promozione

Lettera ad una troia.

Ehi, ti ricordi di me? Ti ricordi quante ne abbiamo passate insieme? Ti prego, dimmi che te lo ricordi. Ricordo ancora quando ci dicevamo che la nostra amicizia era eterna, ricordo ancora tutte le cose che ci raccontavamo, ricordo ancora i nostri abbracci, pochi ma sinceri. Ricordo che ci stavo malissimo quando abbracciavi le altre mentre me mai. Ricordo ancora i nostri pianti, le nostre telefonate quando mi avevano attivato la promozione, le nostre cazzate insieme, le nostre litigate. Sai io ricordo tutto, ma proprio tutto di noi, ricordo quello che eravamo, ricordo chi era invidioso della nostra amicizia. Era tutto perfetto, le nostre uscite, le nostra urla e le figure di merda. Ora fa male. Abbiamo smesso con tranquillità di salutarci. Eravamo tutto, e ora abbiamo rotto un legame così grande che ancora non riesco a crederci. Ogni giorno che passa, sento solo rancore, rancore verso questa amicizia finita così, senza un vero perché. Non eri una semplice amica, eri la sorella che non ho mai avuto. Quella presenza costante che mi sopportava nei momenti di rabbia mischiata ad un po di tristezza. Una ragazza con il sorriso sul volto e con due splendidi occhi di un marrone stupendo. So che non servirà molto chiarire, perchè nulla tornerà mai come prima, non saremo più come prima. Ho visto che ora hai trovato nuove migliori amiche che mi sostituiscono e sono contenta per te, l’unica cosa che mi fa stare male è il fatto che hai dimenticato quelle vecchie. Hai dimenticato le nostre promesse, i nostri “per sempre”, i nostri “ti amo”, i nostri “non ti dimenticherò mai”. Ma vabbè, a volte le amicizie si interrompono così, perchè intervengono altre amicizie, che consideriamo più importanti al momento, che entreranno a far parte della nostra vita. Sai è così difficile da accettare per me. È difficile accettare il fatto che ognuna ha preso una strada, una strada che non è quella insieme, no, ognuna ha preso una strada diversa. Non volevo e non avrei mai immaginato sarebbe finita così. Quando vedo i tuoi stati di facebook continuo a pensare: ‘e io? Io le manco? Troverò mai uno stato dedicato a me?’ E invece no, non è mai successo, e so che mai succederà. Ora hai loro, e io non ti manco per niente, hai una vita felice anche senza di me. Più felice di quando c’ero io oserei dire. Ho vissuto finora nella speranza che tu un giorno fossi potuta ritornare dopo tutte le volte che sono tornata io, mandandoti poemi strappalacrime, che ora considero tempo sprecato, perché un ‘noi’ non esiste più. Poi mi viene in mente ciò che ti ho fatto e ciò che tu hai fatto a me. Se avessi saputo che quello sarebbe stato l’ultimo nostro abbraccio su per la collina quel giorno che pensavamo di avere chiarito una volta per tutte non ti avrei lasciata più andare. Ora quando sento pronunciare il tuo nome da altre persone a me vicine mi viene un colpo al cuore. I miei amici hanno smesso di chiedermi se mi manchi perchè sanno già la risposta. Da quando non ci parliamo più sono cambiata, sono una persona diversa, forse se mi parlassi adesso non mi riconosceresti. In questo periodo le cose sono cambiate. A volte piango. Piango perché oramai di te è rimasto solo un ricordo. Un ricordo che fa male e sorridere allo stesso tempo. Che poi tu non hai mai avuto bisogno di cartelloni sotto casa per mostrarmi il tuo affetto. Tu eri tu, e a me bastava. Tu eri quella che mi faceva una faccia scema quando stavo male, e a me veniva voglia di abbracciarti e di stritolarti anche se il mondo mi crollava addosso. Nonostante nella mia vita ci sono e ci saranno altre persone, forse anche più importanti di te non ti dimenticherò mai. Scusami per non essere stata abbastanza. Volevo solo che sapessi che manchi, e non poco. E’dura notare che per te non è lo stesso. Come si fa a dimenticare quei pomeriggi passati a parlare, di cose serie, stupidaggini, amori sbagliati. Quante foto abbiamo insieme, ormai sono le uniche cose che restano di noi. Ormai sei diventata un ricordo, uno dei tanti. È da un po che non parliamo,ma volevo dirti una cosa. Sei cambiata,fino a dieci mesi fa eri diversa. Ci sentivamo tutti i giorni, e se non mi scrivevi lo facevo io. Ora invece siamo lontane,ma non fisicamente,proprio in senso metaforico. Ma il problema è un altro, siamo sempre state troppo orgogliose. Io non so perdonare. Tu neanche. Uscivamo, ci prendevamo la granita alla fragola, la nostra preferita, ci sedevamo sulla nostra panchina e ridevamo fino alle lacrime.

Te li ricordi quei momenti?

Io si.

Non credo di volerli dimenticare.

Ti ricordi quel giorno di pioggia? eravamo fradicie ahahha, la gente ci scambiava per immigrate che avevano appena perso il loro gommone

Vorrei parlarti ora.

Perchè mi sento sola e tu mi capiresti.

Vorrei spiegarti cosa mi è successo in questi dieci mesi, quante cose ho passato senza di te, quante volte mi sono girata per poi ricordarmi che tu non sei più accanto a me.

Quante volte ascoltando una canzone ho pensato a te per poi cercare di scacciarti dalla mente come si fa con le mosche fastidiose.

Ci siamo perse pezzi della nostra vita.

Li abbiamo abbandonati sul ciglio della strada.

Ci siamo divise.

Ci siamo perse.

E abbiamo deciso di non ritrovarci più.

Se ci incontriamo per strada fissiamo il display facendo finta di messaggiare con qualcuno.

Ci siamo cancellate.

Sei passata troppo in fretta.

Ma è così facile chiudere i rapporti con le persone?

E’ davvero così semplice dimenticare i ricordi con qualcuno?

Scordare le risate e i pianti fatti insieme?

E’ così semplice passare accanto a qualcuno che fino a poco tempo prima era importante e non dire nemmeno “ciao”? O non fermarsi nemmeno a guardarlo negli occhi?

Ci vuole forza per non piangere con un ricordo.

Ci vuole forza per non sorridere ricordando una battuta.

Ci vuole forza per non guardare nemmeno da lontano qualcuno di importante.

Ci vuole davvero tanta forza.

Ed io non sono forte.

A volte riguardo le foto e in quelle foto noi siamo ancora amiche.

Migliori amiche.

Come sorelle.

Non siamo disposte a perdonarci.

Non so perdonare, te l’ho detto, e tu lo sai, lo sai perchè mi conosci troppo bene.

Però a volte manchi.

E questo no, non lo sai.

E non credo di dirtelo mai.

Lo scrivo e basta.

Che a dirle ad alta voce le cose diventano troppo reali.

E fanno paura.

