quasi due anni fa

Ho pensato che l'amore fosse incoerente, ma poi mi sono ricordata che questo non era amore.
Ho pianto e hai finto di non accorgertene.
Me ne sono andata fisicamente, tu te ne sei andato via col cuore.
Hai detto parole su parole, le hai ripetute in continuazione, avevi gli occhi lucidi e l'odore di vino. 
Ti ostinavi a ripetere che gli ubriachi non mentissero, ma che nonostante tu non lo fossi, non stessi comunque mentendo. 
Continuavi a farmi credere che un giorno saresti cambiato, ma so bene che quel giorno non cambierai per merito mio.
Non posso cambiarti, non riesco a cambiare le persone, cambio a malapena io. Piuttosto me le tengo lì, le persone, così come sono, così come non le vorrei, me le tengo comunque.
Non ti ho guardato, lo sai.
Non ti ho guardato mentre ti ostinavi a parlare. 
“Abbracciami, abbracciami, abbracciami”
“Ti voglio bene, ti voglio bene, ti voglio tanto bene”
“Non te ne andare, non te ne andare, non te ne andare”
Non ti ho guardato negli occhi, mi ci sarei persa dentro e ci avrei affogato per una serata tutti i dubbi, i problemi e i pensieri che tenevo già da un po’. 
Uno sguardo e tutte le convinzioni che mi stavo ficcando da sola in testa (e nel cuore) sarebbero sparite. 
Uno sguardo e sarei crollata.
Ho preso fuori il telefono, ricordi?
Mi chiedevi di guardarti negli occhi, di lasciare il cellulare, di dedicarmi a te, di abbracciarti un'ultima volta, non te ne saresti approfittato, dicevi. Non mi avresti baciata se non l'avessi voluto. 
Lo volevo, l'ho voluto, l'ho fatto e mi sono pentita.
Poi non l'ho fatto e mi sono pentita ugualmente.
Siamo troppo giovani, hai già sofferto e hai deciso che ora sia il tuo turno di far soffrire qualcuno. La ruota gira. 
Ti ho gridato di non prendertela con chi non ti ha mai fatto nulla, ti ho urlato come le delusioni del tuo passato non debbano poi ritorcersi sulle persone del tuo futuro perché no, non sarebbe giusto.
E non ricordo la risposta.
Ma ricordo che sono passati ragazzi, ragazze, coppie e famiglie a guardarci mentre ci rincorrevamo per le vecchie strade di un piccolo paese, mentre io imprecavo e tu confessavi tutto ciò che c'era da dire.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio, mi ripeto ora.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
E i vizi a me non piacciono.
Ma i lupi purtroppo sì, da morire.

lapelledicarta

Scrivo sempre che dalla mia vita non imparo niente invece mi è capitato di vedere una mail mandata quasi due anni fa e ho capito che ho imparato che non si possono aiutare le persone che non vogliono farsi aiutare, che sulla vita degli altri non si ha nessun potere soprattutto se loro non vogliono saperne di prendersi mezza responsabilità per aiutarsi.

