivelò la verità a mio padre. Decisero di riprovarci. Ma litigavano sempre…davanti a me, si urlavano addosso e i paesani e miei nonni non mi aiutavano granchè… “Ah guarda, la figlia della puttana.” Lo sentivo sempre sussurrare… A scuola era un inferno… Ero in pluriclasse ed ero la più piccola di tutti. Quindi tutti si approfittavano delle due cose. Una giornata erano anni per me. Cominciai ad odiare mia madre. La detestavo. Le davo anche io della puttana. Non posso immaginare il dolore che provava sapendo che sua figlia, la cosa che ama di più al mondo, provava tutto questo odio nei suoi confronti. Non mi perdonerò mai per questo, mai.Ma sapete perchè la odiavo? Ero incitata dagli altri…da mio padre specialmente. Non sprecava un'opportunità per dirmi qualcosa di cattivo su di lei, e lo fa ancora ovviamente. Poi tutto cambiò, l'odio passò e si trasformò in vergogna…e poi in quello che avrebbe sempre dovuto essere. Adesso mia madre è la cosa più importante che ho! Non permetto a nessuno di dire cattiverie su di lei. Nemmeno a quello che dovrebbe essere mio padre. Sapete, quando io avevo bisogno di lui non c'era. Andava a vedere le partite di hockey, se la prendeva con me se era nervoso e ovviamente parlava male di mamma. Adesso si è risposato e ha un figlio di un anno e mezzo. E io? Bè, io lo vedo ogni 2 settimane nel week end. Non ci vado d'accordo…non ho bei ricordi con lui. Ero troppo piccola. Ma una cosa lo so…so quanto lui voleva bene a me e quanto io ne volessi a lui. Ora mi sembra tutto un sogno. Non mi tratta più come una volta. Mi fa sentire incatenata…Una volta gli assomigliavo tanto ma crescendo  ho preso ad avere molte cose di mamma. Sia caratterialmente che fisicamente…e non è contento. “Stai assomigliando sempre di più a tua madre e questa cosa non mi piace.” Mi disse così un giorno, mentre eravamo in macchina. Non so per quale motivo, so solo che mi sentii morire dentro. Cerca di cambiarmi…è come se avessi delle catene che cercano di imprigionarmi in una mente che non è la mia, in dei pensieri che non sono miei, in un modo di fare che non è mio. Non ho diritto decisionale. O è come dice lui o sono “la sua più grande delusione”. Io preferisco essere la sua più grande delusione.Io sono fatta come sono fatta e solo perchè esisto anche grazie al suo sperma non vuol dire che io debba essere il suo burattino. Mi ferisce giorno dopo giorno…questo da ormai 9 anni circa. Ma la sapete una cosa? Ci perde solo lui. Io sono cresciuta praticamente senza padre, solo con il sacrificio di mia madre. Posso resistere il resto della mia vita senza di lui. Non permettete a nessuno di incatenarvi in cose che non vi appartengono… Non permettete a nessuno di trasmettervi il suo odio verso qualcuno che amate… Siate voi stessi senza vergogna, amate chi volete senza dover giustificare il perchè. 

 Fatelo e basta. 

 Rendetevi liberi. 

