ricordi sbiaditi

Per tutto quel tempo
non ci siamo mai amati
mai tenuti
niente è accaduto,
l'amore non è accaduto
è passato
e non ci ha neppure guardati
come facevamo
a passarci di fianco?
a non notarlo?
ad essere così ciechi
ricordi sbiaditi
di tempi bellissimi
perduti
ormai
non ci riconosciamo più
non più
ci sentivamo invincibili
in un mondo che
ormai
non ci vuole più.
—  Alice Giaquinta
Non capitava spesso, anzi diventava sempre più raro.
Era passato così tanto tempo dall'ultima volta che ci eravamo visti. I tratti del suo viso nella mia mente erano sempre piú sbiaditi e ricordi di noi sempre meno limpidi.
Eppure, un giorno, non importava se fosse mattina, pomeriggio, sera o notte ritornava tutto.
E piangevo, Cristo, quanto piangevo.
Ma no, non mi mancava.
Da tempo ha smesso di mancarmi.
Io stavo bene, avevo conosciuto altri ragazzi e a qualcuno mi ero anche affezionata. La mia vita non andava male.
Peró poteva andare meglio con lui.
Poterne fare anche a meno, non per propria volta, ma averne un bisogno disperato.
—  dietrounsorrisotuttaunastoria

Ti ho pensato ogni giorno.
Ogni singolo giorno per due anni.
E solo stasera ho deciso di fare una scelta.
Quante possibilità ti ho dato?
È stata la prima domanda.
Troppe.
È stata la risposta.
Sono innamorata di te?
Sono innamorata dei ricordi.
Non ci ho pensato neanche un attimo.

È da un po’ che non ci sei.
I ricordi ormai sono sbiaditi.
Non erano nulla di nuovo, sempre lo stesso disco, e a forza di rivederlo si è rovinato.

Non mi ricordo più la tua voce.
Mi ricordo i tuoi occhi solo guardando le foto.
Se penso ai nostri baci non ricordo più il tuo sapore.
Neanche la sensazione di prenderti per mano.

Ma non scorderò mai che ti ho amato.
Come Blair e Chuck, non scordare.
Come solo a 15 anni si sa fare.
Il primo amore che non si sposa mai.

Ora lasciami andare.
E non mi cercare.

ti guardo e ripenso a quando avevo quattordici anni e tu quindici, a quando quel giorno di Novembre mi sei andato addosso a scuola, e penso che in fondo non siamo neanche poi così cambiati: sei un po’ più alto e meno stupido, io sono più carina e leggera, ma quello che dicono i nostri occhi quando si incrociano è sempre lo stesso.
quando sentivo dire che esistono storie che non si sa perchè non riescono a finire, mai avrei detto che la nostra fosse una di quelle. tu eri il classico strafottente ed io ti ho amato come si può amare a quattordici anni, di un amore puro e sincero, ma non per questo meno importante.
quando ti guardo penso che in fondo non ho mai amato qualcuno come ho fatto con te. sono cresciuta, ho avuto storie importanti piene di amore, ma mai e ripeto mai, ho amato forte come ho fatto con te. forse perchè è vero che il primo amore è una condanna, che dopo non è più la stessa cosa, che non si dimentica mai. io di certo non ho dimenticato. ricordo tutto. ogni giornata, ogni momento con te. alcuni ricordi sono sbiaditi e vorrei veramente poter tornare indietro a sbirciare come ci guardavamo. vedere se mi guardavi come fai adesso e se mi sorridevi come hai fatto poco fa.
una cosa però la ricordo benissimo, mi baciavi sempre tu. e io aspettavo.
ora mi guardi e sembriamo di nuovo ragazzini, ti guardo e mi viene voglia di sdraiarmi sul letto accanto a te che mi fai il solletico e mi prendi in giro per la mia risata. ti guardo e mi accorgo che quella voglia ce l'hai anche tu, ma una cosa è cambiata: non mi baci più. o almeno non subito, almeno non oggi.
magari mi baci domani.

Ti ho pensato ogni giorno.
Ogni singolo giorno per due anni.
E solo stasera ho deciso di fare una scelta.
Quante possibilità ti ho dato?
È stata la prima domanda.
Troppe.
È stata la risposta.
Sono innamorato di te?
Sono innamorato dei ricordi.
Non ci ho pensato neanche un attimo.
È da un po’ che non ci sei.
I ricordi ormai sono sbiaditi.
Non erano nulla di nuovo, sempre lo stesso disco, e a forza di rivederlo si è rovinato.
Non mi ricordo più la tua voce.
Mi ricordo i tuoi occhi solo guardando le foto.
Se penso ai nostri baci non ricordo più il tuo sapore.
Neanche la sensazione di prenderti per mano.
Ma non scorderò mai che ti ho amato.
Come solo a 15 anni si sa fare.
Il primo amore che non si sposa mai.

