prepotentes

Se eu fosse eu, reagiria. Diria exatamente o que eu penso e sinto quando alguém me agride sem perceber. Deixaria minhas lágrimas rolarem livremente, não regularia o tom de voz, nem pensaria duas vezes antes de bronquear, mesmo que mexicanizasse a cena. Reclamaria em vez de perdoar e esquecer, em vez de deixar o tempo passar a fim de que a amizade resista, em vez de sofrer quieta no meu canto. Se eu fosse eu, não providenciaria almoço nem jantar, comeria quando tivesse fome, dormiria quando tivesse sono, e isso seria lá pelas nove da noite, quando cai minha chave-geral. Acordaria então às cinco, com toda a energia do mundo, para recepcionar o sol com um sorriso mais iluminado que o dele, e caminharia a cidade inteira, até perder o rumo de casa, até encontrar o rumo de dentro. Se eu fosse eu, riria abertamente do que acho mais graça: pessoas prepotentes, que pensam saber mais do que os outros, e encorajaria os que pensam que sabem pouco, e sabem tanto. Eu faço isso às vezes, mas não faço sempre, então nem sempre sou eu. Se eu fosse eu, não evitaria dizer palavrões, não iria em missa de sétimo dia, não fingiria sentir certas emoções que não sinto, nem fingiria não sentir certas raivas que disfarço, certos soluços que engulo. Se eu fosse eu, precisaria ser sozinha. Se eu fosse eu, agiria como gata no cio, diria muito mais sim. Se eu fosse eu, falaria muito, muito menos. E menos mal que sou eu na maior parte do dia e da noite, que sou eu mesma quando escrevo e choro, quando rio e sonho, quando ofendo e peço perdão. Sou eu mesma quando acerto e erro, e faço isso no espaço de poucas horas, mal consigo me acompanhar. Se eu fosse indecentemente eu, aquele eu que refuta a Bíblia e a primeira comunhão, aquele eu que não organiza sua trajetória e se deixa levar pela intuição, aquele eu que prescinde de qualquer um, de qualquer sim e não, enlouqueceria, eu.
—  Martha Medeiros.
Lo que no le gusta a los signos

Aries:
La inactividad, el retraso y los trabajos que no usan el talento de alguien.
Tauro:
Los cambios bruscos, las complicaciones, las inseguiridades de cualquier tipo y las telas sintéticas.
Géminis:
a repetitividad, la rutina, la soledad, y lo extrovertido.
Cáncer:
Lo desconocido, revelar cosas íntimas, y la crítica.
Leo:
Ser ignorado, enfrentarse con la dura realidad, que no lo traten como un rey o reina.
Virgo:
Ser el centro de antención, la grosería y pedir ayuda.
Libra:
La violencia, la injusticia, el conformismo y hablar más de la cuenta.
Escorpio:
La mentira, la gente pasiva y revelar secretos.
Sagitario:
Los detalles, las limitaciones y las personas prepotentes.
Capricornio:
Nada de nada, por momentos.
Acuario:
Las límitaciones, la soledad, las promesas incumplidas, las situaciones aburridas, y las personas que no estén de acuerdo con ellos.
Piscis:
Las presonas que son más intelectuales que ellos, regresar al pasado, las críticas y la crueldades de cualquier tipo.

