preseli

Le persone che ti dicono di cambiare, che ti dicono come vestirti, che ti dicono che per avere più amici devi essere in una determinata maniera non sono gentili, non stanno facendo un'opera di bene.
Ti stanno dicendo di cambiare cazzo! Di essere come loro, ma ti rendi conto?! Stanno cercando di annullare la particolarità che ti differenzia da quell'ammasso di pecore.
Non cambiare.
Non cambiare mai.
E ricordati di salutarli con il dito medio per i loro consigli che si possono ficcare bellamente nel culo.
— 

Qualcuno che non esiste ( via @lonelydarkmountain )

image

Originally posted by muridicristallo

Almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori, da tutte le mie contraddizioni, da tutte le mie imperfezioni, dalle paure che convivono con me, dalle parole di un discorso inutile.
—  Michele Bravi\ Il Diario Degli Errori

Era matta, da legare.
-Aveva un disturbo mentale? Chiese lo psicologo aggiustandosi gli spessi occhiali da vista sul naso.
Weston rise di gusto.
-Uno solo? Quella donna ne era piena, era più disturbata che bella…e si fidi, era la donna più bella che io abbia mai visto, che qualsiasi uomo spera di vedere o incrociare semplicemente, prima o poi.
-Mi parli di lei.
-l'ho incontrata a tarda notte, dove tutto sembra magico, persino il vecchio pub sotto casa, ha presente ? Quello con l'insegna arrugginita e dalla brutta fama. Giocava a biliardo, aveva un orribile basco calato sulla fronte, Dio mio era proprio disgustoso . Ma lei continuava ad essere così fottuttamente bella, con quel viso da bambina e quello sguardo così nero da farti accendere tutti i sistemi d'allarme che il tuo corpo possiede. Le parlavo in fretta, avevo paura che fosse soltanto un sogno e prima o poi la realtà mi avrebbe strappato via da lei. Le proposi di bere, prese un succo di frutta alla mela verde, in un locale pieno di alcolici lei scelse un semplice succo. Ci crede? Primo sintomo della sua poco sanità mentale. Dubitai che avesse meno dei vent'anni, pensiero stupido. Le sue parole non erano quelle di un innocua ragazzina, bensì quelle di una donna, una donna che se avesse voluto avrebbe potuto staccarti l'anima con i denti da un momento all'altro.
La invitai ad uscire, più e più volte fino ad innamorarmene.
Io con l'amore non ci volevo avere niente a che fare. Ho sempre pensato che esso sia un sentimento disturbato, che ti uccide se non va a buon fine. E quasi mai va a buon fine.
Aveva la mania di decorare qualsiasi cosa le capitava a portata di mano, sedie, specchi, vecchie cornici: lei le innovava. Mi ricordo quando, dopo averle dato le chiavi di casa, la trovai in salotto intenta a pitturare le pareti con colori caldi.
“Che stai facendo?” Le chiesi allarmato. “C'era della muffa, questa casa è piena di spigoli. Ha la necessità di un paesaggio caldo. Ti faccio un murales.” La guardai sbieco e infine sorrisi: si, avevo bisogno di qualcuno che mi scaldasse il cuore, la casa, il letto. Qualcuno da amare e stringere. Così mi abbandonai a lei, alle sue piccolezze e ai suoi immensi abissi. Voleva che cucinassimo assieme, diceva di aver letto un libro in cui una sessuologa esponeva che la creatività a letto aumenta svolgendo attività che toccano il quotidiano insieme. Si, esatto! Aveva detto tali parole, non ci ho capito una mazza. Ma era bello passare del tempo con lei, vederla ridere perché non sapevo tagliare una cipolla o pelare una patata. Aveva un linguaggio tutto suo, frutto di tutti i libri che aveva letto, anzi, assorbito.
I libri erano la sua ossessione. Sa, alcune volte credeva di essere la protagonista dei suoi romanzi.
“Oggi chi sei?”
“Una ricercatrice scientifica, un pirata, una donna di poco conto, un uomo con problemi familiari, una gazzella, un fachiro.” Amavo questa piccola passione, sembrava vivere mille storie concentrata in una. Preferiva la marmellata alla Nutella e il the al caffè, guardava film sottotitolati per migliorare il suo inglese già eccellente. Quando era triste, si estraniava dal modo.
“Che fai?”
“Aspetto.”
“Ma chi?”
“La pioggia.”
E quando arrivava, sembrava un vero e proprio uragano. Correva a piedi nudi per le scale, fino in cortile. Poi piangeva e urlava al cielo; diceva che la pioggia le alleggeriva il cuore, le puliva i dolori.
Era matta da legare, ed io ne ero fottutamente perso.