 -Caro @blackmonn99 

For More : storie

“C’erano una volta due bambini che si odiavano a morte, frequentavano la stessa classe e andavano insieme al catechismo.
Si chiamavano Elisabetta e Matteo.
Matteo in prima elementare aveva tagliato una ciocca di capelli a Elisa e lei, non lo aveva più perdonato da allora. I genitori dei bambini erano in buoni rapporti, così, trovandosi Matteo sempre in casa, alla fine i bambini divennero amici.
Matteo chiese ‘scusa’ ad Elisa per quella famosa ciocca di capelli.
Giunte le medie, durante il primo anno vennero separati, così entrambi fecero nuove amicizie. L’anno in cui facevano la seconda media, la classe di Matteo venne smembrata e lui e un suo compagno furono spostati nella classe di Elisa, che felice della notizia lo presentò ai suoi amici e lo aiutò ad integrarsi.
Poco dopo, Matteo si mise con Irene, la migliore amica di Elisa.
Fu l’anno in cui Elisa iniziava a pensare a Matteo in un modo diverso, solo che non capiva in che modo.
Quando Matteo lasciò Irene per mettersi con un’altra ragazza, se la prese con Elisa e non la parlò più. Lei si mise a piangere e continuò a farlo per giorni.
Matteo allora chiese ‘scusa’ ad Elisa per aver rovinato la sua amicizia.
Era il 2010, ed era il primo anno di superiori. Elisa ormai era cotta di Matteo dall’anno precedente.
Questa volta, quando i due capitarono in sezioni diverse, perchè avevano scelto la stessa scuola, il ragazzo si spostò immediatamente di sezione raggiungendo l’amica.
Matteo ormai non era più un bambino, anzi, era un bel ragazzo e giocava spesso con i sentimenti di alcune ragazze, chiedendo addirittura consigli ad un Elisa che pur di vederlo felice, lo accontentava e lo aiutava… Era il 2012 e Matteo s’innamorò per la prima volta, o almeno lui così credeva. La ragazza in questione si chiamava Giada, era bella, ma non amava Matteo. Sebbene tutte le avvertenze, lo scoprì lui stesso l’anno dopo, quando la vide baciarsi con un altro. Quel giorno, sul treno di ritorno, Matteo piangeva e i suoi amici, Elisa compresa, cercarono di farlo stare meglio. Ma quando Elisa disse «so cosa si prova a vedere la persona che ami, baciare qualcun altro.» il ragazzo si accanì contro di lei dicendole che lei non poteva capire il suo dolore, poiché non aveva mai avuto un ragazzo e che era solo un’amica.
In quel momento qualcosa dentro Elisa si spezzò, il suo cuore.
E quella volta Matteo non sarebbe riuscito a sistemare tutto con un semplice ‘scusa’ come aveva fatto in passato tante altre volte.
Arrivò il 2014, Matteo non capiva il comportamento di Elisa, seppur fossero rimasti amici, lei non lo degnava più di tutte quelle piccole attenzioni che amava tanto e che era solito ricevere da lei. Quando glielo domandò lei lo liquidò con un semplice ‘sei solo un amico, cosa pretendi?’ e ci rimase male sapendo che in fondo aveva ragione. Cosa prentendeva?
Qualche mese dopo Elisa iniziò ad uscire insieme ad un certo Jason, quel tipo gli faceva la corte da qualche mese e aveva deciso di uscirci insieme. Quando andò tutta pimpante a riferirlo a Matteo questi stranamente si arrabbiò. Da qualche settimana aveva capito di provare qualcosa per Elisabetta e adesso lei era fra le braccia di un altro.
Elisabetta e Jason si misero insieme e Matteo fu costretto a vederli insieme ogni santo giorno.
Poi una sera, ubriaco, si diresse verso di lei. - tu mi odi! - le disse. - io non ti odio.- - si invece. È tre mesi che soffro perché vedo che baci un altro. Sei crudele.- - Io ho sofferto cinque fottuti anni per lo stesso motivo. Ci si sente una merda, non è vero? Sono innamorata di te dalla terza media e non te ne sei mai reso conto. Puoi minimamente immaginare quanto abbia sofferto e quanto adesso non possa importarmi un cazzo del fatto che tu stia male da tre mesi? In quel momento a Matteo passarono per la mente tutte quelle volte che aveva visto Elisabetta piangere senza saperne il motivo prima di un suo appuntamento. Gli passarono per la mente tutte le volte che era arrossita per una sua carezza o per un bacio sulla guancia. E alla fine, gli venne in mente quel giorno, sul treno. Quando le aveva urlato che lei non sapeva cosa si provasse a stare male per qualcuno. Era stato così stupido. - Mi dispiace, io non lo avevo capito.- disse mortificato. - Già, non sei mai stato bravo a capire i sentimenti.- Passarono mesi e i due non si rivolsero la parola. Nel frattempo Matteo aveva capito che aveva amato Elisa sin dalle elementari. Sforzandosi si era ricordato che in prima elementare le aveva tagliato quella stupida ciocca di capelli per ottenere la sua attenzione, solo che aveva scelto il modo sbagliato e lei aveva iniziato ad odiarlo. E si ricordò che in prima media si era messo insieme a quell’Irene per passare più tempo con lei, visto che badava solo a quella bambina.
Una sera uggiosa, mentre era solo in casa, suonò il campanello. Andò ad aprire e si trovò davanti ad un Elisa completamente bagnata e in lacrime. - Tu! Tu sei il mio tormento!- urlò. - Ma cosa stai dicendo? Che ho fatto adesso?- -Io ero pronta, giuro, ero pronta. Io è Jason stavamo per farlo e…- -Tu e Jason cosa? Ti ha fatto del male? Perché se è così giuro che a quel coglione io…- -No! Fermati. Non è successo niente perché io…- si bloccò un attimo -perché io è te che amo.- Matteo si piombò sulle sue labbra.
Quella sera fecero l’amore per la prima volta entrambi, lei fisicamente e lui sentimentalmente.
Certo, non era stato il suo primo ragazzo o non aveva dato a lui il primo bacio, ma sarebbe stato l’ultimo a baciare quelle labbra e a toccare quel corpo.”

ossigenomancato