religione

oh my Lord.

Nessuno si ricorda che, in pieno boom kitch a Las Vegas, Elvis Presley fu un fervente cristiano e che addirittura molti dei suoi ultimi lavori s’incentrarono su questo tema: He Touched Me, How Great Thou Art, Peace in the Valley o His Hands in Mine. Basta vedere le copertine. Non solo, durante un live alla Notre Dame Hall redarguì alcuni fan con uno striscione sul quale appariva la scritta piuttosto ovvia Elvis is the King. “No! Jesus Christ is the king“, li rimproverò e quelli, mesti mesti, avevano tirato giù il lenzuolo che copriva da parte a parte un’intera fila di sedie. E’ un problema di molti parlarne, perché risveglia lo stupore con cui ciascuno di noi nota come un qualunque eroe si sia avvicinato all’antitesi stessa dell’idea di rock. Il che, affrontato a due passi dal Vaticano è pure peggio: viene percepito come un vero e proprio svendersi alla massa avida di lecca-lecca e grembiuli con l’effigie dei propri Santi preferiti. Scrittori come Marco Philopat non hanno mai superato l’inchino di Bob Dylan davanti al Papa e sono tanti a sbuffare perché dopo alcune comparsate di Patti Smith in piazza San Pietro si dovranno abituare a un riciclo di Because The Night da parte di orde di scout e papaboys. Ciascuno in cuor suo sa che molto umano e giustificatissimo e che siamo noi gli snob teste di cazzo che pretendiamo di fare i conti pure con l’anima degli altri, però ci mettiamo sempre qualche secondo prima di alzare la nostra soglia di tolleranza. Passi il credo-non credo di Nick Cave, che fin dagli anni berlinesi collezionava cartoline pornografiche e santini, ma nessuno di noi sa come reagirà quando un domani un altro artista prossimo al pensionamento eterno cercherà il suo posto in prima fila in Paradiso sostituendo il segno della croce a tutte le corna fatte fin’ora. Keith Richards o Roger Daltrey che sia. Ci darebbe probabilmente fastidio ma sicuramente ci potremmo fare poco. Con una vita come la loro è assai difficile immaginare La svolta cristiana degli Stones o degli Who ma, visto e considerato che anche Johnny Cash tre ave Maria se l’è cantate prima di tirare le cuoia, non ci sarebbe poi tanto di che stupirsi. E’ colpa di tutti i cliché che ci hanno mandato in pappa il cervello fin da bambini, in modo ben peggiore dei danni subiti da un adolescente a caso che vede la televisione e si convince che i Linkin Park che si atteggiano sullo schermo siano davvero dei ragazzacci. Tutte le menate sul diavolo come pedigree per sentire un disco ascoltate per anni alle 22:3O devono risultare evidentemente più vere in piena fase digestiva. Se no non si spiega. Sono anni che facciamo mobbing religioso per negligenza o per pura ottusità, mentre le Shaggs (tre sorelle costrette a formare un gruppo nel 1968 per volere di un padre-predicatore) si prendono elogi anche da Frank Zappa e Kurt Cobain, non ultima dimostrazione di un’ipocrisia imperante sull’argomento in questione. L'ipocrisia (o anche la supponenza di decidere a che Dio si debba affidare qualcuno) dietro il rapporto tra musica rock e religione. Semplicemente una componente pregiuziale è alla base di tutto: a Nashville, per dire, sono abituati all’idea che si possa cantare in una chiesa, anche se fai parte dei Black Keys; a New Orleans nessuno si stupirebbe se Robert Plant intonasse un gospel; a New York decine di gruppi si sono esibiti alla cattedrale di St. John the Divine e a nessuno è mai venuto in mente di dirgli nulla; a Baltimora o a Detroit (ma pure a Montréal o a Blackpool) nessuno negherebbe che la metà di “oldies but goodies” siano nati tra gli spalti di una chiesa. Solo da noi se qualcuno che non sia dei Pooh si esibisse in luoghi non laici o sconsacrati verrebbe accolto nel peggiore dei modi possibili. Motivo per cui in piazza S.S. Annunziata di Pietralcina ci si affaccia solo chi non ha più nulla da perdere, da Alexia a Iva Zanicchi, passando per Gianluca Grignani o Marco Masini. Gli altri, restano tutti a debita distanza. Ecco perché in America alcune vecchie chiese presbiteriane negli anni sono state trasformate nei primi studi di registrazione indipendenti della Nazione, per via del loro basso costo d’affitto e della loro magnifica resa acustica (penso alla Music Row o alla vecchia sede della Monumet Records), e artisti del calibro di Neil Young o Jerry Lee Lewis se ne sono serviti per le loro registrazioni. Mentre qui da noi, vuoi per cultura, vuoi per un retaggio sessantottino duro a morire, ascoltiamo i Black Sabbath su Sorrisi e Canzoni e ci autoproclamiamo laici dispensatori di sapere musicale. Diamo del venduto a Mr. Zimmerman (ma persino Mr. Celentano ci risulterebbe sospetto) per aver cantato Knockin’ on Heaven’s Door nella splendida cornice di San Petronio a Bologna ma ci commuoviamo per gli hallelujah di Jeff Buckley. O di Cohen, non mi offendo. E ci aggiungo una Stairway to Heaven dei Led Zeppelin, perché mi voglio far male. Rock e situazionismo. Mi torna allora in mente una cosa scritta da Sam Sheppard su Motel Chronicles del 1985: “Si dirige verso la luce sulla collina. Non riesce a ricordare di chi sia quella luce. Non riesce a ricordare se è la luce di qualcuno o se è solo una stalla. Una luce è meglio di nessuna luce, pensa. Qualsiasi luce è meglio del buio. Sta cadendo in solchi profondi di aratro. Si fa strada a carponi. Qualsiasi luce è meglio del buio”. Ecco, se mi leggete da un po’ vi sarà chiaro che ho molte idee bislacche. Una di queste è che è molto difficile avere fiducia nell’aldilà, ma non si può giudicare una persona per quello a cui decide di aggrapparsi nell’aldiquà.

