residenza

[…] L'idiota è il moderno eretico. Il termine “eresia” significa, in origine, scelta. L'eretico, dunque, è qualcuno che ricorre a una scelta libera. Egli ha il coraggio di deviare dall'ortodossia: coraggiosamente, si libera dalla coercizione alla conformità. L'idiota come l'eretico è una figura della resistenza contro la violenza del consenso: egli conserva il fascino dell'outsider. Oggi a fronte della crescente coercizione alla conformità, è più urgente che mai affinare la coscienza eretica […]
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Byung Chul Han, Psicopolitica 

*Nella residenza #Giuramenti

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at work …

Open Studio 2017 – Artisti in Residenza, Agrigento                                             I edizione  premio arti visive contemporanee

Rossana Taormina - FAM Fabbriche Chiaramontane

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A inizio Ottocento l’ultima discendente di casa Branciforte, Principi di Butera, Pari di Spagna, convola a nozze con il Principe Lanza di Trabia, nell'occasione la dimora dei Principi di Butera venne allargata fino alle attuali dimensioni creando un palazzo di magnificente bellezza. I principi di Butera erano la prima famiglia nobiliare siciliana dalle immense fortune e la loro unione con i Lanza di Trabia li rende ancora più potente e ricchi. Alle loro miniere, campi, possedimenti di intieri paesi essi uniscono anche importanti incarichi nel regno delle Due Sicilie e successivamente in quello sabaudo. Per questo motivo la loro residenza sarà degna di ospitare le teste coronate che scendono in visita a Palermo. Adesso gli eredi dei Principi di Butera mettono a disposizione il grande palazzo per feste e matrimoni, un modo per far sentire tutti Principi per una notte.

In the early eighteenth century the last descendant of Branciforte house, Principi di Butera,, wed to Prince Lanza di Trabia; on the occasion of the dwelling the palace of the Principi di Butera was enlarged to its present size by creating a  Palace with a magnificent Beauty . The Butera Principles were the first Sicilian aristocratic family from immense fortunes and their union with Lanza di Trabia makes them even more powerful and rich. To their mines, fields, possessions of full countries they also combine important positions in the kingdom of the Two Sicilies and later in the Savoy kingdom. For this reason, their residence is worthy of hosting the crowned heads that descend on a visit to Palermo. Now the heirs of Principi di Butera provide the great palace for parties and weddings, a way to make everyone feel Principles for a night.

Lui era più paragonabile alla droga pesante piuttosto che a una semplice sigaretta. Lui era quella droga che dopo tanto tempo il tuo corpo non riesce più a rigettare, che si staziona in testa e ci mette la sua residenza.
—  me, wannaflyfarawayfromhere

