provocarmi

Alcuni giorni sono più semplici di altri.
Giorni in cui non sento la tua mancanza, in cui non piango, in cui sto spensierato. Giorni in cui mi diverto, in cui non ho bisogno di fingere un sorriso, e il tempo passa.
Però arrivano i giorni più pesanti…
Giorni in cui non riesco a non pensare, a non farmi paranoie. Non riesco a dormire, a mangiare. Giorni che passo a tormentarmi nel letto dal quale non riesco ad alzarmi. Giorni in cui basta la caduta di una matita per provocarmi una crisi. Giorni in cui neanche la musica sembra farmi stare meglio. Giorni in cui desidererei smettere di esistere.
Giorni che durano giorni, ma che in realtà son lunghi un'eternità.
—  Midnight thoughts…
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pensavo di organizzare una rivolta di massa per eliminare dagli schermi la nuova pubblicità di scarpe “pittarossocomecazzosichiama” nonché debellare la voce irritante di simona ventura. giornalmente, durante gli orari di pasto, sono costretta ad ascoltarla, e succede che la mia epiglottide si ribella e si torce al punto tale da provocarmi sgradevoli sensazioni di soffocamento.

ragazzi che incubo

Quanto mi manca.
Mi manca tenergli la mano.
Mi manca guardarlo negli occhi.
Mi manca sentire quei brividi anche solo quando mi sfiora.
Mi mancano le risate e gli scherzi.
Mi mancano le nottate passate a fumare, bere e fare l'amore.
Mi manca parlare con lui a letto abbracciati tutta la mattina.
Mi manca la sua spensieratezza, la sua positività e la serenità che queste riescono a provocarmi. 
Mi manca lui, conosciuto da poco ma che nonostante ciò sta diventando sempre più fondamentale per me. 
È la mia “boccata d'aria fresca” e non vedo l'ora di rivederlo, di ritornare nel mio (nostro) piccolo mondo felice al di fuori di tutto.
—  Distancewillneverbreakus

Che lo avevo giurato
Prima a te
E poi a me stessa
Per fissarlo bene in testa
Che stasera non avrei pensato
A te
A noi
A me
Lo avevo promesso
Che stasera avrei pianto tanto per la prima volta
Fino a disidratarmi
Senza un vero motivo
Perché di motivi non ne avevo
O ne avevo fin troppi
Che stasera avrei indossato quel bel vestito nuovo
Che poi tanto nuovo non era
Perché tu lo conoscevi bene
E allora non mi piaceva più
Che stasera la luna sarebbe stata piena
E lo avevo deciso io
Come dovevano andare le cose
Che i lampioni sarebbero stati spenti
Come non era mai successo in città
Che la birra mi sarebbe piaciuta
Che l'odore del fumo
Mi avrebbe inebriato
Che la pioggia
Avrebbe bagnato
I miei capelli
I miei vestiti
Fino a entrarmi dentro
A provocarmi i brividi
A farmi male
Che mi sarei divertita più di te
Avevo promesso
A me stessa
Che stasera mi sarei piaciuta
Che stasera i miei occhi
Sarebbero stati meno neri
Che da sempre li ho voluti verdi
E verdi non li ho avuti mai
Che avrei avuto il corpo meno pesante
E l'anima più leggera
Che avrei detto basta
Che non avrei detto
Se
Ma
Però
Che non avrei pensato
“Devo”
Lo avevo giurato
Prima a te
E poi a me stessa
Che sarei stata stupida
Incoerente
Vigliacca
E ti avrei lasciato andare
Che tanto mi avevi già lasciata tu
E lo avevo promesso
Che non mi sarei promessa più nulla
Che di promesse non ne ho mai mantenuta nemmeno una
Stasera
A uno sconosciuto
A un conoscente
Avrei chiesto un passaggio
Per andare a prendere me stessa
Che non sapevo dove fossi
Ma mi sarei ritrovata
Un po’ qua
Un po’ la
Che mi era sempre piaciuto
Non sapere dove andare
Non sapere dov'essere
E cercarmi
Per poi ritrovarmi
Forse si, forse no
Tra l'eco delle parole mai dette
Tra i miei urli silenziosi
Tra le vittime dei terremoti del mio cuore
Tra i mari che smuovono le barche a vela della mia anima
Che sono sempre affondate
Inesorabilmente
Costruite con il legno delle mie gambe
E con la stoffa nera pesante delle mie ansie
E l'albero maestro fatto con l'incostanza dei miei pensieri
Con l'insostenibile dolore di chi
Forse
Il dolore non sa cos'è
Con la la forza di una formica
Con il colore dell'acqua
E cercarmi
Ancora e ancora
Per poi ritrovarmi
Persa in un suono muto
E non sentire più niente
Se non le vertigini
Della follia che mi circonda
O che forse mi appartiene
E non vedere più niente
Se non le stelle
Sotto un cielo nero
Fatto di un vuoto
Riempito dal caos
E lo avevo promesso a me stessa
Ti giuro che me lo ero promessa
Che da stasera
Non avrei più perso nessun pezzo di me
Mi ero giurata che avrei capito
Che lo avresti fatto anche tu
Che non avrei pensato
A te
A noi
A me
Che mi sarei ritrovata
Una volta per tutte
E dopo aver cercato tanto
Dopo aver distrutto
Quell'equilibrio
Instabile
Senza limiti
Che avevo costruito
Con il cemento duro del mio cuore
Ti avevo guardato
Negli occhi
Per l'ultima volta
E mi ero accorta
Improvvisamente
Che tutto ciò che avevo perso
Tutto quello che mi mancava
Lo avevi preso tu
E sarei stata sicura
Stasera più che mai
Che non mi avresti restituito più nulla
E che io probabilmente
Non avrei mai imparato
A non lasciare pezzi di me
A chi probabilmente
Non meriterebbe nemmeno le briciole

Bailey: Caro se vuoi essere mantenuto nin vita per sempre devi saper affrontare un paio di pinzette. Tu vuoi essere intubato, messo sotto catetere, con un sacco di flebo, linee centrali nel collo e nell'inguine, con piaghe da decubito, solo perché non vuoi arrenderti e lasciare che sia Gesù a guidare.

Ben: Se sarò in un letto d'ospedale ridotto cosi male che un medico ti è venuto a parlare di misure straordinarie sicuramente non lascerò che sia Gesù a guidare. Sai quand'è che Gesù avrebbe dovuto guidare? Quando avrebbe dovuto mettere la freccia e scalare la marcia? Quando mi è successa una cosa cosi grave da provocarmi danni cerebrali. Ma invece Gesù era chiaramente in macchina con qualcun altro, perché eccomi qui costretto a letto! Quindi no, non farò guidare Gesù. Non si avvicinerà neanche alla macchina. Guido io. Guida la scienza!

Grey’s Anatomy, 11x22.