premi nobel

X: “Ma sei a casa?”
Io: “Sì. Cerco di non impazzire per il rumore della pioggia”.
X: “Sta piovendo, lì da te?”
Io: “Sta diluviando. Ho dovuto spegnere la tv perché tanto non si sentiva niente”.
X: “Se tu scopassi, non ti accorgeresti nemmeno della pioggia”.

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- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
—  Tomasso Fusari, Calcolo delle probabilità.

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”. 

-TheGirlOfMilkshake

—  TheGirlOfMilkshake
- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
—  Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità
- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
—  Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità

Temo proprio che questo post, in quanto a lunghezza, sarà quasi una tesi di laurea. O peggio.
In ogni caso, tutto è nato quando oggi c’erano due ragazze in macchina che stavano uscendo dal parcheggio della stazione e due ragazzi in bici sono sbucati a tutta velocità dall’angolo, senza controllare nulla, senza andare sul marciapiede. Diretti, senza farsi problemi.
Quindi, ovviamente, la ragazza al volante ha frenato per non investirli. E cosa fanno quei due simpaticoni?
Uno se ne esce con una frase molto intelligente, davvero. “Impara a guidare.”
E il suo amico, ancora più arguto dell’altro, ridendo: “Ma dai, è una donna. Cosa pretendi?”
Se fossi stata la donna al volante, nel sentire certe affermazioni, li avrei stesi. Ma tralasciamo gli istinti. Per ovvie ragioni lei li ha ignorati, li ha lasciati passare e se ne è andata.
Al che, una volta tornata a casa, dopo questo episodio di vita quotidiana che mi ha lasciato basita, mi sono informata sull’effettivo binomio donna al volante-pericolo costante.
E, con sorpresa (ma neanche tanta) pare proprio che non abbia alcun fondamento! Il gentil sesso provoca meno incidenti.
“Le donne al volante sono quasi sempre prudenti, mai competitive e raramente vengono trovate in stato di ebbrezza, avendo capito e metabolizzato l’importanza di una guida sicura. Non che l’uomo sia spericolato e guidi male a prescindere ma le statistiche degli incidenti, quelli agghiaccianti che ogni fine settimana fanno la conta delle persone che non sono tornate a casa, parlano chiaro.”
Che liberazione. Mi sono tolta un peso. Mi piacerebbe trovare quei due ragazzini.
“Ehm, avrei un piccolo consiglio. Evita di parlare a vanvera, di dare voce a certi pregiudizi senza alcun tipo di fondamento. È un suggerimento amichevole, credimi. Ah, un’altra cosa. Ricordati di rispettare sempre le donne. Perché tua madre è una donna e ti puliva il culo quando eri bambino. Ricordatelo e sii grato al genere femminile, eh. Addio e buona vita. Saluti, ciao ciao.”
Ma ovviamente, poteva una come me fermarsi qui e dire solo “oh, le donne sono più “brave” alla guida”? Certo che no.
E allora vorrei far luce su alcune cose (tante, ma ahimè, quando un argomento mi sta a cuore non riesco a non dire tutto quello che ritengo necessario!)
Noi donne non siamo il sesso debole, quelle che non devono entrare nelle famose “cose da uomini”.
Perché su alcune cose siamo diversi, certo, e su altre uguali. E se voi uomini avete a volte una forza fisica maggiore (“amoooore, mi apri il barattolo?” che è l’unico contesto in cui dovete effettivamente usare un po’ di forza nelle braccia), noi donne abbiamo la forza di sopportare il ciclo tutti i mesi, il parto e la menopausa. E scusate se è poco.
E se voi uomini avete le palle, noi donne abbiamo le tette. Due a due, ce la giochiamo bene.
Quindi niente “cose da uomini”, niente “cose da donne”. Occuparsi della famiglia, dell’educazione dei bambini, dei più deboli, non è “roba da donne”. È anche “roba da donne.”