Chiunque, omo o eterosessuale, abbia una relazione di coppia conosce benissimo la questione: il sabato pomeriggio è dedicato al culto de La Via Crucis.
La Via Crucis di coppia si svolge secondo modalità, o Stazioni, differenti a seconda del luogo di residenza, villeggiatura o dovunque vi troviate.
Oggi vi parleremo della Via Crucis di Roma: Via del Corso e per comodità useremo due personaggi di fantasia Gesù Cristo e Maddalena.
1ª Stazione – Tezenis; Cristo è condannato a morte - Cristo e Maddalena sono partiti a piedi da Piazza Venezia dribblando folle di romani, giudei, venditori di rose e mimi rumeni che mimano mimi rumeni, per arrivare alla prima stazione, Tezenis. Poco prima di entrare Cristo capisce che non ne uscirà vivo: Tezenis, infatti, è uno dei 100 nomi di Satana in lingua aramaica.
2ª Stazione – H&M; Cristo è caricato di buste – Già alla seconda stazione Cristo rimpiange non essere nato polipo. Tiene tra le dita otto buste di indumenti intimi, che diventano 16 in periodo di saldi, 32 in caso di chiusura per rinnovo, 64 per cessata attività. Cristo ha le falangi che sanguinano, ma il cammino verso il Golgota è ancora lungo. Amen.
3ª Stazione – Sephora; Cristo cade la prima volta – Non appena entrato da Sephora, Gesù Cristo, obnubilato dalla fatica, alla vista di innumerevoli palette multicolori perde otto diottrie. Quando scopre l’esistenza del colore Marsala Marmorizzato Gesù perde i sensi e cade in avanti ferendosi il costato. Maddalena chiede aiuto in un ristorante per turisti lì vicino. Un cameriere, romano, non sapendo cosa fare butta dell’insalata piena d’aceto sulla ferita. Fanno 18 euro, pane e coperto esclusi. Gesù Cristo paga, e si interroga sull’esistenza di suo padre.
4ª Stazione – Gesù incontra sua madre – Bella Ma’ – Bella Gegè – Bella Giu’ – Bella Ge’ - Se vedemo.
5ª Stazione – Gesù è aiutato a portare i pacchetti da Simone del Bangladesh – Esausto, Gesù Cristo decide di dare 5 euro a Simone, un Bangla che vende rose, se lo aiuta a portare la palette di ombretti da 3 colori, 140 sfumature e 1500 varianti cromatiche del peso di una Mercedes Classe G.
Simone prende i 5 euro e gli molla 15 rose, prezzo affare all’ingrosso. Gesù non sa dove metterle e Simone si offre di fare una bella coroncina da tenere sulla fronte. Bella proprio. Maddalena vede la corona di rose e scuote la testa: “Sempre a buttare i soldi in ‘ste cazzate stai. Ma non facevi prima a prendere un Kids Meal da Burger King che ti davano il cappellino di cartone? Deficiente “.
6ª Stazione – Santa Veronica asciuga il volto di Gesù; Veronica, una pia donna, vede la passione di Gesù nel trasportare buste e pacchetti e si offre di asciugargli la fronte con un fazzoletto. Così facendo, copre dolcemente il viso del Cristo mentre un compare gli sfila il portafoglio dalla tasca posteriore. Gesù ringrazia. Poi, accorgendosi del furto, comincia a dubitare dell’esistenza del padre.
