polveriera

Polveriera



Certe volte penso che le uniche cose che valgano la pena siano le Ossessioni.
Di qualsiasi tipo, le ossessioni.

Ossigenare. Fare una passeggiata lenta, lentissima.
E non per sporcarti di me. Non devi capire di cos’è fatto l’inchiostro di questa penna.

Ho una polveriera in tasca che perde un po’ di polvere da sparo ad ogni passo che sbatto in terra.
Ogni volta che la mia guancia tocca l’asfalto e ci lascia una lacrima.
E così quando un piccola, piccolissima scintilla mi cade dalla manica della camicia, arrotolata male, uno scoppio e del fuoco ridisegnano tutto il tragitto fatto per arrivare fin qui.
E mi obbligano a riguardare ogni curva, ogni fiume accostato, ogni pozzanghera calciata.

Hai disegnato con gli occhi le rotte di mille aeroplani di carta, tra la mia testa e quella di tutti gli altri, mentre io giravo solo il caffè. E non sentivi il rumore dei miei pensieri mentre si schiantavano a terra con l’ennesima nuvola di polvere da sparo.

Ma le Ossessioni, il chiodo a cui si reggono i fili che alzano le tue palpebre ogni mattina.
Abbiano esse un nome, un colore, una forma oppure no.
Siano scritte su un pentagramma o chiuse da un coperchio, soffiate da un fuoco; Tremanti dietro ad un sipario o pigiate insieme da una copertina opaca.
Le ossessioni sono il vero motore, la vera polvere da sparo.

E poi l’aria, le nuvole, le mani. Le mie mani intrecciate così tante volte e scivolate via altrettante.

Devi stringere più forte, devi tastarmi le tasche per controllare, ogni giorno, quanta polvere ci rimane, prima di farti proteggere dalle mie braccia, prima della scintilla, prima di tenerti forte alla mia camicia.