Weston fissava il vuoto con un leggero sorriso che faceva da cornice al suo racconto.
-E poi ?
-Lei andò via ed io divenni matto, senza una ragione. Un giorno mi alzai e lei era non c'era più. perché crede che mi trovi nel suo studio dottore?
-Lei non è pazzo.
-la normalità senza la sua follia mi annoia.
Un tuono illumino le finestre dello studio, Weston si precipitò sulle scale.
-Corro dottore, devo andare.
-Ma dove va ? Ha pagato due ore di seduta, abbiamo consumato solo quaranta minuti.
Ma Weston era già fuori, sotto il diluvio.
Una voce maschile si udì urlar contro il cielo.

—  Perlabionda
Ci sono questi piccoli momenti non vissuti, persone che non fanno più parte della nostra vita o scelte mai prese che riassumiamo nella parola “rimpianto”
Ed è lì, quando non riusciamo a dormire, quando qualcosa va male, c'è quel “se” che fa rumore, che ci fa passare le notti in bianco. 
Se solo…
Se solo facessimo le scelte giuste al momento giusto, se solo ci accontentassimo, se solo smettessimo di pensare un attimo.
La realtà è che qualsiasi scelta facciamo, ci sarà sempre quel piccolo rimpianto, quell'unica sconfitta che in qualche modo annullerà ogni altra scelta giusta. 
Per quante cose possiamo avere, saremo sempre concentrati su quell'unica cosa che invece non abbiamo.
—  J. Musaj

“ E ricorda, verrai sostituto indipendentemente da quanto tempo dedicherai a prenderti cura di lei”

- il-tormento-degli-angeli

Mi mancano i tuoi abbracci.
Mi mancano i tuoi baci sulla testa.
Mi mancano i tuoi baci sul collo.
Mi mancano i tuoi baci.
Mi mancano i tuoi modi di fare idioti.
Mi mancano i momenti in cui sei snervante.
Mi mancano le nostre litigate.
Mi mancano i nostri eterni sorrisi.
Mi mancano le nostre risate.
Mi mancano le nostre prese in giro a vicenda.
Mi mancano le nostre giornate insieme.
Mi manca stare con te.
Mi manchi… ma io non manco a te

anonymous asked:

Cos'è per te l'amore?

Ero da lui per qualche giorno, e decidemmo di andare a prenderci un aperitivo fuori la sera così, ci mettemmo in macchina e lui alzò la musica. Nel suo CD ci sono molte canzoni che mi piacciono, e in un attimo ci trovammo a cantarle insieme. A squarciagola, come due giovani innamorati alle prime armi.
Ci fermammo, arrivati al locale e scendemmo dalla macchina. Lui mi guardò e mi prese la mano, delicatamente, sorridendomi. Arrivati al locale ordinammo, ma continuavamo a guardarci, complici. Eravamo proprio due complici. Quei due ragazzi che si guardano, sorridono, si stringono le mani, e va bene così. Senza troppe sdolcinerie.
Finimmo, e lui pagò, anche per me. Non trovo sia stato scontato, perché le cose, io, ho sempre dovuto pagarmele da sola.
L'ho ringraziato infinite volte, ma lui sorrideva, rassicurandomi che l'aveva fatto con il cuore.
Arrivati in macchina, eravamo fermi ad un parcheggio senza nessuna macchina accanto. C'eravamo solo noi. Noi e il nostro amore.
Decidemmo di metterci nei sedili posteriori, e iniziammo a parlare.
Parlammo con il cuore in mano, come non è mai solito fare. Come solo con chi vuoi passare il resto della vita, parli.
L'amore è lui che mi disse che aveva paura. Aveva paura di tutto quell'amore. E l'amore ero io, che gli dissi di aver paura di non ricervelo più, tutto quell'amore. Si mise quasi a piangere, e io facevo lo stesso. Stringendolo a me. Non volendolo lasciare più.
L'amore è lui, che mi ha presa così, nonostante me. L'amore sono io, che l'ho preso così, nonostante lui.
L'amore è lui che si secca se mi trascuro. Che mi incoraggia quando sto per mollare e che mi capisce più di quanto lo faccia io, senza avere la presunzione di farmelo sapere.
Ecco, credo che l'amore sia questo.

youtube

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia!
Ho 6 anni e oggi è il mio primo giorno di scuola! Ho conosciuto subito la popolazione degli unni: sono i miei compagni di classe! Nel giro di tre minuti abbiamo urlato a squarciagola la lettera “e”.
- eeeeeeeehhh!!!!!!
Giochiamo a buttasse de sotto dalla finestra?