C’era un ragazzo nel gruppo scout che frequentavo, era più grande di me di due anni. Mi invaghii con la rapidità che impiega la luce a percorrere mezzo metro di spazio, più o meno. Mi bastò guardarlo per sbaglio, in realtà.
Due anni erano tanti: io entravo nel gruppo e lui passava alla fascia superiore, quella dei ragazzi più grandi.
Passarono tre anni prima che entrassi anch’io a far parte di quella fascia. Fu uno dei motivi per cui riuscii a non mollare lo scoutismo. Ci rincontrammo e i capi reparto -non sto qui ora a spiegarvi i gradi gerarchici all’interno degli scout- ci misero a lavorare insieme ad un progetto. Ci avvicinammo molto, iniziammo a conoscerci. “Lo smile va colorato di giallo, lo sanno tutti che gli smiles sono gialli” “e io li faccio fucsia invece” “ma sono gialli gli smiles!” “Se non la pianti di fare la prepotente ti mangio!” “Se non colori quello stupido coso di giallo ti ci coloro io la faccia!” “Non oseresti!” Osai. Ci rincorremmo per tutta la sede armati di pennelli sporchi di tempera. All’uscita trovai una ragazza, la sua ex storica che era venuta a parlare con lui. Ci restai davvero male. Tornai a casa senza neanche chiedergli spiegazioni, senza neanche salutarlo. Infondo io e lui non eravamo niente. La sera mi arriva un messaggio “perché te ne sei andata così? Dovevo parlarti” “e di cosa?” “No, per messaggi non te ne posso parlare” “allora ci rivediamo all’uscita e mi dici tutto” “ok” “ok”. Quel weekend partimmo con tutto il reparto -ribadisco, niente approfondimenti sui gradi dello scoutismo, reparto = gruppo di ragazzi + due adulti a guardia-, arrivammo sul campo e montammo le tende -non avete idea di quanto sia complicato, non fate facile umorismo. Provare per credere.- parlammo poco quel sabato. La sera accendemmo il fuoco sotto le stelle, iniziammo a cantare canzoni che raccontavano la storia di ognuno di noi. Stanchi e infreddoliti a fissare il fuoco caldo e le stelle lontanissime, credo sia una delle cose più belle al mondo. Ci demmo la buonanotte tutti quanti e andammo ognuno con la propria squadriglia nell’apposita tenda. I capi fischiarono il silenzio. -dopo quel fischio era vietato andare in giro o fare casino, si doveva dormire.- Ma io quella notte avevo altro da fare, rimasi sveglia nel mio sacco a pelo aspettando un cenno. Finalmente il cenno arrivò: la chiusura lampo della tenda si aprì “vieni fuori, via libera” sgattaiolai fuori, mi misi gli scarponi, mi alzai in piedi e lo guardai “vieni con me” mi prese la mano e mi portò dove l’erba era più alta. Ricordo che tutto era argentato, ricoperto dalla brina e le stelle. “Che dovevi dirmi?” Prende fiato “tu mi piaci, ok? Mi piaci davvero, da un po’, da tanto” quasi me lo grida in faccia tutto d’un fiato e il fiato adesso mancava a me. “Mi prendi per il culo?” “Cosa?” “Cazzo, ti muoio dietro da tre anni minimo” “ah” “mi prendi per culo.” “No invece” “e invece si” “e invece no” “e invece s..” Mi tappa la bocca con una mano. Rischiavo di svegliare tutti. “Stammi a sentire e zitta. Tu mi piaci, mi piaci, ok?” Mi guarda e vedendomi interdetta capisce che forse era meglio liberarmi la bocca, così toglie la mano dalle mie labbra “ok”, dico per rispondere alla domanda. “Ok, bene. E quindi..” “E quindi?” “E quindi..” “Si?” “Mi fai finire?” “Si”. Tira l’ennesimo sospiro “Vuoi essere la mia ragazza?” Sta volta trattiene il fiato e chiude gli occhi girando la testa da un lato. I miei erano diventati due stelle ormai, motivo di caldo in pieno gennaio (18 gennaio 2010), mi avvicino e cerco il suo sguardo “Si.” D’improvviso rispalanca gli occhi, due stelle anche i suoi. Sorride con ogni centimetro del corpo “si?” Sorrido davvero anch’io “si!” Mi prende il viso tra le mani, chiudiamo gli occhi e col cielo stellato testimone in una nette gelida di gennaio, in mezzo a un campo tra le tende e la brace del fuoco, mi ruba tra i sorrisi il mio primo bacio.
Allora, avrai due amori nella vita, uno possibile con cui costruire, uno impossibile con cui vivere in sogno ciò che sarebbe potuto essere. Ho sempre pensato che la vita ti regali con ogni persona al massimo un paio di occasioni, la seconda, se per qualche strano motivo hai buttato via la prima. Tu le sprecherai entrambe, poi continuerai a pensarci sempre, come una condanna, un tormento, un chiodo fisso distratto dal muro solo alcuni secondi, il giusto tempo per staccarsi e far crollare in terra, in mille pezzi, le tue certezze di anni. Perché in cuor tuo sai che avrai dovuto rinunciare per cause di forza maggiore, non avresti voluto. Conoscerai cos’è la disperazione, conoscerai l’impotenza che consiste nel riporre il domani in una speranza negata. Tutto ciò che vivrai con chi avrai accanto ti risveglierà sempre un ricordo sottile, prepotente, assoluto, selvaggio e passionale com’è una storia non consumata, un’emozione proibita. Uno sguardo incancellabile, e lo sapevo, lo sapevo già, credimi, lo sapevo come un giuramento che non l’avrei dimenticato, né avrei potuto ritrovarlo mai più negli occhi di nessuno. Lei aveva uno sguardo che sapeva tutto di me e io sapevo tutto del suo, senza esserci potuti dire quasi niente che potesse giustificare quella strana sintonia. Due persone che si guardano e si spogliano di tutto, hai presente? Si percorrono, come si fa con una strada che conduce nel punto più alto che c’è ma poi devono rivestirsi, nascondere la propria intimità e cedere al potere del “non si può”, divisi su un bivio beffardo. Ma io quello sguardo lo conservo dentro di me come un segreto ribelle che si è svelato al respiro e fa parte di ciò che mi tiene in vita, non me lo sfilo dal cuore. Perciò ogni mio respiro lo alimenta ancora. - E quindi si sceglie il primo tipo di amore? - Credo di sì, a malincuore, ecco il perché di tanta gente infelice. Forse sprecando il momento perfetto poi ci si consola così, quasi fosse una giustificabile punizione. Io no, io non ce l’ho fatta. Ho preferito niente. Ma oggi penso che forse, più semplicemente, la natura degli uomini sia questa qui. Noi amiamo essenzialmente quello che ci manca.
—  Massimo bisotti
Lo que no le gusta a los signos.

