ricorre

Aggiungi ai rifiutati

Alle 21.30 il cellulare di mia madre suona.
Non riesce a rispondere perché la chiamata s’interrompe da sé.
Il suo è uno del modelli più semplici (non ha nemmeno la macchina fotografica).
Ma lei non è molto pratica di telefonini: riesce soltanto a effettuare e ricevere telefonate.
Così ricorre al mio aiuto (come sempre).
Vado nell’elenco delle chiamate.
Il numero è lunghissimo e ha come prefisso 080.
Con ogni probabilità è un call center, o comunque qualcuno che intende rompere le palle offrendo qualcosa che sicuramente non le interessa.
Stabilito questo, mi viene un’idea.
Visualizzo la chiamata.
Poi premo il tasto Opzioni.
Scorro le opportunità offerte dal menu.
E trovo una cosina molto ma molto interessante: Aggiungi ai rifiutati.
Questa deliziosa opzione farà sì che il numero in questione non possa più importunare mia madre.
In altre parole, l’ho bloccato.
Questi qui, chiunque essi siano, devono imparare che non si frantumano i coglioni della gente alle nove e mezza di sera.
Perché non sta bene.
Lo dice anche Monsignor Della Casa nell’edizione aggiornata del suo celeberrimissimo Galateo.
Però non ricordo più a che pagina.

Ci sono promesse, che riescono a rimanere intatte anche dopo le perdite, quando le cose non funzionano più, e per non rompersi nuovamente si ricorre alle separazioni definitive e drastiche. Mi ricorderò delle volte in cui scappavo, quasi, di casa, per entrare nella tua e dire: «Casa dolce casa» perché in qualche modo, quella era l'unica casa che sentivo tale. Mi ricorderò dei tuoi occhi, appena mi vedevi spuntare, felici di potermi rivedere dopo mesi di assenza, per esserci ferite, forse, a causa delle mancanze, del mio essere troppo pesante ed egoista, per, senza volerlo, aver pensato più a me che a te. Mi ricorderò delle volte in cui abbiamo cominciato a litigare anche stando insieme e di come quando non sapevamo più cosa dire scoppiavamo a ridere, e dicevamo basta. Mi ti ricorderò del mal di pancia che avevo durante i viaggi, perché vederti era sempre la cosa giusta da fare, e io l'ho sempre saputo. Ci sono persone che guardi e in cui vedi tutto tranne che la fine, gli occhi lucidi di chi a perso prima del previsto e quindi decide di andarsene. Le corse per raggiungersi più in fretta, gli abbracci mancati, cercati, voluti. Gli aeroporti sempre tropo affollati e tu che non ci sei mai. Ci sono promesse che restano tali, tra gli angoli di ciò che è rimasto, dei ricordi che sai non se ne andranno, del fatto che io, te lo dissi, ci ho provato a cambiare, invano, senza alcun tipo di riscontro, ma ci ho provato.
Ci si fa una ragione di tutto, prima o poi. Io, ad esempio, sapevo di essere uscita dalla tua vita da un pezzo, e continuavo a comportarmi come se nulla fosse successo. Come se mi volessi ancora, come se quello che c'era, o era stato, non fosse in grado di cambiare, come dicevi tu: «Il nostro rapporto non potrebbe mai cambiare». E non era così, non c'erano scuse che avrebbero saputo reggere, non c'erano parole e non c'erano mani, non c'erano silenzi, non c'erano lacrime che avrebbero potuto salvarci. Eravamo alla deriva, ed eravamo sole.
Cercai di renderti felice con ogni mezzo, e poi, quel piccolo cerchio di felicità ero comunque in grado di romperlo o riempirlo di male, di tutte quelle cose che tu mi hai pregato di smettere di fare e io inconsciamente ho fatto comunque. Ci sono promesse che sono promesse, che non cessano di esistere neanche dopo. Ci sono legami che sono lunghi una vita, pur non essendoci più. Ci sono promesse che non sono banali, e stupide. Tu sei la promessa. Quella che continua ad esistere quando le cose vanno male, e la fine è alle porte.
Mi rendo conto che per sempre sia un tempo alquanto lungo per portarti dentro, eppure non c'è nessuno che si merita quanto te di rimanermi sulla pelle per sempre.

anonymous asked:

in realtà non lo so mi prende in braccio, mi abbraccia mi ha baciata più di una volta ma poi ricorre sempre la frase" ricordati della tedesca" non so cosa pensare...