Ed è strano, sai? Ti odio, eppure mi manchi.  Eri la ragazza con il sorriso sul volto e con due splendidi occhi di un castano intenso, che ingannavano chiunque. La ragazza che si vedeva “grassa”, “inutile”, “sola” poiché non riusciva a vedere l’amica che avrebbe dato qualsiasi cosa per renderla felice. Non credo che mai riuscirò a dimenticare questi momenti,  a dimenticarti. Maledetto il giorno in cui ti ho detto di cancellarmi dalla tua vita.  Spesso le persone non comprendono quello che hanno davanti e spesso non lo apprezzano. Ho imparato ad andare avanti anche quando l’unica persona con cui vorresti parlare è la stessa che ti ha ferito. Ho imparato che più dai e meno ricevi. Che ignorare i fatti non cambia i fatti. Che i vuoti non sempre possono essere riempiti. Che le grandi cose si vedono dalle piccole cose. Che la ruota gira, ma quando ormai non te ne frega più niente. Non sentirò mai più la tua risata causata da una delle mie trovate, non riuscirò mai ad accettare del tutto l’abbandono della nostra grande amicizia. Ogni tanto mi chiedo perchè le nostre strade si sono divise. Poi penso a quando litigavamo per qualsiasi cosa. Quando mi dicevi cosa dovevo fare. Quando io mi lasciavo condizionare. Sicuramente sai che questo che sto scrivendo è per te, ma come hai sempre fatto lo eviterai e sicuramente mi sfotterai.  Era tutto perfetto, le nostre uscite, le nostre dormite, le nostre feste, le nostra urla mentre vedevamo film paurosi insieme. Ora, ora fa male. Ogni volta che ti vedo, e cazzo si, fino a pochissimo tempo fa eravamo vicine di casa. Eravamo tutto, e ora abbiamo rotto un legame così grande che ancora non riesco a crederci. So che non servirà molto chiarire,e infatti non te lo chiedo minimamente. Nemmeno io voglio farlo. Lo so che ti piacerebbe vedermi piangere, lo so che mi detesti, lo so che se stessi bruciando e tu avessi la possibilità di salvarmi ti gireresti dall’altra parte senza alcun rimorso e forse in effetti lo farei anch’io ma quello che sto cercando di dire è che mi mancano tutti quei pomeriggi vissuti, passati assieme a ridere  a crepa pelle con lunghe serie di figure di merda e di facce strane..mi manca vederti fare tutte le tue pazzie: rotolarti,baciare i pali, fare il,ehm,quello che si puo definire un cane in calore(?) addosso a tutti quanti.

Eppure no, non tornero’ strisciando, non ti darò mai questa soddisfazione. Devi solo ringraziare te stessa, sei tu che mi hai reso piu forte. 

Non sono delusa perchè è finita, un po’ me l’aspettavo. Sono delusa per come è finita. Sai, per quello che avevamo avrei voluto almeno una degna fine. Che ne so, magari un addio, o magari sai, non mi sarebbe dispiaciuto salutarti se ti vedo passare per strada. Niente di che, giusto due chiacchiere per aggiornarci della vita dell’altra, perchè a me questa cosa qui che facciamo di comportarci come se non ci fossimo mai viste prima, un po’ fa male.

Ma sappi che non mi manchi tu, mi manca quello che eravamo insieme.


Baci goblin,

  Il tuo troll, o meglio, quella stronza della tue ex migliore amica.



uncadaverechecammina

Ai maschi, da bambini, insegnano che le femmine non si picchiano neanche con un fiore. Da piccolo mi chiedevo il perché, visto che alle bambine il contrario non lo insegnano mica. Se ci educano da subito a non esercitare aggressività sull’altra metà del cielo è forse un indizio: l’idea che un germe di violenza abiti dentro ogni maschio, o questa cosa non avrebbe motivo di esser detta, nemmeno scomodando i fiori.
L’ombra del femminicidio, nella vita delle bambine, compare altrettanto presto.
Cresce piano, seguendo percorsi quasi obbligati, quando educhiamo le nostre figlie a esser docili, mentre ai maschi viene concesso con più facilità di essere indisciplinati e liberi. Quando, durante l’adolescenza, le femmine che sperimentano la propria sessualità vengono considerate ragazze facili, invece per i maschi sembra appartenere all’ordine delle cose. L’ombra si addensa ogni volta che, a parità di bravura, per una promozione viene scelto un uomo, ogni volta che a una donna, durante un colloquio di lavoro, viene chiesto se ha intenzione di avere figli, mentre agli uomini questa cosa non viene chiesta mai, come se i maschi fossero esentati dalla paternità, che tanto ci sono le femmine ad alleggerirli dalla zavorra famigliare. Ogni volta che, di una madre che torna tardi dall’ufficio, si pensa che sia una mamma disattenta, mentre un padre che fa la stessa cosa è solo un poveretto che si sta ammazzando di lavoro in nome della famiglia.
L’ombra si allunga quando, sposandosi, le donne si vedono costrette a rinunciare a parte della propria identità, cambiando il cognome in favore di quello del marito, mentre si insinua che senza un uomo a fianco valgano meno, che il mondo mica lo possono affrontare da sole. Quando, per descrivere una stessa condizione, si usa “scapolo” per gli uomini e “zitella” per le donne, dove la prima parola viene associata a una vita traboccante di potenzialità sentimentali, e la seconda indica un’inesorabile data di scadenza. Quando il rosa viene definito in automatico il colore “delle femmine”, mentre per esempio le mie tre bambine, come colori preferitissimi, hanno: il viola, il giallo e il rosso. Perché, come mi ha spiegato una volta Ginevra a cinque anni: “I colori sono solo colori, sai?”.
L’ombra dilaga ogni volta che pretendiamo di far accettare il ricatto che identifica la femminilità con l’esser sempre docili, oppure quando, al contrario, di una donna efficiente in ambito professionale si dice che è una che ha le palle, come se essere determinati nel proprio lavoro significasse trasformarsi in uomini. Quando, di fronte a uno stupro, si sottintende che una gonna corta o un paio di jeans abbiano fatto la differenza.
Ma l’ombra più scura è quel pregiudizio che ci porta a concepire ogni donna come costola di un uomo, in cui si accetta una logica maschile basata sul possesso, anche sentimentale, e un destino femminile basato sull'accoglienza e sulla sopportazione.
Il femminicidio, non a caso, si concretizza spesso quando una donna si permette di dire a voce alta, forse per la prima volta, il suo: “No!” di fronte a un uomo. Un rifiuto che per un maschio, per quanto si consideri evoluto e rispettoso, suona sempre inatteso, addirittura ingiusto.
Certi uomini, quando quel “no” arriva, lo percepiscono come un’offesa personale, una ribellione inaccettabile. Quasi un’onta. E le onte si possono lavare solo col sangue, coprire con i lividi, cancellare con l'acido, purificare col fuoco. Senza destare stigmatizzazioni unilaterali. Con qualcuno che riconosce addirittura giustificazioni.
Qualche giorno fa un marito ha ucciso la moglie a coltellate, abitavano a dieci chilometri da qui.
Stamattina in edicola un signore commentava, a proposito dell'assassino: “Eh, ma in fondo l'era un bravo butél”. Un bravo butél è un’espressione che si usa da noi, equivale a: brav’uomo. Si usa come attenuante universale in varie occasioni. Sta a indicare che puoi commettere un errore, essere razzista il giusto, omofobo senza esagerare, dare qualche buffetto alla moglie, magari frodare il fisco, perfino compiere un omicidio volontario ma restare, tutto sommato, una brava persona. Uno che, in fondo, va compreso, nonostante gli eccessi.
Questa è la distorsione più pericolosa.
Se accoltelli tua moglie, se bruci la tua compagna – è surreale doverlo specificare – una brava persona non lo sei. Perché essere brave persone non è un’inclinazione naturale, ma una scelta culturale.
Il femminicidio, per cominciare, si può dunque disinnescare solo smettendola con gli alibi. Iniziando a capire che mentre essere maschi è una questione di sessualità e ha a che fare con quel che la vita ha scelto per noi, essere uomini è invece una questione di responsabilità, e ha a che fare con quel che noi, ogni giorno, scegliamo per la nostra vita.
Lavoriamo su questo, anche per i nostri figli.
Anche per le nostre figlie .
—  Matteo Bussola

Campagna di promozione sociale a favore della tutela della lingua italiana

con tanto di crossover trash perché sì

Ogni giorno, la nostra preziosa lingua illustre, cardinale, regale e curiale, nonché lingua più bella del mondo (in vena di modestie, sì), viene crudelmente seviziata e maltrattata sotto gli occhi di moltissima gente che spesso, invece di difenderla, rimane in un freddo silenzio. 