Aries:
La inactividad, el retraso y los trabajos que no usan el talento de alguien.

Tauro:
Los cambios bruscos, las complicaciones, las inseguridades de cualquier tipo y las telas sintéticas.

Géminis:
La relatividad, la rutina, la soledad y lo extrovertido.

Cáncer:
Lo desconocido, revelar cosas íntimas y la crítica.

Leo:
Ser ignorado, enfrentarse con la dura realidad, que no lo traten como un rey o reina.

Virgo:
Ser el centro de atención, las groserías y pedir ayuda.

Libra:
La violencia, la injusticia, el conformismo y hablar más de la cuenta.

Escorpio:
La mentira, la gente pasiva y revelar secretos.

Sagitario:
Los detalles, las limitaciones y las personas prepotentes.

Capricornio:
Nada de nada por momentos.

Acuario:
Las limitaciones, la soledad, las promesas incumplidas, las situaciones aburridas y las personas que no estén de acuerdo con ellos.

Piscis:
Las personas que son más intelectuales que ellos, regresar al pasado, las críticas y las crueldades de cualquier tipo.

E quer saber? Eu sinto sua falta. Eu sinto falta das suas brincadeiras. Sinto falta de quando você sussurrava ao pé do ouvido, e também de quando você dizia que eu era uma boba por ter medo de te perder. Sinto falta de quando a gente brigava de manhã, e de noite nem lembrávamos o motivo. Sinto falta falta de quando você se importava, e quando você reclamava das minhas peças curtas. Sinto falta dos seu ciúme, e de quando você o negava. Eu sinto falta do seu jeito prepotente e mandão. Sinto falta de passar horas conversando sobre tudo e nada ao mesmo tempo, e não cansar. Sinto falta da sua voz, do seu cabelo e do seu perfume. Eu sinto falta de você. Sinto falta de nós. Mas você é idiota demais pra perceber que por trás da minha capa de indiferença, existe alguém implorando pra que você volte a ser como antes.

