ridiing

A regazzì, stamme a sentì.
Ma davero tu stai a sprecà e lacrime pe uno che nemmeno te considera?
Sai a lui che je frega?
A vita se la gode lo stesso e mesà che è ora che inizi pure tu a fregattene della gente e a vive a vita tua!
Che tanto che te torna a sta male?
Nte vole?
Famosene na ragione!
Troverai pure tu uno che je brilleranno l’occhi solo a vedette, che te farà sentì a principessa de sto monno.
Godemose st’anni che na vorta passati nun tornano più.
Festeggia, fa l’amore, mbriacate e ridi come non hai mai fatto che avoja a te quanto tempo ce sta pe piagne!
Asciugate sti lacrimoni, esci da quella porta e inizia a vive.
Il mondo non gira intorno a nregazzetto che nun te vole, sai quanti te stanno appresso e nemmeno te ne accorgi perchè stai in fissa co qualcuno che preferisce divertisse invece de sta co na persona che je avrebbe dato pure rcore!
Rcore se da solo alle persone importanti, ricordatelo sempre.
Sta persona arriverà quanno meno te lo aspetti e nun me vorrai di che te lo voi fai scappà!
Ridi principè che rsorriso tuo incanta tutta Roma.

- Ilaria Calvani

Ti ho vista la prima volta
ch'era una giornata grigia,
guardavo l'alba dall'autobus
alzarsi sulla brina.
Fermo in coda tra la fila,
viaggiavo tra i pensieri
con in testa le parole
ed in mano una matita.
Ascoltavo un pezzo rap di Fibra,
uno dei primi del duemila,
appuntandone una rima
sul diario della scuola.
“Non ci si annoia per caso”,
diceva nella prima strofa,
ed io che m'annoiavo
notavo che la noia
in quel quartiere era di moda.
Di moda era la droga,
non ci importava dei vestiti,
io giravo con la maglia
di Turbe Giovanili,
il rap lo sentivamo addosso,
come il vento caldo a Maggio,
scioglieva il freddo dentro
anche in inverno a meno quattro.
I miei compagni
senza sogni nel cassetto
ma nella stagnola,
senza verde nelle tasche
ma col fumo in gola.
Io non mi drogavo
a differenza dei miei amici,
poi in quei giorni grigi
vidi il sole nascere dai tuoi sorrisi,
crei dipendenza quando ridi,
e scrissi sui miei libri
“se continui, il mio cuore lo dividi”.
Quella mattina la mia noia
poteva ritenersi morta,
per la prima volta
sentii sbattere l'aorta
più forte della porta
che mi chiudeva il cuore.
Quelle labbra erano l'alba
e quel sorriso il sole,
non sapevo ancora il nome
ma io la chiamavo Amore.
Era la soluzione
a quella monotonia,
scesi alla prima fermata
e attraversai la via,
era ancora là sulla panchina
con la testa china
su un libro di Svevo,
pensavo: “fortunato,
ti sfiora con le dita
come se toccasse il cielo”.
L'effetto che m'hai fatto
ancora non me lo spiego,
pensavo di tornare indietro
mentre mi facevo avanti.
Mi sedetti lì vicino
in silenzio, pochi istanti,
pochi secondi più tardi
riuscii ad incrociare
i tuoi sguardi.
Quelli non erano occhi
ma cerchi di diamanti,
in mari d'iridi, scorsi
che cercavi d'amarti.
Ti salutai chiedendo
se fossi di quelle parti,
bastó un “sì” a donarmi
la voglia di rincontrati.
Sorridemmo entrambi,
la mia musica e i tuoi libri
passarono in seconde parti.
—  cit. pioggia-di-parole ☂Michele Giorgi

Ti avrei dato tutto.
Questo pensavo mentre tornavo a casa.
Non so di preciso cosa sia tutto.
Credo di essere io, tutto.
Ti avrei dato la consapevolezza di essere un grande uomo, perché è quello che penso e tu senti quello che penso senza che te lo dica.
Ti avrei dato tante risate, perché io e te, insieme, ridiamo da far invidia al mondo.
Ti avrei fatto incazzare, perché che palle una vita senza incazzarsi per poi fare pace.
Ti avrei dato sesso, perché l'amore no, quello te lo do sempre senza stare in un letto: quando ti guardo, quando ti parlo, quando ti scrivo, quando piango, quando ti tocco.
Ti avrei dato i discorsi da fare con un'amica, quelli che parliamo per ore e poi alla fine abbiamo ragione entrambi o non ha ragione nessuno.
Ti avrei dato il permesso di prendermi in giro sempre, come fai tu quando mi dici le cose e ridi come un deficiente e ti si vedono tutti i denti.
Ti avrei dato la possibilità di ascoltare delle cose che non ho mai detto a nessuno.
Ma a te si, io a te le volevo dire.
Ti avrei dato il confronto.
Ti avrei dato il conforto.
Ti avrei dato il mare con me.
Ti avrei dato tutti i respiri miei che volevi.
Ti avrei dato le mie lacrime, quelle di quando sono triste perché non lo so il perché.
Ti avrei dato la mia bocca, sempre.
Ti avrei dato i miei occhi che ti guardano e che quando lo faccio tu sai che sei il più bello.
Ti avrei dato la possibilità di amarmi, che non è poco, perché l'ho data solo a un uomo nella mia vita, ma l'ho fatto credere a più di uno.
Ti avrei dato tutta la verità, sempre, perché se ti dico una bugia poi ti dico subito la verità, perché no, non ce la faccio a guardarti se ti ho mentito.
Ti avrei dato i baci in punta di piedi, perché sei lì davanti a me e sei mio ed io sono tua.
Si, credo di essere io il tutto che avrei voluto darti.
Invece, non avrò la possibilità di darti mai più niente.
Questo pensavo, con le lacrime e il mal di testa, quando sono arrivata a casa mia.

che a volte vorrei prendermela io
la tristezza che c'hai
vorrei che facesse male più a me
che a te
vorrei stringerti la mano
e farti sentire che non sei più solo
non sono più sola
ma siamo in due
e che la tua tristezza è anche la mia
la tua felicità è anche la mia
che quando mi dici che stai bene,
sto meglio anche io
che quando ridi
rido anch'io
che quando stiamo bene e stiamo insieme
siamo più leggeri
e non c'è niente che mi fa più paura
perché tu sei con me
e io con te.