Non restare indifferente: la tua omertà non fa che contribuire a questo crudele scempio. Quando qualcuno le fa del male, salvala; istruisci anche il tuo prossimo.

Aiutaci a difendere la nostra splendida lingua.

Lucy in the sky with plasmon

Scrivo questo post perchè mi serve una mano: oggi credo di aver rotto il mio cervello. 

O almeno la parte che mi rendeva, fino a stamattina, un produttivo e integrato membro della società. Vedete, è dura spiegare cosa sia successo senza un doveroso preambolo: da ormai alcuni mesi sto sperimentando sostanze psichedeliche, nello specifico LSD. 

Ora, non sono certo qui per fare promozione, anche se penso che tutti quanti un giro su quella giostra dovrebbero farselo. Voglio dire, prima di partecipare al blue whale forse dovreste prendere in considerazione l’idea di prendere un acido, magari imparereste qualcosa, e se non imparate un cazzo, allora siete abbastanza scemi per farvi convincere da un brufoloso hacker russo a camminare sulle rotaie del treno. Addio e grazie per tutti gli hashtag.

Ad ogni modo oggi avevo la giornata libera da impegni, per cui ho deciso di farmi una chiacchierata con dio, ed appena ho finito di pulire l’appartamento ho preso due fogli, messo su Bowie nello stereo e mi sono coricato sul divano. Nelle due ore successive mi sono sciolto nell’aria e confuso alle note di ziggy stardust, sono stato risucchiato fuori dalla finestra del salotto e sono volato sopra i tetti del mio quartiere come polline a primavera, fino a che la mia cazzo di natura di essere umano non mi ha richiamato alla base. Avevo fame. O come disse quella zoccola dei ferrero rocher “voglia di qualcosa di buono”.

Ma ahimè, complici la fottuta prova costume ed un matrimonio incombente, la mia dispensa era ricca di verdura, ma un cazzo che fosse ascrivibile alla suddetta categoria, ammesso che per “qualcosa di buono” voi non intendiate una zucchina su per il culo.

Sarei potuto uscire, ma ero terrorizzato dall’idea di presentarmi davanti al cassiere del supermercato. Chissà cosa avrebbe pensato, come avrebbe reagito. Meglio evitare, meglio stare nascosto. E così colto dallo sconforto mi sono messo a lavare i piatti.

E mentre lavavo i piatti, la mia testa non stava ferma. 

E’ forse qualcosa di cui mi vergogno? No. 

Sto facendo del male a qualcuno? No.

Mi rende una persona migliore? Sì.

Mi rende felice? Sì.

Ed allora qual’è il problema? E’ che ci sono leggi, morali, costumi, che dicono che ciò che fai è sbagliato. Che te ne devi vergognare. Che devi abbandonare ciò che ti rende felice perché qualcuno ha deciso, non sappiamo bene come e quando, che tutto ciò è sbagliato. Anche se non fa male a nessuno.

No, mi dispiace. Mi dispiace che ci siano delle leggi, delle morali, delle religioni, dei costumi, delle aspettative nei miei confronti che dicono che non posso essere felice nel modo che voglio. Mi dispiace perchè so che ci credete e non voglio contrariare nessuno. Ma io non ho firmato un EULA quando sono nato, non ho venduto le chiappe alla Apple ne tantomeno il mio cervello allo stato civile. Sono solo nato, queste regole non le ho chieste io.

Ed ho capito che questo sentimento è quello che accomuna tutti coloro che si ribellano. Quando realizzi che nessuna legge, regola e convenzione è talmente importante da poter prevaricare la felicità delle persone e la loro possibilità di condividerla col mondo. Perchè siamo generazioni cresciute con il terrore di condividere le nostre passioni perché le regole del mondo dicono che non va bene. Lasciamo gli altri a brancolare nel buio, alla ricerca casuale di un modo per darci gioia, per poi lamentarci che nessuno sa capirci quando basterebbe soltanto dirglielo.

Cristo è come se ci fosse una legge contro la condivisione della posizione del punto G.

Per cui mi spiace, di cuore, ma non spenderò più un solo giorno a rispettare queste vostre regole, se mi impediranno di essere felice senza garantire la felicità di nessun altro nel mondo.

Ho chiuso l’acqua e forte di questa convinzione sono emerso dal mio appartamento, senza paura, senza ansie. Felice. Sono sceso al supermercato e ho preso una confezione di biscotti per l’infanzia, un barattolo di nutella e dopo 3 pin del bancomat sbagliati sotto lo sguardo attonito del cassiere, e una corsa per recuperare la nutella che ho dimenticato in cassa, sono andato al parco a mangiarmeli al sole con tanti cazzi di matrimonio e prova costume.

Ed ora sono qui sul letto, che penso a quando sarò in ufficio lunedì, e dovrò maltrattare il prossimo per una consegna in ritardo. Come farò, sapendo che nulla è più importante della felicità altrui? Come farò a provare passione per gli incassi di una multinazionale, per la mia carriera, per “il cliente ha sempre ragione”? Come farò a ricomporre il mio cervello nello stesso modo in cui funzionava fino a ieri?

In tutta onestà, spero di non riuscirci.

E spero che anche gli altri cervelli, si rompano allo stesso modo, se già non lo sono. E che invece di arrabbiarci per leggi, morali, religioni, nazionalità impariamo tutti quanti a condividere ciò che ci rende felici col mondo ed a non giudicare ciò che rende felici gli altri, perché in questi comportamenti sta il vero dramma della solitudine umana.

Però non andate a intasare le casse dei supermercati tutti schizzati, quello farebbe incazzare anche me. Biscotti e nutella, comprateli prima. 

La Scuola Vocabs

la scuola - school
l’asilo nido, il nido - nursery 
la scuola materna, l’asilo - kindergarten
la scuola elementare - primary/elementary school
la scuola media (inferiore) - middle school, junior high school
il liceo / la scuola (media) superiore - high school
l’istituto tecnico - technical school
l’istituto professionale - professional institute
la facoltà - department / course of study
l’università - university
la sede - headquarter
fuori sede - off campus
il distaccamento - branch
la laurea triennale - bachelor’s degree
la laurea specialistica - master’s degree
il master - master program

la sezione - class section
la classe, l’aula - classroom
i laboratori - labs
il piano - floor
il corridoio - aisle, corridor
l’appendiabiti (m.) - hall stand
l’armadietto (m.) - locker
la palestra - gym
il banco - desk
la sedia - chair
la cattedra - teaching post, chair
la lavagna - blackboard
il gesso - chalk
il cancellino / la spugna - eraser, duster
la fila - line
l’orario - lessons schedule
le lezioni - lessons
l’intervallo - interval, pause
la campanella - bell

lo zaino - backpack
la cartella - school bag
il grembiule - smock
la matita - pencil
la penna - pen
i pastelli - pastels
i pennarelli - markers
l’astuccio - pencil case
la gomma - eraser, rubber
il righello - ruler
il quaderno - exercise book
il quaderno a righe - lined exercise book
il quaderno a quadretti - arithmetic exercise book
il blocco note - notebook
il libro - book
il sussidiario - primary school textbook
il tablet - tablet
il computer - pc