Era il 2001, due bambini di otto anni stavano facendo un patto di sangue: qualsiasi cosa fosse successa, si sarebbero voluti bene.
Gaia, cicciottella, solare veniva presa sempre di mira poiché aveva qualche chilo di troppo, il suo unico amico era Roberto, basso, magrolino ma amato da tutti. Non si faceva problemi a stare con lei.
Era il 2003 e due bambini di dieci anni, si misero insieme.
Gaia veniva presa continuamente in giro, ormai era ‘la grassona’ non aveva più neanche un nome.
Un giorno, Roberto la vide piangere e per dimostrare agli altri bimbi che anche Gaia era bella, si mise insieme a lei.
Era il 2007, l’adolescenza era alle porte e due ragazzi di quattordici anni, fino ad allora migliori amici, si misero insieme.
Gaia, era dimagrita, ma rimaneva comunque con qualche chiletto di troppo. Adesso aveva anche l’apparecchio. Roberto aveva raggiunto la sua altezza, ma sembrava sempre più piccolo vista la sua statura esile.
Quando Roberto le chiese di mettersi insieme a lui, Gaia accettò subito.
Tutto andava bene, erano passati mesi da quando stavano insieme, ma Roberto iniziò a frequentare dei ragazzi più grandi, amici del fratello.
Stava cambiando, Gaia lo notava giorno dopo giorno.
Una sera, insieme alla loro classe, durante un momento di silenzio le disse: ‘Gaia, dovresti dimagrire un po’ sai?’
Tutti rivolsero i loro occhi verso la ragazza, la deridevano. Lei poté solamente abbassare gli occhi e stare in silenzio.
Gaia da quella sera, iniziò ad avere disturbi alimentari.
Era il 2008, due ragazzi di quindici anni che si volevano bene, adesso non si rivolgevano la parola se non per litigare.
Due settimane dopo quell’imbarazzante serata, Roberto, spinto dai suoi amici, lasciò Gaia dicendole che non l’amava più.
Inutile dire che niente tornò come prima e seppur i due fossero capitati nella stessa classe al liceo, i rapporti si erano congelati.
Lui ormai era diventato alto il doppio di lei, ogni mese cambiava ragazza, ma non riusciva ugualmente a togliersi dalla testa Gaia. Ogni qual volta che qualche ragazzo, convinto che fossero ancora amici, gli chiedeva di lei, Roberto rispondeva che era una tipa strana e che era meglio lasciarla perdere.
Era il 2009, e due ragazzi di sedici anni si amavano in segreto.
Gaia aveva provato a frequentare altri ragazzi, ma questi, stranamente dopo un po’ sparivano e non si spiegava il motivo.
Iniziò a pensare di avere qualcosa che non andava, di essere difettosa. Non voleva più frequentarsi con nessuno.
Così, quando il padre le disse che si sarebbero trasferiti non battè ciglio. Era felice di andare lontano da quella cittadina.
Guardava Roberto da lontano, a volte lo beccava mentre la fissava, ma subito dopo lui le alzava il dito medio. Chissà se a lui sarebbe importato se lei se ne fosse andata.
Era il 2010, e due ragazzi di diciassette anni erano ormai lontani più di cinquecento chilometri.
Non appena Roberto aveva sentito fuoriuscire ‘Gaia si trasferisce a Latina’ dalla bocca del suo compagno, volse immediatamente il suo sguardo sul banco di Gaia, che era assente.
Si sentì mancare il respiro. Latina era così lontana, come avrebbe fatto? Facendo finta di non essere interessato, cercò di acquisire informazioni sul trasferimento della ragazza.
Natalie, gli aveva detto che sarebbe partita quella sera.
Decise che subito dopo la scuola, sarebbe corso da lei a salutarla.
Quando andò davanti a casa sua, non c’era più nessuno.
Si sedette sul marciapiede e vi rimase fino a sera, sua madre preoccupata lo aveva chiamato.
Gaia guardava fuori dal finestrino, aveva detto ai suoi amici che sarebbe partita la sera, non era vero.
Tanto nessuno di loro sarebbe andato a salutarla, si erano limitati a inviare qualche sms.
Conosceva solo una persona che avrebbe potuto correre fino a casa sua, ma non avrebbe avuto senso visto che non si parlavano.
La ragazza si impose di non farsi film mentali.
Roberto quella sera pianse per la prima volta a causa di una ragazza.
Era il 2012, due ragazzi di ormai diciannove anni, avevano smesso di pensarsi.
Gaia si era trovata bene nella nuova scuola. Come aveva previsto, nessuno dei suoi vecchi amici l’aveva cercata e così era riuscita a lasciarsi il passato alle spalle. Era riuscita a dimagrire in santa pace, senza alcuna pressione.
Tornava a ‘casa’ una volta al mese giusto per andare dal dentista e il giorno dopo, se non la sera stessa, ripartiva.
Una volta le parve di intravedere Roberto e anche lui, nella sua testa la stava fissando e si dirigeva nella sua direzione con le macchine che lo sfioravano.
Non dormì per un mese ricordando i suoi occhi.
Roberto ormai era andato avanti, era stato bocciato un anno, e quindi si ritrovava a fare ancora il quinto.
Gli capitava mentre girovagava su Facebook di vedere foto di Gaia. Era cambiata, aveva sempre una linea spessa di eyeliner agli occhi, fumava e andava a ballare nei locali.
Un giorno, mentre era in piazza con alcuni amici, riconobbe la macchina della madre di lei. Inizialmente pensò di avere le allucinazioni, ma quando notò una ragazza al posto del passeggero che lo stava fissando capì di aver ragione.
Iniziò ad andare verso la macchina blu, senza rendersene conto era in mezzo alla strada e rischiava di essere investito.
La macchina blu scomparve.
Roberto non dormì per molto tempo.
Nei giorni seguenti ebbe voglia di cercarla. Componeva il suo numero e poi posava il cellulare, sentendosi stupido.
Era il 2014, e…
Gaia finì addosso a qualcuno. Era in ritardo per la lezione all’università. Si piegò in avanti e iniziò a raccogliere i libri farfugliando ‘scusa’.
Il ragazzo si abbassò e l’aiutò con i libri. Le loro mani si sfiorarono. Gaia guardò la mano del ragazzo e vi notò un piccolo tatuaggio che solo una persona di sua conoscenza aveva.
Alzò gli occhi e i suoi sospetti furono avverati.
Roberto era davanti a lei, si trovava a Roma.
Quando Roberto vide in un primo momento una ragazza minuta che aveva un modo di camminare familiare, si diede del pazzo.
Più la ragazza si avvicinava, più si convinceva che si, quella ragazza era Gaia. Dimagrita molto, i capelli molto più lunghi, ma lo stesso modo di camminare e la medesima linea di eyeliner.
Rimase così sorpreso che si bloccò e lei gli finì addosso.
Non parve fare caso a lui finché le loro mani non si sfiorarono e lei lo guardò.
Quegli occhi di un azzurro acceso gli erano mancati un casino. Non li vedeva così da vicino da quando aveva diciassette anni.
