pulisce

“Lloyd, ho voglia di gettare la spugna”


“Vorrà dire che sarà una buona occasione per pulire il pavimento, sir”
“Il pavimento però si pulisce in ginocchio, Lloyd”
“A volte bisogna abbassare lo sguardo per vedere tutti i passi che si sono fatti, sir”
“Per poi cancellarli, Lloyd?”
“Per aver voglia di farne altri, sir”
“Grazie mille, Lloyd”
“Buona giornata, sir”

Io ti voglio amare sempre, ma la difficoltà è proprio amarsi nel quotidiano, tutti i giorni, nella semplicità, io voglio che noi ci amiamo sempre. Io voglio che litighiamo per il dentifricio, voglio che litighiamo perché non sono bravo a fare la spesa, io voglio che quando si pulisce casa vedi i batteri dappertutto, nel bagno, nella cucina. Io ti voglio amare sempre, voglio che passi pure l'aspirapolvere durante le partite del Napoli…solo le partite di campionato però.
—  Alessandro Siani
Mi mettevo a guardare fuori dalla finestra e guardavo gli alberi.
Immaginavo il suono che facevano le foglie quando cadevano.
Mi immaginavo l'impatto con il suolo, il suono che si poteva percepire se solo si facesse un po’ più di silenzio.
Immaginavo un suono simile a “tum”.
La foglia cadeva e poi “tum” a terra.
Cadeva e si muoveva, “tum” e poi subito, immobile.
E quindi passavo quei pomeriggi a guardare gli alberi, un “tum” dopo l'altro.
E così arrivava l'autunno.
Arrivava l'autunno dopo tanti “tum” di foglie cadute a terra.
Arrivava l'autunno con la pioggia, ma non la pioggia burrascosa dell'inverno, quella con i lampi e i fulmini, arrivava la pioggia quella tranquilla, quella calma, che accarezza il suolo e lo pulisce, lo lava dalla sabbia portata dagli infradito sporchi che gli è rimasta incastrata da tutta l'estate .
Così arrivava l'autunno.
E mi sono messa a pensare, forse troppo o forse troppo poco. Fatto sta che ora mi scoppia la testa e nessuna pillola può far smettere il martello pneumatico che batte sulle mie tempie, per il semplice fatto che nessuna pillola può fermare i miei pensieri che corrono veloci. Tu lo sai, penso sempre troppo e tu pensi sempre poco. Ecco perché mi adoravi: ero tutto ciò che avresti voluto essere. Io sapevo ridere degli imprevisti della vita e della sfortuna, tu sapevi solo aver paura e scappare. Ricordo ancora quella volta in giro per la spiaggia quando pestando del vetro rotto di una birra Peroni lasciata lì da qualcuno mi ero tagliata il tallone, io ridevo mentre chiamavo mia madre per farmi venire a prendere e tu inveivi contro quel ragazzo sbadato. Io dicevo “calmati, sul serio non è nulla” e tu urlavi “guarda per colpa di quel coglione che ti sei fatta, se lo acchiappo lo ammazzo! Ma nessuno la pulisce questa spiaggia? Ma che incivili.”. Io ridendo provavo a spiegarti che la vita era anche questo: farsi male. Tu hai sempre avuto paura degli imprevisti, la calma non era il tuo forte. Camminavi avanti e indietro mentre un dottore mi medicava il piede e io ero lì a chiacchierare spensieratamente con mia madre, tu ancora nervoso. E a fine serata mi hai detto “vorrei essere capace di prendere tutto alla leggera come te.” e io credevo scherzassi. Ma invece no, tu volevi seriamente essere come me. E credo sia per questo che non ha funzionato: tu non volevi me, volevi essere come. E da quel momento ti ho aiutato a diventarlo, a piccoli passi ti ho insegnato a prendere la vita alla leggera. Poi sei diventato come me e sei andato via. Non mi amavi, amavi il mio modo di essere. Non volevi me, volevi che ti insegnassi a vivere come me. Spero che ora tu non riesca però a fare i conti con la solitudine che porta l'orgoglio, che porta la forza di dire la propria opinione. Spero che tu non riesca più a tornare come prima e che il nuovo te ti sconvolga. Spero che tu stia maledicendo il giorno in cui ci siamo incontrati, perché mentre io sono qui a ridere tu sei lì a dannarti. E sai cosa? Non mi spiace nemmeno un po’.
—  Daniela, uraganichehodentro ( via @uraganichehodentro)
...🎈

- Avete fatto l’amore?
- No.
- Allora perché stavi con lei?
- Non so se capirai. Una volta avevo visto come scivolano le lacrime sulla sua guancia, e allora mi sono reso conto che non lo permetterò mai più. Mi importava sempre se ha mangiato, se si sente bene, se non ha freddo. Non ho mai voluto portarla a letto, volevo solo abbracciarla mentre guardiamo un film, svegliarmi dai suoi baci. Volevo starle vicino. Mi piaceva vederla come mangia un cioccolatino come una bambina e si pulisce con la mano. Quando tutti la chiamavano e lei diceva “sono fuori con il mio amore”. Non era come tutte le altre. Lei non mi amava come le altre. Lei mi amava sinceramente. E anche io. Lei era la mia bambina.