polarizzatore

anonymous asked:

Cara W, vedendoti postare l'immagine di Mark mi sono posta una domanda che volevo girarti. Molte persone quando vedono opere come questa pensano "eh, ma sarei capace anche io". Cosa differenzia questa, definita arte, da ciò che non lo è? Cosa c'è in più che fa definire Rothko artista e non lo sono io con una lista della spesa o un foglio con un qualsiasi segno? So che è molto ampia come questione (riguardo "l'arte cos'è?") ma credo che ora tu sia la sola a potermi dare risposte adeguate. Baciny.

Quando dico DOMANDA IMPEGNATIVA, intendo proprio impegnativa impegnativa. 
 Praticamente se mi prendessi il tempo e lo spazio per rispondere a questa domanda, sulla lunghezza della risposta ci si potrebbe correre una maratona di una decina di chilometri. 
Spero di essere estremamente sintetica per l’argomento ed estremante chiara, ma se hai ancora dubbi al riguardo perché potrei tralasciare qualcosa, ti invito anzi a scrivermi ancora per poter completare il mosaico dei dubbi. 
 Con l’arte contemporanea è un sacco facile dire “potevo farlo anch’io”. Un taglio su una tela, potevo farlo anche io, anche tu, anche una scimmia del Burundi. Rovesciare un orinatoio e dire “toh, è una fontana!”, anche. Riempire di pennellate di colore una tela alla Rothko, come dici tu, idem.
 Il fatto è che siamo talmente assuefatti dall’idea che l’arte è Michelangelo, è Raffaello, è Leonardo - che siamo dunque convinti che arte sia capacità manuale ( aldilà del fatto che abbia citato tre geni e tre tartarughe ninja contemporaneamente ), spettacolare abilità nella resa dell’imitazione della natura o nell’invenzione di soggetti sacri. Certo, è così. Ma non solo. 
 Arte è anche un’idea geniale, arte è anche una scatoletta di cacca d’autore con scritto su Merda d’Artista. Arte, in sintesi, è soprattutto espressione del proprio tempo. Se al tempo di Michelangelo c’era bisogno di giudizi universali, allora ecco l’artista - dovutamente istruito all’Accademia, che ne realizza di spettacolari per la Cappella Sistina. Se al tempo di Marcel Duchamp c’era bisogno di scardinare le convinzioni della storia dell’arte fino ad allora, non senza una dose massiccia di ironia, allora ecco una ruota di bicicletta capovolta messa in un museo. 

In realtà se ci piacesse il disegno potremmo anche noi fare un Caravaggio uguale sputato. L’Accademia di belle arti ci insegna ancora questo, no? Caravaggio non era mica un mago che faceva cose che gli altri non erano in grado di fare. Ma non è questo il punto principale. 
Il punto è: un Rothko potevo farlo anche io. Il punto è che non lo hai fatto. 
 Non è più una questione di manualità educata dell’artista - ci sono artisti che fanno fare le loro opere da un robot, ci sono artisti che usano le caramelle disposte agli angoli delle stanze di un museo, ci sono artisti che addirittura invitano a vedere la loro mostra e le pareti della galleria sono totalmente vuote. L’artista con il pennello in mano davanti al cavalletto non è più la priorità. La priorità è l’idea - ciò che c’è dietro ad un oggetto deputato ad essere un’opera d’arte. 
Tutto potenzialmente è arte - Andy Warhol ha reso arte i loghi dei prodotti commerciali, quindi anche la tua lista della spesa non è poi così poco artistica. 
Ma l’artista ha questo ruolo di polarizzatore ( scienziati di tutto il mondo, perdonate il mio adoperare in maniera impropria il vostro linguaggio ) della carica neutra di un oggetto di tutti i giorni - rivalutarlo, riconsiderarlo all’interno di una galleria e fuori dal suo contesto, magari. Molti artisti anni cinquanta prendevano questi oggetti comunissimi, pubblicità, manifesti, scatolette di carne, lenzuola… e ne facevano arte. Cosicché quella cosa non era più semplicemente vista come oggetto qualsiasi, ma era guardata - nelle sue qualità artistiche che già possedeva, magari, ma che soltanto attraverso l’attività dell’artista viene risvegliata, mi spiego? Tu guarderesti un orinatoio in un bagno dell’autogrill pensando che è bello? No. Ma resti stupito quando ti trovi un pisciatoio in una vetrina di un museo! 
Rothko. Rothko carica di contenuti questi rapporti di colore che tu magari usi come prova per vedere se funzionano i pennarelli. 
Come ti dicevo non è più la manualità capace dell’artista ad interessare l’arte contemporanea, ma la risposta a dei bisogni, l’idea di un genio che risolve lo spirito del suo tempo, lo condensa in un’opera d’arte. Di fronte al dramma, nel Dopoguerra, Rothko risponde con un sovrumano silenzio sublime che esprime attraverso i colori. Ecco qual è la differenza con la tua lista della spesa: quella tu la usi per la tua quotidianità, ci vai davvero al supermercato, ci compri le cose - riflette te e solo te, non la lasci in un museo. Non ha un contenuto “altro”, non l’hai “scelta” come opera d’arte - la guardi come guardi un oggetto qualsiasi, neanche ti ci soffermi. Invece l’arte invita a soffermarsi anche sul quotidiano, invita a riflettere e a riscattarlo dallo squallore. È questo il fascino dell’arte inaugurata dalle Avanguardie del primo Novecento e portata avanti fino ai giorni nostri: la genialità di artisti che tra tutti i miliardi di persone nel mondo che avrebbero potuto fare la stessa identica cosa, hanno preso il coraggio in mano e l’hanno ideata per primi - hanno avuto l’idea che salva la nostra vita dallo scadere nella tristezza della banalità.