Così come la politica, l’economia, la medicina e molti altri campi non sono “cose da uomini”. Sono anche “cose da uomini”.
Vi faccio qualche piccolo esempio.
Ada Lovelace, matematica inglese, fu il primo programmatore informatico della storia.
Anna Maria Mozzoni, pioniera del movimento femminista e del femminismo in Italia. Per la serie:  donne decise e sicure ne abbiamo…?
Benazir Bhutto, per due volte primo ministro del suo Paese, il Pakistan, è stata la prima donna a ricoprire una carica così importante in uno stato musulmano.
E come non nominare Coco Chanel, un'icona della moda, dello stile e della classe, che ha rivisitato abiti maschili per noi donne. E chi dobbiamo ringraziare per i nostri amati pantaloni? Spesso ci dimentichiamo che fino a un po’ di tempo fa, le donne si sognavano di indossare i pantaloni che noi a volte diamo per scontati. Pensate che emozione per le prime ragazze poter indossarli, pensate poi a che emozione poter mettere i pantaloncini e scoprire le gambe!
Dorothy Hodgkin, scienziata britannica, Premio Nobel per la chimica nel 1964.
Eleanor Roosvelt: una donna importante nella storia americana, ma non solo; ha presieduto, tra le altre cose, la commissione che approvò la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Sempre impegnata nella salvaguardia dei diritti civili delle donne.
Elena Lucrezia Corner Piscopia: la prima donna a ottenere una laurea al mondo. Come si può notare, era italiana.
Emmeline Pankhurst. Con il marito ha lottato in favore dell'uguaglianza politica delle donne. Nel 1903 fondò il Women’s Social and Political Union, che puntava al voto delle donne, per questo è conosciuta come la leader delle suffragette.
Gertrude Belle Elion, scienziata di fama mondiale, ricevette il Premio Nobel per la medicina, a lei si devono importanti progressi nel campo della ricerca farmacologica per la cura della leucemia.
Golda Meir, la prima donna a guidare il governo del suo Paese, Israele.
Marta Graham, inventando movimenti e passi unici, è considerata la madre della danza moderna.
Margherita Hack, la scienziata era una vera autorità nel settore dell'astronomia.
Maria Montessori, educatrice, pedagogista e medico ha inventato un nuovo metodo di insegnamento.
Marie Curie oltre ad aggiudicarsi ben due Premi Nobel, ha svelato nozioni importanti sulla radioattività.
Rita Levi Montalcini, neurologa italiana, tra le scienziate più famose al mondo, ha conquistato un Premio Nobel per la medicina.
Malala Yousafzai, attivista pakistana impegnata per l'affermazione dei diritti civili e per il diritto all'istruzione delle donne.
Olympe de Gouge, celebre drammaturga francese. Divenne molto famosa per il suo pensiero libero e rivoluzionario. Nel 1791 scrisse la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina in cui dichiarava l'uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna.
Josephine Butler è una femminista britannica che ha lottato contro la prostituzione legalizzata e soprattutto contro il controllo amministrativo e medico delle ragazze. Inoltre si è battuta perché l’Università di Cambridge aprisse più corsi alle donne, intorno al 1860.
Maud Wagner, la prima tatuatrice donna.
Simone Segouin, 18 anni, ha combatutto al fianco della resistenza francese durante la liberazione di Parigi.
E l’elenco potrebbe allungarsi davvero parecchio. Questo è un piccolo estratto per dimostrare che forse non è il caso di rimanere nell’ignoranza. Non c’è niente che sia a portata esclusiva degli uomini. Forse invece di mettere barriere (“questo è il mio campo di studi, questo è il tuo”) basterebbe proseguire per mano e aiutarsi. Senza badare a cosa abbiamo tra le gambe.
E ho quasi finito. Ma già che ci sono lo dico.
