provocarmi

Hai deciso di andartene, non ti prometteró che lo accetteró, ma cercheró di farmelo andar bene, come ho sempre fatto fin'ora. Non mi vuoi più, e me lo stai urlando con tutto il silenzio di cui sei capace, giorno per giorno, da quando mi alzo a quando chiudo gli occhi. Mi capita cosí spesso di girarmi, vederti e sentirmi dire che sono grande e forte e che posso cavarmela da sola. Non posso, ma lo faró lo stesso. Sapessi le volte in cui prima di addormentarmi ti cercavo, e fa male non sentire piú il tuo respiro addosso e due mani che dolcemente avvolgono i miei fianchi. Faccio fatica anche ad addormentarmi certe notti senza te che mi accarezzi i capelli e mi dici che ho gli occhi belli. Ci sono sere in cui aspetto l'alba e nel frattempo cerco il ricordo per stare meglio, per riempirmi un po’. Quanto fa male perdere l'amore, e te ne rendi conto quando davanti ad uno spettacolo come l'alba riesci solo a pensare che non puoi condividerla con l'unica persona che avrebbe retto il confronto di quella meraviglia. Perché l'alba é bella, ma non quanto te. Ho creduto davvero che io ti sarei bastata. Che avresti rinunciato alle altre, al resto, scegliendo me. Perché di cuore ne avevo abbastanza per due. Credevo davvero che uno come te, con l'aria di chi c'é sempre, non mi avrebbe abbandonato mai. Quando ti sei scordato di te, ti sei scordato di me, di noi, e hai accolto tutto il resto. Non potró mai farmi una colpa di averti amato cosí tanto, a volte intensamente, altre volte in modo disastroso, ma posso incolparmi di non essermi mai messa al primo posto, perché tu venivi prima di tutto. Quando tra noi é finita,mi hanno detto che senza di te sarei stata meglio e ti assicuro che per un po’ l'ho pensato spesso anche io. Tornare alla vita di prima, prima di conoscerti, senza te. Senza i tuoi continui cambi di umore, il tuo orgoglio prepotente, il tuo tono arrogante e il sarcasmo tagliente con cui ti facevi beffa delle mie debolezze. Senza le notti passate a piangere, giorni ad elemosinare attenzioni, amore, ad aspettare messaggi che non arrivavano, a fingere di credere alle tue scuse e twntarw di giustificare ogni cosa. Me ne sono convinta anche io, per un po’. E mi sono tranquillizzata; ho camminato, respirato, mangiato, fumato-probabilmente di piú- e vissuto come una qualunque altra persona che finalmente godeva di libertà. Che riusciva a riassaggiare una tranquillità persa. Di punto in bianco cominció a starmi tutto stretto. Capí che quando una persona te la leghi addosso, benché tu non la veda, te la porti dentro. E piú tu ti allontanavi, piú la presa si stringeva e l'aria faticava ad arrivare. Quando sei tornato mi hai dato possibilità di respirare la felicità a pieni polmoni, per poi sparire di nuovo.Sei una ferita aperta che brucerà sempre. Hai idea di cosa significhi perdere l'amore una seconda volta? Tutto ció mi ha peggiorato. Mi sentivo come una bambina a cui è scoppiato un palloncino tra le mani. Ti ho reputato la mia vittoria piú grande e sono costretta a vederti come una sconfitta. La sconfitta di chi ha lottato per due pur essendo solo una. La sconfitta di chi ci ha perso il cuore per averne messo troppo e non averne trovato altrettanto. Per qualche strano motivo il tuo viaggio ti ha cambiato, sapevo che i tuoi occhi non mi guardavano più come un tempo, non mi toccavi più come un tempo, ma ti amavo così tanto che una tua carezza, per quanto rara, sapeva comunque scaldare l'inverno che si stava creando tra noi. Ricordo bene le volte in cui avevo freddo e non mi abbracciavi, pensavo solo che l'inverno stava arrivando e io non sapevo nemmeno se tu mi volessi più. Sei sempre stato la mia metà. Per quanto male potrai farmi, per quanto dolore continuerai a provocarmi, il vuoto che hai lasciato sarà sempre il piú grande peso da portarmi addosso. Eri in grado di essere una figura totale, protettivo come un padre con la propria bambina, mi hai preso per mano e mi hai cresciuto così tanto. Il mondo che avevo attorno con te aveva tutta un'altra prospettiva, le cose che ho visto con te non le rivedró con nessun'altro, proprio perché erano i tuoi occhi a guidarmi. Il mondo che abbiamo visto insieme sarà nostro per sempre. Uno di quei segreti astratti, tu sei il mio segreto. Mi hai cullato nelle notti piú difficili tra lacrime e singhiozzi. Mi hai fatta sentire donna, unica, speciale, bella. Mi hai fatta sentire bella per davvero. Quando dopo aver fatto l'amore, con il trucco colato e i capelli arruffati, un completo disastro, guardavi il mio riflesso sullo specchio di fronte al letto e mi riempivi di baci ripetendomi all'infinito “Ma quanto sei bella, ma quanto sei mia”. E lì ero tua, tua e basta, e non sarei potuta essere di nessun'altro e tu questo lo sapevi bene. Mi hai sempre toccato con tanta delicatezza in certi momenti che tutto questo male che ora proviene da te mi sembra cosí irreale. Io non riesco a fuggire, non riesco a liberarmi, non so nascondermi, la mia vulnerabilità non me lo permette. Non ricordo nemmeno com'era la mia vita prima di conoscerti. Per me la vita é iniziata davvero nel preciso momento in cui ti ho guardato negli occhi e ti ho preso le mani. Non mi priveró mai di nessun ricordo con te, di ogni nostro attimo. Ti ho sempre detto che il per sempre è formato da tanti adesso, e in quegli attimi noi eravamo pura eternità. Continueró a guardarti con gli occhi di sempre perché l'amore guarda in un'unica direzione, e nella mia ottica visiva è la strada percorsa insieme a te. Tante buche, tanti ostacoli, incidenti xontinui e frane su frane, ma é lí, ed é la mia strada. La nostra strada, che ora sto continuando a procedere, da sola. Sei cosí lontano da me, fermo chissà dove, e non riesco a capire dove sei finito e quale via avrei dovuto prendere per tornare da te. Te ne sei andato via senza far rumore ma hai fatto un frastuono terribile, hai fatto crollare un intero percorso. Tutta questa vita insieme a te, misurata in battiti e non in giorni. E io sono ancora lì, su quella strada interrotta e mal conciata.
Da sola, alla ricerca di un altro incrocio. Io non smetterò mai di cercarti, ma tu promettimi che ti lascerai trovare. Promettimi che mi aspetterai lí. Promettimelo.
— 