—  Reflectss
Y aquí seguimos, esperando a ver quién mata a quién. Nos gusta hacernos daño, para luego ir corriendo a abrazarnos. Hace ya unos años que jugamos a esto, seguimos haciéndolo. Compitiendo. Para saber quién gana, quién es capaz de acercarse más al fuego y no quemarse. Yo tengo algunas heridas de batalla, y tú también te has llevado las tuyas. Pero somos demasiado orgullosos, demasiado prepotentes como para admitir que lo que queremos es apagar el fuego y sentarnos encima. Que nos queremos. Por Dios, hasta suena ridículo escribirlo. Supongo que lo hago porque sé que no vas a leerlo. Sabes que preferiría morir antes que admitirlo, que admitir que cada vez que nos acercamos tengo que clavar las uñas en mis palmas. No sé si tu tendrás un mejor autocontrol, espero que no. De todas formas, sólo quería decirte que, aunque nunca haya un ganador a este juego al que nos gusta jugar, tú siempre serás mi perdedor favorito.
—  bruixavermella

“- ¿Por qué me llamas tan tarde?
¿ Ha pasado algo? ¿ Estás bien? ¿Ei, puedes oírme?
- Tranquilo, no pasa nada … Quería escuchar tu voz.
- ¿ Me llamas engreído, prepotente y cobarde hace dos horas y ahora me dices que quieres oírme? No te entiendo…
- Lo sé …
-¿ Solo me llamas para eso?
- No, quería decirte que no te aguanto. Que no soporto cuando me miras y me dedicas esa estúpida media sonrisa. Que no aguanto que me hagas cosquillas cuando estoy enfadada. No puedo soportar que me agarres la mano cuando no quiero hablar contigo. No soporto que no reconozcas lo que sientes, que no quieras jugártela por esto … Tampoco me gusta tu personalidad, tan fría … No me gusta que me trates como a tu mascota, que juegues conmigo y que te guste verme indecisa y celosa. No me gusta que me hagas dudar cada día ni que me salves cuando te necesito. No me gusta que corras a ayudarme cuando me equivoco ni que me dejes caer. No puedo aguantar esa forma que tienes de pedirme perdón ni que intentes arreglar algo que no tiene sentido. No puedo entender la forma que tienes de querer, si es que alguna vez has sentido algo por mi. No aguanto que me hagas aguadillas ni que me saques la lengua cuando sabes que no tienes razón. No me gusta que me llames niña boba ni te creas que te pertenezco. No me gusta que me llames mi chica cuando otros intentan tratarme bien. No soporto tu aspecto, tus ojos azules me vuelven loca, no puedo ver nada a través de ellos. No entiendo porqué no puedo dormir , no soporto que me hayas esto esto … Me has vuelto una idiota, incapaz de vivir sin ti … Eres un imbécil, no aguanto que seas un imbécil … Que me digas una cosa y hagas lo contrario, que te tumbes a mi lado sin decir nada, que me dejes llorar en tu hombro y que me raptes cuando te rehuyo. No puedo vivir así, con esta incertidumbre … No puedo vivir sabiendo que nunca me dirás lo que sientes, con el temor de que desaparezcas de mi vida porque me has creado una adicción. Porque sin ti, dios mío, no sé lo que digo  … Eres irremediablemente terco y cabezota. No puedo creer que seas tu la persona, no puedo creerlo. No me gusta que me dejes con la palabra en la boca ni que me calles con un beso. No soporto que seas un niño pero sobretodo no soporto …
- ¿ El qué?
- Haberme enamorado de ti.
- Ahora me entiendes.”