Vedo alcune ragazze il cui unico pensiero è farsi belle, mostrare tette e culo e trovarsi un fidanzato. Non ho nulla contro di loro, ognuna ha i propri scopi nella vita. E magari a loro non è successo nulla di male, hanno una casa, l’amore dei genitori, hanno un futuro. Studiano, andranno all’università. E magari si chiedono “ma cosa potrebbe volere una donna dalla vita oltre a quello che ha già?”
Ecco, magari a loro non serve nient’altro. Ma non rimaniamo in questa visione chiusa. Ci sono donne nel mondo a cui l’istruzione viene negata. Sono costrette a matrimoni forzati, partoriscono che sono ancora bambine. Alcune neonate vengono lasciate morire solo perché sono nate femmine.
Alcune ragazze, mentre noi siamo qui a scrivere e a parlare con le amiche di quanto sia stronzo quel ragazzo che ci ha spezzato il cuore, sono obbligate a prostituirsi. Altro che libri e interrogazioni di cui tanto ci lamentiamo.
Il 17% degli adulti in tutto il mondo non è in grado di leggere o scrivere, due terzi (493 milioni) dei quali sono donne, una proporzione che non è variata di molto nel corso degli ultimi 20 anni.
Un esempio illuminante è quello di Hauwa Ibrahim, vincitrice del premio Sacharov 2005 e prima donna a diventare avvocato in Nigeria. Oggi Hauwa difende i diritti delle persone che altrimenti non avrebbero accesso alla giustizia a causa dell'analfabetismo. Molte di queste persone sono donne accusate di adulterio e condannate a morte secondo la legge Sharia.
Quindi, nel momento in cui una ragazza mi dice “ma abbiamo già tutto nella vita, cosa vuoi ancora?” in realtà mi sta dicendo “ho avuto la fortuna di nascere in un paese in cui i miei diritti li ho qui belli e pronti, cosa mi interessa delle altre donne nel mondo?”
Siamo fortunate, molto fortunate. Ma non abbiamo risolto tutti i problemi.
Perché ogni giorno si sente la notizia di ragazze stuprate, di donne che subiscono violenze, anche domestiche.
In Italia, sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito violenza almeno una volta nel corso della propria vita. In Italia, le stime che si possono fare non sono specifiche perché moltissime donne hanno paura di denunciare i propri aggressori.
E se fai del male a una donna non sei un uomo, sei un bastardo.
Perché c’è una grande differenza tra una donna che dice “no” ma intende “sì” e una che dice “no” e intende “no.”
La vostra fidanzata può dirvi “no” al vostro “vuoi un abbraccio?” dopo una litigata, e lo dice sorridendo, già si scioglie e si rifugia nelle vostre braccia. E allora poco da dire, quel “no” è solo per scherzare. Certo che lo vuole il vostro abbraccio.
Ma una donna che piange, che ha paura, che vuole allontanarsi da un uomo che le vuole fare del male… quella donna se dice “no” è no. E non c’è da discutere. Se continui a farle del male, allora sei un pezzo di merda.
Una donna del suo corpo fa quello che vuole. Gli uomini non entrino nel merito. Se una donna vuole abortire, lo fa.
Non sto giustificando l’aborto in ogni situazione. Non è un gioco.
Ma una donna che è incinta del suo stupratore, una donna che sa che suo figlio avrà delle malattie che gli renderanno la vita un inferno: scusatemi, queste donne io non me la sento proprio di giudicarle senza appello. No all’aborto, e perché? Con quale coraggio dici a una donna che soffre “no, non abortire, è una vita”? Ma cosa ne sai di quello che sta passando? E se toccasse a te, donna così decisa nelle tue opinioni e chiusa di mente? Dimmi, tu, dall’alto delle tue convinzioni, tu cosa faresti?
Non mi interessa se ho solo 18 anni e sembro categorica su certe cose. Non mi importa se sembro troppo seria quando si parla di essere donne.
È il nostro corpo. Non dobbiamo né esibirlo né nasconderlo. Ma dobbiamo rispettarlo, amarlo e non dobbiamo permettere che dei bastardi ci lascino addosso lividi e paure, ricordi dolorosi e cicatrici.
Non voglio che le donne siano considerate superiori agli uomini.
Voglio che siamo considerate uguali.