Parlane con lui, magari sei solo un'amica, magari prova attrazione fisica, piangere non serve a niente

Oggi 20 agosto ricorre il giorno dell'indipendenza dalla Francia del Burkina Faso, sono passati 50 anni ma sembra ieri, come passa il tempo: a tutti i burkiniani di cielo di terra e mare, ammarati vanno le nostre più sentire felicitazioni da parte mia e di Dj Ax. Ne approfittiamo per salutare il bassista di Elio e le Storie Tese: Faso che, guarda caso, compie gli anni pure lui. Auguri! Buongiorno!

3

[Cazzi miei] Oggi ho qualcosina di cui essere contento. Dopo tre mesi sono riuscito a finire un romanzo. Romanzi, quelle cose durano centinaia di pagine e ci si devono spendere ore della propria vita. Non hanno figure, non finiscono in un’ora. Insomma, non un fumetto. Un romanzo. Che dopo mesi in cui non riuscivo a concentrarmi su nulla di più lungo di un fumetto (possibilmente che si leggesse in un’ora), è qualcosina. Oggi ho pure voglia di provare a dare un senso a questo loculo tumblr. Cosa non si fa pur di non lavorare.[/Cazzi miei]

Revelation Space è l’ambizioso romanzo d’esordio di Alastair Reynolds, fisico dell’Ente Spaziale Europeo prestato alla fantascienza hard. Tutte caratteristiche che si sento profondamente nella lettura.

Come molti esordienti Reynolds è prolisso (delle 560 pagine, almeno 200 potevano essere risparmiate) e ricorre a trucchi narrativi non particolarmente eleganti (non si contano le volte in cui il narratore onnisciente stacca la telecamera da un dialogo in cui stava per essere rivelato un importante dettaglio, per poi recuperarlo in un altro dialogo decine se non centinaia di pagine dopo). Come molti esordienti Reynolds mette un sacco di carne sul fuoco rischiando poi di non concludere tutto in maniera soddisfacente. Infine, come molti scrittori di fantascienza hard, tende a interrompere la narrazione per imporre qualche spiegazione tecnico-scientifica che, quando va bene, ha il piglio del divulgatore. Quando va male si avvicina all’incomprensibilità.

Per la cronaca, ho letto il libro originale in inglese, edito da Gollancz. In italiano è stato pubblicato in due volumi su Urania 1550 e Urania 1553 con i titoli di Rivelazione 1 e Rivelazione 2. Ad oggi, non è ancora disponibile l’ebook.

Seguono spoiler minori

Quanto è hard?

Secondo la Scala di Mohs della Durezza della Fantascienza, Revelation Space si muove attorno al Grado 3. Il lato hard è rappresentato principalmente dalla ricostruzione di un universo dove l’umanità ha raggiunto diversi sistemi solari ma viaggiando sui tempi lunghissimi della quasi-velocità della luce. Niente iperspazio, niente saltelli da una parte all’altra della galassia. La parte più interessante è ovviamente l’asimmetria tra le popolazioni che vivono in “tempo normale” e che invece vive sui tempi dilatato dei viaggi lunghi decenni in ibernazione.

Qua e là Reynolds non manca di applicare le giuste dosi di Phlebotinum, soprattutto per quanto riguarda le parti più “cyberpunk” riguardanti la costruzione di ibridi uomo-macchina, la copia di coscienze individuali come se fossero software e così via.

Ma poi, vale la pena di leggerlo?

Con tutti i difetti ampiamente citati, si. L’universo tratteggiato da Reynolds ha dei forti elementi di fascino e, come da tradizione dell’hard sci fi, finisce per illustrare un mondo dove il “cattivo” non è tanto l’individuo umano quanto le leggi stesse dell’universo. A tratti la costruzione riesuma alcune concezioni lovecraftiane, che a loro volta erano una metafora della fine del positivismo e della presa di coscienza su alcune cose poco piacevoli su cui riflettere, come l’inevitabile morte termica dell’universo. Ma prima di svisare troppo su questi ragionamenti magari è meglio leggere gli altri romanzi del ciclo.

Rimanendo su un piano più esplicito, Revelations Space mette insieme questioni affascinanti come il contatto con l’Altro inteso come alieno (in maniera decisamente più “pop”, ma in qualche maniera ricordando La Voce del Padrone di Stanislaw Lem), la ricostruzione di mitologia e realtà attraverso l’archeologia e nientemeno che una soluzione del Paradosso di Fermi (in maniera simile a una nota serie di videogiochi avviata qualche anno dopo la pubblicazione del romanzo).