idontfoundme

(non togliete la fonte grazie)

  • Lei: cosa stai facendo?
  • Lui: se stai cercando di goderti la festa, goditi la festa, non continuare a guardarmi cercando di provocarmi, non serve.
  • Lei: allora tu mi spiavi. Ma da quando? Solo stasera? Da una settimana? Due settimane? Da quando sono qui? Cosa volevi controllare? Cos'altro hai visto?
  • Lui: cos'altro ho visto?
  • Lei: sì, cos'altro?
  • Lui: ecco..ho visto molto. Insomma, non in quel senso,voglio dire...ad esempio ho visto che..FORSE TU SEI UNA DELLE TRE PERSONE AL MONDO ALLE QUALI PIACCIONO LE PATATINE AL SAPORE DI PIZZA, SEI ANCHE L'UNICA PERSONA CHE IO ABBIA MAI VISTO CHE TRASCORRE PIÙ TEMPO SUL TETTO CHE DENTRO CASA...E COSA FAI? LEGGI. LIBRI. NON COME RIVISTE MA LIBRI IMPORTANTI. FAI ANCHE QUEL...FAI QUELLA COSA CHE SEMBRA UNA SPECIE DI RITUALE MA NON LO È. CHE OGNI VOLTA CHE ESCI DALLA TUA STANZA PRENDI IL POMELLO DELLA PORTA, TI PREPARI PER USCIRE MA NON LO FAI, TORNI INDIETRO, TI VOLTI VERSO LO SPECCHIO E TI RIGUARDI MA NON HAI LO SGUARDO TIPO "SONO UNO SCHIANTO"...È UN PO' PIÙ DEL TIPO "CHI SONO?". TI GUARDI E TE LO DOMANDI...È COSÌ BELLO...E POI GUARDI FUORI DALLA FINESTRA COME ME, SOLO CHE TU GUARDI IL MONDO, GUARDI FUORI E CERCHI DI CAPIRE...IL MONDO, CERCHI DI CAPIRE PERCHÉ NON HAI UN ORDINE, COME I TUOI LIBRI. E...IO GUARDO SOLO TE...
  • Lei: è la cosa più inquietante e più dolce che io abbia mai sentito...
Un paio d'anni fa quando ero piccola trasmettevano in tv sul canale dei bambini una serie che amavo tantissimo.
I Teen Angels.
Ero sempre pronta davanti a quella tv,non volevo perdermi mai una puntata, ero sempre così felice.
Vedevo persone che piangevano perché soffrivano per amore, ed io mi chiedevo cosa avessero da piangere.
Oggi, a distanza di quei anni Teen Angels mi fa un altro effetto.
Se uno piange, piango anch'io.
Se vedo le scene di un amore forte io penso ‘perche’ non a me’
A distanza di anni, quella serie riesce a provocarmi sensazioni diverse a quando ero piccola.
E in questi momenti che vorrei tanto ritornare a quella bambina che era felice davanti a quella tv solo per vedere la sua serie preferita con la mente spensierata.
Quanto mi manca.
Mi manca tenergli la mano.
Mi manca guardarlo negli occhi.
Mi manca sentire quei brividi anche solo quando mi sfiora.
Mi mancano le risate e gli scherzi.
Mi mancano le nottate passate a fumare, bere e fare l'amore.
Mi manca parlare con lui a letto abbracciati tutta la mattina.
Mi manca la sua spensieratezza, la sua positività e la serenità che queste riescono a provocarmi. 
Mi manca lui, conosciuto da poco ma che nonostante ciò sta diventando sempre più fondamentale per me. 
È la mia “boccata d'aria fresca” e non vedo l'ora di rivederlo, di ritornare nel mio (nostro) piccolo mondo felice al di fuori di tutto.
—  Distancewillneverbreakus
28 gennaio 2017

Dopo 11 anni di malattia, per la prima volta ho paura di quello che sta succedendo al mio corpo.

Sono arrivata a provocarmi il vomito fino a 20 volte al giorno, buttando fuori ogni minima cosa ci fosse nel mio stomaco.

Ho preso lassativi, scatole e scatole di lassativi che mi facevano stare piegata sulla tazza per ore intere.

Ho digiunato e smesso di bere fino ad arrivare a passare settimane attaccate ad una flebo.

Ma non mi è mai interessato niente di tutto questo.

Sono un po’ di giorni che il mio corpo rigetta ogni cosa io provi ad inserirci: che sia un dolce al cioccolato, una pizza, una fetta di carne, della pasta, della verdura o della frutta.

Ma ciò che mi spaventa davvero è che anche qualsiasi cosa liquida io immetta nel mio corpo, questa non ci sta.

Tutto, anche un semplice bicchiere d'acqua o del tè.

E no, non sono impaurita per la perdita di peso (che è ciò che bramo con tutta me stessa) ma sono impaurita dal fatto che possa aver danneggiato talmente tanto il mio corpo da rendere irreversibile la situazione.

