ragazzi ragazze

Prigioniero della routine, spogliato della mia identità, un ingranaggio facilmente sostituibile in un meccanismo malato e fine a se stesso

Non l'ho dimenticato.
Nonostante sia passato un sacco di tempo.
Sono cambiata, sono sicura che anche lui é cambiato.
Ma una cosa é rimasta la stessa: l'effetto che mi fanno i suoi occhi.
Quello non cambia, mai.
Anche se fingiamo di non conoscerci, fingiamo che non sia mai successo niente, ci guardiamo di sfuggita, come fanno due estranei, e nemmeno ci salutiamo.
Ma quando ci guardiamo cambia tutto, mi crolla il mondo, anche se magari in quel momento ho in testa un altra persona.
I suoi occhi, in ogni caso, mi abbattono sempre, completamente.
E mi ci vuole qualche minuto per tornare allo stato iniziale.
Solo un ricordo.
Il migliore, il più bello quello che ancora continua a fare male.
No, non l'ho dimenticato e qualche sera ripenso a lui.
E mi innamoro ogni volta e ogni volta mi tortura un po’.
E non l'ho dimenticato, sul serio.
Non potrei mai.

(Anonimo)

Un cuore che cerca sente bene che qualcosa gli manca; ma un cuore che ha perduto sa di cosa è stato privato.

Goethe

Com’è possibile che negli anni abbiamo perso la voglia di fare,la cultura dell’arte e della musica. Come abbiamo fatto a passare dagli oasis, i beatles, i pink floyd a gali,sfera,gemitaiz; siamo partiti dal cenacolo di Leonardo da vinci, la notte stellata di van gogh a macchie colorate su tela bianca.
Come cazzo è possibile che tutto questo da noi venga visto come un progresso
—  marco dal mas

Il post non è mio ma, potrebbe far bene a tante persone quindi lo posto lo stesso.

Mi chiamo… Anzi non mi chiamo. Sono troppo piccolo per avere un nome. Ho appena qualche settimana di vita. La mamma non si è ancora accorta di me. Semplicemente, percepisce in lei qualcosa di diverso, ma non immagina cosa possa essere: improvvisi sbalzi d'umore, capogiri, eccessiva stanchezza. Non sa che io sono dentro di lei. Poi realizza il fatto di avere un ritardo, e si spaventa. La mamma è giovane. Va ancora a scuola. Percepisco la sua angoscia, e mi ferisce la sua speranza della mia inesistenza.
Continua a ignorare la cosa, a voler
credere che io non esista. Oggi però ha
finalmente trovato il coraggio di
scoprire la verità adesso sta entrando
in farmacia per acquistare un test. Si
rivolge al farmacista timidamente, parlandogli a bassa voce. Temo che si
vergogni di me. Torna a casa. Chiudendosi in bagno, affronta la realtà: prende il test fra Ie sue mani, e dopo
qualche istante comprende che c'ero,
che esistevo. Mi ha profondamente
colpito la sua disperazione: avvertivo il
suo dolore, unito al mio che cresceva
man mano per la sua infelicità. Perchè
non mi vuoi, mamma? Non piangere,
tranquilla. Ci sono qui io che ti voglio
bene. Adesso prende il cellulare. Sta
facendo uno squillo a papà. Non so cosa gli stia dicendo, ma la mamma si
arrabbia molto con lui, grida, gli urla
che io non sono un dente cariato da
estirpare: sono un essere umano! Dice
che non può tirarsi indietro, fingere che
la cosa non esista, perchè, che lo voglia o no, lui è mio padre. La mamma e così
piccola ancora, fragile, ha bisogno del
sostengo morale di papà, soprattutto per dare la notizia ai nonni. Invece si trova costretta ad affrontare ogni cosa da sola, perchà papà non vuole saperne di me. Papà, quando la mamma ha saputo di me è scoppiata in lacrime, tu
addirittura vuoi buttarmi via: perchè
non mi volete? Cosa vi ho fatto di male? Sono solo un bimbo innocente. Ora la
mamma lo sta dicendo alla nonna.
Nonna, cosa fai? Perchè hai dato uno
schiaffo?!? Cosa c'è di tanto cattivo in
me, che non deve nascere? Mamma
tranquilla, andrà tutto bene. Non
intristirti perchè hai litigato con la
nonna. Vedrai, Ie passerà. Andrà tutto
bene.
Sono passati tre giorni. Ora ho tre
giorni di vita in più. Che bello, non vedo
proprio l'ora di nascere, di imparare a
camminare, a parlare, a correre. Voglio
che mi insegni tutto quello che sai,
mamma. E non importa se papà non mi
vuole, magari con il tempo cambierà
idea. Per adesso mi basti tu. È cosi bello addormentarsi con te, mammina,
svegliarsi con te, accompagnarti in ogni cosa che fai. Ora stiamo entrando in uno studio medico. Non piangere, mamma. Ci sono qui io che ti voglio bene. Vedo il dottore, molte macchine e tanti infermieri. Sei già curiosa di sapere se sarò un maschietto o una femminuccia?
Eppure tu continui imperterrita a
singhiozzare. Cos'è? L'emozione di
sapere il mio sesso? Continui a ripetere, accarezzandoti il ventre «perdonami,
bambino mio». Perdonarti di cosa?!?
Perchè dovresti avere bisogno del mio
perdono? Cosa stai facendo, per chiedermi scusa?
Sento un dolore, una specie di ago che invade il mio piccolo mondo perfetto. Ho capito tutto. Le mie cellule strappate dalla tua carne. Ora capisco che tu non mi insegnerai mai a camminare, a parlare. Perchè io non nascerò mai. Non piangere mamma, io ti perdono. Chissà se esiste un paradiso per i bimbi mai nati.
Addio mamma. Saremmo stati felici
insieme, ti avrei voluto tanto bene.
Addio.
II tuo bambino senza nome.

Io e te,
sdraiati in un letto
qualunque,
in un posto qualunque.
Uno sull'altro,
a viziarci.