Il problema di quando appartieni ad una minoranza integralista e massacri vignettisti nel centro di Parigi è che la gente tende a considerarti un fottuto psicotico privo del senso dell’umorismo. 

E per quanto tu sia abituato a vederti dipingere come terrorista ottuso e senza scrupoli da una cultura economica dominante che prima ti bombarda gli asili per fotterti il petrolio e poi ti fa prendere a calci nel culo da Bruce Willis nelle pellicole di Hollywood, credo che dovresti considerare seriamente l’ipotesi di modificare non solo i tuoi moventi, ma principalmente i tuoi interlocutori.

Perché vedi, Abdul, che tu ci creda o meno quei quattro vecchi rincoglioniti del Charlie Hebdo che disegnavano sleppe di cazzo sulla faccia di Maometto sarebbero stati i primi a scendere in piazza per proteggere le catapecchie in cui vivi pastorizio con due capre, un kalashnikov e tredici figli.

Devi imparare a gestire la rabbia, mi spiego?

Quando avevo sette anni, mia madre era depressa e passava le notti a camminare per strada, così un mio compagno di classe disse in giro che faceva i pompini ai cani morti. L’avrei ucciso – te lo giuro; gli avrei avvelenato il criceto, fucilato la nonna e mi sarei fatto saltare in aria sullo scuola-bus giusto per vedere la sua rubiconda faccia di merda rimpiangere l’affronto perpetratomi. Ma sai cosa, Mohamed? Non sarebbe servito ad un cazzo di niente: mia madre sarebbe rimasta depressa e noi tutti considerati una famiglia di psicopatici.

Fidati, Sahid: non serve a un cazzo di niente.

Calcola poi che mia madre esiste davvero.

Dio no.

—  Qualcosa del genere (facebook)
I preti, le suore, i frati, quando voglion dedicare la vita a Dio fanno digiuno, cioè non mangiano e non fanno l’amore, contravvenendo agli unici due ordini che ha dato Dio. Ora, quando li rincontrerà nel Giudizio universale, si incazzerà un po’: “Frati, preti, suore, venite qua un secondo. Scusate, io avevo detto: Crescete e moltiplicatevi. E voi digiuno e castità! Ma forse non avete capito! Ma dovevo dire proprio: Mangiate e trombate? Io non volevo scriver parolacce nella Bibbia ma… levati codesta tonaca e dagli sotto, imbecille!”.
—  Roberto Benigni, E l'alluce fu
Dio non mi interessava più di tanto. Avevo capito che la sua presenza nella mia vita era indifferente. Poteva esistere come poteva non esistere. A me non cambiava, intanto sapevo che dovevo cavarmela sempre da solo.
— 

L'Anno, Lorenzo Guaraldi

#fanculo

Purtroppo l’adolescenza é uno dei periodi più instabili della vita e non lo possiamo cambiare. In questo fa parte la solitudine. E ragazzi, provare solitudine mentre sei in compagnia di altre persone, beh, è una delle cose peggiori. Sei lì, in mezzo a tanta gente e sapere che nessuno si accorge di quanto sei solo dentro, fa male. Il primo passo per guarire da questo è parlare. Aprirsi agli altri.
—  Prof di religione.