In quel momento capì che non era cambiato niente. Che Gaia era stata il suo primo amore e non l’avrebbe mai dimenticata.
Allora l’abbracciò.
‘mi sei mancata. Da quando non ci sei, mi sei mancata. Mi dispiace per come mi sono comportato, ma giuro che ci ho sempre tenuto a te e quando ho saputo che ti saresti trasferita sono venuto a casa tua di corsa, ma non c’eri più e non sapevo più che fare. Non tornavi a casa ma contemporaneamente non te ne andavi dalla mia testa. E quando ti ho vista due anni fa mi hanno quasi investito. Volevo parlarti allora. Ti prego perdonami.’
Lo disse velocemente, quasi avesse paura che Gaia potesse smaterializzarsi da un momento all’altro. Lei fu sorpresa in un primo momento, poi ricambiò l’abbraccio.
‘sei perdonato stupido. Ti ho pensato tanto, sai?’
La voce era rotta dal pianto. Rimasero lì per terra abbracciati per un tempo indefinito. La gente li guardava straniti.
Andarono a prendere un caffè. E parlarono per tutto il pomeriggio. Chiarirono tutti i malintesi.
‘Bastardo! Ecco perché tutti i ragazzi che erano interessati a me dopo poco sparivano!’ lo accusò lei.
‘Non potevo starmene con le mani in mano mentre ti portavano via da me.’ si giustificò.
Gaia sorrise ‘È strano come durante tutto questo tempo non abbiamo smesso di volerci bene.’
‘Abbiamo fatto un patto di sangue. I patti di sangue si rispettano.’
La ragazza rimase sorpresa. Pensava di essere l’unica a ricordare alcuni particolari.
‘Come…’
‘Ti ho sempre amata. Fin da bambino, per me eri la più bella anche se ti prendevano in giro.’ disse abbassando lo sguardo imbarazzato.
‘Stai dicendo di amarmi?’
‘Sarebbe strano?’
‘Non ci vediamo da una vita!’
‘Lo so è strano, cioè io sono strano a provare qualcosa per te dopo che non ci vediamo da anni.’
‘Siamo strani in due allora.’
—  ossigenomancato.
«Voglio raccontarvi la mia storia, so che magari a qualcuno non importerà e dirà “ma cosa cazzo ce ne frega? Ma vai a dormire!” e non biasimo nessuno perché neanche io avrei voglia di ascoltarla, ma voglio farlo per me stessa e voglio farlo qui perché il mio blog è il mio diario segreto.
Inizio con il presentarmi,
Mi chiamo nancy, ad ottobre compio 16 anni e sono di napoli. E ora inizia la mia storia.
Da piccola non sono mai stata una bambina tranquilla, dormivo molto poco e piangevo tutto il tempo, la passione per il cibo no c’ é mai stata infatti ero molto piccola e ossuta.
All'età di 2 anni, per un mio piccolo e innocuo sbaglio da bambina mi sentì dire da mia madre che dovevo morire, che ero uno sbaglio e che non avrei mai dovuto nascere. Ingenuamente me ne andai sorridendo credendo che mi avesse fatto dei complimenti ma non era così, e questo me lo raccontò mia nonna. Voglio molto bene a mia nonna, sono cresciuta con lei e non mi hai fatto desiderare nulla, mi ha sempre ascoltata e mi ha sempre dato ottimi consigli.
All'età di 4 anni, mia madre tagliò la testa ai miei bambolotti gettandoli poi dal balcone, non so ancora per quale motivo l'abbia fatto e piansi per giorni interi. Ero una bambina infelice, o almeno credevo, a quell'età non sapevo cosa significasse essere infelici.
Andando avanti col tempo all'età di 7-8 anni iniziai ad ingrassare, prendevo sempre più peso. All'inizio mi piaceva perché quando dovevano strizzarmi la guancia, mi dicevano sempre di avere delle belle guance rotondette e paffute, ma iniziata la scuola.. i miei compagni iniziarono a sparlare di me, ridevano di me, dicevano che io ero troppo grassa per stare con loro e allora mi tenevano in disparte. Non sono mai stata accanto ad un mio compagno o compagna, sempre accanto alle maestre o qualunque adulto della mia classe. Non mi piacevano quei bambini, erano davvero cattivi con me. Iniziarono anche gli insulti di mia madre “sei una botte, guardati tra poco scoppi, ti rendi conto di quanto sei grassa? Nessuno ti amerà così” e allora iniziai a non mangiare più, il mio stomaco rifiutava sempre di più il cibo e iniziavo a perdere peso. Pensavo che così sarei stata accettata, ma invece no, gli insulti di mia madre iniziarono a diventare schiaffi e calci fino ai lividi. Forse me lo merito pensavo e ringraziavo mia madre.
Crescendo ho iniziato a prendere di nuovo peso, iniziai le medie e all'inizio sembrava andare tutti bene.. Ero felice o almeno pensavo di esserlo. Sorridevo di più, mangiavo di più e le mie guance iniziarono a prendere di nuovo colore.
C'era un solo particolare però, non mi piacevo. I capelli troppo lunghi e spettinati, gli occhi di un azzurro spento, le guance troppo rotonde e il viso troppo paffuto, la pancia, le gambe… Mi iscrissi a facebook e iniziai a postare mie foto, le mie compagne di classe di iniziarono a ridere di me, mi prendevano in giro e ancora una volta io rimasi sola.
A 13 anni e mezzo provai la mia prima sigaretta e da lì non smisi più. Iniziai a tagliarmi le braccia e poi le gambe e poi la pancia.. Non so esattamente come iniziai ma si sa una volta che ci sei dentro non ne esci più o almeno non facilmente. I miei scoprirono i tagli, mia madre iniziò di nuovo col dirmi che sono un disastro, che porto solo delusioni e non so fare altro che questo. 1 taglio, 2, 3 e poi tutto il braccio e poi entrambi.. Speravo di colpire una vena ma nulla, allora smisi.
Iniziai a dimagrire ancora, arrivando a 37kg che il mio corpo non poteva permettersi essendo senza forze e senza cibo.. Mangiavo, correvo in bagno, mettevo due dita in gola e vomitavo anche l'anima.
Ho smesso per un periodo fin quando quasi due anni fa non ho perso mio padre, avevo perso un sostegno, un migliore amico, avevo perso me stessa. Allora iniziai a tagliarmi ancora, fino a quando qualche tempo fa non feci l'ultimo taglio aprendomi quasi il polso, il sangue non di fermava e continuava a scendere. Piangevo a singhiozzi, avevo paura o forse era solo la vista del sangue. Avrei dovuto mettere almeno 4 punti ma con la paura che c'ho degli ospedali mi rifiutai.
Ho perso molti amici, molti conoscenti, persone a cui ho voluto veramente bene e anche persone a cui avrei dato il mondo. Per la mia famiglia sono sempre stata quella sbagliata, sono sempre stata una delusione fin quando quest'anno non sono stata bocciata a scuola. La mia pagella erano solo 1-2-3, facevo casino nei corridoi e rispondevo male ai professori. Portai a limite mia nonna che pianse ai miei piedi chiedendomi cosa mi avesse fatto di male. Non seppi cosa rispondere, piansi con lei e in quel momento mi chiedevo Dio dove fosse.»
—  Tieniduropiccolasoldatessablr.