Ehi, ciao.
Questo non è uno di quei messaggi che si scrivono in preda alla disperazione per cercare di riprovarci e provare a risanare il rapporto. Anzi, è uno di quei messaggi che già dall'inizio ti fanno capire che è tutto finito, nonostante ci voglia più di un “Ehi, ciao” per far capire a una persona che è distrutta. Dovrebbero inventare l'introduzione a un messaggio di addio, non credi? Vabbe, sto divagando. Il punto è che ho aspettato fino ad adesso sperando che stavolta fossi tu a lottare per me. Non è successo. E io sono stanca di cercare di giustificarti e di dare a me tutte le colpe. E per favore, non iniziare a dire che me ne sto andando perché non so restare, perché ci ho messo tutta me stessa per venirti dietro, ma ad un certo punto ti accorgi che non ha senso andare dietro a qualcuno che continua ad andare avanti senza di te. Avrebbe più senso restare se tu facessi un minimo tentativo per cercare di venirmi incontro. E non lo fai. Io non sono una che si arrende, penso tu l'abbia capito dal momento in cui sono stata disposta a venire fino lì pur di chiarire le cose. Che poi abbiamo finito per far di tutto fuorché chiarire, questo è un altro discorso. Credo sia perché con te perdo davvero la ragione. Forse se io non tenessi così tanto a te, ti saresti innamorato di me. Perché chissà per quale motivo i ragazzi si innamorano di me solo quando a me non frega un cazzo di loro. Vabbe. In ogni caso, prima di chiudere qualsiasi cosa ci sia tra me e te, voglio che tu sappia che non mi pento di niente. Ho fatto con te cose che non avevo mai fatto con nessuno e ti ho detto cose che fino ad ora avevo solo scritto sui miei quadernetti. È come se ti avessi regalato la mia vita. Mi hai regalato ricordi ed emozioni bellissime, perciò non saprei dirti quanto te ne sono grata. Ma allo stesso tempo, sappi che eliminerò qualsiasi ricordo che ho di te. Eliminerò le tue foto, il tuo numero, le nostre conversazioni, cercherò addirittura di far finta che tu non sia mai esistito. Perché? Perché altrimenti non saprei farmene una ragione. Non saprei spiegarmi il perché le cose siano andate proprio così. Non saprei accettare il fatto di averti perso con la stessa velocità con cui ti ho conosciuto. A volte mi vengono a mente alcuni flash di quando stavamo assieme, come ad esempio il modo in cui mi facevi ridere, i nostri corpi nudi e stretti al buio, i grattini all'inguine e il tuo modo di provocarmi, la tua voce nell'orecchio e i tuoi capelli fra le mie mani. Altre volte, invece, ti penso talmente forte che mi sembra quasi di averti accanto, e realizzare che non ci sei poi mi provoca dentro una sensazione assurda di nostalgia che mi corrode fino a sentirmi spezzare qualche costola e per farla smettere devo fare davvero l'impossibile, devo cercare di tenermi impegnata sempre, costantemente, devo guardare un film dietro l'altro, dormire, uscire con gli amici e non rimanere nemmeno un secondo senza parlare o camminare altrimenti comincerei a pensarti e non la smetterei più. Non so se hai idea di come stia, probabilmente no. Mi sento pure stupida e un po’ bambina, ora che ci penso, perché è come se stessi sperando in qualcosa che non accadrà mai. Io mi faccio in quattro per te, tu nemmeno ti smuovi. Forse perché a differenza tua io ho messo te al primo posto, mentre tu hai messo sempre solo te stesso. Capisco il fatto che tu sia appena stato deluso e che non vuoi più che nessuno ti ferisca in quel modo, ma prima o poi dovrai amare qualcun'altro, e se non ti lasci andare rimani solo, e dimmi se è davvero la solitudine che ti piace, dimmi se è meglio non parlarmi per giorni e giorni e dimenticarmi piuttosto che sentire il mio respiro sulla tua pelle, i miei baci sulla fronte, gli abbracci interminabili quando mi venivi a prendere in stazione. Dimmi che è veramente