Talvolta,
il cielo mi parla,
e ti ritrovo nei ricordi
perduti e sbiaditi.
Ti sento tra le foglie
avvolte dal vento,
desidero toccarti,
ma non posso.
Desidero urlarti
di tornare tra i miei giorni,
ma i miei desideri
non contano più,
semmai abbiano mai contato
qualcosa.
Per te,
contavano.
solo per te,
loro contavano.
Davvero.

ioteeilmare

Stamattina la casa sembrava così vuota senza te, Amèlie.
Sembrava così vuota che qualsiasi cosa io facessi, qualsiasi cosa io pensassi, il ricordo di te mi distraeva e confondeva più del solito.
«Mi piacerebbe farti un ritratto», sussurrai tra i tuoi capelli sottili una sera, e da allora la tua immagine mi ha perseguitato. I tuoi denti bianchi e diritti, i nei sparsi sulla tua schiena come piccole costellazioni, le dita affusolate.
«Non mi lascerai mai, vero?» azzardasti mentre con le labbra percorrevi i lineamenti del mio volto ed io scossi immediatamente il capo, «Mai» risposi senza fiato seguendo minuziosamente i tuoi movimenti.
Chi l'avrebbe mai detto, Amèlie? Io di certo no, tu neanche vero?

La notte non dormo molto, mi capita ancora di svegliarmi all'improvviso e di cercarti dall'altra parte del letto; mi capita d'aver più freddo del solito e non ci sono le tue gambe ad intrecciarsi con le mie. Provo a chiudere gli occhi più volte ma il respiro cadenzato e pesante di te che dormi, m'è rimasto incastrato tra i pensieri e se prima era una rassicurazione, ora è diventata solo una tortura.
E ci ripenso spesso, Amèlie; ripenso a quando ti urlavo contro di odiare il tuo disordine, il tuo lasciare in giro ogni cosa: ma ora come te lo dico che vorrei ritrovare tutti i tuoi vestiti sul letto e le polaroid tra i cereali e il latte al mattino? Come te lo spiego, che non m'importa se metti le mie camice e che invece mi fa sentire più uomo, il tuo profumo impigliatosi nel tessuto, che mi fa sentire meno solo il portarti addosso tutto il giorno?
Già ti immagino lì, sola e immobile davanti alla finestra con lo sguardo fisso sull'asfalto ormai innevato, lì ferma a chiederti da dove escono tutte queste domande, tutte queste parole.
Cercherai confusa di capire da quando ho imparato a dar voce ai miei pensieri più nascosti, ti domanderai dove abbiamo sbagliato e come mai non siamo riusciti a capirci quando più ne avevamo bisogno. Darai la colpa a me, al mio orgoglio e al mio mutismo, darai la colpa a te, alla tua fragilità e ai tuoi isterismi, ma lascerai perdere subito dopo e tornerai alla tua vita, alle tue frenetiche giornate, al tuo non fermarti mai.
Ci penserai ogni tanto ma saprai accantonare facilmente quei ricordi sbiaditi che inevitabilmente le proveranno tutte per ritornarti alla memoria. Col passare del tempo dimenticherai il sapore dei miei baci, la mia ossessione per i tuoi occhi grandi ed espressivi, il modo in cui la mia voce carezza il tuo nome. Dimenticherai i litigi giornalieri e il fare l'amore alle tre del mattino, quando la città stanca dormiva, mentre noi affamati d'affetto, non riuscivamo a fermarci, famelici e ingordi.
Dimenticherai l'imbarazzo che provasti la prima volta che ti feci un ritratto, e dimenticherai le foto che mi facesti mentre dormivo tra le tue braccia quella volta in campeggio, con la testa sul tuo petto seminudo e i capelli in disordine.
Ma io come farò? Come farò a dimenticare quella piccola cicatrice che ti segna da anni il seno sinistro, le tue mani fredde che percorrevano la mia spina dorsale, le poesie che nascondevi in tutta la casa come ricompensa, ‘per migliorarti la giornata’ spiegavi sorridendo? Come farò a dimenticare i tuoi discorsi insensati sullo spazio e le tue strane teorie sulla clonazione? I progetti, i sogni condivisi e i viaggi organizzati.. come potrò dimenticare tutto ciò che mi ha legato -anche inconsapevolmente- a te?
Stamattina la casa sembrava così vuota senza te Amèlie, che per un attimo ho pensato di venderla. Louis dice che è la cosa giusta da fare, che devo provare a ritornare alla mia vecchia vita, io non ne sono poi tanto sicuro, come glielo spiego che la mia vecchia vita è insieme a te e alla tue insicurezze nascoste, Amèlie?

Decidendo d'andare via, hai scelto anche di spogliarmi di ogni emozione.
Ma come ti dicevo, chi l'avrebbe mai detto, Amèlie? Io di certo no, tu neanche vero?

Tormentami il cuore
sii per lui un protettore.
Racchiudilo al sicuro,
io è un po’ che lo trascuro.

Fra le macerie di un cuore spezzato,
in un mare in tempesta,
cerco il tuo sguardo mozzafiato,
l'unico riuscito mai a tenermi testa.

Manchi e non riesco a smettere di pensarti,
ti cercherei se avessi la certezza di trovarti.
Ma oggi non ci sei
e se ci fossi
non saprei
se saresti
come ti vorrei.

