Un giorno pensai ad alta voce e dissi:
«Mi fai tremare.»
Lui mi guardò impaurito, perso.
Sorrise nervosamente, estraendo velocemente una sigaretta dal pacchetto.
«Fa piuttosto freddo in questi giorni.» Disse mentre armeggiava con l'accendino che non ne voleva dì che sapere di funzionare.

«Il freddo è irrilevante quando a tremare è il cuore.»

Si bloccò.
L'accendino gli cadde dalle mani.
Potei notare un piccolo sorrisetto nascere sulle sue labbra.
Scosse la testa e si concentrò a fissare l'oggetto in terra.

«Tu sarai la mia rovina.» Lo sentì sussurrare.

—  ildiavolobaciadadio.
È strano sai?
Quando la gente mi chiede di te sono tranquilla nel dire che non parliamo più senza un motivo valido, che ci siamo lasciati andare cosi, senza un perché.
Dico agli altri che di te non me ne frega niente, e poi?
Certi giorni mi torni in mente e qualcosa dentro di me si muove,
e quel qualcosa cos’è?
E ora che succede?
Ora mi manchi?
Credo che tu stia bene senza di me,
non voglio rovinare il tuo momento di felicità, anche se prima ero io che ti facevo felice.
Mi avevi detto che non potevi più stare senza di me. A quanto pare puoi.
Le cose cambiano.
Ma starò zitta.
Non dirò niente a nessuno.
Me la farò passare questa piccola nostalgia di te.
Sperando che non duri troppo.
—  viverestmilitare
Mi chiedevo chi fra i due avesse sbagliato, se io oppure tu. So che ho davvero un brutto carattere e tu sei all’apparenza così forte ma dentro così fragile, che con un abbraccio si sentono tutte le tue paure e le tue sofferenze. Mi chiedevo se avessi sbagliato io a crederci troppo, per una che non crede a niente. Oppure se avessi sbagliato tu, sembravi così sincero e invece volevi solo una compagnia per la solitudine che ti porti dentro. Mi chiedevo se avessimo potuto evitarci quel giorno, ma come si fa ad evitare un sorriso così? Mi chiedevo se avessimo potuto aggiustare tutto, non arrivando a questo punto, tu mi eviti e io sto male, ti evito io e stai male tu. Mi chiedevo se senti ancora la mia mancanza, nelle giornate di pioggia o quando guardi il cellulare e non ci sono né le mie chiamate né i miei messaggi. Se cerchi il mio profumo tra le altre. Se quando cammini in strada da solo, non senti il bisogno delle mie mani che stringono le tue. Se quando vai a dormire, non pensi prima a come ti piaceva quando ti baciassi e ti toccassi. Se alle 2.30 del mattino, non ti viene voglia di chiamarmi per sentire la mia voce e ridere insieme mezzi addormentati. Se quando i prof parlano, non ti perdi almeno un po’ per pensare a quanto ti piaceva così tanto stringermi a te. Mi chiedevo se hai ancora paura di perdermi e se ti vengono i crampi allo stomaco quando mi vedi con un altro. Mi chiedevo se tra tutta questa merda, mi sceglieresti ancora. Perché io, lo farei.
—  ridomentredentrostomorendo

«Qualcosa in te è cambiato, lo sento, anche se sembri la stessa. Perché?» Domanda.

Se solo ti fossi visto, se ti fossi visto attraverso i miei occhi mentre mi facevi capire che per te non ero abbastanza e non lo sarei mai stata, se solo ti fossi visto, non lo avresti detto.

E se ti fossi ricordato di avermi detto “ti amo” per poi sparire, neanche lo avresti pensato.

Se mi avessi vista, quella sera, dopo che ci eravamo detti addio.

Mi trattenesti per un gomito.
«Ehi, voglio un abbraccio.»
Se fossi stato nella mia testa, quella sera, non mi avresti chiesto un dannato abbraccio, perché successivamente, era diventato troppo difficile lasciarti andare, essendo consapevole che non sarebbe più successo, che non avrei più sentito il tuo profumo.
«Ora è meglio che vado, è tardi» ho detto per poi andare via.

Se mi avessi vista, mentre cercavo di trattenere le lacrime, per poi piangere da sola, una volta lontana.

Se solo ti fossi visto mentre mi davi della bambina, mentre dicevi che al tuo fianco volevi una donna causandomi dolore, ora non ti domanderesti perché sono cambiata.

Se solo mi avessi vista, mentre sola nella mia camera a notte fonda, ascoltavo canzoni più deprimenti della depressione stessa.
Mentre rileggevo le nostre conversazioni e mi passavo tra le dita quella collana.
Se avessi potuto vedermi appena sveglia, durante quei giorni, in cui ancora prima di connettere e ricordare come mi chiamassi, avevo i magoni allo stomaco e mi chiedevo dove fossi tu, non avresti osato cercarmi.

Se solo mi avessi vista, quella sera, quando vi vidi insieme dal vivo per la prima volta, scappare sempre dalla parte opposta per non farmi vedere.
Nascondermi in vicoli bui, per non passarvi affianco, per evitare di guardarti negli occhi, per non mostrare quanto stessi male, non oseresti neanche guardarmi.

Se solo mi avessi vista, mentre cancellavo le conversazioni, le foto, mentre gettavo nella pattumiera il nostro bracciale e smettevo di indossare quella collana;
se solo mi avessi vista, mentre lentamente ricominciavo a rialzarmi, da sola, e mentre fingevo che un “noi” non fosse mai esistito, allora non mi avresti più cercata.

Se solo avessi notato il modo in cui lo guardo, il modo in cui la mia mano cerca la sua.

Se solo sapessi che la mattina non mi alzo dal letto finché non mi arriva il suo buongiorno, o se ti rendessi conto di quanto io lo ami, ti dimenticheresti della mia esistenza.

Non sai tante cose, e non ne hai viste altrettante.

E anche quando mi hai posto quella domanda, non hai visto
che di te,
dentro me,
non è rimasto più nulla.

Quindi, non “sembro” la stessa, lo sono.
Sei tu che non mi hai mai vista.

— 

ossigenomancato.


3 Febbraio 2015 quaderno-diario, ore 05:37.