E probabilmente passerò la mia vita a lottare. E non smetterò finché le donne non potranno camminare per strada da sole di notte senza temere uno stupro.
Non smetterò perché non è giusto che in una stanza piena di donne, un uomo si senta in paradiso mentre una donna in una stanza piena di uomini sia terrorizzata.

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, sì.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Sì.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Sì.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Sì.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perché mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo.
- Sì?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Sì?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
—  Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.

Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
—  Ilragazzopienodiemozioni.
@ilragazzopienodiemozioni
-Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
-Ciao.
-Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
-Tipo?
-Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
-Ma siamo a luglio.
-Per questo neanche un primate la userebbe.
-Non fa una piega.
-Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
-Penso male?
-Tipo che voglio farti ubriacare.
-Potrei pensarlo.
-Una coca-cola dunque.
-Con ghiaccio.
-Se volessimo esagerare, si.
-E una fetta di limone, toh!
-Un carnevale di Rio proprio.
-E poi? Che supponiamo?
-Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
-Si.
-E che forse saresti disposta a uscire insieme.
-Si.
-Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
-E il vino in brocche scheggiate.
-Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
-Si.
-Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you where here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto, giusto?
-Giusto.
-E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo.
-Si?
-Eh, metti caso che ti bacio.
-Mh?
-Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
-Non saprei. Qualcuna?
-E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
-Si?
-Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
-Più di qualcuna direi.
-Bene, perché altrimenti eravamo veramente nella merda sai?
-Perché?
-Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
—  Tommaso Fusari, Calcolo delle probabilità - @daarksideofhumans

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.

Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità

– Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
– Ciao.
– Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
– Tipo?
– Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
– Ma siamo a luglio.
– Per questo neanche un primate la userebbe.
– Non fa una piega.
– Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
– Penso male?
– Tipo che voglio farti ubriacare.
– Potrei pensarlo.
– Una coca-cola dunque.
– Con ghiaccio.
– Se volessimo esagerare, si.
– E fetta di limone, toh!
– Un carnevale di Rio proprio.
– E poi? Che supponiamo?
– Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
– Si.
– E che forse saresti disposta a uscire insieme.
– Si.
– Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
– E il vino in brocche scheggiate.
– Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
– Si.
– Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant’Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l’aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
– Giusto.
– E stiamo lì, insomma s’è mangiato bene, s’è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
– Si?
– Eh, metti caso che ti bacio.
– Mh?
– Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
– Non saprei. Qualcuna?
– E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
– Si?
– Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
– Più di qualcuna direi.
– Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
– Perché?
– Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu
rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase
stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera
sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che
sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un
vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’
scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli
appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci
ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo
con qualche tizio che suona “Wish you were here”
seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè
mi pare di aver capito che non può fare freschetto
giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei
bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato
il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo
come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo
dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu
mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in
fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel
sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli
scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a
innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda
sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.

-Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
—  Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità

Lui: - Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi? -

Lei: - Ciao. -

Lui :- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe. -

Lei: - Tipo? -

Lui: - Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?” -

Lei: - Ma siamo a luglio. -

Lui: - Per questo neanche un primate la userebbe. -

Lei: - Non fa una piega. -

Lui: - Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male. -

Lei: - Penso male? -

Lui: - Tipo che voglio farti ubriacare. -

Lei: - Potrei pensarlo. -

Lui: - Una coca-cola dunque. -

Lei : - Con ghiaccio. -

Lui: - Se volessimo esagerare, si. -

Lei: - E fetta di limone, toh! -

Lui: - Un carnevale di Rio proprio. -

Lei: - E poi? Che supponiamo? -

Lui: - Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico. -

Lei: - Si. -

Lui: - E che forse saresti disposta a uscire insieme. -

Lei: - Si. -

Lui: - Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti. -

Lei: - E il vino in brocche scheggiate. -

Lui: - Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi. -

Lei: - Si. -

Lui: - Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto? -

Lei: - Giusto. -

Lui:- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo. -

Lei: - Si? -

Lui: - Eh, metti caso che ti bacio. -

Lei: - Mh? -

Lui: - Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso? -

Lei: - Non saprei. Qualcuna? -

Lui: - E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel. -

Lei: - Si? -

Lui: - Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me? -

Lei: - Più di qualcuna direi. -

Lui: - Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai? -

Lei: - Perché? -

Lui: - Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”. -

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal ‘ciao’.
—  Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.

Fifth Solvay Conference 1927, le menti più geniali del mondo, riunite fotografate da Benjamin S. Couprie. Dopo il successo iniziale del 1911, le Conferenze di Solvay sono state dedicate alla discussione dei problemi irrisolti prevalentemente in ambito chimico e fisico. Attualmente, le conferenze si svolgono ogni tre anni. Probabilmente la conferenza più famosa è stata la quinta (i partecipanti sono qui ritratti), dove i fisici più importanti si incontrarono per discutere della teoria quantistica. I protagonisti furono Einstein e Bohr. Pare che Einstein abbia osservato:“ Dio non gioca a dadi”. Bohr allora rispose:“ Einstein smettila di dire a Dio cosa fare!”.
17 dei 29 partecipanti erano o divennero premi Nobel.

Fonte: “Le fotografie che hanno fatto la storia” (pagina Facebook)