provocarmi

28 gennaio 2017

Dopo 11 anni di malattia, per la prima volta ho paura di quello che sta succedendo al mio corpo.

Sono arrivata a provocarmi il vomito fino a 20 volte al giorno, buttando fuori ogni minima cosa ci fosse nel mio stomaco.

Ho preso lassativi, scatole e scatole di lassativi che mi facevano stare piegata sulla tazza per ore intere.

Ho digiunato e smesso di bere fino ad arrivare a passare settimane attaccate ad una flebo.

Ma non mi è mai interessato niente di tutto questo.

Sono un po’ di giorni che il mio corpo rigetta ogni cosa io provi ad inserirci: che sia un dolce al cioccolato, una pizza, una fetta di carne, della pasta, della verdura o della frutta.

Ma ciò che mi spaventa davvero è che anche qualsiasi cosa liquida io immetta nel mio corpo, questa non ci sta.

Tutto, anche un semplice bicchiere d'acqua o del tè.

E no, non sono impaurita per la perdita di peso (che è ciò che bramo con tutta me stessa) ma sono impaurita dal fatto che possa aver danneggiato talmente tanto il mio corpo da rendere irreversibile la situazione.

Un paio d'anni fa quando ero piccola trasmettevano in tv sul canale dei bambini una serie che amavo tantissimo.
I Teen Angels.
Ero sempre pronta davanti a quella tv,non volevo perdermi mai una puntata, ero sempre così felice.
Vedevo persone che piangevano perché soffrivano per amore, ed io mi chiedevo cosa avessero da piangere.
Oggi, a distanza di quei anni Teen Angels mi fa un altro effetto.
Se uno piange, piango anch'io.
Se vedo le scene di un amore forte io penso ‘perche’ non a me’
A distanza di anni, quella serie riesce a provocarmi sensazioni diverse a quando ero piccola.
E in questi momenti che vorrei tanto ritornare a quella bambina che era felice davanti a quella tv solo per vedere la sua serie preferita con la mente spensierata.
Quanto mi manca.
Mi manca tenergli la mano.
Mi manca guardarlo negli occhi.
Mi manca sentire quei brividi anche solo quando mi sfiora.
Mi mancano le risate e gli scherzi.
Mi mancano le nottate passate a fumare, bere e fare l'amore.
Mi manca parlare con lui a letto abbracciati tutta la mattina.
Mi manca la sua spensieratezza, la sua positività e la serenità che queste riescono a provocarmi. 
Mi manca lui, conosciuto da poco ma che nonostante ciò sta diventando sempre più fondamentale per me. 
È la mia “boccata d'aria fresca” e non vedo l'ora di rivederlo, di ritornare nel mio (nostro) piccolo mondo felice al di fuori di tutto.
—  Distancewillneverbreakus
#feelings

Non so se riuscirò mai a scrivere di te senza mischiare nel processo di scrittura deragliamenti emotivi che sei capace di provocarmi.
Non so se ci riuscirò mai a non assentarmi nei giorni bui di febbraio per averti accanto nei miei sogni.
Non lo so.
L'unica cosa certa è che sei entrato nella mia vita portando via la paura di provare ogni tipo di sentimento, e ora desidero averti accanto in qualsiasi modo mi sia consentito.
Una volta ti ho detto che se solo riuscissi a vederti con i miei occhi elimineresti tutte quelle insicurezze che non ti fanno rendere conto della persona meravigliosa che sei.
Saranno state le circostanze, sarai stato tu, sarò stata io ma mi sei piaciuto sin dal primo istante: Ho lasciato che il mio sguardo si poggiasse su di te ed oscurasse tutto il resto.
Questo meccanismo si innesca ogni volta che ti guardo.
Ho un brivido che corre lungo la schiena e si protrae verso tutte le altre parti del corpo quando ti immagino insieme a me, perché il solo pensiero di averti vicino mi fa stare bene.
Giuro che vorrei raccontare a tutti, specie quando sono sbronza, del nostro primo incontro e di quelli successivi. Ieri l'avrò fatto come minimo tre volte.
“Nessuno ti ha mai preso fino a questo punto”, dicono.
E hanno ragione, nessuno mi ha mai preso fino a questo punto. Sono curiosa di sapere fino a che punto arriverò, come evolveranno le emozioni che mi fai provare.
Adesso sento la necessità di cogliere tutto e di non lasciare nulla al caso, di viverti intensamente fino alla fine.