questo quello che vuoi e allora io capirò, o almeno, me ne farò una ragione. Ma promettimi almeno che ti lascerai amare e amerai anche tu. Promettimi che lotterai per lei, chiunque sia. Promettimi che non ti rovinerai più le braccia, che non penserai più al suicidio, che guarderai la vita con altri occhi e chissà, forse l'amerai anche. Ti giuro che non avrei mai voluto andarmene, ma alla fine sei tu che lo vuoi, altrimenti faresti di tutto pur di farmi restare. Giorni fa non l'avrei fatto, non me ne sarei mai andata. Ma ora sì, me ne sto andando, e tieni a mente che nessuno rimane per una persona che non muove un solo muscolo per provare a chiarire, uno dopo un po’ si stanca, si apre, cerca di cambiare, percorre 100km, perde la fiducia dei suoi, ti tartassa di “mi dispiace”, “scusami”, “è colpa mia”, si impone dei divieti, “non fumare”, “non bere”, ma poi alla fine cosa ha in cambio? Niente. Perciò c'è sempre un momento in cui uno sa che deve andarsene, il momento in cui l'altro non si sforza nemmeno, non ci prova nemmeno a restare. Avrei potuto mandartelo o, ancora meglio, dirtelo di persona, ma il solo pensiero mi terrorizza.
P.S.
Dovrebbero inventare anche una conclusione per i messaggi d'addio, perché Addio è ormai troppo scontato.
—  Seccasetedite.
Gelosa di quegli occhi che mi guardano.
Gelosa del desiderio che leggo nel tuo sguardo.
Gelosa delle tue labbra che mordi perché vuoi le mie.
Gelosa dei baci fugaci sul collo.
Gelosa del tuo profumo che metti ovunque.
Gelosa delle tue mani che circondano le mie.
Gelosa dei tuoi pensieri che io e solo io riesco a leggere ancor prima che tu apra la bocca.
Gelosa del sorriso che riesco a provocare.
Gelosa fino all'ultimo di ciò che segretamente mi appartiene.
Gelosa dei tuoi scherzi che mi fanno arrabbiare.
Gelosa di quei momenti che appartengono a noi che siam immersi nella folla.
Gelosa delle parole che m'illudo tu dica solo a me.
Gelosa di quello che siamo, di quello che vorrei essere con te.
Gelosa dei tuoi abbracci, dei tuoi momenti di dolcezza, delle tue mani sui miei fianchi.
Gelosa dei tuoi occhi quando sono un po’ brilli e non smettono mai di cercarmi.
Gelosa di come in silenzio tu ti preoccupi per me.
Gelosa dei tuoi pensieri e su quello che io sono in grado di fare al tuo corpo.
Gelosa di quel punto preciso della tua gamba poco prima del ginocchio dove solo io posso appoggiare la mano.
Gelosa del respiro mancato che so di provocarti ogni volta che mi vedi vestita da donna.
Gelosa dei tuoi occhi che mi mangiano.
Gelosa della felicità perenne ogni volta che stiamo insieme.
Gelosa di quelle promesse che so non verranno mai portate a termine.
Gelosa dei tuoi “voglio baciarti” sussurrati nell'orecchio.
Gelosa dei nostri litigi che finiscono sempre con la pace.
Gelosa del tuo provocarmi alzando un sopracciglio, ché tu sai l'effetto che mi fa.
Gelosa del tuo essere sempre critico nei miei confronti, mai pronto a farmi un complimento.
Gelosa di attrarti verso di me.
Gelosa di non riuscire mai ad averti tra le mie braccia.
Gelosa del desiderio che mi spinge a dire sempre “a domani”.
Gelosa fino alla punta dei capelli dei nostri momenti che so e sappiamo di non poter avere mai con nessun altro. Gelosa di vederti con altre ragazze, ma felice che alla fine scorrono via come il tempo e invece io rimango ancorata al tuo cuore. Felice di sapere che posso contare su di te come amico e felice di potermi comportare come se tu stessi con me allo stesso momento. Felice di averti detto la verità dei miei sentimenti e di sapere che un po’ tu ricambi. Felice persino di non esser niente di più di amici, ma consapevoli che due amici non si stringono così, non si vogliono così. Sei l'amore della mia vita in una vita sbagliata. Troppo diversi per amarsi sul serio e troppo uguali per dirsi addio.
—  Ida Falco