Ripenso ai nostri corpi uniti,
i nostri sguardi incastrati.
Ci pensi mai?
Sono impazzita per amarti.


I ricordi sono sbiaditi,
ma dentro di me
dopo tante lacrime finitesi sopra
ancora
fortemente indelebili.

—  Cristiana De Sciscio
Siam fatti di ricordi sbiaditi dalle lacrime,
di realtà velate dal sogno,
di illusioni troppo frequenti
e parole scritte nelle ultime pagine dei quaderni di scuola. Siamo giovani troppo cresciuti, giovani sbagliati, influenzati,distrutti. Siamo quelli delle notti passate ad aspettare l'alba e tutta la vita ad aspettare la felicità.
—  sognoancora
Con il tempo ci avevo fatto anche l’abitudine alla tua mancanza, pensa un po’.
Ci convivevo quotidianamente facendomi solo del male rimurginando su “come sarebbe andata se”.
Poi, però un giorno è successo qualcosa:con un movimento impercettibile e letale quel peso che avevo sul petto, il fardello della tua assenza che mi trascinavo appresso da mesi, è scivolato via.
Mi sento leggera, viva.
Non ci sono voluti grandi cambiamenti, grandi arrivi, grandi giorni o nuove presenze nella mia vita. No.
È bastato il tempo.Non so dire se ho aspettato a lungo,poco o il giusto.
So solo che è arrivato il momento. Questo momento.
Si è indebolito il dolore,il tuo ricordo ha cessato di lacerarmi il petto, il tuo nome non mi fa effetto e i tuoi occhi? Beh, io non li ricordo più.
Le tue mani sono tra i miei ricordi sbiaditi e la tua voce è simile ad un eco lontano.
Ma, hai smesso solo di farmi del male.Non lascerò che tu venga dimenticato perché forse siamo sbagliati, troppo giovani, troppo testardi.
Ma siamo noi e tu che hai tirato fuori il meglio di me, sappi che comunque vada cercherò di dimenticare quello che sei adesso.
Ma non dimenticherò mai quello che sei stato per me.
Quello che eravamo “noi”.Mai.

Oggi mia zia ha scritto questo su Facebook. Sono passati esattamente 14 anni da quando se n’è andato e mi mancano ancora le parole. Avevo 4 anni quando è successo, non ricordo più la sua voce e i suoi ricordi sono troppo sbiaditi, ma darei la vita per poterlo riabbracciare anche solo una volta. Io sono una delle due gemelle che aspettava, sono una delle sue figlie in braccio della foto.
Ti amerò per sempre, ciao papà.

Ti ricordi quelle nottate passate a lagrimar, a consolarci e rincuorarci a vicenda, ormai son solo ricordi, sbiaditi come il mio disegno fatto in prima elementare, attaccato sul muro della mia stanza. Ci siamo amati e ci siamo fatti tante di quelle promesse che quasi non riesco più ricordarle, ed io non dimentico mai le cose importanti. Ma adesso quelle promesse dove sono finite, si sono cancellate lentamente come i tuoi sorrisi; quei sorrisi così profondi che ci sarei potuto cascare dentro. Ancora conservo le tue foto, sono riposte in un cassetto che ormai non apro più per paura di ricadere nell'ombra del passato, perché tu nel presente non ci sei più. Avrei voluto cancellare un po’ di tutto nella mia vita, ma non credo che riuscirò a farlo perché anche se non ci sei, ho il bisogno di saperti lì… lì nel mio cuore, fra quei ricordi.
Tornano tutti.

Tornano quando ti sei abituato alla loro assenza, quando ormai i tuoi cocci sul pavimento sono stati raccolti, quando i ricordi sono così sbiaditi da risultare illeggibili, quando la porta che avevi accostato nell'ingenua speranza di un ritorno si arrugginisce..

Tornano tutti, porgendoti fiori orlati di scuse, aprono usci che non ricordavi nemmeno aperti e mentre quei cardini arrugginiti cigolano.. Stridi un pò anche tu.

Fissai il muro bianco per un po’.
Ero assorta nei miei pensieri.
Diciamo che, questi momenti mi capitano spesso.
Pensare.
Pensare.
Pensare.
Forse è la cosa che mi riesce meglio, pensare dico.
Che poi però (sempre pensandoci) alla fine il “pensare” è quello che mi avvelena dipiù assieme ai ricordi seppure sbiaditi.
L’uomo è così masochista, pensavo.
Si distrugge da solo e poi commisera chi fa altrettanto.
L’uomo è masochista per diversi motivi, ma la cosa più crudele, pensavo, è il fatto di sottoporre la propria mente a torture continue quali i ricordi e il pensiero.
Immaginiamo cose, pensiamo cose che magari ci piacerebbe fare, o che ci sono accadute, o che vorremmo “riparare” portarle ad uno stato migliore di quel che sono.
Eppure rimaniamo fermi, immobili, senza fare nulla.
“L’uomo è così masochista”, pensavo.
E in quello stesso istante stavo distruggendo anche me stessa.
—  comericordisbiaditi