anonymous asked:

su tumblr fate tutti schifo siete sempre a fare i moralisti ma poi alla fine di voi chi resta???? eh chi resta???? nessuno

Guarda tesoro, non tutte le persone sono uguali. Per farti un banale esempio io quasi due anni fa, quando avevo ancora il vecchio blog, conobbi un ragazzo qui su Tumblr (Sì, il posto dove tu caro anon dici che facciamo tutti schifo.) Beh, lui in quel periodo mi aiutò, dovette subirsi le mie sclerate contro il mio ex anche fino all'alba. Ma nonostante tutto, rimase anche nei momenti peggiori. Tutt'ora, anche se io sono un po’ meno presente con tutti, lui c'è. Anzi, adesso colgo l'occasione per ringraziarlo. @il-ragazzo-senza-anima Grazie per tutto, Zì. ♡

era il 2001, due bambini di otto anni stavano facendo un patto di sangue: qualsiasi cosa fosse successa, si sarebbero voluti bene.
gaia, cicciottella, solare veniva presa sempre di mira poiché aveva qualche chilo di troppo, il suo unico amico era roberto, basso, magrolino ma amato da tutti. non si faceva problemi a stare con lei.
era il 2003 e due bambini di dieci anni, si misero insieme.
gaia veniva presa continuamente in giro, ormai era ‘la grassona’ non aveva più neanche un nome.
un giorno, roberto la vide piangere e per dimostrare agli altri bimbi che anche gaia era bella, si mise insieme a lei.
era il 2007, l’adolescenza era alle porte e due ragazzi di quattordici anni, fino ad allora migliori amici, si misero insieme.
gaia, era dimagrita, ma rimaneva comunque con qualche chiletto di troppo. adesso aveva anche l’apparecchio. roberto aveva raggiunto la sua altezza, ma sembrava sempre più piccolo vista la sua statura esile.
quando roberto le chiese di mettersi insieme a lui, gaia accettò subito.
tutto andava bene, erano passati mesi da quando stavano insieme, ma roberto iniziò a frequentare dei ragazzi più grandi, amici del fratello.
stava cambiando, gaia lo notava giorno dopo giorno.
una sera, insieme alla loro classe, durante un momento di silenzio le disse: ‘gaia, dovresti dimagrire un po’ sai?’
tutti rivolsero i loro occhi verso la ragazza, la deridevano. lei poté solamente abbassare gli occhi e stare in silenzio.
gaia da quella sera, iniziò ad avere disturbi alimentari.
era il 2008, due ragazzi di quindici anni che si volevano bene, adesso non si rivolgevano la parola se non per litigare.
due settimane dopo quell’imbarazzante serata, roberto, spinto dai suoi amici, lasciò gaia dicendole che non l’amava più.
inutile dire che niente tornò come prima e seppur i due fossero capitati nella stessa classe al liceo, i rapporti si erano congelati.
lui ormai era diventato alto il doppio di lei, ogni mese cambiava ragazza, ma non riusciva ugualmente a togliersi dalla testa gaia. ogni qual volta che qualche ragazzo, convinto che fossero ancora amici, gli chiedeva di lei, roberto rispondeva che era una tipa strana e che era meglio lasciarla perdere.
era il 2009, e due ragazzi di sedici anni si amavano in segreto.
gaia aveva provato a frequentare altri ragazzi, ma questi, stranamente dopo un po’ sparivano e non si spiegava il motivo.
iniziò a pensare di avere qualcosa che non andava, di essere difettosa. non voleva più frequentarsi con nessuno.
così, quando il padre le disse che si sarebbero trasferiti non battè ciglio. era felice di andare lontano da quella cittadina.
guardava roberto da lontano, a volte lo beccava mentre la fissava, ma subito dopo lui le alzava il dito medio. chissà se a lui sarebbe importato se lei se ne fosse andata.
era il 2010, e due ragazzi di diciassette anni erano ormai lontani più di cinquecento chilometri.
non appena roberto aveva sentito fuoriuscire ‘gaia si trasferisce a latina’ dalla bocca del suo compagno, volse immediatamente il suo sguardo sul banco di gaia, che era assente.
si sentì mancare il respiro. latina era così lontana, come avrebbe fatto? facendo finta di non essere interessato, cercò di acquisire informazioni sul trasferimento della ragazza.
natalie, gli aveva detto che sarebbe partita quella sera.
decise che subito dopo la scuola, sarebbe corso da lei a salutarla.
quando andò davanti a casa sua, non c’era più nessuno.
si sedette sul marciapiede e vi rimase fino a sera, sua madre preoccupata lo aveva chiamato.
gaia guardava fuori dal finestrino, aveva detto ai suoi amici che sarebbe partita la sera, non era vero.
tanto nessuno di loro sarebbe andato a salutarla, si erano limitati a inviare qualche sms.
conosceva solo una persona che avrebbe potuto correre fino a casa sua, ma non avrebbe avuto senso visto che non si parlavano.