« Quanto tempo ci vuole prima che una persona si innamori di te? »
Le chiesi così, dal nulla, nel bel mezzo di un altro discorso.
« Perché ‘sta domanda? C’è qualcosa che non va? »
« Rispondi. Secondo te quanto tempo devono stare insieme due persone prima di amarsi realmente? »
« Cazzo ne so, non credo ci sia un tempo limite, possono passare giorni o mesi e in casi estremi anni, non lo so. Ma che domanda è questa? Che succede? »
« Succede che ho già aperto il mio cuore ad una persona che l’ha preso in mano e l’ha fatto a brandelli. Succede che ho già amato per due facendomi carico di tutte le responsabilità, di tutte le accuse e di tutti gli insulti. Succede che ho ricominciato una nuova storia e succede che mi ritrovo inevitabilmente ad amare per due e succede anche che sono debole, troppo debole per ricominciare ad amare per entrambi »
« Lo sai che non ti mentirei mai, sai cosa penso di lui e di quanto bene ti abbia fatto, sai che se posso ti difendo, ma stavolta no, stavolta devi affrontare tutto da sola, stavolta devi avere la forza di alzare quel culo e far uscire da quella bocca le tue preoccupazioni. Sai che ti ascolto e sai che lo farò sempre, ma io non posso darti queste risposte, io ti amo da anni ormai, io ti amo perché sei la mia persona, la mia compagna di avventure, la mia migliore amica, ma l’amore tra due fidanzati o come vuoi chiamarli è differente e io non so proprio cosa risponderti. So solo che non riesco a vederti così, non di nuovo, non dopo tutto quello che è successo. Fin troppe volte hai lasciato scorrere tutto, hai lasciato marcire i tuoi pensieri dentro di te ora tira fuori la grinta e parlaci perché fai sempre la ragazza forte, quella che non piange mai, la cinica e la menefreghista ma io lo so che non sei così »
« Grazie, davvero »