l’insegnante - teacher
la maestra - teacher (kindergarten / elementary school only)
il professore - professor
l’insegnante di musica - music teacher
il supplente - substitute teacher
il preside - principal
il vicepreside - assistant principal
il rettore - dean, president
i compagni di classe - classmates
il compagno di banco - deskmate
i compagni di corso - course mates
il ricercatore - researcher
tecnico di laboratorio - laboratory technician
gli alunni, gli scolari, gli studenti - pupils, students
la segreteria - administrative office
i moduli - forms / modules (uni)
gli avvisi - announcements

le materie (scolastiche)
- school subjects
ginnastica / educazione fisica - PE
italiano - italian
matematica - maths
latino - latin
greco - greek
scienze - science
musica - music
geografia - geography
storia - history
arte (educazione artistica) - art
disegno tecnico/geometrico - drawing (tech/geometrical)
lingue straniere - foreign languages
religione - religion
fisica - physics
biologia - biology
scienze della terra - earth science
chimica - chemistry
ora buca - a free hour from lessons

la maturità - high school diploma
l’esame di stato - professional examination, state certificate exam
la tesi (di laurea) - graduation thesis, dissertation
il test di ingresso - entrance exam
la tesina - essay (high school thesis)
la commissione (d’esame) - examination board
gli esami - exams, tests
le verifiche, i compiti in classe - tests, written exams
gli esercizi - exercises
i compiti (a casa) - homeworks
il voto - grade
l’interrogazione (f.) - oral exam
le ripetizioni, le lezioni private - private lessons

tornare a scuola - to go back to school
ripetere l’anno - to repeat the school year (to be flunked)
essere bocciati - to be flunked
mi hanno bocciato in quarta liceo - I have been flunked the 4th year of high school
la bocciatura - failure
la promozione - promotion, class advancement
essere promossi (al prossimo anno / all’anno seguente) - to be promoted (to the next year)
mi hanno promosso! - I got promoted! 
sono stato ammesso agli esami - I was ammitted to the final exams
bigiare, tagliare, fare sega, marinare la scuola… - to play truant, to skip school
ricordatevi di far firmare l’avviso - remember to make one of your parents sign the announcement
domani si uscirà un’ora prima - tomorrow you’ll go home (get out of school) one hour earlier
buona fortuna - good luck
hai fatto i compiti di matematica? - did you do math’s homeworks?
il professor Rossi riceve il martedì dalle 10. - professor Rossi meets parents every tuesday from 10 am.
domani alla seconda ora avremo italiano - tomorrow at the second hour we’ll have an italian language lesson

[ARTICOLO] Come gli show musicali coreani si sono allontanati da MTV e sono diventati l’epicentro della cultura K-Pop

“Quando si parla dell’impatto americano nel K-Pop di solito si tratta di musica. Dalle boy band, all’hip-hop al rock, le origini del sound K-Pop sono in gran parte americane. Ed è anche vero che la tv americana ha influenzato l’enfasi sull’immagine, il ballo, la moda e i ‘concept’ che sono strettamente legati alla definizione di K-Pop.

Secondo la Dott.ssa Suk-Young Kim, una professoressa dell’università della California, Los Angeles, MTV è stato importato in Corea più o meno nello stesso periodo della nascita del K-Pop. “È iniziato nella metà degli anni 90 quando [il padre del K-Pop moderno] Seo Taiji and the Boys sono diventati famosi e i video musicali hanno cominciato ad attirare l’attenzione del mercato dei consumatori coreani,” ha spiegato via telefono a Billboard. (N.B: uno dei ‘Boys’, Yang Hyun-suk successivamente ha fondato la YG Ent., una delle tre grandi compagnie che ha fatto da trampolino di lancio alle carriere di PSY, BIG BANG e 2NE1.)

“Esprimere il K-Pop attraverso la moda ed il look ha giocato un ruolo molto significante anche per quanto riguarda la nascita della ‘visual culture’ prima che YouTube diventasse il linguaggio principale,” ha detto Kim. “Prima i video musicali erano disseminati in cima alle classifiche degli show televisivi perché alcuni di essi avevano dei segmenti in cui mostravano i nuovi video musicali. Penso che ciò abbia dato una vera immagine alla musica.”

Ma negli anni successivi la tv musicale coreana si è allontanata da MTV, quando il format di TRL (Total Request Live) ha guadagnato popolarità in America e Gayo Top 10, lo show principale delle classifiche musicali del paese, è stato cancellato. “[Gayo] in realtà ha preceduto TRL essendo stato mandato in onda per la prima volta nel 1981 e mostrava la top 10 delle canzoni della settimana,” ha detto Paul Han, co-proprietario di AllKpop. “Lo show finì nel 1998 e fu sostituito dal più familiare per i fan K-pop di oggi: il Music Bank.” Simultaneamente Music Bank e Inkigayo, le prime manifestazioni della moderna cultura dello show musicale coreano, iniziarono più o meno nello stesso momento di TRL.

Oggi ci sono sei show musicali principali in Corea: Inkigayo della SBS, Show! Music Core della MBC, Music Bank della KBS, M! Countdown della Mnet, Show Champion della MBC Music e The Show della SBS MTV. Ognuno di questi è designato per un giorno della settimana, da martedì a domenica. In gran parte gli show musicali coreani si focalizzano sulle esibizioni “live” (almeno la metà di queste sono pre-registrate) invece che sui video musicali, e tra i vari segmenti viene fatta qualche piccola intervista.

Il K-Pop domina questi show, in cui (gli artisti) promuovono i loro ultimi singoli per un lasso di tempo variabile. Per esempio un gruppo già avviato come gli Shinee può promuovere ogni singolo per due settimane mentre un gruppo più giovane come le Pristin può rilasciare tre singoli all’anno, promuovendo le canzoni ogni giorno per circa un mese ognuna. La costante esposizione mediatica offerta da questi show musicali è “il pane e il burro” (*la fonte di guadagno) per il marketing di molti cantanti in un campo ultra-saturo. Gli show sono essenziali per creare un’ubiquità necessaria ai fan per sentirsi completamente immersi nella musica. Ed è questo livello di immersione la ragione per la quale i fan K-Pop sono così devoti.

L’esigente tabella di marcia di questi show ha il suo prezzo da pagare. I giorni di promozione richiedono ore e ore di preparativi, prove e registrazioni – e non è che gli idol possano saltare un giorno. “Devono comparire in ogni singolo canale per non rischiare di ricevere degli svantaggi,” ha detto la Dott.ssa Kim. “Se ti presenti alla MBC e alla SBS ma non alla KBS (potresti rischiare di) creare un rapporto negativo con una particolare rete televisiva.”

Ma gli show hanno anche i loro vantaggi. I vincitori ricevono un trofeo davanti ai loro colleghi e poi fanno un bis della canzone vincitrice. Ogni show è diverso, ognuno di loro ha le proprie regole per scegliere i vincitori, quindi la scena dello show musicale non sembra troppo statica. La maggior parte degli show mette più enfasi sul totale delle vendite digitali. Ad Inkigayo le visualizzazioni di YouTube corrispondono al 35% del punteggio, mentre Show! Music Core preseleziona un gruppo di 200 persone scelte attraverso il suo sito che va a determinare il 10% del punteggio totale degli artisti. La grande varietà di questi algoritmi fa sembrare quasi superficiale il semplice sistema di voto del vecchio TRL che permetteva ai fan di votare il loro video preferito mandando una mail o via telefono.

Gli show musicali coreani attingono al fattore della gratificazione dei fan che votano giornalmente. La presenza di un trofeo fisico ed un bis (alla fine dello spettacolo) aggiungono allo sforzo e all’impegno dei fan e degli idol una viscerale soddisfazione del raggiungimento del primo posto della classifica. “A TRL non c’erano tutti gli artisti riuniti e alla fine al vincitore non veniva dato un trofeo,” ha detto Han. “È semplicemente più soddisfacente ricevere un grande trofeo con tutti i colleghi intorno. In un certo senso è come se ci fosse un mini-show di premiazione ogni settimana e solo uno può essere il vincitore.”