Um dia desses me disseram que eu era muito frio e desistia muito fácil das pessoas. Pensei, repensei e se quer saber, isso tem outro nome: maturidade. Cheguei num ponto em que escolho a dedo quem vale o meu esforço, que vale um desgaste aqui, um cansaço a mais ali. Quando somos mais jovens, acreditamos que todo sentimento é recíproco, de que toda atitude vai ser reconhecida, de que vale a pena se doar mais do que receber… Mas não é bem assim e a gente acaba entendendo tudo na prática mesmo. E eu acredito que quanto maior a decepção, maior a transformação. Por isso, com o tempo fui aprendendo a me valorizar, a me dar o respeito. Eu não tô aqui para ser desmerecida, pelo contrário, sem querer ser prepotente, eu mereço é muito. Azar de quem não enxergue isso. E sorte de quem valoriza, porque terá o melhor de mim.
—  Mateus Suede

Eu te amo nas palavras que não digo, e por mais banal que isso soe, é por incapacidade, não poesia. As letras não tem força o suficiente para sustentar todas as vezes que sussurrei teu nome para desentristecer o dia. Já escrevi cartas e mandei mensagens enquanto a solidão dedilhava cada nota do meu peito, mas nada teve você como destinatário. Não ouso mencionar as entrelinhas que te carregam, os melhores amores não são explanados. Ah, amor, vejo tanta paixão barata sendo exaltada entre cânticos e bilhetes sem sentido. E me dizem, veja só, me dizem que é o amor maior do mundo entre todos os mundos, e me dói, me dói não poder dizer que teu nome se entrelaça no meu desde muito antes do Big Bang. Diria que causamos a explosão que iniciou o mundo, pelo excesso que o amor traz, mas soaria prepotente até para nós dois. Diria que está em cada fresta que o vento escorre. Hoje, quis esconder o rosto no seu peito e suspirar até o mundo parar de girar um instante, o porteiro se calar no térreo e o cheiro do seu perfume se sobrepor ao café que esfria na cozinha. Eu te quis entre minha mala desarrumada, minhas fotografias recém tiradas e meus lençóis floridos. Sua saudade não me dói porque você não me causa uma gota de agonia, o que dói é a melancolia perdida quando seus passos surgem no assoalho. A saudade bateu à porta e chamei seu nome em silêncio. Te espero no próximo pôr do sol.

G.

Il senso di impotenza che si prova quando ci si rende conto che ogni storia, anche la più resistente agli urti, anche quella più simile a una favola e anche quella più semplice può finire. Non è detto che finisca, ma può finire. E se a finire è proprio la nostra storia, la storia che-ci avremmo giurato-poteva farcela, dopo come si fa? A crederci ancora, come si fa? A sperare ancora? A fingere con gli altri di non sentirci come quegli adolescenti in piena crisi esistenziale? A ridere senza provare quella prepotente sensazione di vuoto? A godere ancora? A giocare ancora? A essere ancora quello che siamo visto che quello che siamo non è bastato?
—  Susanna Casciani.
O amor é sempre paciente e generoso. Nunca é invejoso. O amor nunca é prepotente nem orgulhoso. Não é rude nem egoísta. Não se ofende nem se recente do mal. Não se alegra do pecado alheio. Mas se regojisa com a verdade. E tudo perdoa, tudo crê, e tudo espera e tudo tolera. Seja o que vier.
—  1 Coríntios 13:4-7
Quello che non ci manca subito, ma quando inizia a mancarci lo fa in maniera così prepotente da non lasciare spazio ad altro.
— 

Susanna Casciani

dedicheamestessa

Eu tenho cara de palhaça, eu sou babaca, idiota, indelicada, sou incoerente, prepotente, agressiva, precipitada, estressada, enjoada, besta, mas quando você dá mais importância aos meus defeitos do que a tudo que fiz um dia por nós dois, eu desabo em dor, como se nenhum dos meus defeitos me pudessem fazer mais forte.
—  Vazios de mim.