Non tutti i personaggi mi sono sembrati “riusciti a tutto tondo”. In particolare, del Triumvirato solo Volyova mi ha trasmesso un senso di realtà, gli altri due elementi rimangono abbozzati sullo sfondo. Risalta molto bene invece la figura tragica del protagonista, Dan Pascale, guidato da arroganza e sete di conoscenza.

Una citazione (con spoiler di un certo livello)

Patterns resolved in the walls of the shaft, areas of crystal beginning to glow a little more intently than the rest. The patterns were so vast that Sylveste did not immediately recognise them for what they were: vast Amarantin graphicforms. […]

‘What are they telling us?’ Calvin asked.
‘That we’re not welcome,’ Sylveste said, half astonished that the graphicforms spoke to him. 'To put it mildly.’ […]

He was still trying to deal with the certainty of that feeling when the closest of the graphicforms detached from the shaft, leaving a hollow recess where it had been a second earlier. Others followed; whole words, clauses and sentences unpeeled from the shaft and loomed around him, vast as buildings, circling Sajaki and Sylveste with raptorial patience. They floated free, suspended by some unguessable mechanism invisible to the suit defences; no gravitational or magnetic fluctuation. For a moment Sylveste was stunned at the sheer alienness behind the objects, but then he grasped that there was a kind of indisputable logic at play here. What made more sense than a warning message which, when transgressed, enforced itself?

Hu è il cognome più diffuso tra i nuovi imprenditori lombardi

Hu è il cognome più diffuso tra i nuovi imprenditori lombardi


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“Andrea Hu” sono il nome e il cognome più diffuso tra i titolari lombardi di nuove imprese nate nel 2015. Andrea è infatti il nome che ricorre più spesso tra gli imprenditori che hanno aperto una ditta individuale tra gennaio e agosto del 2015 mentre è il cinese Huil cognome più ricorrente scorrendo il Registro imprese. È quanto emerge da elaborazioni dell’Ufficio Studi della Camera di…

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Sicurezza Airshow: 27 anni fa il tragico incidente di Ramstein
Roma, 28 ago. (askanews) - Settanta vittime e centinaia di feriti. Un bilancio pesante quello dell'incidente aereo di Ramstein in Germania - di cui oggi ricorre il 27° anniversario - che vide protagoniste le Frecce Tricolori impegnate nell'ambito dell’ Airshow “Flugtag ‘88”. L'incidente del 28 agosto 1988 - nel quale persero la vita anche i piloti dei tre velivoli coinvolti, il tenente colonnello Mario Naldini, il tenente colonnello Ivo Nutarelli e il capitano Giorgio Alessio - torna alla memoria con maggiore intensità dopo i morti e i feriti registrati negli ultimi giorni durante o in preparazione di alcune manifestazioni aeree.
Il 20 agosto in Slovacchia la collisione tra due aerei leggeri che effettuavano un test in vista di un airshow previsto tre giorni dopo e che trasportavano quaranta paracadutisti; il bilancio è di 7 vittime, 4 membri dell'equipaggio e 3 paracadutisti. A distanza di appena due giorni, il 22 agosto, durante l'Airshow di Shoreham, nel sud dell'Inghilterra, un jet Hawker Hunter degli anni '50 si schianta sull'autostrada colpendo alcune automobili; 11 le vittime accertate, molti feriti. Il giorno dopo sui cieli di Dittingen, vicino Basilea in Svizzera, lo scontro tra due aerei impegnati in un'esibizione; i media locali parlano di almeno una vittima.
Il tema della sicurezza delle manifestazioni aeree dunque torna, tragicamente, a imporsi. Anche in vista dell'appuntamento con il 55° anniversario delle Frecce Tricolori che si celebrerà a Rivolto (Udine) il 5 e il 6 settembre. “Posso assicurare che non abbiamo lasciato nulla al caso” ha assicurato il generale Maurizio Lodovisi, comandante la Squadra Aerea, presentando alla stampa la manifestazione. Il volo, in tutte le sue manifestazioni, - ha aggiunto - è per se stesso un'attività umana con rischio. “Ma l'aeronautica ha numeri tra i più bassi”.

anonymous asked:

1-8

1. Faresti mai sesso con l’ultima persona che ti ha inviato un messaggio ?
Sì, ahah
2. Hai parlato con un tuo ex ultimamente ? 
Eeeeh.
3. Hai perso la verginità ? 
Forse.
4. Per te è difficile fidarti delle altre persone ? 
Abbastanza.
5. Hai filtrato con la persona che ti piace di recente ? 
"Filtrato", comunque sì.
6. C’è qualcosa per cui sei eccitato/a ? 
Al momento no.
7. Cos’è successo la scorsa notte ? 
Avevo un diciottesimo.
8. Ti dà fastidio quando qualcuno usa il proprio corpo per ottenere qualcosa ?
Ognuno usa le proprie armi.
Chi è limitato mentalmente, ricorre all'uso del corpo. Questo per la maggior parte dei casi, poi ci sono persone che fanno l'eccezione.