7ª Stazione – Gesù cade una seconda volta; Maddalena nota che Gesù non si sta divertendo quanto lei e allora lo rimprovera – Possibile che per te non si trova mai niente? – quindi lo convince a entrare da Doppelgänger. Gesù entra e prova un piumino Colmar. Gli piace, il color vinaccia fa pendant con il sangue che gli cola copioso dalla fronte. La cassiera lo scambia per un barbone e chiama il ragazzo della sicurezza, un watusso di 110 chili che al suo paese faceva il buttafuori nelle mandrie di bufali. Gesù cade una seconda volta, dopo averne prese tante, e comincia a sperare vivamente nell’esistenza del padre, ché bestemmiare a vuoto non soddisfa.
8ª Stazione – Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme; La botta in testa presa da Gesù gli provoca visioni mistiche di templi e luoghi sacri popolati di donne come in un circo Felliniano. Gesù, novello Matroianni, scappa dal sogno, ma prima deve lottare contro le donne tettute che gli vogliono fregare i pacchetti e le buste. Gesù rinviene e si rende conto di essere ancora a Via del Corso. Si alza e si ributta di testa sul marciapiede.
9ª Stazione – Gesù cade la terza volta; No, si è proprio buttato, senza manco simulare alla Cristiano Ronaldo. Gesù torna nel sogno di donne tettone, molla i pacchetti e si lascia cullare tra soffici mammelle. Gesù, per la prima volta, sorride.
10ª Stazione – Gesù è spogliato delle vesti; Ancora in coma e con ancora addosso il piumino Colmar, Gesù viene riportato dentro da Doppelgänger per una seconda razione di mazzate e per venire denudato, non solo del piumino, ma anche del resto dell’abbigliamento considerato fuori moda dallo stylist del negozio: Meglio nudo che con addosso roba della vecchia stagione.
11ª Stazione – Gesù è inchiodato sulla croce; Gesù, nudo con addosso solo la corona di spine e uno straccetto per pulire la moquette, viene spinto fuori dal negozio proprio mentre passa l’80 Express direzione Porta di Roma. Tenta di fermarlo allargando le braccia ma rimane attaccato ai tergicristalli del bus. L’autista se ne accorge al Tufello, quando due gocce di pioggia gli pongono il dubbio: far partire i tergicristalli o indire uno sciopero nazionale? Decide per i tergicristalli e si ritrova la faccia di Gesù spalmata sul parabrezza. Sciopero dell'Atac, croce di tutti i romani.
12ª Stazione – Gesù muore in croce; L’autista vorrebbe fermasi per cominciare lo sciopero e chiamare un’autoambulanza, ma i passeggeri, dopo aver scattato i selfie d’ordinanza gli intimano di proseguire, pena il dover chiamare due ambulanze. Una per lui. Dopo pochi metri, Gesù muore.
13ª Stazione – Gesù è deposto dalla croce; Arrivati a Via Carmelo Bene tutti i passeggeri scendono per andare al centro commerciale. L’autista stacca Gesù dal muso dell’80 e lo molla vicino ad un cassonetto.
14ª Stazione – Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro; Due indiani che vendono cover dei cellulari alla fermata del bus notano il corpo e mossi dalla pietà portano il corpo del Cristo davanti all’entrata di Leroy-Merlin. Magari quanculo gli costruisce una bara. Dall’alto Dio guarda la scena e chiama a sé il suo figliolo.
Cristo arriva in cielo con ancora tutte le buste e pacchetti e nel notare lo sguardo adirato del padre, ché il paradiso non è luogo di cose terrene, gli risponde: Sì, incazzati pure, ma non mi fai più paura di Maddalena se poi arriva e non trova la sua roba!