la ragazza si impose di non farsi film mentali.
roberto quella sera pianse per la prima volta a causa di una ragazza.
era il 2012, due ragazzi di ormai diciannove anni, avevano smesso di pensarsi.
gaia si era trovata bene nella nuova scuola. come aveva previsto, nessuno dei suoi vecchi amici l’aveva cercata e così era riuscita a lasciarsi il passato alle spalle. era riuscita a dimagrire in santa pace, senza alcuna pressione.
tornava a ‘casa’ una volta al mese giusto per andare dal dentista e il giorno dopo, se non la sera stessa, ripartiva.
una volta le parve di intravedere roberto e anche lui, nella sua testa la stava fissando e si dirigeva nella sua direzione con le macchine che lo sfioravano.
non dormì per un mese ricordando i suoi occhi.
roberto ormai era andato avanti, era stato bocciato un anno, e quindi si ritrovava a fare ancora il quinto.
gli capitava mentre girovagava su facebook di vedere foto di gaia. era cambiata, aveva sempre una linea spessa di eyeliner agli occhi, fumava e andava a ballare nei locali.
un giorno, mentre era in piazza con alcuni amici, riconobbe la macchina della madre di lei. inizialmente pensò di avere le allucinazioni, ma quando notò una ragazza al posto del passeggero che lo stava fissando capì di aver ragione.
iniziò ad andare verso la macchina blu, senza rendersene conto era in mezzo alla strada e rischiava di essere investito.
la macchina blu scomparve.
roberto non dormì per molto tempo.
nei giorni seguenti ebbe voglia di cercarla. componeva il suo numero e poi posava il cellulare, sentendosi stupido.
era il 2014, e…
gaia finì addosso a qualcuno. era in ritardo per la lezione all’università. si piegò in avanti e iniziò a raccogliere i libri farfugliando ‘scusa’.
il ragazzo si abbassò e l’aiutò con i libri. le loro mani si sfiorarono. gaia guardò la mano del ragazzo e vi notò un piccolo tatuaggio che solo una persona di sua conoscenza aveva.
alzò gli occhi e i suoi sospetti furono avverati.
roberto era davanti a lei, si trovava a roma.
quando roberto vide in un primo momento una ragazza minuta che aveva un modo di camminare familiare, si diede del pazzo.
più la ragazza si avvicinava, più si convinceva che si, quella ragazza era gaia. dimagrita molto, i capelli molto più lunghi, ma lo stesso modo di camminare e la medesima linea di eyeliner.
rimase così sorpreso che si bloccò e lei gli finì addosso.
non parve fare caso a lui finché le loro mani non si sfiorarono e lei lo guardò.
quegli occhi di un azzurro acceso gli erano mancati un casino. non li vedeva così da vicino da quando aveva diciassette anni.
in quel momento capì che non era cambiato niente. che gaia era stata il suo primo amore e non l’avrebbe mai dimenticata.
allora l’abbracciò.
‘mi sei mancata. da quando non ci sei, mi sei mancata. mi dispiace per come mi sono comportato, ma giuro che ci ho sempre tenuto a te e quando ho saputo che ti saresti trasferita sono venuto a casa tua di corsa, ma non c’eri più e non sapevo più che fare. non tornavi a casa ma contemporaneamente non te ne andavi dalla mia testa. e quando ti ho vista due anni fa mi hanno quasi investito. volevo parlarti allora. ti prego perdonami.’
lo disse velocemente, quasi avesse paura che gaia potesse smaterializzarsi da un momento all’altro. lei fu sorpresa in un primo momento, poi ricambiò l’abbraccio.
‘sei perdonato stupido. ti ho pensato tanto, sai?’
la voce era rotta dal pianto. rimasero lì per terra abbracciati per un tempo indefinito. la gente li guardava straniti.
andarono a prendere un caffè. e parlarono per tutto il pomeriggio. chiarirono tutti i malintesi.
‘bastardo! ecco perché tutti i ragazzi che erano interessati a me dopo poco sparivano!’ lo accusò lei.
‘non potevo starmene con le mani in mano mentre ti portavano via da me.’ si giustificò.
gaia sorrise ‘è strano come durante tutto questo tempo non abbiamo smesso di volerci bene.’
‘abbiamo fatto un patto di sangue. i patti di sangue si rispettano.’
la ragazza rimase sorpresa. pensava di essere l’unica a ricordare alcuni particolari.
‘come…’
‘ti ho sempre amata. fin da bambino, per me eri la più bella anche se ti prendevano in giro.’ disse abbassando lo sguardo imbarazzato.
‘stai dicendo di amarmi?’
‘sarebbe strano?’
‘non ci vediamo da una vita!’
‘lo so è strano, cioè io sono strano a provare qualcosa per te dopo che non ci vediamo da anni.’
‘siamo strani in due allora.’
Lettera random quasi spedita a Jonathan

