quella non ero io

Ho appena saputo che hai trovato la persona che cercavi, vorrei averlo saputo prima che non ero io; perché dopo tutto questo tempo, ancora mi chiedo perché non riesco ad andare avanti con la tua stessa facilità.
—  Charlie Puth
Io e te non sapevamo come ci si doveva amare, però lo facevamo bene. Io ero un po’ quella fuori dalle convenzioni, che non ti ha mai mandato un messaggio dolce, che era capace di non scriverti per ore, che non si arrabbiava se uscivi con altri. Io ero quella che ti lasciava la tua libertà e poi ti stringeva così forte da imprigionarti. Tu non eri da meno: una settimana, in estate, fummo capaci di scriverci soltanto un buongiorno ma ci baciavamo tanto. Una sera tornai a casa con le labbra gonfie e livide,mia madre voleva chiamare la polizia ed io ,ubriaca, la mandai a quel paese. Giurò di volerti denunciare, giurai di amarti tanto. Avevamo uno strano modo di dimostrarci le cose, parlavamo di filosofia tra un giro in moto e una birra in mano. Non mi hai mai pagato un drink e questa cosa mi piaceva da matti: mi lasciavi scegliere, decidere, con te non ero mai costretta a dirti “grazie” o “scusa”. Le cose belle accadevano perchè le volevo, quelle brutte anche.
Mi riaccompagnavi a casa ed ogni volta sentivi il bisogno di scrivere sui muri la data, di segnare quella sera. Mi baciavi un'altra volta e ripetevi “sei l'amore della mia vita”.
Tornavo da mia madre che mi aspettava sul divano e pensava fossi fatta ma se lo ero, era solo di te.

Mi venisti a prendere una mattina di agosto all'alba, senza preavviso. Viaggiammo in motorino, uscii di casa senza permesso , senza avviso e cellulare. Due ore dopo eravamo in spiaggia a scrivere la data sulla sabbia. Mi dicesti piangendo “sei l'amore della mia vita”.
Tornai da mio padre che mi diede della stupida e mi proibì di uscire per 3 settimane ma non riuscivo a pentirmi di niente.

Comprasti una bomboletta la seconda settimana, scrivesti la data sotto casa mia. In rosso risaltava “sei l'amore della mia vita” sull'asfalto. Sorrisi , di quelli belli, poi chiusi la finestra e aprii il portone. Ti baciai davanti agli occhi di mezzo paese e sapevo che stavano pensando: “non ce la faranno mai”.

I miei amici continuavano a dire che avevo perso la testa ma così mi piacevo di più. Andammo in un locale tutti insieme, c'eri anche tu, andasti dal dj, misero la nostra canzone. La dedica sempre la stessa “sei l'amore della mia vita”. Sopravvivemmo un anno o due, al nostro anniversario non avevamo mai dato importanza, poi tu fosti costretto da tuo padre a trasferirti per un lavoro dignitoso, una casa bella, una ragazza giusta. Noi eravamo “quelli che hanno preso la cattiva strada”. Non ci furono addii in stazione, non ti baciai, feci finta che non saresti dovuto partire il giorno dopo.

Uscii da un negozio di tatuaggi, 3 giorni dopo la tua partenza, senza piangere. Al braccio avevo una borsa comprata alla bancarella del paese, 5 euro e 20, non mi era mai piaciuto spendere soldi per qualcosa che non fossero i biglietti del treno per venire da te.
Avevo la scritta “ sei l'amore della mia vita” tatuata sotto il seno sinistro, vicino al cuore, e l'ultima possibilità di rivederti in fondo a quella borsa da poco.

Venni da te, sorridesti, facemmo l'amore su un letto scomodo, guardasti il tatuaggio e ti mancò il fiato. Mi mostrasti una data, che avevi inciso sulla testiera del letto “12/11/2012”: la prima volta che me lo avevi detto. Ce ne incisi un ‘altra con il coltello con cui avevamo tagliato le fragole , rosse come il peccato o la benedizione di esserci amati “ 18/03/2014”, la data di quella mattina. Poi non ci rivedemmo più ma questa sarà la storia che racconterò a tutti, la storia di un'adolescenza sbagliata vissuta con la persona giusta, la storia di me e te che prendiamo altre strade, la storia dell'amore della mia vita.