Io mi so buttato loro no.

- eeeeeeeehhh!!!!!!

Giochiamo ad ammazzare gli zombi e le femmine fanno gli zombi?

-eeeeeeeehhh!!!!!!

Poi ho preso 3 ceffoni, 6 sgambetti e 1 cazzottone in testa, è per questo che mi sono ritrovato al primo banco.
Andrea Rozzi, un compagnuccio scalmanato, mi ha subito ribattezzato “bersaglio mobile” e la mia schiena è diventata il campo di atterraggio di aerei di carta, bucce di banana e matite spezzate… Ahahah mi tirano addosso di tutto! All’ultima ora mi è arrivato in testa pure un compasso! È un giorno che non dimenticherò mai… la mia prima cicatrice in fronte!

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.
I miei compagnucci nel corso degli anni hanno declinato il mio nome per scherzo in ogni modo: “giancappio, giancavolo, giancacca e giancojòne.
Poi si sono sbizzarriti anche col cognome che ha ispirato una canzoncina mitica che mi cantano sempre a ricreazione: “Catino cretino, sei un quattrocchi e c’hai il pisellino”
Che spasso!
Andrea Rozzi per farmi uno scherzo ha sparso la voce che avevo i pidocchi, che matto!
Oh, ci credete che da allora nessuno mi ha più invitato a una festa?
Adesso oltre a quattrocchi mi chiamano pure pidocchioso!
Mio cugino Luca che fa la quinta, a ricreazione l’ha sentiti e dice che non dovrebbero chiamarmi così…

Io li lascio fare perché penso che prima o poi smetteranno.

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.
Ho 11 anni e sto alle medie! Pure i nuovi compagni di scuola sono una banda di buontemponi!
Sono stato fortunato perché in classe mia ho trovato anche Andrea Rozzi, cioè così almeno conosco qualcuno!
Sono andato un po’ su di peso e così hanno cominciato a chiamarmi con dei nuovi simpatici appellativi: suppli’, bombolone, strofinaccio, cicciottone, carta da parati, quattrocchi e zinnacchione, puzza di piedi, cacone, calcinaccio, sterco, pippa, sega, cicciabomba, palla e straccio.
Non è che mi fa piacere ma pazienza, se penso che Rinaldi lo chiamano vomito, a me è andata di lusso.
L’altro giorno mi hanno buttato dentro a un cassonetto della mondezza!
Sono riuscito fuori tutto sporco de sugo e avanzi.
Mio cugino Luca che è in terza mi ha visto, io per la vergogna mi sono accucciato nel cassonetto e tutti hanno riso.

Come ci torno a scuola domani…?

Certe sere mi affaccio dalla finestra e mi chiedo come sarebbe volare via e sparire per sempre…. di sicuro non mi chiamerebbero più sterco.

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.
Ho 14 anni e ho iniziato il liceo scientifico. in classe mia ci sono due gruppi…. e poi ci sto io.
Ho capito che la cosa migliore è parlare il meno possibile così non mi vedono.
Invece che palle non è servito a niente: mi hanno avvolto nel nastro adesivo, mi hanno bruciato i jeans con l’accendino e mi hanno disegnato un pene sulla fronte col pennarello indelebile.
A causa di questo ultimo avvenimento a casa mia si sono accorti di quello che mi fanno  a scuola . Mia madre ha fatto un sacco di storie. Poi mi hanno costretto a parlare con la psicologa, perchè in quel video su you tube non facevo bella figura. 

La verità è che mi vergognavo a parlare con i miei… la verità è che vorrei essere diverso… s

Stamattina sono entrato nella palestra di scuola mia e ho puntato il più carogna dei miei compagni. L’ho guardato fisso negli occhi e ho pensato che volevo sconfiggerlo.

Così l’ho abbracciato… e ho vinto io.

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.

(Paola Cortellesi) -TheGirlOfMilkshake