Ma la Dott.ssa Kim è più scettica per quanto riguarda le vittorie agli show musicali. Ha detto che c’è una possibilità che il sistema di vittoria della classifica possa essere alterato. Le liste segnalate sui siti di musica digitale potrebbero essere una delle cause. “Per esempio diciamo che io sono il proprietario della MelOn Music Chart [un sito di download di musica sud coreano] e trovo te che sei un idol che non ha ancora debuttato,” ha detto la dott.ssa Kim. “Decido quindi di investire nella tua carriera e per il tuo album. Nei termini del contratto c’è (una clausola che dice che) quando il tuo album viene rilasciato verrà messo nella prima posizione del mio sito per un certo periodo di tempo.”

L’idea è che la musica in queste liste sia fatta più per essere venduta e questo aumento delle vendite fa in modo che i gruppi idol siano più vicini alla vittoria. “Quindi vincere il primo posto nelle classifiche non significa poi così tanto,” ha detto la dott.ssa Kim. “Per come la vedo io forse la canzone ha alle spalle un grande investimento.”

Non ditelo al fandom dei BTS, chiamato ARMY, però. Una delle più grandi storie nella mitologia dei BTS è la loro prima vittoria per ‘I NEED U’ a The Show nel maggio del 2015 che ha segnato il punto della svolta della loro carriera e che li ha spinti verso il successo. “Prima di allora le vendite dei loro album erano buone ma non potevano competere contro i maggiori gruppi,” ha detto Han. “Dopo l’uscita di The Most Beautiful Moment in Life Pt.1 e la loro prima vittoria si è cominciato a percepire questo possibile slancio dei BTS.”

È ben documentato il fatto che i membri dei BTS stessero pianificando da molto tempo il modo per raggiungere la cima degli show coreani. “Dite che possiamo raggiungere la n.1?” chiede il leader Rap Monster durante lo ‘Skit:Expectation!’ in HYYH pt.1. Suga risponde “Beh non perdiamoci (troppo a pensare) di essere n.1 o qualsiasi altra cosa. A me piace molto l’album. L’album è buono. Mi piacciono le canzoni.” Ed è dopo ciò che Rap Monster proferisce la sua missione: “Non posso essere soddisfatto con solo l’album ora. Dobbiamo arrivare primi.”

La loro vittoria dopo quasi due anni dal loro debutto avvenuto nel giugno 2013 è stata un traguardo importante per i fan e per i membri dei BTS. “Quando gli artisti vincono agli show musicali è un grande avvenimento,” ha spiegato Robin Jun, responsabile a Soompi. “La prima vittoria agli show musicali è un qualcosa che l’artista sicuramente ricorderà. E rimarrà indelebile anche nella memoria dei fan.”

Recentemente gli ARMY internazionali, compresa la parte del fandom americano, si sono mobilizzati per aiutare i BTS a raggiungere la posizione più alta nella storia della Hot 100 tra i gruppi K-Pop con il nuovo singolo ‘DNA’. Si sono organizzati attraverso post sui social e rivelando la formula di ogni classifica musicale. Questo impegno altamente coordinato dei fan potrebbe essere nuovo per il pubblico occidentale ma per i fan K-Pop che guardano gli show musicali è nella norma. “I fan hanno passione e vogliono che i loro idol vincano,” ha detto Han per email. “Le vendite degli album, le vendite digitali, lo streaming, tutto ciò aiuta nel sistema degli show musicali coreani e questo non fa che incrementare il consumismo. Ci sono fan che fanno bulk-buying (*comprano centinaia di album) solo per assicurare ai loro idol la vittoria.”

“I gruppi di teenager in Corea tendono ad essere molto… esperti di tecnologia e penso che abbiano fatto un grande allenamento attraverso questi show in Corea,” ha detto la dott.ssa Kim. “In questo senso penso che questa cultura possa essere in qualche modo contagiosa. I fan coreani hanno coltivato un certo tipo di cultura di fandom e penso che i fan stranieri in un certo senso ora li stiano emulando.”

Al contrario TRL, che era assente in questa rivoluzione dei social media, sta combattendo una dura battaglia per assicurarsi il posto in un mondo multimediale che sta eliminando i set televisivi. In un certo modo MTV, con il ritorno del programma, sta lottando contro l’ormai estremamente digitalizzato panorama musicale assumendo degli specialisti di YouTube – Gigi Gorgeous, Gabbie Hanna e Eva Gutowski – come corrispondenti per i social media. Ma questa svolta ai social costa il posto del ‘video countdown’ dello show che era stato rimosso dalla nuova versione del programma.

Invece di competere con i social media gli show musicali coreani hanno mantenuto il centro dell’attenzione sulla musica incorporando le visualizzazioni di YouTube nell’algoritmo del punteggio finale degli artisti, sfruttando al meglio il gigante potenziale dei video online per la distribuzione internazionale. Questo dare spazio ai social media negli show musicali è stato un fattore importante per favorire il radunarsi dei fan attorno ai loro preferiti. “Ora c’è una sorta di competizione tra fandom da quando è iniziato un movimento per superare i record,” ha detto Jun. “Del tipo chi ha raggiunto i 10 milioni di visualizzazioni in meno tempo? O chi riesce ad ottenere più views in 24 ore? E ciò è iniziato quando la componente YouTube è stata aggiunta alle classifiche degli show.”

L’attività degli show musicali coreani è collegata alla crescente globalizzazione del K-Pop, conosciuta come “Hallyu wave”. Dato l’ammontare delle risorse che servono per produrre un’esibizione in uno show musicale (Soompi ha stimato che solo gli outfit raggiungono i 2,500$-4,200$ per un solo spettacolo) sarebbe uno spreco utilizzare (questi oggetti) per una sola performance,” ha detto la dott.ssa Kim. “YouTube è il mezzo con il quale promuovi te stesso internazionalmente,” ha detto. “Specialmente dal 2011 anche gli show musicali hanno cominciato a caricare i loro contenuti su YouTube per una distribuzione globale.”

Oltre YouTube gli show musicali coreani stanno raggiungendo i fan oltreoceano anche attraverso altri mezzi. “Non stanno creando solo show mostrati in Corea con una creativa considerazione per la partecipazione dei fan internazionali”, ha detto la dott.ssa Kim, “ma stanno realmente portando questi show musicali all’estero e stanno creando concerti live.” Music Bank ha fatto tour mondiali quasi ogni anno a partire dal 2011, organizzando concerti con più artisti K-Pop in città come Parigi e Città del Messico. KCON (korean wave convetion) è un evento ancora più grande che visita diverse città ogni anno, regolarmente facendo tappa a Los Angeles. Organizzato in parte da M! Countdown, l’elenco degli artisti viene stilato come fosse un festival di musica mentre la convention cerca di mostrare “ogni elemento della Hallyu compresi la musica pop, i drama televisivi, i film, la moda, il cibo e la bellezza.”

Tra il contributo degli show coreani per la globalizzazione del K-Pop c’è anche una crescente comparsa delle facce degli idol su billboard al Times Square di New York, dominio una volta dominato da TRL. I fan comprano spazi pubblicitari per celebrare date importanti per i loro idol. In agosto gli ARMY hanno celebrato il 21esimo compleanno di Jungkook, il più giovane dei BTS, con diversi pannelli, mentre Taeyong degli NCT si trovava a NYC quando la sua stessa faccia è stata proiettata al suo compleanno a luglio.