E intanto i giorni passano, i pensieri rimangono chiusi nella mia testa che giorno dopo giorno scoppia sempre più, si fissano nello stomaco che non smette di far male, si infilano tra le costole che non smettono di provocarmi dolorose fitte. E intanto sorrido, faccio finta di niente. Ho gli occhi sempre lucidi ma non importa, continuo a ripetermi che il dolore prima o poi passerà o forse mi trapasserà. Ma a chi importa? A me no di certo ed è per questo che mi lascio portare nel baratro più profondo, di nuovo, senza opporre resistenza.

—  sonoquichetiaspetto | tumblr
Nulla che ogni ragazza non si trovasse ad affrontare almeno una volta nella sua vita

Buongiorno Dottore, ho letto il messaggio della ragazza molestata e volevo condividere quella che è stata la mia esperienza (sinteticamente, che è un attimo a far scattare la logorrea). Io ci ho messo dieci anni per affrontare le molestie subite e anche io mi faccio spesso la stessa domanda della ragazza; saremo ancora in grado di amare dopo quello che è successo? A volte penso di no, a volte spero di sì. Poi se osservo i miei comportamenti all'interno delle relazioni personali e sentimentali mi rendo conto che anche quell'avvenimento, come tanti altri che accadono nella vita di ognuno, ha lasciato un segno indelebile. Quando è successo a me avevo 19/20 e la cosa peggiore di tutto è stata la risposta da parte della mia famiglia. Essendo la persona che mi ha molestata un amico di famiglia - padre di quella che all'epoca era la mia migliore amica - non potevo dire in casa quello che era successo, perché mi sentivo colpevole e mi vergognavo. La prima persona a cui l'ho detto è stata sua figlia e poi alcune persone che mi erano vicine in quel periodo. La sera alcuni amici mi hanno portato al cinema a vedere L'era Glaciale e io non riuscivo a smettere di piangere; una mia amica è dovuta rimanere a dormire con me perché non volevo restare in casa da sola (all'epoca vivevo con mia sorella minore, che quel week end si trovava a casa dei miei). Inconsapevolmente il mio unico desiderio è cominciato ad essere quello di sparire, di non essere vista, notata o avvicinata da nessuno. Un giorno, mentre stavo portando a casa mia sorella da scuola ho deciso di dirle quello che mi era successo; non sapendo bene come affrontare un discorso simile ho cominciato dicendole che avevo avuto un problema con il padre di una nostra amica. La sua prima reazione? Mi ha detto ‘Sei un'idiota, come hai potuto sedurre il padre di tizia!?’ (nb: tizia era un'altra nostra amica, quella che si era fermata a dormire con me). Ecco lì, in quel preciso istante, oltre ad essermisi spezzato il cuore, ho capito che era inutile parlarne se perfino mia sorella aveva un'idea simile di me, di una che va in giro a sedurre i padri delle amiche. Quindi ho preso il mio dolore e me lo sono tenuta per me, come qualcosa che se avessi ignorato sarebbe finito con lo scomparire. Inutile dire qual è stato l'approccio dei miei quando mia sorella ha detto loro quello che era successo: di base se non c'era stato uno stupro non era successo nulla di grave, nulla che ogni ragazza non si trovasse ad affrontare almeno una volta nella sua vita. Altra volta cuore a pezzi. Così ho pensato anche di essere scema se soffrivo per qualcosa che capitava a tutte. Gli anni poi sono passati cercando di far finta di nulla dato che tutti intorno a me ritenevano che non mi fosse successo nulla e che stavo ingigantendo l'accaduto. Inutile dire i disastri dei miei rapporti sentimentali (poi ho avuto anche un tentativo di violenza da parte di uno con cui uscivo, ma tanto dato che non ci era riuscito rientrava come l'altro episodio nelle 'cose della vita’). Un paio di anni fa un episodio  - essere svegliata dalla voce del  vicino di stanza di studentato che copulava con la fidanzata - mi ha fatto riprovare lo stesso malessere e le stesse sensazioni di tanti anni prima, oltre a provocarmi dei simpatici attacchi di panico. Allora mi sono rivolta al consultorio della città in cui studiavo (gratuitamente) e per la prima volta ho avuto a che fare con una persona che è riuscita a non farmi sentire in colpa per quello che mi era successo tanti anni prima, anzi è riuscita a chiarirmi i meccanismi che quell'episodio avevano innescato nella mia testa e ad alleggerirmi il cuore. E’ stata una liberazione riuscire a mettere tutto nella giusta prospettiva anche se ogni giorno continuo a cercare di non far scattare gli stessi vecchi meccanismi. Non è semplice, anche perché di base la mia autostima è molto simile alla percentuale di precipitazioni annue di Tunisi. In casa mia questo resta sempre e comunque un tabù, che hanno archiviato come un fatto accaduto troppo tempo fa per stare a rimuginarci ancora.