—  About a moonlight

Finchè la vita ti ricorderà che un tempo mi hai amata, finchè le strade di questa città ti costringeranno a passare sotto casa mia, finchè il cielo quando piove ti ricorderà il grigio dei miei occhi; finchè litigherai con tua madre perchè quella giusta ero io, ma secondo te no, o almeno non più; finchè vorrai fare la pace con lei perchè saprai che ha ragione, ma non vorrai mai ammetterlo; finchè mi sognerai almeno una volta alla settimana, e finchè ti darà immensamente fastidio; finchè ti sveglierai e vedrai che era tutto un sogno e che, dopotutto, non poteva che essere un sogno; finchè i tuoi amici ti chiederanno di me, come sto, cosa faccio, dove cammino, e finchè tu non saprai cosa rispondere; finchè spogliando lei così a suo agio ti verrà in mente il mio imbarazzo, quella mia paura di spogliarmi dei vestiti per mettere a nudo tutto il mio amore per te; finchè andarci a letto non ti basterà, e finchè avrai voglia di stare sdraiato a parlare di niente e a non desiderare altro che il suono della mia risata; finchè avrai voglia di tornare bambino e farti scivolare addosso ogni problema, finchè avrai voglia di raccontarmi che sei triste, che è uno di quei periodi che non vuoi sentire nessuno, che sei felice e che quella signora nella metro ti ha fatto ridere un sacco; finchè riserverai sempre un pensiero per me, una parola, una preghiera; finchè desidererai che io sia felice, e lo chiederai al cielo, e saprai che senza te non lo sarò mai, ma ci proverai lo stesso; finchè mi guarderai da lontano, senza mai fare un passo in più, ne uno in meno, finchè rimarrai lì a guardarmi di nascosto; finchè, anche quando non ci sarai, mi guarderai tornare a casa, aspettando che io entri sana e salva (perchè lo sento, anche se non ci sei) e mi urlerai che mi ami, anche senza parlare; finchè sarai con me senza esserci mai davvero, finchè sentirai che il mio amore ti raggiunge incontrandosi a metà strada con il tuo; finchè, finchè mi penserai.
Io sarò qui, sarò lì, sarò dove tu sei, sempre a un passo da te.

Vuoi sapere la verità?Bene,la verità è che non so tenere le persone.Se uno se ne va via da me,io non mi metto in ginocchio a chiedergli di restare,lo lascio andar via.Non lo faccio per orgoglio,assolutamente.Lo faccio perchè sento che quella persona ha trovato di meglio,cioè che io non ero abbastanza.Quindi quando qualcuno va via,non do la colpa a lui,perchè diciamocelo,se potessi,anch'io me ne andrei da me.
—  Non è mia.
La verità sai qual è?
Che non si è risolto niente .
In realtà è cosí che doveva andare.
Lontani,ma vicini con il pensiero, con quei ricordi attaccati alle ossa che in alcuni momenti ci avrebbero toccato un po ,ma poi “tanto passa”.
E nel frattempo passavamo anche noi, io con le mie continue storielle mentali e tu con quella falsa tranquillità con cui nascondevi chissà cosa..e forse era proprio il destino che ci preservava questo..tutto quell'amore,tutto quel viverci all'ennesima potenza era da sempre stato destinato a finire.
Eppure se ci guardiamo negli occhi, anche per un secondo, mi sembra che siamo ancora noi e che quell'amore non sia poi cosi sparito.
Infondo ero io quella con l'immaginazione che correva veloce no?E allora si,mi piace pensarla cosí,che quando ci vediamo e i nostri occhi per un attimo s'incrociano riusciamo per un po a vedere di nuovo quello che ci legava.
E scusa se sono cosí,ma non riesco ad essere in altro modo quando parlo di te. ‘Che di male me n'hai fatto tanto,ma ti giuro indietro ci tornerei volentieri.
Solo che non si puó ,oramai è andata.
Siamo andati.
E non ti dimenticheró.
Forse ti penseró piu del dovuto.
Forse in realtà non andró mai avanti e cercheró te in chiunque altro,ma non lo troveró.
O forse lo troveró e riusciró ad essere felice ancora per un po.
Nessuno sarà mai come te,pero.
E nessuno saprà farmi sentire amata come facevi tu.
O farmi sorridere, Impazzire, Tremare, Agitare come sapevi fare tu.
E,questo,fondamentalmente,perchè nessuno sarà mai te.
E mi farà schifo qualsiasi profumo che non sarà il tuo. Qualsiasi battuta diversa da quelle che facevi tu.
Ma va bene cosi.
In realtà è cosí che doveva andare.
Ero io quella che non era all'altezza, quella che avrebbe rovinato tutto. Avrei rovinato anche lui. Un giorno mi avrebbe odiato e non avrei sopportato il suo sguardo quando fosse giunto a quella conclusione.
—  Jamie McGuire