Ora che i BTS hanno aperto un significante squarcio nel mercato americano solo il tempo ci dirà come il ritorno di TRL influenzerà lo scambio culturale tra America e Corea. Dopo tutto il twitter ufficiale di TRL ha recentemente twittato che lo show – che ha dietro una lunga storia di supporto di boy band americane come gli *NSYNC – sta “guardando” il gruppo K-pop. Presto anche il resto del paese potrebbe fare lo stesso.”

Traduzione a cura di Bangtan Italian Channel Subs (©CiHope) | ©billboard

Si mi prenderete per pazza, ma la scuola mi mancherà. Si perchè le amicizie più belle, quelle più profonde, nascono in un recinto di mura che noi definiamo “carcere”, nascono nel bel mezzo di un regno di streghe, mostri, a volte anche qualche elfo che sembra innocente, ma non lo è, aiutanti e buonissime trecce con kinder bueno, insomma questo posto è la scuola ed è il mezzo di comunicazione più efficace da sempre …Le amicizie più belle nascono qui, quando insieme si lotta per la promozione o almeno al debito formativo, per raggiungere obiettivi importanti come presentarsi in pigiama, farsi valere con un professore, confessarsi con i “bidelli”, piangere o consolare un compagno in un giorno che non va, svenimenti casuali in ore tattiche, nidi di api che suggeriscono di evacuare la classe, capelli che prendono fuoco, foto dell'annuario in cui sembri essere un fotomodello …Esperienze indimenticabili nei bagni, (che diventano una seconda casa). La collaborazione durante i compiti, i metodi infallibili per suggerire alle interrogazioni, le corse nei corridoi, le file alle macchinette e al bar, le smorfie dei professori e i loro modi di dire … La scuola è un mondo a parte e i compagni diventano una seconda famiglia con cui poter affrontare tante avventure econ cui poter crescere …Sarò anche pazza, ma ammetto che mi mancheranno parecchie cose
—   
[STARCAST] VOLIAMO IN ALTO! IL SET PER IL SERVIZIO FOTOGRAFICO PER IL NUOVO ALBUM DEI BTS “WINGS”! 161006

I BTS torneranno il 10 ottobre con il secondo full album “WINGS” dopo due anni dall’uscita del loro primo vero full album “DARK&WILD”.

I BTS ci hanno incuriositi con la frase “Boy meets what?”, quindi cosa incontrano i BTS? Hanno detto che i giovani ragazzi hanno incontrato la “tentazione”.

Non volete scoprire come i BTS hanno espresso questo incontro dei ragazzi con la tentazione? ANDIAMO ANDIAMO~!

Capitolo 1: Suga con i capelli neri

Suga è solito avere una carnagione chiara ma dopo aver tinto i suoi capelli di nero è come una bianca perla di giada!

Suga con un’atmosfera misteriosa crea scatti con luce e piano

Voglio essere sepolto nell'atmosfera chiamata Suga…*


Capitolo 2: Rap Monster sta diventando più adorabile

Rap Monster stava guardando il servizio di Suga. Era nervoso per la grandezza del set! Questo enorme set è…

Specchi ovunque!! Calchi in gesso rotti!!

Wahaha -> Ehehe -> (sconvolto) (non l’ho fatto io)

Posso vedere me stesso anche se mi giro verso questo lato e anche quest’altro lato! Woah?!


Capitolo 3: Il nostro maknae è una celebrità.

Jungkook sta aspettando pazientemente il suo turno

Jungkook ha 1000 facce diverse /~_~/

J Hope e JImin sono venuti a vedere come sta andando il loro maknae. E in quel momento, Jungkook…

Sta posando in questo modo figo :-D


Capitolo 4: La mela è rossa ~ La mela appartiene a Jimin~

Ha creato un cuscino di mele per rendere più facile il servizio fotografico

È una mela vera o una mela finta? Fammi provare

È una mela vera!


Capitolo 5: Oggi V è più bello di ieri

V sta pensando a come posare per le sue foto mentre osserva il set

Fa domande al fotografo e poi si prepara per il servizio

Omg ;; V oppa ;; zzang ;;

OMG oddio! Ci sono due V! (nope)

Troppo bello…troppo freddo…I NEED U, V……*


Capitolo 6: Diario di osservazione – Jin durante il suo tempo libero e quando sta scattando foto

È magnifico….

ㅇ_ㅇ??????

È meraviglioso anche mentre controlla le foto…

Jin: Yay, lieshoot! (significa tempo di sdraiarsi [lie down] per il servizio fotografico [photoshoot])

È davvero bellissimo….

Stanco ;3;


Capitolo 7: Elettrizzante! Sempre nuovo! Hobi Hobi è il migliore!

L’ultima persona ad apparire è J Hope! Diversamente dalla sua normale immagine adorabile, i suoi occhi erano pieni di emozioni

J Hope posa con il quadro che è anche apparso nel loro video

Elettrizzante! Sempre nuovo! Il bellissimo Hobi è il migliore!


Ultimo capitolo: Lieshoot di gruppo!

Ogni membro indossa un pigiama lucido ed è sdraiato nel letto

Mr. A controlla la posizione, Mr. B posa in una bellissima posizione dormiente, Mr. C e Mr. D si preparano davvero per dormire, Mr. E è davvero assonnato, Mr. F ha detto che chiuderà solo gli occhi ma sembra che stia dormendo davvero, Mr. B e Mr. G stanno guardando gli insetti che volano – wow! Un sacco di stili diversi!

Titolo: Papà ha provato a mettere a letto suo figlio ma si è addormentato per primo

I BTS stanno ufficialmente iniziando la promozione per il loro album! Le loro foto sono belle ma dicono che le esibizioni e le canzoni lo saranno ancora di più ~~!!?

Per favore aspettate con impazienza l’album e il video che usciranno il 10 ottobre ^0^

Bangtan Bangtan BangBangtan!
Starcast non può finire qui, giusto!? Iniziamo con gli scatti bonus!

Dietro le quinte/Cose che i BTS fanno quando il servizio finisce

Tipo 1) controlla

Tipo 2) Selca time

Tipo 3) Jaam. Jaam. (abbreviazione di jAAMkkan jAAMdeulm = addormentarsi per un po’)

Tipo 4) Festeggia la fine


Dietro le quinte/Cose fatte da Jimin che era il più indaffarato sul luogo del servizio

1)      Incontro con la celebrità

Wow, lui è una celebrità! (questo è quello che Jimin ha detto davvero)


2)      Makeup artist

Perché le facce dei nostri membri sono importanti


3)      Art team staff

Jimin: …….. (guardando)

4)      Guardando

5)      Supportare il suo amico

V: Oh, Mr. Park ~


6)      Monitorare gli hyung

Jimin: Hobi hyung è davvero bellissimo….


7)      Bagno con le bolle

Ma c’erano solo bolle…*


8)      Creare cacca di bolle (fatta a mano)


Traduzione a cura di Bangtan Italian Channel Subs (©ChiaraC) | Trans ©PEACHISODA

SE PRELEVATE DAL NOSTRO TUMBLR CREDITATE

[ARTICOLO] BTS Video di “DNA”: I 5 Outfit Migliori

Da pigiami a giubotti di paillette multicolore

“Dopo tanta attesa e dei bellissimi servizi fotografici, le star del kpop BTS, hanno finalmente rilasciato il video del loro nuovo singolo “DNA”. Come da aspettative, se seguite il gruppo da alcuni mesi, nel video i ragazzi indossano dozzine di outfit inaspettati e divertenti. Nelle immagini per la promozione della canzone e del video, erano più modesti, indossando delle classiche camicie. Per questo video, invece, li abbiamo visti indossare tutti i tipi di lustrini e motivi, jerseys da basketball e altro. Ecco i cinque look che preferiamo.