Alcuni giorni sono più semplici di altri.
Giorni in cui non sento la tua mancanza, in cui non piango, in cui sto spensierato. Giorni in cui mi diverto, in cui non ho bisogno di fingere un sorriso, e il tempo passa.
Però arrivano i giorni più pesanti…
Giorni in cui non riesco a non pensare, a non farmi paranoie. Non riesco a dormire, a mangiare. Giorni che passo a tormentarmi nel letto dal quale non riesco ad alzarmi. Giorni in cui basta la caduta di una matita per provocarmi una crisi. Giorni in cui neanche la musica sembra farmi stare meglio. Giorni in cui desidererei smettere di esistere.
Giorni che durano giorni, ma che in realtà son lunghi un'eternità.
—  Midnight thoughts…

Che lo avevo giurato
Prima a te
E poi a me stessa
Per fissarlo bene in testa
Che stasera non avrei pensato
A te
A noi
A me
Lo avevo promesso
Che stasera avrei pianto tanto per la prima volta
Fino a disidratarmi
Senza un vero motivo
Perché di motivi non ne avevo
O ne avevo fin troppi
Che stasera avrei indossato quel bel vestito nuovo
Che poi tanto nuovo non era
Perché tu lo conoscevi bene
E allora non mi piaceva più
Che stasera la luna sarebbe stata piena
E lo avevo deciso io
Come dovevano andare le cose
Che i lampioni sarebbero stati spenti
Come non era mai successo in città
Che la birra mi sarebbe piaciuta
Che l'odore del fumo
Mi avrebbe inebriato
Che la pioggia
Avrebbe bagnato
I miei capelli
I miei vestiti
Fino a entrarmi dentro
A provocarmi i brividi
A farmi male
Che mi sarei divertita più di te
Avevo promesso
A me stessa
Che stasera mi sarei piaciuta
Che stasera i miei occhi
Sarebbero stati meno neri
Che da sempre li ho voluti verdi
E verdi non li ho avuti mai
Che avrei avuto il corpo meno pesante
E l'anima più leggera
Che avrei detto basta
Che non avrei detto
Se
Ma
Però
Che non avrei pensato
“Devo”
Lo avevo giurato
Prima a te
E poi a me stessa
Che sarei stata stupida
Incoerente
Vigliacca
E ti avrei lasciato andare
Che tanto mi avevi già lasciata tu
E lo avevo promesso
Che non mi sarei promessa più nulla
Che di promesse non ne ho mai mantenuta nemmeno una
Stasera
A uno sconosciuto
A un conoscente
Avrei chiesto un passaggio
Per andare a prendere me stessa
Che non sapevo dove fossi
Ma mi sarei ritrovata
Un po’ qua
Un po’ la
Che mi era sempre piaciuto
Non sapere dove andare
Non sapere dov'essere
E cercarmi
Per poi ritrovarmi
Forse si, forse no
Tra l'eco delle parole mai dette
Tra i miei urli silenziosi
Tra le vittime dei terremoti del mio cuore
Tra i mari che smuovono le barche a vela della mia anima
Che sono sempre affondate
Inesorabilmente
Costruite con il legno delle mie gambe
E con la stoffa nera pesante delle mie ansie
E l'albero maestro fatto con l'incostanza dei miei pensieri
Con l'insostenibile dolore di chi
Forse
Il dolore non sa cos'è
Con la la forza di una formica
Con il colore dell'acqua
E cercarmi
Ancora e ancora
Per poi ritrovarmi
Persa in un suono muto
E non sentire più niente
Se non le vertigini
Della follia che mi circonda
O che forse mi appartiene
E non vedere più niente
Se non le stelle
Sotto un cielo nero
Fatto di un vuoto
Riempito dal caos
E lo avevo promesso a me stessa
Ti giuro che me lo ero promessa
Che da stasera
Non avrei più perso nessun pezzo di me
Mi ero giurata che avrei capito
Che lo avresti fatto anche tu
Che non avrei pensato
A te
A noi
A me
Che mi sarei ritrovata
Una volta per tutte
E dopo aver cercato tanto
Dopo aver distrutto
Quell'equilibrio
Instabile
Senza limiti
Che avevo costruito
Con il cemento duro del mio cuore
Ti avevo guardato
Negli occhi
Per l'ultima volta
E mi ero accorta
Improvvisamente
Che tutto ciò che avevo perso
Tutto quello che mi mancava
Lo avevi preso tu
E sarei stata sicura
Stasera più che mai
Che non mi avresti restituito più nulla
E che io probabilmente
Non avrei mai imparato
A non lasciare pezzi di me
A chi probabilmente
Non meriterebbe nemmeno le briciole