Hey ciao. Scusa se ti scrivo a quest'ora, ma penso che se non lo facessi ora non lo farei più.
Come stai? Seriamente, è una vita che non ci sentiamo. Prima non parlavamo volontariamente, poi è diventato tutto talmente un casino che non abbiamo più capito nulla entrambi. Se mi vedi mi eviti, e ti ringrazio perché ci sarebbero troppe cose sottintese. So che hai una nuova ragazza, e spero tu sia felice con lei. Si lo spero, lo spero davvero. Ma non per fare l'ipocrita o simili, solo perché meritavi qualcuno meglio del casino che sono diventata. Me lo avessero detto due anni fa gli avrei riso in faccia. Già, due anni. Sono già passati due anni quasi. Due anni fa c'erano tante cose diverse, non credi?
Io non lo so più cosa sento. Ammetto di sognarti, così spesso che mi sembra di impazzire. A volte mi giro perché mi sembra di sentirti, e la nuova scuola mi sembra vuota senza te per i corridoi. Ma sono paranoie mie, e quando avró accettato che non ci sei sarà tutto più semplice. Solo che, vedi, mon riesco a farmene una ragione. E mi sento in colpa nei tuoi confronti per essere stata ed essere tutt'ora così assillante e logorroica (che, se non sai cosa vuol dire, significa una che non fa altro che parlare).
Con te non ero così, tanto che mi prendevi in giro perché ero sempre tesa. E forse eri l'unica persona che vedesse come ero davvero, l'unica con cui non mi atteggiassi in un modo che non mi apparteneva.
Neanche tu lo avresti immaginato, di vedermi rinchiudere in una clinica psichiatrica. Eppure è successo. Le cose che ti scrissi nella lettera che poi ti diede Eleonora erano vere. Mi hanno davvero detto che stavo morendo.
Io non so a cosa servirà questo coso che sto scrivendo. Probabilmente neanche lo manderó.
Mi piacerebbe che potessimo di nuovo almeno salutarci senza avere qualcosa da nascondere l'un l'altro. Io da nascondere ho qualcosa di enorme, ma tu? Davvero non puoi sostenere un semplice ‘ciao’? Ti vergogni così tanto di quello che sono diventata?
Rappresento forse una macchia nella tua vita, di quelle che anche se lavi rimangono sempre e rovinano la tua maglia preferita? Io vorrei almeno che quella macchia diventasse un alone. Vorrei almeno che riuscissi a guardarmi negli occhi per i secondi necessari ad un saluto. Per me sarebbero ossigeno, quei secondi.
È l'una e sto ascoltando una canzone che parla di te. Masochismo puro, ma a volte ho bisogno di sentirti vicino anche se non ci sei.
La mia vita è una merda ma tu, tu stammi bene.
E scusa se ogni poco mi azzardo a sognarti, ma non posso impedirmelo. Vivo più in quei sogni che in tutte le altre ore.
Ti amo.
Ciao.

anonymous asked:

da quanto è andato via?

È andato via dal momento in cui ha preso la decisione di partire ed andarsene da me, quasi due anni fa. È andato via quando ha preso quell'aereo che lo ha portato in un'altro paese, in mezzo ad altra gente, percorrendo altre strade, parlando altre lingue. È andato via quando ha smesso di dirmi che mi amava, quando ha tolto dal suo cuore quello che aveva condiviso con me e dando importanza ad altre mani senza più stringere le mie. È andato via quando ha smesso di telefonarmi, di rispondere alle mie lettere. È andato via quando ha riempito con un'altra il vuoto che creava la distanza, la mia assenza.
È andato via da me così tante volte che neanche riuscirei a contarle, ma mai nel suo cuore è andato via per davvero. Sento e so che nessuna potrà mai colmare quel vuoto e so che altre lingue non potranno mai esprimere quello che io riuscivo a capire prima che parlasse. So che quando pensa all'amore pensa ancora alle notti passate insieme e ai pomeriggi una volta ogni quattro mesi spesi a parlare di niente. So che quando fa l'amore pensa che la mia schiena gli raccontava cose che nessun'altra potrà mai raccontargli.
Ed infine so che i suoi occhi riserveranno sempre una lacrima in più per un nostro ultimo incontro e che nel suo cuore saprà che l'ultimo non sarà mai per davvero.

anonymous asked:

Il mio migliore amico è morto prima di natale. Nessuno mi capisce, nessuno mi sta vicino, nessuno mi aiuta. È così soffocante non averlo vicino. Mancano tanto le sue carezze, i suoi abbracci. Può sembrare una frase fatta, ma manca come l'aria.

Ti posso capire un mio amico che conoscevo dall’ asilo è venuto a mancare quasi due anni fa e ancora ho un vuoto dentro che non riesco a riempire.

anonymous asked:

Come vi siete conosciuti tu ed "heipidge"? Non ho mai trovato una coppia di fidanzati su tumblr :') parleresti di lei e del vostro amore?