1. Giubotto di pagliette multicolore

Se ci fosse stata la possibilità di indossare un giubotto di pagliette arcobaleno e non sembrare così extra da non poterlo controllare, ne è un esempio quello riportato qui sopra.

 2. Colori Complementari

L'associazione di questa maglia blu con una cravatta rossa lenta è la combinazione di colori perfetta

 3. Parte superiore del pigiama come maglia

Pigiama durante giorno che si abbina ai tuoi capelli…..detto tutto.

 4. Maglioni con tigre

Ricamato, arcobaleno, caldo, comodo e chic. Le uniche 5 parole che i nostri armadi abbiano mai avuto il bisogno di sentire

 5. Jersey

Abbinare una maglietta stile jersey con una un buon giacchetto in denim è l'unico consiglio di cui avevamo bisogno per l'autunno.”

 Traduzione a cura del Bangtan italian Channel Subs (©maril) |  ©TeenVogue

Ehi, ti ricordi di me? Ti ricordi quante ne abbiamo passate insieme? Ti prego, dimmi che te lo ricordi. Ricordo ancora quando ci dicevamo che la nostra amicizia era eterna, ricordo ancora tutte le cose che ci raccontavamo, ricordo ancora i nostri abbracci, pochi ma sinceri. Ricordo che ci stavo malissimo quando abbracciavi le altre mentre me mai. Ricordo ancora i nostri pianti, le nostre telefonate quando mi avevano attivato la promozione, le nostre cazzate insieme, le nostre litigate. Sai io ricordo tutto, ma proprio tutto di noi, ricordo quello che eravamo, ricordo chi era invidioso della nostra amicizia. Era tutto perfetto, le nostre uscite, le nostra urla e le figure di merda. Ora fa male. Abbiamo smesso con tranquillità di salutarci. Eravamo tutto, e ora abbiamo rotto un legame così grande che ancora non riesco a crederci. Ogni giorno che passa, sento solo rancore, rancore verso questa amicizia finita così, senza un vero perché. Non eri una semplice amica, eri la sorella che non ho mai avuto. Quella presenza costante che mi sopportava nei momenti di rabbia mischiata ad un po di tristezza. Una ragazza con il sorriso sul volto e con due splendidi occhi di un azzurro stupendo. So che non servirà molto chiarire, perchè nulla tornerà mai come prima, non saremo più come prima. Ho visto che ora hai trovato nuove migliori amiche che mi sostituiscono e sono contenta per te, l’unica cosa che mi fa stare male è il fatto che hai dimenticato quelle vecchie. Hai dimenticato le nostre promesse, i nostri “per sempre”, i nostri “ti amo”, i nostri “non ti dimenticherò mai”. Ma vabbè, a volte le amicizie si interrompono così, perchè intervengono altre amicizie, che consideriamo più importanti al momento, che entreranno a far parte della nostra vita. Sai è così difficile da accettare per me. È difficile accettare il fatto che ognuna ha preso una strada, una strada che non è quella insieme, no, ognuna ha preso una strada diversa. Non volevo e non avrei mai immaginato sarebbe finito così, senza nemmeno un addio. Quando vedo i tuoi stati di whatsapp continuo a pensare: ‘e io? Io le manco? Troverò mai uno stato dedicato a me?’ E invece no, non è mai successo, e so che mai succederà. Ora hai loro, e io non ti manco per niente, hai una vita felice anche senza di me. Più felice di prima quando c'ero io oserei dire. Ho vissuto finora nella speranza che tu un giorno fossi potuta ritornare dopo tutte le volte che sono tornata io, mandandoti poemi strappalacrime, che ora considero tempo sprecato, perché un 'noi’ non esiste più. Poi mi viene in mente ciò che ti ho fatto e ciò che tu hai fatto a me. Se avessi saputo che quello sarebbe stato l’ultimo nostro abbraccio su per la collina quel giorno che pensavamo di avere chiarito una volta per tutte non ti avrei lasciata più andare. Ora quando sento pronunciare il tuo nome da altre persone a me vicine mi viene un colpo al cuore. I miei amici hanno smesso di chiedermi se mi manchi perchè sanno già la risposta. Da quando non ci parliamo più sono cambiata, sono una persona diversa, forse se mi vedessi adesso non mi riconosceresti. In questo periodo le cose sono cambiate. A volte piango. Piango perché oramai di te è rimasto solo un ricordo. Un ricordo che fa male e sorridere allo stesso tempo. Che poi tu non hai mai avuto bisogno di cartelloni sotto casa per mostrarmi il tuo affetto. Tu eri tu, e a me bastava. Tu eri quella che mi faceva una faccia scema quando stavo male, e a me veniva voglia di abbracciarti e di stritolarti anche se il mondo mi crollava addosso. Nonostante nella mia vita ci sono e ci saranno altre persone, forse anche più importanti di te non ti dimenticherò mai. Scusami per non essere stata abbastanza. Volevo solo che sapessi che manchi, e non poco.

[ARTICOLO] Dichiarazione ufficiale di un rappresentante dei BTS: “Il 18 Settembre non è stato confermato. Stiamo ancora valutando.”

“Il gruppo maschile dei BTS sta ancora prendendo in considerazione una data per il comeback.

Il 21 Agosto un rappresentante dei BTS ha rivelato al giornale OSEN: “Non abbiamo confermato la data del comeback dei BTS. Il 18 di Settembre non è una data certa. Stiamo prendendo in considerazione diverse date per il comeback.”

I BTS hanno annunciato il loro comeback di Settembre con la promozione anticipata della serie “Love Yourself”. I membri hanno partecipato in modo attivo alla composizione, alla scrittura dei testi, alla produzione e ad altri campi lavorativi per l’album e hanno in programma di presentare al pubblico canzone di alta qualità.

Nel mentre i BTS sono diventati il primo gruppo K-pop a vincere la Top Social Artist lo scorso Maggio ai Billboard Awards 2017. Sono anche stati recentemente scelti dal giornale americano New York Times come i 44° artisti più amati dagli americani.”

Traduzione a cura di Bangtan Italian Channel Subs (©lynch) | Trans ©peachisoda

MiArt 2014

Milano, Fieramilanocity, dal 27 al 30 marzo 2014

Dopo il successo della 18esima edizione miart, organizzata da Fiera Milano, prepara con molte novità la primavera dell’arte a Milano dal 28 al 30 marzo 2014.

Quattro le sezioni della fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea: Established (suddivisa al suo interno in Master, Contemporary e la nuova First Step per la gallerie giovani) presenta una selezione delle più importanti gallerie d’arte moderna e contemporanea; Emergent, per le gallerie d’avanguardia focalizzate sulla ricerca sui giovani artisti; THENnow, su invito, nella quale sono messi a confronto un artista storico e uno appartenente a una generazione più recente; Object, dedicata alle gallerie attive nella promozione di oggetti di design contemporaneo concepiti in edizione limitata e fruiti come opere d’arte.