La cosa che mi sento di dire a quest'altra me è che malgrado tutto voglio continuare a credere che si possa amare ancora, probabilmente in modo diverso da come avremmo amato se non ci fosse accaduto quello che ci è accaduto; il nostro cuore è più forte di quanto possiamo credere.

Grazie, @assistantsecretlife. Davvero.

Alcuni giorni sono più semplici di altri.
Giorni in cui non sento la tua mancanza, in cui non piango, in cui sto spensierato. Giorni in cui mi diverto, in cui non ho bisogno di fingere un sorriso, e il tempo passa.
Però arrivano i giorni più pesanti…
Giorni in cui non riesco a non pensare, a non farmi paranoie. Non riesco a dormire, a mangiare. Giorni che passo a tormentarmi nel letto dal quale non riesco ad alzarmi. Giorni in cui basta la caduta di una matita per provocarmi una crisi. Giorni in cui neanche la musica sembra farmi stare meglio. Giorni in cui desidererei smettere di esistere.
Giorni che durano giorni, ma che in realtà son lunghi un'eternità.
—  Midnight thoughts…

Che lo avevo giurato
Prima a te
E poi a me stessa
Per fissarlo bene in testa
Che stasera non avrei pensato
A te
A noi
A me
Lo avevo promesso
Che stasera avrei pianto tanto per la prima volta
Fino a disidratarmi
Senza un vero motivo
Perché di motivi non ne avevo
O ne avevo fin troppi
Che stasera avrei indossato quel bel vestito nuovo
Che poi tanto nuovo non era
Perché tu lo conoscevi bene
E allora non mi piaceva più
Che stasera la luna sarebbe stata piena
E lo avevo deciso io
Come dovevano andare le cose
Che i lampioni sarebbero stati spenti
Come non era mai successo in città
Che la birra mi sarebbe piaciuta
Che l'odore del fumo
Mi avrebbe inebriato
Che la pioggia
Avrebbe bagnato
I miei capelli
I miei vestiti
Fino a entrarmi dentro
A provocarmi i brividi
A farmi male
Che mi sarei divertita più di te
Avevo promesso
A me stessa
Che stasera mi sarei piaciuta
Che stasera i miei occhi
Sarebbero stati meno neri
Che da sempre li ho voluti verdi
E verdi non li ho avuti mai
Che avrei avuto il corpo meno pesante
E l'anima più leggera
Che avrei detto basta
Che non avrei detto
Se
Ma
Però
Che non avrei pensato
“Devo”
Lo avevo giurato
Prima a te
E poi a me stessa
Che sarei stata stupida
Incoerente
Vigliacca
E ti avrei lasciato andare
Che tanto mi avevi già lasciata tu
E lo avevo promesso
Che non mi sarei promessa più nulla
Che di promesse non ne ho mai mantenuta nemmeno una
Stasera
A uno sconosciuto
A un conoscente
Avrei chiesto un passaggio
Per andare a prendere me stessa
Che non sapevo dove fossi
Ma mi sarei ritrovata
Un po’ qua
Un po’ la
Che mi era sempre piaciuto
Non sapere dove andare
Non sapere dov'essere
E cercarmi
Per poi ritrovarmi
Forse si, forse no
Tra l'eco delle parole mai dette
Tra i miei urli silenziosi
Tra le vittime dei terremoti del mio cuore
Tra i mari che smuovono le barche a vela della mia anima
Che sono sempre affondate
Inesorabilmente
Costruite con il legno delle mie gambe
E con la stoffa nera pesante delle mie ansie
E l'albero maestro fatto con l'incostanza dei miei pensieri
Con l'insostenibile dolore di chi
Forse
Il dolore non sa cos'è
Con la la forza di una formica
Con il colore dell'acqua
E cercarmi
Ancora e ancora
Per poi ritrovarmi
Persa in un suono muto
E non sentire più niente
Se non le vertigini
Della follia che mi circonda
O che forse mi appartiene
E non vedere più niente
Se non le stelle
Sotto un cielo nero
Fatto di un vuoto
Riempito dal caos
E lo avevo promesso a me stessa
Ti giuro che me lo ero promessa
Che da stasera
Non avrei più perso nessun pezzo di me
Mi ero giurata che avrei capito
Che lo avresti fatto anche tu
Che non avrei pensato
A te
A noi
A me
Che mi sarei ritrovata
Una volta per tutte
E dopo aver cercato tanto
Dopo aver distrutto
Quell'equilibrio
Instabile
Senza limiti
Che avevo costruito
Con il cemento duro del mio cuore
Ti avevo guardato
Negli occhi
Per l'ultima volta
E mi ero accorta
Improvvisamente
Che tutto ciò che avevo perso
Tutto quello che mi mancava
Lo avevi preso tu
E sarei stata sicura
Stasera più che mai
Che non mi avresti restituito più nulla
E che io probabilmente
Non avrei mai imparato
A non lasciare pezzi di me
A chi probabilmente
Non meriterebbe nemmeno le briciole