Conosciuti, nel vero senso della parola, due anni fa o meglio, quasi due anni fa. Era fine agosto e avevo cominciato a rifrequentare una vecchia spiaggia dove non mettevo piede da 6 anni. In questa spiaggia il 90% delle persone mi conosce. Anche lei frequentava questa spiaggia. Forse ci siamo addirittura conosciuti per la prima volta quando avevamo 4 anni, ma nessuno ricorda nulla. Quindi l'ho ri-incontrata. Anzi, l'ho incontrata per la prima volta. Il ricordo non è nitidissimo, ma non mi scorderò mai la sua entrata da super euforica urlando buongiorno a tutti. Lo ammetto, mi stava sul cazzo. Ma forte eh! Sul cazzo o no, non mi importava più di tanto perchè la sua bellezza, i suoi modi di fare e il suo schietto parlare, mi facevano girare la testa. Solo ora so che l'odio era reciproco, ma nonostante ciò, stavamo ovunque insieme. Biliardino, carte, mare, fin quando lei non si avvicina un po’ di più. L'acqua era molto bassa quel giorno, sentii delle braccia avvolgermi il collo. Era lei che si era messa sulle mie spalle. Il suo modo di tenere le braccia incrociate davanti al mio volto era qualcosa di indescrivibile. Mi sentivo caldo, e il mio respiro, da pazzo asmatico, era regolare. Cosa mai successa, dato che in acqua regolarmente mi viene una tachicardia da infarto per il freddo. Lei l'aveva scaldato. Insomma, il primo passo l'ha fatto lei, parlavamo e ci vedevamo ogni giorno. Eravamo ketchup e maionese. Jasmine e Aladin, come ci chiamavano lì. Eravamo diventati inseparabili. Il 1 settembre 2012, il primo bacio. Non sapevamo ancora distare insieme. Nessuno dei due aveva il coraggio di ammetterlo, ma eravamo una coppia da molto prima. Prima di essere fidanzati, eravamo amici. La nostra relazione è durata due mesi però. Lei ha voluto chiudere per proteggermi dal suo ex, cosa che avrei dovuto fare io nei suoi confronti. 8 mesi di pausa. Lei ha frequentato altri ragazzi, io altre ragazze, ma nessun chiodo ha schiacciato il chiodo. 8 mesi senza il minimo contatto. 8 mesi di silenzio. Fin quando ad aprile, non ci rincontriamo. Entrata del cinema. Lei era fuori con un'amica. Avevano già visto il film. Io invece no. Stavo entrando. Ci salutiamo. Tutto ciò da cui cercavo di scappare, mi si era ripresentato davanti agli occhi sotto forma di una ragazza ancora migliore di prima. Che cazzo mi ero lasciato scappare! Mi scrive lei, ma ancora ferito per la rottura, non le do tanta corda. Giugno 2013. Decidiamo di andare al cinema. Lei è venuta con noi. Nel gruppo due ragazze erano attratte da me oltre lei. Ma non mi importava. La sua risata squillante per la quale la prendevo sempre in giro, è rimbombata nella sala. È rimbombata nei miei ricordi andando a risvegliare e a riaccendere quella fiamma che era diventata brace, tra noi. Questa volta il rapporto era diventato più forte di prima. Lei capì il suo errore, io capii i motivi per cui l'aveva fatto. Il 23 giugno, giorno del mio diciottesimo compleanno, festa a sorpresa. Lei mi aveva detto che si trovava in villa con i suoi genitori, ergo non ci sarebbe stata. La ritrovo lì. Immaginate la mia faccia per la festa sorpresa, e ora immaginate la mia faccia dopo aver visto lei. Ci siamo baciati, ma nessuno dei due se n'era accorto. È stato spontaneo! Non era un'azione luicida. Nessuno ricorda il motivo, ma le nostre labbra erano diventate magnetiche. Tra il 23 e il 24, eravamo tutti in piscina. A lei viene un crampo, colgo la palla al balzo per prenderla in braccio. Le massaggio il piede. E non so come, ci siamo teletrasportati nella zona della piscina ad acqua alta. Ma lì, lei contro il muretto con le gambe annodate al mio bacino, io la guardavo negli occhi, lì il primo vero bacio. Ora stiamo insieme da 11 mesi. E ci amiamo. Da morire dico.

imagirlinlovewithbooks  asked:

Mi parli di voi?

Ogni volta che mi chiedono di farlo mi spunta un sorriso sulle labbra, parlare di noi, dei nostri momenti mi da ai brividi, soprattutto per quello che stiamo passando.

Ci siamo conosciuti il 2 Settembre, di quasi due anni fa.. abbiamo iniziato a parlare, a conoscerci, a stare bene, dietro un pc.. Ma poi.. la fatidica domanda : ” Di dove sei?” .. scoprimmo che eravamo distanti chilometri, quasi 800 per la precisione, io siciliana e lui romano .. 
Continuammo a parlare, come amici… ma più il tempo passava, più ci affezionavamo.. Decidemmo di provarci, mai dire mai..  ci scambiammo i numeri di telefono.. qualche messaggio,qualche telefonata.. niente di grande… Decise di dirlo ai suoi, e io ai miei.. Con l’unica differenza : I miei rifiutarono questa situazione.. Non stava bene il discorso che eravamo cosi distanti, che non ci conoscevamo bene, e che non ci eravamo mai visti di presenza, ” Non sai quello che fa lui là, smettila di sentirlo ” , mi sentii dire. ” Se non smetti di sentirlo ti stacchiamo internet”. Mi fecero smettere di sentirlo, ma era più forte di me, ormai non riuscivo a non sentirlo, può sembrare banale, ma anche dietro un pc mi faceva stare bene..
Non mangiavo più.. stavo male, il buio. Cosi.. iniziammo a sentirci di nascosto.. I miei non sapevano nulla, ma noi così non potevamo continuare. Era un calvario che non terminava mai, le telefonate fatte solo quando io ero fuori, le videochiamate in cui io non parlavo, stavamo male, non riuscivo a fare le cose di nascosto. Lo ridissi ai miei genitori, che per la seconda volta mi impedirono di sentirlo.. ma sta volta ero più decisa,più determinata. DOVEVO FARCELA IO. Loro mi dicevano di non sentirlo più? E io che insistevo. Loro mi dicevano lascialo perdere? E io lo chiamavo. 
Mi misero in punizione, ma a me non importava, era più importante lui. 
Mi minacciavano? e io li mandavo a quel paese delicatamente.

Guarda non ero mai stata così determinata in vita mia. Ma continuai a lottare, fino alla fine. Fino al giorno in cui lui mi disse ”Fammi parlare al telefono con tua madre”. Io gli dissi no, e lui mi rispose ” Io voglio andare avanti con te, quindi se entro 2 giorni non me la fai sentire io chiudo e non voglio più sentirti”. Io ci tenevo a lui, stavo bene con lui e non potevo permettermi di perderlo. Lo dissi a mia madre, che ovviamente rifiutò.
Il secondo giorno urlavamo, lei non voleva parlarci, la portai in camera mia e le dissi ” Ora tu gli parli”. Mi disse ancora ” no” .. e io le risposi ” ah si?” Chiusi la porta a chiave, e le dissi che lei non sarebbe uscita se non gli avrebbe prima parlato. 