Jim Belushi si unisce al pilot “Urban Cowboy”

Jim Belushi si unisce al pilot #UrbanCowboy

Jim Belushi che attualmente ricorre nella miniserie HBO Show Me a Hero ha già prenotato il suo prossimo progetto in TV nel pilot per l’adattamento del film anni ’80 con John Travolta, Urban Cowboy. Scritto e prodotto da Graig Brewer la “rivisitazione moderna” targata Fox seguirà Kyle e Gaby, due giovani sfortunati amanti che seguono i loro sogni e passioni nel fascino del moderno Texas. Si…

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I Sensi dell’Arte e della Fede - 600 anni del Convento di San Giuliano a L’Aquila

I Sensi dell’Arte e della Fede – 600 anni del Convento di San Giuliano a L’Aquila

L’Aquila – Veduta del convento di San Giuliano La mostra è mirata a valorizzare il patrimonio storico, artistico e culturale del convento di San Giuliano a L’Aquila – di cui ricorre il sesto centenario della fondazione, avvenuta nell’anno 1415 – mediante l’esposizione di dipinti, documenti, pergamene, oggetti liturgici e di culto, databili tra il XIII e il XIX secolo. L’associazione Aquilartes,…

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Roccella (Ap): al momento accordo impossibile su unioni civili

Roma, 27 ago. (askanews) - “Non c'è alcun accordo possibile sulle unioni civili se non c'è, come premessa, un'assoluta chiarezza sui figli, e quindi su adozioni alle coppie gay e utero in affitto”. Lo dichiara in una nota Eugenia Roccella, parlamentare di Area Popolare (Ncd-Udc).
“Chiediamo - prosegue - che nella legge sia inserito il divieto di commercializzazione del corpo umano e della genitorialità, e che ci siano sanzioni per chi vi ricorre, anche all'estero. Su questo punto c'è un vasto consenso nel paese, e il parlamento deve tenerne conto. La verità è che il ddl Cirinnà non è fatto per riconoscere diritti ai conviventi, diritti in larga parte già esistenti, ma per consentire alle coppie gay di avere figli attraverso il nuovo mercato che si è creato intorno alla fecondazione assistita. Oggi si possono avere, tecnicamente, fino a 6 genitori, tra biologici, genetici e sociali: noi chiediamo di tutelare l'interesse dei bambini, che devono avere una mamma e un papà, e chiediamo di condannare le nuove pratiche di sfruttamento delle donne con un divieto esplicito, che valga anche per i fruitori e non soltanto per gli operatori, come accade - conclude Roccella - con le sanzioni attualmente previste dalla legge 40”.

L'Osservatore Romano s'inchina alla bellezza di Ingrid Bergman

(AGI) - CdV, 26 ago. - L'Osservatore Romano rende omaggio alla bellezza di Ingrid Bergman, la straordinaria icona del cinema europeo della quale ricorre il centenario della nascita e il 34esimo anniversario della morte. E in particolare ricorda, in un articolo, “quelle quasi impercettibili fossette sulle guance che hanno incantato, e continuano a incantare, generazioni di spettatori”. “A quelle fossette s'inchino’ anche Hollywood”, scrive il quotidiano della Santa Sede che le considera espressione di “un'intrigante miscela di fascino, dolcezza e classe, condita dalla disarmante capacita’ d'interpretare un'ampia gamma di ruoli”. Tutto questo, conclude, “ha fatto di Ingrid Bergman una delle icone piu’ rappresentative del cinema: icona che il passare del tempo non ha scalfito, ne’ appannato”. (AGI) .

