quanto ho riso

È finito tutto.

Sei entrato nella mia vita irruente, come sei. Ingombrante.
Di un'ingombranza piacevole, devo ammetterlo.
Ho apprezzato ogni cosa e conserverò nel mio cuore ogni momento che la mente mi permetterà di non lasciare in balia del tempo.
Ti ricorderò fantastico, perché lo sei.
Ti ricorderò sincero, perché lo sei stato. Non dimenticherò le lacrime che hanno bagnato le mie guance e il mio cuscino, senza rancore. Con timore, forse, un po’. Ricorderò quanto ho pianto, ma anche quanto ho riso.
Perché è importante non avvelenare un ricordo.
Io non so cos'è l'amore, ma, a modo mio, credo di averti amato, tanto.
E ora non ci sei più, perché per te va bene così. Perché, che novità, non sono abbastanza. Perché, forse, non era destino.
E allora addio, mio primo amore.

averti avuto e poi averti perso è stato peggio che non averti avuto mai: con te ho messo un piede in una felicità tanto grande da far dimenticare persino di essere stati tristi prima di allora; da quando sei andato via insieme a quella tua voglia di scappare chissà dove, ho vissuto sempre consapevole che quella felicità da qualche parte esistesse, ma non sapendo più dove. nella mia testa allora sempre la stessa domanda: meglio non essere stati amati mai oppure essere amati e poi non essere amati più? nella prima ipotesi dovrei cancellare il tempo passato con te, dal giorno in cui mi sei andato addosso di proposito nei corridoi del liceo, fino a quando mi hai salutato per sempre. dovrei cancellare quanto ho riso e quanto ho pianto, quanto mi hai dato forza e quante volte me l’hai tolta: dovrei cancellare il bene ed il male.
nella seconda ipotesi, invece, dovrei lasciare tutto così come è stato, un amore che nella sua distruzione ha portato via ogni speranza, un amore sbagliato ma così forte da far paura a chi predica l’odio.
te, o non te? noi, oppure io e te? uno stato apparente di felicità ignara del dolore, oppure l’attesa di una felicità consapevole, esistita, vissuta, che potrebbe non arrivare mai più?
consapevole che anche se volessi non potrei cambiare nulla, che questo è il destino che è stato scritto per noi e non possiamo fare altrimenti, se dovessi rivivere, per caso, quel martedi mattina di tanti anni fa, e stare più attenta, un po’ meno maldestra, e non andarti di nuovo addosso, e non chiederti scusa con quel mio sguardo sempre basso, e non sentirmi dire “è colpa mia, perdonami.. comunque piacere io sono..”, e non amarti di nuovo, come la prima volta, come ogni volta, e non tremare più alla tua vista, e non piangere più ad ogni tua partenza, ad ogni tuo ritorno. se potessi, se avessi la scelta di non amarti più, di non averti mai amato, di rinunciare a tutto quel dolore. se potessi, scegliere te o non te.
sceglierei di nuovo e ancora te.

Chissà cosa dici di me. Chissà cosa racconti del nostro amore, di quello che siamo stati e di quello che non siamo stati capaci di essere. Chissà se anche a te si illuminano gli occhi, chissà se anche tu cerchi di nascondere quel sorriso che non vuol proprio trattenersi, chissà se anche tu abbassi gli occhi e ti imbarazzi perché è strano parlare di sentimenti così forti. Chissà se anche tu, mentre ne parli, pensi che siamo stati sbagliati, ma che nel nostro essere stati sbagliati, nessuno è stato più giusto di noi, chissà se pensi a quanto ho pianto per te, a quanto ho riso con te, e a quanto del mio cuore ti abbia totalmente donato. Chissà se anche tu, come me, mentre ne parli, pensi che forse non riusciremmo mai a stare insieme, ma credi ciecamente che non vorrai stare mai con nessun'altra. Io credo ciecamente che il mio destino sia tu, chissà se per te è lo stesso. Vorrei proprio vederti mentre parli di me, vorrei proprio vedere come ti muovi, se ti mordi le dita, se abbassi davvero gli occhi e trattieni il tuo bellissimo sorriso, vorrei vedere se sono sempre lì quegli sguardi che mostrano un amore senza misura, vorrei capire se dopo tutto questo tempo hai capito qualcosa di me e di quanto ti ho amato, e vorrei capire se pensi anche tu che mi amerai ancora, perché un amore così è difficile da smettere di sentire.

-Ilpesodellatuaassenza

Che poi ricordo quando avevo paura che non ti avrei mai parlato, mai conosciuto. Quando avevo paura che ti avrei ammirato solo da lontano, senza mai sentirti parlare a me o ridere con me. Quando ti vedevo ridere, sorridere, scatenarti e parlare con chiunque ti girasse attorno. Avevo paura. Paura che mi sarei persa tutto di te. Eppure guarda adesso. Ti ho parlato, conosciuto quanto basta, ho riso con te. Ed ora ho paura ancora. Paura di perderti.
—  Sesolosapessiciocheprovo.