Un nuovo ciclo di miartalks accompagna i giorni della fiera con una piattaforma per conferenze, conversazioni e interviste che coinvolge artisti, designer, direttori di museo, fashion designer, critici, curatori e collezionisti internazionali, e affronta i temi della produzione e della distribuzione, sviluppando il suo programma in differenti variazioni attorno ai quattro capisaldi che rendono Milano una città di riferimento a livello internazionale: arte, collezione, design e moda curati rispettivamente da Edoardo Bonaspetti, direttore, Mousse Magazine; Alessandro Rabottini, curatore esterno, GAMeC Bergamo e MADRE Napoli; Maria Cristina Didero, curatrice indipendente, Milano; Alessia Glaviano, senior editor, Vogue, Milano. Prosegue inoltre la serie di miartalks speciali in collaborazione con un progetto editoriale innovativo: 2014 series – tre conversazioni tra due relatori sul tema del tempo in relazione al fare arte, alla curatela e alla critica – sarà realizzato in collaborazione con 2014, nuova pubblicazione quinquennale ideata dal critico e curatore indipendente Luca Lo Pinto e dedicata a progetti d’artista, saggi, testi rieditati, immagini ritrovate in vecchie pubblicità

Kiko d'mamm't

Quando vado a fare la spesa al centro commerciale sotto casa, mi devo munire di una grandissima forza di volontà per non passare davanti ad alcuni negozi, in particolare il divieto di transito riguarda KIKO.
Se sono con qualcuno che mi conosce posso tranquillamente camminarci davanti, perchè appena rallento il passo e lancio occhiate all'interno, la persona in questione mi prende per un braccio e mi strappa via dal pericolo.
Io mugugno qualche lamentino come una tossica a cui è stata appena negata una dose, ma poi me ne faccio una ragione.
Quando sono da sola però è un macello.
Spesso mi dico: ok, vado solo a dare un'occhiata, lo giuro.
E poi:
‘Hai visto il nuovo fard in crema in promozione?’
'In crema?’
'Sì! Ora te lo faccio provare. OMMIODDIO COME TI ILLUMINA GLI ZIGOMI.’
'Io credo di volerlo.’
'Bene. Ora ti serve il pennello per mettere il fard in crema.’
'No quello ce l'ho, ho il set a casa.’
'Sì ma questo qui è nuovo, ha le setole che trattengono il minimo del prodotto così ti dura di più.’
'Uao. Credo proprio di volerlo.’
'Bene. Ti serve altro?’
'No, sto apposto.’
'Il mascara ce l'hai?’
'Credo di averne quattro.’
'Pure questo super lash allungante che lo puoi mettere sopra al mascara che già c'hai e ti fa l'effetto ciglia finte che poi quando le sbatti crei un turbine d'aria e la gente vola via?’
'Mio dio, no, credo sul serio di volerlo.’
'Bene. Rossetti?’
'No, sto apposto così.’
'Ok, ma guarda solo questo nuovo rossetto che è sia balsamo che a lunga durata e ci puoi mangiare, ci puoi bere, ci puoi fare bucchini, questo non se ne va mai.’
'Santo cielo, credo proprio di desiderarlo.’
'Ovviamente c'è la matita abbinata al colore.’
'Desidero anche quella. Grazie di tutto, signora commessa, lei è un angelo.’

Passo alla cassa e  ci stanno tutti sti prodottini che attirano la mia attenzione. Lì devo essere furba. Non devo far notare alla commessa che li sto guardando, solo occhiatine di sfuggita. Altrimenti lei li prende con le sue mani e me li fa roteare davanti alla faccia.
'Guarda, questo ha il 30% di sconto’
'No, io..io n..’
'30…per…cento..di..’
'LO VOGLIO, LO PRENDO, GRAZIE, ME NE METTA TRE NELLA BUSTA.’

E quindi puntualmente torno a casa povera e devo nascondere la refurtiva nella borsa, perchè se i miei coinquilini mi vedono tornare con quella prima ridono e poi mi sgridano.

La vita è così difficile delle volte, accidenti.

Educazione interculturale e integrazione

Fintantoché uno dei limiti della natura umana sarà costituito dall'impossibilità di scegliere se e dove nascere, i fenomeni migratori perdureranno nel tempo e nella storia.
La libertà, come ci ricorda il filosofo e scrittore francese Sartre, non sempre assume una connotazione positiva: l'uomo nasce libero, ma questa condizione comporta inevitabilmente una scelta. Oltretutto, non è l'uomo a decidere, per se stesso, di appartenere ad una terra favorevole alla sua crescita biologica e sociale; sono le sue origini a decidere per lui. Nei casi in cui le condizioni territoriali, politiche, economiche e culturali presentano notevoli svantaggi e arretratezze (si parla di guerre, carestie, pestilenza, sfruttamento, disoccupazione) la scelta derivante dalla libertà verte su due soluzioni: la prima è adattarsi, la seconda è scappare.
Gli emigranti rappresentano una porzione di individui che, con determinazione e coraggio, sceglie di percorrere la seconda via, alla ricerca di una vita più dignitosa.
Sorgono, in questo modo, le società multiculturali, che si caratterizzano per la presenza di popolazioni appartenenti a diverse etnie. Talvolta, però, c'è il rischio che si vengano a creare degli squilibri all'interno delle suddette comunità sociali. Accade infatti, di frequente, che i valori e gli schemi comportamentali, propri di determinate etnie, vadano a scontrarsi con i modelli egemonici del territorio d'immigrazione, per via di una forte incongruenza.
A questo punto, per evitare l'insorgenza di ulteriori complicanze, interviene la cosiddetta “educazione interculturale”, un settore dell'educazione che, oltre a favorire la convivenza tra culture diverse, si occupa anche di rendere accessibili, a tutti, i codici che le contraddistinguono, educando al rispetto e al pacifismo. L'interculturalità diviene, così, la risposta pedagogica alle problematiche della società multietnica, e comprende molteplici obiettivi, tra i quali spiccano: la conoscenza delle espressioni culturali, storiche ed artistiche di popoli differenti; la promozione di un atteggiamento disponibile al confronto e al dialogo; lo sviluppo di un giudizio crtico, teso a combattere stereotipi e pregiudizi.
Secondo il pedagogista Duccio Demetrio, interculturale è la condizione di rispetto reciproco delle differenze unita al riconoscimento della diversità come ricchezza, perché ai bambini dovrà essere insegnato sin da subito che il “diverso” non è necessariamente “sbagliato”. Pertanto, la pedagogia interculturale si propone di dare alle persone provenienti da culture minoritarie la possibilità di un'identità più ricca, e ai membri della cultura maggioritaria una più consistente consapevolezza di sé attraverso il confronto con la diversità.
L'accentuarsi delle situazioni di natura multiculturale e plurietnica ha, tuttavia, portato ad atteggiamenti di intolleranza e, addirittura, di razzismo.
L'intolleranza e il razzismo, anche quando si manifestano velatamente, sono fattori che appartengono ad una struttura mentale piuttosto statica: l'etnocentrismo, il quale si configura come atteggiamento intellettuale che imposta lo studio di popoli e tradizioni diverse partendo dal presupposto dell'indubbia superiorità di una determinata cultura sulle altre. Tale visione determina un - o scaturisce da un - pregiudizio.
Un approccio pedagogico volto ad eliminare o, quanto meno, a limitare i danni prodotti dal pregiudizio, è rappresentato dall'educazione alla pace. Quest'ultima promuove: un atteggiamento non-violento; lo sviluppo di una mentalità aperta all'integrazione dei “diversi”; e la cooperazione.
Un secondo approccio pedagogico, inoltre, si determina come educazione alla democrazia; durante la pratica di tale educazione, la scuola diviene il centro diffusore della democrazia (concetto che rimanda, tra le altre cose, ad una fondamentale teoria deweiana che risulta essere ancora di ingente attualità).
L'educazione alla democrazia si propone di conciliare la libertà naturale dell'individuo con quella sociale, cioè con il rispetto, da parte di ogni cittadino, della libertà altrui secondo un rapporto di uguaglianza.
Superare l'etnocentrismo, l'intolleranza, il pregiudizio, il razzismo, l'incongruenza, la diffidenza, grazie ad interventi educativi e didattici come quelli appena analizzati, pare essere un'impresa assolutamente realizzabile.

(Sara Cassandra)