•••

pensavo di organizzare una rivolta di massa per eliminare dagli schermi la nuova pubblicità di scarpe “pittarossocomecazzosichiama” nonché debellare la voce irritante di simona ventura. giornalmente, durante gli orari di pasto, sono costretta ad ascoltarla, e succede che la mia epiglottide si ribella e si torce al punto tale da provocarmi sgradevoli sensazioni di soffocamento.

ragazzi che incubo

Dicono che quando si assista alla morte di qualcuno a cui si tiene, una parte di noi muoia con lui. È un concetto abbastanza strano, ma non poi così tanto incomprensibile.
Durante notti come questa mi ritrovo a chiedermi se io abbia assistito alla morte di qualcuno e poi l'abbia rimosso dalla memoria. Solo in questo modo riuscirei a spiegare, almeno in parte, tutto ciò che provo. O almeno riuscirei a spiegare il completo nulla, la completa assenza di sentimenti che mi accompagna da ormai troppo tempo, e che sembra avermi inghiottito.
All'inizio era divertente, quasi rassicurante, il fatto che nulla riuscisse più a smuovermi.
Una sfida con me stesso, praticamente quotidiana: questa verifica a sorpresa riuscirà a provocarmi qualche sensazione? Questa nuova ragazza riuscirà a farmi innamorare?
Ma poi, col passare dei mesi, è diventata la mia condanna.
In principio era strano, eppure ora ci ho fatto l'abitudine.
È una sensazione che non si può descrivere a parole.
Il sapere che perderai in partenza, qualsiasi cosa accada, con la conseguente voglia di non cominciare neanche a giocare.
Io però continuo a cercare, continuo a scavare in profondità anche nelle cose meno profonde, alla ricerca di qualcosa che mi scaldi il cuore.
Cerco qualcosa che mi faccia capire che non ho smarrito per sempre i sentimenti. Cerco di rendermi conto che sono ancora lì, pronti a spuntar fuori appena sollecitati.
E io li sollecito.
Tento di mettermi in gioco, tento di giocare pur sapendo che perderò e che ciò non mi sorprenderà in alcun modo.
Poi mi soffermo a pensare, poco prima che la partita inizi.
Mi soffermo a chiedermi se cambierà qualcosa, se la mia situazione si sbloccherà in qualche modo.
E poi, alla fine, mi faccio un'ultima domanda, prima di prendere una decisione.
“Ne vale la pena?”.
La risposta è no. La risposta è sempre no.
E così torno a letto, da solo e senza sentimenti, in attesa che qualcosa cambi.
O in attesa della morte.
—  Riflessioni notturne di assenzadiemozioni.