r.i.p. rest in power

Voglio parlare di una cosa importante.
Lei, la ragazza in foto, si chiama Leelah e ha 17 anni.
Leelah è morta qualche giorno fa. Si è uccisa perché i suoi genitori non riuscivano ad accettare il fatto che lei si considerasse una donna, pur essendo nata uomo. Le hanno reso la vita un inferno, vietandole di uscire e di avere rapporti col mondo esterno.
Leelah aveva un blog su Tumblr (che è stato cancellato poche ore fa, ma che io ho avuto l'occasione di leggere), nel quale si sfogava, parlando dei maltrattamenti psicologici che i suoi genitori le riservavano.
È una storia che mi ha colpito e che mi ha fatto piangere più volte.
Quindi, così come sfrutto quella dozzina in più di lettori che ho per parlare della grammatica italiana, ora voglio parlare di questo.
È una cosa che i ragazzi (e ragazze) che si sentono a proprio agio con il loro sesso non potranno mai comprendere fino in fondo.
Neanch'io sapevo tante cose di questo mondo, fino a pochi giorni fa.
E, se qualche transgender, gay, bisex o lesbica sta leggendo questo post:
Non sei solo/a, chiunque tu sia. Il suicidio non è mai la soluzione, a qualsiasi cosa. Ogni problema è temporaneo.
Se qualcuno ha problemi simili, per favore, parlatene. Anche con me. Sono pronto ad ascoltarvi quanto volete, a cercare di farvi capire che anche questo È NORMALE, e che non c'è nulla di sbagliato nell'essere diversi da ciò che è convenzionalmente accettato.
E voglio porre una domanda a coloro che stanno leggendo questo post chiedendosi come sia possibile che un ragazzo “si senta” una ragazza:
Credete davvero sia giusto che una ragazza di 17 anni si tolga la vita solo perché le persone non sono in grado di chiamarla con i pronomi giusti?
Vi invito a informarvi su questa storia, su questa tematica. È una cosa importante, che potrebbe riguardare tutti: nostro fratello, nostra sorella, il nostro migliore amico.
Noi possiamo contribuire a fermare tutto questo.
R.I.P. Leelah, rest in power.

THE MABO CASE

**Aboriginal and Torres Strait Islander persons are warned that the following material contains images of those who are now deceased.** 

Today marks the 22 years since the High Court handed down its landmark decision on Indigenous land rights after a 10-year legal battle by Murray Island man Eddie ‘Koiki’ Mabo. 

The Mabo decision altered the foundation of land law in Australia by overturning the doctrine of terra nullius (land belonging to no-one) on which British claims to possession of Australia were based. This recognition inserted the legal doctrine of native title into Australian law. The judgments of the High Court in the Mabo case recognised the traditional rights of the Meriam people to their islands in the eastern Torres Strait. The Court also held that native title existed for all Indigenous people in Australia prior to the establishment of the British Colony of New South Wales in 1788. In recognising that Indigenous people in Australia had a prior title to land taken by the Crown since Cook’s declaration of possession in 1770, the Court held that this title exists today in any portion of land where it has not legally been extinguished. The decision of the High Court was swiftly followed by the Native Title Act 1993 (Cth) which attempted to codify the implications of the decision and set out a legislative regime under which Australia’s Indigenous people could seek recognition of their native title rights (Australian Institute of Aboriginal and Torres Strait Islander Studies, 2012).

Sadly, Mr Mabo was not present when the decision was handed down to recognise the Meriam people as the native title holders of traditional lands on Mer (Murray Island). He passed away due to cancer five months earlier, aged 56. His fighting spirit lives on strong and has paved the way for acknowledgment of culture and land.

The man himself, Eddie 'Koiki’ Mabo.

Left to right: Dave Passi, Eddie Mabo, Bryan Keon-Cohen and James Rice outside the Queensland Supreme Court in 1989.

Eddie Mabo and the legal counsel at the High Court of Australia in 1991. From left to right: Greg McIntyre, Ron Castan, Eddie Mabo and Bryan Keon-Cohen.

Happy Birthday Trayvon. To honor your memory I will not engage in any of this distracting hype surrounding your killer. I will not give him my attention or participate in media that does. I will support organizations & individuals that continue to work to dismantle the same institutions that contributed to your murder & the injustice of seeing your killer walk free. I will continue to fight against the institutions that perpetuated injustices against you, Avonte, Aiyana, Ramarley & countless others. Rest in Power.