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Waiting for Serata fonico vocale #L.G.S.A.S

*Rileggo l'articolo dello scrittore Fred Ulhman:


Kurt Schwitters, il Dada che si credeva un bassotto
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Schwitters era grande, grosso e largo di spalle. Aveva una bella testa che ricordava quella dell’attore tedesco Gerhardt Hauptmann. I suoi calzini erano talmente pieni di buchi che era difficile sapere se li portasse o meno. Portava grosse scarpe che sembravano troppo grandi persino per lui, e la sua andatura mi faceva pensare a quella di un contadino che porta una cesta pesante. Diceva di essere fuggito dalla Norvegia portando con sé una coppia di topolini bianchi, troppo preziosi per essere lasciati in mani tedesche. Un giorno si fermò davanti a un granaio per raccogliere qualche chicco di grano per sé e per i suoi topolini. All’improvviso le pistole di un gruppo di norvegesi che sorvegliavano un cavo elettrico che attraversava la costruzione gli furono puntate contro, e solo la presenza dei suoi topolini lo salvò da una morte imminente. I norvegesi ritennero che era poco probabile che una spia tedesca potesse andare in giro con dei topolini in tasca, e così lo lasciarono fuggire in Inghilterra, dove i suoi topolini e lui furono messi in quarantena. La prima volta che lo incontrai, alloggiava in una mansarda del nostro campo. I suoi collages, appesi ai muri, erano fatti con pacchetti di sigarette, alghe, conchiglie, pezzi di tappo, di cordicella, di fil di ferro, di vetro e di chiodi. Qua e là si ergevano alcune statue; erano fatte di porridge, il materiale più effimero conosciuto dall’umanità, che esalava un debole ma nauseante odore e aveva il colore del formaggio: di bleu danese ben fatto o di roquefort. Sul pavimento c’erano piatti, pane raffermo, formaggio e altri resti di cibo e, tra di essi, dei grossi pezzi di legno, in gran parte gambe di tavoli o di sedie rubati nelle nostre case, che usava nella costruzione di una grotta attorno a una piccola finestra. C’erano anche un letto, un tavolo, e forse anche una sedia, in questa stanza di cinque metri per due. Lo spazio restante era occupato da quadri di ogni sorta, eseguiti sul linoleum del pavimento, in mancanza di ogni altro materiale. Per questo scopo, Schwitters aveva sempre con sé un coltello affilato e, spesso, l’ho visto tagliare con cura un bel riquadro di linoleum nella casa di qualche disgraziata isolana. Una sera stavo andando a trovarlo - come facevo spesso perché in quel periodo dipingeva il mio ritratto -, quando sentii dei latrati feroci che venivano dalla zona in cui alloggiava, cosa che mi sorprese, dal momento che cani e donne erano vietati nel nostro campo. Quando entrai vidi una scena straordinaria. Al pianterreno, un uomo d’affari viennese di una certa età abbaiava verso la cima delle scale, dove era appollaiato Schwitters, che a sua volta abbaiava con tutte le forze. L’uomo d'affari aveva un latrato profondo come quello di un bulldog inglese, mentre Schwitters preferiva quello di un bassotto tedesco. Bau-bau!, abbaiava il bulldog. Bau-bau-bau!, rispondeva il bassotto. Bau-bau-bau-bau!, abbaiava l’uomo d’affari. Bau-bau-bau-bau-bau!, rispondeva Schwitters con furore. Il confronto proseguì un bel po’ in un crescendo spaventoso, fino a quando i due uomini non se ne stancarono. L’uomo d’affari andò a mettersi a letto come è normale per gli uomini d’affari, ma Schwitters, essendo - mi arrischio a suggerirlo - piuttosto incerto del limite dove finiva il regno umano e cominciava quello animale, si ritirò in una cuccia che aveva approntato per lui e per il bassotto che era in lui. Aveva messo sul suo tavolo alcune coperte, vi aveva spostato sotto il suo materasso, e muovendosi a quattro zampe entrò nella cuccia per dormire, ciò che rappresentava comunque uno sforzo considerevole, grande e grosso com’era. Lo vidi spesso nella sua cuccia e non mancava mai di addormentarsi senza mormorare dolcemente un ultimo bau-bau-bau. Era il più meraviglioso dei narratori. Abbelliva le sue storie con la massima cura. La sua voce era dolce e, nella sua bocca, la lingua tedesca, che può sembrare rude e gutturale, diventava ricca e melodiosa. Quando fece la sua prima serata Dada era piuttosto inquieto sul modo in cui sarebbe stata accolta. Temeva una ripetizione delle scene brucianti degli inizi degli anni Venti, ma, con sua grande sorpresa, tutti i numeri furono accolti da applausi frenetici. Il povero Schwitters aveva dimenticato fino a che punto era cambiato il mondo dopo il 1917, tutti ora conducevano una vita surrealista. Dopotutto, cosa poteva esserci di più dada di duemila «stranieri nemici» che pregavano per la vittoria del «nostro grazioso re Giorgio VI e della nostra graziosa regina Elisabetta?». Ricordo un certo numero delle sue storie, per esempio quella dell’enorme pietra nera che una volta aveva trovato nell'Hannover dopo una giornata di pioggia. Al sole la pietra riluceva e scintillava come un meraviglioso diamante nero. La portò all’Accademia delle Belle Arti, la mise su un fornello, poi la dimenticò completamente. Uscì un momento e, mentre tornava verso l’Accademia, vide passare a gran velocità dei carri di pompieri. Nubi di fumo nero uscivano dalle finestre, il direttore camminava avanti e indietro con il pugno teso e gridava: «Das Schwein! Das Schwein! Se prendo il porco che ha messo del catrame sul fornello!». (…) C'era anche una poesia che recitava continuamente. Era intitolata Leise (Dolcemente). Cominciava a recitarla sussurrando «dolcemente, dolcemente». Un po’ alla volta aumentava il volume del suono, «dolcemente» diventava sempre più forte fino a raggiungere una formidabile intensità e a esplodere in un grido selvaggio. In quel preciso momento, egli afferrava una tazza o un piattino e la scagliava al suolo mandandola in mille pezzi. Questa «poesia» aveva sempre un grande successo. Molti anni prima l’aveva recitata per un tempo interminabile tra i tavolini del Deux Magots alla presenza di Tzara e Breton… fino a che non intervenne il proprietario del caffè. (…) È morto in miseria nel 1947. Negli ultimi tempi cercava di vendere i suoi collages a una sterlina l'uno. Appena morto, i mercanti d’arte cominciarono ad acquistare anche i più piccoli frammenti delle sue opere su cui potevano mettere le mani e ogni tanto una voce mi chiede al telefono: “Nessun Schwitters da vendere?”. I suoi collages, mi hanno detto, valgono ora dalle tre alle quattrocento sterline e il loro prezzo continua a salire; diventano sempre più dada ogni giorno che passa. Mi chiedo cosa ne avrebbe detto il povero Schwitters. Bau-bau-bau, suppongo.