Io penso che certe volte basterebbe parlarne, discuterne, spiegare cosa c'è che non va, cosa non va bene.
Sarebbe così facile, dico io, sederci per terra e parlarne, e ti direi di quanto vorrei averti ancora al mio fianco, di quanto male mi abbia fatto averti persa e di quella volta in cui m'è mancato il fiato perché in quella foto a stringerti non c'ero io.
E poi ti direi che così non mi va bene, che vorrei ci provassi un po’ anche tu a risolvere il casino, perché certe volte mi sento come una che corre una maratona interminabile verso di te, mentre tu non muovi nemmeno un passo.
E se non mi vuoi più basterebbe dirmelo.
Mentre siamo sedute, mentre cerco le parole per cercare di rimettere un po’ d'ordine, me lo dovresti dire che tu non mi vuoi più, che l'ordine ce l'hai anche senza di me.

Basterebbe parlarne, a volte.
O forse il tuo non volerne parlare è già un parlarne, in realtà, che fa così tanto rumore anche senza parole pronunciate.

Io non volevo che tu mi comprassi qualcosa, non volevo tremila regali e venti poemi ogni benedetta notte, no.
Volevo solamente sentirmi tua, volevo che mi baciassi davanti a tutti, volevo che ascoltassi le canzoni che ti dedicavo.
Volevo sentirmi importante.
Volevo che tu mi ascoltassi.
Ma invece no, nonostante tutto io ero quella non brava abbastanza e tutte le altre erano migliori di me.
Dovevo arrangiarmi in base alle tue decisioni.
Dovevo prepararmi ore ed ore davanti ad uno specchio, ma quando mi guardavi non mi hai mai detto “quanto sei bella”.
Ed una donna non deve essere trattata così.
—  ©
Ti ho amata quando eri qualcuno che non sei. Poi sei diventata qualcosa che sei ed io non ero più quella che sono. Ho cercato di immaginare fossimo le stesse persone che eravamo sempre state, invece ho capito fossimo ormai quello che non avremmo voluto essere mai.
E sconto la condanna di vederci in luoghi che non sono, in un tempo che non sarà più.
20/08/2015.

Era lì sul divano, era al mio fianco, dopo tanti mesi che i nostri corpi son stati lontani. Era lì, ma sembrava non esserci davvero. Guardava ipnotizzato la tv, dimenticandosi completamente di me.
Ammetto che non potevo sopportare quella mancanza di attenzioni. Non in quel momento.
Io ero lì, poteva fare di me ciò che desiderava e invece nulla.

Chissà, magari pensava a qualcosa d'importante, che forse lo tormentava e non poco.

Non lo so. Ma in quel momento, non riuscì ad ingoiare quel rospo e iniziai a innervosirmi.
Iniziai allora, a colpirlo, seppur non forte, con i piedi; sulla pancia, dietro la schiena, ovunque lo avessi a tiro.
Volevo che si svegliasse da quel presunto sonno e ricordasse che io c'ero, e davo fastidio.

Stranamente il mio giochino infantile funzionò.

Ad un tratto, senza che me ne rendessi conto, lui era su di me, che mi bloccava i piedi con le sue gambe e che mi stringeva forte le mani.
Ero immobile sotto di lui, completamente inerme.
Inizia allora a mordermi in viso, inizia a respirarmi sul collo e sapeva benissimo, quanto io odiassi quelle cose.

Continuava, continuava e rideva. Rideva e piano piano, mi calmavo.

«Anche io posso romperti le palle, cosa credi.» Disse ridendo.
«A me piace quando lo fai, anzi, quando non accade mi rendi triste.»
«Allora hai firmato la tua condanna signorina, perché non ho intenzione di smettere.»

E dopo, vi lascio solo immaginare cosa successe.
Io, me lo ricordo molto bene.