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Come investire in questa fase? Stop ai beni rifugio, meglio la liquidità

Roma, 26 ago. (AdnKronos) - I beni rifugio non esistono più. Tanto vale, in una fase come questa di grande instabilità finanziaria e bassissima inflazione, tenere il denaro liquido. Come dicono gli inglesi, ‘Cash is king’. E’ l'indicazione che ricorre fra gli addetti ai lavori, che guardano solo al mercato obbligazionario, in particolare ai titoli di Stato europei, se devono suggerire un approdo sicuro per quegli investitori che non vogliono rimanere fermi, di fronte alle nuove turbolenze che derivano dallo 'scoppio’ della bolla asiatica. Più in generale, la regola base resta quella di differenziare il più possibile il proprio portafoglio.
LA LIQUIDITA’. Se non proprio nel materasso, il posto più sicuro per il denaro sembra essere il conto corrente. Il vero rifugio, nell'incertezza di questi giorni, è la liquidità. Con l'inflazione vicina allo zero, l'attesa di tempi migliori è la strategia suggerita da diversi esperti del settore.


LE OBBLIGAZIONI. E’ il mercato che meno è stato toccato dalla valanga cinese. Anche grazie agli effetti del Qe della Bce che continua a far sentire i suoi benefici sul mercato. Sono in particolare i Titoli di Stato dei Paesi europei, superata la fase acuta della crisi greca, a garantire, pur con rendimenti particolarmente bassi, un investimento sicuro. Almeno per quanto riguarda le scadenze brevi.
ORO E DIAMANTI. Considerati beni rifugio per eccellenza, in questi ultimi mesi hanno registrato un consistente trend al ribasso. Per i diamanti, la scelta di tagliare i prezzi da parte di diversi grandi produttori è stata finalizzata a sostenere la domanda. Per l'oro, l'eccesso di offerta ha determinato un consistente calo delle quotazioni.
LA SVIZZERA. Se il Franco svizzero nelle ultime settimane si è indebolito rispetto all'Euro, perdendo di fatto il suo tradizionale appeal di valuta rifugio, i gestori stanno focalizzando la loro attenzione sul mercato azionario elvetico. Fuori dall'area Euro, con alle spalle un'economia solida e al riparo dalle turbolenze finanziarie, le forti multinazionali quotate in Svizzera restano uno dei pochi riferimenti sicuri.
Approfondimento Adnkronos per Yahoo

la regola del semaforo

(nella foto: Dancing traffic Light. Fonte)

Treviso centro. Attraverso la strada, con semaforo rosso. Naturalmente non c’è nessun veicolo in arrivo. Con me una ragazza asiatica, che esclama: “..But it was RED!
Stupefatte. Entrambe.

Questa piccola storiella mi dà da pensare: che sia tutta un’italianità considerare il semaforo rosso solo uno strumento utile, che suggerisce un comportamento, anziché un dispositivo di controllo, e a cui si ricorre applicando le nostre capacità di discernimento e valutazione?
(Solo a me - e forse ai miei connazionali - sembra profondamente logico e sensato attraversare a strada deserta, come pedone, anche se il semaforo è rosso?) . Magari qualcuno vorrebbe risolvere il busillis perfezionando il congegno (il semaforo) dotandolo di sensori di presenza di ultima generazione (sono certa che la cosa ecciterebbe gruzzoli di studenti infatuati di una idea, perversa, di progettazione). Per delegare allo strumento ancora un’altra decisione e ridurre la nostra responsabilità (o impegno a pensare). Per essere disciplinati cittadini senza quotidiano esercizio di valutazione e critica, per compiere un passo in più verso l'affido nelle braccia della grande mamma tecnocrazia (orsù… è per la nostra sicurezza!). Ma non è solo questo; e si tratta solo di un semaforo in un centro storico.
È il rapporto con la regola. Ne parlavo per l’appunto con un simpatico collega tedesco.
Cos'è una regola? Non è forse un'indicazione, un qualcosa creata e accettata da un collettivo di persone, e che per tanto da queste persone può essere contestata e cambiata?
Inoltre, non è nei miei diritti valutare intellettualmente le regole?
Non è nelle mie facoltà interpretarla?
Nel momento in cui ho tutte le capacità e le informazioni per muovermi e capire il contesto in cui viene applicata, posso prendermi la responsabilità di agire interpretando la regola. Il semaforo pedonale non serve a garantirmi un attraversamento sicuro e veloce? Nel momento in cui non c'è traffico il semaforo non serve più, ritorna la mia capacità di valutazione. (Nel momento in cui mancano le condizioni per cui la regola era stata creata, questa può essere considerata sospesa).


PS. Quando sono al volante, non passo mai a semaforo rosso (almeno per i primi 3 minuti).