radioattivo

Appunti di viaggio 14: Marvel dove sei?

E niente, nemmeno la linfoscintigrafia con dolorosa iniezione di liquido radioattivo direttamente nella tetta mi ha dato dei superpoteri. A questo proposito sto perdendo le speranze.

Monologo - Slow

Mi serve delicatezza Jack, delicatezza distillata, aromatica, amorale, mi serve quel genere di delicatezza che non si vende se non in bottiglia, quel filtro d’amore che solo un barista come te sa fare Jack, quel tipo di delicatezza che ti brucia la gola ma ti abbraccia le viscere, che ti scioglie i nodi che hai attorno al cervello e te lo fa scivolare silenziosamente fino ai piedi, quel genere di delicatezza o forse ho sbagliato tutto hai quella birra che fanno in Olanda Jack, quella fatta con i fiori?
Fanno una birra coi fiori, ci pensi? E’ poesia Jack è una cazzo di poesia in bottiglia, ti incartano le bottiglie a mano neanche fossero dei regali da dare ad un amante di chissà quale tipo e non sono quelle orribili carte da parati floreali no, quelli ti fanno anche i fiori carini e non mi ricordo se è olandese o belga, servono dei popoli sommersi per creare cose del genere, servono dei popoli sconfitti e rancorosi per farti una birra dai fiori, li devi amare ed odiare i fiori per farci la birra, che lo sai come viene fatta la birra no, la macerano, mettono le cose a macerare, è come l’odio la birra quando diventa rancore, quando diventa quella rabbia febbrile e piena di schiuma che ti rimane in fondo all’anima la birra, per questo è amara, perché il rancore è amaro, ed è fatta coi fiori, quindi oltre ad essere amara è piena di quella dolcezza che solo i fiori hanno, e forse è davvero belga e non olandese, che i belgi hanno più rabbia, più rancore, hanno più tutto. Gli olandesi hanno le biciclette, e non viene bene la birra fatta con le biciclette, ma io che ne so, non sono un birraio, sono a malapena un alchimista Jack, questi segreti di fabbricazione noi non ce li scambiano, non sono figurine.
Oggi l’ho rivista per strada sai, oggi camminavo per strada e l’ho vista lei non mi ha visto e quindi ci siamo passati accanto con un’ignoranza a metà, che è come quando una spia ti buca la gamba con l’ombrello al polonio e non te ne accorgi, muori tre giorni dopo di merda e non sai cosa ti ha ucciso. Guardarla è stato radioattivo Jack, guardarla è stato velenoso, guardarla mi ha fatto male come fanno male le cose che non dovrebbero esistere, perché ho ancora un paio d’occhi e non mi si sono seccati Jack perché ho ancora un cuore e non mi è esploso Jack dev’essere tutto l’alcol che ho in corpo, fa da collante, fa scivolare meglio i chiodi che mi si sono conficcati in faccia quando l’ho vista, sono scivolati sottopelle, sono scivolati sottogamba, li ho ignorati finchè non ho tratto un respiro.
Non sapevo che anche l’aria potesse graffiare Jack, versami qualcosa che sappia di delicatezza, insegnami ad essere delicato, ad accarezzare anche i fiori che stanno nella birra, che io ho perso di vista come si faccia ad essere buoni, ho smarrito davvero la strada di quella casa lì chiamata felicità Jack, mi hanno abbandonato d’estate e sono andati via tutti, è quel genere di abbandono dove non ti portano da nessuna parte, non è che ti mollano da una parte e tornano indietro, si limitano ad andarsene in silenzio, uno dopo l’altro, ogni pensiero ogni ricordo ogni attimo felice.
Sono stato abbandonato dai miei momenti felici Jack, neanche dalle persone, fosse stato dalle persone almeno potevo puntare il dito su qualcuno e dargli le colpe, ma quando i ricordi prendono fanno le valigie e partono lasciandoti indietro, tu su chi punti il dito Jack, tu cosa cazzo indichi quando ti abbandona la felicità dalle vene e dalla testa solo perché hai visto una persona per strada che non dovevi vedere, solo perché hai avuto il coraggio di provare a respirare dopo che ti hanno ucciso di nuovo? Cosa cazzo indichi?
Una bottiglia, ecco cosa indichi, e ti prego Jack fa che sia quella giusta, che
alla fine dei giochi i pezzi si rimettono a posto, ma oggi la scatola assomiglia più che mai ad una bara, ed io ho l’indice carico con un solo proiettile, e se non becco il bersaglio giusto stavolta va a finire che me lo punto alla tempia e Bang.

Supervicace

Tanta gente non capisce i supereroi. 

Capiscono il 730 con partita doppia, la regola del vantaggio alcuni arrivano perfino a capire le donne o cosa ci sia di divertente in Luca Laurenti. Ma i supereroi no. 

Sono tutti convinti che siano definiti dai loro super-poteri, flash è super veloce, hulk è super forte, spiderman è super ragnoso, iron man e batman sono super figli di papà e superman è supertutto. Persino hawkeye e vedova nera non hanno un cazzo di speciale eppure hanno quello che io chiamo superculo, sopravvivono sempre senza venire ridotti a marmellata dal primo superstronzo di turno, il che forse è il superpotere migliore.

Insomma, non capendo i supereroi, laggente pensa che per essere tali serva qualcosa, un ragno radiottivo, dei raggi gamma, due genitori straricchi e defunti al fine di acquisire quel quid per poter diventare super. Ed in assenza di questo catalizzatore passa la giornata a rebloggare post di “informare per resistere” lamentandosi del mondo, dichiarandosi incapace di fare qualcosa di più significativo per cambiarlo.

Ma c’è qualcosa di più grande dei super poteri che accomuna questi personaggi, qualcosa che non ha un cazzo di super ma che li rende eroi. Prendiamo superman ad esempio. Può volare? Check. Può spostare una montagna? Check. Può emettere gas congelanti da vari orifizi? Check (evitate gli ascensori). Ma tutti i poteri di superman sarebbero inutili se nel momento del pericolo, se nel culmine della battaglia, il nostro beniamino sparasse un supersticazzi e se ne andasse a villeggiare su saturno. E come lui tutti gli altri. Ed è qui che la gente non capisce.

Per essere un super eroe, non bisogna essere superforti. Bisogna essere supertestardi. Bisogna cominciare una battaglia e non mollarla a metà, fare una scelta e non rimpiangerla, subire una sconfitta e riprovarci di nuovo, di nuovo, di nuovo.

E per essere super testardi non ci vuole un cazzo. Non vi deve mordere un mulo radioattivo, non vi deve morire la mamma che vi rammenda le mutande o il papà che vi paga le bollette. Dipende solo da noi. 

E quando incontrate qualcuno, che nella vita vi sembra abbia fatto cose straordinarie, non cercate scuse, non siete nati nel paese sbagliato, nella famiglia sbagliata o nel periodo sbagliato. Siete solo nati con la testa sbagliata. 

Ma la buona notizia è che non vi costa un cazzo cambiarla.

youtube