Ti giuro che in questo momento sto pensando ” ma da dove cazzo mi è uscita quella forza?”. Ne presi schiaffi, urla e botte, ma non me ne fregava nulla.

Insomma, parlarono, si trovarono d’accordo. Io ero felice, più che mai. Da quel momento ho iniziato a sentirlo anche quando ero a casa, a parlare quando eravamo in web, fino al momento in cui lui mi disse che ero la sua vita, che voleva vedermi, e di realizzare quello che c’era stato per mesi in web. Lo chiesi ai miei.. ” Mamma, papà, può scendere qui a Natale?” Io ho un bel rapporto con loro, per questo ho tentato.

Mi dissero che ci avrebbero pensato, e io aspettai.
Mi chiamarono,col sorrisetto .. mi guardarono e disse ” Può scendere qui, ma attenzione”. 
Ero la ragazza più felice del mondo in quel momento, ho ancora i brividi, lo chiamai e gli dissi che mi avevano dato il consenso, prenotò subito il volo, e da quel giorno iniziai a fare il conto alla rovescia, non vedevo l’ora,credimi.

Arrivò quel giorno, il 24 Dicembre 2013. 
Ci sentimmo e mi disse : ” ma ci credi che dopo un anno e mezzo di lotte, di vederci dietro un pc ci vedremo per davvero?”
Io ero senza parole, non sapevo che dire dall’emozione, lo aspettai, ero agitatissima. Andai a prenderlo con i miei, era notte, buio. E io aspettavo in macchina, impaziente di vederlo..
Scese .. Lo vidi, era li. Era dannatamente bello. Salutò i miei, poi vide me. Mi guardò come nessuno mai mi aveva guardata. Il suo sguardo diceva ” O madonna,sei qui”. Mi diede un bacio sulla guancia mentre si avvicinava a me.
Da quel momento tutto iniziò ad essere magico. Salì in macchina, eravamo li, dopo tutto quel tempo ce lo avevo accanto. Non potevo crederci. La distanza non c’era più. Erano 800 km sconfitti.
Arrivammo a casa, era tardi, era la notte di Natale, ma non eravamo stanchi, anzi. Abbiamo ”cenato” e poi abbiamo parlato, parlato, tutta la notte fino a  mattina, senza stancarci. Imbambolati l’uno davanti agli occhi dell’altro. Non ci sembrava ancora vero.
Si avvicinò a me, e mi disse ” Di presenza sei ancora più bella.. fa un certo effetto stringerti per mano”. Io sorrisi.
Era bellissimo, ed eravamo sotto lo stesso tetto. 
Venne da me, mi prese delicatamente per i fianchi.. e mentre io pensavo ” Ora muoio” .. lui chinò la testa e mi baciò.
Era magia. Era incanto. Era lo spettacolo. Era il sogno che si realizzava finalmente.
Abbiamo mandato a fanculo assieme tutte le persone che non credevano in noi, che non credevano possibile questa cosa.
Ci siamo messi sul divano a guardare la tv, mano nella mano, mi sono appoggiata al suo petto come una bambina, e sorridevo senza smettere un attimo. Ero finalmente felice. Felice per davvero. Felice di quella felicità che non può spiegarsi. 

Ad un certo punto mi guarda e sorride..e mi dice ” su,spegni internet, andiamo a letto”. Scoppiammo a ridere. Quella sera non eravamo più dietro un pc. Eravamo li,sullo stesso divano.
Abbiamo passato dei giorni favolosi, diceva sempre che io ero la sua Regina, e in quei giorni mi ha trattata da vera Regina.
L’indomani mattina chiese a mia madre se poteva portarmi la colazione a letto, venne nella mia camera dicendomi ” Principessa, buongiorno.. ti ho portato la colazione”. :)

Mi svegliai per la prima volta col sorriso. Si avvicinò e mi baciò.
Ho pensato che avrei voluto trascorrere tutta la vita con lui, e che ero felice da far schifo.
Mi preparò il pranzo, la colazione, la merenda, la cena, e di mille sorprese.
Andò via, ma con la consapevolezza che se ce l’avevamo fatta, ce l’avremmo fatta anche dopo.
Ritornò a Pasqua. Dopo quattro lunghissimi mesi.
Io sapevo che sarebbe arrivato il mercoledì, e invece….
Invece il martedì, mentre ero  a scuola, entrò il bidello e mi chiese di uscire.. Di andare in portineria, non sapevo cosa voleva, ma appena uscii .. scesi le scale, girai l’angolo, mi venne quasi un infarto.
Lui era li, maledettamente bello. Appoggiato al muro con un bellissimo mazzo di rose. Non ci credevo. Era magnifico, era li. Io ero senza parole. Lo guardai.. ero bloccata. Mi spinsero, e mi avvicinai. Lo abbracciai con le lacrime agli occhi e gli dissi ” Tu sei un pazzo”.
Abbiamo fatto la qualsiasi quei giorni, soprattutto, ero felice.
Adesso aspetto che arrivi il 5 Agosto per rivederlo..
Spero di non aver annoiato nessuno dopo questo mio lungo racconto..

Questa è la nostra storia, nel succo, non dettagliata al massimo..
Siamo noi, due persone che hanno deciso di lottare, non sapendo da dove ci arriva questa forza che giorno per giorno ci spinge ad andare avanti e ad amarci.

Mi ha chiesto anche di sposarlo, in tutto questo.. e adesso.. siamo più forti che mai. Pronti a lottare contro ogni cosa, perchè crediamo, che dopo aver sconfitto ogni distanza, assieme possiamo tutto.

Un abbraccio..