[Fred Uhlman]

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“They missed the point. There’s no such thing as silence. What they thought was silence, because they didn’t know how to listen, was full of accidental sounds. You could hear the wind stirring outside during the first movement. During the second, raindrops began pattering the roof, and during the third the people themselves made all kinds of interesting sounds as they talked or walked out.”

[John Cage]

*waiting for Serata fonico vocale #L.G.S.A.S

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Allora sarei finalmente dove non c'è più fine (condizioni di parallelismo) - frammenti -

di Linda Rigotti

foto di documentazione del progetto realizzato durante la residenza SenseOfCommunity 9, 2-9/08/2014, Forte Stella. Curatrice Silvia Petronici, galleria Adiacenze sostegno al progetto di residenza.

Watch on sguardimora.tumblr.com

Waiting for#Canelupo Nudo (gli altri)

*Listening # Einstürzende Neubauten, Faustmusik.

TRACKLIST
Trische
Monolog (Faust)
Besetzt (Margarethen)
Bürokratie (Mephisto)
Burleske (Mephisto)
Walpurgisnachtfestchen (Busho)
Das Orchestrion
Still Am Abend
Letztes Bild (Mephisto)

SCRITTO e COMPOSTO
Blixa Bargeld, Mark Chung, FM Einheit, Alexander Hacke, N.U. Unruh.

Recorded @ the Hans-Otto-Theater, Potsdam between Oct-94 and Jun-95 by Boris Wilsdorf & Thomas Stern.

Il dramma “Faust-Mein Brustkorb: Mein Helm” di Werner Schwab con Thomas Thieme as Faust, Blixa Bargeld as Mephisto, Günter Rüger as Busho, Gabriele Völsch as Margarethen and music by Neubauten.

Nella residenza #Canelupo (gli altri) 

LE PRESIDENTESSE (2013)
di Werner Schwab

adattamento drammaturgico Rita Frongia
con Elisa Pol, Federica Rinaldi, Maurizio Lupinelli
regia Maurizio Lupinelli

assistente alla regia Michele Bandini

costumi Maria Chiara Grotto

disegno luci Giacomo Gorini
un
ringraziamento particolare per la collaborazione a Claudio Morganti

produzione Nerval Teatro, Armunia Festival Inequilibrio, con il sostegno di Regione Toscana Sistema regionale dello spettacolo dal vivo con la collaborazione di Comune di Guardistallo, Centro Artistico Il Grattacielo

 
CANELUPO NUDO (gli altri) (2014)
omaggio a La mia bocca di cane di Werner Schwab
opera inedita in Italia, tradotta da Sonia Antinori.
drammaturgia Rita Frongia
con Maurizio Lupinelli, Elisa Pol
regia Claudio Morganti
produzione: Nerval Teatro, Armunia Festival, L’arboreto – Teatro Dimora

*(ph. Guido Mencari )