Sono quasi 5 anni che sono insieme al mio fidanzato, non avrei mai immaginato di arrivare fino a questo punto. Io ero quella che aveva paura di non essere amata da nessuno, ero insicura di me stessa. Il mio passato mi ha portato ad avere tutte queste paure. Sapete certe volte noi donne siamo talmente innamorate che lo facciamo con uomini sbagliati ebbene si, a me è accaduto. Amare una persona che ti fa uscire, senza trucco, non ti fa sentire bella con te stessa, amare una persona che ti mena quando c'è qualcosa che non va, amare una persona inutile come questa. Si io l'ho fatto, non so spiegarvi bene, ma io non ero in me, ero annebbiata da tutto, non vedevo o non volevo vedere? Non capivo nulla di tutto ciò. Avevo anche paura di perderlo… e ancora oggi mi chiedo ma in quel periodo a cosa cavolo pensavo? Quando mi sono lasciata con lui, non uscivo, mi chiudevo in me stessa, gli uomini? Mi facevano paura. Avevo una paura terribile di avvicinarmi a qualcuno anche solo per parlare.. passato qualche anno, sono andata in vacanza, mio cugino mi fece conoscere questo famoso ragazzo.. a me non piaceva per niente. Non lo vedevo adatto a me ..passati i giorni,invece cominciammo a parlare a scherzare ad essere sempre più amici… e così facendo ci siamo messi insieme, ho superato molte difficoltà e tante di queste devo ringraziare lui. Io odiavo l'amore, lo odiavo da morire, ma adesso lo amo, penso che sia una cosa bellissima, l'essere amata, sentirti speciale per qualcuno, semplicemente sentirti te stessa, felice. Da lui ho imparato molto, ho imparato che non devi mai cedere , che prima di arrivare a conclusioni, devi pensarci su, ho imparato che la vita può cambiare, che prima o poi arriva quella felicità che non credevi ci fosse,arriva , grazie a lui ho imparato ad amare ma ad amare nel vero senso della parola. Non smetterò mai di ringraziarlo per tante cose e non smetterò mai di amarlo, ne sono sicura.
Quando mi affeziono troppo, io non riesco a staccarmi da quella persona.
Quando ero sola prima di conoscerla, era diverso.
Ma quando se ne va, quando non c'è più, io sola non riesco più a stare.
Mi ci vuole tempo per abituarmi ad una mancanza forzata, una di quelle che devi fartele andar bene, devi allontanarti tuo malgrado tu stessa da quella persona.
Vuoi sapere la verità?
Bene, la verità è che non so tenere le persone. Se uno va via da me, io non mi metto in ginocchio a chiedergli di restare, lo lascio andar via. Non lo faccio per orgoglio, assolutamente. Lo faccio perché sento che quella persona ha trovato di meglio, che io non ero abbastanza. Quindi quando qualcuno va via, non do la colpa a lui, perché diciamolo, se potessi, anch'io andrei via da me.

La locomotiva

«Mi sono dovuta vestire con un look castigato, da ferrotranviere. Non mi hanno quasi mai fatto andare in televisione. Quella non ero io.»
A.Moretti

Il fuochista anarchico Pietro Rigosi, 28 anni, sposato e padre di due bambine di tre anni e dieci mesi, poco prima delle 5 pomeridiane del 20 luglio 1893 si impadronì di una locomotiva sganciata da un treno merci nei pressi della stazione di Poggio Renatico e si diresse alla velocità di 50 km/h, che per quei tempi era notevole, verso la stazione di Bologna. Il personale tecnico della stazione deviò la corsa della locomotiva su un binario morto, dove si schiantò contro sei carri merci in sosta.

L'impatto fu tremendo ma l'uomo fu sbalzato via durante l'urto e sopravvisse. Gli venne amputata una gamba e rimase sfigurato in viso, ma dopo due mesi venne dimesso dall'ospedale, esonerato dal servizio in ferrovia per motivi di salute e gli venne corrisposto un sussidio, tutt’altro che elevato. Non ricevette nessuna pena giudiziaria.
Quando, al ritiro del sussidio, lesse il motivo dell'esonero: “buona uscita”, cambiò idea e si rifiutò di firmare. Accettò di ritirare la somma solamente dopo che la motivazione venne sostituita con “elargizione”.

Non si sono mai saputi i reali motivi che spinsero l'uomo a questo folle gesto, ma le sue idee profondamente anarchiche ed una dichiarazione resa dopo il ricovero ad un cronista della Gazzetta Piemontese: “Che importa morire? Meglio morire che essere legato!” convinsero l'opinione pubblica che si trattasse di un gesto di protesta contro le dure condizioni di vita e di lavoro di quegli anni e contro l'ingiustizia sociale, che si manifestava in ogni situazione come ad esempio nell'ambito ferroviario dove c'era una prima classe lussuosa e confortevole mentre le carrozze delle classi inferiori erano fatiscenti e scomode.

La locomotiva è una canzone di Francesco Guccini dell'album Radici del 1972. È forse la sua ballata più popolare e per più di quarant'anni l'ha riproposta alla fine di ogni suo concerto.

«Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia!
» F.Guccini