rachel foss

lamenti noiosi di gente anziana che neanche vostra zia, santo cielo.

più o meno a trent'anni mi sono iscritto a una facoltà umanistica. un po’ per via del dai questa soddisfazione ai tuoi genitori, un po’ per via che mi piaceva tantissimo l'idea di pagare tasse universitarie ridicolmente alte considerando l'essere giocoforza totalmente non frequentante, e un po’ perché vuoi mettere prendere ferie per piangere sui libri gli ultimi due giorni prima dell'esame invece che prenderle per mangiare pringles alla paprika e biraghini guardando telefilm sotto a un plaid fino al raggiungimento del nirvana del fancazzista?

questo mi ha posto in contatto, durante le giornate d'esame del ciclo universitario, con quella buffa specie chiamata millennials. ora, se la mia generazione è composta da indolenti disillusi che non brillano per iniziativa, e manco fanno lo sforzo perché ci han tutti convinto che ormai il futuro ce lo siamo giocati da mò, questi universitari umanisti nati a metà degli anni novanta mostrano invece una considerazione di sé contemporaneamente altissima e del tutto ingiustificata (ai miei tempi si diceva che si credono stocazzo, ma non so come parlano i giovani, che quando mi capitano per radio i rapper moderni faccio fatica a capire i nomi, figuratevi quello che dicono. sfera ebbasta? sul serio? gemitaiz? perché nessuno ha spiegato a gemitaiz che la p e la b sono due lettere diverse?). segue momento simbolo della mia carriera universitaria ad esemplificazione (ce ne sarebbero un altra caterva sul genere, ma del tipo che ha parlato per un'ora e mezzo della sua barca a vela concludendo tre frasi su cinque con motti latini ne parliamo un'altra volta).

sono in coda da un assistente per registrare un voto. storia contemporanea. devo aspettare che l'assistente finisca l'orale di una ragazza. carina eh, però non è che fosse rachel bilson a.d. 2004. domanda: “qual è stato l'esito della guerra in vietnam?”. la millennial in questione è riuscita a dire, in sequenza e correggendo il tiro a ogni gesto di disperazione del corpo docente, che:
-la guerra in vietnam è stato un trionfo degli stati uniti;
-no, cioè, militarmente no, però nell'opinione pubblica è stato un trionfo degli stati uniti;
-no, nel senso, hanno vinto ma;
-cioè, più una guerra senza vincitori che;
sequenza interrotta dall'assistente con un secco “signorina, gli americani dal vietnam se ne sono andati con una mano davanti e una dietro”, il tutto mentre cercava disperatamente di darle almeno un diciotto.
e fin qua fa ridere perché bon, fai una facoltà umanistica, esame di storia contemporanea, si presuppone che un minimo la politica internazionale ti interessi se non altro per quello che hai scritto nella prima pagina del libretto, ti fanno una domanda la cui risposta è conosciuta da chiunque abbia un televisore a casa, visto che la guerra in vietnam è trattata/nominata in tipo due film americani su cinque di quelli usciti negli ultimi quarant'anni, oltre a essere giusto uno dei momenti chiave della storia del novecento (ultimo coinvolgimento militare diretto e ufficale degli stati uniti in guerra fredda, dopodiché han cambiato atteggiamento per colpa di quello che è successo durante quella guerra, hai detto cazzi eh), e comunque riesci a fare una figura del genere. e già la fiducia nei giovani è quella che è, a questo punto, voglio dire.

in realtà c'è l'epilogo.

giorno dopo, gruppo facebook di facoltà. chiedono “le domande dell'orale di storia contemporanea sono fattibili?”. lei risponde “macché, quello stronzo dell'assistente mi ha chiesto la guerra in vietnam! ma cosa ne so io, ma che domande sono? speriamo che muoia!”. letterale.
23 like.
23.

su un gruppo di un centinaio scarso di persone.

poi uno dice i danni dell'alimentazione dell'ego sui social network a colpi di like, i bei tempi in cui ancora si aveva il pudore di rendersi conto di quando si facevano puttanate. eh.

ora, io lo so che non siete tutti così, che questi sono solo quelli che sgomitano per farsi vedere e quelli a posto stanno tranquilli per i cazzi loro. però, ecco, non è che vi stiano facendo sta grande pubblicità, diciamo.

io non vi dico di picchiarli con un grosso randello, che tanto sapete chi sono.
(ma non vi dico neanche di non)
(in modo puramente ipotetico eh)

e anche per oggi lo sfogo noioso da vecchio trombone del cazzo lo abbiamo fatto, via.

Remember Achele (Parte 6)

Este post começa com um aviso: é sobre Achele. Se você gosta, enjoy, se não gosta, paciência, tem outros shippers.

Assim como o TGT que surge agora em um post extraordinário, Achele em 2014 teve momentos extraordinários, mas isso não quer dizer que houve um retorno definitivo. O fato é que:

Voltamooooooooos! Mas só por hoje!

Em 2014 teve Copa (saudades), eleições, single novo da deusa Valesca, barracos deliciosos, gente saindo de Nárnia, avião caindo, 7x1, pau de selfie, um milênio dentro de um ano, e o mais importante: teve Achele. Não, nós não acreditamos que elas voltaram.

Se você estava passando uma temporada em algum abrigo subterrâneo no Nepal e perdeu o que aconteceu entre as duas, clica aí em read more e vem chorar por causa dos milagres da nossa Santa Cher.

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